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Patrizia D'Addario: Una cortigiana onesta |
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gli Altri 17 ottobre 2009
L’escortage che ha tenuto banco sulle prime pagine dei giornali servirà a qualcosa?Mi viene l’idea che sia servito a distrarre gli italiani dai tanti altri problemi che sono la crisi economica, la crisi di lavoro, le riforme sui temi sociali, e molto altro su cui Governo e Parlamento stanno arrancando malamente, il cui top di questi giorni sono il lodo e lo scudo.
La più “maltrattata” in tutto questo gossip è stata certamente la D’Addario: strumentalizzata da Santoro che in tanti anni di trasmissioni mai aveva dato voce ad una attivista sex workers, neanche quando allestiva un teatrino per dibattere sulla prostituzione. Forse il suo moralismo non glielo consentiva, ma per l’audience ogni spettacolo si può fare e non importa se …“si infilza il pollo o la pollastra”.
La stampa in generale ha usato la D’Addario, chi per tirare fendenti contro “l’utilizzatore finale”, chi per cercare di screditare l’inchiesta giudiziaria.Ad un certo punto sulla stampa la “escort” è improvvisamente diventata la “prostituta”. Su di lei si è rovesciato il disprezzo sociale che certamente ha avuto imput anche dalla trasmissione dove un ministro volgarotto e qualcun altro trasformavano il loro livore in disprezzo verso di lei e tutte “quelle come lei”.Eppure come tentava di dire Carla Corso nella intervista rilasciata su Libero, intervista chiaramente usata in maniera strumentale dal giornale nel tentativo di smentire le dichiarazioni e il ruolo avuto da D’Addario, esiste una grande differenza di condizione sociale e di lavoro fra una escort e una prostituta, così come fra una prostituta e una “belle de jour”. La stessa differenza che a Venezia nel sedicesimo secolo c’era fra le cortigiane oneste e le cortigiane di lume. Le prime erano assai eleganti e istruite, erano paragonate a gentildonne di corte (da cui ne deriva il nome) e intrattenevano uomini danarosi e potenti, esponenti delle migliori famiglie incluse quelle dei Dogi. Le seconde libere ma povere, donne di taverne e stamberghe, su cui si abbattevano le leggi della Serenissima Repubblica che pure approvando la loro attività ne limitava il movimento notturno. Libertà e tolleranza che era comunque più ampia e meno moralista di quanto non si riscontri nell’Italia del 2009. Chi vede cosa sta succedendo alle odierne cortigiane di lume può facilmente rendersi conto di quanto siamo arretrati anche rispetto al 1500. Come Corso diceva l’affair escort non volge a favore delle lotte per il riconoscimento dei Diritti di chi è attiva nel lavoro sessuale (volontario o coatto che sia) perché stranamente quasi nessuno dei politici di opposizione, né degli intellettuali e neppure della maggior parte dei giornalisti, ha avuto il coraggio di sottolineare pubblicamente con forza la contraddizione e l’ingiustizia commessa da una classe politica che perseguita i/le sex workers e i loro clienti mentre si arrocca a difesa di “clienti speciali”. Forse l’escortgate è servito a rendere più evidente il degrado che colpisce le nostre istituzioni. Ma anche su questo ad essere precisi non sono le “favorite” o le “cortigiane” in sé che degradano il sistema e la democrazia, fra tanti “cortigiani” maschi e alcuni non proprio capaci forse non saranno loro le peggiori, bensì chi ha il Potere e le colloca li in maniera abusiva e per evidente scambio sessuo-economico.La più affascinante e famosa cortigiana onesta Veronica Franco è ricordata dagli storici per le sue alte qualità di benefattrice, donna molto colta e poetessa, donna emancipata quasi una moderna femminista. Chissà quanti dei nostri politici maschi saranno ricordati per le loro qualità fra 500 anni.
Pia Covre
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute
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