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Ornella Serpa commenta il film "Ballerina" PDF Stampa E-mail

Il  7 marzo 2007 a Roma "Insieme contro ogni forma di violenza e sfruttamento"
  
con la proiezione in anteprima del film "Ballerina" di Rosario Errico presenti Fahrid Murray Abraham, Andrei Konchalovsky e Giancarlo Giannini.

A fatto seguito una tavola rotonda sulle problematiche della tratta di esseri umani con gli interpreti del film, le autorità e gli addetti ai lavori. Il dibattito  presieduto dall'Assessora al Lavoro, Pari Opportunità e Politiche Giovanili della Regione Lazio Alessandra Tibaldi e moderato da Luisa Laurelli, del Coordinamento delle Elette al Consiglio Regionale. 
Casa del Cinema - Via Marcello Mastroianni, 1 - Roma

CONTENUTI DEL CORTOMETRAGGIO 

 

 

In una modesta casa di campagna, di un qualche paese dell'Est Europa, un uomo (italiano) cerca di convincere una donna (locale) a lasciargli portare in Italia la figlia (ragazz-ina, inquadrata mentre guarda un noto programma trash italiano). Lo scopo dichiarato è quello di farla diventare una ballerina di danza classica. Dà dei soldi alla donna, che accetta seppur con una certa ansia, e (scena finale del corto) porta via la ragazza mentre la madre legge la lettera dell'altra figlia, precedentemente "ceduta", che le scrive di come se la passi bene in Italia.
  L'ambiente è mooolto misero e desolato.
  La scena di sopra viene alternata con diversi flashback. In questi si vede dapprima l'altra figlia che, in tutù e in una scuola di danza, si esercita sulla note strazianti del "Lago dei cigni" e che, ad un certo punto, interrompe l'esercitazione, si avvicina allo specchio e, specchiandosi, scoppia a piangere mentre si avvicenda una scena dell'orrore: lei è disperata e dolorante su di un letto, prima supina e poi prona, e su di lei il suo pappone che la stupra per "esercitarla" alla prostituzione. Altro flashback: scena da marciapiede; la ragazza (visibilmente riluttante) è in strada, con altre (italiane), in attesa di clienti. Un uomo (medio-alto borghese non giovanissimo) la richiede. Ella sale in macchina. Il cliente inizia una riflessione ad alta voce, con lei in macchina, sulla sua giovane età, sul fatto che ha una figlia pressoché coetanea e che forse vorrebbe darle una mano (dice infatti di arguire che ella è lì per forza notando le ecchimosi sul viso di lei e le
 resistenze della medesima); ma poi cerca di avere un approccio sessuale con la ragazza che però scappa dall'auto. Fuga breve perché viene raggiunta dal pappone (di sopra) che, per riportarla all'ordine, le fa iniettare in vena una dose di droga che risulterà essere (involontariamente) letale. Il pappone commenta amaramente la perdita (dei soldi investisti per l'acquisto della ragazza). Viene quindi proiettata la scena della "sepoltura" del corpo della ragazza che, incartato in una busta della nettezza urbana, viene gettato (con scena lunga e a rilento), da un uomo che sembrerebbe riluttante, in una discarica di rifiuti. Ultimo flashback: dal "sudario", tra i rifiuti, spunta una mano della ragazza che stringe un santino (il volto santo di gesù), che ella aveva preso, per conforto, quando le veniva iniettata la dose (contro la sua volontà).
  Faccio notare che la ragazza, quando viene caricata da cliente, è in compagnia di altre prostitute italiane che commentano cinicamente o, se volete, risentitamente: "una volta cercavano sesso ora vogliono le ragazzine - o le bambine, non ricordo". E la dose "letale" viene iniettata da una di queste italiane su ordine del pappone. E' interessante il simbolico. Questo è il contesto? Le italiane questo fanno? Notevole anche la rappresentazione della famiglia delle vittime: tutte donne! Per non dire del santino nella mano della ragazza..!
  
  
  MIE IMPRESSIONI SUL CORTOMETRAGGIO E SUL "DIBATTITO" 

 

  Il cortometraggio (incentrato sul tema del traffico-tratta-sfruttamento della prostituzione) presenta scene di estrema violenza sostenuta da pietismo e cinismo puro. Mi sono dovuta violentare per seguirlo tutto data la sua disgustosa ferocia. E', però, innegabilmente suggestivo: la simbologia adoperata, la sua breve durata ed altro ancora non lasciano spazio, né invitano, al ragionamento ma sobillano l'emotività; e questo è molto pericoloso! In un tema così delicato e complesso, in cui le emozioni hanno già un iperspazio, non tenere conto di questo è quantomeno da dilettanti. Anziché suggerire almeno alcuni dei filoni occulti che reggono gli abietti fenomeni, ho avuto l'impressione che il corto si presti piuttosto a fomentare lo stigma contro la "prostituzione", che assurge a tema cardine, date le emozioni che muove, e solo quelle! Il rischio consequenziale e reale è quello di rendere la "prostituzione" capro
 espiatorio e quindi oggetto indiscriminato di crociate sommarie delle quali faranno le spese le vittime del traffico, le lavoratrici ed i lavoratori del sesso e la società tutta che continuerà a "scrostare la ferita ma non a curarne le cause". Il tema, secondo me, viene insomma trattato con molta superficialità servendosi, suggestivamente, di modelli consolidati. Nulla si evince di ciò che sta "fuori" il contesto nucleare e che è di fondamentale importanza per l'intelligenza del messaggio. Non si è accennato, ad esempio, al sistema politico ed economico, connivente la comunicazione culturalcommerciale, interessati alla tipizzazione dei ruoli sessuali, misogini, ed a mantenere gli "equilibri" di potere; o, ancora, nessun accenno alla mancanza assoluta di intraprendenza da parte delle forze dell'ordine - solerti alla Buon Costume quando non addirittura autori di efferati crimini - e degli inquirenti denunciata finanche dal Ministro dell'Interno, Onorevole Giuliano Amato. Non
 credo sia azzardato definire il cortometraggio anche tendenzioso. Il giudizio sulla pellicola non può che essere quindi: negativo. Non vogliamo emozionarci ma capire.
  Dell'impressione testé espressa ho avuto la riprova durante il "dibattito" nel quale una sequela di relatrici ed un relatore, coadiuvati dal suggestivo cortometraggio, non hanno esitato a usarne l'effetto emozionale per bersagliare coralmente la prostituzione; e precisamente le prostitute, ritenute incapaci di scegliere e quindi vittime tout court, ed i clienti, che comperano corpi o anche solamente sesso, stigmatizzando ovviamente il tutto. Il continuo riferimento delle relatrici ai modelli repressivi (Svezia, Municipio XII Roma), di dubbia efficacia e di provato danno, mi lascia sgomenta.
  A me, prostituta autodeterminata ed autogestita, assistere a tutto questo, ed agli applausi emotivi che ne sono conseguiti, ha sortito un solo effetto: paura! La paura della strega tra i cattolici medioevali!
  Non si può parlare di un tema così delicato (traffico-tratta-sfruttamento) usandone un altro (prostituzione) già stigmatizzato senza un dibattito, magari anche con le prostitute. Sentire la moderatrice dell'incontro (presidentessa della Commissione Sicurezza alla Regione Lazio), già in apertura, asserire che "la prostituzione non è un mestiere come un altro per le donne perché non è legato direttamente alla loro volontà, così come non lo è neanche per gli uomini ed i bambini" (sic!); che "bisogna aiutare le prostitute che si vogliono liberare da questa schiavitù per restituire loro la dignità di esseri umani" (sic!); che "il reinserimento nell'ambito sociale delle prostitute che scelgono di uscire dalla prostituzione deve avvenire come per i detenuti" (sic!) dà l'impressione di un'insalata terminologica e concettuale che protende palesemente alla stigmatizzazione dell'intero contesto prostituzionale. 
  Questo modo di parlare di tali tematiche e problematiche è erratissimo: ci costringono a chiuderci in difesa, a difendere tutto il contesto della prostituzione e a farne le spese, oltre ad essere l'intelligenza del dibattito, sono specialmente le persone che in essa si muovono, soprattutto quelle più bisognose!
  Non si è tenuto conto, ad esempio, delle persone che si prostituiscono "liberamente". Infatti, sebbene abbia udito: "non stiamo parlando della prostituzione per scelta che è tutta un'altra cosa", questo timido tentativo di distinguere il complesso è stato facilmente vanificato da tutti gli altri attacchi alla prostituzione della quale si è esplicitamente e coralmente disconosciuta ogni autodeterminazione e l'aspetto lavorista di offerta di un servizio sessoeconomico. Mi viene da chiedermi cosa ne vorranno fare delle persone che sono costrette a scegliersi un pappone per potere fare un mestiere che farebbero comunque!? Le salveranno a forza? Il modello dell'esportazione della democrazia con la guerra preventiva applicata alla salvezza delle prostitute? Il nuovo modo "laico" di parlare di prostituzione: distinguere gli ambiti per poi sparare comunque alla cieca!? 
  Vogliamo continuare a non tenere conto che gli abusi e la violenza che siamo costrett@ a subire, e anche in silenzio (specie dalle istituzioni e dalle forze dell'ordine), trovano la loro fonte in dichiarazioni del genere che aumentano lo stigma  sobillando gli animi più caldi?
  E cosa si fa per la prevenzione? O devo ricordare all'Assessora Milano Raffaella, Dipartimento V Politiche Sociali capitoline, i veri e propri ricatti pietistici e salvifici che le persone (anche prostitute) subiscono quando, versando in  stato di bisogno, si rivolgono ingenuamente alle istituzioni (come la Sua) venendo così sospinte tra le braccia degli "sfruttatori"? Ho ampia documentazione al codipep di quanto ho appena affermato. Prevenzione..!
  Per il resto, si è sentita la solita retorica: è colpa dei clienti, le istituzioni fanno molto per aiutare le "vittime" (chissà se fanno qualcosa anche per evitare che diventino vittime), mancano i fondi, ri-proposizione del binomio amore-sesso, educazione alla puttanofobia delle future generazioni, ecc ec.
  Insomma, tranne qualche coraggiosa, ma isolata, denuncia del marciume del sistema istituzionale (Suor Eugenia Bonetti che, seppur nel suo ruolo istituzionale, invitando a non parlare delle "vittime" come di "prostitute", conferma la propria intelligenza e profonda capacità di analisi, Patrizia Amodio, di un centro antiviolenza del litorale laziale, che denuncia le violenze domestiche che oggi subiscono anche le badanti straniere e l'Assessore Tibaldi, Regione Lazio, che parla della violenza di genere, perpetrata quasi totalmente in famiglia), il convegno è stato essenzialmente questo!
  Sarebbe stato interessante sentire l'opinione del Governatore. Piero Marrazzo, cui erano state affidate le conclusioni dell'incontro, non presente per altri impegni istituzionali. Ad esempio vorremmo sapere dei due milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio in favore dell'acquisto delle telecamere voluto dal Signor Valter Veltroni, del quale è arcinota .. l'attività.
  Per dovere di cronaca, l'unico relatore ha rimbalzato la richiesta delle prostitute di parchi dell'amore o di aree che, posta così in un contesso similare, "suggerisce" la nostra intelligenza (sono ironica ovviamente!).
  Non so decidermi se a presiedere l'incontro sia stata misera superficialità o disegno ben preciso. 
  In conclusione, il convegno è stata un'altra occasione per riproporre antiche credenze, perdendone così una buona per acclarare il tema centrale.
  Sembra che ci sia la volontà di un intervento strutturale in ambito diretto a cambiare, fino a farla scomparire, la mentalità dell'acquisto del sesso, stigmatizzato come contrario alla dignità umana della persona; inoltre, l'indecente cortometraggio sarà inoculato nelle scuole ad ignari ragazzi e ragazze per i noti fini (speriamo desistano dal proposito!); e sembra, infine, che inviteranno anche noi a dire la nostra; ma se si pensa che io, prostituta "libera", sono stata paragonata ad uno spacciatore di droga, non mi si può accusare di dietrologia se sono un tantino scettica.
  No, così proprio non ci siamo. Perché con noi continuano a non volere interloquire? Noi siamo coscienti di quel che facciamo e conosciamo fisiologia, patologia ed insidie nel nostro lavoro. Senza di noi non si addiverrà a nulla se non ad ulteriore violenza a nostri danni, magari al chiuso di una "civilissima" casa, lontan@ però da sguardi innocenti. La catarsi o la catastrofe?
  
  
  Maria Ornella Serpa
  Co.Di.Pe.P. - ROMA
  (Coordinamento per la Difesa delle Persone Prostitute)
  Info: Cell.: 347 18 47 469
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