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di Nicoletta Poidimani
Aveva tredici anni, Preziosa, quando scese in strada per la prima volta nel
piccolo paese brasiliano di provincia in cui abitava. Per lei, penultima di
sei fratelli, era prioritario aiutare economicamente la madre e già da tempo
aveva rinunciato alla scuola per fare piccoli lavoretti - come aiutare a
portare la spesa - con cui si procurava pochi spiccioli. Ma in quel periodo
la situazione economica della famiglia si era aggravata, e così decise di
prostituirsi. Il primo che si fermò era il direttore del carcere locale che,
vedendola così giovane, le diede dei soldi e la riaccompagnò a casa, senza
chiedere in cambio alcuna prestazione sessuale. Tre anni più tardi costui
sarebbe diventato uno dei suoi clienti fissi, mi racconta ridendo mentre
sciorina la lista dei "pezzi grossi" che, presentandosi perfino a volto
coperto per evitare lo "scandalo", erano suoi clienti in Brasile. Fino ad
arrivare al ricco architetto che fu il suo primo cliente italiano quando, un
anno fa, era approdata su una strada del Nord Italia per raccogliere, in
pochi mesi, i soldi necessari alla famiglia e alle sue operazioni
chirurgiche. «Sei nuova qui?», le aveva chiesto l'uomo di mezza età che
conosceva bene le altre brasiliane in quella via; Preziosa rispose con le
poche parole imparate per lavorare in Italia e cominciò la sua esperienza in
questo paese.
«Clienti gentili, gli italiani, e ti danno tanti soldi», così le era stato
presentato questo Eldorado della prostituzione trans, ma non sapeva che
molti di questi clienti che di notte son "gentili" e strisciano ai tuoi
piedi, la mattina sono pronti a fare i moralisti contro la prostituzione e a
cavalcare le peggiori ondate razziste e securitarie. Non le avevano neppure
detto che alla fine degli anni '90, con la legge Turco-Napolitano, in Italia
erano stati costruiti dei simil-lager dove vengono deportate le persone
migranti sprovviste di permesso di soggiorno, né che in Italia stava
cominciando la caccia alle trans e alle prostitute immigrate. Lo avrebbe
scoperto lei stessa tra un controllo poliziesco e l'altro. Qualche amica
l'aveva avvisata dell'esistenza del cpt di via Corelli a Milano: «Quando
passerai dalla fabbrica con la scritta (***) sarà perché ti stanno portando
là». E una sera del giugno scorso, dopo l'ennesimo controllo in questura,
una poliziotta l'aveva fatta salire su una macchina, senza dirle quale fosse
la destinazione. Vide la fabbrica con quella scritta e capì; poco dopo,
facendola scendere dalla macchina, la stessa poliziotta le disse
ironicamente «Benvenuta in Corelli!».
Comincia così la vera odissea di Preziosa, ventottenne, rinchiusa nel cpt
(oggi "cie") milanese insieme ad altre 24 migranti trans. Una notte sua
madre la sogna rinchiusa in un "brutto posto", la chiama e Preziosa cerca di
rassicurarla «Sono qui con le mie amiche». Dopo qualche notte, la madre la
sogna circondata da camici bianchi e si spaventa. Preziosa cerca ancora di
rassicurarla ma poi le racconta la verità: la sera prima è stata picchiata a
sangue dai poliziotti di guardia e solo grazie alla insistente
determinazione delle altre trans recluse a tarda ora viene portata in un
pronto soccorso. Il resto è cronaca che conosciamo: la notte stessa del
pestaggio, il 10 luglio, il Comitato antirazzista fa un presidio fuori dal
cpt; il giorno successivo lei e un'amica vengono convocate nell'ufficio
immigrazione del cpt, dove l'ispettore che la notte precedente ha assistito
al pestaggio si scusa e comunica loro l'immediata scarcerazione, consegnando
un decreto di espulsione dall'Italia.
Entro cinque giorni se ne devono andare e così questa ennesima violenza
passerà impunita. Ma Preziosa non si scoraggia e decide di portare fino in
fondo la battaglia per le violenze subite. Torna a farsi refertare al pronto
soccorso, accompagnata da attiviste del Comitato antirazzista. Gli effetti
delle violenze sono evidenti: calci, pugni e manganellate sulla testa e su
tutto il corpo hanno lasciato dei segni inequivocabili (ancora oggi fatica a
respirare per una manganellata particolarmente violenta sulla schiena). Il
dolore è forte e altrettanto forte è la sua determinazione: Preziosa decide
di denunciare le ingiurie razziste, gli abusi e le violenze subite,
l'omissione di soccorso da parte del personale della Croce Rossa che,
presente quella notte, si era rifiutato di chiamare un'ambulanza fino a che
la protesta contro le violenze si era allargata a tutto il cpt ed era emersa
all'esterno.
Nonostante il clima vacanziero, per questa denuncia è stata accettata la
procedura d'urgenza ed è stato nominato un Pm. Chissà se a Preziosa
concederanno il permesso di soggiorno "per motivi di giustizia"S
Intanto è stato approvato il "decreto sicurezza" e a Milano, come altrove,
sono arrivati i militari. Di questi, ottanta sono destinati al cpt di
Corelli. Tutto fa presumere che violenze ed abusi si moltiplicheranno, sulle
strade e nei cpt.
A fine giugno Alemanno chiede la costruzione di un nuovo cpt per il Lazio,
con una apposita sezione per le trans. Un mese prima i tg avevano trasmesso
le raccapriccianti immagini della "caccia alle trans" da parte dei residenti
del Prenestino coadiuvati da alcune teste rasate e con la polizia
compiacente. «Non sono un animale!» continuava ad urlare una di queste trans
mentre la trascinavano brutalmente nella macchina della polizia. Il suo urlo
sarà l'urlo di tante altre donne e trans che si prostituiscono tanto più ora
che, a partire dall'iniziativa del Questore di Rimini, anche le prostitute
verranno fatte rientrare nella categoria dei "soggetti pericolosi" quindi
passibili di repressione ed espulsione.
Viviamo davvero nel paese dei paradossi e dell'ipocrisia: sono ben noti i
dati secondo cui 9 milioni di italiani sarebbero clienti di prostitute ed è
risaputo che la militarizzazione dei territori ha sempre portato con sé un
forte incremento della prostituzione - e degli stupri, come i "nostri
ragazzi" in Somalia e altrove hanno dimostrato.
Chiedo a Pia Covre, attivista storica per i diritti delle prostitute, cosa
intendano fare le associazioni che lavorano sulla prostituzione di fronte a
questi inquietanti scenari di negazione totale dei diritti umani.
«La nostra associazione - mi risponde - ha già chiesto ufficialmente un
incontro al ministro per le Pari opportunità ma la mancanza di una risposta
ci fa chiaramente intendere che non c'è la volontà di dialogare da parte di
rappresentanti del governo. Anche le associazioni laiche e cattoliche che
fanno parte della rete dei progetti sulla prostituzione hanno chiesto un
incontro collettivo e per ora non si è arrivati più in là del capo
gabinetto».
Un documento comune delle associazioni sarà presentato presto ai ministri
ma, aggiunge Pia, «siamo tutti preoccupati per come si stanno muovendo sulla
prostituzione e sulla tratta, fenomeni che coinvolgono un gran numero di
persone straniere anche minori; interventi repressivi che vanno a colpire
nel mucchio e che inevitabilmente colpiscono i soggetti più deboli non
possono essere la soluzione a eventuali problemi di "degrado urbano". Trovo
preoccupante che il governo abbia dato carta bianca ai sindaci con il
decreto sicurezza e questi ora spadroneggino nelle città; di fatto si stanno
tutti muovendo a raccogliere soldi con le multe ai clienti per compensare la
perdita dell'Ici. Le contraddizioni nella pratica politica sono enormi,
tanto da dichiarare che si vuol lottare contro i trafficanti e criminali e
poi si sbattono al cpt ragazze/i che sono le vittime dei criminali e si
cerca di rimpatriarle velocementeS questa è la lotta contro i deboli e gli
indifesi. Mai viste simili cose in un paese che ha la pretesa di definirsi
cristiano; o forse sì: le abbiamo viste quando si attaccavano gli ebrei con
le leggi razziali».
Sul da farsi, Pia ha le idee chiare: «Credo che ci si debba mobilitare
prestissimo perché già le leggi speciali e le decretazioni delle emergenze
stanno riducendo inesorabilmente gli spazi di libertà ma anche di
contestazione. Dobbiamo raccogliere quante più testimonianze possiamo
riguardo alle violazioni dei diritti umani, ai maltrattamenti ecc.; insomma,
una lista degli orribili avvenimenti che renda pubblico ciò che non sempre
possiamo leggere sulla stampa. Sono convinta che molti si indigneranno anche
fra chi ha creduto di scegliere per un cambiamento positivo, ma soprattutto
penso che ci siano molte persone sensibili al razzismo e alle
discriminazioni anche fra chi ha votato per quelle forze politiche che ora
dovrebbero fare l'opposizione in Parlamento e che non solo non dicono nulla
ma fanno anche le stesse identiche cose del governo nelle proprie
amministrazioni».
Leila Daianis, responsabile del circolo Libellula Arcitrans di Roma, sta
cercando di far muovere sulla vicenda di Preziosa le rappresentanze
diplomatiche del Brasile in Italia e sulle attuali condizioni di vita delle
trans latinoamericane immigrate osserva, con amarezza: «Quello che sta
succedendo negli ultimi anni in Italia è gravissimo; nei miei trent'anni di
esperienza in campo socio-umanitario non ho mai visto una simile violenza
indiscriminata verso le persone straniere. E il capro espiatorio sono sempre
le persone che si prostituiscono - soprattutto le transessuali, che portano
con sé una storia di violenza che inizia nei primi anni di vita e sembra,
per molte, non finire più. Una buona parte delle persone che si
prostituiscono e che non sono regolari con il permesso di soggiorno sono
vittime di estorsioni o di sfruttamento della prostituzione da parte di
altri connazionali, che normalmente sono in regola e molte volte sono anche
proprietari di negozi e appartamenti. Purtroppo l'Italia è il paese del "si
sa che esiste ma non si dice". Cosa ci si può aspettare da uno Stato in cui
i politici non pensano altro che agli interessi personali? Quando è stata
approvata la Bossi-Fini sapevamo che era solo l'inizio di una forma
mascherata di deportazioni di massa. Non possiamo permettere che questo
avvenga in un paese civile. Dobbiamo mobilitarci non solo con le
manifestazioni ma anche con seminari, perché gli operatori sociali devono
capire qualcosa sulle persone trans. Solo così possiamo credere in una
società più giusta e civile».
Gli appelli di Pia Covre e Leila Daianis invitano alla mobilitazione in
varie forme per rompere il muro dell'indifferenza e contrastare l'affermarsi
di un modello autoritario ed escludente di società celato dietro la formula
magica della "sicurezza". Contro questo modello che produce
criminalizzazione e de-umanizzazione troveremo almeno una briciola del
coraggio di Preziosa o continueremo a far finta di nulla?
da LIBERAZIONE
07/08/2008
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