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Prostituzione/ Operatori in piazza, ddl Carfagna falso e dannoso PDF Stampa E-mail

Roma, 13 dic. (Apcom) - Un enorme appartamento allestito al centro di una Piazza Farnese che si prepara alle feste. No, non è la rappresentazione all'aperto di 'Natale in casa Cupiello'. E' un modo per far vedere ciò che il Governo vuole nascondere con il ddl Carfagna contro la prostituzione: perché se l'articolato messo a punto dal ministro per le Pari opportunità diventerà legge è lì, negli appartamenti o nei night, che si continuerà ad esercitare il mestiere più antico del mondo. Lontano dagli occhi e dalle strade, ma con uguali modalità e rischi, sfruttamento compreso. E' l'opinione di associazioni e operatori che hanno promosso la manifestazione nazionale contro il ddl Carfagna e le direttive di alcuni sindaci che hanno di fatto già applicato le normative ora all'esame del Senato: "Vogliamo far vedere cosa accadrà in tanti condomini e palazzi se il ddl diventerà legge. Vogliamo portare in piazza il chiuso, le voci che non si vogliono più sentire e ciò che non si vuole più vedere", spiega Marco Bufo, dell'associazione On The Road, tra gli organizzatori dell'iniziativa.

L'appuntamento è a partire dalle 15 in Piazza Farnese. Sul palco nel corso del pomeriggio si alterneranno operatori sociali, prostitute, trans, drag queen, rappresentanti delle associazioni, politici. Pochi, tra cui Vladimir Luxuria, i 'vip'. Sarà soprattutto un momento di avvicinamento al pubblico, spiegano gli organizzatori, un modo per far capire cosa davvero si nasconde dietro questo mondo. "Siamo contenti dell'impegno di alcuni politici, ma in piazza ci saranno soprattutto operatori e protagonisti di questo mondo - spiega Andrea Morniroli della cooperativa Dedalus - diremo il nostro no convinto a questo disegno di legge in tanti modi, con canzoni, sketch, parole, politica, spezzoni di film. Ma l'obiettivo è parlare del tema 'rasoterra', partendo da chi questo mondo lo conosce, ne è coinvolto, e per questo può parlarne senza il pudore di chi è costretto a ricercare il consenso".

Proprio la mancanza di una interazione e di un confronto con il mondo degli operatori sociali e delle associazioni impegnate sul campo nel momento della messa a punto del ddl è ciò che più lamentano gli organizzatori. Così, denunciano, si distruggono anni di lavoro sul territorio: "C'è una grande mancanza di rispetto e il totale disconoscimento di anni di lavoro", denuncia Pia Covre, segretario del Comitato per i diritti delle prostitute, che osserva: "è scandaloso che in questo Paese si continui a prendere di mira i poveri". Rincara la dose Porpora Marcasciano del Movimento italiano transessuali (Mit): "Tutte veniamo dalla prostituzione perché spesso non c'era e non c'è alternativa. Chiediamo che venga garantito alle trans il diritto alla sicurezza, alla dignità e alla sopravvivenza. Noi sappiamo che il problema è complesso e che è sempre stato difficile trovare delle ricette, ma oggi - è l'accusa - la signora Carfagna ha azzerato anni di lavoro e ricerca, facendo una legge molto semplice che, nella sua semplicità, produce danni enormi".

Duro l'affondo di Don Antonio Zappolini, vicepresidente del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (CNCA): "Nessuno di noi è stato consultato da questo governo che, come in tanti altri campi, non ha nessuna idea della sussidiarietà né del coinvolgimento della società civile. Il governo - prosegue Zappolini - ha manifestato una supponenza ignorante e colpevole che produce sofferenza, calpesta i diritti e stabilisce una collusione tutta particolare con la delinquenza". Senza contare, osservano i promotori della manifestazione (tra gli altri, Arci, Asgi, Circolo Mario Mieli, 'Carta', l'associazione radicale Certi diritti) che il ddl fa leva sulle paure delle persone mettendo a rischio l'incolumità di chi sta sulle strade: "Solo quest'anno - riferisce Marcasciano - sono stati uccisi 4 trans e si moltiplicano gli episodi di violenza. Insieme agli Stati Uniti, l'Italia detiene il triste primato per omicidi di questo tipo". L'articolato della Carfagna, taglia corto Morniroli, è "ipocrita, perché non risolve la situazione e trasferisce il problema nelle case; falso, perché non produce sicurezza ma insicurezza; profondamente cattivo, perché colpisce le vittime e non gli sfruttatori; bigotto, perché fa leva su un'idea moralista dello Stato dove la laicità è un disvalore. Insomma - conclude - prima che come operatore sono indignato come cittadino, perché limita le nostre libertà".

Il ddl, infine, colpendo col carcere chi sta sulla strada di fatto distrugge anni di lavoro sul territorio, amputando anche quello che è un "modello di assistenza, quello italiano - osserva Bufo - che fa del nostro Paese un punto di riferimento internazionale". Allora, le soluzioni possono essere tante, da qui le proposte delle associazioni: far conoscere ai cittadini indignati le azioni di mediazione sociale e sul territorio; prevedere opportunità alternative per chi vuole abbandonare la strada; garantire una reale tutela alle vittime di tratta e sfruttamento; formare le forze dell'ordine a riconoscere gli sfruttati e impegnare le loro energie contro gli sfruttatori.