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Tratta, Caritas: "L'Italia non ha strumenti adeguati" PDF Stampa E-mail
Lunedí 18.10.2010 10:24

“Gli strumenti che abbiamo oggi non sono più adeguati” a combattere efficacemente la tratta di esseri umani e  “sono depotenziati dalle ultime azioni del Dipartimento per le Pari Opportunità”. Queste alcune delle criticità sollevate da Oliviero Forti, responsabile dell’Ufficio immigrazione della Caritas Italiana, in occasione della giornata Internazionale contro il traffico di persone che ricorre lunedì 18 ottobre.

Il riferimento di Forti è innanzitutto alla “chiusura delle postazioni locali del Numero Verde Antitratta e al mancato finanziamento dei progetti Articolo 13 (della legge 228/2003); ma anche ad una situazione generale che non vede più il nostro Paese  all’avanguardia nel contrasto del trafficking. Se, infatti, “si sta concertando per trovare una soluzione rispetto al numero Verde e al finanziamento dei progetti di primo intervento”, è vero anche che “sebbene questi siano strumenti fondamentali, non bastano più”.

Perché, secondo l’esperto della Caritas, “il fenomeno si è evoluto negli ultimi tempi ed è mutato rispetto a 15 anni fa. Ad esempio – ha spiegato Forti -  tutta la dinamica legata allo sfruttamento del lavoro si è affacciata alla ribalta anche delle cronache giornalistiche di recente”.
 
Nonostante la tratta per sfruttamento sessuale sia più attenzionata, quella per sfruttamento lavorativo “è maggiore”. Secondo Oliviero Forti bisognerebbe a questo punto “darsi del tempo per meglio indagare il fenomeno in continua evoluzione e capire di quali strumenti è necessario fornirsi”. In primis, “manca una banca dati” se consideriamo il trafficking legato allo sfruttamento del lavoro. In secondo luogo, l’ondata delle ordinanze anti- prostituzione decise da molti sindaci hanno “spostato il fenomeno della prostituzione coatta al chiuso” ed è diventato “impossibile intercettare le vittime”. In questo modo, per Forti, “si tiene all’intera collettività il problema occultato ma certo non è risolto”.

Al contrario questa situazione provoca una maggiore intromissione “della criminalità organizzata”. Quanto al “tema delicato” della punizione del cliente di prostitute sfruttate, per Oliviero Forti il “dibattito in Italia è particolare ed aperto da anni: dall’approvazione della Legge Merlin che è stata, per giunta, anche messa seriamente in discussione di recente”. Secondo Forti “è un problema culturale nel quale entrano in gioco sensibilità e appartenenze diverse” ma “non è una soluzione colpire la domanda”; sarebbe piuttosto “necessario un sistema di accompagnamento del cliente”.

Ma nell’attuale situazione della lotta alla tratta di esseri umani un aspetto positivo c’è: “Un importante valore simbolico” è da attribuire alla Convenzione di Varsavia ratificata dall’Italia nel giugno scorso dopo 5 anni dalla firma. “E’ fondamentale poter contare su riferimenti normativi internazionali ma – ha fatto notare Forti - l’implementazione di questi strumenti deve essere accompagnata da una struttura giuridica nazionale adeguata”. Che, invece, secondo esperti ed addetti ai lavori,  ha compiuto dei passi indietro: il reato di clandestinità e la politica dei respingimenti inciderebbero negativamente sulla lotta al trafficking,  in opposizione alla maggiore protezione delle vittime voluta dalla Convenzione di Varsavia.

Per quanto concerne gli sbarchi di migranti che si sono  verificati di recente in Puglia Calabria e Lazio, il responsabile della Caritas ha detto che “sta nell’ordine delle cose. Quando si crea un blocco come è avvenuto a Lampedusa, si cercano vie alternative” perché  “la propensione ad immigrare rimane immutata”.