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La lotta partita dalla gru di Brescia e dalla ciminiera di via
Imbonati a Milano, è
espressione degli immigrati truffati con l’ultima sanatoria, ma
anche di tutti coloro
che subiscono la clandestinità con la costante minaccia di essere
rastrellati, reclusi
nei CIE (un carcere speciale per immigrati “irregolari” in
attesa di espulsione,
cui vengono riservate botte, prepotenze, stupri, violenza estesa
e
generalizzata) per essere poi espulsi (proprio negli
ultimi giorni hanno
deportato in Egitto dieci dei protagonisti della lotta di Brescia,
tra cui
Mimmo, uno dei suoi simboli).
Sosteniamo con forza questa lotta, pur sapendo che persegue
obiettivi parziali e
che un permesso di soggiorno legato ad un contratto di lavoro non
è altro che una
pesante arma di ricatto verso la forza lavoro immigrata (infatti é
proprio per
ottenerlo o per non perderlo, che si finisce per accettare
condizioni di
sfruttamento che rasentano lo schiavismo come nel caso di Rosarno
o delle
cooperative lombarde).
La battaglia però può e deve crescere e arrivare finalmente a
scardinare tutti i
meccanismi che costruiscono una condizione di clandestinità
forzata per milioni di
persone che fa molto comodo ai padroni (tanto più adesso che la
crisi imperversa)
e che quindi viene garantita con leggi di stato (Turco-Napolitano,
Bossi-Fini,
pacchetti sicurezza, ecc..) e con la repressione poliziesca.
E infatti la risposta dello stato alle attuali rivendicazioni
degli immigrati è sotto gli
occhi di tutti: cariche della polizia ai manifestanti, caccia
all’uomo, arresti,
reclusione nei CIE e infine deportazioni. La linea di Maroni è
molto chiara:
nessuna concessione!
Ma siccome tutto questo non è stato sufficiente a piegare volontà
degli immigrati,
si è dovuto far ricorso alla solita azione di contenimento di
sindacati confederali,
partiti della sinistra istituzionale e Chiesa che, a Brescia per
esempio, hanno
brindato alla discesa dei quattro immigrati, senza spendere una
parola per i dieci
deportati, e rimandando il tutto….alla discussione democratica
interna alle
istituzioni.
Una lezione valida per tutte le lotte: quando si inseguono dei
“garanti”, che hanno
come unico obiettivo quello di far terminare la protesta di piazza
il prima possibile,
per riportare la questione all’interno dei tavoli della politica,
si condanna la
battaglia ad una sconfitta sicura.
L’unica vera via d’uscita, è quella di continuare la battaglia in
maniera
autorganizzata e indipendente, di approfondirla ed estenderla in
tutti i
quartieri e, se possibile in altre città, così come è emerso
chiaramente
nell’assemblea nazionale del 14 novembre in via Imbonati.
Comitato antirazzista milanese
Milano, 20 novembre 2010
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