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ELENA REYNAGA, rappresenta le Sex Workers alla Conferenza Mondiale sull'AIDS PDF Stampa E-mail

ELENA REYNAGA, dell’Associazione MUJERES MERETRICES DE ARGENTINA
 
Una argentina ha difeso le/i sex workers. Dieci mila persone le hanno riservato un’ovazione nel più grande incontro mondiale sul HIV/sida.


http://www.clarin.com/diario/2008/08/07/sociedad/s-01731828.htm

 


Acclamata da circa dieci mila persone che si sono fermate per applaudirla, Elena Reynaga, la segretaria generale dell’Associazione Mujeres Meretrices de Argentina (AMMAR), ieri  è divenuta la prima sex worker del mondo ad aver un ruolo di primo piano  in una sessione speciale del maggior incontro mondiale sull’ HIV/sida. “Per ridurre l’esposizione all’HIV abbiamo bisogno che si rispettino i diritti umani delle/dei sex workers e delle persone trasgender e transessuali, alle quali molte volte sono negate l’accesso alla salute, ai diritti umani incluso il diritto alla propria esistenza. Senza dubbio noi esistiamo”
Con queste parole, Reynaga ha dimostrato davanti a scienziati e politici che assistevano alla XVII conferenza internazionale sull’HIV che è iniziata in Messico domenica, quello che le/i Sex workers vivono quotidianamente. E non solo rispetto alla prevenzione, il trattamento e la cura del HIV.

”Mi hanno invitato a partecipare fondamentalmente perché le/i sex workers hanno compreso che non è sufficiente distribuire  condom. Dobbiamo lavorare sui nostri diritti umani. Non si tratta solo di fare attenzione e curare la nostra vagina, ma di fare attenzione ala nostra salute in modo completo” ha spiegato a Clarin Reynaga dopo il suo discorso.
 Ai margini della sessione, che è durata poco più di un’ora, Reynaga anche Segretaria esecutiva della Red de Trabajadoras Sexuales de Latinoamérica y el Caribe ha parlato ancora.Ha segnalato che nessuno conosce meglio delle/i sex workers i modi in cui organizzarsi e come finanziare i progetti di prevenzione dell’HIV, e ha criticato gli organismi internazionali che concedono i fondi a terzi e non alle ONG che loro appoggiano. (oggi una sua intervista su  www.clarin.com). Inoltre ha sottolineato che “se le organizzazioni in questione sono realmente preoccupate di appoggiare le/i sex workers, non devono imporci la loro agenda e nemmeno la loro ideologia. Le agenzie delle Nazioni Unite non devono produrre politiche e nemmeno linee guida senza la nostra partecipazione”. La Reynaga ha affermato con fermezza: ”quando i fondi non sono per appoggiare le organizzazioni di base, il denaro è mal investito e i progetti sono poco sostenibili”.  


 


 

 

Sex worker prende la parola per la prima volta alla Conferenza sul HIV  

 

 

Una sex worker è intervenuta oggi per la prima volta in una sessione plenaria della Conferenza Internazionale sull’HIV per chiedere rispetto e riconoscimento mondiale della prostituzione come lavoro a fronte di un panorama oscuro fatto di violazioni dei diritti umani e alta prevalenza del HIV in questa categoria lavorativa.L’argentina Elena Reynaga, segretaria esecutiva della Red de Trabajadoras Sexuales (RedTraSex)dell’America Latina e dei Carabi, ha segnalato in un discorso coinvolgente, interrotto costantemente da applausi e grida di appoggio, che si richiede di “derogare tutte le normative che criminalizzano il lavoro sessuale”. Elena Reynaga, anche fondatrice e segretaria esecutiva dell’Associazione Meretrices Argentinas (AMAR) ha chiesto processi e pene per tutti i crimini contro le sue colleghe di lavoro e l’abolizione nelle città di quelli che vengono chiamate quartieri a luci rosse in cui le donne vengono confinate come in ghetti e in cui si promuove la violenza e la discriminazione.Inoltre ha espresso il suo rifiuto per gli esami medici obbligatori e ha chiesto l’eliminazione della tessera sanitaria che alcuni paesi esigono dalle donne che esercitano il lavoro sessuale.Alla Conferenza, che si celebra a Città del Messico, ha chiesto test per l’HIV volontari, gratuiti e riservati, accesso per tutti alla prevenzione e attenzione per questa malattia.Reynaga ha anche ribadito che è necessario che gli organismi finanziatori e quelli internazionali canalizzino le risorse per la lotta contro l’HIV ma che i fondi siano amministrati dalle organizzazioni delle/dei sex workers, senza l’aiuto di intermediari.Come esempio dell’efficacia del lavoro della rete delle/dei sex workers, l’attivista ha indicato che nella città di Calcutta in India, questi gruppi hanno ottenuto che l’utilizzo del condom tra le sex workers è passato dal 1,1% al 90% dal 1992 al 1998.Il prodotto di questo risultato è che nella città indiana l’incidenza del HIV tra le sex workers si situarà intorno al 5,17%, mentre in città come Bombay l’incidenza è del 54%Reynaga, che tra i suoi successi conta l’aver istituito un sindacato di sex workers in Argentina e di continuare a lavorare in questo paese per il riconoscimento ufficiale di questa professione, ha indicato che la prevalenza del HIV tra le sex workers continua a essere una delle più alte al mondoHa ribadito come “Per ridurre l’epidemia di HIV è necessario che si rispettino i diritti umani delle/dei sex workers, delle persone transgender e transessuali, persone alle quali molte volte si nega l’accesso alla salute, ai diritti umani incluso il diritto alla propria esistenza”.Reynaga ha affermato che le/i sex workers sono e non nascono vulnerabili di fronte all’HIV.

Ha argomentato che “in realtà diventiamo vulnerabili con politiche che ci reprimono in molte maniere”.