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MILANO - Ostruzione all'uso dei preservativi in Africa da parte degli Stati Uniti e mancato accesso ai farmaci nei Paesi poveri. Questi i due problemi principali nella lotta all'Aids nei Paesi poveri secondo Vittorio Agnoletto, parlamentare della Sinistra europea per Rifondazione comunista, medico e co-fondatore della Lega italiana per la Lotta contro l'Aids-Lila nel 1987, del quale è stato presidente nazionale dal 1992 al 2001. Agnoletto ha commentato con l'agenzia 'Redattore sociale' i dati diffusi ieri sugli immigrati sieropositivi dal ministero della Salute in occasione della presentazione della Giornata mondiale contro l'Aids, in calendario il primo dicembre. Secondo il Ministero, il 20% dei casi di Aids nel nostro Paese si riscontra in persone immigrate dall'estero, la metà provenienti dall'Africa (vedi lancio nel notiziario di ieri). "Il problema sta in Africa -dice Agnoletto-, perché se l'Aids lì è diffusissimo, in percentuale quelli che arrivano da noi saranno anche loro sieropositivi. Se poi pensiamo che ad emigrare sono le persone in forza, la percentuale di immigrati sieropositivi è inferiore alla percentuale di sieropositivi presenti nei Paesi dai quali emigrano: allora la questione ci rimanda alla lotta all'Aids in Africa. E qui i problemi sono due. Il primo, pazzesco per non definirlo omicida, ed è il comportamento degli Stati Uniti che vincolano i finanziamenti alle grandi fondazioni di lotta all'Aids purché non propagandino i profilattici, strumento di prevenzione. In una nazione dove il 10, 15, 20 percento della popolazione adulta è sieropositiva, fare questo vuol dire favorire la moltiplicazione del contagio. Il secondo problema è la vergogna dell'accesso ai farmaci, impossibile alle popolazioni povere, che rimanda agli accordi Trips sulla proprietà intellettuale, voluti dal Wto (Organizzazione mondiale del commercio; ndr), secondo cui che qualunque industria inserisca nel mercato un nuovo farmaco ne ha l'esclusiva per vent'anni. Questo significa monopolio e vuol dire che le aziende possono stabilire i prezzi che vogliono. Siccome ogni terapia per una persona sieropositiva prevede più farmaci e siccome i produttori di antiretrovirali sono meno di 10, le aziende hanno costruito un cartello monopolistico che fa si che non ci sia nemmeno concorrenza tra loro. Così i farmaci più efficaci, elaborati negli ultimi 20 anni, hanno prezzi anche 50 volte superiori ai farmaci precedenti: se una terapia basata su farmaci di vecchia concezione costa dai 130 ai 150 euro, una basata sui farmaci più recenti anche 7500 euro l'anno. Secondo i dati ufficiali dell'Unaids, in Africa sarebbero sei milioni e mezzo le persone che avrebbero subito bisogno di terapie antiretrovirali: di questi, soltanto il 20% le sta facendo e con farmaci 'di prima linea', quindi superati".
Cosa si può fare in Europa e in Italia per arginare il contagio e curare queste persone?
"Da parte dell'Unione europea ci dev'essere un impegno ad un'alleanza con i Paesi poveri dell'area Acp (Africa, Caraibi, Pacifico) per cambiare le regole dei Trips (le regole commerciali del Wto legate ai diritti della proprietà intellettuale; ndr) e permettere a queste nazioni di accedere ai farmaci. Il 30 novembre il Parlamento europeo voterà una proposta che ho presentato insieme ad altri parlamentari: una risoluzione che chiede alla Commissione europea di impegnarsi per cambiare i Trips. L'altra questione che riguarda i migranti è quella dei diritti umani -conclude Agnoletto-. A quanti sono in Italia dovremmo garantire le cure, tant'è vero che il nostro Paese prevede che un immigrato non possa essere espulso se affetto da una malattia, potenzialmente mortale, non curabile nel suo Paese d'origine. Tempo fa avevo seguito il caso di una donna nigeriana sieropositiva chiusa nel Cpt di Milano: l'espulsione nel suo Paese avrebbe significato la condanna a morte per lei. Quando andai in visita nel Cpt come parlamentare europeo conobbi la sua storia e lanciai una lettera aperta. Devo dire che in quel caso ottenni un risultato, anche se non formalmente riconosciuto: allo scadere del sessantesimo giorno di permanenza nel Centro la donna ricevette il foglio di via ma non fu espulsa".
Pubblicato su Redattore Sociale del 29/11/06
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