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Radicali interrogano i Ministri sul pagamento delle tasse
lunedì 21 luglio 2008
(AGI) - Roma, 17 lug. - Margherita fa l’accompagnatrice e nella sua vita di oculati risparmi ha acquistato una casa dove abita, una macchina di lusso, un garage e un secondo appartamento. L’Agenzia delle Entrate se ne e’ accorta e gli ha mandato una cartella esattoriale in cui si contesta un imponibile di 88mila euro di tasse - per gli anni 2003-2004-2005-, che in caso di conciliazione potrebbero scendere a 42mila. Se Margherita si rifiutasse di pagare e facesse ricorso scatterebbe, come forma di garanzia, l’ipoteca sulla case, il fermo della macchina e un anticipo sul pagamento. Per denunciare questa ‘anomalia’ due senatori radicali, Donatella Poretti e Marco Perduca hanno organizzato una conferenza stampa al Senato per dare voce alle protagoniste di queste vicende e per annunciare un disegno di legge che e’ stato presentato al Senato all’atto di insediamento dei senatori radicali. “Con questa interrogazione - spiega la Poretti - chiediamo al governo, e in particolare al ministero dell’Economia e del Lavoro, di fare chiarezza, perche’ stanno arrivando richieste di accertamento da parte della Agenzia delle Entrate a persone che liberamente e volontariamente hanno deciso di vendere prestazioni sessuali. La domanda - spiega ancora la Poretti - e0questa: come si puo’ fare la dichiarazione dei redditi per una attivita’ che non e’ riconosciuta giuridicamente? Con questo disegno di legge noi chiediamo che a fronte del pagamento elle tasse vi sia il riconoscimento dell’attivita’ svolta dalle prostitute. In caso contrario -continua la Poretti - lo stato sarebbe paragonabile ad uno sfruttatore perche’ ‘esige’ o ‘estorce’ balzelli dai proventi della prostituzione, attivita’ che non riconosce. Noi chiediamo quindi al governo di darci una risposta perche e’ una situazione che potrebbe portare a denunce”. Infatti Pia Covre, presidente del comitato diritti civili delle prostitute, non esita a dichiarare: “Sono pronta a denunciare lo stato per sfruttamento della prostituzione se non si cambia la legge”. “Il ddl - spiega il senatore Marco Perduca - si compone di cinque articoli finalizzati a regolamentare il fenomeno della prostituzione, dando diritto di cittadinanza a tutti coloro che sono coinvolti nel fenomeno. Insomma - conclude se si vuole tassare si deve regolamentare. Altrimenti saremmo di fronte ad un’etica di stato che si ispira, come al solito, a Oltretevere”. E in attesa di una risposta del governo e del parlamento l’accompagnatrice Margherita dovra’ pagare i suoi 42mila euro. (AGI) Lam/Glc 
 
La proposta del ddl di Carfagna e Maroni: Legge ipocrita speravo meglio-Covre a Liberazione
lunedì 14 luglio 2008

 

 Leggi articoli al seguente link

http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=11/07/2008

 
Tratta: accordi fra Regioni Italiane e Ministeri della Romania
giovedì 10 luglio 2008
Firenze, 9 lug - Prevenire il traffico di persone attraverso forme di cooperazione fra regioni e paesi europei e favorire l'inserimento, sociale e lavorativo, delle vittime della tratta. Questo l'obiettivo del protocollo d'intesa firmato oggi a Bucarest, in Romania, dalla Regione Toscana insieme alle Regioni Piemonte, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Sicilia e alle Province autonome di Trento e Bolzano. Gli altri firmatari sono il ministero del lavoro, della famiglia e delle pari opportunita' della Romania, il dipartimento per le pari opportunita' della presidenza del consiglio dei ministri e il ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali italiani. ''Grazie al Fondo sociale europeo - spiega l'assessore toscano all'istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini - e' possibile mettere in campo una serie di interventi che, utilizzando lo strumento della cooperazione transnazionale, aiutino ad estirpare e prevenire il fenomeno, cosi' come previsto dalla carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, da una serie di atti delle Nazioni Unite e di altri organismi nazionali e internazionali''.

Nell'intesa di Bucarest vengono evidenziate le linee di fondo che serviranno poi per l'attuazione di interventi concreti, che potranno essere finanziati grazie alle misure del Fondo sociale europeo per il periodo 2007-2013. Il Fondo sociale europeo infatti prevede iniziative per l'inclusione sociale delle vittime della tratta e per il loro inserimento nel mercato del lavoro. Fra le iniziative, che potranno essere gestite con il coinvolgimento del governo romeno, scambi di esperienze e informazioni e la promozione di studi comparativi.

Fonte: ASCA
 
Carfagna e Maroni lavorano a un ddl sulla prostituzione
mercoledì 09 luglio 2008
A cinquant'anni dalla legge Merlin, le squillo potrebbero scomparire dai luoghi pubblici. Con sanzioni e possibile arresto anche per i clienti. Mira, infatti, all'«eliminazione della prostituzione di strada» lo schema di disegno di legge dei ministeri dell'Interno e delle Pari opprtunità (firmatari Roberto Maroni e Mara Carfagna) che verrà esaminato venerdì dal Consiglio dei ministri. Si tratta di una versione soft dell'intervento contro le squillo di strada a suo tempo presentato come emendamento al decreto sulla sicurezza da Filippo Berselli e Carlo Vizzini, e poi ritirato su invito del ministero dell'Interno.
Il testo, che in pratica riprende la proposta Prestigiacomo-Fini–Bossi del 2002, si compone di quattro articoli. Il primo modifica la legge Merlin, vietando la prostituzione nei luoghi pubblici (come strade, parchi o aperta campagna) e in quelli aperti al pubblico, ossia frequentabili da chiunque. Le violazioni verranno punite con una sanzione amministrativa da 200 a 3mila euro, che in caso di reiterazione si trasformerà in arresto da 5 a 15 giorni con ammenda da 200 a mille euro. Stesse sanzioni per chi si avvale delle prestazioni delle squillo o le contratta in luoghi pubblici o aperti al pubblico: visto che «la prostituzione deve considerarsi fenomeno di allarme sociale», spiega la relazione al Ddl, «non può ammettersi un distinto trattamento tra chi la eserciti e chi se ne avvalga». Ovviamente non è punibile chi esercita perché costretta con violenza o minacce.
Nel mirino del Ddl anche chi affitta una casa dove ci si prostituisce, ma solo se il canone è superiore a quello di mercato. È previsto l'arresto da due a sei anni e la multa da 250 a 10mila euro. Chi presta assistenza a una squillo senza fini di lucro o profitto, inoltre, non è imputabile di favoreggiamento alla prostituzione.
L'articolo 2 resta in ambito immobiliare per stabilire che i condomini possono chiedere e ottenere provvedimenti d'urgenza contro «turbative create dalla prostituzione» e approvare delibere condominiali anti-squillo.
Nell'articolo 3 è, invece, contenuta la stretta sui clienti delle baby prostitute: per chi compie atti sessuali con un minore tra 14 e 18 anni in cambio di denaro «o altra utilità anche non economica» è prevista la reclusione da sei mesi a tre anni e una multa non inferiore a seimila euro. Sempre l'articolo 3 introduce novità sul rimpatrio assistito, visto che buona parte delle baby prostitute arriva dall'estero: in pratica i minorenni stranieri privi di
persone che esercitino la potestà genitoriale in Italia verranno riconsegnati alle autorità nazionali attraverso la proceduta del rimpatrio assistito (articolo 33, comma 2-bis, decreto legislativo 286/98). La semplificazione della procedura è demandata a un regolamento, da adottare entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge.
Infine, l'articolo 4 inasprisce le pene per l'associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione: le sanzioni vengono aumentate fino a due terzi per promotori e organizzatori e da un terzo a metà per gli altri partecipanti all'associazione.
Nel testo non c'è traccia della discussa proposta di Maroni, di dare vita a quartieri a luci rosse, come avviene in altri Paesi europei (si veda «Il Sole 24 Ore» del 7 giugno).
È la terza volta in cinque anni che il Governo tenta di intervenire in questo ambito. Nel dicembre 2002 venne approvato dal Governo Berlusconi un disegno di legge che, proprio come questo, vietava la prostituzione nei luoghi pubblici e aperti al pubblico. Il provvedimento non è stato approvato dal Parlamento. Così come è rimasto sulla carta il disegno di legge Amato-Lucidi della fine dell'anno scorso, che, tra l'altro, prevedeva maxi sanzioni per la prostituzione minorile.
 
"Massaggi bollenti" in due appartamenti
martedì 01 luglio 2008
 
Pia Covre: «Se vogliono i soldi delle prostitute devono cambiare la legge Merlin»
martedì 01 luglio 2008

ROMA (23 giugno) - La prostituta uruguaiana di Parma che rifiuta di pagare le tasse «ha ragione e deve fare ricorso». Lo afferma Pia Covre, segretaria del Comitato per i diritti civili delle prostitute, secondo la quale l'Agenzia delle entrate è fuori regola perché la legge Merlin vieta lo sfruttamento della prostituzione da parte dello Stato o di altri.

La leader storica dei diritti delle prostitute ammette che la legislazione italiana in materia soffre di qualche ambiguità: la legge Bersani-Visco, infatti, consente di tassare i redditi derivanti da proventi illeciti, ma «la prostituzione non è illegale», sottolinea Covre. Quello di Parma non è l'unico caso: «Ci sono altre donne a cui è successa la stessa cosa, e i nostri legali le stanno aiutando a fare ricorso. Vediamo che esito avranno questi ricorsi, e poi decideremo se denunciare l'Agenzia delle entrate per sfruttamento della prostituzione. C'è anche una sentenza della Cassazione che afferma che le prostitute non devono pagare le tasse. Se vogliono i soldi delle prostitute devono cambiare la legge Merlin».

Il Messaggero.it
 
Senza inclusione sociale non c'è sicurezza
martedì 01 luglio 2008
Antigone su CARTA

Pubblichiamo l’intervento di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, all’incontro nazionale «Cantiere per un nuovo Welfare. Senza inclusione non c’è sicurezza» promosso dal Cnca nei giorni scorsi.

 

 
1 luglio 2008 - Furio Colombo: Il futuro è già cominciato
martedì 01 luglio 2008

di Furio Colombo per MicroMega

LA FRASE DEL GIORNO
“Ci vuole una legge che introduca il reato di prostituzione in strada”.
Editto di Alemanno I nuovo sindaco di Roma (Corriere della Sera, 27 giugno)

Cominciamo a capire che cosa servirà il “Ministero per le semplificazioni” (perfetta istituzione orwelliana) affidato al dentista Calderoli (del resto la stessa gente aveva affidato il Ministero della Giustizia all’Ing. Castelli, noto tecnico dei rumori).
Il Ministro delle semplificazione dovrà spiegare se strada sta per “all’aperto” o “dovunque ma non in casa” o se invece solo esenti coloro che “esercitano” in piazza, o in Largo Toniolo.
Spetterà inoltre all’illustre semplificatore spiegare come sia possibile che il luogo definisca il reato, anziché definire il reato nella descrizione di uno specifico atto, dovunque accada.
Esempio: picchiare la moglie in strada, con una brutta scena davanti a tutti, è un reato più grande che picchiarla tranquillamente tra le appartate mura domestiche?
Ed esiste (e come si distingue nel codice) il furto con destrezza da fermi o in movimento? Commetterlo sull’Eurostar è un aggravante? E un clandestino sull’Eurostar è più clandestino di un clandestino in bus? E la prostituzione in treno?
Comunque avrete notato che la virile cultura del fare, che disprezza le lungaggini dell’andare a spiegare in Parlamento, sta venendo avanti con una sua lista di nuovi reati (il reato di clandestinità, il reato di prostituzione, ma solo se commesso in Via Angelo Silvio Novaro) tutti facili da imputare perché pochi avranno a disposizione l’avvocato Ghedini, tutti facili da “portare a sentenza” dura e pura non appena avranno finito di schedare i bambini, tutti a beneficio delle nostre semivuote galere.
Il futuro è già cominciato. Un banale dettaglio: prima bisogna estirpare il cancro della società. Come chi? I giudici.
 
 
GAY PRIDE: PROTESTE PER 'FERMO' GRAZIELLA BERTOZZO
martedì 01 luglio 2008
lunedì 30 giugno 2008
(ANSA) - BOLOGNA, 30 GIU - "Siamo sconcertate/i che sia potuto accadere un simile fatto". 'Facciamo Breccia', da Firenze affida ad una nota la difesa di Graziella Bertozzo, attivista del movimento, vittima di un'azione definita "violentemente repressiva e diffamatoria" durante il Gay Pride di sabato. La donna era stata condotta in Questura a Bologna mentre la manifestazione volgeva al termine. Alcuni membri del coordinamento di Facciamo Breccia erano saliti sul palco della manifestazione per esporre uno striscione. Per un malinteso, riferisce il movimento, la Bertozzo era stata, invece, fermata da una delle volontarie dell'organizzazione che aveva avvertito un funzionario della Digos che non si era qualificato. Ne era nato un diverbio e la militante dopo essere stata portata in Questura era stata rilasciata in serata con l'accusa, riferisce il movimento, di resistenza e lesioni finalizzate alla resistenza. "Chiediamo a tutte e tutti, ed in particolare al Comitato Bologna Pride, di spendersi affinché la questione giudiziaria si chiuda immediatamente rendendo chiaro che l'azione di polizia é stata causata da un abnorme 'equivoco'", aggiunge 'Facciamo Breccia'. In difesa della Bertozzo anche il Prc-Se di Bologna: "Proviamo sconcerto per le modalità con cui è intervenuta la Digos mentre Graziella stava partecipando ad una azione pacifica", si legge in una nota. "Riteniamo - prosegue - che questo episodio repressivo non abbia senso e ci auguriamo che la questione si chiuda al più presto, nelle sedi preposte, senza conseguenze giudiziarie per Graziella". Secondo il gruppo Unaltracittà/Unaltromondo di Firenze "i fatti di Bologna consegnano un paese dove i diritti più elementari vengono calpestati, l'omofobia ed il razzismo stanno dilagando e l'ossessione securitaria dà luogo a repressioni violente da parte delle forze dell'ordine". (ANSA).
Autore: I33-CST


 
TASSE PER 90.000 EURO, LA 'SQUILLO' NON PAGA POI CI RIPENSA
martedì 24 giugno 2008

PARMA - "Pagare 90.000 euro di tasse? E perché? Io con i guadagni mantengo la mia famiglia in Uruguay, tra cui mia figlia di otto anni e due orfani di mia cugina. Mi proteggo da sola, quando ho chiesto aiuto nessuno mi ha ascoltata, mi hanno detto che finché non scorreva il sangue non potevano intervenire, e adesso vengono a dirmi di pagare le tasse?". In un'intervista pubblicata dalla 'Gazzetta di Parma' Z.C., prostituta latino-americana di 32 anni in Italia dal 2004 con regolare permesso di soggiorno, che ha ricevuto dalla Guardia di Finanza un 'conto' di 90.000 euro calcolato sulla base dei 357.000 guadagnati con il suo 'lavoro' a Parma, era decisa nella sua intenzione di non voler 'saldare il conto'.

Poi, al Tg5 della sera, ha mostrato un atteggiamento diverso: "Se debbo pagare le tasse le pagherò, non c'é problema", ha detto tranquillamente. Ma il suo avvocato, Luca Berni, impugnerà il provvedimento: "Se si vogliono far pagare le tasse alle prostitute - dice - bisogna prima garantire quelle forme di tutela, regolarizzazione e assistenza che in Italia ora non ci sono. La Finanza precisa che la prostituzione non è reato, lo è invece lo sfruttamento. Ma la mia assistita lavora in proprio e non sfrutta nessuno". La stessa 'lucciola' spiega che il proprio 'lavoro' non avviene in strada, ma di avere "un giro fisso di imprenditori e professionisti, di Parma ma anche di Milano. Hanno il mio numero di telefono, c'é chi mi passa un fisso mensile...".

Alle Fiamme Gialle di Parma era arrivata la segnalazione, dal Nucleo speciale di polizia valutaria di Roma, di operazioni sospette di una donna che tra il 2005 e il 2008 aveva versato in banca l' ingente cifra. Sentita, la donna ha spiegato ai militari che quei soldi erano il frutto della sua attività di 'lucciola'. A quel punto i finanzieri, analizzando le norme in materia, hanno desunto che "il meretricio è un atto civilisticamente illecito, i cui guadagni sono tassabili quali redditi diversi derivanti da proventi illeciti". La 'questione tasse' ha già provocato reazioni opposte. Per Pia Covre, segretaria del Comitato per i diritti civili delle prostitute, la giovane "ha ragione e deve fare ricorso", e l' Agenzia delle Entrate "é fuori regola poiché la legge Merlin vieta lo sfruttamento della prostituzione da parte dello Stato o di altri". Il leghista Roberto Corradi, parmigiano e consigliere regionale Lega Nord, ritiene invece che la donna vada espulsa immediatamente dall'Italia e che le debba essere revocato il permesso di soggiorno: "Il nostro Paese può fare a meno di immigrati che si prostituiscono". Per la senatrice radicale Pd Donatella Poretti la vicenda potrebbe essere "un ottimo spunto e un buon punto di partenza" alla vigilia del dibattito parlamentare del Ddl sicurezza, dove è preannunciato un intervento sulla prostituzione. "Ha ragione la GdF - dice - sostenendo che si tratta di attività illecita, ma ha ragione anche il legale quando afferma che debbono esserle riconosciute delle tutele che oggi non esistono".

Proprio nella città emiliana si era parlato anche di prostituzione, con la richiesta di un contrasto forte, un paio di settimane fa in occasione dell'incontro sul tema sicurezza dei sindaci di una ventina di città medio-piccole che avevano firmato la 'Carta di Parma' con il ministro Maroni. Il sindaco di Padova Flavio Zanonato aveva portato la proposta di proibire alle prostitute di esercitare per strada e ai clienti di contrattare un rapporto sessuale in cambio di denaro. Già in novembre una prostituta toscana aveva presentato ricorso, dopo che la Finanza le aveva chiesto mezzo milione di euro per otto anni di reddito non dichiarato. Ma in dicembre la Commissione tributaria della Lombardia aveva deciso, con una sentenza, che anche le prostitute devono pagare le tasse.

Fonte: Ansa 24 giugno 2008

 
Gmg: preservativi ai pellegrini
martedì 24 giugno 2008

 - SYDNEY, 24 GIU - Ai pellegrini che si raccoglieranno a Sydney per Giornata mondiale della gioventu' del 15-20 luglio, saranno distribuiti preservativi. La No To Pope Coalition, che comprende membri di comunita' atee, gay e ambientaliste, ha annunciato che sfilera' a fianco dei giovani lungo il percorso di pellegrinaggio per protestare contro l'opposizione del Papa alla contraccezione. E intanto gli organizzatori della Gmg assicurano che sono in arrivo 197 mila giovani cattolici. fonte: Ansa 24 giugno 2008

 
'Non voglio pagare le tsse, lavoratrice del sesso di Parma si oppone
lunedì 23 giugno 2008
23 Giugno 2008

'Non voglio pagare, con quei soldi mantengo la mia famiglia in Uruguay'. E' determinata la giovane prostituta scoperta dalla Guardia di Finanza di Parma, che nei giorni scorsi le ha presentato un 'conto' di 90 mila euro calcolato sulla base dei 357 mila guadagnati in quattro anni con la sua attivita'. Secondo le Fiamme Gialle, 'il meretricio e' un atto civilisticamente illecito' e i guadagni 'sono tassabili quali redditi diversi derivanti da proventi illeciti'.
'Con i miei guadagni - spiega alla 'Gazzetta di Parma' la donna, 32 anni, in Italia con permesso di soggiorno dal 2004 e ufficialmente 'nullatenente' - mantengo quattro bambini, tra cui mia figlia di otto anni e due orfani di una mia cugina. C'e' anche una ragazza malata mentale, che bisogna accudire in tutto.
Stanno tutti con mia madre'. La lucciola dice di non adescare clienti sul marciapiede e di avere 'un giro fisso di imprenditori e professionisti, di Parma ma anche di Milano.
Hanno il mio numero di telefono, mi passano un fisso mensile'.
'Io - aggiunge la giovane, che dice di aver rifiutato di raccontare la sua vicenda in tv nonostante le richieste fatte da alcuni programmi - mi proteggo da sola, quando ho chiesto aiuto nessuno mi ha ascoltata, mi hanno detto che finche' non scorreva il sangue non potevano intervenire. E adesso vengono a dirmi di pagare le tasse?'. Il suo avvocato, Luca Berni, impugnera' il provvedimento: 'Se si vogliono far pagare le tasse alle prostitute - spiega - bisogna prima garantire quelle forme di tutela, regolarizzazione e assistenza che attualmente in Italia non ci sono. La Finanza precisa che la prostituzione non e' reato, lo e' invece lo sfruttamento. Ma la mia assistita lavora in proprio e non sfrutta nessuno'.
 
Sull'argomento e' intervenuta la senatrice radicale (gruppo Pd) Donatella Poretti:
Alla vigilia del dibattito parlamentare sul disegno di legge sulla sicurezza dove e' stato preannunciato un intervento anche sulla prostituzione, la notizia che arriva da Parma con la Guardia di Finanza che chiede il pagamento delle tasse alla giovane prostituta uruguayana, potrebbe essere un ottimo spunto e un buon punto di partenza.
Novanta mila euro e' la cifra calcolata sulla base dei 357 mila guadagnati in quattro anni con la sua attivita' e siccome secondo le Fiamme Gialle, “il meretricio e' un atto civilisticamente illecito”, i guadagni “sono tassabili quali redditi diversi derivanti da proventi illeciti”. L'avvocato della prostituta, Luca Berni, impugnera' il provvedimento: “Se si vogliono far pagare le tasse alle prostitute bisogna prima garantire quelle forme di tutela, regolarizzazione e assistenza che attualmente in Italia non ci sono. La Finanza precisa che la prostituzione non e' reato, lo e' invece lo sfruttamento. Ma la mia assistita lavora in proprio e non sfrutta nessuno”.
E' esattamente quello che come senatori Radicali eletti nel PD, abbiamo scritto in un disegno di legge depositato al Senato e ribadito in un ordine del giorno che il Governo non ha voluto prendere in considerazione (1).
In alcuni Stati europei, anche su pressione delle stesse organizzazioni dei cosiddetti “sex workers” (lavoratori sessuali), si e’ deciso di procedere alla legalizzazione della prostituzione ed alla trasformazione di questa attivita’ in una normale professione, sotto forma di lavoro dipendente, indipendente o cooperativo, con i diritti e doveri che ne conseguono, compresi quelli relativi all’assicurazione previdenziale e di tassazione.
Questa misura ha innanzitutto permesso di separare la prostituzione volontaria da quella coatta: la prima e’ “emersa” ed ha trovato forme legali di svolgimento, minimizzando i costi che ricadono sulla societa’ e sulle persone che svolgono l’attivita’. L’apparato repressivo si e’ potuto cosi’ concentrare in modo più efficace ed efficiente sulla lotta alla prostituzione coatta ed allo sfruttamento, compreso quello dei minori, delle persone minorate o tossicodipendenti.
In questo caso di cronaca, in cui la Guardia di Finanza ha ragione nel sostenere che trattandosi di attivita' illecita (anche se non perseguibile penalmente, ma comunque non riconosciuta civilisticamente), ma ha ragione anche il legale della donna quando sollecita che se l'attivita' non e' un reato debba essere riconosciuta e a fronte del pagamento delle tasse debbano anche esserle riconosciute delle tutele che oggi non esistono.
Resta percio' valido l'invito fatto al Governo a riconoscere come professione l’attivita’ di prestazione di servizi sessuali remunerati tra persone maggiorenni consenzienti e a disciplinarla e regolamentarla nel pieno rispetto dei diritti lavorativi attraverso interventi dei ministeri del Lavoro, Salute e Politiche Sociali e dell’Economia e Finanze.
(1) Qui il testo dell'ordine del giorno depositato in Senato:
http://blog.donatellaporetti.it/?p=100


 
Propone un rapporto orale a un poliziotto in borghese:denunciato
venerdì 20 giugno 2008

Genova, propone rapporto sessuale a poliziotto: denunciato


Una pattuglia di agenti del commissariato Centro stava effettuando un servizio di prevenzione e repressione in materia di buoncostume, quando uno di essi è stato avvicinato da uno straniero che gli ha chiesto un rapporto orale in cambio di 50 euro, denudandosi le parti intime e compiendo gesti osceni

 
Thelma&Louise, lite sulle case chiuse
giovedì 19 giugno 2008
La Tatafiore: legalizziamole. Ma la Rauti: insensato parlarne
 
Approvata dal Parlamento Europeo vergognosa direttiva sui rimpatri
giovedì 19 giugno 2008

Comunicato Stampa, 19/06/2008

  

Agnoletto: «EUROPA SENZ’ANIMA. TRIONFANO RAZZISMO E SEGREGAZIONE»

Strasburgo, 18 giugno 2008 - «L'Europa diventa un grande carcere: decine, forse centinaia di migliaia di persone saranno rinchiuse nei Cpt per un anno e mezzo."

  È finita un'epoca: oggi è stata sepolta l'Europa della Rivoluzione francese e dell'Illuminismo. Trionfano il razzismo e la segregazione.  Detenzione per 18 mesi, rimpatrio forzato anche in una nazione diversa dal proprio Paese: così aumenteranno i desaparecidos, coloro dei quali, una volta espulsi dall'UE nelle carceri libiche o sudanesi, non si saprà più nulla, condannati a morte in lager in mezzo al deserto. Questa è la risposta dell'UE a chi scappa dalla fame e dalla povertà.   Nessuna pietà nemmeno per i minori, che potranno essere espulsi anche se non accompagnati e che, in determinate occasioni, potranno perfino essere rinchiusi nei Cpt. Oggi é nata un'Europa senza anima. È molto grave che di fronte ad una dura offensiva di una destra razzista, il gruppo socialista si sia spaccato e che i parlamentari del Pd, sia ex Ds, sia ex Margherita, si siano astenuti. Dichiarare che vi é la certezza che i governi non peggioreranno l'attuale legislazione é pura ipocrisia; Berlusconi aspettava solo questo voto per aumentare la detenzione nei CPT italiani a 18 mesi.

 Oggi erano in gioco i valori fondamentali della convivenza umana che da sempre hanno caratterizzato il movimento socialista e il solidarismo cristiano, come in questi giorni ci hanno ricordato le autorità religiose e i rappresentanti delle Nazioni unite».

 

 
Prostituzione, emendamento via dal decreto legge
mercoledì 18 giugno 2008

Esce dal pacchetto sicurezza la proposta che equiparava le prostitute a «soggetti pericolosi»

 

ROMA - Il contestato emendamento sulla prostituzione, presentato da Filippo Berselli, viene ritirato dal decreto sulla sicurezza e verrà ripresentato dal presidente della commissione Giustizia nel disegno di legge sullastessa materia. Questa è la principale decisione presa dal vertice di maggioranza, al Senato, insieme ai ministri della Giustizia, Angelino Alfano, e dell'Interno, Roberto Maroni.

IL DIETROFRONT - «Abbiamo deciso - ha annunciato Berselli ai cronisti - di levare dal decreto tutte le materie non strettamente pertinenti al provvedimento. Presenterò quell'emendamento nel disegno di legge, perchè è giusto che finisca lo spettacolo indecente degli uomini o donne nudi la sera per strada, che possono essere guardati anche dai bambini, mentre la mattina rimangono per terra i preservativi». «Nel disegno di legge - ha osservato Berselli - avremo modo di definire meglio gli aspetti tecnici per combattere la prostituzione nelle strade».

LA POSIZIONE DI MARONI - Il ritiro dell'emendamento era stato sollecitato dallo stesso ministro Maroni che si era invece detto più favorevole alla realizzazione di eros center considerando che la punibilità dell'adescamento rischierebbe di affollare le carceri di migliaia di persone.

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10 giugno 2008 corriere della sera

 
Re del web-porno nei guai per droga
mercoledì 18 giugno 2008

Lui respinge ogni accusa. E spiega: «Grazie a me le prostitute via dalla strada»

Dibattito aperto negli Usa: se David Elms fosse condananto, The Erotic Review potrebbe chiudere

 
Pia Covre in risposta alla norma antiprostitute
venerdì 06 giugno 2008

NON SERVONO LEGGI SPECIALI, NE ASSIMILARE LE PROSTITUTE AI DELINQUENTI

Berselli e Vizzini dovrebbero sapere che stanno riproponendo la norma che era del Codice Rocco, roba fascista degli anni ’30. Usata dopo la chiusura dei bordelli per punire le prostitute che la legge Merlin rendeva non punibili.Ci dovrebbero dire dove sta la modernizzazione del Paese che dicono di avere nel programma del Governo se copiano leggi del secolo scorso e prendono la morale come misura, e magari ci dicano anche dove stà la LIBERTA’ del popolo?La cosa certa è che alimentano un clima di rifiuto sociale e di stigma verso le prostitute, esponendole al rischio di rappresaglie e di maggior sfruttamento. Non si rendono conto che da domani le 70.000 prostitute (il numero è una stima delle ONG) saranno fuorilegge e potrebbero essere in breve sbattute in galera! Una proposta che va a colpire nel mucchio senza alcun distinguo fra sfruttatori e prostitute, stranieri regolari e clandestini, italiani e stranieri. Disoccupate, precarie, studentesse, migranti , madri di famiglia ecc…: tutte candidate alla galera. Da 50 anni in questo Paese si discute di modificare in toto o in parte la legge Merlin ma da posizione talmente ideologiche ed estreme che non si giunge mai ad una soluzione. I signori e le signore che sono stati eletti e vengono pagati profumatamente dovrebbero studiarsi i problemi e trovare ragionevoli soluzioni, che siano applicabili e non solo enunciazioni, non semplificazioni orrende e per di più scopiazzate dai testi medievali. Riprendano in mano la proposta fatta dal precedente Ministro dell’Interno sulla prostituzione, che era il frutto di un accurato lavoro fatto dall’”Osservatorio sulla prostituzione e gli effetti criminali correlati” nel 2007. In quel lavoro associazioni e istituzioni avevano trovato una mediazione per soddisfare il bisogno di sicurezza dei cittadini, la lotta seria alla criminalità e ai trafficanti, la protezione delle vittime della tratta, e la libertà di esistere delle prostitute e dei loro clienti.Non sempre è necessario ripartire da zero, i buoni lavori si debbono tenere in conto e possono anche essere migliorati Pia Covre
 
Nel decreto sicurezza espulsione per le prostitute
venerdì 06 giugno 2008

Nel decreto sicurezza anche le prostitute. Il governo è pronto a toglierle dalle strade inserendole nell'elenco dei soggetti pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralita'.

La misura in un emendamento al provvedimento introdotta dai relatori al Senato, i presidenti delle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali di Palazzo Madama, Filippo Berselli (AN) e Carlo Vizzini (FI).

La proposta di modifica prevede che nella legge del 1956 (la n. 1423) sulle "misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e la pubblica moralita"' venga inserita anche la categoria delle prostitute accanto a quelle degli oziosi e dei vagabondi; di chi pratica traffici illeciti; dei delinquenti
abituali; degli sfruttatori di prostitute e minori; degli spacciatori.

Nell'emendamento si legge che deve essere considerato soggetto pericoloso per sicurezza e moralita' anche chi vive "del provento della propria prostituzione e venga colto nel palese esercizio di detta attivita"'.

I 'soggetti pericolosi', secondo la legge in vigore, possono essere diffidati dal questore e, se trovati a delinquere fuori dei luoghi di residenza, possono essere allontanati con foglio di via obbligatorio e inibiti dal ritornare per un periodo massimo di tre anni.

Per i disobbedienti scatta il carcere fino a sei mesi. Nella sentenza di condanna poi dovra' essere
disposto che, una volta scontata la condanna, il "contravventore" dovra' essere rimpatriato.

Se, nonostante la diffida del questore, il soggetto pericoloso non si ravvede cambiando vita, scatta la sorveglianza speciale che puo' essere accompagnata anche dalla misura del divieto di soggiorno in uno o piu' comuni o in una o piu' province.

Fino all'obbligo di soggiorno in un determinato comune. La misura di prevenzione, che dovra' essere decisa dal giudice, non potra' essere inferiore a un anno e superiore a cinque.

 

FONTE: RAINWES 24 - 06.06.2008

 
Pride di Roma: Negata Piazza S.Giovanni
giovedì 05 giugno 2008

Comunicato Stampa Forum delle donne - Prc

 

 
Prostituzione: Pia Covre no a bordelli
martedì 03 giugno 2008
(adnkronos)29-5-08
 

Prima riconoscere diritti lucciole in quanto lavoratrici del sesso - “No ai bordelli modello 50 anni fa. Oggi la situazione e’ complessa, sono tante le persone coinvolte non si puo’ dire di ’scegliere il male minore per ridurre il disagio’ ma bisogna parlare di diritti delle lavoratrici del sesso, che devono avere la possibilita’ di autodeterminarsi e di autorganizzarsi”. Cosi’ Pia Covre, esponente del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, ha commentato all’ADNKRONOS la proposta di un referendum per l’abolizione di una parte della legge Merlin e la riapertura delle case chiuse, depositata in Cassazione dal portavoce de La Destra, Daniela Santanche’. “Come al solito - ha sottolineato - ci sono politici che fanno gesti plateali e poi quando stanno seduti in parlamento non fanno niente. Non si e’ mai voluto trovare un accordo, una mediazione moderata per modificare le legge Merlin e che rispettasse i diritti delle prostitute e dei cittadini”. “Serve una regolamentazione leggera che stabilisca, ad esempio, divieti di prostituzione vicino alle scuole o alle chiese ma che non deve essere penalizzante verso la prostituzione in genere - ha aggiunto Pia Covre - Non si deve chiudere gli occhi e far finta che la prostituzione non esista. Prima si devono riconoscere le prostitute come lavoratrici e poi si puo’ pensare a delle soluzioni, come ad esempio lo ‘zooning’” cioe’ pianificare aree da dedicare al lavoro di prostituzione. “Ma, comunque, anche questa soluzione non puo’ essere l’unica”, ha concluso.

 
Corpi messi in "sicurezza" e repressione
giovedì 22 maggio 2008

Dopo gli immigrati è caccia alle prostitute

da LIBERAZIONE 22-05-08

La “caccia al clandestino” inevitabilmente riapre (ma si era mai fermata?) anche la caccia alle prostitute donne e transessuali. Forse non ci sono le deportazioni, sappiamo la procedura per effettuare l’espulsione è costosa e macchinosa, ma la persecuzione sistematica fatta di retate, multe, denunce e reclusione nei CPT è all’ordine del giorno. Non si contano più le irruzioni delle forze dell’ordine negli appartamenti per chiuderli e denunciare chi vi lavora. Anche i siti web che pubblicizzano il lavoro sessuale sono sotto tiro.  La giustificazione è sempre la stessa la lotta allo sfruttamento e alla tratta. Salvo poi inviare le donne, tutte straniere, catturate nelle retate direttamente nei CPT senza neppure informarle sui loro diritti nel caso siano sfruttate. In realtà le retate e la repressione vengono ispirate dalla filosofia politica dello “sgombro”, ovvero via i centri sociali, via i campi dei Rom, via i mendicanti, via le prostitute ecc. ecc.. Alcuni sindaci (sia di destra che di cosiddetta sinistra) mostrano ormai un accanimento sproporzionato contro la prostituzione, spesso solo per intascare un facile consenso.Infatti sempre più spesso le retate sono la risposta alle lamentele di alcuni cittadini che plaudono all’arresto di qualche transessuale o qualche immigrata/o e scioccamente credono di avere un amministratore eccellente, senza rendersi conto che proprio questa soluzione ne dimostra i limiti di capacità di governo. Ma molto inquietanti sono gli episodi di intolleranza e di odio che vengono enfatizzati da alcuni media. Non c’è da stupirsi se poi abbiamo reazioni di teste rasate ed esaltate,  come abbiamo visto ad esempio al TG1 della sera del 19 maggio, che si lanciano alla cattura delle trans sotto gli occhi di una pattuglia di polizia che non interviene, anzi polizia che evidentemente ringrazia del servizio e si carica le trans nella pantera. Questo è l’esito della propaganda sulla sicurezza e sulla necessità di fare le ronde, che vede i poliziotti dello Stato lasciare in mano a dei “giustizieri” l’ordine pubblico. La storia ce lo ha insegnato: si comincia coi Rom, i mendicanti, le prostitute, i diversi e i non “conformi”. Si alza la tensione e si provvede poi a fare le leggi speciali, le leggi di emergenza.Leggi che ad arte vengono fatte per mettere fuorilegge gli emarginati e magari chi protesta per difenderli. Criminalizzare pare l’obiettivo più urgente della nuova classe di governo, ce n’è per tutti: clandestini, Rom, romeni, proprietari di case, abortisti e chissà quante altre categorie...forse anche le sex workers. La prostituzione esiste perché c’è una precisa domanda da parte di molti uomini. Non si può eliminare la prostituzione, ne abbiamo esempi storici che lo dimostrano. Oggi sarebbe possibile eliminare dalle strade la prostituzione? No perché è la prostituzione a basso costo, nel contesto attuale di crisi economica e aumento della povertà non può essere eliminata, eventualmente potrebbe solo scomparire, diventare invisibile, maggiormente sfruttata e più pericolosa per chi la esercita. Ma soppravviverebbe perché è necessaria sia alle lavoratrici che ai clienti  sia italiani che stranieri.Gli stessi che si oppongono ai ricongiungimenti familiari per i lavoratori stranieri (che sono spesso uomini giovani e soli) sono magari quelli che non vedono di buon occhio le sex workers. Ma qualcuno vuole tener conto del desiderio sessuale di tutte le persone? La soddisfazione sessuale è un bisogno primario a meno che non ci si voti alla castità (ma anche questa scelta non sembra essere definitivamente soddisfacente per tutti). Nel nostro paese i legislatori sono malati di sessuofobia, non garantiscono i diritti sessuali dei cittadini. Tutto il paese soffre di questo malanno e lo dimostra con l’intolleranza verso le prostitute, verso i gay, verso le lesbiche e i transgender. Tutte “categorie” non “conformi” dal punto di vista delle scelte sessuali, pertanto persone non ammesse ai diritti civili di cui godono gli altri cittadini. Non c’è parità di diritti, gli altri i “conformi” possono sposarsi, unirsi in famiglie riconosciute, fare i genitori. E se sono ricchi e/o famosi possono anche “fecondarsi” in cliniche all’estero o esibirsi in costumi succinti e atteggiamenti erotici sulle riviste di gossip, perfino fare carriera grazie allo scambio sessuo-economico. Poi la domenica tutti a S.Pietro a prendere l’indulgenza e gli ordini sulla difesa della religione cristiana e la morale. Chissà il loro Dio se non è distratto cosa ne pensa di quello che sta succedendo quaggiù ?Pia CovreComitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onluswww.lucciole.org    

 

 
Liberazione ricorda Ornella Serpa
lunedì 05 maggio 2008
Ciao Ornella
 

 

 

Non ci mancherà,
è con noi
«HIC SUNT LEONES» direbbe Ornella, accattivante leonessa pronta al conflitto a suon di citazioni in latino.
Quante risate ci siamo fatte con lei giocando con il suo piglio da avvocata.
Nelle sue battaglie, affilate quanto disarmanti, emergeva tutta la sua cultura e intelligenza di nuova donna del sud. Prostituta per necessità e virtù, femminista indomita.
In altre parole, un disastro e una meraviglia.
Con Ornella abbiamo capito ed elaborato che non esistono le donne biologiche, che ogni cosa nella vita non è data, ma determinata. Lasciare la prostituzione le ha portato tante complicazioni con le quali non ha fatto in tempo a fare i conti. Ornella ha vissuto sulla propria pelle, con la lucidità della contraddizione, le ingiustizie di questa società: la violenza sessista, il ricatto del lavoro, la "normalità" assassina, la violenza delle speculazioni che a Roma hanno reso un privilegio il diritto alla casa.
Le ha attraversate tutte, ne ha portato i segni addosso. Ha sempre lottato, con rabbia e dolcezza, e la pensiamo così.
Ma non ci mancherà. Perché Maria Ornella Serpa è e sarà parte del nostro percorso, delle nostre vite e dei nostri progetti.
A/matrix
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Umanità, dolcezza,
rabbia
Ornella Serpa, una delle primissime militanti di Facciamo Breccia, è morta.
La ricordiamo attiva in molte circostanze, in particolare durante l'organizzazione del primo "no vat", quando è stata una delle pochissime presenti su Roma, o durante le contestazione di Ratzinger alla Sapienza.
Una vita sulla strada, una vita nelle lotte glt e femministe, una vita sulle barricate.
Una vita coraggiosa: il coraggio e l'orgoglio di non essere l'uomo d'onore che avrebbe dovuto, ma di essere una donna incazzata e tenera al contempo.
Ha vissuto le sue contraddizioni visceralmente, con umanità, dolcezza e rabbia: davvero troppo per questo mondo.
Una vita coraggiosa che ha pagato fino in fondo.
Per ora semplicemente possiamo dire che è morta una di noi, ma che proprio per questo abbiamo un motivo in più per vivere e combattere. Anche per lei, per la vita che ha fatto, perché aveva scelto anche noi come compagn* di strada del suo riscatto.
Hasta la breccia, Ornella!
Facciamo Breccia

La ricordano sex workers
di tutta Europa
Ornella è stata una compagna di lotta, un'attivista appassionata che ha avuto spesso il coraggio di denunciare e gridare scomode verità. Non si è mai tirata indietro ed ha avuto il coraggio di esporsi non solo per battersi contro le ingiustizie sociali, ma anche contro gli abusi di potere e l'arroganza che lei stessa ha subito dalle istituzioni. Le minacce e la violenza le ha provate sulla propria pelle, e anche gli affronti e quelle ferite psicologiche che incidono profondamente e restano incancellabili.
Ornella ha speso molta parte della vita per affermare il proprio diritto ad esistere. Perché quando non viene riconosciuta la propria soggettività, il proprio orientamento sessuale e il proprio genere di fatto ci viene impedito di esistere.
Siamo pervasi da modelli dominanti che pretendono di mettere al bando chi fa scelte non conformiste. Società la nostra fondata su quelle sacre famiglie patriarcali, benedette e bigotte che non esitano a chiudere le porte e il cuore anche ai propri figli pur di salvare le apparenze. Perfino l'aiuto e l'assistenza delle istituzioni viene meno quando non si è "conformi", anche questo lo ha toccato con mano Ornella.
Questa primavera si sta rivelando non solo sfortunata ma anche crudele, si è portata via una compagna combattiva e generosa che si era unita alle lotte di tante compagn* non solo per le cause che la riguardavano di persona, ma per le tante lotte per le libertà e i diritti di tutt* . Io non la dimenticherò, e tutte le sex workers del movimento europeo non la dimenticheranno.
Pia Covre

Occuperemo
una casa insieme
La materialità della vita pesa come pesano le cicatrici stampigliate sui corpi, e fanno la differenza. Mi sento una straniera e mi sento piccola di fronte a lei. Non ci sono parole possibili per colmare la distanza, mi sembra. E' il suo sguardo denso che mi dice che non c'è vicinanza. Parole parole parole che risuonano a lato, come se non avessero la forza di mutare nulla.
Ma la chiacchierata di oggi è autentica, è diversa da sempre forse perché ci troviamo a parlare delle condizioni materiali delle nostre vite. Ci troviamo a parlare di case. La casa di cui abbiamo bisogno entrambe. Vogliamo una casa. Scopriamo che è l'obiettivo concretissimo che ci accomuna. La casa è un sacrosanto diritto, siamo accordo. Che fare? Dobbiamo costituirci in associazione, mi dice. Una associazione di donne, per organizzare una occupazione di donne. Occuperemo uno stabile a Roma, possibilmente nella zona centrale. Dobbiamo darci da fare da subito. Entusiasmo! Occupazione, autogestione. Risolveremo il nostro problema principale. Ma daremo alla cosa una valore aggiunto. Sarà una occupazione tutta al femminile. Ci inventeremo attività culturali, iniziative politiche, renderemo quello spazio un luogo di produzione di idee, con spazi condivisi, aperti all'esterno. Dopo l'esito elettorale ci metteremo a lavoro. Ci salutiamo piene zeppe di futuro dentro il corpo.
E' passato meno di un mese da quel pomeriggio. E io la prendo alla lettera. Ci metteremo al lavoro da subito, cara Ornella.
Linda Santilli del Forum delle donne Prc

Oltre il femminismo "biologico"
Ornella è stata una presenza importante negli incontri della Rete femminista, non solo per le sue analisi sul "lavoro sessuale", ma soprattutto per la scioltezza con cui ci ha messo a confronto con la sua fisicità transgender. In questa è stata certamente al di là di ogni luogo comune, senza mai rivendicare una posizione particolare, ma assumendo fino in fondo la sua nuova identità. L'agio con cui stava nel giardino della Casa internazionale delle donne, mettendo al bando ogni curiosità morbosa, testimoniava del lavoro su di sé che indubbiamente aveva compiuto. La semplicità dei suoi saluti, affettuosi e fisici, e dei suoi interventi nel corso delle assemblee, contribuiva a cullarci nella soddisfazione di essere andate avanti rispetto a quel femminismo "biologico" che, almeno per le più grandi, rimaneva il nostro orgoglio, ma anche il nostro dubbio. Non era facile intravvedere nella sua calma sicurezza la difficoltà e la solitudine di un percorso di vita così innovativo, così radicalmente rivoluzionario. Di questo ci parla la sua morte prematura. Di questo e dell'incapacità di accogliere la diversità senza, in un modo o nell'altro, volerla normalizzare. Ancora - dunque - grazie, Ornella.
Bianca Pomeranzi della Rete femminista

Sembrava pronta
a lottare ancora
Ornella Serpa era una bellissima donna, bruna, dagli occhi scuri che ti guardavano dritto in faccia mentre dalla bocca le uscivano parole sincere, anche dure, critiche, senza indulgenza e senza diplomazia. Era molto colta, preparata giuridicamente sui diritti delle persone e in particolar modo di quelle che avevano deciso di non conformarsi, di non subire le imposizioni dei bigotti, dei campioni della doppia morale, degli ipocriti contro i quali combatteva strenuamente. L'ultima volta che ci siamo incontrati mi ha raccontato delle difficoltà esistenziali che stava vivendo, era piuttosto depressa ma la luce dei suoi occhi non si era spenta, sembrava fosse pronta a risollevarsi per continuare a lottare e infatti stava per cominciare a lavorare, a guadagnare il necessario per superare almeno gli ostacoli più vicini. Ciao Ornella, grazie per quello che ci hai insegnato, non ti dimenticheremo.
Saverio Aversa

Il libro
che non ha scritto
«Quando andrò in pensione scriverò un libro di fuoco sulle prostitute e sui clienti». Così mi prometteva Maria Ornella al termine di una intervista, nel dicembre 2006. Ci eravamo incontrate nel suo bar preferito di San Lorenzo, dove servono té e biscottini, e avevamo chiacchierato sul mondo della prostituzione. Scherzava, Ornella: «Con quei capelli biondi potresti farmi concorrenza». Infarciva il discorso con dotte citazioni in latino, il residuo degli studi di giurisprudenza. Era contraria alla legalizzazione della prostituzione perché, diceva, avrebbe legalizzato il dominio dell'uomo sulla donna. «In fondo tutti gli uomini sono clienti», amava ripetere. E così, quando le avevo chiesto come si immaginava a 60 anni, si era fermata un attimo per pensare, e poi aveva risposto che le sarebbe piaciuto scrivere un libro-denuncia per squarciare il velo di ipocrisia che circonda clienti e prostitute. Purtroppo quel tempo non è arrivato. E questo è il ricordo indelebile che ho di lei: un pomeriggio di lavoro trasformato in una chiacchierata piacevole e colta. Che la terra ti sia lieve, dolce Ornella.
Laura Eduati

Gli articoli
che non firmerà più
Ornella il giorno che l'ho conosciuta, alla Casa internazionale delle donne, per un dibattito sui Pacs: la sua era la relazione più "quadrata", più documentata, giuridicamente inattaccabile. Le sue mani le più curate.
Ornella durante un forum su movimento glbtq e femminismo qui a Liberazione : lucida, radicale, irriducibile nel chiedere meno leggi più diritti. Per tutte e tutti. Per le donne, le/i trans, le prostitute. I mondi che aveva attraversato. Le persone che le stavano a cuore. Con gli occhi a volte severi, a volte ridenti.
Ornella alle assemblee femministe. Ornella alle manifestazioni.
Ornella con la sua firma sul nostro giornale. Pochi pezzi, importanti, preziosi. Nati dal vivo della vita vissuta, intelligenti, ironici, capaci sempre di dare battaglia.
Ornella con la sua morte, per noi inattesa e ancora incredibile. Ci manchi già, ci mancherai moltissimo strada facendo.
Carla Cotti


04/05/2008

 
 
 
E' MORTA ORNELLA SERPA
lunedì 05 maggio 2008

Improvvisamente venerdì 2 Maggio è morta a Roma Maria Ornella Serpa, nostra compagna di tante lotte.Ornella aveva fondato a Roma il Co.Di.Pe.p un collettivo di sex workers.

Si è battuta contro le scelte politiche fatte dalla amministrazione comunale di Veltroni contro la prostituzione. Ci aveva spesso spiegato come molti degli addetti alla sicurezza non reagivano per difendere chi come lei si opponeva all'arroganza e alla minacciosa violenza degli sfruttatori ma agissero invece contro le più deboli.

Non è ancora chiara la causa della morte, di certo si sa che portata al pronto soccorso è morta per un arresto cardiaco, stava molto male ma non le è stato riconosciuto il codice di urgenza e forse questo le è stato fatale.

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India, prostituta ottiene assicurazione sulla vita
venerdì 02 maggio 2008

mercoledì, 30 aprile 2008

KOLKATA, India (Reuters) - Un'ex prostituta indiana ha ottenuto una polizza sulla vita da una compagnia di assicurazioni di stato, in quel che rappresenta a suo avviso un passo in avanti nella battaglia in India per la legalizzazione del mestiere più antico del mondo.
 
Blitz anti-prostituzione, tra i clienti un prete
martedì 22 aprile 2008
 ROMA (17 aprile) - Anche un prete della provincia reggina tra i clienti dei due bar a luci rosse. Tre uomini oggi sono finiti in manette per sfruttamento della prostituzione. Si tratta di Giuseppe e Giovanni Tutino, di 48 e 41 anni, e Leonardo Sciarrone, di 45, titolari di due esercizi a Gioia Tauro e a Varapodio dove ufficialmente lavoravano le ragazze, tutte provenienti dall'Est europeo e fatte giungere nel nostro Paese in via clandestina.

Durante l'attività di copertura le vittime dovevano allontanarsi di continuo per soddisfare le esigenze dei clienti. Uno dei tre gestori aveva il compito di accertare che le donne facessero al caso loro, sottoponendole spesso a verifiche come età, altezza, corporatura. I carabinieri hanno scoperto che tra i frequentatori più assidui dei bar a luci c'era anche un sacerdote della provincia di Reggio Calabria.
Da Il Messaggero 22 aprile 2008
 
IRAN, CAPO POLIZIA TEHERAN SORPRESO CON PROSTITUTE
giovedì 17 aprile 2008

TEL AVIV - Incaricato di combattere contro il vizio in tutte le sue forme, il capo della polizia di Teheran, gen. Reza Zarei, è stato sorpreso il mese scorso mentre si intratteneva con sei prostitute in una casa per appuntamenti e successivamente è stato rimosso dal proprio incarico. La notizia, divulgata da diversi siti internet iraniani (fra cui 'Farda' e 'Gooya'), è rimbalzata con evidenza sul sito web del quotidiano israeliano 'Yediot Ahronot'. Citando in particolare 'Gooya', il giornale israeliano scrive che il gen. Zarei sarebbe stato vittima di una retata improvvisa ordinata dall'Ayatollah Mahmud Hashemi Shahroudi, presentato come responsabile supremo delle autorità giudiziarie. Nella casa di appuntamento in questione Zarei è stato colto (e, secondo alcune indiscrezioni, anche filmato) assieme con sei prostitute nude. 'Yediot Ahronot' nota che in Iran la prostituzione è illegale, ma sembra in fase di crescita per via, secondo il giornale di Tel Aviv, di estese difficoltà economiche. Di conseguenza è emersa di recente la proposta di accettarla di fatto, ad esempio ricorrendo alla pratica dei "matrimoni temporanei" (autorizzati fra gli islamici sciiti) che possono restare in vigore anche solo 24 ore. Ma i religiosi iraniani più rigidi continuano a opporsi.

Da parte delle autorità iraniane é stato mantenuto sulla vicenda un quasi assoluto silenzio. Il portavoce dell'apparato giudiziario, Ali Reza Jamshidi, ad una domanda in materia si è limitato a dire che "uno degli ex comandanti della polizia" è in carcere, in attesa di giudizio, ma non ha voluto fare alcun commento sulle accuse che gli vengono mosse. "Poiché il caso è nella fase giudiziaria - ha sottolineato Jamshidi - non possiamo dare alcuna informazione. L'imputato è in stato di arresto e il caso è oggetto di un'indagine". Solo qualche giornale iraniano riformista ha fatto vaghi cenni alla vicenda, anche in questo caso senza pubblicare il nome di Zarei e le accuse che gli sarebbero rivolte. Le stesse fonti di stampa hanno sottolineato che il procedimento giudiziario si svolge nel più assoluto segreto. La vicenda è tanto più delicata e paradossale in quanto viene alla luce nel pieno di una campagna moralizzatrice avviata dalla polizia iraniana ormai da un anno, la più severa di cui si ricordi nell'ultimo ventennio, che ha portato al fermo di centinaia di donne giudicate 'malvelate', o che portavano semplicemente stivali con i tacchi alti sopra i pantaloni, e di molti giovani uomini che sfoggiavano pettinature in stile occidentale o magliette con scritti i nomi di gruppi rock considerati 'decadenti'

fonte ANSA 17 aprile 2008

 
Mancuso: ''Liberiamo le lucciole, ma poi paghino le tasse''
martedì 15 aprile 2008
 
Bologna - Prostitute "regolarizzate" e trasformate in contribuenti del fisco. E' la via scelta dell'assessore alla Sicurezza del Comune di Bologna, Libero Mancuso, per il quale le "lucciole" vanno liberate dal racket, assistite, ma dovranno poi pagare le tasse come tutti. "E' chiaro, non con gli scontrini e i nomi dei clienti- precisa l'assessore con un passato da magistrato- ma diciamo in maniera forfettaria, come avviene anche per altre categorie di produttori di reddito". Mancuso ne ha parlato oggi al question time di Palazzo D'Accursio, rispondendo ad una domanda di Forza Italia. Il sindaco pero', Sergio Cofferati, lasciando il municipio, non ha voluto commentare la proposta. Tra l'altro, il primo cittadino l'estate scorsa respinse un'altra proposta dell'assessore Mancuso sulla prostituzione, quella sulla creazione di zone "rosse" a rotazione dove convogliare il fenomeno."Io dico una cosa, fare pagare le tasse- insiste ora l'assessore- ma a prostitute che siano sottratte al racket, sottratte allo sfruttamento. Questo e' il vero problema- assicura- l'esistenza di una prostituzione coatta, una prostituzione che deve essere sconfitta quando e' sottoposta allo sfruttamento di terzi. Perche' e' intollerabile che cio' possa avvenire".Per Mancuso, "nel momento in cui le istituzioni siano in grado di offrire dei servizi socio-sanitari, in grado di stabilire dei controlli, in grado di indicare anche le forme e le modalita' della prostituzione volontaria, allora e' chiaro che si dovranno far pagare le tasse" alle lucciole. Soddisfatto della risposta il vicecapogruppo azzurro Aldo Zechini D'Aulerio, che arriva a chiedere l'istituzione di un albo professionale, con "un esame per entrare nell'albo" e "non sto scherzando", assicura. "E' evidente- spiega il forzista- che la prostituzione deve essere garantita a chi lo fa volontariamente e impedita a chi la pratica in modo coatto. Soprattutto bisogna impedire che insieme alle prostitute ci siano i loro sfruttatori. Quelli vanno arrestati, non quelli che affittano le case alle prostitute". Ora il forzista ha la speranza che il nuovo Governo, "che sara' sicuramente di centrodestra, faccia una legge nazionale che dia maggiori possibilita' di regolamentare la prostituzione".(DIRE)
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Le associazioni Olandesi criticano il piano comunale sulla prostituzione
venerdì 11 aprile 2008

 Dutch NGOs critical of Amsterdam city plans to curb prostitution

 

 
Indonesia, cinture di castità per le massaggiatrici
mercoledì 09 aprile 2008

Il provvedimento deciso dalle autorità di Batu per evitare che i centri massaggio diventino un luogo di prostituzione. Multe salate per gli inadampienti

 
Mancuso: "No alle multe a casa ai cliente delle lucciole"
giovedì 03 aprile 2008
Secondo l'assessore alla Sicurezza serve tutelare le famiglie: "coinvolgerle - aggiunge l'assessore- e' fatto crudele e sconsiderato, che bisogna assolutamente evitare
 
Second Life: Sesso e prostituzione, ma solo per gioco
giovedì 03 aprile 2008

«Mamma dice che più di cinque dollari a testa non devo spendere», spiega il soldato Joker ad una prostituta vietnamita che gli promette «amore lungo lungo», ma per almeno quindici dolla, in una scena di Full Metal Jacket. Altri tempi, altri modi. Oggi, prendete nota, per accedere alle prestazioni di una professionista dell'amore, piuttosto che avventurarsi su qualche viale di periferia, basta un videogioco online come Second Life. Prostituzione virtuale, nemmeno a dirlo, ma con i suoi vantaggi. Costi bassi, grande versatilità in termini di prestazioni, nessun problema di età.

È il mensile Computer Gaming World a raccontare i vizi segreti, ma neanche tanto, di Second Life, universo online persistente nel quale vivere, fa fede il titolo, una vera e propria seconda vita. E a spiegare che il sesso vende, e molto anche, e che è possibile guadagnare denaro anche dedicandosi alla prostituzione in Rete.

Taboo Heart è una delle molte addette ai lavori che, ogni giorno, popolano il quartiere a luci rosse di Second Life. L'aspetto del suo avatar, inutile dirlo, è mozzafiato. Ma non è questo che fa la differenza in un mondo virtuale dove ognuno può scegliere il proprio look. «Mi piace mettermi in un angolo – racconta – e incontrare le persone che passano da quelle parti». Parla con loro di qualsiasi argomento, dice, ma non approccia mai nessuno per prima. Se un cliente vuole, deve cercarla. Può richiedere il prezzo e, in caso, c'è uno scambio preventivo di "note card", perché si sappia con chi si ha a che fare. Nella card di Taboo Heart, ad esempio, è specificato che fa parte del gruppo "Femmina Sesso-Accertato". Per non rischiare brutte sorprese, insomma.

Una volta nella tranquillità di un albergo di Amster-Dame, il quartiere hard di Second Life, l'unico limite, più che la tecnologia, diventa così la fantasia. Il gioco mette a disposizione un set di posizioni standard, o anche più che standard, ma ogni escort, perché la concorrenza è spietata, può personalizzare liberamente il proprio avatar e le sue caratteristiche. Taboo Heart, ad esempio, racconta di aver programmato nuove azioni virtuali, sulle quali può non essere il caso di approfondire. «Ho anche importato immagini del mio corpo reale – aggiunge – per personalizzare ulteriormente le cose». Altre professioniste, durante l'atto vero e proprio, scelgono di riprodurre file sonori registrati dal vivo. Tutte le migliori, inoltre, vantano alcove altamente e raffinatamente personalizzate.

Una prestazione dura dai trenta ai quaranta minuti. E vale almeno 500 L$, ovvero Linden Dollar, la valuta corrente in Second Life. In pratica, al cambio attuale, soli 1,75 dollari reali. Un margine sufficiente, chiedono a Khannea Suntzu, per farne un lavoro vero? Non proprio, risponde lei, che parla di guadagni tra i 5.000 e i 10.000 L$ a settimana, ovvero tra i 70 e i 140 dollari reali al mese. Ma più delle escort, chiarisce, possono i papponi, ovvero i proprietari dei club e degli alberghi intorno ai quali ruota la vita trasgressiva di Second Life. «Prendono una percentuale del 20% su ogni prestazione – spiega Suntzu – che, in media, significa 150 L$». Ma l'azione è assolutamente continua, sottolinea, quindi gli incontri valgono ad ogni protettore circa 1.500 L$ all'ora, per ventiquattro ore al giorno e sette giorni su sette. Il totale presunto? «Molte decine di migliaia di dollari americani all'anno».

Perché il settore tira, il mercato gira e, a cercare bene in Rete, si scopre persino che c'è un indotto. Come il sito che, bando a qualsiasi falso pudore, ha pensato di offrire un servizio di
recensioni online delle escort virtuali. Naturalmente non mancano foto e tariffe. O come il business della compravendita di gadget, e non solo, utili all'azione puramente hard. «Tutti questi clienti – spiega ancora Suntzu – hanno bisogno di parti e di animazioni maschili per completare il pacchetto, e i più economici costano 1.500 L$. Insomma - conclude Suntzu - è come vendere caramelle dentro a un cinema».

 

La Stampa .it

 
«Cacciata dalla Lega perché sono trans»
mercoledì 02 aprile 2008

Corriere della Sera.it  2-03-08

 

 
Ticino:Prostitute e tasse: ‘Costrette a lavorare solo per pagare le imposte!’
giovedì 27 marzo 2008
 
BELLINZONA – “Non è giusto! Io sono costretta a lavorare dodici mesi all’anno solo per dare i soldi a loro”. “Siamo veramente poche, però dobbiamo pagare per tutte”. “A me sembra che questo sia vero e proprio sfruttamento dello prostituzione”. A parlare sono tre donne che da diversi anni lavorano come prostitute nel nostro Cantone. Provengono da paesi appartenenti alla Unione europea e quindi possono fare richiesta del permesso di lavoro e svolgere il mestiere più antico del mondo in piena legalità. E allora perché si lamentano? La causa scatenante della rabbia di queste donne è il sentimento di subire un’ingiustizia da parte dello Stato. Come tutti i cittadini, anche loro devono pagare le tasse. Il problema però, ci hanno spiegato Lara, Serena e Ivana (i nomi sono fittizi) è che il Cantone ha stabilito che tutte le prostitute registrate devono pagare la stessa cifra, basata sul presupposto che le donne guadagnino, tra i 50000 e i 70'000 franchi netti all’anno. Come ci hanno spiegato le tre donne si tratterebbe di sborsare tra i 550 e i mille franchi al mese solo per pagare le tasse. La cifre però raddoppia perché oltre alle imposte c'è anche la cassa malati e l’avs da pagare. Tutti soldi che le illegali non spendono.


Non tutte le prostitute guadagnano la stessa cifra all’anno

Dove sta l’ingiustizia? Tutte quante affermano con veemenza che non è possibile pensare che tutte le prostitute riescano a guadagnare tutti quei soldi. I motivi sono diversi. Non tutte riescono a fare lo stesso numero di marchette in un giorno o in una settimana. La maggior parte inoltre, non lavora 365 giorni all’anno, anzi. Le tre donne da noi interpellate lavorano due o tre mesi, poi si prendono una pausa, spesso per tornare a casa. È possibile che altre lavorino di più, “ma in genere”, ha spiegato Lara, “non ce la fai”. Ma tutto questo il fisco cantonale non lo prende in considerazione, a quanto pare. Così come non considera che per esercitare la professione, le prostitute devono anche sostenere delle spese. Come ci ha spiegato in particolare Lara, che si trova in Ticino da più tempo rispetto alla altre due ragazze, la voce più importante è senz’altro l’affitto della stanza in cui si lavora: 5'000 franchi in un mese. A questo bisogna aggiungere l’affitto dell’appartamento in cui invece si vive, perché spesso le prostitute non vivono dove lavorano, si tratta di due luoghi separati. Come per tutti gli altri cittadini che vivono in forma regolare nel nostro Cantone poi, ci sono le altre fatture da pagare, come la cassa malati e l’AVS.


Costretta a lavorare solo per pagare le tasse

Lara ci ha spiegato che per molti anni ha esercitato la professione senza il permesso e nonostante questo non ha mai avuto guai con la polizia. Ad un certo punto però il gerente del locale in cui lavorava l’ha obbligata a registrarsi, pena l’esclusione dal giro. Lara allora si è messa in regola e da quel giorno, ci spiega, le è caduto il mondo addosso. “Ho vissuto per due anni”, ci racconta, “con l’angoscia di non riuscire a pagare le tasse. Per i primi mesi pagavo 1'000 franchi ogni mese, poi 500”. Ma il problema più grave, hanno sottolineato le tre donne, è che il fisco non conosce la nostra realtà. Sempre Lara ci ha detto che negli anni in cui lavorava in forma illegale, lei restava nel nostro paese tre o quattro mesi e poi tornava a casa. Una volta registrata si è trovata costretta a lavorare dodici mesi all’anno e solo per poter pagare le tasse. Secondo Lara, c’è una sorta di contraddizione in questo sistema perché in un certo senso le prostitute sono obbligate a lavorare di più in questo modo, anche a scapito della loro salute. Lara oltretutto si è trovata costretta a vivere nella stanza in cui lavorava perché non poteva più permettersi di pagare l’affitto di un appartamento. “Mettermi in regola”, ha raccontato Lara, "è stato lo sbaglio più grande che potessi fare. Non lo consiglierei a nessuno".


Le prostitute legali pagano anche per tutte le altre?

Le prostitute registrate sono una piccola percentuale rispetto a quelle non registrate. Di conseguenza solo una minoranza deve pagare le tasse, mentre tutte le altre mettono in tasca tutto quello che guadagnano. Questo influenza il mercato, in quanto una squillo illegale può anche permettersi di abbassare i prezzi, “tanto tutto quello che guadagna è suo”. Le prostitute legali sono ancora una volta penalizzate. Il permesso di lavoro inoltre non offre nessun tipo di garanzia. Nemmeno il timore delle retate e dei controlli di polizia è un motivo per regolarizzarsi. Come ci ha rivelato Ivana, “se la polizia ti becca senza permesso, al massimo paghi una multa di 900 franchi. Inoltre non capita spesso di finire in un controllo, al massimo una o due volte all’anno, per cui i conti sono presto fatti: meglio pagare la multa e poi continuare a lavorare, che pagare fino a 12'000 franchi di tasse all’anno solo per essere in regola”. Il permesso non dà alcun vantaggio, anzi. Serena ci ha raccontato che quando si è messa in regola, i gestori dei locali le hanno chiuso le porte in faccia, “per loro”, ci ha spiegato Serena, “è meglio affittare la stanza ad una ragazza senza permesso, così possono fare quello che vogliono e possono scopare gratis.” Con le ragazze regolari non si può. "Chi me lo fa fare di tenere il permesso?" Dicono in coro le tre donne che stanno seriamente pensando di restituirlo come già hanno fatto diverse colleghe che sono tornate nell’illegalità.

Le tre donne hanno sottolineato che sarebbero ben disposte a lavorare in forma regolare e pagare le tasse (come tutti i cittadini), ma però queste dovrebbero essere giuste, basate sul lavoro effettivo.
“Il sistema non funziona”
Secondo queste donne le ingiustizie e le contraddizioni nel modo di tassare le prostitute sono troppe e tutte hanno la sensazione che il fisco non abbia veramente un’idea chiara della realtà in cui lavorano le squillo. “Chi ha deciso che noi guadagniamo tutte 50'000 o 70'000 franchi all’anno?” si chiede Ivana. Sentendo le loro testimonianze inoltre si capisce che è anche difficile per l’Ufficio delle contribuzioni tassare queste donne. “Io sono andata a chiedere informazioni,” ci racconta Serena, “e nemmeno loro sapevano cosa dovevo pagare, solo ora mi è arrivata della documentazione per gli anni scorsi.” Anche i controlli sembrano poco efficaci, se non addirittura inesistenti: “Io se lavoro pago”, spiega Ivana, “ma se no, non pago e non succede niente anche perché persino all’Ufficio non sanno cosa fare dato che ci sono parecchie proteste”. Serena invece ricorda di aver sentito in TV un nostro consigliere di Stato affermare che in Ticino “non vogliamo mantenere un’economia basata sulla prostituzione”. Ma allora, si chiede Serena, “non dovrebbero esserci queste distinzioni e bisognerebbe tassare le prostitute come tutti gli altri cittadini.”
di Paola Latorre www.tio.ch  
 
New York : per le alte cariche indagini più approfondite
giovedì 27 marzo 2008

Nel distretto di New York Sud, Boyd M. Johnson III é il magistrato a capo della sezione che si occupa di corruzione pubblica: é lui che sta seguendo il caso dell'Emperor’s Club V.I.P, il giro di prostituzione in cui, secondo le fonti anonime del New York Times, é rimasto coinvolto, come cliente, il governatore di New York, Spitzer. Sarà lui, con il suo capo, il procuratore Michael J. Garcia, a decidere se esistono i presupposti per incriminare l'ex governatore.

L'inchiesta é in corso e si dice che, oltre alla possibilità di un'incriminazione per aver effettuato i pagamenti al club in modo tale da impedire l'identificazione del pagante e dei destinatari, e oltre alla possibile violazione della legge Mann sul traffico interstatale di prostitute, gli inquirenti stiano lavorando anche su altre piste. Per esempio si vuol capire se Spitzer abbia usato i fondi raccolti per la campagna elettorale per pagare delle prostitute, se abbia coinvolto impiegati dello Stato in attività illegali, o abbia compiuto viaggi ingiustificati servendosi del denaro pubblico al solo scopo di facilitare i propri incontri.

Secondo il NYTimes i due magistrati godono della fama di persone severe e oneste, dotate della giusta dose di aggressività e discrezione, e prenderanno una decisione ponderata solo dopo aver sentito gli avvocati che Spitzer ha già nominato, sebbene al momento non sia accusato di nulla. L'equilibrio dimostrato dai procuratori é testimoniato dai pareri di illustri avvocati, anche se esistono a proposito opinioni contrastanti da parte di qualche personaggio che li ha conosciuti in veste di imputato o di condannato.

"I procuratori si esaltano al massimo grado se vengono coinvolti dei personaggi pubblici - ha dichiarato al NYT uno di questi ex-imputati - Per loro si tratta di un'occasione che aumenta le possibilità di entrare in qualche grosso studio di avvocati nel dipartimento che difende i colletti bianchi. E' qualcosa che li rende più appetibili sul mercato".

Certo l'obiezione che più spesso viene mossa in questi giorni all'indagine sull'Emperor's Club riguarda il livello di aggressività e di intensità, e l'adozione di metodi particolarmente intrusivi (indagini bancarie, intercettazioni, pedinamenti), tutti aspetti inusuali quando si tratta di inchieste sulla prostituzione, soprattutto nei confronti dei clienti. Eppure, anche se attualmente la prostituzione non costituisce una priorità fra quelle del Dipartimento della Giustizia americano, i mezzi impiegati dagli inquirenti sono giustificati da altre considerazioni.

Scrive il NYTimes: "Gli avvocati dell'accusa e gli inquirenti sostengono che il dispiego di risorse nel caso del signor Spitzer e dell'Emperor’s Club V.I.P. é da considerarsi giustificato e necessario perché il caso comportava la possibilità che alcuni reati fossero stati commessi dalla più alta carica elettiva di New York, che in passato era stato procuratore capo dello Stato".

E un ex-procuratore, Bradley D. Simon, ha dichiarato: "Sebbene sia raro che simili mezzi vengano utilizzati per indagare sull'attività di un giro di prostituzione, la presenza fra le persone coinvolte di un politico di livello tanto alto impone di modificare i criteri. Se si scopre qualche elemento che possa provare che un'alta carica é coinvolta in violazioni del codice penale può essere ragionevole proseguire e approfondire".

Così si spiegherebbe anche l'insolita quantità di dettagli, alcuni molto espliciti, riferiti nella dichiarazione giurata dell'FBI a proposito del cliente n. 9, (identificato dal NYT con Spitzer): una quantità nettamente superiore a quella fornita per gli altri 10 clienti.

Robert D. Luskin, un ex- procuratore, ora avvocato della difesa spiega: "Se il Governo (in questo caso il ministero del Tesoro che vigila sulle transazioni bancarie, ndr.) riceve un 'Rapporto di Attività Sospetta' su un'alta carica, sarebbe una negligenza non approfondire, anche solo per verificare che non si tratti di un caso di corruzione o di estorsione".

E i funzionari interessati sostengono che, lasciando cadere il caso senza un supplemento di indagini, avrebbero corso il rischio di venire accusati di voler insabbiare il tutto. E, sempre a difesa del proprio operato, sottolineano che gli investigatori non hanno creato situazioni fasulle né hanno teso tranelli a Spitzer per coglierlo in fallo.

Nessuno lo ha spiato nella camera dell'albergo, nessuno ha cercato di ottenere la prova del DNA. Non é stato necessario: Spitzer si é rivelato una preda facile e dunque, par di capire, dovrebbe prendersela solo con se stesso.

di Giulia Alliani per www.osservatoriosullalegalita.org

 
Le assisi della prostituzione e la «PutePride» a Parigi
giovedì 27 marzo 2008

 

Si sono svolte venerdì 20 marzo a Parigi le seconde assisi della prostituzione. «Il nostro obiettivo è lottare contro la Legge sulla sicurezza interna [Lsi] – spiega Cornelia Schneider, del gruppo di supporto per persone transgender di Strasburgo– proposta da Nicolas Sarkozy nel 2002, quando era ministro dell’interno e approvata nel 2003. La Lsi ha istituito un nuovo reato, quello dell’adescamento passivo. Secondo Sarkozy doveva proteggere le prostitute ma non ha fatto altro che penalizzarle a livello economico e criminalizzarle. L’insieme dei lavoratori del sesso è contrario a questa legge». L’adescamento passivo è punito da due mesi di carcere e 3750 euro di multa.
Le Assisi sono state convocate dal collettivo Diritti e prostituzione che si è costituito nel 2003 proprio per lottare contro questa legge, riunisce associazioni attive in tutta la Francia, come Act-up, Medici del mondo, Grisélidis, Bus di donne, Cabiria… Ufficialmente istituita per smantellare lo sfruttamento delle donne, ha in realtà prodotto arresti a catena: oltre alla polizia dei costumi, anche la polizia municipale, i celerini e la polizia delle frontiere possono intervenire dal 2002 nella repressione della prostituzione.
Alle Assisi, hanno partecipato anche organizzazioni provenienti dal Belgio, dalla Gran Bretagna, dall’Irlanda, dalla Svizzera e dalla Spagna: «E’ solo un inizio – prosegue Cornelia – perché l’anno prossimo vorremmo dare alle assisi una dimensione davvero internazionale».
La repressione dell’adescamento ha avuto un effetto pesante anche sul lavoro delle prostitute migranti sans papiers, perché permette il sistematico controllo dell’identità. Da quando è entrata in vigore la legge, anche lavoratori del sesso stranieri in regola sono state espulsi dal territorio.
L’ipotesi di penalizzare il cliente, di cui si discute in molti paesi europei, peggiorerebbe ulteriormente la situazione secondo il colettivo Diritti e prostituzione. «L’esempio della Svezia – si legge nell’appello che convoca le assisi – mostra che la penalizzazione dei clienti, proibendo indirettamente la prostituzione, ha per prime e principali vittime i lavoratori del sesso, che, nascosti dagli abitanti, sono tuttavia esposti a molti pericoli». Nel programma del Partito socialista alle elezioni presidenziali era stata proposta la penalizzazione dei clienti anche in Francia.
A Tolosa, secondo la polizia e le associazioni, la presenza delle prostitute è calata dall’entrata in vigore della legge, come riporta l’Istituto nazionale della prostituzione [www.iprostitution.org]. Le forze dell’ordine hanno registrato tra il 2006 e il 2007 una «diminuzione del 50 per cento del numero di prostitute». Per Isabelle Schweiger, dell’associazione Grisélidis, che opera a Tolosa, «la legge ha stigmatizzato le prostitute per motivi del tutto vaghi. Finché sono solo loro ad essere colpite però, nessuno dice nulla».
E perfino il Nid, un’associazione di stampo cattolico, che si batte per l’abolizione della prostituzione e il loro reinserimento, «ignora – precisa Cornelia Schneider – che la maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso hanno scelto questo mestiere», è critica sulla Lsi. «La legge ha effetti negativi – spiega Rosine Baron, direttrice dell’associazione a Tolosa – Si vedono meno prostitute per strada solo perché temono di essere schedate. Quindi diventano meno reperibili per noi e per gli altri attori sociali e di conseguenza più deboli di fronte alla violenza degli sfruttatori, ma anche dei clienti. Questi ultimi sanno che anche in caso di violenza non verranno denunciati. Molte lavorano ora in luoghi isolati e pericolosi o a casa: l’adescamento su internet è in aumento».
Per ottenere più visibilità, sabato 22 marzo si svolgerà la terza «PutePride», marcia dell’orgoglio dei lavoratori del sesso. L’appuntamento è alle tredici, place Pigalle, a Parigi, «per chiedere – dice Cornelia–ancora una volta di potere esercitare il proprio mestiere nelle migliori condizioni e di aver gli stessi diritti di tutti i cittadini».  http://www.carta.org:80/campagne/diritti+civili/13305

 
Scandalo Spitzer i prezzi alle stelle delle squillo di lusso
giovedì 27 marzo 2008
DI ARTURO ZAMPAGLIONE da La repubblica 17 marzo 2008
 
«Onore alla Merlin, grande donna ...
lunedì 17 marzo 2008
«Onore alla Merlin, grande donna e grande politica». L'omaggio non rituale arriva, dopo 50 anni, da un'esponente della categoria, Pia Covre , pordenonese, leader del Comitato per i diritti civili delle prostitute. «In quel momento, rispetto alle condizioni delle prostitute - dice la Covre - Lina Merlin ha fatto una grande cosa, la sua legge è stata una grande conquista di libertà». Detto questo, però, durante questi anni, l'applicazione della legge ha risentito di «interpretazioni restrittive». Un esempio? «La prostituzione non è vietata se autogestita. Ancora oggi, però, se due donne affittano una casa per lavorare, scatta il favoreggiamento». Oggi la categoria rivendica tutele: «Queste donne devono poter essere riconosciute come lavoratrici autonome, e come tali pagare anche le tasse ma al tempo stesso rientrare a pieno titolo nelle protezione del welfare. Le straniere, di conseguenza, dovrebbero avere il permesso di soggiorno, come qualunque altro lavoratore. Un modo per eliminare il rischio dell'illegalità». Le tante richieste di modifica della legge, per Covre , mirano «a controllare e a ghettizzare. Non ci si mette in mente che la prostituzione può essere un lavoro autonomo. Che praticare la prostituzione è un diritto, ha bisogno solo di una regolamentazione leggera». Le "zone rosse" non risolvono il problema, «va data piuttosto la possibilità di scegliere, come l'autogestione nelle case o nei club. Oggi poi i clienti cercano emozioni che 50 anni fa non concepivano nemmeno». Luana Zanella, parlamentare dei Verdi, si rammarica invece che questo anniversario «non possa essere onorato dall'approvazione del disegno di legge predisposto dal ministro Amato, che era una buona base per il lavoro parlamentare, ma anche per il confronto sociale e culturale». Per la deputata veneziana, quella legge «contribuì a far fare un salto di civiltà al nostro paese», e «se oggi c'è bisogno di una nuova normativa è perché il contesto è molto cambiato e perciò occorre una legge che garantisca l'equilibrio di tutti i diritti in gioco». Il «nodo cruciale è il contrasto allo sfruttamento e alla tratta delle persone», perché «se davvero si vuole stare dalla parte delle vittime, questo è il terreno di azione e non la cancellazione di una legge di garanzia come la Merlin».
Il Gazzettino 20-02-08
 
Sgarbi: "Alla Bicocca quartiere a luci rosse"
martedì 11 marzo 2008

Milano 9 marzo 2008  

La proposta dell'assessore alla Cultura di Milano mira a combattere il racket della prostituzione

 
Cpt Corelli: due denunce e decine di persone in un limbo infernale
lunedì 10 marzo 2008
Di Vittorio Agnoletto Un trans brasiliano aspetta di essere visitato nell’infermeria del Cpt di Corelli. Nella sala d’ attesa ci sono due file di sedie, la prima è occupata da rappresentanti delle forze dell’ordine, la seconda da altri immigrati. Non ci sono posti liberi nella seconda fila, si siede vicino a un poliziotto. Scattano gli insulti e la rissa. Il brasiliano viene preso e portato in un’altra stanza, viene picchiato da sette o otto poliziotti. È solo una delle denunce che ho raccolto insieme all’avvocato Livio Neri nel corso delle due visite che ho svolto giovedì 6 e venerdì 7 marzo al Cpt di via Corelli. Un altro caso eclatante e drammatico riguarda S.R.M, una donna cilena che ha vissuto una vera e propria odissea: il 7 febbraio scorso mentre la portavano in aeroporto per essere espulsa, disperata, si è tagliata le vene; a quel punto è stata prima blandamente medicata, poi presa a schiaffi, sedata coattivamente e messa di forza sull’aereo. L’equipaggio si è rifiutato di imbarcarla ed è stata riportata al Cpt. Entrambi hanno sporto denuncia.Le situazioni a dir poco paradossali, tra i 99 migranti presenti oggi nella struttura, non sono finite: da alcuni mesi la “novità” del Cpt sono le badanti, assunte in nero e “scaricate” dalle famiglie presso cui lavoravano nel momento in cui vengono fermate per qualche controllo e risultano prive del permesso di soggiorno.C’è T.Y.M, originaria del Ciad, che ha chiesto asilo politico, le è stato rifiutato ma la commissione giudicatrice sostiene che non possa essere rimpatriata a causa dei conflitti che dilaniano il suo Paese. Tra due giorni scade il termine di detenzione al Cpt (60 giorni). Quale sarà il suo destino? Resta in un limbo.A.A.L., nigeriano, da 26 anni in Italia con regolare permesso di soggiorno, lavora come autotrasportatore, abita a Cremona. Il permesso di soggiorno scade il 26 gennaio 2006, chiede alla questura di Cremona il rinnovo; gli viene prolungato il permesso fino all'aprile 2006. Ma proprio in aprile viene arrestato per una rissa. Uscito da S. Vittore viene portato in questura dove gli viene notificata l'espulsione per il permesso di soggiorno scaduto. Lì spiega che gli era stato prolungato dalla questura; essendo in carcere non aveva potuto rinnovarlo. Le sue ragioni vengono ignorate: finisce al Cpt in attesa di espulsione. Corelli significa poi famiglie distrutte. Come nel caso di un uomo tunisino, nel nostro Paese da 19 anni; convivente di una marocchina con cittadinanza italiana con la quale non può sposarsi perché la donna è in attesa del divorzio da un precedente matrimonio. Ma quando finalmente tutto è pronto, B.M. si rivolge al consolato tunisino per avere i propri documenti e scopre che la pratica durerà dai due ai tre mesi. Giusto il tempo per essere fermato, come accade, condotto al Cpt e ora rischia di essere espulso entro il 13 marzo.Un episodio analogo ha coinvolto H.A.C., tunisino domiciliato a Perugia da 15 anni, vive con la compagna, una donna ucraina con regolare permesso di soggiorno, dalla quale ha avuto un figlio, che oggi ha 7 anni, e ne aspetta un secondo. Con loro vive anche un’altra figlia del tunisino. Ebbene, l’uomo è stato condotto in via Corelli per l'espulsione, separato dalla famiglia: oltre tutto il suo era l’unico stipendio in casa.Dulcis in fundo, gli infortuni sul lavoro. C.C. è un giovane tunisino, da 3 anni in Italia, lavora in nero nel campo dell’edilizia; nel 2006 subisce un incidente sul lavoro con gravi conseguenze alla schiena e all'occhio destro. Viene aperto un procedimento all'Inail per il riconoscimento dell'infortunio e la relativa richiesta di risarcimento. Nel frattempo però viene fermato e, non avendo il permesso di soggiorno, portato al Cpt. Il magistrato non convalida l’espulsione a causa del processo in corso, ritenendo che C.C. debba restare in Italia fino alla fine della causa. Ma dopo due giorni viene riportato in questura dalle forze dell'ordine dove gli viene notificato un nuovo decreto d'espulsione che questa volta un altro magistrato convalida.

Questo è, oggi, Corelli. Di fronte a queste storie di vita risulta ancor più comprensibile la richiesta avanzata da più parti affinchè tutti coloro che hanno presentato domanda in occasione dell’ultimo decreto flussi, dimostrando di avere un lavoro stabile in Italia, possano essere regolarizzati, e non solo i 170mila previsti dall’esecutivo. Ritengo anche doveroso che il governo chieda alla polizia di avviare al suo interno delle indagini per quanto riguarda i due episodi di violenze denunciati.

Fonte: Liberazione 08/03/2008
 
Pia Covre: Onore alla Merlin a 50 anni dalla legge
mercoledì 20 febbraio 2008
 
Pia Covre: onore alla Merlin, grande donna

ROMA - "Onore alla Merlin, grande donna e grande politica". Dopo cinquant'anni, la firmataria della legge che chiudendo la case di tolleranza riconsegnò dignità alle 'schiave del sesso', non è affatto dimenticata. A renderle omaggio, a riconoscerle quel ruolo strategico nella storia italiana, è 'una' della categoria, Pia Covre, leader del Comitato per i diritti civili delle prostitute. "In quel momento, rispetto alle condizioni delle prostitute - dice - Merlin ha fatto una grande cosa, la sua legge è stata una grande conquista di libertà". Positiva, l'abolizione dell' ingerenza dello stato, lo sfruttamento delle donne, la loro schedatura. Detto questo, però, durante questi anni, l' applicazione della legge ha risentito di "interpretazioni restrittive". Un esempio? "La prostituzione non è vietata se autogestita. Ancora oggi, però, se due donne affittano una casa per lavorare, scatta il favoreggiamento". Dopo mezzo secolo, la domanda e l'offerta della professione (70 mila le operatrici) sono cambiate. La categoria rivendica tutele: "le lavoratrici hanno diritto a garanzie. Devono poter essere riconosciute come lavoratrici autonome, rientrare a pieno titolo - sottolinea Covre - nelle tutele del welfare e come tali pagare anche le tasse. Le straniere, di conseguenza, dovrebbero avere il permesso di soggiorno, come qualunque altro lavoratore. Un modo per eliminare il rischio dell'illegalità". Le tante richieste di modifica della legge, per Covre, mirano "a controllare e a ghettizzare. Non ci si mette in mente che la prostituzione può essere un lavoro autonomo. Che il controllo, proibizionista, non ha efficacia. Praticare la prostituzione è un diritto, ha bisogno solo di una regolamentazione leggera". E le 'zone rosse' non risolvono il problema: "non si possono fare da noi. Nessuno le accetterebbe, come avviene all'estero in paesi con altre storie, e non si possono calare dall'alto". E poi, ci sono tanti modi per fare la professione, va data la possibilità di scegliere, come l'autogestione nelle case o nei club. Nel nostro paese, il 70% delle prostitute sono straniere. "Anche in questo mestiere incide il panorama generale dell' immigrazione, come per tutte le altre attività. Lo sfruttamento c'é, le donne finiscono in reti che le stritolano ma è un problema globale". Certo le immigrate hanno cambiato l'offerta ma anche la domanda è cambiata, sono cambiati i costumi sessuali. "Dai clienti ci sono richieste diverse, soprattutto più curiosità e c'é meno timidezza. I clienti cercano emozioni che 50 anni fa non cercavano quando erano meno liberi e meno preparati". Le donne che chiamano al Comitato sono donne in difficoltà, magari sfruttate. Ma chiamano anche donne per avere informazioni su come lavorare, su come affittare un appartamento. 

altri articoli http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_13519622.html

ANSA 2008-02-16 14:01
 
Consulta Immigrati protesta contro il sindaco di Azzano Decimo
lunedì 18 febbraio 2008

Pordenone 15/2/08

La Consulta Regionale per l’Immigrazione, organismo previsto dalla legge regionale 5/2005 del Friuli Venezia Giulia, riunitasi in data 15 febbraio c.a. a Pordenone, esprime viva preoccupazione per i contenuti delle ordinanze emesse dal Sindaco di Azzanao Decimo, che di fatto discriminano tanto le/gli immigrate/i comunitarie /i che extracomunitarie/i, residenti nel territorio di quel comune.                             In un paese dove la Costituzione garantisce a tutte ed a tutti pari dignità e pari diritti ed in una regione che ha saputo in modo aperto ed innovativo adottare una legge per l’accoglienza e per l’integrazione delle straniere e dei stranieri, risultano le decisioni del primo cittadino di Azzano Decimo inaccettabili, pericolose e da respingere.                             Constatato che una delle ordinanze menzionate è in completo contrasto con le normative regionali in merito assistenza sociale (legge 6) , la Consulta sollecita la Giunta Regionale nel DIFFIDARE il comune nel mantenere il provvedimento ed eventualmente di esercitare il potere SOSTITUTIVO, previsto in questi casi.                             Analogamente auspica che il Prefetto di Pordenone faccia rispettare le vigenti disposizioni nazionali previste sulla residenza, annullando le rispettive ordinanze.                             La Consulta ha altresì  richiesto  un urgente incontro con la rappresentanza dell’ANCI, per avviare un confronto su questi temi.
 
Spresiano: Sindaco riceve dopo le 22 nella strada delle lucciole
mercoledì 13 febbraio 2008

Cristiano Belliato, primo cittadino di Spresiano, in provincia di Treviso ha deciso di contrastare il fenomeno della prostituzione incontrando i cittadini sulla Pontebbana, la statale più battuta dalle prostitute. La giunta ha approvato. Si pensa di organizzare anche dei buffet nelle serate di ricevimento

 
LE NUOVE SQUILLO? SEMPRE PIU' COLTE
martedì 12 febbraio 2008

Addio alle prostitute da marciapiede sottoproletarie, old style e incolte. Ora si fanno largo le 'squillo digitali', spesso laureate, amanti dei programmi televisivi d'approfondimento e, nel 35% dei casi, soddisfatte della propria professione. Lo svela uno studio condotto dall'Associazione Sessuologi su un campione di 386 giovani prostitute a domicilio. Ma qual è l'identikit delle 'nuove' lucciole? Lo zoccolo duro è costituito da studentesse (27%), seguite a ruota dalle casalinghe (18%) e lavoratrici part-time che arrotondano il proprio stipendio ricevendo, di tanto in tanto, clienti in casa propria (in prevalenza operatrici di call center, ma anche operaie e impiegate). Si tratta, in sostanza, di donne che hanno scelto liberamente la professione e che, nel 43% dei casi, la ritengono tuttavia 'temporanea'. Cambiano poi gli orari di lavoro: il 26% delle prostitute, contattate telefonicamente in forma anonima, sceglie infatti di esercitare durante il primo pomeriggio, ovvero tra le 13 e le 15, abbandonando così la tradizionale fascia notturna scelta ormai dal solo 16% delle intervistate. E cambia in special modo il profilo socio-culturale di questa nuova categoria. Sovente laureate (nel 34% dei casi diplomate), poliglotte (l'11% parla correttamente una lingua straniera), leggono 5 o 6 libri l'anno (9% del totale) ed almeno un quotidiano al giorno(38%). Poco interessate a reality come il Grande Fratello, le lucciole seguono con interesse trasmissioni come Porta a Porta (23%), Anno Zero (12%) e La Storia siamo noi di Giovanni Minoli (18%). Decade, infine, anche la tradizione del 'luogo di lavoro': non più il 'classico' marciapiede ma piuttosto la propria abitazione, ritenuta più sicura, comoda e tranquilla, nella quale preferiscono ricevere i clienti solo per 3 o 4 ore (rispettivamente nel 21% e nel 17% dei casi). 

 

Fonte: ANSA - 11/02/2008

 
Appartamenti sequestrati: continua la persecuzione
lunedì 11 febbraio 2008
Montecatini - Adescavano i clienti in strada per poi consumare gli incontri di sesso a pagamento in un appartamento, attività interrotta dopo il blitz degli agenti del commissariato della cittadina termale. L'appartamento in via degli Oleandri è stato sequestrato e una dominicana di 37 anni, che aveva preso l'abitazione in affitto, è stata denunciata. Per lei l'accusa a è di favoreggiamento della prostituzione perchè nello stesso appartamento lavorava anche un'altra ragazza dominicana di 27 anni. Entrambe sono risultate in regola col permesso di soggiorno.
Posta sotto sequestro Casa di appuntamento di proprietà di una insegnante
brillante operazione dei Carabinieri
Si tratta di un appartamento in zona “Boschetti” del Comune della Spezia, stabilmente adibito all’esercizio della professione del meretricio, quello sottoposto ieri a sequestro preventivo dai Carabinieri del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo del Comando Provinciale della Spazia.
La proprietaria, un’insegnante incensurata di 55 anni, è allo stato indagata per favoreggiamento della prostituzione.
Il sequestro è avvenuto nell’ambito dell’indagine codificata “Escort”, condotta dai militari nello scorso 2005, le cui conclusioni hanno fatto maturare al P.M. competente, l’intenzione di richiedere il rinvio a giudizio di oltre 20 persone tra brasiliane e italiani dediti, quest’ultimi, allo sfruttamento/favoreggiamento della prostituzione.
Nonostante il deferimento alla giustizia dei principali attori, l’appartamento continuava però ad essere adibito a “casa d’appuntamento” e tali circostanze emergevano a seguito dei numerosi controlli effettuati nel tempo dagli stessi Carabinieri inquirenti.
Per interrompere l’esercizio di tale illecita attività, è stato necessario richiedere la misura cautelare del sequestro preventivo dell’immobile, il cui decreto è stato ottenuto ieri dal G.I.P. del Tribunale di La Spezia ed immediatamente eseguito nella stessa serata.
Anche nell’occasione dell’apposizione dei sigilli, venivano sorpresi all’interno dell’appartamento, una giovane ragazza brasiliana in compagnia di un ingegnere 60enne spezzino.

 
HOTEL PER LUCCIOLE/ CORSO: RICONOSCERE PROSTITUZIONE COME LAVORO
lunedì 11 febbraio 2008
"Prima di aprire gli alberghi per le lucciole, i casotti o i casini, bisogna riconoscere la prostituzione come lavoro, al pari di altre attività. Come è stato fatto in Germania ed in Olanda". Carla Corso, portavoce dello storico "Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute", dice ad Apcom di "non capire bene" la proposta fatta dall'amministrazione comunale di Villorba. "Mi sembra una roba da... sono un po' imbarazzata".

La Corso è autrice di molti libri verità sulle lucciole. Ha raccolto per anni le loro testimonianze, insieme con Pia Covre, ha portato avanti le istanze di chi vende il proprio corpo per vivere e vuole essere rispettato. "Sul punto dico che non si può aprire un qualsiasi luogo per ospitare prostitute, perché servirebbe cambiare la legge Merlin. Se qualcuno vuol farlo vada in Parlamento e se ne faccia carico, anche di fronte al Vaticano".

Alcuni esperti, come Roberta Sapio, dicono però che la zonizzazione, l'autogestione delle lucciole, è positiva. "Queste sono proposte serie, ma noi siamo contro la riapertura dei bordelli, delle case chiuse, da sempre". Questa struttura sarebbe aperta anche ai senza tetto. "E allora hanno fatto un dormitorio, l'hanno chiamato albergo per lucciole e questa è solo una proposta da bruciare in campagna elettorale".

Il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute è nato di fatto nel 1982, a Pordenone, in seguito alle proteste delle lucciole contro i militare americani della vicina Base militare di Aviano "colpevoli di usare violenze verbali e a volte anche fisiche verso le prostitute", si spiega sul sito dell'associazione. Per fermare "la repressione messa in atto dalla polizia e dalla legge" le "peripatetiche" si organizzarono e iniziarono a fare proposte. Nelle newsletter di riferimento sono molte le mostre, gli spettacoli, i dibattiti.

"La legge Merlin - ha continuato la Corso - ha detto che la prostituzione non va fatta, il problema quindi non è trovare dove farla, ma consentire di farla, perché va riconosciuta come attività lecita, al pari di un lavoro qualsiasi lavoro informale, altrimenti parliamo di niente".

 

Fonte: Apicom. Roma, 08/02/2008

 
VILLORBA: SINDACO PROPONE HOTEL PER LE LUCCIOLE
lunedì 11 febbraio 2008

Prostitute e sbandati potrebbero essere tolti dalla strada con vantaggio per la sicurezza della popolazione. E' l'idea di Liviana Scattolon, sindaco leghista di Villorba (Treviso). Villorba, piccolo centro alle porte di Treviso, e' attraversato dalla statale Pontebbana, un lungo nastro d'asfalto che di notte si popola di prostitute e dei loro clienti. Una piaga che va avanti da anni e che sta creando un vero e proprio allarme sociale. Il sindaco di Villorba ha quindi esposto una sua idea che e' ben lungi, come tiene a sottolineare lei stessa, da quella di riaprire le cosiddette case chiuse. Per le prostitute si potrebbe mettere a disposizione un albergo vero e proprio, con prezzi bassi, dove le donne possano incontrare i loro clienti, ma anche riposarsi, lavarsi, garantirsi quindi quel minimo di comfort che restituisce un minimo di dignita' umana. La proposta sta naturalmente sollevando un vespaio perche' si teme un deciso ritorno alla riapertura delle case chiuse, operazione tra l'altro vietata dalla legge. Ma la Scattolon insiste e si prepara a presentare la proposta all'approvazione della giunta, spiegando che l'hotel in questione non sarebbe solo aperto alle prostitute ma anche a sbandati e bisognosi, una sorta di hotel della solidarieta' che farebbe del bene ai derelitti e ripulirebbe le strade. Tutti i sistemi per combattere la prostituzione nella zona non hanno avuto risultati apprezzabili.
  Le prostitute, cacciate dalle forze dell'ordine da una zona, si ripresentano poco piu' in la', con il consueto contorno di clienti e protettori e processioni infinite di auto in coda per le contrattazioni. Ma e' la stessa Lega Nord a frenare sulla proposta della compagna di partito Scattolon.
  Secondo il sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo l'idea e' buona ma non si puo' attuare: 'In Italia cose come queste non si possono fare, c'e' una legge che le vieta', ha osservato. Gobbo ha inoltre avvertito la Scattolon mettendola in guardia da strumentalizzazioni che potrebbero colpirla: 'Ti accuseranno di voler favorire la prostituzione - dice Gobbo - Roma ladrona ce l'ha a morte con la Lega'. Perplesso il procuratore di Treviso Antonio Fojadelli: 'Soluzione rischiosa per eliminare il problema delle lucciole, va studiata bene'.

 

Fonte: AGI - Treviso, 08/02/2008

 
TRATTA Ratificata la convenzione Ue in 14 paesi. E l'Italia?
lunedì 04 febbraio 2008
1/02/2008

 

BRUXELLES - Entra in vigore oggi 1° febbraio la Convenzione del Consiglio d'Europa (l"istituzione intergovernativa di Strasburgo, da non confondere con le istituzioni Ue) sulla lotta contro la tratta degli esseri umani. Ogni anno oltre 600 mila individui vengono venduti in Europa, e la tratta di esseri umani è, dopo il commercio di armi e droga, l’affare più redditizio per la criminalità a livello globale. Al momento la Convenzione è stata ratificata da 14 paesi (non dall’Italia, che però l’ha sottoscritta). "L’obiettivo della convenzione è la prevenzione e la lotta contro la tratta in tutte le sue forme, a livello nazionale e internazionale – spiegano i servizi del CoE sul portale dell’istituzione – Il principale valore aggiunto del documento risiede nell’adozione di una prospettiva fondata sui diritti dell’uomo, l’attenzione rivolta alla protezione delle vittime e il suo meccanismo di controllo indipendente che garantisce il rispetto delle parti della convenzione”.

I paesi che l’hanno finora ratificata sono 14: Albania, Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Georgia, Moldavia, Romania, Slovacchia (in cui la Convenzione entra in vigore oggi). Per Francia, Bosnia-Erzegovina, Malta e Norvegia la data di entrata di in vigore è posticipata al 1° maggio. L’Italia ha firmato la Convenzione nel 2005 ma non l’ha ratificata. 

Terry Davis, segretario generale del Consiglio d’Europa, ha ricordato ieri in un comunicato stampa che “ogni anno, oltre 600 000 individui sono venduti in Europa e diventano vittime dei criminali internazionali. Di tale numero, oltre l’80% è costituito da ragazze e donne e il 70% di queste sono forzate ad una schiavitù a sfondo sessuale. Altre vittime, vengono vendute per scopi diversi: lavori forzati, adozioni illegali e trapianto di organi. Dopo il commercio di armi e quello di droga, la tratta degli esseri umani rappresenta la terza attività criminale più proficua in tutto il mondo. Finalmente, disponiamo di un’arma efficace per porre fine alla schiavitù moderna. Incoraggio quindi tutti gli stati, soprattutto i paesi membri del Consiglio d’Europa che non hanno ancora ratificato la Convenzione, ad aderire il prima possibile. Maggiori è l’adesione e maggiori saranno le possibilità di successo nello sradicamento di questi crimini aberranti”. Halvdan Skard, presidente del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa, ha ricordato invece il ruolo fondamentale che le autorità locali hanno nella lotta a questo crimine, e si felicita del fatto che oltre 500 comuni e consigli regionali di 35 paesi, alcuni dei quali extra-europei, abbiano dato il loro supporto alla Convenzione.

Nel dettaglio, la Convenzione:
- rende obbligatorie le misure di base in materia di assistenza alle vittime, come l’accesso a cure mediche, servizi di traduzione e interpretazione, una rappresentazione giuridica nonché l’accesso all’istruzione per i bambini;
- prevede un termine di almeno 30 giorni di recupero e riflessione per le vittime della tratta, con la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno temporaneo che non dipenda dalla collaborazione spontanea della vittima con le forze dell’ordine;
- proibisce di sanzionare le vittime della tratta ed esige che i governi dei paesi di destinazione scoraggino la domanda. Ciò significa che, ad esempio, le autorità devono perseguire coloro che sono consapevoli di pagare per i servizi sessuali di una vittima di tratta, a prescindere dallo status giuridico della prostituzione nel paese;
- rafforza la cooperazione internazionale in merito al perseguimento penale dei trafficanti;
- crea un organo di controllo permanente – il GRETA – nell’ambito del quale i paesi di origine, transito e destinazione potranno lavorare insieme, scambiarsi informazioni, buone prassi ed esercitare pressioni tra pari al fine di consolidare la prevenzione e la repressione della tratta. (mm).

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PROSTITUZIONE: CC STRONCANO ORGANIZZAZIONE IN FRIULI
venerdì 01 febbraio 2008

(AGI) - Codroipo (Udine), 28 gen. - L'operazione da parte dei Carabinieri di

Udine in collaborazione con quelli di Codroipo era partita lo scorso agosto

quando un cittadino aveva affittato il suo appartamento a un cittadino

italiano. Lo stesso affittuario era rimasto poi insospettito dal via vai di

cittadine cinesi nella sua abitazione ed aveva quindi avvisato i militari

dell'Arma. Dopo quattro mesi di indagini e' stata sgominata l'organizzazione

criminale dedita allo sfruttamento della prostituzione di donne orientali

costringendole a questa attivita' in appartamenti del Veneto e

Friuli-Venezia Giulia.

Cinque le persone finte in manette: quattro cittadine cinesi e un 31/enne

friulano. Posti sotto sequestro una quindicina di appartamenti tra il Friuli

e il Veneto orientale, oltre a danaro contante (anche banconote cinesi),

gioielli, orologi e telefonini per un valore di oltre 50 mila euro. La merce

e' stata sequestrata nel corso di perquisizioni effettuate oltre che in

Friuli, anche a Castelfranco Veneto (Treviso) e Mestre (Venezia).

I Carabinieri hanno anche appurato che la banda provvedeva a pubblicare non

solo su diversi giornali e quotidiani gli annunci con i numeri telefonici,

ma erano le stesse donne finite in manette a smistare i clienti negli

appartamenti affittati, i cui titolari peraltro erano del tutto all'oscuro

di quello che accadeva. L'operazione non e' ancora del tutto conclusa e non

si escludono prossimi sviluppi a breve termine. (AGI)

Fonte: AGI 28/01/2008

 
CESENA - Prostituzione, condannato il braccio destro di Don Giacomoni
giovedì 24 gennaio 2008
 Cesena, data 21.01.2008– E’ stato condannato a un anno e quattro mesi di carcere Dan Cilean, il 27enne rumeno considerato il braccio destro di Don Giacomoni, prete ultraottantenne condannato a otto anni di carcere in abbreviato per violenza sessuale, induzione e sfruttamento della prostituzione. Cilean, muratore rumeno, era sospettato di favoreggiamento in quel turpe commercio dove, ad essere vendute, erano persone in difficoltà ospitate da un ente nato per aiutare gli immigrati.

 

L’uomo è all’estero da tempo ed ha perciò glissato l’appuntamento in aula di lunedì, di fronte ad un collegio di giudici, la prima e unica udienza per questo caso, chiuso velocemente con una condanna la cui pena è stata sospesa.

 

La delicata vicenda, fatta di ricatti sessuali e prestazioni mercenarie in cui è stato coinvolto anche un ragazzino straniero di 14 anni, è scoppiata nell’ottobre del 2006 quando, a finire il manette furono don Giacomoni, presidente e fondatore dell’associazione “Arcobaleno”, che accoglieva migranti in difficoltà e minori; Giuseppe Farnedi, 63 anni, noto ristoratore di Cesenatico accusato di abusi sessuali sul 14enne e Dan Joan Cilean, coinvolto, ma in un solo caso, per concorso in sfruttamento della prostituzione ed ora  Fulcro di tutto era comunque l’uomo di chiesa.

 

 

L’indagine della Squadra mobile di Forlì, inizialmente coordinata dal pm Alessandra Serra, poi   passata al sostituto procuratore Fabio Di Vizio, aveva fatto emergere una realtà inquietante: l’uomo di chiesa, secondo l’inchiesta, gestiva un vero e proprio giro di prostituzione “cedendo” gli ospiti della comunità umanitaria di cui era il gestore (stranieri, persone indigenti e anche un minore), in cambio di denaro.

 

 

Nell’ottobre scorso Don Giacomoni è stato condannato a otto anni di carcere con rito abbreviato (dodici anni, quindi, la pena da cui si partiva) e 140mila euro di ammenda, mentre il ristoratore ha patteggiato due anni di carcere e 150mila euro di risarcimento alla giovane vittima, nel frattempo scomparsa. Con la condanna di lunedì si conclude così, in primo grado, una vicenda delicata e triste che ha visto in un prete il fulcro di agghiaccianti accuse.

 

lisa tormena

romagnaoggi.it

 
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