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IN OLANDA UN MONUMENTO PER LE PROSTITUTE VITTIME DELL'ODIO. E QUI? PDF Stampa E-mail

di Maria Ornella Serpa  su LIBERAZIONE 12.4.2007 

 La Storia

  Alta, fiera e guarda avanti tenera ed imperturbata. E' stata scelta, ovviamente, una figura femminile per simboleggiare la dovuta memoria alle prostitute. Una statua come monumento a ricordo delle tante prostitute che, seppur fiere,  sono spesso vittime  della violenza e dell'omicidio puttanofobo.  E la mente non può non correre subito ai recenti e dolorosi pittanicidi di Ipswich (Londra).
  Vedendola sul sito
  
  (
www.lucciole.org) delle nostre amiche Pia Covre e Carla Corso, le coraggiose zetess@ di Pordenone che per prime in Italia hanno iniziato e continuano - insieme alle impareggiabili Marcella di Folco e Porpora Marcasciano del M.I.T. di Bologna - a portare valorosamente avanti la battaglia rivendicativa delle Z(occole), specie di strada, sono stata pervasa da un brivido e, sorridendo per l'orgoglio, ho anche pianto per la gioia frammista al dolore.
  Ad Amsterdam, città coraggiosa, laica ed avanguardista, pur nella sua probabile contraddizione, il 31 marzo scorso è stato inaugurato, nei pressi del "quartiere a luci rosse", questo monumento - il primo nella storia - alla memoria delle prostitute, grazie all'interessamento, ed alla spesa, della signora Mariska Majoor, una donna cosciente di essere "una donna" in una società fallo-patriarcale ed imperialista. Un gesto di altissimo valore culturale, civico ed umano che non possiamo di certo aspettarci né dall'opinione pubblica (maschile), né dalle istituzioni (maschiliste ed oligarchiche, oltre che fortemente confessionali) del nostro Bel Paese; tanto meno dal nostro "sindaco" di Roma, tale signor Valter Veltroni, impegnatissimo in tutt'altra direzione.
  E l'occasione è propizia per parlare di puttanofobia e puttanicidio. Non ci sono altre parole per descrivere un fenomeno esteso di odio e di persecuzione di massa contro le prostitute che dalla discriminazione arriva all'omicidio passando per abusi, vessazioni, violenze e stupri. Il puttanicidio come fenomeno culturale estremo da considerare e combattere. Non ci sono stime ufficiali della sua entità perchè non c'è un reale interesse pubblico a contrastarlo; ma se si pensa che le violenze e i puttanicidi sono nell'ordine di decine di migliaia solo in Italia non è difficile supporne l'allarmante gravosità. Troppe vittime ha mietuto e sta mietendo tra chi, in condizioni di debolezza talvolta estrema, cerca faticosamente di portare a casa un guadagno dignitoso. Troppa l'indifferenza e la connivenza sulla quale si regge questo atteggiamento "perbenista". Troppi i perpetratori (forze dell'ordine, uomini comuni e "clienti" ossia padri e figli di famiglia che votano, fanno
 politica attiva, informazione, opinione obnubilando le nostre menti e dirigendo le nostre opinioni ed emozioni), troppi i propulsori e le connivenze (istituzioni pubbliche, informazione mediatica, opinione pubblica), troppi i silenzi (specie delle donne), troppa l'indifferenza, troppo l'odio e troppo ingiustificato.
  Per chi come me appartiene alla massa delle "maledette" alla Gide, questa statua femminile ha un senso profondo di appartenenza, di comunità, di identità; ma non di "categoria", bensì di condivisione di dolorose vicende e sentimenti umani, pur nella coscienza che non siamo le sole vittime di questo tipo di "consorzio umano", oggi anche globalizzato. La mia memoria non può non correre alle varie vicissitudini che mi hanno avuta, fino a ieri notte, protagonista in quanto Z(occola) di strada: dileggio, sputi, percosse, stupri, fughe disperate ed affannose per sottrarmi a tutto questo e a quanto di peggio avrebbe potuto succedermi. Soltanto fondando il Co.Di.Pe.P. (Coordinamento per la Difesa delle Persone Prostitute) ho potuto in un certo qual senso proteggermi, diventando "qualcuno". Ma il mio senso di ginofilia non mi consente di non estendere questo mio "privilegio" a quant@ condividono la mia sorte di donna in questo tipo di contesto socioculturale. Non posso non
 ricordare come l'attuale "dibattito" in tema di "prostituzione" non sia altro che un determinato e facile darci "in pasto all'odio", per dirla con il compianto Pisolini. Non posso non dire che le colpe sono diffuse tra chi perpetra materialmente gli atti violenza puttanofoba e chi, dovendo, non fa nulla per prevenirle, contenerle o contrastarle.
  Troppi gli interessi sui nostri copri sessuati, sulle nostre vite e sui nostri guadagni. Troppa la volontà, diffusa, di colpirci in toto strumentalizzando biecamente i veri crimini che si perpetrano, troppo facilmente, nel nostro contesto; troppo l'interesse a tenerci ma sotto dominio; troppa la mitopoiesi catartica della "povera prostituta". Basti solo pensare che, per questa società, i "delinquenti" nella prostituzione siamo noi prostitute e che le "vittime" della delinquenza siamo sempre noi prostitute per rendersi conto del volontario atteggiamento da fumus persecutionis che regna nella cosiddetta lotta al traffico-tratta-sfrutttamento. Basti ancora pensare che le persone costrette a prostituirsi sono inspiegabilmente confuse con chi, come me, vuole fare questo "lavoro" e subiscono quindi il medesimo trattamento puttanofobo specie dalle istituzioni e dalle forze dell'ordine che in quanto ad odio e persecuzione non hanno certo bisogno di prendere lezioni. Troppi i
 tentativi di offuscare un contesto umano, quello della "prostituzione", che assomma, come ogni altro, cose buone e cose pessime.
  In conclusione, al di dà delle comprensibili emozioni e dei sentimenti contrastanti, noi, prostitute - specie di strada -, vittime delle aberranti violenze fallo-patriarcali, giustizialiste ed imperialiste vogliamo ancora una volta dare prova del nostro altissimo senso civico significando il nostro dolore con un monumento alla memoria. Non chiediamo vendetta ma considerazione; non chiediamo legalizzazioni né diritti ad hoc, inutili e perniciosi, ma semplicemente di potere gestire le nostre vite ed attività autonomamente e nel pieno rispetto che vogliamo tributare alla nostra società che, usando largamente i servizi sessuali che offriamo autodeterminatamente, vorremmo ci riconoscesse ed includesse materialmente in sé proteggendoci dalle insidie e dalle violenze. Auspichiamo che cessi tutto quanto questo e fidiamo adesso pure nell'aiuto di "Belle", la ragazza del monumento nella viva speranza che riesca ad intercedere presso le coscienze di quanti - e ce ne sono - vogliono
 dire "NO!" all'odio ed alla violenza, di qualunque tipo, e che, fuorviati da un'informazione tendenziosa, non colgono ancora il senso del nostro appello.
  Deve essere stato terribile essere marchiati con una stella gialla in epoca nazi-fascista. Ed è questa una sensazione che, almeno personalmente, conosco molto, troppo bene, purtroppo!