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CHIUSURA AMBULATORIO PORDENONE PDF Stampa E-mail
L’8/4/2010 si è tenuto, presso la CGIL a Pordenone, un incontro regionale a cui hanno partecipato numerose associazioni e organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti degli immigrati presenti nel nostro territorio. Tale riunione è stata convocata per la gravissima situazione che si è determinata, in particolare a Pordenone: la chiusura dell’ambulatorio per immigrati non regolari, situato presso l’O.C. e gestito da medici volontari, in convenzione con l’Azienda Sanitaria. Questo ambulatorio concretizzava quanto disposto dalla legge, che sancisce il diritto alle cure urgenti e continuative anche per immigrati senza permesso di soggiorno e fa inoltre divieto al personale sanitario e amministrativo delle strutture pubbliche di denunciarli alle autorità giudiziarie.
Per le note vicende politiche regionali l’ambulatorio è stato chiuso e non è stato attivato alcun servizio alternativo per la tutela della salute di questa tipologia di persone. Ora, gli immigrati e le persone senza tessera sanitaria ammalate non hanno più alcun riferimento. Sulla porta dell’ambulatorio erano stati affissi nomi e numeri di telefono dei medici volontari e questo cartello è stato rimosso più volte, inoltre la vigilanza dell’ospedale sorveglia quotidianamente l’ambulatorio chiuso. Anche in pronto soccorso sembrerebbe avvengano “incursioni” da parte di personale non addetto a tale servizio, con scopo intimidatorio verso gli immigrati. Si concretizza di fatto un regime di terrore e di illegale persecuzione verso persone malate e bisognose di cure, così come preannunciato sui media dallo stesso consigliere Narduzzi.
Noi, associazioni, organizzazioni e persone impegnate nella tutela della salute denunciamo con forza sia la chiusura dell’ambulatorio ,che i gravi episodi di intimidazione che violano il diritto e l’accesso alle cure, e forse anche il divieto di segnalazione di immigrati irregolari nelle strutture sanitarie.
Abbiamo richiesto con urgenza un incontro al Sindaco , come massima autorità sanitaria, perché il diritto alle cure, sancito dalla Costituzione, venga garantito dal servizio pubblico, per gli immigrati e le persone senza tessera sanitaria, senza ostacoli o intimidazioni di sorta..
Noi ci attiveremo per fornire nell’immediato un punto di raccolta e orientamento delle richieste sanitarie urgenti, essenziali e continuative che potrà facilitare i percorsi di accesso alla cure, ai servizi e agli sportelli offerti dalla sanità pubblica locale.
Ci impegniamo a supportare le persone che dovranno recarsi al pronto soccorso, per impedire l’eventuale ripetersi di episodi come quelli riferiti, se ciò avvenisse non esiteremmo a denunciarli pubblicamente e alle autorità competenti. Ricordiamo infatti che la legge prevede un tassativo divieto di segnalazione della condizione di irregolarità di soggiorno degli stranieri che si rivolgono alle strutture sanitarie, e che a detto divieto sono vincolati tutti gli operatori, sia sanitari che amministrativi. La violazione di tale disposizione è penalmente sanzionabile.
Chiediamo che in Ospedale vengano affissi cartelli plurilingue con l’indicazione della sede e dei recapiti di questo nuovo punto di riferimento, che auspichiamo venga sostenuto anche dal Comune di Pordenone, così come si è più volte impegnato a fare.
Ribadiamo con forza il nostro impegno nella difesa del diritto fondamentale di ogni persona alla salute; non ci lasceremo intimidire dall’arroganza di chi diffonde e pratica discriminazione e razzismo.

Associazione Immigrati-Pn, Comitato “Noi non segnaliamo” Pn, Comitato primo marzo 2010 PN, Associazione culturale Pediatri-gruppo FVG, Rete diritti di cittadinanza FVG, Società di medicina delle migrazioni-gruppo FVG, CGIL di PN, Cobas Pn, RdB Pn e Consiglieri Regionali R. Antonaz , P. Colussi, S. Pustetto.