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ROMA - "Onore alla Merlin, grande donna e grande politica". Dopo cinquant'anni, la firmataria della legge che chiudendo la case di tolleranza riconsegnò dignità alle 'schiave del sesso', non è affatto dimenticata. A renderle omaggio, a riconoscerle quel ruolo strategico nella storia italiana, è 'una' della categoria, Pia Covre, leader del Comitato per i diritti civili delle prostitute. "In quel momento, rispetto alle condizioni delle prostitute - dice - Merlin ha fatto una grande cosa, la sua legge è stata una grande conquista di libertà". Positiva, l'abolizione dell' ingerenza dello stato, lo sfruttamento delle donne, la loro schedatura. Detto questo, però, durante questi anni, l' applicazione della legge ha risentito di "interpretazioni restrittive". Un esempio? "La prostituzione non è vietata se autogestita. Ancora oggi, però, se due donne affittano una casa per lavorare, scatta il favoreggiamento". Dopo mezzo secolo, la domanda e l'offerta della professione (70 mila le operatrici) sono cambiate. La categoria rivendica tutele: "le lavoratrici hanno diritto a garanzie. Devono poter essere riconosciute come lavoratrici autonome, rientrare a pieno titolo - sottolinea Covre - nelle tutele del welfare e come tali pagare anche le tasse. Le straniere, di conseguenza, dovrebbero avere il permesso di soggiorno, come qualunque altro lavoratore. Un modo per eliminare il rischio dell'illegalità". Le tante richieste di modifica della legge, per Covre, mirano "a controllare e a ghettizzare. Non ci si mette in mente che la prostituzione può essere un lavoro autonomo. Che il controllo, proibizionista, non ha efficacia. Praticare la prostituzione è un diritto, ha bisogno solo di una regolamentazione leggera". E le 'zone rosse' non risolvono il problema: "non si possono fare da noi. Nessuno le accetterebbe, come avviene all'estero in paesi con altre storie, e non si possono calare dall'alto". E poi, ci sono tanti modi per fare la professione, va data la possibilità di scegliere, come l'autogestione nelle case o nei club. Nel nostro paese, il 70% delle prostitute sono straniere. "Anche in questo mestiere incide il panorama generale dell' immigrazione, come per tutte le altre attività. Lo sfruttamento c'é, le donne finiscono in reti che le stritolano ma è un problema globale". Certo le immigrate hanno cambiato l'offerta ma anche la domanda è cambiata, sono cambiati i costumi sessuali. "Dai clienti ci sono richieste diverse, soprattutto più curiosità e c'é meno timidezza. I clienti cercano emozioni che 50 anni fa non cercavano quando erano meno liberi e meno preparati". Le donne che chiamano al Comitato sono donne in difficoltà, magari sfruttate. Ma chiamano anche donne per avere informazioni su come lavorare, su come affittare un appartamento.
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