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Memoria per l'audizione alla giunta della regione autonoma Friuli Venezia Giulia PDF Stampa E-mail

IV Commissione permanente TRIESTE, 29/2/2000

 

Della proposta di legge 86/1/2 che ci è stata consegnata con l’invito a questa audizione apprezziamo che si riconosca il fatto che la prostituzione è "attività lecita".

D’altronde la Legge Merlin già contiene questo principio nonostante negli anni si sia cercato sempre di applicarla enfatizzandone il lato repressivo.

Nel documento "Analisi sulla prostituzione e soluzioni possibili" fatto dalla nostra associazione nel’94 (consegnato come materiale informativo), già sottolineavamo la necessità di sperimentare modelli di zonizzazione o "governo del territorio" (vedi pag. 9).

Quindi come risultato di quanto abbiamo proposto noi saremmo favorevoli che venisse istituita una commissione regionale e/o provinciale della quale facciano parte amministratori, Forze dell’Ordine, rappresentanti dei cittadini/e e rappresentanti delle prostitute; allo scopo di studiare la situazione localmente e proporre ai sindaci le strategie utili all’inserimento nel territorio delle "aree modello" dove le persone che decidono di vendere e comprare sesso possano tranquillamente farlo senza la continua repressione minacciosa delle Forze dell’Ordine.

Siamo convinte che si possa arrivare ad un uso più razionale e meno pericoloso del territorio.

Pensiamo infatti che favorire un inserimento di questa attività nel contesto sociale e commerciale garantisca la riduzione di forme di violenza e sfruttamento. Certo bisogna trovare un accordo con le cittadine/i e con le Forze dell’Ordine affinché non si creino ghetti dove diventi più facile la "caccia alla clandestina".

Se questa proposta di legge non vuole essere l’inizio di una regolamentazione restrittiva, che potrebbe sfociare in forme di controllo e coazione che per noi non sono condivisibili, le prostitute e la nostra associazione dovrebbero essere coinvolte nella realizzazione di questo modello sperimentale di organizzazione.

Il nostro documento va anche oltre, analizzando il problema dello sfruttamento commerciale a cui è sottoposta questo genere di attività. ( Ibidem, pag. 8 )

Gli stessi suggerimenti sono stati da noi rianalizzati in un documento presentato alla XII Commissione Affari Sociali del 26/1/99 che abbiamo allegato.

Rispetto al ’94 infatti la situazione è molto cambiata ed è soggetta a modifiche frequenti come si può vedere anche dalle notizie che la stampa riporta quasi quotidianamente.

Oggi, nel 2000, abbiamo finalmente una legge contro la tratta e programmi di aiuto per le vittime trafficate a scopo di sfruttamento sessuale. Forse questo potrebbe essere il momento giusto per tracciare una linea di demarcazione "ideale" fra prostituzione coatta e libera scelta, fra vittime sfruttate e soggetti autodeterminati.

Per le trafficate, l’art. 18 della Legge 40 offre una via d’uscita certa, per le seconde potremmo chiedere tolleranza autentica, dove il rispetto delle scelte individuali non contrasti con il vivere civile e dove venga rispettata la libertà delle attività sessuali di ognuno.

Nella nostra Regione esistono i presupposti che potrebbero favorire lo sviluppo di un modello innovativo per il nostro Paese.

  1. Il numero contenuto delle persone che si prostituiscono

  2. Le attività di prevenzione e riduzione del danno già attivate dal volontariato che fanno un monitoraggio costante del fenomeno

  3. Il finanziamento ottenuto dal Ministero delle Pari Opportunità per aiutare le vittime che vogliono sottrarsi alla prostituzione

 

Queste e altre strategie potrebbero contribuire a migliorare notevolmente la situazione.

 

Primo: pensiamo alla applicazione della Legge 40 in materia sanitaria; in particolare il rilascio della tessera Sanitaria agli immigrati irregolari. Per quanto riguarda il target prostituzione aumenterebbe spontaneamente e di molto la possibilità di prevenzione e cura delle MTS e AIDS. (Azione che oltre a garantire un diritto sancito dalla legge dello Stato faciliterebbe il censimento di chi è presente anche irregolarmente nella Regione)

Non vogliamo dilungarci qui in materia sanitaria, vi rimandiamo ai documenti riguardanti la salute che vi abbiamo fornito.

 

Secondo : il coinvolgimento delle Forze dell’Ordine in un programma di lavoro sperimentale, non solo repressivo ma anche attento alle persone. Dove sia lucidamente chiaro cosa e chi è criminale nel contesto della prostituzione e dove le azione repressive siano indirizzate a combattere trafficanti e sfruttatori e a prevenire atti di violenza contro prostitute e clienti. ( Si potrebbero prendere a modello le buone prassi messe in atto dalla Questura di Venezia con il servizio " Città e Prostituzione".)