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Pia Covre:Non è un anniversario le sex workers muoiono |
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La violenza che vediamo ogni giorno crescere e diffondersi in maniera esponenziale a danno delle donne e delle trans che si dedicano al lavoro sessuale sta raggiungendo livelli inaccettabili nel nostro Paese. . Non passa settimana che non vi sia un omicidio, la scorsa settimana a Bologna è stata assassinata una giovane rumena, l’ultima di una lunga fila nel 2009. Poi Brenda a Roma nel giorno della commemorazione contro la transfobia. Ma non crederemo mai che l’omicidio di Brenda sia una casualità, e su questo caso ci aspettiamo una inchiesta seria e trasparente. Troppo spesso l’omicidio di una Sex Worker viene indagato in maniera superficiale e priva di autentica indignazione. La condanna morale, la stigmatizzazione e la mancanza di riconoscimento del lavoro sessuale ha portato ad una generalizzata criminalizzazione di chi ha scelto questa attività anche se non infrange nessuna legge. Questo impedisce di avere il controllo sul proprio lavoro e sulla propria vita, ci mette al margine della società e ci espone a rappresaglie e violenze inaudite.Questo diventa un terreno fertile su cui crescono sfruttamento incontrollato, abuso e costrizione, orari di lavoro inaccettabili, condizioni di lavoro insalubri, ripartizione ingiusta dei guadagni e irragionevoli restrizioni della libertà di movimento. In particolare alcuni gruppi di sex workers, come i/le migranti sono soggetti a condizioni di lavoro inaccettabili. Anche queste sono violenze! E possiamo dire senza timore di sbagliare che sono violenze incrementate dalle scelte istituzionali che ci lasciano in questa condizione. In una condizione di illegalità e di mancanza di diritti e di tutela.Solo nel momento in cui il lavoro sessuale viene formalmente riconosciuto, accettato dalla società e sostenuto dai sindacati, potrà crearsi una situazione di legittimazione sociale e di rispetto.Solo quando i diritti del lavoro verranno riconosciuti e applicati i lavoratori e le lavoratrici saranno nelle condizioni di denunciare gli abusi e organizzarsi contro condizioni di lavoro inaccettabili e di sfruttamento. Inoltre sarebbe anche meno degradante per chi si serve di questi servizi. Il proclama con cui il Governo ha lanciato il DDL Carfagna e le ordinanze dei sindaci contro la prostituzione, lungi dall’aver arrestato il fenomeno, hanno innescato un’ondata persecutoria da parte delle polizie che è molto simile ad una “caccia al fuggiasco” nelle strade e nelle campagne di molti territori. Le persone che si prostituiscono, senza distinzione fra donne e trans e fra le autodeterminate o le trafficate, vengono rincorse nei campi, catturate e portate in caserma per l’identificazione. Sono denunciate quelle che non esibiscono i documenti anche se sono in attesa del riconoscimento di asilo o vittime di tratta. Vengono anche sanzionate sulla base della eventuale ordinanza del sindaco. Le irregolari vengono quindi consegnate ai CIE dove se va male (e capita purtroppo) subiscono altre violenze in attesa della deportazione.Tutto questo iter è spesso condotto senza alcun rispetto dei diritti e delle garanzie costituzionali e con abbondanza di abusi. Questa è violenza istituzionale.Bande di delinquenti fascisti, razzisti e omofobi si organizzano per aggredire chi lavora nei luoghi isolati, sono picchiatori e rapinatori che si vedono offerte le prede in territori abbandonati da ogni forma di legalità. Territori ai margini del vivere civile o considerati da bonificare, e magari su cui speculare, territori dove anche i poliziotti inseguono le prede anziché combattere i predatori. Manca la giusta indignazione che dovrebbe essere spontanea in una società civile. Ma la nostra è una società ignorante e resa crudele. Una società che per la maggior parte ormai non è più civile perché viene nutrita di una sub cultura ormai dilagante fatta di odio e pregiudizi verso ogni diversità.La diseducazione alla tolleranza e al rispetto viene fatta con ostentazione dalla classe dominante dei politici e di alcuni conduttori televisivi e giornalisti. Gente che sappiamo non esita a frequentare e usare i servizi sessuali di escort, sex workers e trans, ma che pubblicamente ne parla con disprezzo. Costoro non hanno mai espresso una parola contro le violenze perpetrate ai danni delle trans o delle sex workers, come se lo ritenessero del tutto normale. Lo stesso comportamento lo tengono nei confronti degli stranieri incitando la popolazione al razzismo con le loro iniziative di propaganda xenofoba. Ma dove vogliono condurre il Paese?Oggi in Italia essere donna, trans, lesbica o gay, stranier* , ner* e sex worker di fatto ci condanna alla violenza e alla discriminazione senza tutela ne diritto. E’ degno questo di un Paese democratico e civile?E hanno per di più la pretesa di essere un Paese “cattolico”? Voglio dire forte e chiaro ai rappresentanti del Governo e a tutti i parlamentari (esclusi quei pochi che già hanno preso posizione contro questa vergogna e hanno fatto proposte serie) che le loro leggi e le loro prese di posizione non sono per niente onorevoli. Si diano da fare per garantire l’incolumità dalla violenza di tutte e tutti i cittadini. Il mandato che hanno avuto è di difendere le leggi costituzionali quindi garantire anche la nostra sicurezza, in un principio di non discriminazione e di rispetto dei diritti umani. Tutto il resto celebrazioni e commemorazioni fatte e dette da loro sono solo parole vuote, fumo negli occhi che come d’abitudine spargono per nascondere quello che accade. Pia Covre
Comitato Per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus
da GLI ALTRI 25.11.09 http://altronline.it/sites/default/files/2009_11_25.pdf
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