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T.I.R.TEATROINRIVOLTA presenta: VOCI D'ASFALTO di e con Lucia Falco PDF Stampa E-mail
Venerdì 15  e sabato 16 febbraio ore 20,45
presso Il Piccolo Teatro Perempruner
Piazza Matteotti,39 Grugliasco
di e con Lucia Falco
Co-Regia con Violetta Spataro
Coreografie di Antonella Usai
Luci di Federico Ghironi
 In collaborazione  con:Gruppo Abele,Ass.Tampep ,Amnesty International di Torino
 
Volevo parlare di prostituzioneVolevo fare uno spettacolo che parlasse di prostituzione.Ma come affrontare un tema del genere?Difficile, rischioso ed estremamente delicato.Difficile, perché è un argomento complicato, dalle mille sfaccettature, che ti mette in crisi, che ti mette di fronte a situazioni troppo diverse, troppo lontane.Situazioni troppo difficili da giudicare. O troppo facili.Perché è proprio nel giudizio che nasce il rischio, il rischio di essere banali, di sentirsi al di sopra, di sentirsi legittimati a dire la propria con la pretesa di comprendere tutto e di poter tutto spiegare. con l’ulteriore rischio di perdere di vista i veri protagonisti, le vere protagoniste della storia.E’ stato quindi necessario cominciare a muoversi con prudenza, con estrema delicatezza, piano piano, su un terreno così scivoloso.E’ stato necessario aprire bene le orecchie.Ascoltare le mille sfumature, le scelte e le casualità, gli inganni e le verità, i sogni e la realtà, ascoltare quelle mille storie.Storie di donne.Storie di schiavitù,di compra-vendita.Dopo mesi di letture ,di incontri, di film, di documentari ho trovato una  chiave.Quella che a me piace, la chiave che mi ha permesso di addentrarmi nel mondo della prostituzione, in quello che sta dietro a ciò che noi vediamo, dietro ai visi truccati e dietro agli abiti succinti che tanto riescono a indignare. La narrazione. Quello della narrazione è uno strumento che noi tutti impariamo ad utilizzare molto presto nella nostra vita, è ciò che ci permette di comunicare, di raccontare agli altri ciò che vediamo, ciò che ci succede, ciò che viviamo.E il racconto di sé e delle proprie esperienze è fondamentale nella vita di ognuno per poter riuscire a costruire, delineare o semplicemente ritrovare una propria identità. Narrare e raccontare per capire e guardare con un’occhio diverso quelle “signorine” sulla strada.…E poi un giorno le rivedi e ti sembra di vedere te stessa,vorresti andartene ma non riesci, ,hai i piedi inchiodati alla terra e le  guardi,ti sale dentro il freddo respiro della notte ,finchè una di loro non ti fissa negli occhi e  ti ritrovi sola ,e abbassi gli occhi e capisci che ci vuole coraggio per riuscire a fuggire via…e a cambiar vita… la loro ma anche la nostra…Lucia FalcoSe qualcuno crede ancora che il caso esista, allora possiamo dire che il mio incontro con "teatro in rivolta" è avvenuto grazie ad esso.In realtà da anni mi occupo, come attrice e regista, di teatro e sempre più spesso mi trovo a lavorare su progetti che riguardano le "aree di disagio", modo burocratico e sbrigativo per definire le comunità,. il carcere, i manicomi.Le indubbie qualità terapeutiche, relazionali e socializzanti della pratica teatrale all'interno di queste realtà permettono il recupero dell'individualità. Questo avviene grazie al racconto in prima persona della propria esperienza, che diventa, in questo modo, testimonianza. Questo tipo di racconto permette di rivedere la propria storia e di riappropriarsene Quando ho letto per la prima volta VOCI d'ASFALTO ho riconosciuto quel tratto che permette a un racconto di trascendere e di varcare la soglia, reale e metaforica, delle parole per arrivare al cuore del pubblico affrontando il rischio del contatto con l'esterno, del giudizio e della diversità.L'impatto emotivo di VOCI D'ASFALTO è forte, sono le voci di bambine vendute, dai loro  parenti, come schiave e avviate alla prostituzione. VOCI di bambine picchiate per giorni sino a quando non si sottomettono alla volontà dei loro stupratori, VOCI di un mercato che esiste e opera qui vicino a noi, sotto i nostri occhi,VOCI che non vorremmo sentire.Fare di tutto questo materiale uno spettacolo è stata impresa delicata, abbiamo tentato di mettere a nudo la bellezza anche dove, a un primo sguardo, esisteva solo orrore e  tristezza. La scena è ridotta all'essenziale, come essenziale è la strada sulla quale si svolge il nostro racconto, che è tutto nelle mani dell'attrice che ci accompagna nel nel percorso affrontato da bambine costrette a diventare, troppo presto, donne.La nostra speranza è che, quanto prima, venga il giorno in cui simili destini non debbano più esistere. La nostra speranza è altresì che il cambiamento di un'unica persona possa contribuire a migliorare il destino di un'intera umanità, dolente e perduta.  Gloria Sobrito Tutti noi le vediamo sfrecciando lungo le strade di notte,  in piedi sul bordo del marciapiede, strette nell’abbraccio della solitudine. Alcuni di noi si fermano e contrattano. Altri proseguono magari accelerando, lasciando dissolvere quelle figure nella coda dell’occhio. Altri ancora si accostano, parlano e cercano di portarle via, in salvo una volta per tutte…Sono le prostitute comprate dove la terra è povera, trasportate e trapiantate sotto i nostri balconi o a ridosso dei prati di periferia, costrette nel caldo e nel gelo a battere i tacchi sulla nostra terra ricca.Lucia Falco,attrice  e autrice del testo ,da sempre impegnata in temi sociali, decide di indossare nuovi panni e divenire, solo per gli spettatori, una di quelle nude abitatrici della penombra.Il palco si ricopre d’asfalto, i fari schizzano dalle mani dell’attrice, la musica si allarga nella notte e il monologo della puttana, della donna, dell’anima costretta in scarpe crudeli, inizia.Ma questa volta nessuno di noi è sulla sua automobile, al caldo, comodo, col piede sui pedali e la possibilità di scegliere se fermarsi e consumare o proseguire e non pensare!Questa volta è lei, la puttana, a svolgere il bandolo della matassa. A noi, fuori dal guscio della carrozzeria e seduti davanti al palco, non resta che ascoltare  il monologo, non resta che guardarci dentro e riflettere. La puttana parla, ci guarda dall’alto verso il basso, vestita con poveri panni o calata nel giubbotto maculato e si racconta, e ci racconta. Voce, corpo e anima dell’attrice iniziano a trasportarci con l’immaginazione lungo lo stesso cammino percorso da migliaia di ragazze sedotte, tradite, comprate, trasportate lontano da casa e gettate sulla strada.C’è solo lei in scena,  essenziale e generosa. Poi un pugno di luci, due torce elettriche, le note di una musica che tocca e avvolge.Il monologo, procede fluido, le parole sono semplici e dirette, i movimenti sono essenziali e curatissimi, la colonna sonora ammalia e le poche luci intervengono con scelta di tempo ottimamente calibrata. Spettacolo povero, come povera è la strada, spettacolo ricco, come ricco sa essere il cuore degli schiavi, spettacolo impregnato di realtà, dove la messa in scena e la confessione si confondono.Un simile modo di fare teatro è in grado di mettere in crisi lo spettatore, costringendolo a vedere ciò che è scomodo, ma donandogli al contempo momenti di bellezza, verità e poesia che non hanno prezzo. Come il corpo di una donna, come la consapevolezza di noi tutti  lungo le strade della vita…Marcello Serafino