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Varese: "L'ordinanza ha funzionato, prostituzione quasi debellata" PDF Stampa E-mail

Ad un mese dall'ordinanza con cui, in modo il più possibile pubblico ed esplicito, aveva dato un chiaro "stop" alla prostituzione sulle strade del suo Comune, Piergiulio Gelosa si ritiene soddisfatto. Contattato da Varesenews per un bilancio di questi primi trenta giorni dall'ordinanza con cui aveva proibito l'esercizio della prostituzione di strada per ragioni di decoro e pubblica sicurezza, il primo cittadino di Lonate Pozzolo si compiace di poter rispondere che il fenomeno «appare quasi debellato in confronto a prima, non se ne vedono in giro quasi più». Si era arrivati, ricorda, ad avere fino a venti ragazze attive sul territorio, con una situazione a tratti obiettivamente invivibile e scene non edificanti in bella vista anche di minori. «Non per una forma di moralismo comunque arrivammo al provvedimento» ribadisce ancora una volta «ma perchè si era venuto a turbare in modo grave un equilibrio e un quieto vivere della comunità che rappresento. E c'erano seri pericoli anche per la circolazione stradale, con la clientela che arrivava da fuori a frotte e si fermava, magari di colpo, lungo strade battute da traffico intenso e veloce». Come la 527 bustese, o la provinciale per Malpensa.

Gelosa tiene a precisare, rispondendo al tono della lettera inviataci da Adelina, ex schiava del sesso liberata dalle forze dell'ordine, e oggi in prima linea nel denunciare il racket e difendere le ragazze, che il suo provvedimento con tanto di sanzioni penali per i trasgressori era e rimane rivolto «tanto contro i clienti quanto contro chi offre sesso a pagamento lungo le strade e o in prossimità delle medesime». Nessun accanimento, dunque, contro le sole ragazze, in maggior parte giovani rumene (Adelina è invece albanese ndr). «Nemmeno per un istante ho pensato di ridurre queste giovani a un problema-spazzatura» ribatte Gelosa quasi indignato, «semmai rilevo che nella lettera le si indica come vittime di un traffico», punto su cui il sindaco ha qualche perplessità. Ed ecco perchè: «Per quella che è la nostra esperienza posso solo dire che l'aggressività, l'arroganza, la volgarità e talvolta la violenza verbale rivolte alle forze dell'ordine non sembravano tipici di persone costrette in schiavitù, picchiate, abusate e vigilate a vista da sfruttatori che portano loro via ogni cosa. Dirò di più: queste persone si ritrovavano spesso a mangiare in alcuni luoghi particolari (vicino a distributori ndr), e che avuto modo di ascoltare le loro chiacchiere e riferirne alle autorità ha sentito dire come il reddito di un giorno di lavoro permettesse ad un'intera famiglia lasciata in patria di campare con un certo agio per una settimana». Saremmo insomma alla libera imprenditoria del sesso, ma siamo nel campo del sentito dire - sarebbe comunque un gran passo avanti rispetto al racket feroce e odioso in cui cadde Adelina oltre dieci anni fa. Quanto alle cifre sulle eventuali denunce penali, «è presto per parlare»: la Polizia locale, in divisa e non, fa e farà i suoi controlli fino al 30 settembre, quando l'ordinanza, assunta di fronte ad una emergenza e dopo non poche questioni legali con il Tar, andrà a scadere. Il pacchetto sicurezza? «Valuteremo quali strumenti ulteriori ci potrà offrire» risponde prudente Gelosa. «Il buon risultato ottenuto fin qui, facendo mostra della nostra decisa volontà di non tollerare oltre, è dipeso anche dai cartelli che abbiamo posizionato lungo le strade per illustrare il divieto e le relative sanzioni». C'è da chiedersi se queste abbiano spaventato più le prostitute o i clienti. Forse, è la seconda che abbiamo detto.