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"Prima di aprire gli alberghi per le lucciole, i casotti o i casini, bisogna riconoscere la prostituzione come lavoro, al pari di altre attività. Come è stato fatto in Germania ed in Olanda". Carla Corso, portavoce dello storico "Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute", dice ad Apcom di "non capire bene" la proposta fatta dall'amministrazione comunale di Villorba. "Mi sembra una roba da... sono un po' imbarazzata".
La Corso è autrice di molti libri verità sulle lucciole. Ha raccolto per anni le loro testimonianze, insieme con Pia Covre, ha portato avanti le istanze di chi vende il proprio corpo per vivere e vuole essere rispettato. "Sul punto dico che non si può aprire un qualsiasi luogo per ospitare prostitute, perché servirebbe cambiare la legge Merlin. Se qualcuno vuol farlo vada in Parlamento e se ne faccia carico, anche di fronte al Vaticano".
Alcuni esperti, come Roberta Sapio, dicono però che la zonizzazione, l'autogestione delle lucciole, è positiva. "Queste sono proposte serie, ma noi siamo contro la riapertura dei bordelli, delle case chiuse, da sempre". Questa struttura sarebbe aperta anche ai senza tetto. "E allora hanno fatto un dormitorio, l'hanno chiamato albergo per lucciole e questa è solo una proposta da bruciare in campagna elettorale".
Il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute è nato di fatto nel 1982, a Pordenone, in seguito alle proteste delle lucciole contro i militare americani della vicina Base militare di Aviano "colpevoli di usare violenze verbali e a volte anche fisiche verso le prostitute", si spiega sul sito dell'associazione. Per fermare "la repressione messa in atto dalla polizia e dalla legge" le "peripatetiche" si organizzarono e iniziarono a fare proposte. Nelle newsletter di riferimento sono molte le mostre, gli spettacoli, i dibattiti.
"La legge Merlin - ha continuato la Corso - ha detto che la prostituzione non va fatta, il problema quindi non è trovare dove farla, ma consentire di farla, perché va riconosciuta come attività lecita, al pari di un lavoro qualsiasi lavoro informale, altrimenti parliamo di niente".
Fonte: Apicom. Roma, 08/02/2008
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