Home arrow News arrow L’accordo Tursi-lucciole divide: «Uno sforzo inutile»
L’accordo Tursi-lucciole divide: «Uno sforzo inutile» PDF Stampa E-mail

Sforzo inutile, perché i problemi sono altri. Oppure pericolosa pubblicità, «la collaborazione è già una prassi consolidata». L’accordo prostitute-Comune dai due punti di vista. Raccoglie commenti e tagli d’opinione differenti il patto in base al quale le prostitute dei vicoli osserveranno un comportamento più decoroso e aiuteranno il Comune nella lotta alla tratta del sesso. Sembrano più preoccupate dai pubblici annunci le “sentinelle di strada”, le prostitute che nonostante l’ordinanza del sindaco potranno continuare ad esercitare nei bassi. Freddi i commercianti, secondo i quali «Il problema vero da affrontare, e in fretta, è quello dei negozi che chiudono uno dopo l’altro. Il presidio vero sono le attività economiche, il nemico non le lucciole ma gli spacciatori».

Ursula, una delle dieci, undici trans che operano nella zona, commenta l’accordo tra donne di vita e Comune. «Noi diamo una mano alle forze dell’ordine da anni - racconta nel suo magazzino-alcova - E questo sventagliare la cosa pubblicamente, da parte della Marta (la Vincenzi, ndr), rischia di metterci seriamente in difficoltà». «Non ci hanno messo nell’ordinanza dei bassi proprio per questo - conclude - Siamo un presidio silenzioso e fondamentale». Poco più in là Claudia è stanca di foto e servizi tv. «Troppa pubblicità non serve, a questa cosa. Ma chi manca, qui, è il Comune, non il presidio. Topi, immondizia, spaccio, qui è territorio di nessuno, non ci hanno mandato via perché se no qui erano guai».

Non ci sono trans, non ci sono italiane, alla Maddalena. E c’è l’ordinanza, è qui la guerra vera che mira a liberare le vittime dello sfruttamento. Giancarlo Pastorino, tabaccaio della zona da nove anni, è stanco di parole e annunci vuoti dei politici. «Qui se chiudiamo io e l’edicolante diventa un ghetto - dice - se fosse una cosa seria, questa delle prostitute, potremmo anche crederci. Ma all’uscita sui giornali non seguirà nulla».

 

Fonte: Il Secolo XIX

25/01/2009