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Lo stupro? "In strutture come i Cie e le carceri puņ capitare", parola di PDF Stampa E-mail
“E' un episodio gravissimo ma che purtroppo in strutture come i Cie e le
carceri può capitare”, così afferma Daniele Giovanardi, il solito "fratello
di suo fratello" che ormai ben conosciamo, commentando un tentativo di
stupro avvenuto nel Cie di Modena da parte di tre reclusi nei confronti di
un quarto, un giovane nigeriano. I giornali locali ne hanno parlato in lungo e in largo, soffermandosi in
particolare sull'intervento delle forze dell'ordine e dei misericordiosi
presenti nella struttura.
Al ragazzo nigeriano va tutta la nostra solidarietà, ovviamente.
Ma non possiamo non notare la strana coincidenza per cui, a sole tre
settimane dall'incidente probatorio che vedrà Joy ed Hellen faccia a faccia
con Vittorio Addesso nel tribunale di Milano (l'8 giugno, alle 15.30),
proprio il Cie in cui si trova Joy conquisti la ribalta per la prontezza
con cui è stata evitata una violenza sessuale.
D'altronde si sa: i Cie sono lo specchio di questa società e, come
all'esterno, la violenza sessuale fa notizia quando gli stupratori sono
immigrati, ma se invece si tratta di italiani, tanto più se in divisa,
allora è bene tacere o, peggio, accusare di calunnia chi denuncia.

E se questo non fosse sufficiente per mostrare le miserie di questo paese,
andiamo a vedere il caso di Luca Baj, avvocato dell'ex consigliere comunale
e candidato sindaco della Lega Felice Cogliati. Per difendere Cogliati –
che in un paesello della bergamasca era solito minacciare violentemente le
prostitute nigeriane gettando loro addosso liquido infiammabile,
lasciandole nude in mezzo alla neve, rapinandole armato di coltello e
pistola – Luca Baj sostiene che le donne avrebbero sporto denuncia per
vendicarsi di esser state "disturbate" nonché per ottenere un permesso di
soggiorno.

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