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Messico: Una giudice federale ha tutelato un gruppo di fornitrici e fornitori di sesso PDF Stampa E-mail

 

 

Fornitori di sesso ottengono il riconoscimento ad essere considerati

 lavoratori autonomi

 

“Gli è stato violato il diritto alla salute, specialmente sessuale e riproduttiva” secondo il giudice Jesùs Aranda, La Jornada, Martedì 11 febbraio 2014, p.15

http://www.jornada.unam.mx/2014/02/11/politica/015n1pol 

 

Una giudice federale ha tutelato un gruppo di fornitrici e fornitori di sesso in modo tale che li si consideri come lavoratrori autonomi e di conseguenza li si possa accreditare come tali, poiché limitare la prostituzione ad essere un lavoro disonesto e considerare tale lavoro come una mancanza amministrativa, rende vano il loro diritto ad un impiego.



La prima giudice distrettuale in materia amministrativa, Paula María García Villegas, ha risolto la questione precedente e aggiunge che la Costituzione [della Repubblica] federale [messicana] non proibisce la prostituzione, segnala invece che l’esercizio del diritto alla libertà di lavoro viene condizionato solo dal fatto che non si provochino danni a terzi o alla società in generale, e che l’attività sia illecita.

 

Non si devono stigmatizzare i lavoratori del sesso per motivi morali né vederli dal punto di vista di quei membri della società che, secondo la loro morale, si scandalizzano; tralasciando invece l’alta complessità che caratterizza [questa professione], come ad esempio la situazione di vulnerabilità e marginalizzazione nella quale si trovano [i/le lavoratori/trici]. [Oltre a queste affermazioni] la giudice ha segnalato che ai fornitori di sesso sono stati violati il diritto alla salute, specialmente sessuale e riproduttiva, all’educazione e in alcuni casi si ha violato la loro dignità umana.

 

La problematica che circonda la prostituzione è molto più complessa che la semplice qualifica morale o la disapprovazione semplicistica di tale mestiere come un lavoro che non può essere considerato onesto, degno o socialmente utile, enfatizza la giudice.

 

Questo riconoscimento amministrativo è avvenuto appellandosi alla costituzionalità dell’articolo 24 frazione VII della Legge di Cultura Civica di Città del Messico [Distretto Federale], usato come fondamento a che, il 4 marzo del 2013, la Vice Direzione di Lavoro non Stipendiato della Segreteria del Lavoro e della Promozione dell’Impiego del Governo di Città del Messico negasse le credenziali di lavoratori autonomi, seguendo il fondamento che la tale norma ritiene il servizio sessuale una infrazione di carattere amministrativo, quando sia presente una lamentela da parte della comunità.

 

Garcìa Villegas ha ordinato all’autorità del lavoro della capitale di emettere le credenziali sollecitate dagli/lle appellanti come lavoratori autonomi; si spieghi loro inoltre che hanno diritto all’educazione, alla salute, all’alimentazione, ad un luogo dove vivere che sia degno e ai loro diritti lavorativi (come ad esempio formare un sindacato). Si offrano loro corsi e seminari gratuiti cosi da poter avere un’alternativa lavorativa e possano essere messi in condizione di scegliere se dedicarsi alla prostituzione o ad altra attività.


 

La sentenza responsabilizza le autorità amministrative nel compito di intervenire nella questione e informare, preparare e proteggere questo gruppo sociale vulnerabile.

 

  traduzione di  Roberta Granelli



[1] Città del Messico è considerata a livello politico importante tanto quanto gli altri stati della Repubblica Federale Messicana. E’ talmente ampia, 27 mln di abitanti, che è suddivisa in Delegazioni-Delegaciònes che a loro volta sono suddivise in Colonie (simili ai nostri quartieri).

[2] Parte di uno slogan più ampio ormai diventato celebre nelle manifestazioni latinoamericane e caribeñe “La calle es de quien la talonea y la esquina es de quien la trabaja”: La strada è di chi la calpesta/batte l’angolo è di chi se lo lavora.

[3] Entrambe sono Delegazioni [vedi nota 1] di Città del Messico.