Home arrow Comunicati arrow Genova e le ordinanze di sgombero dei Bassi
Genova e le ordinanze di sgombero dei Bassi PDF Stampa E-mail

mercoledì 27 agosto 2008
Leggo le dichiarazioni dell'assessore Scidone e mi dico "questa persona sa che non sta dicendo la verità!"
Le lavoratrici sessuali dei Carruggi sono li da sempre, sono parte di quei cittadini non ricchi a cui l'assessore dice che vuole migliorare la vita. Sono spesso esse stesse le proprietarie dei bassi in questione, e si vuole metterle sulla strada. Io stessa ho visto nei mesi scorsi le ingiunzioni, emesse dalla azienda sanitaria in collaborazione con il Comune, con l'ordine di sgombero per uso improprio di magazzino. E questa ingiunzione era intestata a delle lavoratrici sessuali che da anni lavorano in quei luoghi trasformati in piccoli "uffici", ma simili ingiunzioni  sono arrivate anche a qualche artigiano.
Il TAR dirà se ad essere "improprie" non siano invece le ingiunzioni della ASL che non ha certamente giurisdizione sulla prostituzione.
Vista da lontano questa operazione sembra semplicemente una operazione speculativa dove si sta cercando di eliminare da un quartiere i residenti più poveri e meno conformi al nuovo corso global/liberista del nostro Paese. Le mani avide di speculatori si posano nei vecchi quartieri caratteristici delle città stravolgendoli e costruendo case e banche (forse belle da vedere) dai prezzi proibitivi e fatte per una diversa classe sociale.  Le amministrazioni trovano più comodo dare il loro beneplacito a queste speculazioni piuttosto che tentare di recuperare un tessuto sociale ricco di tradizioni  e soprattutto ricco di solidarietà e tolleranza. Anche Genova mi pare abbia già sperimentato la dislocazione di popolazione di classe popolare in quartieri periferici.
Non ho dubbio che delinquenti e criminali debbano essere contrastati e tolti dai vicoli, ma mi riesce difficile credere che tutte le lavoratrici sessuali siano criminali, o vittime di criminali e di sfruttatori.
Anzi buttando fuori dai loro "uffici" persone che sono autonome nel loro lavoro si rischia di metterle nelle mani di sfruttatori che offriranno luoghi alternativi ma controllati e gestiti da terze persone. Oppure saranno costrette ad andare in strada, in quelle stesse strade che ci si da tanto da fare per sgombrarle dalle lucciole. Mi chiedo ma questi amministratori hanno una strategia in mente? Cosa si aspettano di ottenere alla fine? O agiscono senza alcun retropensiero complesso navigando a vista senza avere la minima idea delle conseguenze?
Se il sindaco desidera veramente aiutare queste persone perchè non offre degli alloggi pubblici in cambio?

Pia Covre
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute