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Il mercato del sesso ha radici sociali di Pia Covre PDF Stampa E-mail

editoriale su LIBERAZIONE del 19-maggio-200

 

Se siete proibizionisti stipendiate le prostitute


Le mani sulla prostituzione, o meglio sui portafogli dei clienti e delle prostitute per estorcere qualche euro, sembrano l'unica soluzione che qualche sindaco sa trovare per acquietare demagogicamente l'intolleranza dei cittadini verso il mercato del sesso e per far credere che così verranno garantiti sicurezza e della città. Il tutto accompagnato da dichiarazioni di disprezzo per le persone che praticano questo lavoro e subdoli messaggi utili ad aumentare l'odio sociale verso i diversi di turno. In questi giorni i media hanno fatto la loro parte, da un lato, dando visibilità alla protesta delle cittadine e cittadini prostituti, vessati e criminalizzati, e dall'altro alimentando un dibattito funzionale alle logiche delle politiche securitarie che amministratori e ministero dell'Interno si avviano a sottoscrivere e implementare.

 

E' evidente a tutti che negli ultimi vent' anni il mercato del sesso è aumentato nel nostro Paese: certamente incrementato da un fenomeno immigratorio mal gestito, ma anche da un calo costante dell'occupazione. Qualsiasi osservatore attento noterebbe che è di nuovo aumentato il numero di donne italiane nella prostituzione, per non parlare poi di quella maschile. Si tratta di un ulteriore segnale della crisi e della fame di lavoro per giovani e donne. D'altronde non serve essere economisti per farsi i conti in tasca: in Italia i salari non bastano, ognuno deve arrotondare o cercare mezzi per vivere e la prostituzione è una delle risorse possibili per chi offre i propri servizi anzichè dedicarsi a sfruttare gli altri. Nell'Italia, membro del G8, è cresciuta la voragine fra classi ricche e povere, e il perduto benessere diffuso lascia sul terreno milioni di cittadini prossimi alla povertà che per difendere quel che gli resta stanno diventando meschinamente intolleranti verso i più disagiati e verso ogni diversità: mendicanti, zingari, stranieri, prostitute, tossicodipendenti e così via…

Ma in questo paese dove sono finiti i mega profitti? Come sono stati gestiti/spesi i soldi pubblici? Perché non abbiamo gli stessi servizi sociali in termini di qualità e diritti, di altri paesi europei? Stato e Comuni si preparano a spendere decine di milionate di euro per potenziare il controllo del territorio; non sarebbe meglio moltiplicare gli interventi sociali e il numero degli operatori sociali in strada anziché le telecamere e gli operatori di Polizia?

La prostituzione come si presenta nel contesto attuale (non nei secoli passati) è uno degli effetti collaterali dell'economia mondiale al tempo della globalizzazione e di come si è capaci o incapaci di gestirla. Ogni nazione ne porta la responsabilità, specie se fa parte di quei Grandi Otto.

A queste responsabilità si deve aggiungere quella di chi ha il dovere di lavorare con la comunità per far crescere la coscienza collettiva e individuale di cittadini/e e rispettare la partecipazione di tutti alla vita democratica. Usare pretestuosamente lo scontento per ottenere facile consenso politico alimenta l'intolleranza.

E la promozione dell'intolleranza alimenta le crociate contro ogni diversità, contro la libertà e l'autodeterminazione, per la negazione dei diritti.

In nome di che cosa si negano oggi i diritti a chi si prostituisce? In nome di precetti religiosi e morali di alcuni che non sono certo universali. Oppure in nome di un malinteso senso del rispetto della dignità delle donne, che a ben guardare non sono l'unico genere della specie attive nel mercato, sostenuto da una minoranza ideologica (femminista) che pretende di decidere universalmente per tutte.

Quante sono le prostitute? Meno di centomila. Forse i proibizionisti potrebbero decidere di dar loro un salario sociale e così eliminare la prostituzione, basterebbe alleggerire un po' le pensioni milionarie e ripartirle con le oneste lavoratrici del sesso senza welfare. Oppure non siamo proibizionisti fino a questo punto? Se fossimo lavoratrici con diritti ne beneficerebbe la fiscalità generale a beneficio di tutti, anche di quei ricchi che senza provare vergogna si arrabbiano tanto per le cosiddette tasse sul lusso (mi scusino costoro mi rendo conto che sto sventolando un tesoretto sotto il naso).

Una cosa è certa: non si può accettare di essere criminalizzate perché vogliamo guadagnarci il pane. Giorni fa ho sentito un rappresentante di questo governo definire la protesta delle prostitute padovane contro le multe "una sfida alle istituzioni", sono convinta che protestare civilmente per i propri diritti e per il pane non sia una sfida ma un giusto atto di partecipazione democratica, un contributo a chi è stato eletto e che dovrebbe - suo malgrado - rappresentare tutte/i e servendosi delle conoscenze e delle esperienze già maturare, operare per il meglio.

*Comitato per i diritti civili delle prostitute

19/05/2007