Home arrow News arrow Ancora una tragedia in strada: morta un'altra lucciola
Ancora una tragedia in strada: morta un'altra lucciola PDF Stampa E-mail

PORTOGRUARO

Il corpo sull'asfalto è stato investito dai camion. Di quell'esile corpo è rimasto poco. In tasca un documento ungherese. Katalin Doczi, 18 anni, era una prostituta. E' morta l'altra notte verso le 2 in A4, direzione Trieste, tra Portogruaro e Annone. C'è il sospetto che qualcuno l'abbia fatta volare da un'auto in corsa. Di sicuro lì non ci è andata da sola. Per ora si indaga per omicidio colposo.
La ragazzina, perché questo era Katalin, indossava ancora gli abiti da lavoro. I quattro stracci che la coprivano per renderla appetibile, se l'età non bastava, a chi cerca sesso a pagamento e non guarda certo la carta d'identità delle ragazze. Quella mini, quegli stivali e la maglietta col giacchino erano diventati col corpo una massa informe, quando il tir del camionista ucraino le è passato sopra. Molto probabilmente era l'ennesimo automezzo che calpestava quel corpo. Ma è stato quel camionista a fermarsi ad accostare, a chiamare la polizia stradale per segnalare quanto accaduto. L'unico ad avere pietà. Erano le 2.15 quando sul posto sono arrivate le prime pattuglie della polizia stradale di San Donà. Il camionista ha spiegato agli agenti che non ha potuto far nulla per evitare quel corpo esanime in mezzo alla carreggiata.
L'abbigliamento della giovane ha fatto sospettare subito che si poteva trattare di una prostituta o di una ballerina di qualche locale dove in realtà più che danzare le ragazze si vendono. Poi quei documenti ungheresi e la certezza, grazie agli agenti della Squadra Mobile che quel corpo prima di essere reso irriconoscibile apparteneva ad una giovanissima prostituta. La certezza che fosse Katalin c'è stata quando sono state comparate le sue impronte con quelle presenti in archivio in Questura e prese alla ragazzina. Come avviene in questi casi poi sono state avvertite, attraverso il consolato ungherese, le autorità del suo paese. Terminali per arrivare alla famiglia che, chissà, se sapeva il lavoro che la ragazzina faceva in Italia.
Oggi l'autopsia ordinata dal pm Emma Rizzato per stabilire le cause della morte. Per capire se Katalin era già morta quando è stata travolta dai camion. Le indagini della Mobile ora dovranno accertare prima di tutto come è arrivata sul posto la ragazzina. Non aveva auto, non aveva la patente. Forse l'ha portata un cliente o magari qualcuno del racket a cui non andava bene che lei rimanesse sul Terraglio a lavorare. O perchè, magari, voleva darle una lezione per non aver accettato di lavorare per lui. Di certo non è stato soltanto un incidente anche se il fascicolo aperto dalla pm Rizzato riguarda per il momento l'omicidio colposo. In quel tratto di autostrada non ci sono piazzole di sosta o aree di servizio che possono far pensare che la giovane abbandonata da un cliente volesse attraversare l'autostrada per raggiungere qualche luogo. Come altre volte successo invece in tangenziale o a Villabona. Lì la ragazza è stata porta. C'è il forte sospetto che sia stata buttata da un camion o da un'auto in corsa o che lei abbia cercato di scappare da qualcuno aprendo la portiera in corsa. Perchè? E' la domanda principale a cui dovranno dare una risposta gli investigatori. E naturalmente chi?
Ieri per tutta la giornata i poliziotti della Mobile con l'aiuto degli operatori dei servizi sociali del Comune hanno sentito le ragazze che si prostituiscono lungo il Terraglio alla Favorita. Le ragazze, in buona parte ungheresi, che conoscevano Katalin. Qualcuna forse ha visto con chi è salita la ragazza: l'ultimo cliente o chi la voleva sfruttare. Chissà. Stando a quanto accertato fino ad ora, la ragazzina l'altra sera aveva avuto alcuni clienti. Da quanto hanno accertato gli inquirenti non sembra che la ragazza avesse un protettore. Come del resto la gran parte delle ungheresi e delle romene che lavorano in strada. Ragazze diventate comunitarie e quindi non più ricattabili sul fronte del permesso di soggiorno a cui non sono più soggette. Nessuno infatti le può espellere.

Il Piccolo 11/03/2009