Il Sindaco vara l’ordinanza: «Bassi chiusi per prostituzione». «Il decreto Maroni sfratta le lucciole». «Il Comune avanti tutta ‘chiudiamo i bassi’». E ancora «Lotta alla prostiuzione- Scidone, assessore alla citta’ sicura: ‘Le prostitute protestano? Poi lo faranno anche i ladri e i pedofili!’».
Siamo a Genova.
Ci chiedevamo, come rendervi l’idea nel modo migliore sulla canea che in questi giorni imperversa sul tema del «mestiere piu’ antico del mondo».
Quale miglior modo allora di presentarvi un breve assaggio dei quotidiani nostrani, che come fossero specchi riflessi l’un l’altro proiettano le immagini distorte .
Le immagini sono quelle di una emergenza, l’ennesima, costruita rapidamente in pochi giorni con una piccola novità: i bassi li sgomberiamo e poi li chiudiamo.
I «bassi» sono piccoli magazzini a livello terra dove le lavoratrici e i lavoratori del sesso operano.
Questione di decoro,sicurezza e valori immobiliari.
A noi in Comunità, a San Benedetto al Porto, sembra tutto così chiaro nel torbido che mostrano: qual è il senso di combattere la prostituzione? Meglio sarebbe creare le condizioni per sconfiggere lo sfruttamento, lasciare da parte un approccio morale ed etico e guardare alla libera scelta, e dall’altra dare la possibilità del sostegno di tutte quelle donne braccate dalla clandestinità che le costringe alla schiavitù della tratta.
Ma corrono sui media le semplificazioni dove la condizione o lo status di una persona diventa reato: clandestino, prostituta, tossicodipendente, romeno.
Quindi? Che fare?
Sarà che in Comunità siamo soliti dire di questi tempi è necessario «Osare la speranza» [vecchio motto partigiano ligure] oltre le nubi scure che tentano chiuderci l’orizzonte che ci sta di fronte, sarà che per il centro storico ci girovaghiamo a piedi con le Unità di Strada, sarà che abbiamo voglia di raccontarvi un’altra storia oltre a quella che propina la quasi totalità della carta stampata.
E’ la storia di Lucrezia, Anna, Gilda, Sandra, Titty, Greta, Antonella e di tutte le transessuali del ghetto del centro storico che stanche delle continue sanzioni e intimidazioni settimane fa ci hanno chiesto aiuto con una telefonata in Comunità: «Abbiamo bisogno di aiuto…vogliono mandarci via, come facciamo?»
«Siamo una piccola comunita’ ci aiutiamo l’un l’altra, alcune di noi hanno anche 70 anni! Dove finiremo?».
Per quella che e’ la comunita’ di transessuali piu’ antica d’Italia, che tra poco compira’ 40 anni, la paura e’ molta…
A queste poche domande non e’ semplice dare una risposta certa e istantanea cosi come invece e’ loro aspettativa.
Allora abbiamo cominciato a vederci in assemblee informali, anche alla presenza di Don Andrea Gallo, in una relazione di parole e idee che sta diventando sempre piu’ fitta, capendo i loro problemi e le contraddizioni della sicurezza di facciata che le circonda .
Ci siamo resi conto che sara’ nuovamente necessario camminare e ragionare insieme, non solo nello spazio di pochi giorni d’agosto [così come ci insegnano le emergenze estive] ma anche successivamente, con l’obbiettivo importante di costruire un percorso assieme alle lavoratori del sesso, in forma stabile. E’ tempo di organizzarsi… Anna e le altre sono pronte!
CARTA http://www.carta.org/campagne/diritti+civili/14823


