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mercoledì 02 aprile 2008 |
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Corriere della Sera.it 2-03-08
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giovedì 27 marzo 2008 |
BELLINZONA – “Non è giusto! Io sono costretta a lavorare dodici mesi all’anno solo per dare i soldi a loro”. “Siamo veramente poche, però dobbiamo pagare per tutte”. “A me sembra che questo sia vero e proprio sfruttamento dello prostituzione”. A parlare sono tre donne che da diversi anni lavorano come prostitute nel nostro Cantone. Provengono da paesi appartenenti alla Unione europea e quindi possono fare richiesta del permesso di lavoro e svolgere il mestiere più antico del mondo in piena legalità. E allora perché si lamentano? La causa scatenante della rabbia di queste donne è il sentimento di subire un’ingiustizia da parte dello Stato. Come tutti i cittadini, anche loro devono pagare le tasse. Il problema però, ci hanno spiegato Lara, Serena e Ivana (i nomi sono fittizi) è che il Cantone ha stabilito che tutte le prostitute registrate devono pagare la stessa cifra, basata sul presupposto che le donne guadagnino, tra i 50000 e i 70'000 franchi netti all’anno. Come ci hanno spiegato le tre donne si tratterebbe di sborsare tra i 550 e i mille franchi al mese solo per pagare le tasse. La cifre però raddoppia perché oltre alle imposte c'è anche la cassa malati e l’avs da pagare. Tutti soldi che le illegali non spendono.
Non tutte le prostitute guadagnano la stessa cifra all’anno
Dove sta l’ingiustizia? Tutte quante affermano con veemenza che non è possibile pensare che tutte le prostitute riescano a guadagnare tutti quei soldi. I motivi sono diversi. Non tutte riescono a fare lo stesso numero di marchette in un giorno o in una settimana. La maggior parte inoltre, non lavora 365 giorni all’anno, anzi. Le tre donne da noi interpellate lavorano due o tre mesi, poi si prendono una pausa, spesso per tornare a casa. È possibile che altre lavorino di più, “ma in genere”, ha spiegato Lara, “non ce la fai”. Ma tutto questo il fisco cantonale non lo prende in considerazione, a quanto pare. Così come non considera che per esercitare la professione, le prostitute devono anche sostenere delle spese. Come ci ha spiegato in particolare Lara, che si trova in Ticino da più tempo rispetto alla altre due ragazze, la voce più importante è senz’altro l’affitto della stanza in cui si lavora: 5'000 franchi in un mese. A questo bisogna aggiungere l’affitto dell’appartamento in cui invece si vive, perché spesso le prostitute non vivono dove lavorano, si tratta di due luoghi separati. Come per tutti gli altri cittadini che vivono in forma regolare nel nostro Cantone poi, ci sono le altre fatture da pagare, come la cassa malati e l’AVS.
Costretta a lavorare solo per pagare le tasse
Lara ci ha spiegato che per molti anni ha esercitato la professione senza il permesso e nonostante questo non ha mai avuto guai con la polizia. Ad un certo punto però il gerente del locale in cui lavorava l’ha obbligata a registrarsi, pena l’esclusione dal giro. Lara allora si è messa in regola e da quel giorno, ci spiega, le è caduto il mondo addosso. “Ho vissuto per due anni”, ci racconta, “con l’angoscia di non riuscire a pagare le tasse. Per i primi mesi pagavo 1'000 franchi ogni mese, poi 500”. Ma il problema più grave, hanno sottolineato le tre donne, è che il fisco non conosce la nostra realtà. Sempre Lara ci ha detto che negli anni in cui lavorava in forma illegale, lei restava nel nostro paese tre o quattro mesi e poi tornava a casa. Una volta registrata si è trovata costretta a lavorare dodici mesi all’anno e solo per poter pagare le tasse. Secondo Lara, c’è una sorta di contraddizione in questo sistema perché in un certo senso le prostitute sono obbligate a lavorare di più in questo modo, anche a scapito della loro salute. Lara oltretutto si è trovata costretta a vivere nella stanza in cui lavorava perché non poteva più permettersi di pagare l’affitto di un appartamento. “Mettermi in regola”, ha raccontato Lara, "è stato lo sbaglio più grande che potessi fare. Non lo consiglierei a nessuno".
Le prostitute legali pagano anche per tutte le altre?
Le prostitute registrate sono una piccola percentuale rispetto a quelle non registrate. Di conseguenza solo una minoranza deve pagare le tasse, mentre tutte le altre mettono in tasca tutto quello che guadagnano. Questo influenza il mercato, in quanto una squillo illegale può anche permettersi di abbassare i prezzi, “tanto tutto quello che guadagna è suo”. Le prostitute legali sono ancora una volta penalizzate. Il permesso di lavoro inoltre non offre nessun tipo di garanzia. Nemmeno il timore delle retate e dei controlli di polizia è un motivo per regolarizzarsi. Come ci ha rivelato Ivana, “se la polizia ti becca senza permesso, al massimo paghi una multa di 900 franchi. Inoltre non capita spesso di finire in un controllo, al massimo una o due volte all’anno, per cui i conti sono presto fatti: meglio pagare la multa e poi continuare a lavorare, che pagare fino a 12'000 franchi di tasse all’anno solo per essere in regola”. Il permesso non dà alcun vantaggio, anzi. Serena ci ha raccontato che quando si è messa in regola, i gestori dei locali le hanno chiuso le porte in faccia, “per loro”, ci ha spiegato Serena, “è meglio affittare la stanza ad una ragazza senza permesso, così possono fare quello che vogliono e possono scopare gratis.” Con le ragazze regolari non si può. "Chi me lo fa fare di tenere il permesso?" Dicono in coro le tre donne che stanno seriamente pensando di restituirlo come già hanno fatto diverse colleghe che sono tornate nell’illegalità.
Le tre donne hanno sottolineato che sarebbero ben disposte a lavorare in forma regolare e pagare le tasse (come tutti i cittadini), ma però queste dovrebbero essere giuste, basate sul lavoro effettivo.
“Il sistema non funziona”
Secondo queste donne le ingiustizie e le contraddizioni nel modo di tassare le prostitute sono troppe e tutte hanno la sensazione che il fisco non abbia veramente un’idea chiara della realtà in cui lavorano le squillo. “Chi ha deciso che noi guadagniamo tutte 50'000 o 70'000 franchi all’anno?” si chiede Ivana. Sentendo le loro testimonianze inoltre si capisce che è anche difficile per l’Ufficio delle contribuzioni tassare queste donne. “Io sono andata a chiedere informazioni,” ci racconta Serena, “e nemmeno loro sapevano cosa dovevo pagare, solo ora mi è arrivata della documentazione per gli anni scorsi.” Anche i controlli sembrano poco efficaci, se non addirittura inesistenti: “Io se lavoro pago”, spiega Ivana, “ma se no, non pago e non succede niente anche perché persino all’Ufficio non sanno cosa fare dato che ci sono parecchie proteste”. Serena invece ricorda di aver sentito in TV un nostro consigliere di Stato affermare che in Ticino “non vogliamo mantenere un’economia basata sulla prostituzione”. Ma allora, si chiede Serena, “non dovrebbero esserci queste distinzioni e bisognerebbe tassare le prostitute come tutti gli altri cittadini.”
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giovedì 27 marzo 2008 |
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Nel distretto di New York Sud, Boyd M. Johnson III é il magistrato a capo della sezione che si occupa di corruzione pubblica: é lui che sta seguendo il caso dell'Emperor’s Club V.I.P, il giro di prostituzione in cui, secondo le fonti anonime del New York Times, é rimasto coinvolto, come cliente, il governatore di New York, Spitzer. Sarà lui, con il suo capo, il procuratore Michael J. Garcia, a decidere se esistono i presupposti per incriminare l'ex governatore.
L'inchiesta é in corso e si dice che, oltre alla possibilità di un'incriminazione per aver effettuato i pagamenti al club in modo tale da impedire l'identificazione del pagante e dei destinatari, e oltre alla possibile violazione della legge Mann sul traffico interstatale di prostitute, gli inquirenti stiano lavorando anche su altre piste. Per esempio si vuol capire se Spitzer abbia usato i fondi raccolti per la campagna elettorale per pagare delle prostitute, se abbia coinvolto impiegati dello Stato in attività illegali, o abbia compiuto viaggi ingiustificati servendosi del denaro pubblico al solo scopo di facilitare i propri incontri.
Secondo il NYTimes i due magistrati godono della fama di persone severe e oneste, dotate della giusta dose di aggressività e discrezione, e prenderanno una decisione ponderata solo dopo aver sentito gli avvocati che Spitzer ha già nominato, sebbene al momento non sia accusato di nulla. L'equilibrio dimostrato dai procuratori é testimoniato dai pareri di illustri avvocati, anche se esistono a proposito opinioni contrastanti da parte di qualche personaggio che li ha conosciuti in veste di imputato o di condannato.
"I procuratori si esaltano al massimo grado se vengono coinvolti dei personaggi pubblici - ha dichiarato al NYT uno di questi ex-imputati - Per loro si tratta di un'occasione che aumenta le possibilità di entrare in qualche grosso studio di avvocati nel dipartimento che difende i colletti bianchi. E' qualcosa che li rende più appetibili sul mercato".
Certo l'obiezione che più spesso viene mossa in questi giorni all'indagine sull'Emperor's Club riguarda il livello di aggressività e di intensità, e l'adozione di metodi particolarmente intrusivi (indagini bancarie, intercettazioni, pedinamenti), tutti aspetti inusuali quando si tratta di inchieste sulla prostituzione, soprattutto nei confronti dei clienti. Eppure, anche se attualmente la prostituzione non costituisce una priorità fra quelle del Dipartimento della Giustizia americano, i mezzi impiegati dagli inquirenti sono giustificati da altre considerazioni.
Scrive il NYTimes: "Gli avvocati dell'accusa e gli inquirenti sostengono che il dispiego di risorse nel caso del signor Spitzer e dell'Emperor’s Club V.I.P. é da considerarsi giustificato e necessario perché il caso comportava la possibilità che alcuni reati fossero stati commessi dalla più alta carica elettiva di New York, che in passato era stato procuratore capo dello Stato".
E un ex-procuratore, Bradley D. Simon, ha dichiarato: "Sebbene sia raro che simili mezzi vengano utilizzati per indagare sull'attività di un giro di prostituzione, la presenza fra le persone coinvolte di un politico di livello tanto alto impone di modificare i criteri. Se si scopre qualche elemento che possa provare che un'alta carica é coinvolta in violazioni del codice penale può essere ragionevole proseguire e approfondire".
Così si spiegherebbe anche l'insolita quantità di dettagli, alcuni molto espliciti, riferiti nella dichiarazione giurata dell'FBI a proposito del cliente n. 9, (identificato dal NYT con Spitzer): una quantità nettamente superiore a quella fornita per gli altri 10 clienti.
Robert D. Luskin, un ex- procuratore, ora avvocato della difesa spiega: "Se il Governo (in questo caso il ministero del Tesoro che vigila sulle transazioni bancarie, ndr.) riceve un 'Rapporto di Attività Sospetta' su un'alta carica, sarebbe una negligenza non approfondire, anche solo per verificare che non si tratti di un caso di corruzione o di estorsione".
E i funzionari interessati sostengono che, lasciando cadere il caso senza un supplemento di indagini, avrebbero corso il rischio di venire accusati di voler insabbiare il tutto. E, sempre a difesa del proprio operato, sottolineano che gli investigatori non hanno creato situazioni fasulle né hanno teso tranelli a Spitzer per coglierlo in fallo.
Nessuno lo ha spiato nella camera dell'albergo, nessuno ha cercato di ottenere la prova del DNA. Non é stato necessario: Spitzer si é rivelato una preda facile e dunque, par di capire, dovrebbe prendersela solo con se stesso.
di Giulia Alliani per www.osservatoriosullalegalita.org
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giovedì 27 marzo 2008 |
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di Sarah Nella da CARTA 21 marzo 2008
Si sono svolte venerdì 20 marzo a Parigi le seconde assisi della prostituzione. «Il nostro obiettivo è lottare contro la Legge sulla sicurezza interna [Lsi] – spiega Cornelia Schneider, del gruppo di supporto per persone transgender di Strasburgo– proposta da Nicolas Sarkozy nel 2002, quando era ministro dell’interno e approvata nel 2003. La Lsi ha istituito un nuovo reato, quello dell’adescamento passivo. Secondo Sarkozy doveva proteggere le prostitute ma non ha fatto altro che penalizzarle a livello economico e criminalizzarle. L’insieme dei lavoratori del sesso è contrario a questa legge». L’adescamento passivo è punito da due mesi di carcere e 3750 euro di multa.
Le Assisi sono state convocate dal collettivo Diritti e prostituzione che si è costituito nel 2003 proprio per lottare contro questa legge, riunisce associazioni attive in tutta la Francia, come Act-up, Medici del mondo, Grisélidis, Bus di donne, Cabiria… Ufficialmente istituita per smantellare lo sfruttamento delle donne, ha in realtà prodotto arresti a catena: oltre alla polizia dei costumi, anche la polizia municipale, i celerini e la polizia delle frontiere possono intervenire dal 2002 nella repressione della prostituzione.
Alle Assisi, hanno partecipato anche organizzazioni provenienti dal Belgio, dalla Gran Bretagna, dall’Irlanda, dalla Svizzera e dalla Spagna: «E’ solo un inizio – prosegue Cornelia – perché l’anno prossimo vorremmo dare alle assisi una dimensione davvero internazionale».
La repressione dell’adescamento ha avuto un effetto pesante anche sul lavoro delle prostitute migranti sans papiers, perché permette il sistematico controllo dell’identità. Da quando è entrata in vigore la legge, anche lavoratori del sesso stranieri in regola sono state espulsi dal territorio.
L’ipotesi di penalizzare il cliente, di cui si discute in molti paesi europei, peggiorerebbe ulteriormente la situazione secondo il colettivo Diritti e prostituzione. «L’esempio della Svezia – si legge nell’appello che convoca le assisi – mostra che la penalizzazione dei clienti, proibendo indirettamente la prostituzione, ha per prime e principali vittime i lavoratori del sesso, che, nascosti dagli abitanti, sono tuttavia esposti a molti pericoli». Nel programma del Partito socialista alle elezioni presidenziali era stata proposta la penalizzazione dei clienti anche in Francia.
A Tolosa, secondo la polizia e le associazioni, la presenza delle prostitute è calata dall’entrata in vigore della legge, come riporta l’Istituto nazionale della prostituzione [www.iprostitution.org]. Le forze dell’ordine hanno registrato tra il 2006 e il 2007 una «diminuzione del 50 per cento del numero di prostitute». Per Isabelle Schweiger, dell’associazione Grisélidis, che opera a Tolosa, «la legge ha stigmatizzato le prostitute per motivi del tutto vaghi. Finché sono solo loro ad essere colpite però, nessuno dice nulla».
E perfino il Nid, un’associazione di stampo cattolico, che si batte per l’abolizione della prostituzione e il loro reinserimento, «ignora – precisa Cornelia Schneider – che la maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso hanno scelto questo mestiere», è critica sulla Lsi. «La legge ha effetti negativi – spiega Rosine Baron, direttrice dell’associazione a Tolosa – Si vedono meno prostitute per strada solo perché temono di essere schedate. Quindi diventano meno reperibili per noi e per gli altri attori sociali e di conseguenza più deboli di fronte alla violenza degli sfruttatori, ma anche dei clienti. Questi ultimi sanno che anche in caso di violenza non verranno denunciati. Molte lavorano ora in luoghi isolati e pericolosi o a casa: l’adescamento su internet è in aumento».
Per ottenere più visibilità, sabato 22 marzo si svolgerà la terza «PutePride», marcia dell’orgoglio dei lavoratori del sesso. L’appuntamento è alle tredici, place Pigalle, a Parigi, «per chiedere – dice Cornelia–ancora una volta di potere esercitare il proprio mestiere nelle migliori condizioni e di aver gli stessi diritti di tutti i cittadini». http://www.carta.org:80/campagne/diritti+civili/13305
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giovedì 27 marzo 2008 |
DI ARTURO ZAMPAGLIONE da La repubblica 17 marzo 2008
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lunedì 17 marzo 2008 |
| «Onore alla Merlin, grande donna e grande politica». L'omaggio non rituale arriva, dopo 50 anni, da un'esponente della categoria, Pia Covre , pordenonese, leader del Comitato per i diritti civili delle prostitute. «In quel momento, rispetto alle condizioni delle prostitute - dice la Covre - Lina Merlin ha fatto una grande cosa, la sua legge è stata una grande conquista di libertà». Detto questo, però, durante questi anni, l'applicazione della legge ha risentito di «interpretazioni restrittive». Un esempio? «La prostituzione non è vietata se autogestita. Ancora oggi, però, se due donne affittano una casa per lavorare, scatta il favoreggiamento». Oggi la categoria rivendica tutele: «Queste donne devono poter essere riconosciute come lavoratrici autonome, e come tali pagare anche le tasse ma al tempo stesso rientrare a pieno titolo nelle protezione del welfare. Le straniere, di conseguenza, dovrebbero avere il permesso di soggiorno, come qualunque altro lavoratore. Un modo per eliminare il rischio dell'illegalità». Le tante richieste di modifica della legge, per Covre , mirano «a controllare e a ghettizzare. Non ci si mette in mente che la prostituzione può essere un lavoro autonomo. Che praticare la prostituzione è un diritto, ha bisogno solo di una regolamentazione leggera». Le "zone rosse" non risolvono il problema, «va data piuttosto la possibilità di scegliere, come l'autogestione nelle case o nei club. Oggi poi i clienti cercano emozioni che 50 anni fa non concepivano nemmeno». Luana Zanella, parlamentare dei Verdi, si rammarica invece che questo anniversario «non possa essere onorato dall'approvazione del disegno di legge predisposto dal ministro Amato, che era una buona base per il lavoro parlamentare, ma anche per il confronto sociale e culturale». Per la deputata veneziana, quella legge «contribuì a far fare un salto di civiltà al nostro paese», e «se oggi c'è bisogno di una nuova normativa è perché il contesto è molto cambiato e perciò occorre una legge che garantisca l'equilibrio di tutti i diritti in gioco». Il «nodo cruciale è il contrasto allo sfruttamento e alla tratta delle persone», perché «se davvero si vuole stare dalla parte delle vittime, questo è il terreno di azione e non la cancellazione di una legge di garanzia come la Merlin». |
Il Gazzettino 20-02-08
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martedì 11 marzo 2008 |
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Milano 9 marzo 2008
La proposta dell'assessore alla Cultura di Milano mira a combattere il racket della prostituzione
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lunedì 10 marzo 2008 |
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Di Vittorio Agnoletto Un trans brasiliano aspetta di essere visitato nell’infermeria del Cpt di Corelli. Nella sala d’ attesa ci sono due file di sedie, la prima è occupata da rappresentanti delle forze dell’ordine, la seconda da altri immigrati. Non ci sono posti liberi nella seconda fila, si siede vicino a un poliziotto. Scattano gli insulti e la rissa. Il brasiliano viene preso e portato in un’altra stanza, viene picchiato da sette o otto poliziotti. È solo una delle denunce che ho raccolto insieme all’avvocato Livio Neri nel corso delle due visite che ho svolto giovedì 6 e venerdì 7 marzo al Cpt di via Corelli. Un altro caso eclatante e drammatico riguarda S.R.M, una donna cilena che ha vissuto una vera e propria odissea: il 7 febbraio scorso mentre la portavano in aeroporto per essere espulsa, disperata, si è tagliata le vene; a quel punto è stata prima blandamente medicata, poi presa a schiaffi, sedata coattivamente e messa di forza sull’aereo. L’equipaggio si è rifiutato di imbarcarla ed è stata riportata al Cpt. Entrambi hanno sporto denuncia.Le situazioni a dir poco paradossali, tra i 99 migranti presenti oggi nella struttura, non sono finite: da alcuni mesi la “novità” del Cpt sono le badanti, assunte in nero e “scaricate” dalle famiglie presso cui lavoravano nel momento in cui vengono fermate per qualche controllo e risultano prive del permesso di soggiorno.C’è T.Y.M, originaria del Ciad, che ha chiesto asilo politico, le è stato rifiutato ma la commissione giudicatrice sostiene che non possa essere rimpatriata a causa dei conflitti che dilaniano il suo Paese. Tra due giorni scade il termine di detenzione al Cpt (60 giorni). Quale sarà il suo destino? Resta in un limbo.A.A.L., nigeriano, da 26 anni in Italia con regolare permesso di soggiorno, lavora come autotrasportatore, abita a Cremona. Il permesso di soggiorno scade il 26 gennaio 2006, chiede alla questura di Cremona il rinnovo; gli viene prolungato il permesso fino all'aprile 2006. Ma proprio in aprile viene arrestato per una rissa. Uscito da S. Vittore viene portato in questura dove gli viene notificata l'espulsione per il permesso di soggiorno scaduto. Lì spiega che gli era stato prolungato dalla questura; essendo in carcere non aveva potuto rinnovarlo. Le sue ragioni vengono ignorate: finisce al Cpt in attesa di espulsione. Corelli significa poi famiglie distrutte. Come nel caso di un uomo tunisino, nel nostro Paese da 19 anni; convivente di una marocchina con cittadinanza italiana con la quale non può sposarsi perché la donna è in attesa del divorzio da un precedente matrimonio. Ma quando finalmente tutto è pronto, B.M. si rivolge al consolato tunisino per avere i propri documenti e scopre che la pratica durerà dai due ai tre mesi. Giusto il tempo per essere fermato, come accade, condotto al Cpt e ora rischia di essere espulso entro il 13 marzo.Un episodio analogo ha coinvolto H.A.C., tunisino domiciliato a Perugia da 15 anni, vive con la compagna, una donna ucraina con regolare permesso di soggiorno, dalla quale ha avuto un figlio, che oggi ha 7 anni, e ne aspetta un secondo. Con loro vive anche un’altra figlia del tunisino. Ebbene, l’uomo è stato condotto in via Corelli per l'espulsione, separato dalla famiglia: oltre tutto il suo era l’unico stipendio in casa.Dulcis in fundo, gli infortuni sul lavoro. C.C. è un giovane tunisino, da 3 anni in Italia, lavora in nero nel campo dell’edilizia; nel 2006 subisce un incidente sul lavoro con gravi conseguenze alla schiena e all'occhio destro. Viene aperto un procedimento all'Inail per il riconoscimento dell'infortunio e la relativa richiesta di risarcimento. Nel frattempo però viene fermato e, non avendo il permesso di soggiorno, portato al Cpt. Il magistrato non convalida l’espulsione a causa del processo in corso, ritenendo che C.C. debba restare in Italia fino alla fine della causa. Ma dopo due giorni viene riportato in questura dalle forze dell'ordine dove gli viene notificato un nuovo decreto d'espulsione che questa volta un altro magistrato convalida.
Questo è, oggi, Corelli. Di fronte a queste storie di vita risulta ancor più comprensibile la richiesta avanzata da più parti affinchè tutti coloro che hanno presentato domanda in occasione dell’ultimo decreto flussi, dimostrando di avere un lavoro stabile in Italia, possano essere regolarizzati, e non solo i 170mila previsti dall’esecutivo. Ritengo anche doveroso che il governo chieda alla polizia di avviare al suo interno delle indagini per quanto riguarda i due episodi di violenze denunciati.
Fonte: Liberazione 08/03/2008
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mercoledì 20 febbraio 2008 |
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| Pia Covre: onore alla Merlin, grande donna |
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ROMA - "Onore alla Merlin, grande donna e grande politica". Dopo cinquant'anni, la firmataria della legge che chiudendo la case di tolleranza riconsegnò dignità alle 'schiave del sesso', non è affatto dimenticata. A renderle omaggio, a riconoscerle quel ruolo strategico nella storia italiana, è 'una' della categoria, Pia Covre, leader del Comitato per i diritti civili delle prostitute. "In quel momento, rispetto alle condizioni delle prostitute - dice - Merlin ha fatto una grande cosa, la sua legge è stata una grande conquista di libertà". Positiva, l'abolizione dell' ingerenza dello stato, lo sfruttamento delle donne, la loro schedatura. Detto questo, però, durante questi anni, l' applicazione della legge ha risentito di "interpretazioni restrittive". Un esempio? "La prostituzione non è vietata se autogestita. Ancora oggi, però, se due donne affittano una casa per lavorare, scatta il favoreggiamento". Dopo mezzo secolo, la domanda e l'offerta della professione (70 mila le operatrici) sono cambiate. La categoria rivendica tutele: "le lavoratrici hanno diritto a garanzie. Devono poter essere riconosciute come lavoratrici autonome, rientrare a pieno titolo - sottolinea Covre - nelle tutele del welfare e come tali pagare anche le tasse. Le straniere, di conseguenza, dovrebbero avere il permesso di soggiorno, come qualunque altro lavoratore. Un modo per eliminare il rischio dell'illegalità". Le tante richieste di modifica della legge, per Covre, mirano "a controllare e a ghettizzare. Non ci si mette in mente che la prostituzione può essere un lavoro autonomo. Che il controllo, proibizionista, non ha efficacia. Praticare la prostituzione è un diritto, ha bisogno solo di una regolamentazione leggera". E le 'zone rosse' non risolvono il problema: "non si possono fare da noi. Nessuno le accetterebbe, come avviene all'estero in paesi con altre storie, e non si possono calare dall'alto". E poi, ci sono tanti modi per fare la professione, va data la possibilità di scegliere, come l'autogestione nelle case o nei club. Nel nostro paese, il 70% delle prostitute sono straniere. "Anche in questo mestiere incide il panorama generale dell' immigrazione, come per tutte le altre attività. Lo sfruttamento c'é, le donne finiscono in reti che le stritolano ma è un problema globale". Certo le immigrate hanno cambiato l'offerta ma anche la domanda è cambiata, sono cambiati i costumi sessuali. "Dai clienti ci sono richieste diverse, soprattutto più curiosità e c'é meno timidezza. I clienti cercano emozioni che 50 anni fa non cercavano quando erano meno liberi e meno preparati". Le donne che chiamano al Comitato sono donne in difficoltà, magari sfruttate. Ma chiamano anche donne per avere informazioni su come lavorare, su come affittare un appartamento.
altri articoli http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_13519622.html
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ANSA 2008-02-16 14:01
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lunedì 18 febbraio 2008 |
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Pordenone 15/2/08
La Consulta Regionale per l’Immigrazione, organismo previsto dalla legge regionale 5/2005 del Friuli Venezia Giulia, riunitasi in data 15 febbraio c.a. a Pordenone, esprime viva preoccupazione per i contenuti delle ordinanze emesse dal Sindaco di Azzanao Decimo, che di fatto discriminano tanto le/gli immigrate/i comunitarie /i che extracomunitarie/i, residenti nel territorio di quel comune. In un paese dove la Costituzione garantisce a tutte ed a tutti pari dignità e pari diritti ed in una regione che ha saputo in modo aperto ed innovativo adottare una legge per l’accoglienza e per l’integrazione delle straniere e dei stranieri, risultano le decisioni del primo cittadino di Azzano Decimo inaccettabili, pericolose e da respingere. Constatato che una delle ordinanze menzionate è in completo contrasto con le normative regionali in merito assistenza sociale (legge 6) , la Consulta sollecita la Giunta Regionale nel DIFFIDARE il comune nel mantenere il provvedimento ed eventualmente di esercitare il potere SOSTITUTIVO, previsto in questi casi. Analogamente auspica che il Prefetto di Pordenone faccia rispettare le vigenti disposizioni nazionali previste sulla residenza, annullando le rispettive ordinanze. La Consulta ha altresì richiesto un urgente incontro con la rappresentanza dell’ANCI, per avviare un confronto su questi temi.
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mercoledì 13 febbraio 2008 |
Cristiano Belliato, primo cittadino di Spresiano, in provincia di Treviso ha deciso di contrastare il fenomeno della prostituzione incontrando i cittadini sulla Pontebbana, la statale più battuta dalle prostitute. La giunta ha approvato. Si pensa di organizzare anche dei buffet nelle serate di ricevimento
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martedì 12 febbraio 2008 |
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Addio alle prostitute da marciapiede sottoproletarie, old style e incolte. Ora si fanno largo le 'squillo digitali', spesso laureate, amanti dei programmi televisivi d'approfondimento e, nel 35% dei casi, soddisfatte della propria professione. Lo svela uno studio condotto dall'Associazione Sessuologi su un campione di 386 giovani prostitute a domicilio. Ma qual è l'identikit delle 'nuove' lucciole? Lo zoccolo duro è costituito da studentesse (27%), seguite a ruota dalle casalinghe (18%) e lavoratrici part-time che arrotondano il proprio stipendio ricevendo, di tanto in tanto, clienti in casa propria (in prevalenza operatrici di call center, ma anche operaie e impiegate). Si tratta, in sostanza, di donne che hanno scelto liberamente la professione e che, nel 43% dei casi, la ritengono tuttavia 'temporanea'. Cambiano poi gli orari di lavoro: il 26% delle prostitute, contattate telefonicamente in forma anonima, sceglie infatti di esercitare durante il primo pomeriggio, ovvero tra le 13 e le 15, abbandonando così la tradizionale fascia notturna scelta ormai dal solo 16% delle intervistate. E cambia in special modo il profilo socio-culturale di questa nuova categoria. Sovente laureate (nel 34% dei casi diplomate), poliglotte (l'11% parla correttamente una lingua straniera), leggono 5 o 6 libri l'anno (9% del totale) ed almeno un quotidiano al giorno(38%). Poco interessate a reality come il Grande Fratello, le lucciole seguono con interesse trasmissioni come Porta a Porta (23%), Anno Zero (12%) e La Storia siamo noi di Giovanni Minoli (18%). Decade, infine, anche la tradizione del 'luogo di lavoro': non più il 'classico' marciapiede ma piuttosto la propria abitazione, ritenuta più sicura, comoda e tranquilla, nella quale preferiscono ricevere i clienti solo per 3 o 4 ore (rispettivamente nel 21% e nel 17% dei casi).
Fonte: ANSA - 11/02/2008
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lunedì 11 febbraio 2008 |
| Montecatini - Adescavano i clienti in strada per poi consumare gli incontri di sesso a pagamento in un appartamento, attività interrotta dopo il blitz degli agenti del commissariato della cittadina termale. L'appartamento in via degli Oleandri è stato sequestrato e una dominicana di 37 anni, che aveva preso l'abitazione in affitto, è stata denunciata. Per lei l'accusa a è di favoreggiamento della prostituzione perchè nello stesso appartamento lavorava anche un'altra ragazza dominicana di 27 anni. Entrambe sono risultate in regola col permesso di soggiorno. |
| Posta sotto sequestro Casa di appuntamento di proprietà di una insegnante |
| brillante operazione dei Carabinieri |
Si tratta di un appartamento in zona “Boschetti” del Comune della Spezia, stabilmente adibito all’esercizio della professione del meretricio, quello sottoposto ieri a sequestro preventivo dai Carabinieri del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo del Comando Provinciale della Spazia.
La proprietaria, un’insegnante incensurata di 55 anni, è allo stato indagata per favoreggiamento della prostituzione.
Il sequestro è avvenuto nell’ambito dell’indagine codificata “Escort”, condotta dai militari nello scorso 2005, le cui conclusioni hanno fatto maturare al P.M. competente, l’intenzione di richiedere il rinvio a giudizio di oltre 20 persone tra brasiliane e italiani dediti, quest’ultimi, allo sfruttamento/favoreggiamento della prostituzione.
Nonostante il deferimento alla giustizia dei principali attori, l’appartamento continuava però ad essere adibito a “casa d’appuntamento” e tali circostanze emergevano a seguito dei numerosi controlli effettuati nel tempo dagli stessi Carabinieri inquirenti.
Per interrompere l’esercizio di tale illecita attività, è stato necessario richiedere la misura cautelare del sequestro preventivo dell’immobile, il cui decreto è stato ottenuto ieri dal G.I.P. del Tribunale di La Spezia ed immediatamente eseguito nella stessa serata.
Anche nell’occasione dell’apposizione dei sigilli, venivano sorpresi all’interno dell’appartamento, una giovane ragazza brasiliana in compagnia di un ingegnere 60enne spezzino.
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lunedì 11 febbraio 2008 |
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"Prima di aprire gli alberghi per le lucciole, i casotti o i casini, bisogna riconoscere la prostituzione come lavoro, al pari di altre attività. Come è stato fatto in Germania ed in Olanda". Carla Corso, portavoce dello storico "Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute", dice ad Apcom di "non capire bene" la proposta fatta dall'amministrazione comunale di Villorba. "Mi sembra una roba da... sono un po' imbarazzata".
La Corso è autrice di molti libri verità sulle lucciole. Ha raccolto per anni le loro testimonianze, insieme con Pia Covre, ha portato avanti le istanze di chi vende il proprio corpo per vivere e vuole essere rispettato. "Sul punto dico che non si può aprire un qualsiasi luogo per ospitare prostitute, perché servirebbe cambiare la legge Merlin. Se qualcuno vuol farlo vada in Parlamento e se ne faccia carico, anche di fronte al Vaticano".
Alcuni esperti, come Roberta Sapio, dicono però che la zonizzazione, l'autogestione delle lucciole, è positiva. "Queste sono proposte serie, ma noi siamo contro la riapertura dei bordelli, delle case chiuse, da sempre". Questa struttura sarebbe aperta anche ai senza tetto. "E allora hanno fatto un dormitorio, l'hanno chiamato albergo per lucciole e questa è solo una proposta da bruciare in campagna elettorale".
Il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute è nato di fatto nel 1982, a Pordenone, in seguito alle proteste delle lucciole contro i militare americani della vicina Base militare di Aviano "colpevoli di usare violenze verbali e a volte anche fisiche verso le prostitute", si spiega sul sito dell'associazione. Per fermare "la repressione messa in atto dalla polizia e dalla legge" le "peripatetiche" si organizzarono e iniziarono a fare proposte. Nelle newsletter di riferimento sono molte le mostre, gli spettacoli, i dibattiti.
"La legge Merlin - ha continuato la Corso - ha detto che la prostituzione non va fatta, il problema quindi non è trovare dove farla, ma consentire di farla, perché va riconosciuta come attività lecita, al pari di un lavoro qualsiasi lavoro informale, altrimenti parliamo di niente".
Fonte: Apicom. Roma, 08/02/2008
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lunedì 11 febbraio 2008 |
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Prostitute e sbandati potrebbero essere tolti dalla strada con vantaggio per la sicurezza della popolazione. E' l'idea di Liviana Scattolon, sindaco leghista di Villorba (Treviso). Villorba, piccolo centro alle porte di Treviso, e' attraversato dalla statale Pontebbana, un lungo nastro d'asfalto che di notte si popola di prostitute e dei loro clienti. Una piaga che va avanti da anni e che sta creando un vero e proprio allarme sociale. Il sindaco di Villorba ha quindi esposto una sua idea che e' ben lungi, come tiene a sottolineare lei stessa, da quella di riaprire le cosiddette case chiuse. Per le prostitute si potrebbe mettere a disposizione un albergo vero e proprio, con prezzi bassi, dove le donne possano incontrare i loro clienti, ma anche riposarsi, lavarsi, garantirsi quindi quel minimo di comfort che restituisce un minimo di dignita' umana. La proposta sta naturalmente sollevando un vespaio perche' si teme un deciso ritorno alla riapertura delle case chiuse, operazione tra l'altro vietata dalla legge. Ma la Scattolon insiste e si prepara a presentare la proposta all'approvazione della giunta, spiegando che l'hotel in questione non sarebbe solo aperto alle prostitute ma anche a sbandati e bisognosi, una sorta di hotel della solidarieta' che farebbe del bene ai derelitti e ripulirebbe le strade. Tutti i sistemi per combattere la prostituzione nella zona non hanno avuto risultati apprezzabili.
Le prostitute, cacciate dalle forze dell'ordine da una zona, si ripresentano poco piu' in la', con il consueto contorno di clienti e protettori e processioni infinite di auto in coda per le contrattazioni. Ma e' la stessa Lega Nord a frenare sulla proposta della compagna di partito Scattolon.
Secondo il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo l'idea e' buona ma non si puo' attuare: 'In Italia cose come queste non si possono fare, c'e' una legge che le vieta', ha osservato. Gobbo ha inoltre avvertito la Scattolon mettendola in guardia da strumentalizzazioni che potrebbero colpirla: 'Ti accuseranno di voler favorire la prostituzione - dice Gobbo - Roma ladrona ce l'ha a morte con la Lega'. Perplesso il procuratore di Treviso Antonio Fojadelli: 'Soluzione rischiosa per eliminare il problema delle lucciole, va studiata bene'.
Fonte: AGI - Treviso, 08/02/2008
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lunedì 04 febbraio 2008 |
| 1/02/2008 |
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BRUXELLES - Entra in vigore oggi 1° febbraio la Convenzione del Consiglio d'Europa (l"istituzione intergovernativa di Strasburgo, da non confondere con le istituzioni Ue) sulla lotta contro la tratta degli esseri umani. Ogni anno oltre 600 mila individui vengono venduti in Europa, e la tratta di esseri umani è, dopo il commercio di armi e droga, l’affare più redditizio per la criminalità a livello globale. Al momento la Convenzione è stata ratificata da 14 paesi (non dall’Italia, che però l’ha sottoscritta). "L’obiettivo della convenzione è la prevenzione e la lotta contro la tratta in tutte le sue forme, a livello nazionale e internazionale – spiegano i servizi del CoE sul portale dell’istituzione – Il principale valore aggiunto del documento risiede nell’adozione di una prospettiva fondata sui diritti dell’uomo, l’attenzione rivolta alla protezione delle vittime e il suo meccanismo di controllo indipendente che garantisce il rispetto delle parti della convenzione”.
I paesi che l’hanno finora ratificata sono 14: Albania, Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Georgia, Moldavia, Romania, Slovacchia (in cui la Convenzione entra in vigore oggi). Per Francia, Bosnia-Erzegovina, Malta e Norvegia la data di entrata di in vigore è posticipata al 1° maggio. L’Italia ha firmato la Convenzione nel 2005 ma non l’ha ratificata.
Terry Davis, segretario generale del Consiglio d’Europa, ha ricordato ieri in un comunicato stampa che “ogni anno, oltre 600 000 individui sono venduti in Europa e diventano vittime dei criminali internazionali. Di tale numero, oltre l’80% è costituito da ragazze e donne e il 70% di queste sono forzate ad una schiavitù a sfondo sessuale. Altre vittime, vengono vendute per scopi diversi: lavori forzati, adozioni illegali e trapianto di organi. Dopo il commercio di armi e quello di droga, la tratta degli esseri umani rappresenta la terza attività criminale più proficua in tutto il mondo. Finalmente, disponiamo di un’arma efficace per porre fine alla schiavitù moderna. Incoraggio quindi tutti gli stati, soprattutto i paesi membri del Consiglio d’Europa che non hanno ancora ratificato la Convenzione, ad aderire il prima possibile. Maggiori è l’adesione e maggiori saranno le possibilità di successo nello sradicamento di questi crimini aberranti”. Halvdan Skard, presidente del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa, ha ricordato invece il ruolo fondamentale che le autorità locali hanno nella lotta a questo crimine, e si felicita del fatto che oltre 500 comuni e consigli regionali di 35 paesi, alcuni dei quali extra-europei, abbiano dato il loro supporto alla Convenzione.
Nel dettaglio, la Convenzione:
- rende obbligatorie le misure di base in materia di assistenza alle vittime, come l’accesso a cure mediche, servizi di traduzione e interpretazione, una rappresentazione giuridica nonché l’accesso all’istruzione per i bambini;
- prevede un termine di almeno 30 giorni di recupero e riflessione per le vittime della tratta, con la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno temporaneo che non dipenda dalla collaborazione spontanea della vittima con le forze dell’ordine;
- proibisce di sanzionare le vittime della tratta ed esige che i governi dei paesi di destinazione scoraggino la domanda. Ciò significa che, ad esempio, le autorità devono perseguire coloro che sono consapevoli di pagare per i servizi sessuali di una vittima di tratta, a prescindere dallo status giuridico della prostituzione nel paese;
- rafforza la cooperazione internazionale in merito al perseguimento penale dei trafficanti;
- crea un organo di controllo permanente – il GRETA – nell’ambito del quale i paesi di origine, transito e destinazione potranno lavorare insieme, scambiarsi informazioni, buone prassi ed esercitare pressioni tra pari al fine di consolidare la prevenzione e la repressione della tratta. (mm).
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venerdì 01 febbraio 2008 |
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(AGI) - Codroipo (Udine), 28 gen. - L'operazione da parte dei Carabinieri di
Udine in collaborazione con quelli di Codroipo era partita lo scorso agosto
quando un cittadino aveva affittato il suo appartamento a un cittadino
italiano. Lo stesso affittuario era rimasto poi insospettito dal via vai di
cittadine cinesi nella sua abitazione ed aveva quindi avvisato i militari
dell'Arma. Dopo quattro mesi di indagini e' stata sgominata l'organizzazione
criminale dedita allo sfruttamento della prostituzione di donne orientali
costringendole a questa attivita' in appartamenti del Veneto e
Friuli-Venezia Giulia.
Cinque le persone finte in manette: quattro cittadine cinesi e un 31/enne
friulano. Posti sotto sequestro una quindicina di appartamenti tra il Friuli
e il Veneto orientale, oltre a danaro contante (anche banconote cinesi),
gioielli, orologi e telefonini per un valore di oltre 50 mila euro. La merce
e' stata sequestrata nel corso di perquisizioni effettuate oltre che in
Friuli, anche a Castelfranco Veneto (Treviso) e Mestre (Venezia).
I Carabinieri hanno anche appurato che la banda provvedeva a pubblicare non
solo su diversi giornali e quotidiani gli annunci con i numeri telefonici,
ma erano le stesse donne finite in manette a smistare i clienti negli
appartamenti affittati, i cui titolari peraltro erano del tutto all'oscuro
di quello che accadeva. L'operazione non e' ancora del tutto conclusa e non
si escludono prossimi sviluppi a breve termine. (AGI)
Fonte: AGI 28/01/2008
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giovedì 24 gennaio 2008 |
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Cesena, data 21.01.2008– E’ stato condannato a un anno e quattro mesi di carcere Dan Cilean, il 27enne rumeno considerato il braccio destro di Don Giacomoni, prete ultraottantenne condannato a otto anni di carcere in abbreviato per violenza sessuale, induzione e sfruttamento della prostituzione. Cilean, muratore rumeno, era sospettato di favoreggiamento in quel turpe commercio dove, ad essere vendute, erano persone in difficoltà ospitate da un ente nato per aiutare gli immigrati.
L’uomo è all’estero da tempo ed ha perciò glissato l’appuntamento in aula di lunedì, di fronte ad un collegio di giudici, la prima e unica udienza per questo caso, chiuso velocemente con una condanna la cui pena è stata sospesa.
La delicata vicenda, fatta di ricatti sessuali e prestazioni mercenarie in cui è stato coinvolto anche un ragazzino straniero di 14 anni, è scoppiata nell’ottobre del 2006 quando, a finire il manette furono don Giacomoni, presidente e fondatore dell’associazione “Arcobaleno”, che accoglieva migranti in difficoltà e minori; Giuseppe Farnedi, 63 anni, noto ristoratore di Cesenatico accusato di abusi sessuali sul 14enne e Dan Joan Cilean, coinvolto, ma in un solo caso, per concorso in sfruttamento della prostituzione ed ora Fulcro di tutto era comunque l’uomo di chiesa.
L’indagine della Squadra mobile di Forlì, inizialmente coordinata dal pm Alessandra Serra, poi passata al sostituto procuratore Fabio Di Vizio, aveva fatto emergere una realtà inquietante: l’uomo di chiesa, secondo l’inchiesta, gestiva un vero e proprio giro di prostituzione “cedendo” gli ospiti della comunità umanitaria di cui era il gestore (stranieri, persone indigenti e anche un minore), in cambio di denaro.
Nell’ottobre scorso Don Giacomoni è stato condannato a otto anni di carcere con rito abbreviato (dodici anni, quindi, la pena da cui si partiva) e 140mila euro di ammenda, mentre il ristoratore ha patteggiato due anni di carcere e 150mila euro di risarcimento alla giovane vittima, nel frattempo scomparsa. Con la condanna di lunedì si conclude così, in primo grado, una vicenda delicata e triste che ha visto in un prete il fulcro di agghiaccianti accuse.
lisa tormena
romagnaoggi.it
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martedì 15 gennaio 2008 |
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TRATTA DI ESSERI UMANI, ARRESTI IN 3 CONTINENTI
ROMA - Si è conclusa alle prime ore di questa mattina un'imponente operazione internazionale contro la tratta di esseri umani, che ha portato la Squadra Mobile di Napoli ed i Carabinieri del Ros all'esecuzione di 66 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Napoli, nei confronti di nigeriani operanti in Italia ed all'estero.
I reati contestati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli nell'operazione - chiamata 'Viola' - vanno dall'associazione per delinquere di tipo mafioso all'associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, alla riduzione in schiavitù, al sequestro di persona, al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Sono stati accertati anche gravi irregolarità in alcune pratiche di adozioni, che hanno consentito a donne nigeriane residenti in Italia di prelevare bambini in tenera età da orfanotrofi nigeriani per indurli a turpi traffici.
Delle 66 ordinanze, 15 sono state eseguite all'estero, in particolare in Olanda, Paese in cui l'organizzazione era secondo l'accusa particolarmente attiva, facendo entrare minori dalla Nigeria, che venivano poi avviati in Italia ed in altri Paesi europei per essere impiegati nei settori della prostituzione e della droga. Gli aspetti giudiziari internazionali, con numerose rogatorie, sono stati coordinati dal consigliere Antonio Laudati, direttore generale degli Affari penali del ministero della Giustizia, che aveva anche seguito le prime fasi dell'indagine quando era alla Direzione Nazionale Antimafia.
Le attività operative, per il carattere interforze dell'operazione e per le diramazioni internazionali dell'organizzazione, sono state armonizzate dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale e dalla Direzione Centrale dei Servizi Antidroga, che ha trovato nelle autorità di polizia olandesi e nigeriane dei partners qualificati ed affidabili. Già nell'ottobre scorso si era conclusa una prima fase dell'operazione, con 23 arresti in Olanda, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Belgio, Stati Uniti e Nigeria.
Alle 11, presso la sede della Dna, il procuratore nazionale Antimafia, Pietro Grasso ed il consigliere Laudati illustreranno l'operazione assieme ai magistrati della Dda di Napoli, ad un rappresentante della magistratura olandese, al vicecapo della Polizia di Amsterdam, Johan Hartskamp e agli investigatori della Polizia di Stato e dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, nonché dell'Interpol Roma, che hanno seguito le indagini.
L'inchiesta internazionale che ha portato stamani all'esecuzione di 66 ordini di custodia, proprio a causa del fatto che ha coinvolto più Paesi e autorità giudiziarie, è stata coordinata dalla Direzione nazionale antimafia. L'indagine ha messo in luce, oltre alla tratta di esseri umani e lo sfruttamento alla prostituzione di nigeriane, anche le organizzazioni straniere che gestivano il traffico di cocaina verso l'Italia, dove veniva venduta in diverse città. Molte delle persone già arrestate lo scorso ottobre in vari Paesi, sono corrieri che trasportavano ovuli pieni di droga destinati al mercato italiano. I provvedimenti sono stati eseguiti stamani dai carabinieri del Ros di Roma e da quelli del nucleo operativo di Viterbo, dagli agenti della Squadra mobile di Napoli e dalla Guardia di Finanza di Roma.
Fonte: Ansa 15/01/2008
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giovedì 03 gennaio 2008 |
Genova, il tribunale limita il decreto sulla sicurezza varato dal governo
Il caso di una romena fermata dopo una retata: "Nessun allarme sociale"
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giovedì 03 gennaio 2008 |
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GENOVA- Il Tribunale di Genova ha accolto il ricorso di una prostituta romena di 21 anni contro un decreto di espulsione firmato dal prefetto perché la donna "non pone in essere un'attività di per sé pericolosa e tantomeno lede o compromette la dignità umana". Angela S. era stata fermata dalla polizia in una retata e aveva ricevuto la notifica della espulsione firmata dal prefetto, in base al recente pacchetto-sicurezza varato dal governo, "per avere pervicacemente continuato a svolgere l'attività di meretricio nelle vie cittadine, creando - si legge nel documento - grave pregiudizio alla pubblica sicurezza e conseguente allarme sociale tra i residenti". Il giudice di pace non aveva convalidato il provvedimento, spiegando tra l'altro che erano state violate norme fondamentali come quella della libertà personale e del diritto alla libera circolazione nella Ue. Nei giorni scorsi il Tribunale ha confermato la decisione e dichiarato illegittimo il decreto di espulsione.
Fonte: Ansa 3/01/2008
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sabato 22 dicembre 2007 |
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Esame del ddl rinviato, contrarie le ''ministre''
Manca ancora l'unità della maggioranza sulla bozza; a rischio la discussione prevista per il 28 dicembre, data della prossima riunione del Consiglio dei ministri
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ROMA - La contrarietà soprattutto delle "ministre” donne è causa dell'ennesimo rinvio dell"esame del disegno di legge sulla prostituzione, che era previsto per oggi. Secondo indiscrezioni che arrivano dalla Presidenza del consiglio è difficile che il ddl, vista la mancata concordia, sarà discusso il 28 dicembre, data in cui è stata fissata la prossima riunione del Consiglio dei ministri. Nonostante questo sia il terzo rinvio e nonostante che il testo sia stato svuotato delle questioni politiche più spinose (i sindaci non avranno il potere di decidere dove è lecita e dove non è lecita la prostituzione), continua a mancare l’unità della maggioranza su una bozza di disegno di legge su cui il governo non riesce a trovare un accordo. Tolto quindi il riferimento normativo a quella parte di testo che poteva diventare il preludio per la nascita di quartieri a luci rosse e diminuite le sanzioni per clienti e prostitute che esercitano vicino a luoghi di culto, scuole e ospedali (dove sarà vietato se il ddl passerà), restano le multe per la prostituzione “molesta o indecente” e per chi assiste a spettacoli pornografici con minorenni per protagonisti. (mt)
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mercoledì 05 dicembre 2007 |
Berlino, 4 dic. (Apcom)
Giudici e circoscrizioni non le vogliono, i partiti regionali si stanno invece battendo per mantenerle e regolarizzarle. Le case d'appuntamento 'casalinghe' dividono ormai i politici locali della città-Stato di Berlino. Dalla primavera, infatti, sempre più circoscrizioni hanno vietato alle prostitute della capitale tedesca di esercitare la loro professione tra le mura domestiche, adducendo motivi legati alla legislazione edilizia. E questo, malgrado la prostituzione in Germania sia legalizzata dal 2002 e una legge offra ampie garanzie alle prostitute, assicurando loro l'accesso alle prestazioni della previdenza sociale e del sistema sanitario.
Ad appoggiare la posizione delle circoscrizioni è arrivata una sentenza del tribunale amministrativo di Berlino, che vede nella prostituzione a casa un disturbo della quiete dei vicini. Un'idea contraddetta da un recente studio dell'Istituto per la ricerca e la pratica sociale di Colonia, citato oggi dal quotidiano "Der Tagesspiegel". I bordelli casalinghi sono un posto di lavoro "privo di rischi e sicuro dal punto di vista sociale" e disturbano "in modo insignificante" i vicini, si legge nello studio.
Chi decide sulle autorizzazioni ai bordelli, però, sono proprio le circoscrizioni, col risultato che alcune, come quella occidentale di Charlottenburg, guidata da un esponente cristiano-democratico, sono più rigide, mentre altre risultano più tolleranti.
Adesso il parlamento locale vuole trovare una soluzione valida per l'intera città e che consenta di mantenere aperti i bordelli casalinghi. Lo hanno deciso tutti i partiti presenti nel parlamento della città-Stato nel corso di un'audizione tenutasi lunedì. Il 18 dicembre si terrà un vertice a cui parteciperanno non solo esponenti del governo cittadino, ma anche rappresentanti delle circoscrizioni, delle forze di polizia e dell'associazione delle prostitute (la "Busd", Associazione prestazioni sessuali). L'obiettivo, ha spiegato al Tagesspiegel un politico locale della Spd (i socialdemocratici governano la città insieme al Partito della Sinistra), è liberalizzare le concessioni ai bordelli casalinghi, per "migliorare la protezione delle prostitute".
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martedì 04 dicembre 2007 |
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26/11/2007
Bocca di rosa non abita e soprattutto non esercita dalle vostre parti, per cui i finanziamenti regionali potete scordarveli. È questo, tradotto dal politichese, quanto si è sentito rispondere il Comune di Sora, cittadina in provincia di Frosinone, al momento del rifiuto da parte della Regione Lazio di un finanziamento di circa 30mila euro. La storia va raccontata dall’inizio: tutto il mondo è paese e così anche a Sora, 30mila abitanti e famosa per aver dato i natali a Vittorio De Sica, benché abbastanza isolata rispetto alle grandi strade di comunicazione, il fenomeno della prostituzione comincia farsi sentire. E così l’assessorato comunale alle pari opportunità pensa bene di attivarsi presso la Regione e chiedere un finanziamento ad hoc per il recupero e l’integrazione di soggetti deboli, soprattutto donne immigrate e, tra queste, quelle provenienti dalla realtà della prostituzione.
Anche se i soldi a disposizione non sono tantissimi (30mila euro per l’appunto) l’intenzione è comunque quella di avviare un progetto per creare strutture e servizi. Il Comune prepara la sua bella relazione e la invia alla Pisana. Sembra una pratica come tante, ma alla Regione storcono il naso davanti a uno dei dati contenuti nel fascicolo: a Sora, secondo una relazione di pubblica sicurezza, esercitano solo 3 prostitute. Troppe poche, insomma, per concedere quei soldi, e così il finanziamento regionale sfuma.
Nella cittadina ciociara la notizia corre veloce (un po’ come l’arrivo di bocca di rosa nella famosa canzone di De Andrè) e il commento più in voga è più che altro ironico: se l’avessimo saputo prima che servivano più prostitute, ci saremmo attrezzati per tempo. Anche perché un po’ tutti sanno benissimo che in realtà le tre meretrici indicate sono solo quelle in qualche modo identificate in varie operazioni di polizia. E poi, guarda caso, proprio il giorno prima del rifiuto da parte della Regione, il quotidiano locale «La Provincia» titolava su una «invasione» di nuove prostitute lungo le strade della periferia di Sora.
Fonte: il Giornale
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martedì 04 dicembre 2007 |
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http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/gente/prostituta-carolina/1.html
La prostituta cilena Maria Carolina posa per un servizio fotografico a Santiago del Cile. Dietro quello sguardo una storia che ha dell'incredibile: la ragazza si è infatti venduta per ventisette ore consecutive di sesso, con l'obiettivo preciso di raccogliere fondi da destinare in beneficenza alle frange della popolazione del suo Paese. Carolina dalle sue parti è già una celebrità, presenza fissa a talk show e programmi tv: impresa non facile in uno dei Paesi più cattolici del mondo.
Fonte: Repubblica
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martedì 27 novembre 2007 |
PROSTITUZIONE |
21/11/2007 |
Baby squillo per pagare debiti? Nessun caso segnalato alle procure
Il capo del Dipartimento giustizia minorile sull’affermazione del ministro Amato: “Mai nessuna denuncia o segnalazione di bambini coinvolti in fatti simili: la prostituzione minorile è un fenomeno conosciuto ma non riguarda bambini’’
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| ROMA – Non ci sono in Italia bambini che giocano a dadi e pagano i debiti organizzando la baby prostituzione, o quanto meno nessun fatto del genere è stato mai denunciato o segnalato all’autorità giudiziaria. A precisarlo, in riferimento alle recenti dichiarazioni del ministro degli Interni Giuliano Amato, è il capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile del ministero della Giustizia Carmela Cavallo. “Ho inviato una nota indirizzata a tutti i procuratori della Repubblica presso tutti i Tribunali per i minorenni d’Italia – afferma Cavallo - chiedendo se ci fosse stata nel loro distretto, cioè nel loro territorio di competenza, una segnalazione o una denuncia relativa a fatti inquadrabili nelle dichiarazioni rese dal ministro Amato, cioè di bambini abituati a giocare a dadi forti somme di denaro, o comunque somme squilibrate per la loro età, e poi a pagar debiti organizzando la baby prostituzione”. “Ebbene – riferisce il capo dipartimento - tutti i procuratori mi hanno comunicato che non c’è stato mai nessun fatto ascrivibile a simili fattispecie. Mai dunque le autorità competenti hanno avuto a che fare con bambini giocatori di dadi o con l’organizzazione da parte di bambini di un giro di prostituzione”. Il ministro dell’Interno, nel corso di un incontro a Benevento dello scorso 18 novembre, aveva affermato: “Ho saputo una cosa sconvolgente, che ci sono bimbi che si giocano a dadi centinaia di euro e che poi organizzano la baby-prostituzione per pagarsi i debiti”. “Questo accade in Italia, tra di noi – aveva commentato in quell’occasione Amato – e la politica deve cogliere questi fenomeni. Non è sociologia, questa è politica, perché se non facciamo qualcosa per riacchiappare la situazione e ridare fiducia al paese saremo condannati da Dio e dagli uomini”.
Secondo il capo del dipartimento per la Giustizia minorile è fondamentale distinguere l’età dei minori protagonisti di questi fatti: “Che esista la prostituzione minorile è purtroppo un fatto, un fenomeno che si cerca di ridurre giorno dopo giorno: deve essere chiaro però che non si tratta di bambini, cioè di giovanissimi di otto, dieci o undici anni”. Il fenomeno della prostituzione minorile riguarda infatti essenzialmente ragazzi e ragazze fra i 16 e i 18 anni, con numerosi casi anche di quattordicenni. Non bambini, però. “Se poi ci fosse davvero stato un fatto così grave, per quanto isolato – puntualizza la dott.ssa Cavallo - avrebbe dovuto essere segnalato anzitutto alla procura della Repubblica”. La notizia giunta e poi riferita alla stampa dal ministro Amato non trova dunque alcuna conferma nei dati dell’autorità giudiziaria. “Mi è sembrato opportuno puntualizzare – conclude il capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile - perché non possiamo fare salire ulteriormente l’allarme sociale”. (ska)
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giovedì 22 novembre 2007 |
Il fisco ricostruisce il reddito di una «lucciola» con sei case e due auto
MILANO — Anche le prostitute devono pagare le tasse. È il succo, portato alle estreme conseguenze, della prima sentenza tributaria in Italia sulla materia. Ad emetterla è stata la Commissione tributaria della Lombardia che ha condannato una prostituta proprietaria di sei appartamenti e di due auto a pagare quasi 70 mila euro tra tasse e sanzioni perché non ha dimostrato documenti alla mano la provenienza del suo reddito. I controlli del Fisco si fanno via via più sofisticati. Incrociando i dati sulle compravendite di case, l'Ufficio «Milano 3» dell'Agenzia delle entrate due anni fa si accorse che M.L. era intestataria di un lussuoso appartamento di 130 metri quadri in pieno centro a Milano, di altri due monolocali in città, di due case di tre stanze a Corsico e di una a Baggio. Due autovetture completavano un patrimonio di tutto rispetto che i detective del fisco valutavano in un miliardo e 605 milioni e che non compariva, o c'era solo in parte, nelle dichiarazioni della signora. L'agenzia calcolò che i redditi della contribuente ammontavano attorno a 98 mila euro per il 1998 e a 87 mila euro per l'anno successivo. A conti fatti, M.L. doveva pagare 68.277,67 euro. La donna confessò di non avere i soldi per pagare. Dopo aver fatto per venti anni il mestiere più antico del mondo, superati i 40 si era ritirata dall'attività. Fece ricorso alla Commissione tributaria provinciale. Per dimostrare di essere stata una prostituta, il suo avvocato raccontò la storia di una ragazza fuggita a 17 anni dalla Campania e che, dopo essere finita sulla strada, era riuscita a comperare un monolocale per intrattenere i clienti in modo più riservato e sicuro. Essendosi sempre gestita da sola e non avendo mai avuto un protettore, aveva potuto accumulare un discreto gruzzolo che aveva diligentemente investito nel mattone.
Oggi vive in agiatezza grazie agli affitti che pagano gli inquilini delle sue case. Il legale aveva quindi prodotto le inserzioni con le quali sui giornali M.L. aveva negli anni messo in vendita il corpo e le bollette telefoniche. I giudici di primo grado le diedero ragione sostenendo che i guadagni della prostituzione «non possono essere considerati tecnicamente redditi» perché non sono collocabili né tra le attività illecite, né tra quelle lecite. Secondo la Cassazione, inoltre, i proventi dal meretricio sono una «forma di risarcimento del danno» che, vendendo se stessa, la donna subisce alla sua dignità. Come tali non possono essere tassati. Sentenza ribaltata in appello. Le motivazioni della Commissione tributaria regionale — anche se non affronta in modo diretto il tema dei guadagni da prostituzione — partono dal presupposto che la M.L. ha avuto comunque un reddito (che lei ha dimostrato provenire dal suo lavoro di lucciola). Esso è quello «presunto» calcolato dall'Agenzia delle entrate. M.L. ha «chiaramente provato (...) quale era la sua attività negli anni, non ha però provato né quale era o poteva essere l'ammontare delle somme da lei percepite, né le somme da lei spese» perché «non ha prodotto una documentazione idonea», scrivono i giudici. Se l'avesse fatto, si sarebbe potuto stabilire con esattezza il suo reddito e forse avrebbe pagato meno.
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lunedì 05 novembre 2007 |
04/11/2007
A Genova il record
dei rimpatri
Decine di romeni, soprattutto pregiudicati e prostitute, sono stati allontanati ieri dalle principali città italiane in base alla nuova normativa che attribuisce maggiori poteri ai prefetti per contrastare la criminalità legata all’immigrazione dall’Est.
I prefetti di Genova, Milano, Torino, Lecce e Firenze hanno firmato provvedimenti di espulsione da attuare, quasi sempre, in via d’urgenza (come consente il recente decreto del governo) a carico di cittadini romeni per ragioni di sicurezza.
Il record degli allontanamenti spetta a Genova: il prefetto Giuseppe Romano ne ha firmati diciassette riferiti a romeni (13 prostitute e quattro sfruttatori) e uno che riguarda una lucciola di nazionalità greca. Al conto vanno aggiunte cinque espulsioni di altrettante prostitute nigeriane, le prime ad essere accompagnate ieri in pullman dalla polizia all’aeroporto di Malpensa. I costi degli espatri sono a carico della prefettura.
Da Genova via lucciole e protettori
Le prime cinque prostitute nigeriane, ieri mattina, sono state portate in pullman all’aeroporto di Malpensa e rimandate al loro Paese. Alle cinque espulsioni, seguiranno da oggi una serie di allontanamenti a carico di cittadini romeni. Diciassette in totale: 13 prostitute e 4 sfruttatori. In più, sarà mandata fuori da Genova e dall’Italia anche un’altra prostituta di nazionalità greca. La linea dura del governo contro gli immigrati, anche comunitari, che creano problemi di ordine pubblico si riflette a Genova con una (prima) raffica di decreti di allontanamento ed espulsione firmati dal prefetto, Giuseppe Romano, ed eseguiti in via d’urgenza dal questore, Salvatore Presenti. «Il nuovo decreto del governo - ha spiegato Romano - accelera gli allontanamenti di tutti i cittadini comunitari, non solo dei romeni, per imperative ragioni di pubblica sicurezza».
Quali? «Comportamenti che compromettono la dignità umana, i diritti fondamentali dell’uomo e l’incolumità pubblica». E’ il caso dei 18 provvedimenti, convalidati a tempo di record dal giudice di pace (la convalida deve avvenire entro 48 ore) e attuati immediatamente dalla polizia. Se non ricorrono i motivi d’urgenza, i tempi per gli espatri sono sensibilmente più lunghi: sino a un mese. E’ la prima volta, comunque, che da Genova - utilizzando la normativa aggiornata di recente dal governo - sono rispediti a casa immigrati da Paesi, come appunto Romania e Grecia, appartenenti a pieno titolo all’Unione europea. Allontanamenti ed espulsioni. Termini diversi, ma la sostanza non cambia: gli stranieri che non rispettano le regole, anche se provenienti dall’interno dell’Ue, vengono accompagnati alle frontiere e rimandati in patria.
E’ questo il “refrain” ascoltato alle riunioni del tavolo per la sicurezza - presenti prefetto, questore il sindaco Marta Vincenzi e i vertici delle forze dell’ordine - per affrontare l’allarme criminalità e l’emergenza romeni. Non solo loro, però. Infatti, ieri, le prime a partire sono state le “lucciole” nigeriane. Da oggi andranno via tutti gli altri immigrati “sgraditi”. «Non escluso che altri allontanamenti possano essere decisi in futuro - ha detto l’altro giorno Romano - anche se è sbagliato pensare che il problema sia esclusivamente limitato all’’immigrazione dalla Romania».
Per «evitare incidenti diplomatici», il prefetto ha precisato in più occasioni che «i provvedimenti di espulsione si applicano ai cittadini extracomunitari: i decreti di allontanamento, invece, sono temporanei (durata massina tre anni) e riguardano esclusivamente i cittadini comunitari». Precisazione motivata dall’esperienza.
Il Secolo XIX ha usato una volta, tra virgolette, il termine espulsioni anticipando il pugno di ferro del prefetto contro «una ventina di romeni», i primi soggetti ad allontanamenti coatti per motivi di sicurezza. Tanto è bastato per suscitare le proteste ufficiali del governo di Bucarest attraverso il console generale della Romania, Alexandru Dumitrescu, più volte invitato a Genova per parlare della questione rom.
Dalla questura trapela che i romeni e la prostituta greca saranno espatriati a gruppi di tre-quattro persone. Caricati su pullman dalla polizia e scortati sino allo scalo lombardo, dove avviene l’imbarco sul volo per il rimpatrio. Il biglietto aereo e le altre spese di viaggio sono a carico della prefettura che, da tempo, dispone di un fondo per le espulsioni degli extracomunitari. La spesa non è trascurabile. Basti pensare che, nel 2004, il rimpatrio di 800 clandestini extra Ue è costato quasi un milione di euro. Soldi pubblici. Anche per questo, il prefetto aveva più volte sostenuto l’urgenza di realizzare in Liguria un Centro di permanenza temporanea (Cpt): progetto ora definitivamente accantonato per l’impossibilità di trovare un’area adatta in provincia di Genova.
Ovviamente, anche i decreti di allontanamento a carico dei cittadini Ue hanno un costo: un nuovo capitolo di spesa che si aggiunge a quello relativo alle espulsioni. Tanto che in prefettura si starebbe pensando di chiedere al ministero un aumento della dotazione finanziaria per allontanamenti ed espulsioni. In alternativa, come avvenuto per i “fogli di via” scattati ieri, si dovrà attingere alla stessa cassa.
Marian Mocanu, presidente della Lega dei romeni in Italia, plaude all’azione del prefetto: «Giusto allontanare questa gente, che crea danni a chi li ospita e ai tantissimi cittadini romeni che vivono e lavorano a Genova. Non se ne poteva più. I loro comportamenti, oltretutto, rovinano pesantemente l’immagine della Romania, che rischia anche sanzioni da parte dell’Ue». Unico neo: «Contro i provvedimenti del prefetto, investito dalla nuova normativa dei poteri che prima erano solo del ministro, è consentito il ricorso in tribunale, e non più al Tar, con il rischio di allungare o addirittura vanificare i tempi degli espatri».
Nelle altre città
I prefetti delle altre città non sono stati a guardare, in accordo col giro di vite voluto dal governo per arginare la criminalità proveniente dall’Est. A Milano, dopo le quattro espulsioni coatte di venerdì, ieri la polizia ha notificato ad altri quattro romeni altrettanti provvedimenti di rimpatrio forzato. I quattro, tra cui una donna, avranno un mese di tempo per lasciare il territorio nazionale. Nel mirino del prefetto di Firenze, Andrea De Martino, sono finiti due pregiudicati romeni, di 18 e 33 anni, che dovranno ritornare in patria nelle prossime ore. Ma sono una ventina i romeni a rischio espulsione che la polizia sta cercando nel territorio fiorentino.
A Torino, ieri sera, sono stati imbarcati coattivamente su un volo per Bucarest due giovani di 23 e 27 anni con precedenti per furto e ricettazione. Infine, sei romeni saranno rispediti in patria dal prefetto di Lecce: i primi cinque, componenti dello stesso nucleo familiare, perché privi di un tetto e fonti di sostentamento; il sesto romeno sarà rimpatriato avendo subito una condanna per furto. Altre sette espulsioni di romeni potrebbero scattare nelle prossime ore a Bologna.
Fonte: Il Secolo XIX
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martedì 30 ottobre 2007 |
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2007-10-30 08:43
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ROMA, 30 OTT - Un'operazione contro la prostituzione e' in corso a Venezia: 15 le ordinanze di custodia cautelare in carcere in corso di esecuzione. I destinatari sono 9 serbi, 5 bulgari ed un italiano. Le indagini della polizia sono durate oltre un anno e hanno interessato il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione di numerose giovani bulgare e serbe, che da tempo avviene nella zona di via Fratelli Bandiera a Venezia-Marghera e che e' oggetto di numerosi esposti da parte della cittadinanza.
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Fonte: ANSA
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mercoledì 24 ottobre 2007 |
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Prostitutes hunger striking
Hunger strike for the right to work. About 50 prostitutes in Bolivia have gone on hunger strike to protest against the closing of bars and striptease clubs. The women are threatening to go on with “naked protest”.
La Paz – Women from El Alto in the neighbourhood of La Paz want the lately closed bars and striptease clubs to be re-opened. They are fighting for their right to work. “We all have the required HIV-tests”, said the protests’ leader at the Aids hospital from El Alto where the prostitutes have gathered for their strike. In order to keep their jobs they are lurking to run through the streets without clothes.
Bars and clubs had been close down after a huge demonstration of El Alto’s residents. They regard those bars as centers of attraction to criminals and they are afraid of a bad influence on their children. In El Alto an estimated number of 400 to 500 prostitutes are working for an average daily wage of about 30 Euro.
Fonte: Der Spiegel
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martedì 23 ottobre 2007 |
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Non solo donne sfruttate, emarginate, che usano il proprio corpo cercando di sfuggire ad un destino, o per la maggior parte, perchè sono costrette a farlo dalle organizzazioni criminali. E se il bersaglio sono diventate le ragazze romene e le minori extracomunitarie che non possono essere espulse e che quindi vengono sfruttate ancora di più (a Caserta, i Medici senza Frontiere ora si occupano anche di loro), ora c'è anche un altro aspetto inquietante: a Napoli sono in aumento gli uomini, i minorenni (maschi e femmine) e sempre di più, si prostituiscono in luoghi chiusi.
Secondo il primo rapporto dell'Osservatorio sulla Prostituzione (primo semestre 2007) istituito dal Ministero dell'Interno (presieduto dal sottosegretario Marcella Lucidi) c'è un percorso che mette in luce le connessioni tra tratta e immigrazione, tra tratta e prostituzione. Ma leggendo a fondo il Rapporto esce fuori un dato che un po' sorprende e allo stesso tempo un po' conferma vecchi schemi: “a Napoli – si legge nel Rapporto presentato i primi di ottobre dal ministro Giuliano Amato - gli aspetti presenti nella realtà della città confermano la complessità e diversità del fenomeno. Sembra quasi apprezzabile nella cittadinanza un maggiore spazio verso la comprensione, soprattutto nei luoghi ove sussistono problemi sociali di maggiore incidenza. L’aspetto rilevabile è la consistente presenza di prostituzione maschile, di minori e la crescita della prostituzione al chiuso. Dall’azione di contatto portata avanti attraverso iniziative di prevenzione sociale emerge un maggior profilo di sfruttamento e di sopraffazione nelle donne albanesi, mentre in quelle provenienti dall’Est europeo si registra una maggiore consapevolezza”. Quindi, in sintesi, si registra un maggiori numero di uomini che si prostituisce (gay, transessuali, ma anche eterosessuali) , tanti sono minorenni, e c'è una presenza maggiore di prostituzione dentro appartamenti.
In Italia si calcola che le lucciole in strada sono circa 50.000, aumentate in maniera esponenziale negli ultimi decenni complice l’aumento dell’immigrazione clandestina.
Secondo invece le stime del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, vi sono tra le 15.000 e le 18.000 donne coinvolte nella prostituzione. Il 65% lavora in strada, il 35% in albergo o in appartamento. Il 20% è minorenne. Tra le 15.000 e le 25.000 sono le prostitute straniere. Soprattutto nigeriane, ma anche albanesi, polacche e bielorusse.
Il 10% del totale è vittima del racket e costretto al mestiere sulla strada a seguito di minacce dirette, anche, a parenti o figli rimasti in patria. Ma quanto rende una prostituta al suo sfruttatore? Al mese si calcola una cifra che va dai 5.000 a 7.000 euro, e sette sono le regioni con la maggiore presenza di prostitute di strada: Lazio, Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Abruzzo.
Tirando le somme, sono circa 90 milioni di euro, il giro d’affari mensile della prostituzione in Italia. Un gran “business” che fa crescere sempre di il fenomeno.
L'Osservatorio boccia così le ricette estemporanee e locali. e propone una “politica integrata”. Entro certi paletti: “La proibizione tout court della prostituzione”, si legge nella relazione finale, “spingerebbe il fenomeno verso la clandestinità rendendo il lavoro delle Forze di Polizia, delle istituzioni e delle associazioni ed enti di tutela più difficile nella lotta contro la criminalità a favore delle vittime di sfruttamento. Il rischio esiste anche col divieto assoluto di prostituzione in strada. Il ‘riflusso al chiuso’ coinvolgerebbe anche tante persone deboli, svantaggiate, relegate in spazi ‘invisibili’ e, pertanto, più isolate, ricattabili, insicure”. Una delle proposte è quindi di escludere le lucciole dai luoghi sensibili, con multe ai trasgressori. Mentre se i problemi nascono coi residenti di alcune zone, la via da tentare è quella della mediazione. Ma quale? Il ministro dell'Interno, Giuiliano Amato propone così di multare i clienti delle prostitute e di inviare i verbali a casa. E per combattere lo sfruttamento delle minorenni, pensa di punire più severamente i clienti, che non potranno più giustificarsi con l’ignoranza della minore età della vittima. Ma bastano queste misure per affrontare il fenomeno della prostituzione? Perchè invece non si colpisce più duramente chi sfrutta le donne, veri e propri carnefici?
Fonte: www.ecostiera.it
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martedì 23 ottobre 2007 |
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20-10-2007
A Città del Messico ha aperto una casa di riposo per prostitute, che ospita una trentina di anziane. Carmen Munoz, che per vent'anni ha esercitato sui marciapiedi della capitale, per rendere concreta la sua idea ha dovuto convincere le autorità locali e la polizia "che era una cosa necessaria: quando vedevo le vecchiette che dormivano per strada, senza un posto dove andare, ho capito che dovevo agire". L'ospizio si regge grazie soprattutto a donazioni private.
Fonte: www.roma-citta.it
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martedì 23 ottobre 2007 |
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17-10-2007
Tolleranza zero contro la prostituzione. Lo ha deciso il Comune di Firenze che dall'inizio del mese ha fatto scattare sette denunce per atti osceni in luogo pubblico. Sono finiti nella rete non soltanti i clienti ma anche le prostitute.
Scattano le denunce per chi va con le prostitute. Succede a Firenze, dove la Polizia municipale ha deciso di segnalare i clienti delle prostitute per atti osceni in luogo pubblico. Il Comune vuole così contrastare la prostituzione. E le denunce sono arrivare già a quota dieci in un mese. Si tratta non soltanto di clienti, ma anche di prostitute, sorpresi a consumare un amplesso in un prato, sotto i pointi o anche in auto senza oscurare i finestrini.
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martedì 23 ottobre 2007 |
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17-10-2007
Controguerra, Mauro Scarpantonio nell'intento di combattere il degrado sociale che regna sulle strade della Bonifica del Tronto e per restituire decoro e vivibilità ai residenti della zona, ha emesso una ordinanza choc, riportata a caratteri cubitali da tutti gli organi di stampa, che vieta le contrattazioni sessuali su tutto il territorio, pena una multa fino a 500 euro, notificata addirittura anche a domicilio.
La disposizione ha avuto una grande risonanza mediatica a livello nazionale e, di colpo, gli affari d'oro di prostitute, transessuali e protettori, sono scesi di oltre il 50 per cento, gettando nel panico un settore che finora non aveva conosciuto crisi.
Di fatto, questa pur lodevole iniziativa del sindaco appoggiata da tutta la società perbene, sta purtroppo incentivando sempre più il sesso a pagamento "insospettabile", quello di giovani signore, impiegate, professioniste e studentesse e in questo caso le tariffe e il giro d'affari sono in crescita.
I rapporti avvengono sempre in appartamenti presi in affitto singolarmente o da piccoli "consorzi" di donne, tra Martinsicuro e San Benedetto del Tronto. L'importante per loro è non farsi scoprire.
Tempi duri invece per le cosiddette "lavoratrici di strada" e i loro "protettori" che hanno abbattuto, in segno di protesta, uno dei cartelli di divieto posti dall'amministrazione comunale lungo "l'arteria del sesso", gettandolo fra le sterpaglie in fondo all'argine del fiume Tronto. Il cartello, secondo informazioni date dal sito internet www.sanbenedettoggi.it da cui è tratta anche la foto, è stato poi ritrovato e ricollocato al proprio posto dagli addetti del Comune.
La necessità ha aguzzato allora l'ingegno delle professioniste dell'amore a pagamento. Sentite come….
Ho un conoscente a Giulianova, tanto caro ma anche tanto strano, che non ha voluto mai sposarsi e che da anni frequenta il mondo della prostituzione della bonifica del Tronto.
Mi ha confidato al telefono, con una certa ritrosia, che: "…non ho mai visto prostitute italiane perché loro "lo fanno in casa". Le donne su strada sono quasi tutte dell'est Europa e Africa centrale, alcune del sud America".
Per combattere questa ordinanza, le extra comunitarie starebbero, a quanto rivela la fonte, praticando da giorni incredibili sconti sulle prestazioni.
Mentre, normalmente s u strada, le tariffe della prostituzione andrebbero da 25 a 50 euro e transessuali e donne dell'est anche 100 euro, oggi chi, incurante del divieto e del ludibrio pubblico, chiedesse una prestazione riuscirebbe a risparmiare dal 40 al 60 per cento.
"Mi spiegate poi, voi perbenisti - mi dice il confidente- come è possibile dimostrare che io sto contattando la prostituta per ottenere una prestazione sessuale? E se invece fossi lì per altri motivi, magari per convincerla a cambiar vita? E poi una nigeriana mi ha confidato che loro sono pronte anche a fornire per qualche giorno prestazioni gratis pur di portare all'attenzione di tutti il problema".
Immaginate la bile del povero sindaco se, per ulteriore protesta, le prostitute iniziassero a comportarsi come la famosa "Bocca di Rosa" del grande De Andrè che regalava amore a tutti.
Fonte: www.teramonews.com
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venerdì 19 ottobre 2007 |
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Comunicato Stampa dell'ASGI
17/10/2007
La tragedia del CPT di Modena
L'ASGI esprime il proprio sconcerto per quanto avvenuto in questi giorni presso il CPT di Modena, struttura nella quale due stranieri si sono tolti la vita. Ricondurre questi episodi a una tragica ed imprevedibile fatalità costituirebbe una lettura dei fatti ispirata ad un semplicismo non accettabile.
Quanto accaduto va ricondotto alla generale grave situazione in cui versano i centri di detenzione amministrativa per gli stranieri. L'ASGI, che per tramite un componente del direttivo nazionale ha fatto parte della stessa “Commissione De Mistura” incaricata dal Ministero dell'Interno ricorda che la Commissione stese un rapporto nel quale si dava una valutazione complessivamente del tutto negativa sui CPT e propose alle Autorità un preciso percorso di superamento delle strutture stesse procedendo ad un loro rapido “svuotamento”. L'ASGI ricorda nello specifico che la Commissione evidenziò “ la presenza, all'interno dei CPTA, di situazioni diversissime tra loro sia sotto il profilo giuridico che sotto quello dell'ordine pubblico nonché della condizione umana e sociale delle persone trattenute. Tale mescolanza... penalizza in particolare gli stranieri a cui carico sussistono solo provvedimenti di allontanamento conseguenti alla perdita di regolarità di soggiorno, nonché di persone più deboli e vulnerabili che sono esposte ad un clima di costante tensione e potenziale intimidazione interna ai centri” . La commissione rilevò inoltre che “mancano spazi di manovra sufficienti per interventi sociali realmente efficaci” e che “ i numeri e le situazioni in essere non consentono un servizio di assistenza psicologica propriamente definita”.
Consapevole che il superamento dei centri passa attraverso una complessiva modifica normativa, la Commissione ritenne di suggerire l'attuazione di misure amministrative urgenti finalizzate a:
- potenziare i servizi di assistenza legale “ove possibile attraverso una diversificazione dei servizi”
- garantire la piena corrispondenza anche telefonica del trattenuto con il difensore e la possibilità di “mantenere contatti con la propria rete famigliare ed amicale”
- la necessità di “rendere effettivo ed agevole il diritto di visita” ai centri di difensori, famigliari, esponenti delle associazioni, “con orario diurno ampio senza che siano previste formalità particolari nel meccanismo della comunicazione”.
Sul CPTA di Modena la Commissione aveva rilevato evidenti criticità segnalate alle autorità competenti.
L'ASGI apprezza il fatto che il Governo abbia emanato un disegno di legge delega che, riprendendo le conclusioni della Commissione, punta ad un completo superamento dei CPTA, ed esprime altresì il proprio apprezzamento per il fatto che alcuni interventi migliorativi siano stati assunti in via amministrativa e che alcuni dei centri che presentavano le situazioni critiche più vistose siano stati chiusi.
Tuttavia quanto fatto risulta assai poco e la situazione rimane grave. Complessivamente la condizione dei CPTA non si è infatti di molto modificata. Tali strutture, la cui gestione è altresì assai costosa, continuano ad essere luoghi di costante tensione e di negazione dei diritti fondamentali delle persone trattenute. Continua e si riproduce in particolare quel “circolo vizioso” ben evidenziato dalla Commissione, derivante dalla “spirale di provvedimenti espulsivi” sostanzialmente ineseguibili.
Ad avviso dell'ASGI non è possibile attendere il completamento del lungo iter della riforma normativa sull'immigrazione lasciando che la situazione rimanga quella attuale, ma è necessario intervenire con provvedimenti immediati da assumere da parte dell'Esecutivo finalizzati da un lato a ridurre drasticamente i casi di invio degli stranieri ai CPTA e dall'altro a strutturare i servizi di tutela legale e psicosociale nei centri in maniera completamente rinnovata nelle logiche e nelle forme. In particolare sarà necessario accelerare il processo, oggi di fatto ostacolato da troppo freni, di apertura dei centri al territorio, strutturando i rapporti con enti locali ed associazioni e supportando la creazione di “osservatori” locali sulla situazione dei centri stessi.
L'ASGI, nel richiedere che sia fatta piena chiarezza sugli eventi accaduti nel CPTA di Modena attraverso un approfondita indagine da parte del Ministero dell'Interno, ritiene che il centro debba essere chiuso al più presto.
Fonte: A.S.G.I. - Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione
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mercoledì 17 ottobre 2007 |
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Stando a sentire i dati recentemente sbandierati dalla polizia di stato il fenomeno della prostituzione sul Terraglio sarebbe sensibilmente diminuito in questi mesi, se non addirittura dimezzato. Il dirigente di polizia Riccardo Tumminia parla di fenomeno in calo, di maggiori controlli effettuati anche grazie all'apporto indispensabile dei rinforzi giunti nella zona in seguito al massacro di Gorgo al Monticano.
Le cifre snocciolate da Tumminia però non convincono il sindaco di Mogliano, da sempre in prima linea contro il fenomeno della mercificazione del sesso sulle strade del suo comune.
Giovanni Azzolini, non nuovo a proposte polemiche e provocatorie, come quella di abolire la legge Merlin, o quella di regolarizzare la prostituzione sul modello olandese o tedesco, ne parla ai microfoni di Radio Base, prendendo le distanze da quei suoi colleghi che pur di denunciare lucciole e clienti sfidano la legge sulla privacy spedendo a casa le foto che provano il misfatto del marito fedigrafo; ma allo stesso tempo rilanciando la proposta di un referendum per l'abolizione della legge Merlin e chiedendo armi meno spuntate per gli amministratore comunali.
Intervista di Francesco Gasparetto per Radio Base Popolare Network.:
http://www.radiobase.net/picture/upload/File/Gasparetto/Prostituzione/Azzolini_MoglianoVeneto_09102007.mp3
Fonte: Radiobase Popolare Network
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martedì 16 ottobre 2007 |
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PROSTITUTION BEHIND THE VEIL -
Nahid Persson – Iran/Svezia 2004 – v.o.inglese – 52 min.
La storia di due giovani donne, Minna e Fariba, eroinomani e prostitute, una situazione che nell’Iran di oggi non è delle più semplici. Il film illustra come funziona la prostituzione in un paese dove essa è proibita e dove anche l’adulterio è sanzionato con la morte. La loro preoccupazione è di scegliere se portare con loro i figli piccoli quando si intrattengono con vari uomini, oppure se lasciarli a casa da soli. Descrivono la loro provenienza sociale dalla classe media e come la falsità maschile e le droghe le hanno condotte alla prostituzione.
Benché droga e prostituzione siano entrambe proibite, esse sono ovunque e questa è l’ipocrisia di fondo che la regista intende denunciare. A questa ipocrisia contribuisce la legge islamica, che sebbene sia molto rigida in tema di rapporti fra i sessi, tuttavia lascia un amplissimo margine di discrezione con l’istituto del Sighe, attraverso cui gli uomini possono comprare sesso legalmente. Il Sighe è un matrimonio temporaneo, stipulato di fronte a un Imam per cui, contro una somma di denaro, una coppia può sposarsi per un tempo limitato, variabile da 2 ore a 99 anni. In un paese dove i rapporti di forza tra i sessi sono ben definiti e dove la miseria rende tutti estremamente vulnerabili, ma le donne in particolar modo, il Sighe è un ulteriore strumento di potere e di dominio sessuale, che la regista racconta senza retorica e con incisività.
http://www.dfi.dk/tidsskriftetfilm/39/prostitutionbehind.htm
http://www.youtube.com/watch?v=xDja_ym8sSE
http://www.youtube.com/watch?v=NKMbWvFy3Js&mode=related&search=
http://www.youtube.com/watch?v=xmL5fevERAU&mode=related&search=
http://www.youtube.com/watch?v=4oN2xwQdng8
http://www.youtube.com/watch?v=YzlxU1FWOVc&mode=related&search=
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sabato 13 ottobre 2007 |
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Il ministro degli Interni, Giuliano Amato, in una breve relazione al Consiglio dei ministri, ha detto che il «pacchetto sicurezza», in discussione il 23 ottobre, sarà affiancato da altri tre disegni di legge per dare il via a un «intervento organico di forte impatto per contrastare fenomeni criminali e degrado sociale e urbano». Intanto, una decina di associazioni nazionali e locali [Antigone, Arci, Cantieri sociali, Gruppo Abele e altre] hanno inviato una lettera ai ministri competenti sulla vicenda «pacchetto sicurezza», chiedendo di essere ascoltati. Fin’ora non hanno avuto risposte, ma si dicono molto preoccupate per la bozza del disegno di legge sicurezza resa pubblica, «che va in direzione completamente contraria a quelle che sono le nostre idee in materia».
da CARTA scarica il testo http://www.carta.org/campagne/migranti/11540
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sabato 13 ottobre 2007 |
| Cinque per mille, dai contribuenti arrivano 328,9 milioniL'Agenzia delle entrate ha fornito oggi la ripartizione definitiva delle somme. La maggior fetta va al volontariato, che riceverà 192,9 milioni: Unicef, Medici senza frontiere e Emergency le prime tre |
| ROMA - Ammontano a 328,9 milioni di euro i fondi che saranno ripartiti tra volontariato, ricerca, sanità e comuni grazie al 5 per mille. A comunicare i numeri definitivi del ricavato dal primo esperimento con la norma inserita nell'ultima Finanziaria del governo Berlusconi, e' l'Agenzia delle entrate che oggi, a Roma, ha reso nota la ripartizione definitiva delle somme. Secondo la legge i contribuenti avevano la possibilità di destinare il 5 per mille a quattro macro aree: il volontariato, la ricerca scientifica, quella sanitaria e i Comuni. La maggior fetta del contributo va al volontariato, che riceverà 192,9 milioni di euro, seguito dalla ricerca scientifica con 51,1 milioni, dalla ricerca sanitaria con 46,7 milioni e dai Comuni con 37,8 milioni. I contribuenti che hanno operato la scelta sono stati 15,8 milioni, ma solo 13,4 hanno effettivamente devoluto una quota dell'Irpef, in quanto 2,4 milioni hanno presentato una dichiarazione con imposta netta pari a zero, quindi non utilizzabile ai fini del calcolo del beneficio.E' all'Unicef che va la maggiore fetta del 5 per mille destinata al volontariato, con quasi 6 milioni di euro. Le persone che hanno scelto di sostenere l'agenzia delle Nazioni unite che si occupa di minori sono state, infatti, piu' di 5 milioni e sette. Seconda in classifica nella ripartizione del 5 per mille per il volontariato e' Medici senza frontiere, con quasi 5 milioni di fondi per un totale di 4 milioni e 800 preferenze. Invece, ad Emergency, l'associazione del medico Gino Strada, va il terzo posto sul podio con piu' di 4 milioni e mezzo di euro, per un totale di piu' di 4 milioni e 300 persone. |
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lunedì 08 ottobre 2007 |
| PROSTITUZIONE |
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Il Viminale: ''Si tratta di un problema sociale, non di ordine pubblico''
Rapporto dell'Osservatorio sulla prostituzione: 32 le proposte operative. Giro di vite sulla prostituzione minorile e possibilità dei sindaci di vietare l’esercizio in zone sensibili. Amato promette un apposito decreto legge
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ROMA - È in arrivo un decreto legge sulla questione prostituzione, disgiunto dal pacchetto sicurezza. Lo ha annunciato il Ministro dell'Interno Giuliano Amato presentando questa mattina il rapporto dell"Osservatorio sulla prostituzione, un tavolo di 20 associazioni, ministero dell’Interno e Carabinieri al lavoro dal febbraio 2007. Il rapporto chiede l’estensione ai reati di tratta, sfruttamento e prostituzione minorile dell’inescusabilità dell’error aetatis della vittima, se minorenne; il divieto di accesso ai luoghi frequentati dai minori per gli imputati di prostituzione minorile, e la possibilità dei sindaci di vietare l’esercizio in zone sensibili, con multe per prostitute e clienti. Ma senza istituire il reato della prostituzione, perché - dice il Sottosegretario Marcella Lucidi – "si finirebbe per clandestinizzare il fenomeno e isolare le vittime”.
Il rapporto fa il punto sullo sfruttamento di donne e minori e sulla prostituzione sulle strade, a partire dalla legge Merlin del 1958, definita “ancora attuale” dalla Lucidi, che sottolinea: “la prostituzione non è una mera questione di ordine pubblico da reprimere, ma una questione anzitutto sociale da affrontare con soluzioni complesse e integrate”. A partire dalla protezione delle vittime, donne e minori. L’osservatorio approva la circolare del Ministero dell’Interno sui criteri del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale (articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione), giudicando prioritaria la presa in carico delle vittime disposte a denunciare gli autori dello sfruttamento. Ma chiede maggiore lavoro di rete tra Magistratura, Enti locali e privato sociale accreditato, formazione congiunta di poliziotti e operatori sociali e certezza di risorse per i progetti di tutela, che potrebbero attingere anche ai patrimoni sequestrati agli sfruttatori, per i quali si chiede di sganciare le misure di prevenzione patrimoniale dal procedimento di prevenzione personale.
E sulla questione minori l’osservatorio propone una campagna informativa, il maggior impegno delle forze di polizia, e l’estensione dell’inescusabilità dell’error aetatis della vittima - oggi prevista nei casi di violenza a minori di 14 anni - ai reati di schiavitù, tratta, prostituzione minorile, sfruttamento sessuale, commessi in danno di minori. Non solo. Contro i clienti delle prostitute minorenni, secondo l’osservatorio serve anche il divieto di accesso ai luoghi frequentati dalla persona offesa e più in generale da minori, oltre che l’allontanamento dalla casa familiare se l’imputato è familiare della vittima.
Dall’Osservatorio arriva un no chiaro alla proibizione tout court della prostituzione. Il “riflusso al chiuso” relegherebbe le vittime in spazi invisibili, e le renderebbe di fatto “più isolate, ricattabili e insicure”. Tuttavia l’Osservaotrio non esclude che i Sindaci possano avere il potere di vietare l’esercizio della prostituzione in alcuni luoghi sensibili delle città, perché frequentati da bambini, perché vicini a luoghi di culto o di cura, “quando la tutela di interessi comuni a tutti diventi prevalente”.
Dal mondo delle associazioni arrivano apprezzamenti per il rapporto. “Un risultato eccezionale” secondo Giancarlo Perego (Caritas Italiana), che ora si aspetta un lavoro simile sul turismo sessuale e la pedo-pornografia. Apprezzamenti arrivano da tutte le 20 associazioni che hanno partecipato all’Osservatorio, con l’eccezione della “Comunità Papa Giovanni XXIII”. “È un tradimento – chiosa Oreste Benzi rivolto ad Amato -, niente è stato fatto per liberare le ragazze. È un documento non utile e dannoso”. Una presa di posizione criticata da Lucio Babolin (Cnca): “Questo atteggiamento di chi predica ex cathedra disturba. Don Benzi non è l’unico a lavorare sulla strada. Tutti noi ci ritroviamo nei punti del rapporto”. (gdg vedi lanci successivi)
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giovedì 04 ottobre 2007 |
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-LECCE,28 SET- Cinque anni di reclusione per l'ex direttore del centro di permanenza temporanea Regina Pacis di San Foca, don Cesare Lodeserto. E' stato condannato dal gup del Tribunale di Lecce per i reati di calunnia, minaccia per costringere a commettere reati e anche sequestro di persona nei confronti di alcune ragazze immigrate che erano ospiti del centro. La sentenza e' arrivata dopo quattro ore di camera di consiglio.
Fonte: ANSA
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mercoledì 26 settembre 2007 |
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Firma la petizione indirizzata alla Ministra Turco per stabilire un tetto massimo per il costo dei preservativi!
http://www.petitiononline.com/pazlila/petition.html
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lunedì 10 settembre 2007 |
Le prostitute casalinghe di Berlino sono in rivolta contro la decisione del vicesindaco del municipio di Charlottenburg-Wilmersdorf, Hans-Dieter Groehler (Cdu), di chiudere tutti i bordelli a gestione familiare situati in normali appartamenti lasciando operative solo le grandi case chiuse situate nei quartieri a luci rosse. Finora sono stati gia' chiusi sei bordelli nel quartiere di Charlottenburg, cinque in quello di Tempelhof e altri quattro in quello centralissimo di Mitte, ma adesso le lucciole berlinesi sono intenzionate ad alzare le barricate per difendere quello che considerano un esercizio discreto e libero da costrizioni della piu' antica professione del mondo. "Non chiuderemo i bordelli senza lottare", annuncia Stephanie Klee, la combattiva presidente berlinese della "Associazione per le prestazioni sessuali" (Bsd), secondo la quale "la struttura dei piccoli bordelli di carattere casalingo esistenti nella capitale e' l'espressione di una prostituzione autonoma con condizioni di lavoro umane". Per contestare l'argomento messo avanti dalla municipalita', secondo la quale i bordelli situati nelle case normali infastidiscono i vicini di casa, l'associazione delle lucciole ha incaricato la sociologa Beate Leopold di effettuare una ricerca, dalla quale e' risultato che nessun vicino di casa o proprietario di appartamenti ha mai protestato per l'esercizio privato della prostituzione. "Non c'e' la minima indicazione di disturbi ai vicini e la maggior parte delle ragazze lavorano senza protettore, senza costrizioni e senza violenza", ha spiegato la studiosa. Una legge varata nel 2002 dal governo rosso-verde di Gerhard Schroeder ha stabilito che l'esercizio della prostituzione non e' piu' immorale in Germania e va dunque equiparato a qualunque altra professione. Dietro la decisione di chiudere i bordelli a carattere familiare potrebbero forse esserci le pressioni dei gestori delle grandi case d'appuntamento, dal momento che i prezzi delle prostitute casalinghe sono in genere piu' bassi di quelli praticati nei quartieri a luci rosse. Mentre per una sveltina casalinga ci vogliono a Berlino 25 euro, in un grande bordello la tariffa e' di 30 euro. Un'ora di sesso in un appartamento privato costa invece 90 euro, ma in una grande casa chiusa bisogna sborsarne 150.
Fonte: Repubblica.it
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lunedì 10 settembre 2007 |
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MILANO, 6 SET - Rendere la prostituzione da strada un reato. E' una delle richieste che il Comune di Milano ha avanzato al tavolo dell'Anci. La proposta di Milano, secondo il vice sindaco Riccardo De Corato, ha visto la sostanziale adesione degli altri grandi Comuni italiani. Nella pratica il giro di vite prevede di sanzionare penalmente sia le prostitute (solo pero' quelle che in strada scendono non perche' costrette dal racket) sia, in caso di reiterazione del reato, gli stessi clienti.
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Fonte: Ansa.it
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martedì 04 settembre 2007 |
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Il ministro Damiano:
serve una nuova legge
«La prostituzione va regolamentata, sono favorevole alle cooperative». Certo, Cesare Damiano dice di parlare a titolo personale, «da privato cittadino», ma la sua uscita di ieri alla Festa dell’Unità di Genova non può essere considerata una semplice chiacchierata estiva.
Il ministro del Lavoro, davanti alla platea diessina, parte dalla denuncia del problema: «Non possiamo chiudere gli occhi davanti a questi fenomeni, non dimentichiamoci che stiamo parlando di essere umani, di persone violentate, torturate e alle volte uccise. Non possiamo tollerare ancora questa situazione». Quindi arriva la proposta: «Penso a una regolamentazione che consenta alle persone che scelgono questo mestiere di potersi organizzare, magari in cooperative, in luoghi che garantiscano protezione». Poi, quasi a voler mettere le mani avanti in vista di eventuali polemiche, spiega: «Mi rendo conto della delicatezza di questi discorsi, ma è molto meglio intervenire per regolamentare il fenomeno, per me prima di tutto conta salvare le persone e impedire che ci siano violenze e sfruttamento. Qui c’è di mezzo la persona umana, la sua integrità fisica e psicologica la sua sopravvivenza e tutte le conseguenze etiche e morali che sono correlate».
La proposta di Damiano, per quanto personale, ha un forte impatto politico e implica di fatto una revisione integrale della legge Merlin, che intervenne nel 1958 ad abolire proprio questo aspetto: la regolamentazione della prostituzione. Negli anni le critiche alla Merlin sono state tantissime: l’effetto più contestato della legge è la presenza di un continuo mercato del sesso nelle strade delle città, visto che la prostituzione non è reato. Se la posizione di Damiano, almeno per ora, non è quella del Governo, il ministro del Lavoro non è il primo a esternare su questo tema: intervenendo giovedì scorso alla Festa Nazionale dell’Unità di Bologna, Giuliano Amato aveva dichiarato: «Non è possibile proibire per legge la prostituzione, ma è assolutamente necessario toglierla dalle strade delle nostre città». Un proposito più generico, ma in linea con le parole del collega di governo.
Il dibattito sulla riforma della legge Merlin non è nuovo: nell’estate del 2000 un altro governo di centrosinistra, quello presieduto da Amato, aveva posto il problema. Anche allora in maniera piuttosto informale, intervenne Livia Turco, allora ministro della Solidarietà sociale, che propose di «destinare alcuni spazi delle città alla prostituzione e consentire l’esercizio alle lucciole all’interno delle case o magari con un esercizio cooperativo delle donne nella gestione». La Turco poi precisò di non volere la riapertura delle case chiuse, né l’istituzione di quartieri a luci rosse stile Amsterdam, ma soltanto una forma di tutela per le donne vittime del racket e dei cittadini che convivono ogni giorno con il mercato del sesso sotto casa. Si scatenò, comunque, un grande dibattito: favorevoli, contrari, entusiasti e indignati, poi però non se ne fece più nulla, se non l’istituzione di un numero verde di assistenza per le schiave del racket. Il problema si spostò più che altro sulla repressione dei clienti delle lucciole, il carcere ipotizzò qualcuno (sempre Amato e Violante) e protagonisti della lotta al fenomeno divennero i sindaci con ordinanze più o meno bizzarre.
Fonte: La stampa.it
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giovedì 23 agosto 2007 |
Crediamo di fare un utile servizio per chi non ha eventualmente seguito il caso di cronaca che ha visto coinvolte due ormai famose colleghe e un eletto al Parlamento Italiano.
Il parlamentare preso da improvvisa solitudine è andato a trescare in via Veneto con esito certamente inaspettato.
Finale a sorpresa...
Come finirà?
Per ora potete leggere gli articoli linkati quì
mele/parla-mele.html
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martedì 21 agosto 2007 |
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Una parata per le strade del porto verso l'Opera Hause e con finale spettacolare al Museo di arte contemporanea, così uno stuolo di lavoratrici del sesso con gli ombrelli rossi hanno celebrato la loro giornata il 3 giugno 2007.
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venerdì 17 agosto 2007 |
7 agosto 2007
Las travestis del Rosedal son las protagonistas de otra perestroika
Ayer fue la primera reunión con vecinos, funcionarios y organizaciones, coordinadas por la ONG que lidera Mijail Gorbachov.
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venerdì 17 agosto 2007 |
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La FALGBT y ATTTA convocan a protestar «contra la discriminación y la represión, por trabajo digno» ante la Jefatura de Gobierno de la Ciudad de Buenos Aires, en contra de la resolución dictada por la Subsecretaría de Áreas Protegidas y en reclamo de trabajo digno para las travestis.
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