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TAR del Veneto accoglie la richiesta contro l'ordinanza del sindaco di Verona PDF Stampa E-mail

Comunicato stampa 

Il Comitato Per i Diritti Civili delle Prostitute  esprime soddisfazione
per l'esito del ricorso al TAR del Veneto presentato contro l'ordinanza
del sindaco leghista Tosi di Verona.

Finalmente uno spiraglio di giustizia, la sospensiva  dell'ordinanza 
significa che i giudici hanno reputato fondato il nostro ricorso e che
c'è qualcosa di effettivamente sbagliato nell'operato del Sindaco.

Ora raccomandiamo alle persone che hanno avuto una sanzione a Verona di
non pagarla ma fare opposizione al giudice di pace citando la ordinanza
del TAR.

Il Comitato  è stato assistito in questo ricorso dagli avvocati Maria Antonia Pili di Pordenone e dagli avv.Gamberini e Vagimigli di Bologna.

 

IL MESSAGGERO 8-01-2009

VERONA (9 gennaio) - Mentre il sindaco di Verona Flavio Tosi era impegnato a fronteggiare la protesta delle lucciole, che hanno manifestato contro l'ordinanza che di fatto vieta l'esercizio della prostituzione in casa, il Tar del Veneto ha provveduto ad annullare una precedente ordinanza emanata dal sindaco leghista in materia: quella dell'agosto 2008 che fissava maximulte (fino a 500 euro) per chi contratta in strada una prestazione sessuale.

A renderlo noto il
Comitato per i diritti civili delle prostitute che aveva presentato ricorso al Tar lo scorso novembre e che esprime soddisfazione per questa sospensiva. «Finalmente uno spiraglio di giustizia - afferma Pia Covre, una delle fondatrici del Comitato - La sospensiva dell'ordinanza significa che i giudici hanno reputato fondato il nostro ricorso e che c'è qualcosa di effettivamente sbagliato nell'operato del Sindaco».

Il Comitato ha poi informato che le persone che, sulla base dell'ordinanza, hanno ricevuto una multa e che non l'hanno ancora pagata, possono fare opposizione al giudice di pace citando la sentenza del Tar, datata 8 gennaio 2009. L'ordinanza vietava di “contrattare o concordare prestazioni sessuali a pagamento”; vietava di “intrattenersi, anche dichiaratamente solo per chiedere informazioni, con soggetti che esercitano attività di meretricio”. Inoltre, identificava come operatrice del sesso anche solo attraverso “l'abbigliamento o le modalità comportamentali”.
VERONA (9 gennaio) - Mentre il sindaco di Verona Flavio Tosi era impegnato a fronteggiare la protesta delle lucciole, che hanno manifestato contro l'ordinanza che di fatto vieta l'esercizio della prostituzione in casa, il Tar del Veneto ha provveduto ad annullare una precedente ordinanza emanata dal sindaco leghista in materia: quella dell'agosto 2008 che fissava maximulte (fino a 500 euro) per chi contratta in strada una prestazione sessuale.

A renderlo noto il
Comitato per i diritti civili delle prostitute che aveva presentato ricorso al Tar lo scorso novembre e che esprime soddisfazione per questa sospensiva. «Finalmente uno spiraglio di giustizia - afferma Pia Covre, una delle fondatrici del Comitato - La sospensiva dell'ordinanza significa che i giudici hanno reputato fondato il nostro ricorso e che c'è qualcosa di effettivamente sbagliato nell'operato del Sindaco».

Il Comitato ha poi informato che le persone che, sulla base dell'ordinanza, hanno ricevuto una multa e che non l'hanno ancora pagata, possono fare opposizione al giudice di pace citando la sentenza del Tar, datata 8 gennaio 2009. L'ordinanza vietava di “contrattare o concordare prestazioni sessuali a pagamento”; vietava di “intrattenersi, anche dichiaratamente solo per chiedere informazioni, con soggetti che esercitano attività di meretricio”. Inoltre, identificava come operatrice del sesso anche solo attraverso “l'abbigliamento o le modalità comportamentali”.