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Bologna: il mercato che fa gola al Fisco PDF Stampa E-mail
giovedì 12 gennaio 2012

prostitute.jpgTempo di crisi. Tempo di lotta all'evasione. E tra le bocche di rosa bolognesi arrivarono quattro gendarmi con i pennacchi e con ambigui moduli da compilare: nome? Cognome? Eta? Nazionalità? E fin qui, norma. Ma lo pseudo questionario presenta atipiche caselle: 'da quanto tempo si svolge l'attività di meretrice', 'guadagno giornaliero medio e per ogni singola prestazione', 'dichiarazioni in merito agli sfruttatori', 'canone d'affitto'.

 'Annotazioni di servizio', insomma, come hanno definito i carabinieri di Bologna l'operazione realizzata tra le lucciole negli ultimi tre mesi per, ufficialmente, “capire chi sono le prostitute e contrastare un fenomeno che crea disagi e degrado soprattutto sui viali”. Una sorta di censimento, da consegnare in ultima analisi all'Agenzia delle Entrate, che non convince alcune associazioni in difesa della donna, tra cui il Comitato per i diritti civili delle prostitute onlus, secondo cui si è di fronte ad “un fatto molto grave”.

“Quello che stanno facendo a Bologna è un abuso – ha dichiarato una della storiche attiviste della onlus, Pia Covre – il censimento sulle prostitute portato avanti dai carabinieri in questi mesi è un'aperta violazione della legge Merlin; abbiamo già ricevuto diverse segnalazioni e i nostri avvocati sono a disposizione delle colleghe emiliane”.

Secondo l'articolo 7 della su citata legge, infatti, “le autorità di pubblica sicurezza, sanitarie e qualsiasi altra autorità amministrativa non possono procedere ad alcuna forma diretta o indiretta di registrazione, neanche mediante rilascio di tessere sanitarie, di donne che esercitano o siano sospettate di esercitare la prostituzione, né obbligarle a presentarsi periodicamente nei loro uffici”.

Nessuna registrazione, “nessuna schedatura”, fa sapere l'Arma, ma solo “assunzioni di informazioni – precisa il procuratore aggiunto Valter Giovannini, portavoce della Procura - con le quali i carabinieri possono anche trarre spunti investigativi, allegate alle comunicazioni di reati sin qui pervenute nei confronti di potenziali sfruttatori e di donne che hanno reso false dichiarazioni sulla loro identità personale”.

Senza naturalmente sottovalutare l'idea di far pagare le tasse alle libere professioniste dell'amore. “Da anni – continua Covre – chiediamo una regolamentazione del settore e l'equiparazione della prostituzione a qualsiasi altra attività lavorativa, ma non è trattandoci come evasori fiscali che si risolve il problema”.

Che quello condotto dalle forze dell'ordine di Bologna sia il primo passo verso la liberalizzazione del mestiere più antico del mondo? Certo è che le comari di un paesino, finora, non hanno brillato d'iniziativa.

FLORENCE URSINO


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