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Memoria Per Audizione alla XII Commissione Affari Sociali del 26/1/99 PDF Stampa E-mail

Questa MEMORIA accompagna il documento "Analisi sulla prostituzione e soluzioni possibili" che è la piattaforma elaborata dai movimenti delle prostitute/i e transessuali nel 1994.

 

Crediamo doveroso prima di ogni altra considerazione riaffermare che la Legge Merlin è stata una giusta conquista di libertà e rispetto per le donne che a quel tempo erano private di ogni dignità a causa delle Leggi dello Stato, essa esprime se pure con i limiti dovuti alla morale dell'epoca una visione liberale dei fatti riguardanti la sessualità e la condizione di cittadine e cittadini coinvolti nella prostituzione che erano ridotti a vittime sfruttate o a sfruttatori patentati per effetto dei regolamenti e dei codici.
La prostituzione, lo scambio di favori sessuali in cambio di denaro fra i partner in una relazione, è uno dei vari modi di esprimere e vivere la sessualità.
Considerando storicamente e sociologicamente l'entità del fenomeno potremmo anche dire che è fra i modelli più popolari e consolidati delle fantasie sessuali. Come in tutte le forme dell'espressione della sessualità è assolutamente fondamentale l'autodeterminazione dei soggetti coinvolti in questo scambio, che si può ritenere una delle tante forme di relazioni sociali private che intercorrono fra uomini e donne, così come i fidanzamenti e i matrimoni o le libere avventure.
Al documento del 94 che ancora oggi riteniamo valido nelle sue linee esplicative, vorremmo aggiungere qualche nota alla luce delle profonde trasformazioni di questi ultimi anni durante i quali abbiamo assistito e assistiamo a nuove costruzioni politico-economiche che coinvolgono tutti i popoli del mondo. Gli effetti più immediatamente visibili sono l'impoverimento di massa di intere popolazioni e la migrazione verso tutti i paesi più ricchi, sia occidentali che orientali, a nord e a sud del mondo.
La prostituzione, purtroppo, in questo nuovo contesto sociale diventa una delle opportunità maggiormente sfruttabili dai profittatori e dai criminali fra i tanti lavori informali possibili per uomini e donne esclusi dai lavori legali.
Ma attenzione: essa è sfruttabile in quanto chi la pratica è in una condizione di illegalità perché clandestina/o. Infatti non vi sono dubbi sul potere delle prostitute autoctone che nulla o quasi hanno da temere nel denunciare abusi e ricatti e che godono di una alta contrattualità con i clienti.
Oggi possiamo sintetizzare il fenomeno della prostituzione nel seguente modo: le prostitute nel nostro paese sono all'incirca 50.000 di cui metà lavorano in strada e sono straniere. Molte di queste sono irregolari rispetto la legge sulla immigrazione e quindi devono sottomettersi a tutti i ricatti nonché a quelle speculazioni perpetrate ai danni di chi è costretto a vivere ai margini della legalità. Il fatto che esse dispongono di un reddito le rende più appetibili per chi in vario modo intende sfruttarle. E' così che molti servizi diventano più cari, dagli affitti alla sanità, Oggi dobbiamo sottolineare la validità delle nuove norme che riconoscono il diritto all'assistenza sanitaria estesa a tutti gli immigrati. Con le nuove norme oltre a garantire la prevenzione al pericolo di diffusione di malattie infettive, si evita che gente senza scrupoli approfitti degli irregolari (si pensi ad esempio alla interuzione di gravidanza)
La diffusione, in certe zone elevata, della prostituzione di strada è percepita come un aspetto di disturbo e di pericolo per la sicurezza quindi enfatizzata fino a renderla una emergenza.
Malgrado l'apparenza il numero dei clienti che si rivolge alle prostitute non è molto variato rispetto al passato; ma l'aumentata richiesta a nostro parere è dovuta ad un maggior potere di acquisto dato dal crollo dei prezzi. Anche le "marchette" hanno subito il processo di deflazione come ogni altra forza lavoro!
Esiste sparso nel Paese un numero discretamente elevato di locali pubblici, club, circoli privati, residence ecc. che tollerano o favoriscono gli incontri fra prostitute e clienti. Naturalmente anche in questi luoghi la posizione delle prostitute irregolari è molto diversa da quella delle cittadine per diritto, ma in alcuni casi la possibilità di regolarizzare le straniere come lavoratrici dello spettacolo o cameriere le pone in una posizione più avvantaggiata nel rispetto dei loro diritti.
Naturalmente tutti questi locali sono di fatto fuori legge e se non godono di protezioni vengono spesso chiusi.
Quella che abbiamo brevemente descritto è una panoramica della realtà, anche se spogliata delle mille sfumature che rende ogni storia umana personale e diversa.
Ovviamente ci poniamo l'interrogativo cosa si può fare per affrontare la questione in modo rispettoso e soddisfacente dei diritti degli attori e dei spettatori di questa realtà sociale? Soprattutto come affrontarla fuori da un'ottica emergenziale, che purtroppo pare essere il solo metodo di governo nel nostro paese?
Da anni chiediamo una revisione della Legge Merlin perché è evidente che il reato di favoreggiamento, ad esempio, non serve a nulla se non a rendere la vita e la condizione della prostituta più difficile e isolata. Inoltre, insieme a quella obsoleta disposizione che punisce la prostituzione al chiuso, obbliga di fatto le prostitute al lavoro di strada.
Se si fosse modificata la legge molti anni fa forse ora alcune strade delle nostre città non si presenterebbero così affollate. Ma attenzione! Il numero delle persone prostitute straniere non sarebbe inferiore! Esse sarebbero solo meno visibili, più occultate.
Oggi la sola modifica della legge Merlin non sarebbe sufficiente per affrontare le situazioni che si sono venute a creare con i mutamenti del mercato.
Questa tesi è ben testimoniata osservando gli altri paesi europei che, pur avendo leggi sulla prostituzione diverse (esse vanno da modelli abolizionisti, tolleranti, proibizionisti o all'opposto regolamentisti e di controllo) sono egualmente colpiti dal problema dell'ingovernabilità del fenomeno e della massiccia presenza di immigrate non comunitarie che hanno fatto saltare le regole dei mercati.
In parte le politiche e le leggi sulla immigrazione sono le vere responsabili dello stato delle cose riguardanti le prostitute straniere non comunitarie, e naturalmente non solo loro. Tutti coloro che si trovano esclusi da una possibilità di accesso ad un lavoro legale sono costretti a vivere di espedienti per garantirsi un minimo di sopravvivenza. Più ricattabili di altri, rischiano di cadere nella rete delle varie mafie. Pensiamo, oltre alle prostitute, ai ragazzini lavavetri, alle domestiche sottopagate, ai braccianti in agricoltura, agli operai delle fabrichette,
Naturalmente noi dubitiamo della efficacia e della giustezza delle politiche che limitano l'immigrazione in quanto proprio esse producono le dinamiche di cui oggi vediamo gli effetti.
I proibizionismi applicati a qualsivoglia fenomeno, oltre ad essere illiberali, producono sempre un mercato illegale, rendono sfruttabili i fruitori e quando la merce è la persona, la privano dei diritti umani e civili. Il proibizionismo è per eccellenza funzionale ai regimi totalitari e ai sistemi criminali.
Quindi escludiamo ogni ipotesi di criminalizzazione della prostituzione in tutti i suoi aspetti e per tutti i suoi attori, tranne quello dello sfruttamento, che ovviamente deve essere molto ben delineato per garantire alle persone che si prostituiscono il rispetto delle scelte personali (in campo affettivo) e della loro autonomia.
Legiferare sulla prostituzione esige fare un netto distinguo fra le vittime della tratta, definite "ridotte in schiavitù", e chi sceglie la prostituzione come un possibile lavoro (non entriamo qui nel merito di quanto una scelta possa essere realmente libera e ci limitiamo ad un distinguo piuttosto generico che esclude la libertà di scelta qualora una donna subisce l'obbligo di prostituirsi determinato da altre persone contro la propria volontà).
Non ha alcun senso logico né morale legiferare sulla prostituzione pensando alle prostitute come a delle schiave, così come non si penserebbe di codificare il lavoro degli schiavi. Le persone ridotte in queste terribili condizioni di coercizione hanno diritto ad una comune difesa; indipendentemente dai settori lavorativi nei quali sono impiegati. E' doveroso migliorare ed applicare la Legge contro la riduzione in schiavitù. Apprezzabile è anche l'art. 16 della legge sulla immigrazione che oggi dà la possibilità di una lotta più efficace contro i trafficanti e soprattutto dà più garanzie alla vittima di qualunque legge del passato.
Tornando quindi alla prostituta/o moralmente accettabile, essa rivendica fortemente il rispetto dei diritti umani e civili e la possibilità di disporre liberamente del proprio corpo per uno scambio anche a pagamento. Quello che chiede è la difesa dai soprusi e dalla violenza. Inoltre a causa di una giustificata mancanza di fiducia nei confronti delle Forze dell'Ordine le prostitute non si sentono garantite, anche per la ambigua posizione in cui sono messe dalle leggi.
Dare maggiori garanzie e tutele alle prostitute è possibile; la prima cosa fondamentale è definire formalmente lecito il contratto fra prostituta e cliente. Automaticamente le regole ora informali del contratto/mercato sarebbero poste sotto la garanzia del Diritto, e si potrebbe chiedere giustizia degli abusi e degli inganni.
Consentire che gli scambi fra prostitute e clienti avvengano liberamente senza restrizioni dei luoghi, dovrebbe far diminuire la "fastidiosa" presenza sulle strade, che però non va esclusa per legge, e in particolare faciliterebbe la organizzazione in proprio delle prostitute.
Alcune aree nelle nostre città sono già di fatto delle aree di prostituzione e se non ci fossero dei preconcetti moralistici e pretestuosi esse non sarebbero affatto di disturbo per la quiete dei cittadini, si potrebbe sperimentare un modello di tolleranza in alcune zone e dare un minimo di arredo urbano finalizzato alla deterrenza alla criminalità e alla riduzione del danno: pensiamo a drop-in center (locali gestiti da operatori sociali che si trovano situati nella zona della prostituzione e che forniscono alle prostitute informazioni e supporto sui temi di prevenzione sanitaria e altro) e a servizi di utilità (telefoni, illuminazione ecc.).
Ma anche qualora applicassimo un modello di tolleranza e tutela non avremmo ancora affrontato la condizione di irregolare delle non comunitarie che hanno temporaneamente deciso di fare della prostituzione la loro risorsa di vita.
Come possono farlo allo scoperto? Senza il pericolo di incorrere nella espulsione e senza di conseguenza affidarsi alla criminalità?
Oggi la nuova legge sulla immigrazione ha una visione molto più aperta sui lavoratori stranieri anche non dipendenti. Alcuni lavori definibili informali ma che producono un reddito dimostrabile, possono garantire il permesso di soggiornare legalmente nel nostro Paese. Forse si potrebbe, proprio a partire dal reddito, considerare la posizione delle prostitute straniere alla stregua di lavoratrici autonome, considerare cioè la prostituzione uno dei tanti lavori informali di questo mercato del lavoro postfordista in costante e irreversibile mutamento.
Sosteniamo questa proposta perché resta il fatto che per migliaia e migliaia di donne, prevalentemente giovani, mediamente acculturate, l'Occidente ha significato e continuerà a significare la terra promessa. Così ad esempio, se continua da essere vero che la molla che spinge le donne ad intraprendere viaggi disperati dall'Est o dall'Africa, dall'America Latina o dall'Estremo Oriente è il denaro, è altrettanto vero che la posta in gioco è una vita godibile e dignitosa, non soltanto migliore.
E ciò può essere a partire da una ricchezza latente, da una esuberanza di potenzialità e di possibilità in grado di rendere reversibile la propria condizione di partenza.
Veramente il denaro (anche quello della prostituzione), in questa prospettiva, diventa mezzo di emancipazione e di liberazione!