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Non solo donne sfruttate, emarginate, che usano il proprio corpo cercando di sfuggire ad un destino, o per la maggior parte, perchè sono costrette a farlo dalle organizzazioni criminali. E se il bersaglio sono diventate le ragazze romene e le minori extracomunitarie che non possono essere espulse e che quindi vengono sfruttate ancora di più (a Caserta, i Medici senza Frontiere ora si occupano anche di loro), ora c'è anche un altro aspetto inquietante: a Napoli sono in aumento gli uomini, i minorenni (maschi e femmine) e sempre di più, si prostituiscono in luoghi chiusi.
Secondo il primo rapporto dell'Osservatorio sulla Prostituzione (primo semestre 2007) istituito dal Ministero dell'Interno (presieduto dal sottosegretario Marcella Lucidi) c'è un percorso che mette in luce le connessioni tra tratta e immigrazione, tra tratta e prostituzione. Ma leggendo a fondo il Rapporto esce fuori un dato che un po' sorprende e allo stesso tempo un po' conferma vecchi schemi: “a Napoli – si legge nel Rapporto presentato i primi di ottobre dal ministro Giuliano Amato - gli aspetti presenti nella realtà della città confermano la complessità e diversità del fenomeno. Sembra quasi apprezzabile nella cittadinanza un maggiore spazio verso la comprensione, soprattutto nei luoghi ove sussistono problemi sociali di maggiore incidenza. L’aspetto rilevabile è la consistente presenza di prostituzione maschile, di minori e la crescita della prostituzione al chiuso. Dall’azione di contatto portata avanti attraverso iniziative di prevenzione sociale emerge un maggior profilo di sfruttamento e di sopraffazione nelle donne albanesi, mentre in quelle provenienti dall’Est europeo si registra una maggiore consapevolezza”. Quindi, in sintesi, si registra un maggiori numero di uomini che si prostituisce (gay, transessuali, ma anche eterosessuali) , tanti sono minorenni, e c'è una presenza maggiore di prostituzione dentro appartamenti.
In Italia si calcola che le lucciole in strada sono circa 50.000, aumentate in maniera esponenziale negli ultimi decenni complice l’aumento dell’immigrazione clandestina.
Secondo invece le stime del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, vi sono tra le 15.000 e le 18.000 donne coinvolte nella prostituzione. Il 65% lavora in strada, il 35% in albergo o in appartamento. Il 20% è minorenne. Tra le 15.000 e le 25.000 sono le prostitute straniere. Soprattutto nigeriane, ma anche albanesi, polacche e bielorusse.
Il 10% del totale è vittima del racket e costretto al mestiere sulla strada a seguito di minacce dirette, anche, a parenti o figli rimasti in patria. Ma quanto rende una prostituta al suo sfruttatore? Al mese si calcola una cifra che va dai 5.000 a 7.000 euro, e sette sono le regioni con la maggiore presenza di prostitute di strada: Lazio, Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Abruzzo.
Tirando le somme, sono circa 90 milioni di euro, il giro d’affari mensile della prostituzione in Italia. Un gran “business” che fa crescere sempre di il fenomeno.
L'Osservatorio boccia così le ricette estemporanee e locali. e propone una “politica integrata”. Entro certi paletti: “La proibizione tout court della prostituzione”, si legge nella relazione finale, “spingerebbe il fenomeno verso la clandestinità rendendo il lavoro delle Forze di Polizia, delle istituzioni e delle associazioni ed enti di tutela più difficile nella lotta contro la criminalità a favore delle vittime di sfruttamento. Il rischio esiste anche col divieto assoluto di prostituzione in strada. Il ‘riflusso al chiuso’ coinvolgerebbe anche tante persone deboli, svantaggiate, relegate in spazi ‘invisibili’ e, pertanto, più isolate, ricattabili, insicure”. Una delle proposte è quindi di escludere le lucciole dai luoghi sensibili, con multe ai trasgressori. Mentre se i problemi nascono coi residenti di alcune zone, la via da tentare è quella della mediazione. Ma quale? Il ministro dell'Interno, Giuiliano Amato propone così di multare i clienti delle prostitute e di inviare i verbali a casa. E per combattere lo sfruttamento delle minorenni, pensa di punire più severamente i clienti, che non potranno più giustificarsi con l’ignoranza della minore età della vittima. Ma bastano queste misure per affrontare il fenomeno della prostituzione? Perchè invece non si colpisce più duramente chi sfrutta le donne, veri e propri carnefici?
Fonte: www.ecostiera.it
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