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22/12 Consiglio dei Ministri: rinviata discussione su ddl prostituzione PDF Stampa E-mail

Esame del ddl rinviato, contrarie le ''ministre''

Manca ancora l'unità della maggioranza sulla bozza; a rischio la discussione prevista per il 28 dicembre, data della prossima riunione del Consiglio dei ministri

ROMA - La contrarietà soprattutto delle "ministre” donne è causa dell'ennesimo rinvio dell"esame del disegno di legge sulla prostituzione, che era previsto per oggi. Secondo indiscrezioni che arrivano dalla Presidenza del consiglio è difficile che il ddl, vista la mancata concordia, sarà discusso il 28 dicembre, data in cui è stata fissata la prossima riunione del Consiglio dei ministri. Nonostante questo sia il terzo rinvio e nonostante che il testo sia stato svuotato delle questioni politiche più spinose (i sindaci non avranno il potere di decidere dove è lecita e dove non è lecita la prostituzione), continua a mancare l’unità della maggioranza su una bozza di disegno di legge su cui il governo non riesce a trovare un accordo. Tolto quindi il riferimento normativo a quella parte di testo che poteva diventare il preludio per la nascita di quartieri a luci rosse e diminuite le sanzioni per clienti e prostitute che esercitano vicino a luoghi di culto, scuole e ospedali (dove sarà vietato se il ddl passerà), restano le multe per la prostituzione “molesta o indecente” e per chi assiste a spettacoli pornografici con minorenni per protagonisti. (mt)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

PROSTITUZIONE

17.5621/12/2007

Asgi: ''Accolta la richiesta di limitare poteri dei sindaci''

Ma ''resta da capire in che modo saranno messi in pratica gli interventi di prevenzione atti a gestire la conflittualità sociale'', commenta l’avvocato Francesca Nicodemi

- Un colpo al cerchio e uno alla botte. E' questo in sostanza il giudizio dato dall"Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione) al nuovo testo del disegno di legge prostituzione. "Siamo soddisfatti per il fatto che i sindaci non potranno più decidere quali zone lecite e quali non lecite per l’attività delle lucciole ma intervenire solo nei modi consentiti dalla legge, senza cioè attribuire loro nuovi poteri, anche resta da capire in che modo saranno messi in pratica gli interventi di prevenzione atti a gestire la conflittualità sociale”, commenta l’avvocato Francesca Nicodemi. Ma se le cose rimangono così e l’ultimo testo è quello definitivo, “sembrerebbe accolta la richiesta avanzata sia da noi quanto dalle altre associazioni “di non dare ai comuni la possibilità di istituire zone franche e off limits alla prostituzione”.

L’Asgi quindi è prudente nel pronunciarsi circa la nuova formulazione del ddl sulla prostituzione. Il punto della discordia è sempre stata la possibilità dei sindaci di istituire, laddove vietassero alle lucciole alcune zone della città, quartieri a luci rosse. Il nuovo art. 2 del disegno di legge, invece, dice che “allo scopo di prevenire o contenere fenomeni di intolleranza, violenza o tensione sociale riconducibili alle attività di prostituzione, i comuni promuovono idonee forme di consultazione con enti pubblici, soggetti portatori di interessi collettivi o soggetti privati operanti nel settore del contrasto alla prostituzione, e adottano conseguentemente le misure necessarie consentite dalla legislazione vigente”. Il che significa “mettere dei paletti al potere dei sindaci – spiega l’avvocato Nicodemi -. Perché l’unico provvedimento che questi possono emanare è l’ordinanza, e questa è vincolata a determinati requisiti come ad esempio la necessità e l’urgenza”. 

I primi cittadini non se ne staranno dunque con le mani in mano in materia di prostituzione, ma non potranno neanche più decretare zone franche e zone off limits. E comunque prima di adottare ogni misura dovranno consultarsi con soggetti pubblici o del privato sociale. Ora “resta soltanto da capire in che modo saranno messi in pratica quegli interventi di prevenzione dei fenomeni di intolleranza e conflittualità sociale riconducibili alla prostituzione – conclude l’Asgi -. Anche perché non in tutti i comuni esistono progetti di protezione ad hoc, unità di strada che coinvolgono gli enti locali o associazioni di volontariato che operano a stretto contatto con le lucciole”. (mt)

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