|
Della proposta di legge 86/1/2 che ci è stata consegnata con
l’invito a questa audizione apprezziamo che si riconosca il fatto che
la prostituzione è "attività lecita".
D’altronde la Legge Merlin
già contiene questo principio nonostante negli anni si sia cercato
sempre di applicarla enfatizzandone il lato repressivo.
Nel documento "Analisi sulla prostituzione e soluzioni possibili"
fatto dalla nostra associazione nel’94 (consegnato come materiale
informativo), già sottolineavamo la necessità di sperimentare modelli
di zonizzazione o "governo del territorio" (vedi pag. 9).
Quindi
come risultato di quanto abbiamo proposto noi saremmo favorevoli che
venisse istituita una commissione regionale e/o provinciale della quale
facciano parte amministratori, Forze dell’Ordine, rappresentanti dei
cittadini/e e rappresentanti delle prostitute; allo scopo di studiare
la situazione localmente e proporre ai sindaci le strategie utili
all’inserimento nel territorio delle "aree modello" dove le persone che
decidono di vendere e comprare sesso possano tranquillamente farlo
senza la continua repressione minacciosa delle Forze dell’Ordine.
Siamo convinte che si possa arrivare ad un uso più razionale e meno pericoloso del territorio.
Pensiamo infatti che favorire un inserimento di questa attività nel
contesto sociale e commerciale garantisca la riduzione di forme di
violenza e sfruttamento. Certo bisogna trovare un accordo con le
cittadine/i e con le Forze dell’Ordine affinché non si creino ghetti
dove diventi più facile la "caccia alla clandestina".
Se questa
proposta di legge non vuole essere l’inizio di una regolamentazione
restrittiva, che potrebbe sfociare in forme di controllo e coazione che
per noi non sono condivisibili, le prostitute e la nostra associazione
dovrebbero essere coinvolte nella realizzazione di questo modello
sperimentale di organizzazione.
Il nostro documento va anche
oltre, analizzando il problema dello sfruttamento commerciale a cui è
sottoposta questo genere di attività. ( Ibidem, pag. 8 )
Gli
stessi suggerimenti sono stati da noi rianalizzati in un documento
presentato alla XII Commissione Affari Sociali del 26/1/99 che abbiamo
allegato.
Rispetto al ’94 infatti la situazione è molto cambiata
ed è soggetta a modifiche frequenti come si può vedere anche dalle
notizie che la stampa riporta quasi quotidianamente.
Oggi, nel
2000, abbiamo finalmente una legge contro la tratta e programmi di
aiuto per le vittime trafficate a scopo di sfruttamento sessuale. Forse
questo potrebbe essere il momento giusto per tracciare una linea di
demarcazione "ideale" fra prostituzione coatta e libera scelta, fra
vittime sfruttate e soggetti autodeterminati.
Per le trafficate,
l’art. 18 della Legge 40 offre una via d’uscita certa, per le seconde
potremmo chiedere tolleranza autentica, dove il rispetto delle scelte
individuali non contrasti con il vivere civile e dove venga rispettata
la libertà delle attività sessuali di ognuno.
Nella nostra Regione esistono i presupposti che potrebbero favorire lo sviluppo di un modello innovativo per il nostro Paese.
-
Il numero contenuto delle persone che si prostituiscono
-
Le attività di prevenzione e riduzione del danno già attivate dal volontariato che fanno un monitoraggio costante del fenomeno
-
Il finanziamento ottenuto dal Ministero delle Pari Opportunità per aiutare le vittime che vogliono sottrarsi alla prostituzione
Queste e altre strategie potrebbero contribuire a migliorare notevolmente la situazione.
Primo:
pensiamo alla applicazione della Legge 40 in materia sanitaria; in
particolare il rilascio della tessera Sanitaria agli immigrati
irregolari. Per quanto riguarda il target prostituzione aumenterebbe
spontaneamente e di molto la possibilità di prevenzione e cura delle
MTS e AIDS. (Azione che oltre a garantire un diritto sancito dalla
legge dello Stato faciliterebbe il censimento di chi è presente anche
irregolarmente nella Regione)
Non vogliamo dilungarci qui in materia sanitaria, vi rimandiamo ai documenti riguardanti la salute che vi abbiamo fornito.
Secondo
: il coinvolgimento delle Forze dell’Ordine in un programma di lavoro
sperimentale, non solo repressivo ma anche attento alle persone. Dove
sia lucidamente chiaro cosa e chi è criminale nel contesto della
prostituzione e dove le azione repressive siano indirizzate a
combattere trafficanti e sfruttatori e a prevenire atti di violenza
contro prostitute e clienti. ( Si potrebbero prendere a modello le
buone prassi messe in atto dalla Questura di Venezia con il servizio "
Città e Prostituzione".)
|