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il progetto TRAME DI DONNE PDF Stampa E-mail

TRAME DI DONNE dai talenti alle creazioni 

 

... se la storia del mondo si potesse scrivere attraverso l'abito e le abili mani delle donne che li hanno cuciti 

allora potremmo tracciare un taccuino d'appunti per riscrivere la geografia del mondo...

 

 

Certo, un laboratorio di sartoria che appartiene al mondo è una bella sfida. Sono sedici le donne  che si incontrano ogni mercoledì e venerdì nella piccola sartoria di Cassiopeateatro in Androna degli Orti 4/b a Trieste.Parliamo quasi tutte le lingue del mondo e viaggiamo attraverso i continenti.Etiopia, Eritrea, Tibet, Turchia, Marocco, Colombia, Congo, Bangladesh, Kossovo, Croaziama anche l'Italia è ben rappresentata con  Sicilia, Veneto, Campania e Friuli Venezia Giulia.Un filo ci unisce: la voglia di stare assieme e intraprendere questo viaggio che ci porterà, speriamo, lontano.Per il momento abbiamo scoperto molte parole, l'intreccio di qualche filo e i nodi si sciolgono attraverso le abili mani.Ognuna ha un quaderno cartonato dove ogni volta traccia le parole importanti di questa "sartoria migrante"o appunta con uno spillo le prove di cucito... Piccole tessere di un mosaico colorato che porterà tutte a ideare e confezionare "un abito tutto per sé".E altro ancora....   il progetto TRAME DI DONNE è finanziato daServizio Pari Opportunità -  Regione Friuli Venezia Giuliacapo fila Comitato per i Diritti Civili delle Prostitutepartner Cooperativa sociale CassiopeaAssociazione La Tenda della LunaAssociazione Luna e l'AltraAssociazione Senza Confini Brez Meja con la collaborazione diAzienda Sanitaria Triestina n.1  per saperne di più www.cassiopeateatro.itwww.pariopportunitafvg.it 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  IL PICCOLO 16-Aprile-2008

Un progetto finanziato dalla Regione e realizzato da Ass e varie associazioni femminili

Sartoria multietnica in Cittavecchia dove con ago e filo s’impara l’italiano
La sartoria intesa come linguaggio di conoscenza e condivisione reciproca: ago e filo diventano il mezzo attraverso il quale sedici donne straniere e non parlano di sé, della propria cultura e tradizioni. Il laboratorio Cassiopeateatro in Androna degli Orti è una fucina di mescolanze e creazione artistica dove ogni mercoledì e venerdì mattina Ruby, Farhana, Laila, Monne, Maria, Wua e tante altre donne provenienti dall'Etiopia, Eritrea, Tibet, Turchia, Marocco, Colombia, Congo, Bangladesh, Kossovo, Croazia, Sicilia, Veneto, Campania e Friuli Venezia Giulia, si incontrano e insieme lavorano alla realizzazione di un progetto sartoriale che travalica i confini del semplice taglio e cucito. Condotte dalla costumista Rossella Truccolo e dalla regista Barbara Della Polla, le giovani donne imparano a imbastire, cucire, lavorare a macchina e infine confezionare quello che diventerà poi l'abito in precedenza immaginato da ognuna: attraverso l'abito infatti si creano identità, si annodano amicizie e si tessono desideri; si imparano lingue nuove, si scoprono saperi lontani e antiche usanze ormai dimenticate. «All'interno del laboratorio la sartoria e il teatro proseguono di pari passo: l'idea è quella di portare in scena la storia di ciascuna di queste donne utilizzando gli intrecci raccontati nei loro abiti», spiega Della Polla. «Stiamo lavorando alla realizzazione di un grande mappamondo di tessuto dove ciascuna cucirà il nome del proprio paese d'origine e contribuirà aggiungendo gli elementi geografici mancanti».«Deniz, uja, woha, pani, chu, acqua» sono i nomi con i quali verranno rappresentate le superfici oceaniche, la tecnica del cucito «zig-zag» servirà invece per la scrittura dei nomi dei paesi. Finanziato dal Servizio Pari Opportunità della Regione Friuli Venezia Giulia e ideato dal «Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute» in partnership con la cooperativa sociale Cassiopea, le associazioni «La Tenda della Luna», «Luna e l'Altra» e «Senza Confini Brez Meja» in collaborazione con l'Azienda sanitaria triestina n.1, il progetto «Trame di donne» ha lo scopo di portare alla luce le potenzialità nascoste di ciascuna partecipante e creare delle basi utili all'integrazione cittadina. «Il nostro obiettivo è anche quello di far sì che questa esperienza possa in futuro trasformarsi in lavoro stabile per alcune di queste donne», continua Della Polla. «Il laboratorio è partito ai primi di febbraio e si concluderà a novembre, la richiesta è stata tanta e siamo coinvolte in prima persona perché tutte possediamo delle esperienze personali che, attraverso l'abito, confluiranno creativamente nel lavoro teatrale finale».Non tutte le presenti sanno cucire ma non importa, quello che conta è stare insieme, imparare e ricercare attivamente la propria espressione creativa: ciascuna possiede un piccolo quaderno sul quale scrive le parole nuove e più importanti legate al mondo di questa «sartoria migrante» e dove appunta con uno spillo le prove di cucito.Alcune sono in piedi intorno al tavolo, altre sono sedute e lavorano i tessuti con la macchina da cucire, altre ancora sono impegnate a chiacchierare e sorridere: un crogiuolo di donne dal quale traspare un'umanità fertile e caparbia, rassicurante e speziata. L'età media si aggira intorno ai ventidue anni, diverse ragazze sono già sposate e, nonostante abbiano accanto i loro mariti, la terra d'origine e gli affetti più cari lasciati lontani costituiscono motivo di grande nostalgia. Il laboratorio rappresenta quindi un motivo di incontro e scambio di pensieri, preoccupazioni, ricerca di conforto, affetto e non solo, attraverso visite guidate ai musei cittadini infatti l'attività diventa anche approfondimento e studio attinente al lavoro svolto.Linda Dorigo

 

 

 

 

Il Piccolo 16-Aprile-2008

Sedici donne straniere realizzeranno l’abito che più le rappresenta

Conducono il laboratorio la regista Barbara Della Polla e Rossella Truccolo, costumista. Le giovani vengono da Etiopia, Eritrea, Tibet, Turchia, Congo, Marocco, Bangladesh, Colombia

 

 

«Cuciamo e facciamo amicizia»
E la storia di ognuna di loro diventerà teatro

Chi sono le donne del laboratorio di sartoria «Cassiopeateatro»? Da dove vengono, cosa fanno e perché hanno deciso di partecipare a questo progetto?Wenceslada Angulo, mediatrice culturale e presidente dell'associazione «Tenda della luna» spiega la situazione di queste giovani immigrate: «Nel mio lavoro ho la possibilità di osservare quanto grande sia la necessità di queste donne di inserirsi all'interno della nuova società dove, da un giorno all'altro, sono venute a vivere. Il laboratorio rappresenta una grande occasione per loro: qui possono imparare l'italiano in maniera diversa da come si apprende una lingua in un corso per stranieri, possono parlare e scambiarsi informazioni, creare nuove amicizie».Ruby proviene dalla Repubblica Dominicana, ha vent'anni ed è sposata: «Ero sempre a casa da sola e siccome non lavoro ho deciso di prendere parte a questo laboratorio. In precedenza seguivo anche un corso di italiano per stranieri ma l'insegnante parlava soprattutto inglese, io invece volevo imparare l'italiano, e così ho deciso di lasciar perdere. Quando penso alla mia vicenda, alla mia giovane età e al fatto di essere già sposata mi sembra tutto molto strano. Ho deciso di raggiungere mio marito e qui mi trovo molto bene. Solo il clima è po' troppo freddo rispetto alle mie abitudini...». Farhana Akter è in Italia da soli due mesi, ha ventitré anni ed è originaria del Bangladesh, per il momento parla solo l'inglese, conosce poche parole di italiano ma è felice del lavoro di sartoria che sta realizzando, lo vorrebbe portare avanti e magari in futuro farlo diventare il proprio mestiere.

Anche Laila Nour è originaria del Bangladesh, ha ventidue anni ed è arrivata sin qua insieme al marito un anno fa: «Faccio la sarta da molto tempo, la bellezza di questo laboratorio sta nella possibilità di conoscere molte persone e crearsi nuove amicizie». Un laboratorio che affonda le radici in un gesto antico e sapiente: la sartoria è l'inizio di un lungo percorso di crescita e conoscenza personale: «Le donne parlano tra di loro, sono entusiaste e aperte al dialogo, c'è uno scambio attivo grazie al quale si imparano molte cose», conclude Elena Popescu, mediatrice linguistica.     linda dorigo