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Le ordinanze sono servite soltanto a spostare dai viali alle strade laterali
mercoledì 11 febbraio 2009

Comitati di quartiere, dossier anti-prostituzione

Le ordinanze sono servite soltanto a spostare dai viali alle strade laterali il quotidiano commercio del sesso. E di multe da 500 euro ne sono state fatte 318 in tre mesi, la metà rispetto all'anno scorso
di Franco Vanni
 
SVIZZERA: CELEBRE PROSTITUTA SEPOLTA VICINO A CALVINO, BORGES E PIAGET
mercoledì 11 febbraio 2009
Ginevra, 11 feb. (Adnkronos) - Non piace a tutti i ginevrini la decisione del comune di rendere omaggio alla memoria di Griselidis Real, celebre prostituta e scrittrice morta nel 2005. Le sue spoglie mortali dovrebbero essere trasferite dal cimitero comunale al 'Cimitero dei Re'. La Real si troverebbe cosi' ad avere, come vicini di tomba, illustri concittadini e personaggi famosi, come il protestante Calvino, lo scrittore argentino Jorge Louis Borges e lo psicologo Jean Piaget. A protestare contro la decisione del comune sono le femministe come l'avvocato Odile Roulet, citata dal quotidiano britannico 'Times'. "E' un insulto a tutte le donne -afferma Roulet- il massimo del cattivo gusto seppellire una che ha glorificato la prostituzione accanto al riformatore religioso Calvino". Morta di cancro a 75 anni, la Real aveva iniziato la professione intrattenendo le truppe alleate nella Germania del dopoguerra e, sottolinea il quotidiano britannico, aveva un debole per gli inglesi che considerava "veri gentlemen". Ha scritto anche alcuni libri sulla sua vita da prostituta d'alto bordo, memorie ricche di particolari a volte imbarazzanti per i suoi clienti che sono stati riconosciuti dalle sue descrizioni. Ritiratasi a 66 anni, la Real aveva fondato associazioni in difesa dei diritti delle prostitute e, stando a quanto affermato dal responsabile della Cultura di Ginevra Patrice Mugny, per il suo impegno a favore delle giovani colleghe "era famosa in tutta Europa".

 

(Ses/Ct/Adnkronos)11-FEB-09 12:43
 
Gino Strada: «L'emendamento anti immigrati: una norma stolta prima
lunedì 09 febbraio 2009

Gino Strada: «L'emendamento anti immigrati: una norma stolta prima
ancora che perversa»


A oggi, in Italia, una legge vieta al personale sanitario di
denunciare gli immigrati conosciuti per ragioni di cura, anche se la
loro presenza in Italia non fosse regolare. Un emendamento approvato
al Senato intende sopprimere questa norma. Si metterebbero cosi' gli
individui nella condizione di scegliere fra l'accesso alle cure e il
rischio di una denuncia; si spingerebbe parte della popolazione
presente in Italia nella clandestinita' sanitaria, con grandi rischi
per se' e per la collettivita'.

Si vuole affidare ai singoli medici la scelta se garantire lo stesso
diritto alla cura a tutti gli individui, nel miglior interesse del
paziente e nel rispetto del segreto professionale, oppure se
esercitare la facolta' di denunciare i loro pazienti "irregolari".

Secondo tutti i medici che ho conosciuto e apprezzato, l'unico modo
giusto e civile per fare medicina e' garantire a tutti la miglior
assistenza possibile, senza distinzione alcuna riguardo a colore della
pelle, sesso, convinzioni politiche, religiose o culturali,
nazionalita' o status giuridico. Questo e' il modo in cui Emergency ha
lavorato, per quindici anni in tredici diversi paesi, curando tre
milioni di persone senza distinzioni. Questo e' il modo con cui
continuiamo a lavorare, anche in Italia, nel Poliambulatorio per
migranti e persone indigenti di Palermo.

Anche di fronte all'incivilta' sollecitata da una norma stolta prima
ancora che perversa, sono certo che i medici italiani agiranno nel
rispetto del giuramento di Ippocrate, nel rispetto della Costituzione
e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nel rispetto,
soprattutto, di chiunque si rivolga a loro avendo bisogno di un
medico.

 
Ex sindaco antiprostitute condannato per stupro
mercoledì 04 febbraio 2009

Brescia. Sei anni per l'amministratore leghista di Rovato.

Riconosciuto dalla vittima attraverso una foto sul giornale

BRESCIA — A finire sulle pagine dei giornali, Roberto Manenti era abituato: in qualità di sindaco leghista era stato protagonista di battaglie infuocate e non prive di inventiva contro clandestinità e prostituzione. Ma è stata proprio una sua foto comparsa su un quotidiano locale a costargli una condanna a sei anni per stupro. Il gup di Verona ha condannato ieri l'ormai ex primo cittadino di Rovato, grosso centro del Bresciano, per una serie di brutali violenze di gruppo ai danni di una giovane lucciola romena, strappata ai suoi aguzzini durante una operazione contro il racket del sesso sul lago di Garda quasi dieci anni fa.

«Non so neanche di che cosa mi stanno accusando, non sono stato nemmeno interrogato dal giudice»: così Manenti ha commentato ieri sera con stupore la sua condanna. Contro di lui ha pesato la denuncia di una prostituta romena che nel '99, epoca a cui risalgono i fatti, aveva 19 anni. Liberata dalle forze dell'ordine, la ragazza fece i nomi dei suoi sfruttatori, che furono arrestati e raccontò in particolare di alcune violenze di gruppo subite a ripetizione nei mesi precedenti. Nel maggio del 2000 la giovane vede su un quotidiano di Brescia la foto di Manenti, proprio in un articolo in cui si annuncia un giro di vite contro la prostituzione. «È lui uno di quelli che mi stuprava assieme ai miei aguzzini», dice risoluta la ragazza.

Il fascicolo rimane fermo per anni, finché nel 2006 la procura ne chiede l'archiviazione; il gip di Verona sollecita però ulteriori indagini e si arriva così al processo di ieri, per il quale Manenti aveva scelto il rito abbreviato, procedura che dà diritto allo sconto di un terzo sulla eventuale pena. Qui la giudice Monica Sarti ha ritenuto la testimonianza della vittima sufficiente a sostenere la condanna dell'ex sindaco a 6 anni. Manenti, uscito dalla Lega da anni e oggi consigliere di minoranza a Rovato con una lista civica, non sa spiegarsi la sentenza: «Non conosco quella ragazza; la mia faccia, ai tempi, era non solo sui giornali ma anche su tutti i muri perché ero candidato alle europee per la Lega. Chiunque avrebbe potuto prendermi di mira e forse qualcuno me l'ha voluta far pagare per le mie battaglie politiche».

L'ex sindaco aveva anticipato a modo suo la stagione delle ordinanze «creative», proibendo ad esempio ai musulmani di avvicinarsi alle chiese, stabilendo multe per chi esercitava la prostituzione sul territorio comunale di Rovato o intitolando una piazza ai caduti della Rsi. «È una condanna che si spiega solo come vendetta politica verso il personaggio — concorda il suo avvocato, Filippo Cocchetti — e sotto la spinta mediatica dei fatti degli ultimi giorni in materia di violenze sessuali. A carico di Manenti infatti non c'è uno straccio né di prova né di indizio, se non la denuncia della vittima che risale a dieci anni fa».

Claudio Del Frate
04 febbraio 2009

Fonte: Il Corriere della Sera

 
Retate contro donne e transessuali: la denuncia di Dedalus e Associazione Trans Napoli
giovedì 29 gennaio 2009

Gennaio - 2009: In allegato rassegna stampa della giornata di venerdì 23 gennaio: ATN insieme alla Dedalus protestano, in p.zza municipio, contro le retate messe in atto dalla polizia municipale, nei confronti di donne e trans che si prostituiscono,  per denunciare l'accaduto e dire chiaramente che è un atto di forza che serve unicamente a coprire le incapacità e le responsabilità di questa amministrazione, che non è in grado di proporre interventi seri di politiche sociali. 

 

 

 

rassegna_atn_gennaio_2009

 

 

 

 

 
Comune e prostitute, “patto” per i vicoli, Centrodestra: «Inaccettabile»
giovedì 29 gennaio 2009

Il Comune promuove un dialogo tra le donne che esercitano, «per libera scelta», la prostituzione nei vicoli, cittadini e commercianti del centro storico. L’assessore Papi: «Vogliamo conciliare le esigenze di tutti». Scidone: «Progetto sperimentale che mette da parte l’ipocrisia»

Allearsi con le prostitute del centro storico di Genova per migliorare la vivibilità del quartiere e far emergere il racket dello sfruttamento: è la scelta innovativa della giunta comunale retta dal sindaco Marta Vincenzi che, stamani a Palazzo Tursi, ha siglato un patto verbale di collaborazione con le «lucciole» attive per libera scelta nei carrugi sotto la Lanterna.

L’obiettivo del Comune di Genova è farsi promotore di un confronto tra cittadini, commercianti e prostitute del centro storico, per sviluppare il presidio del territorio, denunciare casi di tratta di esseri umani e microcriminalità, fissando alcune regole minime di convivenza come lo stop ad abiti succinti e comportamenti indecorosi per strada.

E’ questa una scelta innovativa della giunta di Marta Vincenzi con il patto verbale di collaborazione con le «lucciole» attive per libera scelta nei carrugi sotto la Lanterna.

«Per la prima volta in Italia un’amministrazione comunale stringe un patto con le prostitute esercitanti in modo libero la professione, superando l’ipocrisia del nostro ordinamento nazionale per cui l’attività non è reato, ma non è neppure riconosciuta dalla legge», ha detto l’assessore alle Politiche Sociali Roberta Papi.

«La collaborazione siglata con il Comune di Genova è una novità a livello nazionale - ha detto la rappresentante dell’Associazione per i Diritti delle Prostitute Santa Bellomia - c’è il racket che vogliamo denunciare, ma c’è anche la prostituzione come libera scelta. Finalmente questo viene riconosciuto non come un problema sociale da reprimere, ma come una scelta di vita che può migliorare la vivibilità del centro storico di Genova».

«Sarà un esperimento - ha detto l’assessore alla Città Sicura Francesco Scidone - nelle prossime settimane predisporremo tutti i punti del piano. È un progetto specifico di dialogo con la `prostituzione libera´. Non è un `progetto bassi´. L’ordinanza comunale sulla chiusura dei bassi ha funzionato molto bene e proseguirà. Finora ne sono stati chiusi una decina nella zona della Maddalena. Per ridare vivibilità al quartiere nei prossimi tre anni tra fondi comunali e Piano Operativo Regionale investiremo lì circa dodici milioni di euro».

 

ROSSO, FI, STUPITI E AMAREGGIATI
DA UN’INIZIATIVA SIMILE CHE ARRIVA DA UN SINDACO-DONNA

«Gay-Pride, moschea e, ultima trovata della sindaca Vincenzi, le lucciole come garanti della sicurezza e vivibilità del centro storico genovese. È l’ora di finirla e se vogliamo rilanciare la nostra città è necessario mettere in campo proposte concrete e non boutade giornalistiche che servono solo a provocare tensione e malessere tra i cittadini genovesi».

È il commento di Matteo Rosso, consigliere regionale di FI, sul patto tra Comune di Genova e le prostitute dei carrugi.

«Stupisce ed amareggia - prosegue Rosso - che da una donna che rappresenta le istituzioni venga legittimata la prostituzione che difficilmente è frutto di una libera scelta ma troppe volte è la conseguenza di gravi disagi economici e di vita. Trovo gravissimo che si affidi alle lucciole, che nella maggioranza dei casi sono vittime loro stesse del racket della prostituzione, la sicurezza dei cittadini del quartiere, svilendo in questo modo anche il ruolo delle Forze dell’Ordine».

«Inoltre - continua il consigliere regionale - con questa sua politica la sindaca Vincenzi di fatto sta regalando il centro storico a prostitute e immigrati, troppe volte irregolari, facendo finta di non ricordare che vi vivono tante famiglie di cittadini italiani e vi sono anche, seppur sempre meno, tante piccole attività commerciali genovesi che risentono negativamente della mancanza di un progetto di rilancio concreto». «Questo è il chiaro segno del fallimento di una amministrazione - conclude Rosso - che non è in grado di garantire la sicurezza ai propri cittadini».

di Vincenzo Galiano

 

Fonte: Il Secolo XIX

23/01/2009

 

 
Un patto tra Comune e lucciole, la svolta dei "caruggi" di Genova
giovedì 29 gennaio 2009
GENOVA - Ebbene sì, sono quelle stesse prostitute che fino a non molti anni fa erano additate a minaccia alla pubblica morale, a esempio di indecenza, a veicolo di vizi e di rovina delle famiglie. Com'è cambiato il vento. Oggi vengono blandite come sentinelle della sicurezza nei vicoli del centro storico. Come guardiane del quieto vivere. Come custodi dal degrado. Nei caruggi, i vicoli di Genova, si firma un accordo davvero storico: è un patto tra il Comune e le prostitute "libere". "Che c'è di strano? - dice l'assessore comunale alle Politiche sociali Roberta Papi - La loro attività non è reato, ma non è neppure riconosciuta dalla legge. E noi cerchiamo di farne dei soggetti sociali".

L'intento, in fondo, è semplice: se proprio devono lavorare nei vicoli, e visto che non è vietato dalla legge - si sono più o meno detti in Comune - facciamo in modo che si comportino meglio. E che magari diano una mano contro lo spaccio, il racket e la microcriminalità.

"Non vogliamo farne delle sceriffe o delle vigilesse sui generis - frena l'assessore alla Sicurezza Francesco Scidone - né intendiamo schedarle in massa". "Tantomeno - avverte la Papi - vogliamo che il centro storico venga trasformato in un quartiere a luci rosse". Santa Bellomia, rappresentante del Comitato per i diritti civili delle prostitute, non ha dubbi: "Finalmente questo viene riconosciuto non come un problema sociale da reprimere, ma come una scelta di vita che può migliorare la vivibilità del centro storico di Genova".

Le "graziose" di Via del Campo cantate da un giovane Fabrizio De André sono ingrigite. Qualcuna continua l'antica professione, ma ormai al loro posto "sulla soglia" ci sono "bambine" dalla pelle ambrata che parlano spagnolo. Per la maggior parte sono "libere", non soggette al racket, ed esercitano la loro professione senza costrizioni che non siano quelle di doversi "guadagnare la vita". "Però continuano a vivere in uno stato di emarginazione - dice la Papi - e la loro attività provoca proteste e risentimenti negli abitanti e nei commercianti dei vicoli. Noi vogliamo che questa situazione finisca, ma senza agire con mezzi repressivi. E abbiamo pensato a un progetto che coinvolga insieme prostitute, abitanti dei vicoli, commercianti".


Così, mentre a pochi passi di distanza la città celebra con una mostra a Palazzo Ducale il ricordo di Faber, nei "quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi" si combatte una battaglia civile mai tentata prima in Italia. I volontari che si prodigano per il rispetto delle "lucciole" cantano vittoria: "È la prima volta che le prostitute vengono riconosciute come soggetto sociale" gioisce Emanuela Costa, volontaria del Comitato per i diritti civili delle prostitute. "Il Comune andrà a spiegare il progetto vicolo per vicolo, palazzo per palazzo" si infervora l'assessore Papi. Si partirà dal quartiere della Maddalena, uno dei più degradati. Posti dove non passa giorno senza che un negozio non abbassi per sempre le serrande.

Ma come si fa a sapere se le prostitute della zona saranno d'accordo? "Infatti non lo sappiamo con certezza - ammette l'assessore Papi - ma speriamo di coinvolgerne quante più possibile. Naturalmente quelle che decideranno di partecipare al progetto dovranno obbedire ad alcune regole semplici ma precise". Basta insomma con i vestiti troppo provocanti, con le nudità esibite, gli schiamazzi, gli inviti prepotenti ai potenziali clienti. Dovranno cessare le liti che si trasformano in lotte sguaiate, le musiche suonate a tutto volume, le risate e le urla da un portone all'altro. Meno problemi invece per gli orari: "Nel centro storico - spiega Emanuela Costa - la maggior parte delle prostitute ha orari da negozio. La sera il commercio umano si trasferisce in altre strade, in zone lontane. Nei vicoli di notte non è la prostituzione il problema".

di COSTANTINO MALATTO

Fonte: La Repubblica

24/01/2009

 
L’accordo Tursi-lucciole divide: «Uno sforzo inutile»
giovedì 29 gennaio 2009

Sforzo inutile, perché i problemi sono altri. Oppure pericolosa pubblicità, «la collaborazione è già una prassi consolidata». L’accordo prostitute-Comune dai due punti di vista. Raccoglie commenti e tagli d’opinione differenti il patto in base al quale le prostitute dei vicoli osserveranno un comportamento più decoroso e aiuteranno il Comune nella lotta alla tratta del sesso. Sembrano più preoccupate dai pubblici annunci le “sentinelle di strada”, le prostitute che nonostante l’ordinanza del sindaco potranno continuare ad esercitare nei bassi. Freddi i commercianti, secondo i quali «Il problema vero da affrontare, e in fretta, è quello dei negozi che chiudono uno dopo l’altro. Il presidio vero sono le attività economiche, il nemico non le lucciole ma gli spacciatori».

Ursula, una delle dieci, undici trans che operano nella zona, commenta l’accordo tra donne di vita e Comune. «Noi diamo una mano alle forze dell’ordine da anni - racconta nel suo magazzino-alcova - E questo sventagliare la cosa pubblicamente, da parte della Marta (la Vincenzi, ndr), rischia di metterci seriamente in difficoltà». «Non ci hanno messo nell’ordinanza dei bassi proprio per questo - conclude - Siamo un presidio silenzioso e fondamentale». Poco più in là Claudia è stanca di foto e servizi tv. «Troppa pubblicità non serve, a questa cosa. Ma chi manca, qui, è il Comune, non il presidio. Topi, immondizia, spaccio, qui è territorio di nessuno, non ci hanno mandato via perché se no qui erano guai».

Non ci sono trans, non ci sono italiane, alla Maddalena. E c’è l’ordinanza, è qui la guerra vera che mira a liberare le vittime dello sfruttamento. Giancarlo Pastorino, tabaccaio della zona da nove anni, è stanco di parole e annunci vuoti dei politici. «Qui se chiudiamo io e l’edicolante diventa un ghetto - dice - se fosse una cosa seria, questa delle prostitute, potremmo anche crederci. Ma all’uscita sui giornali non seguirà nulla».

 

Fonte: Il Secolo XIX

25/01/2009

 
PARMA arresto per i vigili violenti e razzisti
giovedì 15 gennaio 2009

http://parma.repubblica.it/multimedia/home/4379137

14 gennaio 2009

Caso Bonsu, arrestati 4 vigili
Il sindaco ha sospeso tutti

Gli arresti avvenuti ieri sera verso le 20. In serata il sindaco ha dato mandato politico di sospendere tutti e dieci i vigili indagati nel caso Bonsu. Ai domiciliari sono finiti gli agenti Mirko Cremonini, Ferdinando Villani, Marcello Frattini e Pasquale Fratantuono
di Giacomo Talignani
 
TAR del Veneto accoglie la richiesta contro l'ordinanza del sindaco di Verona
mercoledì 14 gennaio 2009

Comunicato stampa 

Il Comitato Per i Diritti Civili delle Prostitute  esprime soddisfazione
per l'esito del ricorso al TAR del Veneto presentato contro l'ordinanza
del sindaco leghista Tosi di Verona.

Finalmente uno spiraglio di giustizia, la sospensiva  dell'ordinanza 
significa che i giudici hanno reputato fondato il nostro ricorso e che
c'è qualcosa di effettivamente sbagliato nell'operato del Sindaco.

Ora raccomandiamo alle persone che hanno avuto una sanzione a Verona di
non pagarla ma fare opposizione al giudice di pace citando la ordinanza
del TAR.

Il Comitato  è stato assistito in questo ricorso dagli avvocati Maria Antonia Pili di Pordenone e dagli avv.Gamberini e Vagimigli di Bologna.

 

 
TAR del Lazio respinge il ricorso contro la ordinanza del sindaco di Roma
mercoledì 14 gennaio 2009
Il fenomeno della prostituzione su strada «sottrae spazi di vita sociale e civile al resto della collettività». È uno dei passaggi della sentenza con cui il Tar del Lazio ha respinto il ricorso di due associazioni che tutelano i diritti delle prostitute, il Comitato per i diritti civili delle prostitute e l’associazione «La Strega da Bruciare», contro l’ordinanza emessa dal sindaco di Roma Gianni Alemanno nel settembre scorso e contro il decreto del ministro dell’Interno, Roberto Maroni.
«Irrilevante - si legge nella sentenza - s’appalesa il fatto che, da sola, la prostituzione non costituisca reato, perché per un verso essa dà luogo a negozi illeciti per violazione dell’ordine pubblico e del buon costume» e per altro verso s’impone come «pervasiva, ossia come uno spazio di mercato del tutto anomalo e che la cittadinanza subisce e sente come degrado della convivenza civile». Quindi «l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana».
L’ordinanza, secondo i giudici amministrativi, non appare come preteso dai ricorrenti «come una sorta di maldestro tentativo d’allontanare o peggio ghettizzare i sex workers in aree marginali o pericolose». Inoltre l’ordinanza «non sanziona certo l’abbigliamento o l’atteggiamento dei soggetti di diritto solo perché denotino un dato gusto o orientamento sessuale, ma mira a limitare solo quei comportamenti che sia strumentale all’esercizio del meretricio».
La sentenza del tribunale amministrativo naturalmente è una vittoria personale per il sindaco di Roma. «Sono veramente soddisfatto non solo che il Tar del Lazio abbia sancito la piena legittimità dell’ordinanza anti-prostituzione adottata lo scorso 16 settembre - dice in una nota Gianni Alemanno - ma che abbia riconosciuto i valori posti alla base del nostro provvedimento». «Il giudice amministrativo, infatti, sottolinea - aggiunge Alemanno - come l’ordinanza non colpisce il libero esercizio della prostituzione, ma colpisce le sue modalità che non devono essere in contrasto, così come per qualsiasi attività privata, con l’utilità sociale, con la sicurezza della collettività e non devono ledere la libertà e la dignità delle persone». Un plauso arriva anche dal comune di Milano. «La decisione dei giudici - dice il vicesindaco meneghino Raffaele De Corato - rinfranca la scelta delle amministrazioni di schierarsi in prima linea contro questo fenomeno.
Il Giornale 23-12-2008
 
A Piazza Farnese sotto la pioggia ma con alcune centinaia di ombrellini rossi
mercoledì 31 dicembre 2008

La manifestazione del 13 dicembre a Roma ha avuto eco sulla stampa.

Sex Workers donne, transessuali e anche uomini sono arrivati a Piazza Farnese da molte città anche con autobus.

Solo la pioggia batente ha guastato il pomeriggio e lo spettacolo è stato ridotto a causa del vento e della pioggia.

Tuttavia un gruppo di Drag Queen corraggiose si sono esibite sfidando le intemperie.

Molte/i attiviste/i hanno preso la parola sul palco, mantre Monica Rosellini ha fatto gli onori di casa, nell'allestimento fatto sul palco dalle Sexyshock, un prototipo dei luoghi di lavoro voluti dal ddl Carfagna!

 


* su rep. e rainews24 questo articolo
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=89441

* l'unita'
http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74211

* e queste foto
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/manifestazione-sesso/1.html

 
Prostituzione/ Operatori in piazza, ddl Carfagna falso e dannoso
martedì 16 dicembre 2008

Roma, 13 dic. (Apcom) - Un enorme appartamento allestito al centro di una Piazza Farnese che si prepara alle feste. No, non è la rappresentazione all'aperto di 'Natale in casa Cupiello'. E' un modo per far vedere ciò che il Governo vuole nascondere con il ddl Carfagna contro la prostituzione: perché se l'articolato messo a punto dal ministro per le Pari opportunità diventerà legge è lì, negli appartamenti o nei night, che si continuerà ad esercitare il mestiere più antico del mondo. Lontano dagli occhi e dalle strade, ma con uguali modalità e rischi, sfruttamento compreso. E' l'opinione di associazioni e operatori che hanno promosso la manifestazione nazionale contro il ddl Carfagna e le direttive di alcuni sindaci che hanno di fatto già applicato le normative ora all'esame del Senato: "Vogliamo far vedere cosa accadrà in tanti condomini e palazzi se il ddl diventerà legge. Vogliamo portare in piazza il chiuso, le voci che non si vogliono più sentire e ciò che non si vuole più vedere", spiega Marco Bufo, dell'associazione On The Road, tra gli organizzatori dell'iniziativa.

L'appuntamento è a partire dalle 15 in Piazza Farnese. Sul palco nel corso del pomeriggio si alterneranno operatori sociali, prostitute, trans, drag queen, rappresentanti delle associazioni, politici. Pochi, tra cui Vladimir Luxuria, i 'vip'. Sarà soprattutto un momento di avvicinamento al pubblico, spiegano gli organizzatori, un modo per far capire cosa davvero si nasconde dietro questo mondo. "Siamo contenti dell'impegno di alcuni politici, ma in piazza ci saranno soprattutto operatori e protagonisti di questo mondo - spiega Andrea Morniroli della cooperativa Dedalus - diremo il nostro no convinto a questo disegno di legge in tanti modi, con canzoni, sketch, parole, politica, spezzoni di film. Ma l'obiettivo è parlare del tema 'rasoterra', partendo da chi questo mondo lo conosce, ne è coinvolto, e per questo può parlarne senza il pudore di chi è costretto a ricercare il consenso".

Proprio la mancanza di una interazione e di un confronto con il mondo degli operatori sociali e delle associazioni impegnate sul campo nel momento della messa a punto del ddl è ciò che più lamentano gli organizzatori. Così, denunciano, si distruggono anni di lavoro sul territorio: "C'è una grande mancanza di rispetto e il totale disconoscimento di anni di lavoro", denuncia Pia Covre, segretario del Comitato per i diritti delle prostitute, che osserva: "è scandaloso che in questo Paese si continui a prendere di mira i poveri". Rincara la dose Porpora Marcasciano del Movimento italiano transessuali (Mit): "Tutte veniamo dalla prostituzione perché spesso non c'era e non c'è alternativa. Chiediamo che venga garantito alle trans il diritto alla sicurezza, alla dignità e alla sopravvivenza. Noi sappiamo che il problema è complesso e che è sempre stato difficile trovare delle ricette, ma oggi - è l'accusa - la signora Carfagna ha azzerato anni di lavoro e ricerca, facendo una legge molto semplice che, nella sua semplicità, produce danni enormi".

Duro l'affondo di Don Antonio Zappolini, vicepresidente del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (CNCA): "Nessuno di noi è stato consultato da questo governo che, come in tanti altri campi, non ha nessuna idea della sussidiarietà né del coinvolgimento della società civile. Il governo - prosegue Zappolini - ha manifestato una supponenza ignorante e colpevole che produce sofferenza, calpesta i diritti e stabilisce una collusione tutta particolare con la delinquenza". Senza contare, osservano i promotori della manifestazione (tra gli altri, Arci, Asgi, Circolo Mario Mieli, 'Carta', l'associazione radicale Certi diritti) che il ddl fa leva sulle paure delle persone mettendo a rischio l'incolumità di chi sta sulle strade: "Solo quest'anno - riferisce Marcasciano - sono stati uccisi 4 trans e si moltiplicano gli episodi di violenza. Insieme agli Stati Uniti, l'Italia detiene il triste primato per omicidi di questo tipo". L'articolato della Carfagna, taglia corto Morniroli, è "ipocrita, perché non risolve la situazione e trasferisce il problema nelle case; falso, perché non produce sicurezza ma insicurezza; profondamente cattivo, perché colpisce le vittime e non gli sfruttatori; bigotto, perché fa leva su un'idea moralista dello Stato dove la laicità è un disvalore. Insomma - conclude - prima che come operatore sono indignato come cittadino, perché limita le nostre libertà".

Il ddl, infine, colpendo col carcere chi sta sulla strada di fatto distrugge anni di lavoro sul territorio, amputando anche quello che è un "modello di assistenza, quello italiano - osserva Bufo - che fa del nostro Paese un punto di riferimento internazionale". Allora, le soluzioni possono essere tante, da qui le proposte delle associazioni: far conoscere ai cittadini indignati le azioni di mediazione sociale e sul territorio; prevedere opportunità alternative per chi vuole abbandonare la strada; garantire una reale tutela alle vittime di tratta e sfruttamento; formare le forze dell'ordine a riconoscere gli sfruttati e impegnare le loro energie contro gli sfruttatori.

 

 
Prostituzione: ombrelli rossi contro il ddl Carfagna
martedì 16 dicembre 2008

"Adeschiamo i diritti" è il titolo della manifestazione che sabato pomeriggio ha portato in piazza Farnese a Roma, sotto una pioggia battente, prostitute da tutta Italia, assieme alle associazioni "amiche" che con loro hanno promesso battaglia al ddl Carfagna/Alfano/Maroni. Perchè, recitava lo striscione appeso al camion, "Ci riguarda tutte"

piazza farneseUna manifestazione densa:di contenuti e di considerazioni che è opportuno fare. E le faremo. Ma non basterà un post, ce ne vorranno parecchi. Li intercalerò a molti altri temi, ma non mi tirerò indietro dal raccontarvi tutto.

Intanto un applauso, il più doveroso: alle tante transessuali che sabato sono scese in piazza a metterci la faccia. Applauso a loro e a tutti gli altri, ovviamente. Ma soprattutto a loro. Perchè, lo ha ricordato Porpora Marcasciano del Mit, l'Italia si è appesa al petto la medaglia del triste primato degli omicidi e delle aggressione nei confronti di transessuali. Qui se ne uccidono più che altrove. E l'Italia è anche un paese in cui se sei una trans puoi solo prostituirti, perchè nessuno ti darà mai un lavoro. Certo ci sono anche in questo caso le eccezioni, alcune perfino "sotto i riflettori" come Vladimir Luxuria. Ma sono troppo poche, innanzitutto. E poi, la stessa Vladimir l'ha confessato, rappresentano solo un esserne uscite, non un non esserne mai entrate. Insomma le tante trans che sabato erano in piazza Farnese hanno dato a tutti una grande lezione di civismo: "Non abbiamo più niente da perdere" ha detto Porpora Marcasciano. E sicuramente ha ragione. Ma hanno soprattutto tanto orgoglio, "favolosità" la chiama Porpora. Tenacia, determinazione, forza, coraggio. Grande dignità.

Come primo contributo vi posto - dopo il "salto" - un intervento dal palco della manifestazione: quello di Rossana Praitano, Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale "Mario Mieli" di Roma che ha aderito alla manifestazione. 

Un'analisi molto dura la sua. Del disegno di legge, innanzitutto: lo definisce "immorale" sottolineando ad esempio il modo in cui prevede di trattare i minori irregolari, con l'espulsione immediata. Facendoli tornare nelle situazioni dalla quali erano fuggiti, dalle difficoltà e dai pericoli, e avviandoli perciò verso lo stesso destino di sfruttamento e criminalità. Rossana Praitano ha guardato anche alla piazza, piena di ombrellini rossi, ma senza politici. C'erano solo Concia, Rovasio e Agnoletto. "Queste manifestazioni che dovrebbero toccare l'anima più profonda dei partiti - ha detto - li trovano invece sempre più assenti".

Infine ha citato San Paolo. "Nemico" dell'omosessualità, certo. Ma innanzitutto dell'ipocrisia. "Di questo peccato - ha concluso - non si parla mai"

 

Fonte: http://omoios.blogosfere.it/2008/12/prostituzione-ombrelli-rossi-contro-il-ddl-carfagna-praitano-cita-s-paolo-il-peccato-e-lipocrisia.html

 

 
MINISTERO SALUTE: UN RAP CONTRO L'AIDS
lunedì 01 dicembre 2008
Scarica e diffondi il brano rap "Quando sei lì per lì" degli Assalti Frontali, realizzato per la Campagna di Prevenzione Aids 2007/2008 del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali - Settore Salute, in occasione della Giornata Mondiale contro l'AIDS 2008.

“Quando sei lì per lì’”, scaricabile gratuitamente, è stato realizzato appositamente per la Campagna Informativa (non verrà commercializzato, così come non farà parte di alcun album) seguendo le linee guida redatte dalla Commissione Nazionale AIDS (la 'Commissione Ensoli'), focalizzando principalmente l’attenzione su tre punti:

  • Favorire un cambiamento culturale che porti a sdrammatizzare e normalizzare l'uso del preservativo.

  • Far capire ai giovani che la malattia non è reversibile. Ci sono, infatti, cure che in molti casi ne arrestano la progressione, ma vanno seguite per tutta la vita.

  • Evidenziare l’importanza di un’assunzione di responsabilità nei rapporti sessuali, così come avviene in altri comportamenti che riguardano le relazioni interpersonali.

    La cultura Hip-Hop ha enormi potenzialità in campo educativo. Ed il Rap è un efficace canale di auto-narrazione, uno strumento di dialogo, di confronto con se stessi.

    Fonte: www.ministerosalute.it, sezione HIV/AIDS


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    Traffico di prostitute e viados, arrestato un ispettore di polizia
    mercoledì 26 novembre 2008
    Con l'ispettore Domenico Gioia, 50 anni - già sospeso dal servizio a scopo cautelativo -, è finito in manette anche Guido Spinelli, 38 anni, indagato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto traffico di esseri umani 
     
    Elettra Deiana, PRC ai microfoni di irispress su violenza e ddl prostituzione
    mercoledì 26 novembre 2008
    (IRIS) - ROMA, 25 NOV. Era tra le tante auto - organizzate che hanno partecipato alla manifestazione contro la violenza maschile sulle donne, a Roma sabato scorso. Fra gli striscioni e i primi cori in attesa della partenza del corteo. Perché "scendere in piazza" per Elettra Deiana è un "segno di soggettività politica e culturale delle donne".
    UNA DONNA "DI PARTITO" COSA CI FA AD UNA MANIFESTAZIONE DI DONNE AUTO - ORGANIZZATE?
    Sono prima di tutto una femminista oltre ad essere una donna in politica. Quello di oggi è il richiamo ad una manifestazione che c'è stata l'anno scorso. E' un appuntamento importante in un momento in cui ci sono state tante cose: le elezioni, il nuovo Governo, la crisi economica… insomma le cose non positive che stanno succedendo.
    PERCHE' IN PIAZZA OGGI CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE?
    E' calato il silenzio piú totale su una realtà: ovvero sui rapporti tra donne e uomini che continuano ad essere segnati dalla violenza contro le donne. Violenza fisica, ma anche quella che segna i rapporti tra i sessi nella vita privata e in quella pubblica: perché le donne continuano ad essere discriminate. E' un segno di soggettività politica culturale che le donne manifestano attraverso questa pratica dello scendere in piazza.
    DALLA PIAZZA ANCHE CRITICHE AI PROVVEDIMENTI DEL GOVERNO IN MATERIA DI PROSTITUZIONE…
    Questo governo porta avanti un programma che non esito a definire reazionario: le donne sono messe al centro di politiche familistiche e viene negata tutta una storia di conquiste e diritti. Si mette in discussione tutto. C'è una concezione delle istituzione pubbliche come quelle che possono controllare la vita delle persone. E' chiaro che tutto quello che è stato fatto sul piano dei diritti, viene fortemente represso, sminuito, ghettizzato, criminalizzato.
    A 60 ANNI DALLA LEGGE MERLIN, IL DDL CARFAGNA E' TESO A MODIFICARLA. QUAL E' IL SUO PARERE SU QUESTO PROVVEDIMENTO?
    Si modifica la Merlin in maniera negativa. Si affronta la questione della prostituzione negando quello che le prostitute consapevoli hanno affermato: ovvero che c'è una dimensione di libertà nell'esercizio della prostituzione. Con le donne che la esercitano in queste condizioni, vanno fatti i conti in maniera completamente diversa dai casi di sfruttamento, racket, schiavizzazione. Questo passo, questa chiarificazione della differenza, viene annullata. Cala il martello pneumatico della criminalizzazione. C'è un vento oscurantista. Credo che molto di tutto questo è propaganda. Fanno operazioni di immagine ma non risolvono sostanzialmente i problemi. Quello che passa è un messaggio di controllo sociale.
    CREDE CHE SI ARRIVERA' ALLA LEGALIZZAZIONE DELLA PROSTITUZIONE ATTRAVERSO L'ISTITUZIONE DELLE CASE CHIUSE?
    Non credo si possa arrivare alle case chiuse. Perché le case chiuse impongono un ruolo attivo dello stato e non mi sembra un'ipotesi che si potrà verificare. Certo i segnali sono fortemente negativi.

     
    Titty Santoriello Maria Russo
    10.42 | Fonte: Iris | archivio | Invia ad un amico | STAMPA
     
    Intervista a Carla Corso sul giornale sloveno Primorski dnevnik
    mercoledì 26 novembre 2008

    POGOVOR - Ob mednarodnem dnevu boja proti nasilju nad ženskami

    - Ob mednarodnem dnevu boja proti nasilju nad ženskami

    V revnih državah nedostojni

    kompromisi s ciljem preživetja

    Carla Corso o boju proti izkoriščanju - Podpora zdravstvenega podjetja in policije, a ne občinske uprave

    Ob mednarodnem dnevu boja proti

    nasilju nad ženskami smo se pogovorili s

    pravo ikono na tem področju. Carla Corso

    je v mladih letih opravljala »najstarejši

    poklic na svetu«, leta 1982 je ustanovila odbor

    za civilne pravice prostitutk, odtlej pa

    se s pisanjem knjig, javnimi nastopi in neutrudnim

    delom na socialnem področju bori

    proti izkoriščanju deklet. Trgovina z ljudmi

    in izkoriščanje predstavljata bržkone najbolj

    kruto obliko nasilja nad nežnim spolom,

    prav ženske pa se temu sistemu upirajo

    in druga drugi pomagajo.

    Projekt Stella Polare deluje pod pokroviteljstvom

    italijanske vlade in je namenjen

    ženskam, ki skušajo opustiti svet

    prostitucije. Oblasti in neprofitne organizacije

    nudijo ženskam zaščito (preselijo jih

    v sprejemne domove v oddaljena mesta,

    kjer jih izkoriščevalci ne morejo ogrožati)

    ter jih vključijo v dokaj zahteven izobraževalno-

    delovni program, ki se mora v teku

    12 do 18 mesecev zaključiti z zaposlitvijo,

    delovnim dovoljenjem za bivanje v Italiji

    in preselitvijo v zasebno stanovanje. Za

    prvi stik z oblastmi in organizacijami je italijanska

    vlada pred leti uvedla tudi brezplačno

    številko 800-290290, na katero se

    obrnejo prostitutke in kdor jim želi pomagati

    (včasih so to njihovi klienti).

    S Carlo Corso so se pred kratkim pogovarjali

    naši Klopi, ob današnjem pomembnem

    dnevu pa smo jo spet obiskali

    v malem uradu v starem mestu, kjer ji pomagajo

    tri mlade sodelavke. V sklopu projekta

    so od leta 2000 do danes sprejeli v

    Trstu več kot sto žensk, zastavljenega programa

    pa ni opustila nobena. S Carlo Corso

    tesno sodelujejo tudi organi pregona, ki

    pogosto naletijo na žrtve izkoriščanja.

    Trgovina z ljudmi je starodaven in

    ob enem sodoben pojav ...

    Človek je trgoval s sužnji od antičnih

    časov do 19. stoletja. Sodobna trgovina z

    ljudmi sledi enakemu modelu: sužnji delajo

    za zelo skromno plačilo in so popolnoma

    podvrženi svojim delodajalcem - izkoriščevalcem.

    Kdor nima dokumentov je

    ilegalec, ki nima pravic in se torej ne upira.

    Moderno suženjstvo ne zaznamujejo

    verige, temveč kolki in razna dovoljenja. V

    Italiji smo novo obliko suženjstva začeli zaznavati

    v 90. letih, po padcu berlinskega zidu.

    Začelo se je priseljevanje iz vzhodne Evrope,

    po drugi strani pa se je povečal pritok

    iz Afrike, hirajoče celine. Vse večje razlike

    med bogatimi in revnimi spodbujajo

    množično preseljevanje, s tem pa se bogatijo

    kriminalne organizacije. Ljudje, ki se

    selijo, pristajajo na nedostojne kompromise,

    da bi le dosegli »eldorado« in se dokopali

    do sredstev za preživetje.

    Kdo so ženske, s katerimi imate

    opravka?

    Veliko deklet prihaja iz Vzhodne Evrope.

    Na začetku so bile povečini Albanke

    in Romunke, slednjih zdaj ne moremo

    več preštevati, ker so državljanke EU. Danes

    imamo vsekakor najbolj pogosto

    opravka z državljankami Moldavije, Ukrajine,

    afriških držav in Kitajske.

    Kdo pa trguje z ljudmi?

    To je ogromen biznis. V ZDA so izračunali,

    da je trgovina z ljudmi tretji najbolj

    donosen ilegalni posel, takoj po orožju

    in mamilih. V vsaki državi skuša kdo

    imeti kaj od tega: v Nigeriji organizirajo vse

    Nigerijci, v srednji in vzhodni Evropi se s

    tem običajno ukvarjajo Albanci in Rusi, na

    Kitajskem pa krajevna mafija, ki je odlično

    organizirana in je zaradi tega skoraj nedotakljiva.

    Vpogled v kitajske posle je za

    preiskovalce skoraj nemogoč.

    Kakšno vlogo imajo družine?

    Pogosto so vpletene v posel, pa čeprav

    ne vedno. Včasih je vmes kak stric ali

    bratranec. V Afriki pa se družine zadolžijo,

    ker se za preživetje obrnejo na določene

    poslovne agencije, ki jim posojajo denar.

    Vračati dolgove je težko in poslati v Evropo

    mladega člana družine postane skoraj

    obvezen korak. Navadno izberejo dekle.

    Predlagajo jo agenciji, slednja pa organizira

    celotno potovanje in dolg se dodatno

    poveča. V najslabših primerih pa se

    zgodi, da družine dejansko prodajo dekle:

    to se dogaja tudi v Moldaviji, Albaniji in

    drugod.

    Prejšnji teden je tržaška policija

    opisala preiskavo o nigerijski združbi. V

    Evropo pošiljajo rojakinje, ki morajo izkoriščevalcem

    nato z delom na cestah

    vrniti 50 tisoč dolarjev.

    Vsote so velike, ker v dolgove vključijo

    prav vse stroške, od vizumov do prevozov.

    Ni rečeno, da so za potovanje v Evropo

    dovolj letalske karte: pogosto morajo

    moški in ženske prepešačiti več držav,

    z avti in avtobusi se peljejo do maroške

    obale. Včasih trajajo potovanja nekaj mesecev,

    marsikdo pa umre, mnogo preden

    bi se vkrcali na kako plovilo.

    Kako obravnavajo problem v Italiji?

    Italija je bila prva evropska država,

    ki je uradno priznala obstoj trgovine z

    ljudmi. Zakon o priseljevanju »Turco-

    Napolitano« (št. 40 iz leta 1998) vsebuje

    člen, ki ščiti žrtve tega nasilja. Vsi ti ljudje

    imajo pravico do enoletnega programa,

    ki predvideva zaščito, bivanje v domu,

    izobrazbo, nove dokumente in ponovno

    vključitev v družbo ter na trg dela.

    S tem se ukvarjamo mi in nam podobne

    organizacije.

    V kolikšni meri ta zakon izvajajo?

    Veliko je odvisno od sil javnega reda.

    Policija je tu v Trstu zelo občutljiva in

    svojega dela ne pojmuje kot golo represijo.

    Ni pa povsod tako. Na koncu se nekateri

    priseljenci vključijo v omenjeni program

    in mi jim sledimo, medtem ko večino

    zaprejo v sprejemne centre (CPT ali po

    novem CIE) in jih pozneje izženejo v domovino

    (ali pa ostanejo tu kot ilegalci). Večkrat

    gre za slabo izvajanje zakonov. Po mojem

    številni pripadniki organov pregona ne

    poznajo zakona o priseljevanju.

    Kaj pa krajevne uprave? So vam ob

    strani?

    Naše delovanje financira država, tesno

    sodelujemo z zdravstvenim podjetjem,

    več pozornosti pa bi nam morala posvetiti

    tržaška občinska uprava. Dejstvo je, da

    v tem trenutku nihče noče trositi javnega

    denarja za priseljenke. Deželna uprava nas

    je do volitev podpirala: enako pozornost

    pričakujem od novih upraviteljev.

    Aljoša Fonda

     
    Nella giornata contro la violenza maschile alle donne: boicottiamo il calendario di donne in mutande
    martedì 25 novembre 2008
    E' una vergogna che delle donne, studentesse che frequentano una università maciullata dalle proposte della Gelmini e del governo delle destre, si mettano in posa da "camionista" per sostenere una dei  peggiori ministri della storia della Repubblca:  la replicante che con la scusa di far quadrare i conti, taglia quello che dovrebbe essere il servizio primario di un paese civile, ovvero la scuola, e tenta di imporre una istruzione pubblica dequalificata, razzista, filocattolica  per le classi popolari, a vantaggio di una scuola élitaria per quelle dominanti.
    Cosa c'entri un calendario con culi e tette  al vento se non a supplire quello che la Gelmini non può fare,  a differenza della sua collega Carfagna, che ci aveva pensato per tempo e in proprio, non si capisce.
    Eloquenti le dichiarazione della bellona mantovana di turno: anche da laureati potremmo finire a lavorare in officina! Non è  proprio così, visto che a mandare i figli dei lavoratori in officina e con contratti da apprendista o comunque precari per sempre,  ci aveva già pensato la ministra Moratti, separando la formazione professionale dall'istruzione, così da tornare ai bei vecchi tempi, quando per i figli degli operai  iscriversi al liceo era una chimera. Per loro c'erano le "commerciali", l'apprendimento di un lavoro manuale e .... via andare!
    Alla nostra bella compaesana, se si laurea, oltre ai calendari, al massimo,  potrebbe capitare un impiego precario in un call center!  In officina ci finirà solo nel calendario appeso al muro, a dar continuità a quella becera cultura maschilista da caserma che,  non c'è che dire, è stata tuttavia capace di portare donne di alto profilo a dirigere ministeri importanti.... Ecco, visti i precedenti, a questo potrebbe ambire!
    Prendiamo atto che propagandare  una scuola pubblica a cui, oltre ai taglii,  sono state imposte due ore obbligatorie di religione cattolica i cui insegnati, scelti dalla curia,  sono pressochè inamovibili per legge, la bellona mantovana e le sue amiche pro Gelinini abbiano dovuto metterci il culo: segno inequivocabile di dove la ministra e il suo geverno di fascisti vuole  mandare la scuola pubblica. 
    Nella giornata contro la violenza maschile sulle donne, da femminste e antifasciste non ci arrendiamo alla cultura patriarcale dominante e proseguiremo la lotta per un mondo di eguali nelle differenze, di diritti e libertà: boicottiamo il calendario con la mantovana in mutande a sostenere la distruzione della scuola pubblica, ricordandole il sentimento di vergogna che dovrebbe provare per essersi asservita ad una sottoculura maschilista e reazionaria che non cessa di far danni a tutte le donne che lavorano e lottano per una società migliore, ossequiosa a quei diritti civili ed antifascisti che la nostra Costituzione impone.
    Collettivo femminista Colpo di Streghe
    Mantova
    info: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo v
     
    Skopie (Macedonia) Raid di polizia contro sex workers
    martedì 25 novembre 2008

    Giovedi notte, nella città di Skopie, macedonia,  è stato messo in atto un raid poliziesco di grandi dimensioni nella zona dove lavorano all'aperto molte sex workers. Più di 30 persone (S.W., clienti, partners, sfruttatori ed una operatrice di HOPS)  sono stati caricati nei furgoni della polizia e portati presso la stazione di polizia senza  che fossero  fornite ne informazioni  ne spiegazioni riguardo alle ragioni dell'arresto.

     
    Agenti fermavano e violentavano lucciole,condannati e licenziati
    venerdì 21 novembre 2008

    Il tribunale di Roma ha condannato oggi a 4 anni di reclusione e al licenziamento due poliziotti che a Roma fermavano prostitute per la strada e le costringevano a seguirli in ufficio, lasciandole poi andare in cambio di prestazioni sessuali. Lo riferiscono fonti giudiziarie.

    I due agenti della polizia ferroviaria -- Giorgio Campanari e Stefano Fortini -- nel 2003 erano in servizio alla Stazione Ostiense, nella Capitale. Un'inchiesta della magistratura accertò che i due, in diverse occasioni in cui erano di servizio notturno, si erano recati sulla vicina via Cristoforo Colombo, per fermare prostitute e condurle in ufficio. Qui, poi, ottenevano prestazioni sessuali in cambio dell'impegno a lasciare andare via le donne e a non denunciare le immigrate clandestine.

    Non è stato possibile contattare i legali dei due imputati per un commento.

    Nel 2004, nel corso del rito abbreviato, nonostante la richiesta di condanna da parte dell'accusa, i due erano stati assolti. Ma oggi la Corte d'appello li ha riconosciuti colpevoli di concussione e violenza sessuale, condannandoli a 4 anni di carcere, al risarcimento danni e al pagamento delle spese.

    In più, applicando un articolo del Codice penale che prevede il licenziamento dei dipendenti pubblici condannati a pene superiori ai 3 anni, ha stabilito che devono essere cacciati dalla polizia.

     

    Fonte: Reuters, 21/11/2008 

     
    Parte al Senato l'esame del ddl Carfagna
    mercoledì 12 novembre 2008
    Pdl:è priorità. Opposizione:sedute pubbliche anche in Commissione

    Roma, 6 nov. (Apcom)

     
    Piacenza:primo cliente multato un assessore lombardo
    martedì 04 novembre 2008

    3/11/2008 

    Il 1/o contravventore all'ordinanza antiprostituzione del sindaco di Piacenza Roberto Reggi e' un assessore di una citta' lombarda. L'uomo e' stato sorpreso nella zona della Caorsana poco dopo la mezzanotte da una pattuglia della polizia municipale mentre, a bordo della propria auto, stava contattando una prostituta. Alla vista dei vigili la donna e' fuggita e l'uomo, dopo una resistenza iniziale, ha pagato la multa di 500 euro.

     
    ROMA Striscione femminista per Diritti prostitute
    giovedì 16 ottobre 2008
    roma 13-10-08
    striscione femminista
    per diritti prostitute

    Erano appena passate le 18 quando un gruppo di donne aderenti all'assemblea romana di Sommosse (realtà nazionale di collettivi e associazioni femministe e lesbiche) ha calato dal Ponte pedonale sulla via Salaria, la più nota delle «strade della prostituzione» nella capitale, un lungo striscione di 18 metri con la scritta: «Ma quale decoro! E' solo violenza legalizzata. Nessuna prostituta deve essere criminalizzata». Una chiara azione di protesta contro l'ordinanza del sindaco Alemanno (che ha anticipato il Ddl della Carfagna) che, per contrastare il fenomeno della prostituzione nella capitale, finisce con il criminalizzare le donne già vittime di abusi e violenze. Le manifestanti definiscono «un progetto di ordine e di polizia che legifera sui corpi di donne e transessuali, definendo quali esistenze siano decorose o no, legittimando la violenza e la repressione contro la prostituzione di strada».
     
    Chiediamo indagine su operato delle Forze dell'Ordine
    lunedì 13 ottobre 2008

    Noi lavoratrici e lavoratori del sesso

    Chiediamo che si apra un’indagine sull’operato di quelle Forze dell’Ordine che durante una retata si sono resi “complici” della morte di una giovane donne di 24 anni sulla tangenziale di Bari.  James Loveth una delle tante giovani che dalla Nigeria approdano nel nostro Paese in cerca di una vita migliore è stata stroncata da un incidente stradale. Vogliamo sottolineare che non è la prima volta che succede un simile fatto a Bari.Come si colpiscono i pirati della strada si deve anche colpire chi provoca questi incidenti, infatti vi è un concorso di colpe nel mettere in pericolo la vita di una persona fra chi la insegue e chi la investe.

     

    Forse Loveth non era una prostituta per libera scelta, forse era una vittima del traffico di esseri umani, o forse era semplicemente una perseguitata in fuga dalla miseria e dalla schiavitù.   Chiunque fosse è stata trattata come un animale da braccare e cacciare, solo così si spiega la sua reazione  imprudente e fatale dettata dalla paura.  
    Noi dubitiamo che a questo incidente abbiano contribuito i metodi ormai al limite di una vera “caccia alla prostituta” che sono in uso alle varie forze di polizia da quando il Governo ha deciso di fare pulizia delle strade.Denunciamo che il decreto sicurezza di Maroni e la propaganda fatta per promuovere il ddl di Carfagna / Alfano  hanno creato un clima di “caccia alla prostituta” con la caccia alle trans e alle lucciole sia da parte delle polizie che da parte di gente comune che agiscono atti di violenza gratuita. Donne trascinate in cella (nella civile Parma!) , trans picchiate nei CPT (Milano), trans inseguite e consegnate alla volante (Roma), lucciole inseguite  dalle auto della polizia come in un rodeo un po’ ovunque, arresti e detenzioni nei CPT o espulsioni e rimpatrio con i trafficanti.Una lista che si allunga ogni giorno di  violenze che neanche sempre vengono denunciate.La tanto declamata lotta allo sfruttamento e l’aiuto alle vittime della Ministra si traduce così in pratica, nell’uccisione, o con un po’ di fortuna nella riconsegna nelle mani dei trafficanti delle vittime.

    BASTA  queste sono politiche criminali, sono violazioni dei diritti umani.

    Faremo un libro bianco di quanto sta avvenendo e lo invieremo alle  Organizzazioni Umanitarie e alle sedi internazionali per denunciare gli abusi e le violazioni che vengono commesse e promosse dallo Stato Italiano contro le vittime della tratta e contro le persone prostitute.

     

     
    Retata di Polizia finisce con la morte di una ragazza nigeriana
    lunedì 13 ottobre 2008
    James Loveth, la ragazza nigeriana di 24 anni era arrivata in Italia da
    soli
     4 mesi, ed è stata uccisa venerdì scorso a Bari dallo Stato di Polizia.
     
     Le retate/blitz fatte dalla polizia contro le prostitute, hanno portato
     l'altra sera ad inseguire per cercare di arrestare un gruppo di prostitute,

     Loveth alla vista delle macchine della polizia è scappata sulla tangenziale

     con le sue 2 compagne, ed è stata investita da un'altra macchina.
     
     La "sicurezza" dei cittadini vale per questo sistema da "moderno medioevo"
     l'assassinio delle prostitute, immigrate.
     Siamo alle ronde da Ku-Klux-Klan, fatte direttamente dallo Stato, con scene

     di "caccia"; così, grazie alle linee del governo Berlusconi, si "ripulisce
     il paese" dalle prostitute e dalle clandestine.
     E' stato messo nel registro degli indagati l'investitore, che si è trovato
     improvvisamente di fronte Loveth, ma nessun magistrato finora ha messo
    sotto
     inchiesta i poliziotti che inseguivano la ragazza.
     Quanto accaduto venerdì non è affatto un caso. Anche il giorno dopo,
    sabato,
     vi è stato un nuovo blitz a Bari, con inseguimenti da parte di macchine di
     carabinieri contro prostitute immigrate, costringendole a scappare su
    strade
     provinciali ad alto traffico.
     
     Le prostitute vengono trattate come degli animali da cacciare, da
     rinchiudere. neanche poche settimane fa a Parma, come in una sorta di Abu
     Ghraib in piccolo, la polizia municipale aveva rinchiuso in carcere come un

     animale una prostituta nigeriana, lasciandola sul pavimento della cella
     mezza nuda.
     
      Chiamiamo tutte le compagne della Regione a denunciare con forza questo
     clima, la politica fascista del governo, e ad organizzare insieme una
     iniziativa di lotta a Bari.
     
     SIAMO TUTTE PROSTITUTE!
     
     Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
     
      12.10.08
     
    PROSTITUTA MORTA MENTRE FUGGE DA POLIZIA: EPISODIO ESEMPLARE DELLA FEROCE CULTURA PROIBIZIONISTA
    lunedì 13 ottobre 2008

    Dichiarazione di Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti

    e Monica Rosellini, Comitato per i diritti civili delle prostitute:

     

    "Ben pochi hanno oggi da dire qualcosa sulla morte a Bari di una prostituta nigeriana di 20 anni che, per paura di un lampeggiante di una volante della polizia, mentre fuggiva, è stata investita da un'autovettura. Questo è uno dei risultati della "pulizia" in atto, dell'operazione 'strade pulite', della vera e propria paura scatenata contro persone deboli che necessitano semmai di informazione, sostegno e, molto spesso, tutela dallo sfruttamento. Questa vicenda non finirà neanche nelle statistiche che la nostra mediocre classe politica di Governo userà per affermare sempre più la sua demagogia contro le prostitute". 
     
    ...E SE DOMANI...nuova legge sulle adozioni trans ..
    martedì 07 ottobre 2008

     

    "Adotta una trans"

    di Quasivera

    Il portavoce del ministro per le pari opportunità,  ha rese note, con un comunicato stampa che sarà distribuito domani, le caratteristiche dell'iniziativa che sarà avviata, dallo stesso ministero, a partire dal primo gennaio 2009.

    ADOTTA UNA TRANS : potranno adottare una trans, purchè di comprovata nazionalità italiana, tutti gli uomini di età compresa tra i 30 ed i 70 anni, residenti o domiciliati in italia.

    Chiunque si avvalga di tale opportunità riceverà, una tantum, dallo stato, un contributo pari a euro 10.000.

    La durata dell'adottamento non potrà essere inferiore ad anni 3 e dovrà essere documentata mediante visite mensili di verifica effettuate da un medico della asl o, tramite delibera del Consiglio di Stato, da un ufficiale di pubblica sicurezza. Gli orari e le modalità di effettuazione di tali visite di controllo saranno definite di volta in volta dalla competenti autorità in accordo con l'adottante.

    Sia l'adottante che l'adottata riceveranno apposito documento di identificazione e saranno iscritti in apposito registro nazionale, la cui tenuta nonché consultazione, viene demandata a questo ministero che lo utilizzerà, se richiesto, anche a scopi di pubblica sicurezza e di igiene pubblico.

    L'adottata avrà diritto alla libera circolazione, all'interno del comune di residenza dell'adottante, in fasce orarie che saranno definite, di volta in volta, tramite delibera del consiglio comunale. Le deroghe a tali orari, nonché l'allontanamento non autorizzato dalla forze di pubblica sicurezza, dal luogo di domicilio, saranno punibili con ammenda di euro 500 o con la reclusione da mesi uno (1) a mesi 6 (sei) qualora reiterate.

    L'adottante fornirà, in accordo con le preposte autorità mediche, i medicinali necessari alla cura della particolare condizione di disagio psicofisico della adottata, nonché quanto necessita all'abbigliamento della suddetta, oltre al dovuto vitto ed alloggio.

    L'adottata, al momento della stipula dell'accordo di adozione, redatto dal preposto incaricato comunale, si impegnerà a fornire, all'adottante, una serie di prestazioni gratuite che vanno dalla corretta conduzione dell'alloggio dell'adottato, ovvero l'espletamento delle normali attività domestiche, alla fornitura di numero 2 (due) prestazioni sessuali giornaliere,non cumulabili, le cui caratteristiche saranno definite in apposito allegato a tale accordo.
    L'adottante potrà rescindere, in ogni momento, dall'accordo di adozione, qualora non siano rispettate le condizioni indicate. In caso di mancanze gravi da parte dell'adottata la stessa potrà essere denunciata dall'adottante per mancato rispetto dei termini contrattuali.
    Per tutto il periodo dell'adottamento l'adottata dovrà portare esposto un apposito segnale di riconoscimento che indicherà la sua condizione, ovvero un triangolo equilatero, in stoffa rosa, di 5 (cinque) cm di lato, recante al centro la lettera "T" ricamata in nero. La mancata esposizione di tale segno di riconoscimento sarà punita con la reclusione per giorni 15 (quindici) e l'ammenda di euro 1.000.

    Tutti i particolari della iniziativa saranno pubblicati nel prossimo numero della Gazzetta Ufficiale.

    Il ministro auspica una entusiastica e numerosa partecipazione dei cittadini a tale iniziativa, tesa a strappare le persone trans dalla condizione di schiavitù e sfruttamento conseguenza della loro attuale condizione di prostitute partecipando altresì a conseguire lo scopo primario dell'attuale governo, ovvero fornire, a tutti i cittadini, maggiore sicurezza e raggiungere una superiore condizione di ordine pubblico.

    Una nota del ministero degli interni informa che, a seguito dell'iniziativa ADOTTA UNA TRANS presa dal ministro, sarà inserito un ulteriore emendamento nel ddl sulla sicurezza. Tale emendamento, se approvato, stabilirà che, a decorrere dal secondo mese successivo all'avvio della iniziativa ADOTTA UNA TRANS, tutte le persone transessuali che non avranno stipulato un regolare contratto di adozione saranno ospitate in appositi centri istituiti dal ministero di grazia e giustizia e che vi rimarranno a tempo indeterminato o fino a quando non saranno anch'esse regolarmente adottate. La conduzione di tali centri sarà affidata ad appositi nuclei di Camice Verdi, organizzate dal costituendo Ente Del Volontariato Civile per l'Igene Pubblica. Il concentramento in tali centri di assistenza ed ospitalità potrà essere esteso anche a tutte le persone omosessuali previo apposito ddl del governo.

    E' data possibilità, alle persone interessate, nel caso in cui non accettassero di partecipare alla iniziativa ADOTTA UNA TRANS, di richiedere che venga loro riconosciuta la condizione di apolide e quindi concesso il permesso di espatrio.

     


     
    Roma. La protesta contro i provvedimenti di Alemanno sulla prostituzione
    mercoledì 17 settembre 2008

    Stamattina il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha annunciato anche nella capitale sia i clienti che le prostitute che li avvicinano in strada saranno puniti con una multa di 200 euro. Entro 15 giorni, ha annunciato Alemanno, l’ammenda salirà a 500 euro. Il provvedimento anticipa i contenuti del ddl Carfagna sulla prostituzione.
    Durante la conferenza stampa nel quale il sindaco ha annunciato i provvedimenti, i Radicali, il Comitato per i diritti civili delle prostitute e l’associazione «la strega da bruciare» hanno inscenato una fantasiosa protesta. Una cinquantina di persone si sono «prostituite» sulle scale del Campidoglio per denunciare «la demagogia, l’ipocrisia e l’inutile proibizionismo criminogeno» di queste norme. Al margine dell’iniziativa sono state presentate le proposte di legge sulla prostituzione dei radicali, tutte volte a regolamentare la prostituzione. «La campagna avviata dal Governo e dalle amministrazioni locali contro le lucciole e i loro clienti è volta a ripulire esteticamente le strade dalla prostituzione lasciando assolutamente invariate le reali e serie tematiche che riguardano lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù delle persone prostitute». Inoltre, ha dichiarato la portavoce dell’associazione «la strega da bruciare», vietare la prostituzione in strada indebolisce le sex-worker, esponendole alle violenze e togliendo loro potere contrattuale.

    Fonte: Carta, 16 settembre 2008

     

    vedi immagini nel sito di http://www.lastregadabruciare.com/index.php?option=com_content&task=view&id=68&Itemid=58

     
    Perchè non pubblichiamo le foto di Carfagna
    sabato 13 settembre 2008

    da LIBERAZIONE  del 12/09/08

    di Angela Azzarro

     

     
     

    Angela Azzaro


    Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge sulla prostituzione. E' un provvedimento che prevede l'arresto, dai 5 ai 15 giorni, per prostitute e clienti, ricaccia la prostituzione dentro le case chiuse, criminalizza e stigmatizza le sex worker rendendole ancora più sole. Quando il ddl diventerà legge, segnerà la fine di una stagione, una stagione di grande civiltà: quella segnata dalla legge Merlin. La legge Merlin poteva essere migliorata, ma l'iniziativa del governo Berlusconi non solo la peggiora, la cambia radicalmente. La cancella, reintroducendo il reato di prostituzione anche se limitato a chi esercita per strada, che poi sono i soggetti spesso più deboli.
    In riunione di redazione abbiamo discusso molto, soprattutto colpiti dalla frase della ministra Carfagna, una delle firmatarie del ddl insieme ai ministri della Giustizia e dell'Interno, che avrebbe detto: «Mi fa orrore chi vende il proprio corpo». Alcuni di noi hanno sostenuto fosse giusto pubblicare le foto che ritraggono la ministra nuda. Nessuno di noi pensa che questo sia un reato o che sia sbagliato. Ognuno è libero di fare del proprio corpo quello che preferisce. Ma questo allora dovrebbe valere per tutti e tutte: per Carfagna, per le sex worker. Per Eluana Englaro. Si voleva cioè cogliere la contraddizione tra la frase della ministra, la legge che ha voluto e il suo comportamento. Abbiamo scelto di non pubblicare quelle foto, per non metterci allo stesso livello, moralista, della ministra. Alla fine della riunione abbiamo poi verificato che «l'orrore» è riferito dalla ministra al fenomeno della prostituzione, mentre la frase esatta è: «Non capisco chi vende il proprio corpo». Il senso cambia poco. Soprattutto non cambia per nulla il senso della legge.
    Anche noi, ministra Carfagna, non capiamo come proprio lei possa dire certe cose. L'abbiamo difesa quando è stata attaccata prendendo di mira i suoi comportamenti sessuali e i suoi presunti amori. Abbiamo scritto che era la conseguenza di una cultura maschilista, che non va certo censurata ma su cui si possono e si devono esprimere delle critiche. Lei invece ci sta spiegando che ci sono corpi che si possono vendere senza problemi e corpi che vanno controllati, perseguitati,denunciati.
    La legge sulla prostituzione è una pessima normativa perché ottiene il risultato opposto di quello che, furbescamente, dice di voler fare. Non combatte il fenomeno della tratta. Al contrario rende anche chi esercita liberamente la professione più ricattabile, aumenta il potere del racket, fa sì che le prostitute e i prostituti molto spesso senza permesso di soggiorno siano stretti nella morsa dei papponi, da una parte, della polizia e dell'espatrio dall'altra.

     
     
     
    Vizi privati, pubblici reati
    sabato 13 settembre 2008
    di Carla Corso 
    Il Manifesto 12 sett. 2008

    Acosa è servito fondare un comitato per i diritti civili delle prostitute e lottare venticinque anni nella speranza di vedere riconosciuti i propri diritti, esporsi in prima persona mettendo a repentaglio la propria vita privata sperando in un cambiamento; a cosa è servito impegnarsi girando l'Italia e l'Europa cercando di aprire un dialogo con politici, movimenti femministi, e stimolare la nascita di nuove associazioni di prostitute consapevoli del loro ruolo e pronte a rivendicare gli stessi diritti negati. Abbiamo in tutti questi anni coltivato l'ambizione di aprire un dibattito culturale che portasse a un cambiamento nella società, per rimuovere pregiudizi e emarginazione nei confronti delle persone che si prostituiscono.

    Per anni le prostitute europee hanno rivendicato diritti civili e prodotto documenti che andavano in una sola direzione: il riconoscimento del lavoro sessuale come attività lavorativa con diritti e doveri. Perché non prendere come esempio i paesi del nord Europa (Olanda, Germania) che hanno legiferato in questo senso tenendo conto anche delle richieste delle associazioni di prostitute e stanno sperimentando nuove forme di organizzazione del lavoro sessuale? A che cosa è servito sperare che il governo ascoltasse le nostre richieste e modificasse la legge Merlin in favore delle prostitute, producendo una legge che contenesse anche i nostri suggerimenti. Un paese democratico non può solo reprimere, ma dovrebbe governare questo fenomeno e tenere conto delle migliaia di persone coinvolte in questa attività. Una buona legge deve riconoscere il diritto di prostituirsi a tutte quelle persone che scelgono tale attività e vogliono poterla esercitare liberamente e in sicurezza. Un parlamento quando legifera dovrebbe tener conto della volontà e delle richieste dei suoi cittadini così come ci siamo sempre considerate anche noi prostitute. Dobbiamo, purtroppo, sempre fare i conti con questa doppia morale che vuole nascondere quello che esteticamente dà fastidio vedere e che dentro le quattro mura si può fare. Ciò che pubblicamente vogliono trasformare in reato, privatamente diventa lecito. La prostituzione non può essere liquidata come spazzatura da mettere sotto il tappeto. Muove migliaia di persone, sentimenti, sessualità, potere e un mare di soldi. Non sarebbe ora di far emergere dalla clandestinità rendendo legale il tutto? Ci dispiace che un ministro neo eletto, senza documentarsi, senza conoscere a fondo il tema e senza essersi confrontata prima con le tante associazioni sparse sul territorio, che conoscono bene questo fenomeno, decide di occuparsene con una proposta di legge superficiale che non tiene conto dei diritti di nessuno, spazza via tutto il lavoro e le speranze di questi anni. La legge Merlin aveva ridato libertà e autodeterminazione alle donne e con questa nuova proposta di legge si ritorna indietro di 50 anni, quando le donne vivevano in totale solitudine dentro i bordelli. Sarà molto facile per i trafficanti investire in questo nuovo business , comprare vecchi stabili fatiscenti e rinchiudere le donne costringendole a prostituirsi senza nessuna possibilità di ribellarsi o di poter chiedere aiuto. Cosa ne sarà delle bambine e delle donne immigrate vittime di tratta se questo disegno di legge verrà approvato? Diventeranno totalmente invisibili e inavvicinabili e tutto il lavoro fatto in questi anni dalle associazioni di volontariato per aiutarle sarà vanificato. I trafficanti avranno la possibilità di organizzare in modo eccellente i loro odiosi traffici. A cosa serve punire queste donne quando sono state già punite duramente dalla vita costringendole a lasciare i loro paesi, scappando da epidemie, guerre e miseria in cerca di una possibilità di vita per sé e i loro figli. Non meriterebbero la solidarietà di noi ricchi europei? * presidente del Comitato per i diritti civili delle prostitute

     

    altri articoli http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/12-Settembre-2008/


     
    Vauro la vede così
    venerdì 12 settembre 2008

    Scarica la vignetta di VAURO da Il Manifesto

    http://www.ilmanifesto.it/oggi/vignetta.htm

     
    Iran, sexy scandalo per il guardiano della morale pubblica
    venerdì 12 settembre 2008
    Sorpreso in un bordello con sei ragazze nude
     
    LA RISPOSTA DELLE SEX WORKERS
    giovedì 11 settembre 2008
    11/09/08  Comunicato stampa Il MIT (Movimento Identità Transessuale ) e il Comitato Per i Diritti Civili delle Prostitute disapprovano la proposta sulla prostituzione della ministra Garfagna. La proposta viene fatta da tre ministri senza nessun confronto con le associazioni alle quali è stato negato un incontro.Riteniamo che si stia facendo solo un’operazione di maquillage mentre i problemi veri non vengono affrontati ne risolti ma sicuramente aumenteranno.La proibizione di lavorare in strada avrà conseguenze gravi e pericolose per tutte quelle persone che non sono in grado di organizzarsi in altri luoghi e al chiuso.Non è infatti possibile che ogni transessuale e/o ogni donna possa ottenere un contratto di affitto, o acquistare una casa dove esercitare. La situazione di maggiore precarietà che si verrà a creare condizionerà fortemente il potere contrattuale delle sex workers mettendo a rischio la loro sicurezza e incolumità fisica e di conseguenza la salute di tutti i cittadini.La debolezza delle sex workers lascerà spazio al rafforzamento delle associazioni criminali che sfruttano la prostituzione, a chi lucra sul commercio sessuale e sull’indotto.Se si vuole arginare la prostituzione e non solo nasconderla, si deve cercare di eliminarne le cause, una di queste riguarda sicuramente le discriminazioni a cui vengono sottoposte le transessuali. Oggi ci sono alcune migliaia di transessuali che si prostituiscono “volontariamente” solo perché non hanno altra scelta lavorativa in quanto vengono quotidianamente esclusi e discriminati nei luoghi di lavoro se non anche RIFIUTATI esplicitamente.Abbiamo centinaia di donne italiane adulte apparse negli ultimi tempi in strada per fronteggiare una emergenza economica familiare, donne PRECARIE, sottopagate e/o licenziate con mariti in analoghe situazioni. Madri sole costrette a fronteggiare la spesa per la crescita dei propri figli.Allora servono politiche contro la discriminazione, tutele per i lavoratori, politiche sociali di sostegno per le donne senza lavoro e per i loro figli.Ci sono migliaia di donne straniere che hanno pagato prezzi altissimi per venire in occidente, sono ora finalmente autonome, ma stanno ancora lavorando nella prostituzione. Chi vuole cacciarle e rimandarle ai loro paesi si assume la responsabilità di RICONSEGNARE tutte queste donne ai racket internazionali per il traffico di esseri umani.  

    Pia Covre Comitato Per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus 

    Porpora Marcasciano MIT (Movimento Identità Transessuale)

       
     
    "Carcere per chi va con le prostitute" - Via libera del governo al ddl Carfagna
    giovedì 11 settembre 2008
    Stretta anti-lucciole del governo
    ROMA
    Il consiglio dei Ministri in corso questa mattina ha appena approvato il disegno di legge su «misure contro la prostituzione» messo a punto dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna.

    Dopo 50 anni cambia dunque la Merlin, la norma che abolì la regolamentazione della prostituzione in Italia: il disegno di legge del ministro per le pari opportunità Mara Carfagna introduce il reato di esercizio della prostituzione in strada e in generale in «luogo pubblico». Ad essere colpiti, con identiche sanzioni, non saranno solo le lucciole ma anche i clienti. Pesanti le sanzioni che prevedono l’arresto da 5 a 15 giorni e l’ammenda da 200 fino a 3000 euro.

    Le nuove norme, come esemplifica già il titolo "Misure contro la prostituzione", grazie anche all’introduzione del reato di prostituzione in strada e luogo aperto al pubblico, mirano a contrastare un fenomeno che crea allarme sociale oltre che rendere più produttiva la lotta allo sfruttamento della prostituzione in particolare di quella minorile. Nei quattro articoli di cui è composto il disegno di legge anche un giro di vite per lo sfruttamento della prostituzione minorile. Il ddl prevede infatti il carcere (da 6 a 12 anni) e una multa da 15 a 150mila euro per gli sfruttatori. Per chi compie atti sessuali con minori di età tra 16 e i 18 anni è prevista la reclusione (da 6 mesi fino a 4 anni) e una multa che potrà oscillare tra i 1500 e i 6 mila euro.

    I minori stranieri che esercitano la prostituzione potranno inoltre essere rimpatriati Carcere tra i 4 e gli 8 anni anche per i promotori e gli organizzatori di associazioni a delinquere finalizzate allo sfruttamento della prostituzione, mentre la reclusione andrà dai 2 ai 6 anni per i partecipanti.
    Fonte: La Stampa 11/09/2008
     
    PROSTITUZIONE: MULTE ED ARRESTO PER LUCCIOLE E CLIENTI
    martedì 09 settembre 2008

     

     

    9/09/2008 ROMA - Approderà giovedì in Consiglio dei ministri il ddl "misure contro la prostituzione" a firma del ministro per le pari opportunità Mara Carfagna. Il provvedimento, infatti, ha ricevuto oggi il via libera nella riunione del preconsiglio. A quanto si apprende, il testo è stato licenziato senza modifiche.

    Secondo il ddl, prostituirsi continuerà a non essere un reato ma sarà vietato farlo per strada. Per i trasgressori, sia le lavoratrici del sesso sia i clienti, sono previste in egual misura sanzioni, che possono arrivare anche all'arresto. Con questo ddl, il governo vuole - e lo dice già il titolo - contrastare il fenomeno della prostituzione e non introdurre semplicemente una nuova regolamentazione.

    Vieta quella di strada, senza però entrare nel merito dell'esercizio in forme e luoghi "privati". Il ddl, già annunciato prima dell'estate nell'ambito del pacchetto sicurezza (il suo impianto non ha subito modifiche rispetto alla stesura iniziale), introduce due novità: le sanzioni per i clienti e il divieto di prostituirsi nei luoghi aperti al pubblico.

    Le sanzioni ipotizzate prevedono l'arresto, da cinque a 15 giorni, oltre che un'ammenda, da 200 euro a 3 mila euro. In arrivo anche un giro di vite contro la prostituzione minorile. Per chi sfrutta le baby prostitute, è previsto il carcere da sei a 12 anni e multe da 15 mila a 150 mila euro. Si ricorrerà anche al rimpatrio assistito purché sia nell'interesse del minore.

    COVRE: COSI' CARCERI PIENE 
    Le nuove norme in materia di prostituzione che si vogliono introdurre vanno solo a colpire i più deboli: è un parere nettamente contrario quello di Pia Covre, fondatrice del Comitato per i diritti civili delle prostitute, che sottolinea la "schizofrenia" del governo "che se da una parte vuole svuotare le carceri, dall'altra le andrà a riempire di prostitute e di clienti".

    "Il governo è in confusione - esordisce la leader storica delle prostitute - con un ministro, quello della giustizia, che vuole mettere i criminali in libertà, e un altro ministro che invece vuole mettere in galera prostitute e clienti". Secondo un rapido calcolo, afferma, tra lucciole e clienti c'é un centinaio di persone al giorno che rischia di finire in carcere con le nuove norme. E poi, aggiunge, "perché mandare in galera persone che non commettono atti criminali ma vendono solo il loro corpo per vivere? Si vuole criminalizzare il sesso a pagamento".

    A Pia Covre non piace neanche l'ipotesi che una prostituta possa evitare la pena se dimostra di essere vittima di sfruttamento: "se per dimostrarlo deve denunciare il suo aguzzino, rischiando così la vita, non lo farà mai". Infine, ancora una volta secondo Pia Covre a pagare saranno i più deboli: "i clienti che possono pagare di più useranno Internet, i loro club, le loro case, mentre quelli più poveri che non hanno che la strada saranno puniti".

     

     
    Schiave del sesso globalizzate: così il crimine cambia il mercato
    venerdì 05 settembre 2008

    L'Antimafia: "Spariscono le vecchie aste di donne, sostituite
    da nuove forme di traffico". Dove la violenza è "solo" psicologica

    Schiave del sesso globalizzate
    così il crimine cambia il mercato

    Dalle donne vendute all'ingrosso nel cuore dell'ex Jugoslavia
    alla tratta "fai da te" da parte di tanti criminali "normali"
    di RANIERI SALVADORINI


    FINO a poco tempo fa le ragazze venivano sequestrate con la forza e poi vendute all'asta, e da lì smistate sui marciapiedi di tutta Europa. Un 'lavoro' decisamente rischioso per i malviventi e che ha finito per esporli alle polizie di tutti i Paesi. Il racket, in risposta a questa repressione su larga scala, ha scelto la strada dell'evoluzione: oggi è quasi soft, la violenza è sfumata nelle forme e la catena reclutamento-vendita-trasferimento delle ragazze non viene più gestita da grosse concentrazioni di criminali ma da un immenso arcipelago di piccoli gruppi. Insomma, il meccanismo è esploso, ed è rinato sparpagliandosi sul territorio. Per questo la tratta delle donne è ancora più difficile da contrastare. Il 23 agosto l'Organizzazione internazionale del lavoro ha celebrato la "Giornata internazionale contro la schiavitù". Proviamo adesso, con l'aiuto di alcuni esperti dell'Antimafia e delle Ong, a ricostruire queste nuove forme di schiavitù sessuale e la loro evoluzione.

    Il "Mercato Arizona". E' di pochi anni fa - poco dopo il 2004 - lo smantellamento del 'Mercato Arizona'. Era un centro di smistamento "all'ingrosso" di donne, droghe e armi e si trovava in zone impervie nei boschi al confine tra Serbia e Croazia. "All'Arizona Highway", spiega l'economista ed esperta in terrorismo Loretta Napoleoni, "i mercanti ordinavano alle ragazze di spogliarsi e quelle rimanevano nude sul ciglio della strada: gli uomini si avvicinavano, le toccavano, ispezionavano la pelle e controllavano perfino la bocca prima di fare l'offerta". In quegli anni era Israele il maggior acquirente di slave, "molto ricercate da una clientela di ebrei ortodossi" che, spiega Nissan Ben-Ami, dirigente di Awareness Centre, un'Ong israeliana che lotta contro il traffico e la prostituzione, "per motivi religiosi non possono masturbarsi e sprecare sperma: devono farlo per forza con una donna". Spiega la Napoleoni nel libro "Economia canaglia": "In Israele le donne sono trafficate per il 'corridoio' Egitto-Striscia di Gaza: da Rafah, infatti, si snodano complicati labirinti di sotterranei di cui si servono terroristi e anche trafficanti, anche di donne".
    La violenza non "rende" più. Visto che l'efferatezza degli anni Novanta aveva provocato una risposta dura dell'antimafia, anche in Italia il crimine ha abbandonato la violenza che "accende i riflettori" per dare il via a una vera e propria mutazione. Il nuovo sfruttamento è "dolce" e poco visibile. Proprio così. Un quadro della situazione attuale su cui sono d'accordo due autorità nella lotta alla tratta delle donne: il magistrato antimafia della Procura di Lecce, Cataldo Motta, uno degli uomini-chiave della Dia (Direzione investigativa antimafia) e il sociologo Pino Arlacchi, esperto mondiale di mafia, ex sottosegretario generale delle Nazioni Unite e direttore, dal 1997 al 2002, sempre per l'Agenzia internazionale, dell'Undccp (l'ufficio Onu per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine).

    Il crimine impara a negoziare. Spiega Motta: "Il fenomeno si è modificato, va detto che i criminali sono riusciti a neutralizzare le misure di contrasto con nuove modalità di reclutamento. Gli sfruttatori si sono fatti più morbidi e ora le ragazze non parlano più, grazie a una maggiore partecipazione agli utili e a maggiori margini di movimento". Questa l'istantanea di Arlacchi: "Nonostante la presenza di un forte elemento di costrizione - motivo per cui non si può certo parlare di vero "accordo" - è stato introdotto un minimo di elemento volontario".

    "Schiavismo moderato". "Questa nuova forma di "semi-schiavitù" - prosegue il sociologo - se da un lato riduce la dimensione dello sfruttamento - che però rimane - dall'altro consente un allargamento del mercato a nuove vittime". Il cosidetto 'reclutamento morbido', facendo leva su incentivi che spengono il moto di ribellione nelle ragazze, rende inadeguate molte delle norme antimafia. Certo, un forte elemento di coercizione non è cambiato: il sequestro dei documenti per "mantenere le ragazze in uno stato continuativo di ricattabilità e vulnerabilità", spiegano gli esperti riportando le parole stesse del Protocollo contro la tratta. "I grossi numeri si stanno spostando verso questa nuova forma di dominanza", evidenzia Arlacchi, "si può affermare che almeno due casi su tre avvengono secondo le nuove modalità di reclutamento. Prima la violenza caratterizzava tutta la filiera della tratta, ora le ragazze vanno incontro a dure sanzioni fisiche qualora si ribellino e violino l'accordo".
    E che le modalità più "crude" siano in via di sparizione lo testimoniano gli stess operatori di Ong che lavorano a contatto con le ragazze sfruttate: "Poco tempo fa abbiamo trovato una giovane ragazza albanese quasi-morta, con evidenti segni di tortura e sevizie: un un orecchio mozzato, bruciature ovunque e segni di percosse di ogni tipo. Ma gli episodi di efferatezza sono residuali, appartengono ormai agli anni Novanta", spiega Marco Bufo, coordinatore dell'Ong "On the road". "Proprio per questo", sottolinea, "la situazione è più complicata, il fenomeno è sempre meno visibile e al tempo stesso più ampio".

    Le speranze delle schiave.
    Sono sempre meno le donne a essere sequestrate e tenute in scacco con la violenza: oggi nella fase di reclutamento le ragazze contraggono un debito verso i trafficanti, che gli procurano documenti falsi in cambio di quelli veri e le portano a destinazione. Ma le "trattenute" sul lavoro delle ragazze sono alte, che riconquisteranno la libertà e i veri documenti solo una volta saldato il debito. Un debito che in genere i trafficanti tendono a gonfiare nel tempo più che possono. "Se la situazione che viene prospettata alle ragazze per il pagamento del debito - un costo variabile da etnia a etnia, ma che si aggira sui 50-60 mila euro - è a "tempo determinato", queste possono sempre pensare: "Tutto questo un domani finirà" - spiegano Stefano Volpicelli e Sara Maggi, curatori della campagna di sensibilizzazione di respiro europeo Tratta NO! Insomma, si convincono di aver a disposizione sempre una seconda possibilità. "Nel frattempo - proseguono i due esperti - "prostituendosi possono mandare soldi alle famiglie, mantenere i figli che spesso lasciano nelle case d'origine e sperare di sollevarle dalla miseria e dall'indigenza. Rispetto all'inferno da cui scappano, anche le condizioni di sfruttamento peggiore finiscono per essere accettate".
    La "vecchia scuola". Nigeria, Albania e Moldava hanno fatto scuola in fatto di strumenti efferati di reclutamento: violenze, mutilazioni, lo sterminio delle famiglie, l'uso sistematico della violenza, dello stupro e, sopratutto, racconta Arlacchi "l'umiliazione". "La violenza caratterizzava qualsiasi momento della vecchia filiera della tratta", spiega. Al tempo stesso gli esperti concordano: non si può affatto escludere che, specie in paesi dove la legge non c'è, l'efferatezza sia lo strumento principe della coercizione. "Come in certe zone della Russia, dell'Albania o dell'Africa", aggiunge Arlacchi.

    Quell'articolo è obsoleto? Con l'introduzione dell'articolo 18 della legge Turco-Napolitano contro la tratta il grande traffico ha subito un grosso colpo, prima di "polverizzarsi in un arcipelago di piccoli gruppi", dice Arlacchi". Il reato di tratta è violazione dei Diritti umani e la sanzione arriva fino a 18 anni. "Le strategie di contrasto hanno funzionato", dicono all'unisono Motta e Arlacchi, sottolineando: "L'articolo 18 è fatto molto bene" ma la struttura del traffico si è talmente fluidificata che, spiega Motta, "non si riesce più ad arrivare alla configurazione del reato, e l'articolo 18 viene neutralizzato". In una parola: la realtà cambia velocemente e le norme faticano a comprenderla.

    E l'Europa che fa? Alla già difficile situazione di una normativa poco adeguata ai tempi, si aggiungono rallentamenti dovuti alla complessità delle procedure europee: "In Europa la posizione delle polizie rispetto alle vittime è diversa da paese a paese", spiega Carla Olivieri, Project Manager di "Tratta NO!", una campagna di sensibilizzazione europea realizzata in collaborazione con il Ministero delle Pari Opportunità. Sottolinea la Olivieri: "Nel resto d'Europa non c'è l'obbligo della denuncia da parte delle vittime. In Italia si, e questo è uno snodo fondamentale: perché se la denuncia è volontaria, come nella maggioranza dei paesi, mette in pericolo le ragazze e soprattutto le loro famiglie all'estero". Sempre la Olivieri evidenzia che anche se "la Convenzione di Varsavia del 2005 auspica una maggiore coerenza normativa da parte di tutti i paesi e un allineamento delle legislature, fino a ora quasi nessun paese, Italia inclusa, ha ancora ratificato la Convenzione, perché la ratifica implicherebbe l'adeguamento normativo obbligatorio". Anche queste complicazioni di procedura, di tipo tecnico, semplificano la vita al crimine.

    Il crimine "fai da te". L'indentikit degli sfruttatori offre una sorpresa. "Quelle che organizzano il traffico sono persone assolutamente normali", spiega Arlacchi. "Questa nuova forma di assoggettamento apre il mercato a imprenditori del traffico 'fai da te'". E' una delle conseguenze della mutazione del mercato del sesso, che trova riscontri nelle considerazioni della prima linea dell'Antimafia. Spiega il Procuratore di Lecce: "Nascono 'piccole libere iniziative', perché non c'è più bisogno di entrare in contatto con la grande criminalità organizzata, un tempo l'unica 'agenzia di servizi' per la gestione degli ingressi in Europa". In poche parole: finché la mafia albanese era capace di passare il Canale d'Otranto utilizzandolo come ingresso per l'Europa era inevitabile che avesse rapporti solo con altre grandi reti criminali. Adesso però, conclude Motta, "le vie di ingresso sono le più disparate e il controllo è diventato complicatissimo". Così il grande crimine si è decentralizzato.

    Il commercio è al dettaglio ma i numeri restano all'ingrosso. Ma quanto denaro muove questo traffico? Fare stime è quasi impossibile per la natura sommersa e continuamente mutevole del fenomeno del traffico e per i diversi criteri adottati da stato a stato per tentare di quantificarne i flussi. Eppure qualcosa si può dire. Secondo complesse stime dell'Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro), che molti ritengono al ribasso, sono trafficate nel mondo almeno 1,7 milioni di schiave del sesso e il trend è in crescita. Per quel che riguarda il mercato italiano Transcrime - il Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale dell'Università degli Studi di Trento e dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che collabora sulla tratta con il Parlamento Europeo - ha stimato in quasi 6 miliardi di euro gli introiti tra il 2004 e il 2005. Con un traffico stimato di donne che varia tra 18.000 e 36.000. Introiti che, sottolineano sempre gli esperti, finiscono quasi per intero nelle tasche dei trafficanti.

    Nuovi problemi per l'antimafia. "Da quando la violenza è sparita non riusciamo più a far collaborare le ragazze, il lavoro si è complicato, anche per le stesse unità di strada", spiega Motta, "prima alla violenza le donne finivano per ribellarsi e collaboravano, e questo è indispensabile per ricostruire la filiera criminale, ma oggi - prosegue il magistrato - basta osservare che tra il 2007 e il 2008 non si è avuto nemmeno un solo procedimento per tratta di esseri umani". Infatti "i procedimenti penali, a fronte dei successi ottenuti negli anni scorsi, sono crollati e questo può dar conto di quanto la situazione adesso sia molto più complicata". Lo stesso, continua Motta, si riscontra dalle intercettazioni telefoniche: "Non c'è più traccia, oggi, dei resoconti di violenza inaudita degli anni Novanta."

    Insistono sia Arlacchi che Motta: la violenza logora la "merce" e al tempo stesso espone chi la esercita a rischi continui. "Comprare un essere umano e trattarlo come "merce", spiega Arlacchi, non conviene: gli esseri umani non sono come un pacco di droga proprio perché non sono una merce: vanno gestiti, nutriti e, alla fine, e questo è incontrovertibile, l'essere umano si ribella, sempre".

    Fonte: Repubblica (4 settembre 2008)
     
    Ticino: nasce Quickflirt.ch
    giovedì 04 settembre 2008
    Un portale che ospita le prostitute che per scelta o per necessità si prostituiscono legalmente in Ticino
     
    Comunicato stampa sui fatti di Udine e Vicenza
    mercoledì 03 settembre 2008
    Non pensavamo che sarebbe successo così presto! Ma eravamo certe che sarebbe successo!Credere che ci sia in Italia una categoria di uomini che possono essere estranei alla clientela della prostituzione è una ingenuità. Come lavoratrici del sesso abbiamo ogni giorno conferma dai nostri clienti, che sono appartenenti a tutte le classi sociali, a tutte le categorie di lavoratori, e a tutti i partiti politici. Così come appartengono a tutte le religioni.Questi uomini che spesso parlano con disprezzo e usano la parola “bonificare” oppure “ripulire le strade dallo schifo” o ancora “lottiamo contro il degrado” sono in realtà essi stessi degli affezionati clienti delle lucciole, o delle escort, o magari di club e sale massaggi.Ora la questione da porre sarebbe: uno colto “sul fatto” dovrebbe dimettersi? Per ora abbiamo visto l’assessore vicentino Quesro rassegnare le proprie dimissioni al sindaco. Mentre a Udine vediamo gli esponenti di FI  dichiarare che si tratta di “fatti privati”.Se questi nostri governanti e amministratori vogliono essere coerenti dovrebbero punirsi così come puniscono tutti gli altri clienti. Non è accettabile che si compia una ingiustizia sociale, mentre a tutti gli italiani si proibisce di godere del sesso a pagamento per costoro niente proibizione.Noi del Comitato pensiamo che chi impone un certo comportamento ai propri cittadini sostenendolo con leggi repressive debba anche rispettare il modello che istituisce.Se si pensa che la prostituzione sia un fenomeno criminale contro cui lottare be i politici dovrebbero essere i primi ad astenersi.Altrimenti stiano zitti e la smettano di dare addosso alle lucciole e ai loro clienti
    Pia Covre
    Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus
     
    Vicenza: colto in fallo assessore moralizzatore
    mercoledì 03 settembre 2008



    L¹assessore anti-lucciole fermato con le lucciole
    di Marino Smiderle

    Vicenza - Tolleranza zero, altro che. «Gliela faccio vedere io a chi dice
    che una giunta di centrosinistra non è capace di ripulire le strade di
    Vicenza dalle lucciole e da tutto quello che si portano dietro». Così, a
    pochi mesi dall¹aver vinto a sorpresa le elezioni amministrative in una
    città ritenuta feudo del Pdl, il sindaco Achille Variati (Pd, con forte
    propensione all¹autonomia) firma un¹ordinanza feroce, copiando l¹iniziativa
    del collega leghista Flavio Tosi e prevedendo supermulte da 500 euro per i
    clienti delle prostitute. In giunta, tutti d¹accordo. La sicurezza non è né
    di destra, né di sinistra, e ci mancherebbe. Però nessuno avrebbe mai
    immaginato che, un mese dopo, alla rotatoria di Ponte Alto, punto di massima
    concentrazione di passeggiatrici a Vicenza, a schiantarsi contro il muro
    della tolleranza zero fosse proprio la Mercedes station wagon di Matteo
    Quero, assessore alla cultura e alle politiche giovanili, uno dei più
    stretti collaboratori del primo cittadino.

    E così, da cavolata giovanilista di una notte di fine estate, l¹impresa
    dell¹assessore si è trasformata in caso politico, con tanto di fiducia
    confermata, di scuse pubbliche, prima di ripensarci e passare alle
    dimissioni e all¹accettazione delle dimissioni, a seconda delle notizie che
    Il Giornale di Vicenza puntualmente pubblicava.

    Tutto comincia giovedì notte, poco prima delle 2, quando una pattuglia dei
    carabinieri antiprostituzione incaricata di far rispettare l¹ordinanza
    Variati scopre la Mercedes grigia di Quero che si aggira nel quartiere a
    luci rosse della città. Quel che succede lo si saprà a spizzichi e bocconi:
    la cosa certa, che sarà la prima a finire sui giornali, è che Quero
    accelera, imbocca la vicina via Fermi e viene bloccato dopo qualche
    centinaio di metri. I carabinieri, visto il suo stato, gli chiedono di
    sottoporsi all¹alcol test. L¹interessato, reduce da una cena in compagnia di
    amici, rifiuta e per questo, in base all¹ultima severa normativa, gli viene
    sequestrata l¹auto e sospesa la patente.

    Basta questo per far scoppiare il finimondo politico. Ma come, si dice, un
    assessore alle politiche giovanili che si rifiuta di fare l¹alcoltest che
    razza di credibilità può avere? Obiezione sensata, ma Variati è più morbido.
    Quero, 41 anni, sposato, tre figli, ha un grande ascendente tra i giovani. È
    uno dei promotori del Festival del Jazz che ogni anno si tiene a Vicenza e
    nell¹ultima campagna elettorale è stato determinante per il successo del
    centrosinistra. Lui che, tra l¹altro, agli albori era stato iscritto al
    Partito liberale, prima di spostarsi verso il Pd a bordo del vascello dei
    riformisti. Insomma, il sindaco escogita una «punizione» ad hoc: andare per
    le scuole e fare da testimonial per la guida sicura. E Quero obbedisce
    subito, mettendo in rete un video della serie: «Cari ragazzi, non fate il
    mio stesso errore».

    Sembra finita qui, e invece dal rapporto dei carabinieri vien fuori che il
    rifiuto di fare l¹alcoltest è solo l¹epilogo di una vicenda più scabrosa.
    Occorre fare rewind e tornare a giovedì notte, quando la Mercedes di Quero
    procede lentamente lungo viale San Lazzaro. Ecco, a un certo punto la
    macchina si ferma. E Quero, stando a quanto accertano i carabinieri, si
    ferma più o meno davanti all¹hotel Europa e si mette a parlare con una
    prostituta. Non fosse per l¹ordinanza voluta dallo stesso Quero, tutto
    filerebbe liscio, come succede dalla notte dei tempi. Ma i carabinieri sono
    lì per farla rispettare, quell¹ordinanza, e così intervengono. L¹assessore,
    quando vede l¹Alfa che si avvicina, preferisce sgommare e la passeggiatrice,
    per evitare guai peggiori, lo imita, sgattaiolando altrove.

    La corsa della Mercedes, però, si ferma poco lontano. Di fronte al faro
    sparato dai carabinieri, Quero capisce che non è il caso di fuggire. Non gli
    viene fatta la contravvenzione di 500 euro antiprostituzione per il semplice
    fatto che, nel frattempo, il corpo del reato è sparito. Di fronte al rifiuto
    di sottoporsi all¹alcoltest, però, ai carabinieri non resta che applicare la
    legge e procedere al sequestro dell¹auto e alla sospensione della patente.

    Da quel momento in poi va in scena il balletto delle versioni. Quella
    edulcorata, come detto, funziona un giorno, nonostante il cannoneggiamento
    dell¹opposizione. Poi sul Giornale di Vicenza esce la versione «hard», e
    allora le cose precipitano. «Nuove voci si sono levate a gettare un¹ombra
    pesante sulla mia figura pubblica e di amministratore - scrive Quero nella
    lettera di dimissioni presentata ieri -. Voglio potermi difendere da queste
    accuse con forza e libertà, e non posso che farlo da privato cittadino.
    Voglio scusarmi ancora una volta con tutti, con mia moglie e i miei tre
    figli, i cittadini, i giovani a cui ho dato un cattivo esempio, i miei
    colleghi di maggioranza e di giunta, e soprattutto con il sindaco, che mi ha
    fatto il grande onore di chiamarmi a lavorare al suo fianco».
    Variati, pur deluso, conferma la tolleranza zero. «Il giro di vite sulla
    sicurezza, in cui è incappato anche un assessore della mia giunta, perdendo
    il suo posto, continua, come ho detto, senza guardare in faccia a nessuno. A
    Vicenza, e ne sono fiero, funziona così».

     

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287679


     
    Udine: notti a luci rosse con un politico di FI
    mercoledì 03 settembre 2008
    Nell’inchiesta del pm di Trieste Tito indagati tre professionisti. Coinvolto l’imprenditore Di Tommaso (Bernardi). L’esponente nazionale veniva in regione per l’Election day di aprile UDINE. Tre noti professionisti udinesi sono indagati per l’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione essendosi adoperati per procurare notti calde a un esponente politico nazionale di Forza Italia. Dopo diversi incontri politici a Udine – tutti precedenti all’Election day di aprile – il politico aveva assicurata, dopo le cena, la compagnia di prostitute. Sudamericane e dell’Est, anche tre per notte.
    Secondo l’ipotesi investigativa, l’imprenditore friulano Riccardo Di Tommaso, proprietario della linea d’abbigliamento Bernardi in tutto il mondo, finanziava gli incontri, l’avvocato udinese Massimiliano Basevi procacciava le prostitute (pare su Internet) anticipandone il pagamento e l’albergatore Franco Marini ospitava gli incontri nel suo hotel Là di Moret, il 4 stelle alle porte di Udine. Quindi Di Tommaso «rimborsava» l’avvocato, che fra l’altro è uno dei suoi consulenti legali.
    Tutto questo risulta in una inchiesta da qualche mese avviata dal sostituto procuratore di Trieste Raffaele Tito. Galeotta è stata una intercettazione telefonica «di sponda» (ovvero, non era lui l’intercettato) nella quale l’avvocato Basevi parlava di quegli incontri.
    Sono quindi seguiti pedinamenti, interrogatori e altri accertamenti (anche telematici) da parte dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Trieste per mettere i tre indagati davanti al fatto compiuto: almeno in questa prima fase delle indagini, che hanno segnato l’invio delle informazioni di garanzia con l’invito a presentarsi all’interrogatorio.
    L’inchiesta è ancora lontana dalla chiusura e la sospensione feriale dei termini ha di fatto bloccato la situazione in questa fase. A Udine, però, negli ambienti non soltanto politici, ma anche giudiziari, la notizia dell’inchiesta sta serpeggiando.
    Il Pm Tito si è mosso in aprile da un’inchiesta di natura fiscale e poi ha svolto gli accertamenti necessari a trovare conferma all’ipotesi del favoreggiamento della prostituzione, con i ruoli descritti: nelle contestazioni formali si fa cenno ad almeno cinque incontri a luci rosse in un periodo compreso fra il novembre 2007 e la fine di marzo di quest’anno, un momento politicamente molto caldo per il Friuli Venezia Giulia che in primavera con l’Election day doveva andare alle urne anche per scegliere se confermare il Governatore Riccardo Illy o cambiare dando fiducia a Renzo Tondo, che poi ha vinto e sta governando. Ed erano giorni caldi anche per Udine con la scelta del nuovo sindaco e del presidente della Provincia.
    Tutto è nato da quell’intercettazione e nei loro interrogatori i tre indagati hanno offerto la propria ricostruzione dei fatti, rispondendo alle domande del magistrato inquirente.
    (02 settembre 2008)
    Il Piccolo
     
    Ticino: Prostituzione, i gestori: “Pericolo di ritorno all’illegalità”,
    mercoledì 03 settembre 2008
     
     
    LUGANO – Le retate degli ultimi giorni a Melano, comune tristemente noto come la “Amsterdam del Ticino”, non hanno mancato di suscitare timori tra i gerenti dei locali a luci rosse nel cantone Ticino. I gerenti ora temono che, con la regolarizzazione in polizia delle prostitute, i comuni possano risalire al luogo di lavoro delle stesse e quindi dare ai Municipi la possibilità di intimarne la chiusura grazie al divieto di esercizio in zone residenziali. Il comune sul Ceresio - dopo la petizione popolare per la chiusura e lo sgombero dei locali a luci rosse e la conseguente decisione di dar seguito alle richieste di molti suoi cittadini – ha intimato la chiusura dei postriboli. Un gestore ha quindi sollevato il problema, chiedendosi, a questo punto, se ne vale la pena invitare le sue ragazze a registrarsi: “E’ logico che se si va incontro a questo tipo di rischi – ha detto un gestore - chi gestisce questi locali, sceglierà di evitare la regolarizzazione e affitterà i propri locali a donne irregolari.”Tenente Bazzocco, cosa ne pensa del problema sollevato da alcuni gestori di locali a luci rosse?
    “Questo è un falso problema, indubbiamente. I circa 40 bordelli del Ticino sono ben conosciuti da tutti, comuni compresi. E tra i Comuni del nostro Cantone, qualcuno si è stufato di questa situazione e interviene, attraverso le possibilità dategli dalla legge. A qualche altro Comune invece il fenomeno non suscita preoccupazione e quindi non interviene”.
    Non interviene perché la prostituzione è un grande affare…
    “Indubbiamente. L'unico che non ci guadagna è il cliente. Tutti gli altri sì: dalla boutique, al gestore, alla paninoteca, al tassista, all’albergatore. Ci sono determinati comuni che se ne guardano bene prima di andare a toccare queste attività, perché producono un indotto finanziario non indifferente”.

    In tutti i casi, voi, prima di intervenire, agite su ordine della Magistratura?
    “No, noi agiamo senza l’ordine della Magistratura, perché la legge sugli esercizi pubblici ci dà la facoltà e ci impone di controllare il locale, e le camere sopra il locale, per verificare se il gerente è in possesso della patente di affittacamere”.
    Intervenite anche quando il Comune ve lo chiede…
    “Se il comune ce lo chiede, certamente, ma a prescindere dalle richieste di intervento o meno, noi agiamo autonomamente, in funzione della nostra attività di sensibilizzazione e prevenzione, invitando i gestori a far regolarizzare la posizione delle donne (o uomini) che esercitano la prostituzione”.
    Voi vi aspettavate una reazione del genere da parte dei gestori?
    “No, perché, sinceramente, facciamo fatica a capirla.Perché?
    “Ritengo innanzitutto che dobbiamo partire da una grande, domanda che tutti ci dobbiamo porre: dove concedere, alle 400-500 prostitute presenti sul nostro territorio, la possibilità di esercizio?”
    Me lo dica lei…
    “Io la mia idea personale ce l’ho, ma non mi esprimo. Questo è compito della politica”.
    Lei, tornando al problema sollevato dal gerente, ha mai suggerito ai Comuni di intervenire seguendo il “modello di Melano” per “risolvere” il problema prostituzione?
    “Sì, ma solo quando ce lo hanno chiesto. A dirla tutta, già al momento dell’entrata in vigore della legge, tutti i comuni sono stati informati dal Dipartimento delle Istituzioni della possibilità di far valere la normativa sui piani regolatori. La legge comunque risale già al 2002 e quindi non è una grande novità”.
    Con questa norma, può capitare che debbano chiudere posti anche con donne regolari...
    “Sì, è così. E ci è già capitato di intervenire a Balerna, dove alle donne regolari non ci è restato far altro che invitarle a cercarsi un altro posto”.Il gerente da noi sentito però minaccia di lavorare in nero…
    “Va contro la legge, che innanzitutto ci impone di controllare e arginare il fenomeno della prostituzione. Noi cerchiamo di contenere il fenomeno, perché se noi prendessimo alla lettera la legge, a parte le possibilità materiali e umane abbastanza limitate, dovremmo intervenire in tutti i locali”.
    Quale allora il criterio di intervento?
    “Il nostro criterio è il buon senso. Nei nostri interventi, quando constatiamo l’irregolarità di una o più ragazze, alla prima le avvertiamo, alla seconda invece dobbiamo usare alla lettera le regole del gioco”.
    Quindi non vige la tolleranza zero?
    “Io sono contrario alla tolleranza zero, anche perché la prostituzione è legale e la legge, ripeto, prescrive di arginare e contenere il fenomeno”.
    Quale invece la possibilità d’intervento negli appartamenti?
    “La legge sugli esercizi pubblici è stata adattata al momento in cui è uscita la legge sulla prostituzione. Quindi, chiunque voglia affittare deve chiedere la patente per affittacamere, che consente alla polizia di fare verifiche e controlli. Ma per gli appartamenti privati la cosa non è proponibile e i nostri margini di manovra sono limitati”.Su questo ultimo punti, in Ticino come siamo messi?
    “Conosciamo già chi gestisce questo tipo di appartamenti: sono quasi sempre le stesse persone. Ma il problema degli appartamenti privati deve indurci a riflettere: chiudere 20 bordelli su 40 non vuol dire ridurre della metà il fenomeno della prostituzione in Ticino.Vuol dire semplicemente lasciare che metà delle prostitute si diano alla latitanza e alla clandestinità, riducendo le nostre possibilità di controllo del fenomeno”.
    Paradossalmente è meglio tener d'occhio una serie di bordelli piuttosto che usare la forza?
    “Tutto dipende dalle risposte politiche che riceviamo. Ma tenga conto che il CdS ha nominato un gruppo di lavoro, che segue il problema della prostituzione e propone, su richiesta del DI, eventuali cambiamenti, segue il fenomeno e cerca di anticipare certi episodi che potrebbero sfuggire di mano”.
    Quali ora le priorità del distaccamento Teseu?
    “La lotta all’usura, la tratta degli esseri umani e il promovimento della prostituzione. Ovviamente restano i nostri interventi, che hanno una certa efficacia deterrente e con i quali lanciamo a chi di dovere, il messaggio: noi ci siamo”.
    E il messaggio è passato?
    “Sì, finora la nostra politica è stata pagante: sono in aumento esponenziale coloro che si annunciano in polizia per un permesso di esercizio. Si può dire, inoltre, che il periodo delle grandi retate è passato. Ora preferiamo interventi di prevenzione mirati e rapidi. Politica pagante questa: dal 2000, nel nostro cantone, non si registrano più fatti di sangue e omicidi legati alla prostituzione. L’opera costante di Magistratura e polizia di contenimento ha favorito questo lungo periodo di assenza di episodi gravi, che in altri cantoni e all'estero ci sono. Anche le prostitute stesse hanno un approccio diverso nei nostri confronti: non siamo più visti come una grande minaccia.
    Cosa ci distingue allora dagli altri?
    “In Ticino siamo molto fortunati, perché abbiamo instaurato un’ottima collaborazione con le polizie Comunali, le Guardie di Confine, l’Ufficio Permessi e Immigrazione, il Medico Cantonale, gli uffici parastatali per la prevenzione e la salute. Senza tralasciare le Unità d’Intervento Regionale. Insomma un lavoro in collaborazione con tutti gli attori. Cosa che negli altri Cantoni non succede perché lavorano a compartimenti stagni”.

    Paolo D'Angelo
     Notizia del 02/09/2008 http://www.tio.ch:80/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=414688&idsezione=1&idsito=1idtipo=3
     
    Genova:Vogliono chiudere la bocca di rosa
    giovedì 28 agosto 2008

     

    Il Sindaco vara l’ordinanza: «Bassi chiusi per prostituzione». «Il decreto Maroni sfratta le lucciole». «Il Comune avanti tutta ‘chiudiamo i bassi’». E ancora «Lotta alla prostiuzione- Scidone, assessore alla citta’ sicura: ‘Le prostitute protestano? Poi lo faranno anche i ladri e i pedofili!’».
    Siamo a Genova.
    Ci chiedevamo, come rendervi l’idea nel modo migliore sulla canea che in questi giorni imperversa sul tema del «mestiere piu’ antico del mondo».
    Quale miglior modo allora di presentarvi un breve assaggio dei quotidiani nostrani, che come fossero specchi riflessi l’un l’altro proiettano le immagini distorte .
    Le immagini sono quelle di una emergenza, l’ennesima, costruita rapidamente in pochi giorni con una piccola novità: i bassi li sgomberiamo e poi li chiudiamo.
    I «bassi» sono piccoli magazzini a livello terra dove le lavoratrici e i lavoratori del sesso operano.
    Questione di decoro,sicurezza e valori immobiliari.
    A noi in Comunità, a San Benedetto al Porto, sembra tutto così chiaro nel torbido che mostrano: qual è il senso di combattere la prostituzione? Meglio sarebbe creare le condizioni per sconfiggere lo sfruttamento, lasciare da parte un approccio morale ed etico e guardare alla libera scelta, e dall’altra dare la possibilità del sostegno di tutte quelle donne braccate dalla clandestinità che le costringe alla schiavitù della tratta.
    Ma corrono sui media le semplificazioni dove la condizione o lo status di una persona diventa reato: clandestino, prostituta, tossicodipendente, romeno.
    Quindi? Che fare?
    Sarà che in Comunità siamo soliti dire di questi tempi è necessario «Osare la speranza» [vecchio motto partigiano ligure] oltre le nubi scure che tentano chiuderci l’orizzonte che ci sta di fronte, sarà che per il centro storico ci girovaghiamo a piedi con le Unità di Strada, sarà che abbiamo voglia di raccontarvi un’altra storia oltre a quella che propina la quasi totalità della carta stampata.
    E’ la storia di Lucrezia, Anna, Gilda, Sandra, Titty, Greta, Antonella e di tutte le transessuali del ghetto del centro storico che stanche delle continue sanzioni e intimidazioni settimane fa ci hanno chiesto aiuto con una telefonata in Comunità: «Abbiamo bisogno di aiuto…vogliono mandarci via, come facciamo?»
    «Siamo una piccola comunita’ ci aiutiamo l’un l’altra, alcune di noi hanno anche 70 anni! Dove finiremo?».
    Per quella che e’ la comunita’ di transessuali piu’ antica d’Italia, che tra poco compira’ 40 anni, la paura e’ molta…
    A queste poche domande non e’ semplice dare una risposta certa e istantanea cosi come invece e’ loro aspettativa.
    Allora abbiamo cominciato a vederci in assemblee informali, anche alla presenza di Don Andrea Gallo, in una relazione di parole e idee che sta diventando sempre piu’ fitta, capendo i loro problemi e le contraddizioni della sicurezza di facciata che le circonda .
    Ci siamo resi conto che sara’ nuovamente necessario camminare e ragionare insieme, non solo nello spazio di pochi giorni d’agosto [così come ci insegnano le emergenze estive] ma anche successivamente, con l’obbiettivo importante di costruire un percorso assieme alle lavoratori del sesso, in forma stabile. E’ tempo di organizzarsi… Anna e le altre sono pronte!

    CARTA http://www.carta.org/campagne/diritti+civili/14823 

     

     
    Termoli, ambulante nel portabagagli: il fermo brutale
    mercoledì 27 agosto 2008
    A Termoli la polizia municipale blocca un venditore ambulante e lo trascina sull'asfalto fino a chiuderlo nel portabagagli. Ma la gente che assiste alla scena in strada ritiene esagerate le maniere degli agenti e denuncia l'accaduto. Telefonini e macchina fotografica in mano, quello che è successo la sera del 23 agosto lungo corso Nazionale è documentato da queste immagini tratte da Primonumero.it
     
    Lettera ai giornali di Genova
    mercoledì 27 agosto 2008
    Leggo le dichiarazioni dell'assessore Scidone e mi dico "questa persona sa che non sta dicendo la verità!"
    Le lavoratrici sessuali dei Carruggi sono li da sempre, sono parte di quei cittadini non ricchi a cui l'assessore dice che vuole migliorare la vita. Sono spesso esse stesse le proprietarie dei bassi in questione, e si vuole metterle sulla strada. Io stessa ho visto nei mesi scorsi le ingiunzioni, emesse dalla azienda sanitaria in collaborazione con il Comune, con l'ordine di sgombero per uso improprio di magazzino. E questa ingiunzione era intestata a delle lavoratrici sessuali che da anni lavorano in quei luoghi trasformati in piccoli "uffici", ma simili ingiunzioni  sono arrivate anche a qualche artigiano.
    Il TAR dirà se ad essere "improprie" non siano invece le ingiunzioni della ASL che non ha certamente giurisdizione sulla prostituzione.
    Vista da lontano questa operazione sembra semplicemente una operazione speculativa dove si sta cercando di eliminare da un quartiere i residenti più poveri e meno conformi al nuovo corso global/liberista del nostro Paese. Le mani avide di speculatori si posano nei vecchi quartieri caratteristici delle città stravolgendoli e costruendo case e banche (forse belle da vedere) dai prezzi proibitivi e fatte per una diversa classe sociale.  Le amministrazioni trovano più comodo dare il loro beneplacito a queste speculazioni piuttosto che tentare di recuperare un tessuto sociale ricco di tradizioni  e soprattutto ricco di solidarietà e tolleranza. Anche Genova mi pare abbia già sperimentato la dislocazione di popolazione di classe popolare in quartieri periferici.
    Non ho dubbio che delinquenti e criminali debbano essere contrastati e tolti dai vicoli, ma mi riesce difficile credere che tutte le lavoratrici sessuali siano criminali, o vittime di criminali e di sfruttatori.
    Anzi buttando fuori dai loro "uffici" persone che sono autonome nel loro lavoro si rischia di metterle nelle mani di sfruttatori che offriranno luoghi alternativi ma controllati e gestiti da terze persone. Oppure saranno costrette ad andare in strada, in quelle stesse strade che ci si da tanto da fare per sgombrarle dalle lucciole. Mi chiedo ma questi amministratori hanno una strategia in mente? Cosa si aspettano di ottenere alla fine? O agiscono senza alcun retropensiero complesso navigando a vista senza avere la minima idea delle conseguenze?
    Se il sindaco desidera veramente aiutare queste persone perchè non offre degli alloggi pubblici in cambio?

    Pia Covre
    Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute
     
    La solidarietà degli abitanti dei Caruggi genovesi:
    mercoledì 27 agosto 2008
    «Stiamo con le lucciole»
    23 agosto 2008| Simone Schiaffino

    Dopo l'annuncio, da parte di palazzo Tursi, del giro di vite sulla
    prostituzione, dopo la clamorosa controffensiva annunciata dalle stesse
    professioniste (una manifestazione in piazza De Ferrari, con mascherine sul
    viso e generosi decoltè esposti in corteo) ora è il momento della
    solidarietà. Un gruppo di residenti, in un documento inviato alla portavoce
    delle "lucciole" Penelope e, per conoscenza, anche al Secolo XIX, esprime
    vicinanza e attestazione di stima per le donne che "fanno la vita" nei
    caruggi. «Chiediamo alla giunta Vincenzi di riflettere meglio sulla
    soluzione che ha tentato di dare al fenomeno, tutto genovese, dei "bassi"»
    dice il comitato "Nati nei vicoli", rappresentativo di circa venti abitanti
    del centro storico, di età compresa tra i 20 e i 40 anni.

    Ieri pomeriggio, centro storico. Un coccodrillo appeso alla parete, qualche
    soprammobile "etnico" spunta da mensole e ripiani. La luce, manco a dirlo, è
    soffusa e rossastra. Siamo in un "basso", alle Vigne. Nel distretto a luci
    rosse del centro storico. È il luogo di lavoro di Penelope, potenziale
    portavoce (dopo gli articoli apparsi ieri sul Secolo XIX) delle lucciole
    della città antica. Quelle che l'ordinanza della "sceriffa" Vicenzi vuole
    sfrattare. O, al più, togliere dalla vista di tutti.

    Penelope fa entrare nell'alcova l'obiettivo del fotografo. Sicura di sé, e
    soddisfatta del modo in cui le sue dichiarazioni sono state riportate sul
    giornale. La ribalta mediatica a cui l'ordinanza del sindaco - che
    disporrebbe la chiusura coatta degli alloggi ad altezza strada, con la sola
    prova dell'esercizio della prostituzione al loro interno - ha dato coesione
    alla categoria. Ha creato un meccanismo di revanche. Un impulso di orgoglio
    "consortile", verrebbe da dire.

    «Adelante, adelante» fa strada Penelope. La "professionista" colombiana di
    54 anni, residente a Genova e proprietaria dell'alloggio accetta di parlare,
    a patto che il Secolo XIX non menzioni il punto preciso del suo "negozio
    hard".

    «Qui è tutto a norma. Pulito, funzionante, sicuro. L'impianto elettrico è
    stato revisionato - dice la donna, indicando il "salvavita", che fa capolino
    su una parete, seminascosto da pomate lubrificanti e oli per massaggi -. Gli
    scarichi dell'acqua sono ok: ho avuto l'ispezione dei tecnici comunali pochi
    giorni fa. Qui gli accertamenti sono molto frequenti...». C'è un motivo:
    fino ad oggi l'espediente dell'amministrazione per chiudere i "bassi" era
    stata l'irregolarità sanitaria, il profilo dell'abitabilità dei locali ad
    altezza strada. Da settembre, come detto, il decreto Maroni ha fornito ai
    primi cittadini nuovi strumenti, le ordinanze legate al "decreto sicurezza",
    che sembrano avere la fantasia come unico limite.

    «Non mi interessa - taglia corto Penelope - da qui non ci mandano via.
    Almeno noi, privilegiate: che godiamo di cittadinanza italiana e casa in
    proprietà». Mentre parla al cronista arrivano i ragazzi del comitato "Nati
    nei vicoli", con un documento in mano. «Prenda prenda - dice uno dei
    giovani - qui c'è la nostra opinione di abitanti del centro storico. Le
    "ragazze di vita" tengono puliti i vicoli, lontani ladri e spacciatori. I
    "bassi" sono a norma: il problema è morale, non di sicurezza. L'Italia
    dimostra un bigottismo disarmante nei confronti dell'esercizio della
    prostituzione. Siamo con loro - concludono i giovani del comitato - e ci
    saremo anche quando andrà in scena la manifestazione di settembre. Quando le
    lucciole usciranno allo scoperto, in corteo».

     
    Lettera ai giornali di Parma
    mercoledì 27 agosto 2008

    Gli avvenimenti di Parma relativi alla prostituzione ci hanno molto colpite
    e sorprese, sorprese perché Parma ha una storia ammirabile e significativa
    per il nostro intero Paese. I cittadini e le cittadine si sono sempre
    distinti nelle lotte collettive per la libertà e per il progresso sociale ed
    anche economico del Paese. Le scelte politiche e sociali di questa città
    venivano un tempo prese a modello nel mondo. Non posso non ricordare  quell'illustre
    cittadino di Parma  uomo politico e amministratore che fu Mario Tommasini,
    il quale ci ha fatto l'onore di essere un sostenitore della lotta delle
    prostitute per la conquista dei diritti civili. Chissà cosa avrebbe provato
    a vedere la donna in  quell'immagine, ultima degli ultimi, abbandonata e
    desolata, oltraggiata nell'intimità della sua disperazione e della sua
    sofferenza.
    Non sarebbe piaciuta questa Parma a Mario Tommasini. Si sarebbe indignato
    del trattamento riservato alle persone prostitute. Lui non si sarebbe
    limitato a parlare sarebbe andato a "sollevarla".
    Certamente non avrebbe reagito come i molti politici che hanno detto di
    tutto pur di minimizzare l'accaduto e spostare l'attenzione dal grave fatto
    verso orizzonti di ordinaria pulizia urbana e sociale nel bene delle povere
    vittime. Anzi ci dicono che stanno combattendo a favore della loro dignità e
    per liberarle dallo sfruttamento.
    Anche oggi abbiamo il disgusto di leggere le affermazioni fatte da Carla
    Mantelli la quale ci dice che "vendere" il corpo è contro la dignità, ma
    trattare le prostitute e i loro corpi in quel modo come si è visto a Parma
    non crede che sia contro la dignità?
    Si può restare comodamente seduti dentro un'istituzione che si comporta
    così?
    Si può far finta  che tutta l'Europa si stia movendo contro la prostituzione
    e ignorare che Paesi importanti come la Germania ha riconosciuto lo status
    ai lavoratori/rici sessuali. Noi possiamo restare qui a farne una questione
    di morale anzi di doppia morale?
    Si può mentire spudoratamente dichiarando che le Associazioni e gli Enti
    Locali che si stanno adoperando a sostenere le vittime lottano contro la
    prostituzione.
    Le associazioni e gli Enti Locali stanno lottando contro lo sfruttamento, e
    riguardo alla prostituzione hanno posizioni diverse. Tanto che un tavolo
    ampio di associazioni si è già espresso a favore di politiche che non
    criminalizzino chi è vittima dello sfruttamento e dei trafficanti, e contro
    la criminalizazione  dei clienti quando non commettano specifici reati come
    gli incontri con minori. Perché una volta che sono sotto protezione dello
    Stato le vittime sono uno strumento indispensabile per la lotta al racket.
    Sarebbe interesse reciproco, sia delle donne sfruttate che della polizia se
    vi fosse una collaborazione. Purtroppo le vittime di tratta hanno una paura
    profonda degli agenti, perché nei loro paesi d'origine la polizia
    rappresenta ben altra cosa che senso di protezione. Ora potranno certamente
    pensare lo stesso degli agenti italiani, farle collaborare a liberarsi e
    denunciare per le Associazioni sarà da oggi molto più difficile.
    Comunque se potessimo farci ascoltare io vorrei dire a Mario Tommasini che
    noi, le prostitute, nonostante tutto continueremo a lottare e a camminare a
    testa alta senza vergogna. Come ci ha insegnato Mario altri devono provare
    vergogna.

    Pia Covre
    Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute

    22/08/08



     
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    martedì 19 agosto 2008
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    LA MANO VIOLENTA DEL POTERE SULLE PROSTITUTE
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    Il garante dei detenuti:
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    giovedì 14 agosto 2008
    BASTA CON I MALTRATTAMENTI ALLE PROSTITUTE, CERTI DIRITTI OFFRE ASSISTENZA LEGALE IN ATTESA DI REGOLAMENTAZIONE DELLA PROSTITUZIONE:

    Dichiarazione di Marco Perduca, Senatore radicale - Pd e Guido Allegrezza, membro del Direttivo dell'Associazione radicale Certi Diritti:

     
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