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Crediamo doveroso prima
di ogni altra considerazione riaffermare che la Legge Merlin è stata
una giusta conquista di libertà e rispetto per le donne che a quel
tempo erano private di ogni dignità a causa delle Leggi dello Stato,
essa esprime se pure con i limiti dovuti alla morale dell'epoca una
visione liberale dei fatti riguardanti la sessualità e la condizione di
cittadine e cittadini coinvolti nella prostituzione che erano ridotti a
vittime sfruttate o a sfruttatori patentati per effetto dei regolamenti
e dei codici.
La prostituzione, lo scambio di favori sessuali in
cambio di denaro fra i partner in una relazione, è uno dei vari modi di
esprimere e vivere la sessualità.
Considerando storicamente e
sociologicamente l'entità del fenomeno potremmo anche dire che è fra i
modelli più popolari e consolidati delle fantasie sessuali. Come in
tutte le forme dell'espressione della sessualità è assolutamente
fondamentale l'autodeterminazione dei soggetti coinvolti in questo
scambio, che si può ritenere una delle tante forme di relazioni sociali
private che intercorrono fra uomini e donne, così come i fidanzamenti e
i matrimoni o le libere avventure.
Al documento del 94 che ancora
oggi riteniamo valido nelle sue linee esplicative, vorremmo aggiungere
qualche nota alla luce delle profonde trasformazioni di questi ultimi
anni durante i quali abbiamo assistito e assistiamo a nuove costruzioni
politico-economiche che coinvolgono tutti i popoli del mondo. Gli
effetti più immediatamente visibili sono l'impoverimento di massa di
intere popolazioni e la migrazione verso tutti i paesi più ricchi, sia
occidentali che orientali, a nord e a sud del mondo.
La
prostituzione, purtroppo, in questo nuovo contesto sociale diventa una
delle opportunità maggiormente sfruttabili dai profittatori e dai
criminali fra i tanti lavori informali possibili per uomini e donne
esclusi dai lavori legali.
Ma attenzione: essa è sfruttabile in quanto chi la pratica è in una condizione di illegalità perché clandestina/o. Infatti
non vi sono dubbi sul potere delle prostitute autoctone che nulla o
quasi hanno da temere nel denunciare abusi e ricatti e che godono di
una alta contrattualità con i clienti.
Oggi possiamo sintetizzare
il fenomeno della prostituzione nel seguente modo: le prostitute nel
nostro paese sono all'incirca 50.000 di cui metà lavorano in strada e
sono straniere. Molte di queste sono irregolari rispetto la legge sulla
immigrazione e quindi devono sottomettersi a tutti i ricatti nonché a
quelle speculazioni perpetrate ai danni di chi è costretto a vivere ai
margini della legalità. Il fatto che esse dispongono di un reddito le
rende più appetibili per chi in vario modo intende sfruttarle. E' così
che molti servizi diventano più cari, dagli affitti alla sanità, Oggi
dobbiamo sottolineare la validità delle nuove norme che riconoscono il
diritto all'assistenza sanitaria estesa a tutti gli immigrati. Con le
nuove norme oltre a garantire la prevenzione al pericolo di diffusione
di malattie infettive, si evita che gente senza scrupoli approfitti
degli irregolari (si pensi ad esempio alla interuzione di gravidanza)
La diffusione, in certe zone elevata, della prostituzione di strada è
percepita come un aspetto di disturbo e di pericolo per la sicurezza
quindi enfatizzata fino a renderla una emergenza.
Malgrado
l'apparenza il numero dei clienti che si rivolge alle prostitute non è
molto variato rispetto al passato; ma l'aumentata richiesta a nostro
parere è dovuta ad un maggior potere di acquisto dato dal crollo dei
prezzi. Anche le "marchette" hanno subito il processo di deflazione
come ogni altra forza lavoro!
Esiste sparso nel Paese un numero
discretamente elevato di locali pubblici, club, circoli privati,
residence ecc. che tollerano o favoriscono gli incontri fra prostitute
e clienti. Naturalmente anche in questi luoghi la posizione delle
prostitute irregolari è molto diversa da quella delle cittadine per
diritto, ma in alcuni casi la possibilità di regolarizzare le straniere
come lavoratrici dello spettacolo o cameriere le pone in una posizione
più avvantaggiata nel rispetto dei loro diritti.
Naturalmente tutti questi locali sono di fatto fuori legge e se non godono di protezioni vengono spesso chiusi.
Quella che abbiamo brevemente descritto è una panoramica della realtà,
anche se spogliata delle mille sfumature che rende ogni storia umana
personale e diversa.
Ovviamente ci poniamo l'interrogativo cosa
si può fare per affrontare la questione in modo rispettoso e
soddisfacente dei diritti degli attori e dei spettatori di questa
realtà sociale? Soprattutto come affrontarla fuori da un'ottica
emergenziale, che purtroppo pare essere il solo metodo di governo nel
nostro paese?
Da anni chiediamo una revisione della Legge Merlin
perché è evidente che il reato di favoreggiamento, ad esempio, non
serve a nulla se non a rendere la vita e la condizione della prostituta
più difficile e isolata. Inoltre, insieme a quella obsoleta
disposizione che punisce la prostituzione al chiuso, obbliga di fatto
le prostitute al lavoro di strada.
Se si fosse modificata la legge
molti anni fa forse ora alcune strade delle nostre città non si
presenterebbero così affollate. Ma attenzione! Il numero delle persone
prostitute straniere non sarebbe inferiore! Esse sarebbero solo meno
visibili, più occultate.
Oggi la sola modifica della legge Merlin
non sarebbe sufficiente per affrontare le situazioni che si sono venute
a creare con i mutamenti del mercato.
Questa tesi è ben
testimoniata osservando gli altri paesi europei che, pur avendo leggi
sulla prostituzione diverse (esse vanno da modelli abolizionisti,
tolleranti, proibizionisti o all'opposto regolamentisti e di controllo)
sono egualmente colpiti dal problema dell'ingovernabilità del fenomeno
e della massiccia presenza di immigrate non comunitarie che hanno fatto
saltare le regole dei mercati.
In parte le politiche e le leggi
sulla immigrazione sono le vere responsabili dello stato delle cose
riguardanti le prostitute straniere non comunitarie, e naturalmente non
solo loro. Tutti coloro che si trovano esclusi da una possibilità di
accesso ad un lavoro legale sono costretti a vivere di espedienti per garantirsi un minimo di sopravvivenza. Più ricattabili di altri, rischiano di cadere nella rete delle varie mafie.
Pensiamo, oltre alle prostitute, ai ragazzini lavavetri, alle
domestiche sottopagate, ai braccianti in agricoltura, agli operai delle
fabrichette,
Naturalmente noi dubitiamo della efficacia e della
giustezza delle politiche che limitano l'immigrazione in quanto proprio
esse producono le dinamiche di cui oggi vediamo gli effetti.
I
proibizionismi applicati a qualsivoglia fenomeno, oltre ad essere
illiberali, producono sempre un mercato illegale, rendono sfruttabili i
fruitori e quando la merce è la persona, la privano dei
diritti umani e civili. Il proibizionismo è per eccellenza funzionale
ai regimi totalitari e ai sistemi criminali.
Quindi escludiamo
ogni ipotesi di criminalizzazione della prostituzione in tutti i suoi
aspetti e per tutti i suoi attori, tranne quello dello sfruttamento,
che ovviamente deve essere molto ben delineato per garantire alle
persone che si prostituiscono il rispetto delle scelte personali (in
campo affettivo) e della loro autonomia.
Legiferare sulla
prostituzione esige fare un netto distinguo fra le vittime della
tratta, definite "ridotte in schiavitù", e chi sceglie la prostituzione
come un possibile lavoro (non entriamo qui nel merito di quanto una
scelta possa essere realmente libera e ci limitiamo ad un distinguo
piuttosto generico che esclude la libertà di scelta qualora una donna
subisce l'obbligo di prostituirsi determinato da altre persone contro
la propria volontà).
Non ha alcun senso logico né morale legiferare
sulla prostituzione pensando alle prostitute come a delle schiave, così
come non si penserebbe di codificare il lavoro degli schiavi. Le
persone ridotte in queste terribili condizioni di coercizione hanno
diritto ad una comune difesa; indipendentemente dai settori lavorativi
nei quali sono impiegati. E' doveroso migliorare ed applicare la Legge
contro la riduzione in schiavitù. Apprezzabile è anche l'art. 16 della
legge sulla immigrazione che oggi dà la possibilità di una lotta più
efficace contro i trafficanti e soprattutto dà più garanzie alla
vittima di qualunque legge del passato.
Tornando quindi alla
prostituta/o moralmente accettabile, essa rivendica fortemente il
rispetto dei diritti umani e civili e la possibilità di disporre
liberamente del proprio corpo per uno scambio anche a pagamento. Quello
che chiede è la difesa dai soprusi e dalla violenza. Inoltre a causa di
una giustificata mancanza di fiducia nei confronti delle Forze
dell'Ordine le prostitute non si sentono garantite, anche per la
ambigua posizione in cui sono messe dalle leggi.
Dare maggiori
garanzie e tutele alle prostitute è possibile; la prima cosa
fondamentale è definire formalmente lecito il contratto fra prostituta
e cliente. Automaticamente le regole ora informali del
contratto/mercato sarebbero poste sotto la garanzia del Diritto, e si
potrebbe chiedere giustizia degli abusi e degli inganni.
Consentire che gli scambi fra prostitute e clienti avvengano
liberamente senza restrizioni dei luoghi, dovrebbe far diminuire la
"fastidiosa" presenza sulle strade, che però non va esclusa per legge,
e in particolare faciliterebbe la organizzazione in proprio delle
prostitute.
Alcune aree nelle nostre città sono già di fatto delle
aree di prostituzione e se non ci fossero dei preconcetti moralistici e
pretestuosi esse non sarebbero affatto di disturbo per la quiete dei
cittadini, si potrebbe sperimentare un modello di tolleranza in alcune
zone e dare un minimo di arredo urbano finalizzato alla deterrenza alla
criminalità e alla riduzione del danno: pensiamo a drop-in center
(locali gestiti da operatori sociali che si trovano situati nella zona
della prostituzione e che forniscono alle prostitute informazioni e
supporto sui temi di prevenzione sanitaria e altro) e a servizi di
utilità (telefoni, illuminazione ecc.).
Ma anche qualora
applicassimo un modello di tolleranza e tutela non avremmo ancora
affrontato la condizione di irregolare delle non comunitarie che hanno
temporaneamente deciso di fare della prostituzione la loro risorsa di
vita.
Come possono farlo allo scoperto? Senza il pericolo di
incorrere nella espulsione e senza di conseguenza affidarsi alla
criminalità?
Oggi la nuova legge sulla immigrazione ha una
visione molto più aperta sui lavoratori stranieri anche non dipendenti.
Alcuni lavori definibili informali ma che producono un reddito
dimostrabile, possono garantire il permesso di soggiornare legalmente
nel nostro Paese. Forse si potrebbe, proprio a partire dal reddito,
considerare la posizione delle prostitute straniere alla stregua di
lavoratrici autonome, considerare cioè la prostituzione uno dei tanti
lavori informali di questo mercato del lavoro postfordista in costante
e irreversibile mutamento.
Sosteniamo questa proposta perché
resta il fatto che per migliaia e migliaia di donne, prevalentemente
giovani, mediamente acculturate, l'Occidente ha significato e
continuerà a significare la terra promessa. Così ad esempio, se
continua da essere vero che la molla che spinge le donne ad
intraprendere viaggi disperati dall'Est o dall'Africa, dall'America
Latina o dall'Estremo Oriente è il denaro, è altrettanto vero che la
posta in gioco è una vita godibile e dignitosa, non soltanto migliore.
E ciò può essere a partire da una ricchezza latente, da una esuberanza
di potenzialità e di possibilità in grado di rendere reversibile la
propria condizione di partenza.
Veramente il denaro (anche quello della prostituzione), in questa prospettiva, diventa mezzo di emancipazione e di liberazione!
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