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Non voglio fare l’elenco delle violenze, delle aggressioni, delle
discriminazioni e di tutto il peggio che l’Italia sta offrendo ma
quello che accade oramai quotidianamente in giro per il paese pone l’
interrogativo sul che fare, come rispondere a una situazione che si è
fatta pesante o meglio…si è fatta “nera” nel vero senso della parola
perché, come la giri e come la volti, si tratta proprio di questo, l’
Italia è, oppure è tornata ad essere nera…fascista. Anche per i cechi,
i segnali ci sono tutti, chiusura, intolleranza, violenza, fobia in
tutte le sue declinazioni, ignoranza intesa esattamente come assenza di
cultura che, quando viene meno, trasforma la realtà nella “notte in cui
tutte le vacche diventano nere”. A dire il vero i segnali c’erano tutti
già da molto tempo ma purtroppo bisogna costatare che a vederli (i
segnali della regressione) erano sempre e solo quei quattro paranoici
bollati come estremisti e provocatori. Come già visto in molte delle
grandi tragedie italiane, ci stavamo muovendo su un terreno
vistosamente franoso anzi su una faglia e nonostante il rischio si
continuava a costruirci sopra senza preoccuparsi affatto delle
fondamenta o del materiale adoperato e ora tutto scricchiola, crolla o
diventa pericolante, mentre su in superficie, nell’area colpita, ci si
chiede come e perché tutto ciò sia potuto accadere. Di fronte alla
realtà non mi stupisce quanto accade (era prevedibile) piuttosto lo
stupore di molti, specie nel mondo glbt sull’accaduto. Le aggressioni e
la violenza non mi sorprendono ma mi indignano, feriscono il mio
orgoglio, la mia coscienza libera, libertaria e liberante. Sono gli
stessi sentimenti che hanno fatto nascere Facciamo Breccia, quei
sentimenti che illudendomi credevo fossero condivisi e condivisibili da
un sedicente movimento di liberazione GLbT. Quei sentimenti che se ci
avessero motivato e spinti all’azione ai primi segnali di questa deriva
forse oggi le cose sarebbero diverse. Ma non si può ragionare con il
“se” e con il “forse”, le letture possono essere diverse e la realtà ci
impone un deciso e necessario “guardare all’oggi”.
Ma le domande
restano le stesse. Mi chiedo cosa ci aspettiamo in un paese in cui dai
pulpiti sacri e inviolabili si accusano gli omosessuali di essere
pedofili (Bagnasco, ma anche Bossi e compagnia bella), che gli
omosessuali minano la sacralità della famiglia, che la violenza nei
loro confronti è figlia della degenerazione (il cardinale di Bologna),
che la natura ha creato l’uomo e la donna e tutto il resto è abominio
(Razzinger). Cosa ci si aspetta da un paese distratto che non ricorda
più la sua lotta di liberazione, dimenticando che il fascismo è reato e
permettendo a quei figuri di sedere nel suo parlamento, di guidare
città come Roma dove le sedi e i punti di incontro della destra estrema
sono oramai decine, quelle sedi che riempiono la capitale di manifesti
omofobi durante il Pride. Cosa ci aspettavamo che ci avessero cinti di
alloro? Quando il dibattito, anzi il chiacchiericcio sui diritti di GLT
scivola a livelli bassi, se non lo si dimentica proprio, ci stupiamo
che bisogna arrivare all’omicidio per porsi il dubbio che forse in
Italia ci potrebbe essere una vena sottile di omo/transfobia?
Ero
presente e ricordo molto bene il Pride di Catania del 2005, quando
Forza Nuova bloccò il nostro favoloso corteo con uno striscione con su
scritto “le malattie non si manifestano ma si curano” e la polizia
permise loro di sfilare bloccando noi (a detta loro) per la nostra
sicurezza. Ricordo pure la risposta (osteggiata e boicottata) che fu
data dai noi…soliti estremisti di Facciamo Breccia con l’Orgoglioso
Antifascismo. Quando un paese basa le sue politiche sulla paura, sulla
sicurezza, sulla lotta al degrado e a una loro idea di decoro, sulla
riscoperta dei valori tradizionali e sull’abbandono (voluto o coatto)
della laicità, non ci si può stupire dell’ondata omofoba, xenofoba ecc
che lo attraversa… che lo caratterizza.
Per saperne di più e capire
meglio basta andare nei siti della destra, leggere i loro programmi e
vedere come siamo considerati e cosa propongono per i “diversi” siano
essi omosessuali, transessuali, immigrati ecc.
Oggi però il problema
non è leggere e interpretare quanto sta succedendo, ma è il cosa fare?
Foucoult in uno dei suoi saggi più importanti affermava che la
responsabilità più grande che dobbiamo assumerci è quella di chiederci,
di fronte a una realtà nuova e mutata, cosa è meglio fare. Banalissima
costatazione, non ci voleva certo Foucoult, ma visto quello che stà
succedendo in superficie (sopra la faglia per intendersi) la semplicità
della questione ci sta tutta. Io me lo chiedo, in molti se lo chiedono,
se provassimo a chiedercelo insieme partendo ognuno dai propri percorsi
e non certo dalle proprie logiche interne forse riusciremo a trovare
una o più risposte, magari una strategia. ….Ma (mi si consenta una
grattata) se la questione diventa solo ed esclusivamente quella di chi
arriva prima a mettere il cappello sulla risposta che è quella stessa
identica contorsione che caratterizza il cosiddetto movimento GLbT
italiano da qualche decennio, credo che le possibilità di dare
risposte o trovare strategie ne avremo poche e quelle poche saranno
deboli e penose. Ultimamente mi chiedo spesso se esiste ancora un
movimento GLbT o se può definirsi tale un insieme di realtà il cui
unico comune denominatore sembra quello appunto di essere transessuali,
lesbiche omosessuali e questo sembra non essere più il collante che
possa tenere insieme soggettività diverse….però una risposta
(movimento) all’attacco violento alla nostra dignità di persone sembra
starci tutto. E forse in tutto questo ci sarebbe anche la possibilità
di sentirsi o tornare ad essere movimento ( dando per scontato che ci
sia questa volontà o aspirazione e che non ci siano logiche lobbistiche
e di potere ). Un movimento, un insieme, un’esperienza (che come in
tutto il mondo, per tutti i gruppi e le categorie, in tutta la storia)
dica no a quanto succede, senza se e senza ma.
Mi occupo della difesa
dei diritti e della dignità delle persone transessuali, la mia vita è
dedicata a questo. Milito nel cosiddetto movimento GLT più o meno dal
suo inizio. La mia pratica è libertaria, antifascista, laica,
autodeterminata, requisiti importanti e necessari per un movimento di
liberazione. Chiarito questo non credo ci possano essere problemi di
confronto con altre realtà che in maniera diversa declinano la propria
lotta per i diritti e la dignità. Una nota di fondo: il confronto non
mi interessa con coloro che si considerano/dichiarano di destra*. Non
voglio motivare e giustificare questa mia nota perché ho altro da fare
e sarebbe anche facile se non scontato farlo, ma è quanto scritto nel
mio percorso e in quello di tutti i movimenti di liberazione punto e
basta.
Porpora Marcasciano
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