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Sta cambiando il vento dopo il 13 febbraio in questo Paese. Ma
non ci alzerà le gonne per mostrare le nostre graziose e levigate gambe, come
sognano ancora molti maschi ispirati
dal mitico sex symbol MM. Gia da un po’ le donne mostrano le gambe “indecorosamente” quando vogliono e ci siamo anche appropriate
dei pantaloni! e peggio per lui per chi
non se ne è ancora accorto. Vogliamo essere socialmente eguali e valorizzate come
ogni uomo di questo Paese, e allo stesso tempo rispettate nonostante le differenze
di condizione sociale. Pantaloni e potere, vogliamo tutto, vogliamo valere.
Daltra parte non credo che ci opporremmo se gli uomini vorranno esibire le loro
gambe pelose vestendo una gonna. Libertà e autodeterminazione devono valere per
tutt*. Con questi pensieri viaggio verso Siena per il grande incontro di
SeNonOraQuando? per riaffermare come facemmo il 13 con altre compagne: sempre
365 giorni all’anno.
Una grande assemblea di donne, e anche uomini, diverse/i fra
loro per condizione sociale, cultura, proffessionalità, età e storia personale
e altro ancora ha un valore sociale incalcolabile, un potenziale politico che
potrebbe avere conseguenze dirompenti. L’Agenda che uscirà da questa assemblea
potrebbe essere pacificamente rivoluzionaria, perché di Pace e Rivoluzione c’è
bisogno, molte donne hanno dimostrato di esserne consapevoli. Da questa
consapevolezza e dalla multidisciplinarità e multiculturalità delle
partecipanti c’è da aspettarsi un esito propositivo che potrà determinare la
linea per le priorità e l’evoluzine
politica al femminile del Paese, trascinato ormai sull’orlo del disastro
ambientale, economico e sociale da anni di stoltezza e rapacità.
Le aspettative per questo
incontro sono alte, speriamo di non deludere e non deluderci le une con le
altre. Anche noi abbiamo delle
aspettattive dopo il 13 febbraio, Siena sarà forse l’occasione per ricordarlo
Per portare la voce e le aspettattive di chi lavora nel sesso commerciale. Come
già avevamo preanunciato noi chiediamo subito alla politica, alle donne
delle istituzioni in primis quelle che erano in piazza, alle sindacaliste, alle
giornaliste, che si mobilitino per far cancellare le odiose ordinanze e
regolamenti sulla sicurezza dei sindaci
sceriffi. Pretendiamo che si smetta di criminalizzare il lavoro sessuale.
Chiederemo che venga messa in Agenda l’abolizione di ogni legge criminogena e
produttrice di violenza sulla prostituzione. Voglio sottolineare che il peggio
della repressione la pagano sulla
propria pelle soprattutto le giovani migranti donne e transessuali
che vengono prese dalle strade e rinchiuse nei Cie, dove ormai è noto a
tutt* che devono subire abusi di ogni tipo anche sessuali. Non di questa
sicurezza poliziesca abbiamo bisogno ma della certezza dei nostri diritti.
Non tutte/i scegliamo di fare il lavoro
sessuale, esattamente come la maggior parte dei lavoratori non scelgono il
proprio lavoro, ma non per questo rifiutiamo di chiamarli lavoratori. Questo
boicotaggio moralistico è di fatto una lotta di classe contro le donne più
povere.
Basta con la puttanofobia,
nessuno può sindacare sulle diverse “strategie di sopravvivenza” ne’
sulla nostra autodeterminazione sessuale.
Vi invito a riflettere con un esempio: cosa pensereste se ad
una donna lesbica venisse impedito di allevare i propri figli a causa del suo orientamento sessuale? Oppure se una
donna lesbica che denuncia uno stupro non venisse creduta perché è lesbica?
Bene alle donne che si prostituiscono questo è accaduto sistematicamente in
passato e purtroppo accade ancora.
Io mi aspetto dalle amiche e dalle compagne, dalle donne e
anche dagli uomini, che lottino con noi perché le cose cambino, perché la
storia secolare della messa al bando (e
al rogo) delle “puttane” non si ripeta. La condanna morale, la stigmatizazione,
la discriminazione e l’emarginazione sociale sono state il frutto,queste si,
della cultura patriarcale. Badate, siamo sempre state considerate pericolose
perché sessualmente libere, e potenzialmente economicamente indipendenti,
quindi capaci di sottrarci al dominio del maschio padrone. Su questa percezione
in passato si sono costruiti i modelli di controllo e di esclusione che hanno
governato la prostituzione. Su queste basi si continua a criminalizzare chi si
prostituisce. Dico anche che non è più giustificabile un discorso di politica
di genere sulla prostituzione perché oggi nel lavoro sessuale ci sono donne,
uomini e transessuali, continuare a farne una questione solo femminile
significa fare una politica sessista, ridurre al silenzio le voci di uomini e
transessuali.
Noi chiediamo a tutte di essere attive nel sostenere
l’affermazione dei diritti civili, umani e lavorativi di chi fa lavoro
sessuale. Chiediamo il rispetto della nostra dignità di persone e di
lavoratrici/lavoratori. A Siena saremo a cercare un’alleanza fra eguali con
compagne che pensano che le loro lotte sono in relazione con le nostre.
Perché in futuro nessuno emetta più un giudizio sulle
persone che fanno sesso a pagamento che possa
privarle della dignità.
pia covre
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