Home arrow News arrow Un patto tra Comune e lucciole, la svolta dei "caruggi" di Genova
Un patto tra Comune e lucciole, la svolta dei "caruggi" di Genova PDF Stampa E-mail
GENOVA - Ebbene sì, sono quelle stesse prostitute che fino a non molti anni fa erano additate a minaccia alla pubblica morale, a esempio di indecenza, a veicolo di vizi e di rovina delle famiglie. Com'è cambiato il vento. Oggi vengono blandite come sentinelle della sicurezza nei vicoli del centro storico. Come guardiane del quieto vivere. Come custodi dal degrado. Nei caruggi, i vicoli di Genova, si firma un accordo davvero storico: è un patto tra il Comune e le prostitute "libere". "Che c'è di strano? - dice l'assessore comunale alle Politiche sociali Roberta Papi - La loro attività non è reato, ma non è neppure riconosciuta dalla legge. E noi cerchiamo di farne dei soggetti sociali".

L'intento, in fondo, è semplice: se proprio devono lavorare nei vicoli, e visto che non è vietato dalla legge - si sono più o meno detti in Comune - facciamo in modo che si comportino meglio. E che magari diano una mano contro lo spaccio, il racket e la microcriminalità.

"Non vogliamo farne delle sceriffe o delle vigilesse sui generis - frena l'assessore alla Sicurezza Francesco Scidone - né intendiamo schedarle in massa". "Tantomeno - avverte la Papi - vogliamo che il centro storico venga trasformato in un quartiere a luci rosse". Santa Bellomia, rappresentante del Comitato per i diritti civili delle prostitute, non ha dubbi: "Finalmente questo viene riconosciuto non come un problema sociale da reprimere, ma come una scelta di vita che può migliorare la vivibilità del centro storico di Genova".

Le "graziose" di Via del Campo cantate da un giovane Fabrizio De André sono ingrigite. Qualcuna continua l'antica professione, ma ormai al loro posto "sulla soglia" ci sono "bambine" dalla pelle ambrata che parlano spagnolo. Per la maggior parte sono "libere", non soggette al racket, ed esercitano la loro professione senza costrizioni che non siano quelle di doversi "guadagnare la vita". "Però continuano a vivere in uno stato di emarginazione - dice la Papi - e la loro attività provoca proteste e risentimenti negli abitanti e nei commercianti dei vicoli. Noi vogliamo che questa situazione finisca, ma senza agire con mezzi repressivi. E abbiamo pensato a un progetto che coinvolga insieme prostitute, abitanti dei vicoli, commercianti".


Così, mentre a pochi passi di distanza la città celebra con una mostra a Palazzo Ducale il ricordo di Faber, nei "quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi" si combatte una battaglia civile mai tentata prima in Italia. I volontari che si prodigano per il rispetto delle "lucciole" cantano vittoria: "È la prima volta che le prostitute vengono riconosciute come soggetto sociale" gioisce Emanuela Costa, volontaria del Comitato per i diritti civili delle prostitute. "Il Comune andrà a spiegare il progetto vicolo per vicolo, palazzo per palazzo" si infervora l'assessore Papi. Si partirà dal quartiere della Maddalena, uno dei più degradati. Posti dove non passa giorno senza che un negozio non abbassi per sempre le serrande.

Ma come si fa a sapere se le prostitute della zona saranno d'accordo? "Infatti non lo sappiamo con certezza - ammette l'assessore Papi - ma speriamo di coinvolgerne quante più possibile. Naturalmente quelle che decideranno di partecipare al progetto dovranno obbedire ad alcune regole semplici ma precise". Basta insomma con i vestiti troppo provocanti, con le nudità esibite, gli schiamazzi, gli inviti prepotenti ai potenziali clienti. Dovranno cessare le liti che si trasformano in lotte sguaiate, le musiche suonate a tutto volume, le risate e le urla da un portone all'altro. Meno problemi invece per gli orari: "Nel centro storico - spiega Emanuela Costa - la maggior parte delle prostitute ha orari da negozio. La sera il commercio umano si trasferisce in altre strade, in zone lontane. Nei vicoli di notte non è la prostituzione il problema".

di COSTANTINO MALATTO

Fonte: La Repubblica

24/01/2009