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Sindaco ci lasci le lucciole, ci tengono compagnia PDF Stampa E-mail
SALERNO- Temeraria. Goliardica. Una panzana. Pura provocazione. Concreta necessità. Comunque la si definisca, di certo c’è che una rivolta organizzata dei clienti delle prostitute da strada ha dell’originale, quasi dell’incredibile. Invece c’è da crederci. Basti considerare che in Campania, segnatamente in provincia di Salerno, è addirittura nato un web forum dove i battitori di angoli, vie, vicoli e piazze si incontrano, discutono, si confrontano, si danno reciproci consigli per le dritte giuste, per attingere ai prodigiosi servigi di questa o quella signorina là piuttosto che di quell’altra lì. Ora però dal forum, che conta già 300 iscritti circa solo a Salerno (è sulla piattaforma “leonardo.it”, digitare le parole “puttanierisalerno.it” o “puttaniericampania.it” e seguire le modalità tecniche indicate per l’accesso) parte la singolare insurrezione. «Basta! In Italia la prostituzione non è reato e neppure deve diventarlo, non siamo in una repubblica islamica, almeno per ora…»: è l’incipit della lettera indirizzata al sindaco della città Enzo De Luca, al ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, a tutti i primi cittadini d’Italia ribattezzati “sceriffi”, all’ Arci Gay di Bologna, all’associazione “La goccia” (volontariato specializzato), al sindaco di Roma Gianni Alemanno e alla redazione del settimanale cattolico Famiglia Cristiana, oltre che agli organi di informazione locale.

Si pensava ad uno scherzo, alla bravata primaverile del solito buontempone: un po’ lo lasciava sospettare quel plico finito nelle mani della stampa ma, tempo una breve riflessione unita ad un pizzico di curiosità, e una realtà ancora sconosciuta d’improvviso si svela. Insomma, in epoca di facili suggestioni autodeterministiche, quella di poter liberamente godere di libero sesso in libero stato (comune o provincia, è lo stesso) è rivendicata a gran voce. Del resto, vista l’assoluta originalità, non ci voleva molto perché la formale protesta avesse una sua eco.
I “puttanieri” del caso hanno deciso di reagire alla (testuale) «…campagna di demonizzazione che sanziona e impedisce il rapporto sessuale tra persone adulte e consenzienti, così come avviene solo negli stati più sessuofobi», scrivendo alle autorità con l’obiettivo di far allentare la morsa sulle sgambatissime fanciulle disseminate sul territorio. Basta multe, basta contravvenzioni salate, basta verbali a casa, basta arresti e denunce, insomma è ora di voltar pagina e di affrontare anche il “nostro” problema, ci siamo anche noi, esistiamo e con noi i conti li dovete fare, dicono in sostanza gli aficionados del marciapiede: in fondo, se è così antico quel mestiere una ragione di mercato dovrà pur averla. E poi, quell’appello semi-disperato che traccia, senza giustificarlo, il profilo di piccole verità personali. «Quelle signorine » -si legge- «sono una risposta alla nostra solitudine o anche alla nostra vita coniugale dove spesso il sesso viene usato come arma di ricatto dalle partner». Brandelli di vita privata pesanti come macigni, uniti ad una comprensione lucida del problema accompagnata da certa dimestichezza sociologica: "non è vero -continuano- che le ragazze sono ridotte in schiavitù, quelli sono casi limite che è sacrosanto punire con severità. La maggior parte lo fa per scelta personale, per mille ragioni, anche e soprattutto economiche». A questo punto scatta il capolavoro linguistico finora sfuggito ai più avveduti istituti di ricerca ed analisi: per i puttanieri campani, dopo il caro-benzina, il caro-pasta, il caro-vita, arriva il “caro-fica” (sic!), insomma l’aumento del costo delle prestazioni delle amate lucciole, al tempo stesso causa ed effetto della crisi. Su questo si attendono adeguati studi di settore.
Psicologia, criminologia, analisi della società, politica ed elementi di diritto di famiglia, tutto amalgamato in salsa goliardica: c’è un pezzo di queste discipline nell’accorato appello. Ovvio, qualche errore storiografico è pure perdonabile, come l’attacco a Papa Sisto V (quello che «non la perdona manco a Cristo») additato come esempio di repressione controriformistica in danno delle prostitute: dimenticano, i “puttanierisalerno”, che all’epoca di Sisto le prostitute romane erano circa 2000, esercitavano senza scandalo alcuno e venivano pure tassate dallo stato pontificio. Il risultato fu il mitico Ponte Sisto a Roma. Bisognerebbe spiegar loro che un bel giorno tutto è finito perché una senatrice moralista, ovviamente di sinistra, decise che le case da aperte si facessero chiuse. Di lì al forum sul web il passo è stato inevitabile.
Peppe Rinaldi_ Libero

 

17/04/09