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Milano: l'audizione in Regione delle attiviste per Sex Work PDF Stampa E-mail

Milano, 19 marzo 2014

Oggi, il Comitato per i diritti civili delle prostitute e l'Associazione radicale certi diritti sono state audite dalla Commissione Affari Istituzionali della Regione Lombardia su richiesta della consigliera Paola Machi del movimento 5 Stelle e su invito del presidente Stefano Carugo.

Le due associazioni si sono espresse sul referendum per la parziale abrogazione della legge Merlin, esprimendo varie critiche nel metodo e nel merito. Le due associazioni ritengono che una vera riforma si ottenga attraverso una nuova legge che regolamenti la materia nell'ambito del diritto civile e del lavoro, non di quello penale.

Pia Covre, segretaria del Comitato per i diritti civili delle prostitute, dichiara: "le modifiche proposte sono talmente irrilevanti che non produrrebbero un sostanziale cambiamento e non offrirebbero nuovi strumenti di governo della situazione".

Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione radicale certi diritti, dichiara: "un referendum che si limita a concedere di lavorare al chiuso per rimuovere i lavoratori e le lavoratrici del sesso dallo sguardo della società e non concede alcun diritto è inaccettabile".

Pensiamo che sia nel metodo che nel merito questa richiesta della Regione Lombardia non sia adeguata ai bisogni. 


Premettiamo che siamo convinte/i che il referendum popolare è un atto democratico che consente al popolo di esprimersi, limitatamente alle abrogazioni per fortuna, e invidiamo la Svizzera per la sua democrazia referendaria.

Nel metodo ci pare che in questo caso specifico non sia così. Questa è la richiesta istituzionale di fare un referendum abrogativo dopo che una  raccolta di firme  popolare è già stata tentata ed è fallita. Lo scorso anno alcuni sindaci hanno chiesto ai cittadini/e di sottoscrivere un quesito molto simile e non hanno raggiunto il numero di firme necessario.

Eppure sappiamo che nei sondaggi i cittadini/e in maggioranza sono favorevoli a cambiare la legge Merlin, ma è evidente che la gente percepisce che questa proposta non è valida a cambiare veramente lo scenario della prostituzione e a risolvere i problemi che alcuni cittadini hanno, compresi i problemi dei Sindaci nel governo dei territori. 



Nel merito abrogare alcune parti della legge Merlin non cambierebbe nella pratica quasi nulla. La proposta infatti si limita ad ammettere di poter usare una abitazione privata per lavorare, restano vietati tutti i luoghi pubblici.

Non trasforma certo le persone che si prostituiscono in lavoratori, anzi tutt’altro così la legge pone le persone prostitute o in posizione di vittime o di criminale. 

Comunque senza tutele, tutti gli articoli che proteggevano da registrazioni improprie e conseguenti abusi spariscono. Rimane invariata la parte che riguarda la possibilità di lavorare in strada. Cioè sanzionata con l’adescamento e i provvedimenti di ordine pubblico. Così come è già oggi, mentre tutti lamentano di non avere strumenti adeguati nulla cambierebbe nella pratica.  Quindi non ci sarebbero nuovi strumenti per governare il fenomeno.

Si evince che c’è la speranza che con l’autorizzazione di prostituirsi in casa e senza limitazione nel numero di addette  tutto il mercato si trasferisca automaticamente al chiuso. E magari sulla spinta di qualche immobiliarista che metterà gli alloggi giusti sul mercato delle affittanze si creeranno dei bordelli di fatto. O si avranno le case di appuntamento nel pianerottolo dei condomini. 

Ma non è pensabile che tutto si trasferisca al chiuso, chi conosce bene la realtà della strada e della prostituzione occasionale sa che molte preferiscono comunque lavorare all’aperto. Continueranno a farlo per varie ragioni spesso opposte fra loro, per alcune la maggiore indipendenza nella contrattazione, per altre purtroppo sarà la costrizione a cui sono sottoposte dai papponi sfruttatori. O per i costi zero di gestione ad esempio o la precarietà e occasionalità del lavoro. 

 Quindi si può immaginare che come  conseguenza della parziale abrogazione così come viene proposta si avrà una tenace messa in atto dei  soliti strumenti repressivi in strada con l’impiego massiccio di agenti delle Forze dell’Ordine  per “convincere” le prostitute a ritirarsi in casa. Una sistematica schedatura di tutte le fermate, anche con il solo sospetto di prostituzione, che diventerà utile per il controllo di queste persone, compreso il controllo fiscale e l’imposizione di tasse senza un giusto criterio definito a priori.



Noi sosteniamo da molti anni che la legge va cambiata, e siamo convinte che le forze politiche debbano farlo in Parlamento con un ampio e partecipato dibattito. Senza giocare a creare trappole moraliste o ideologiche. Guardando alla realtà esistente e creando le norme necessarie per governarla, avendo come principio di base il rispetto dei Diritti Umani, e il rispetto per chi si prostituisce e per chi acquista i servizi. L’esperienza e le voci di molte delle interessate suggeriscono che si parli di LAVORO, con diritti lavorativi riconosciuti e rispetto per queste persone che non devono essere stigmatizzate o trattate da cittadine/i di serie B.



Se qualcuno vuole dimostrare l’intenzione di cambiare veramente la legge  deve avere il coraggio di proporre l’abrogazione totale della legge Merlin, per poter successivamente fare in Parlamento una nuova legge  adatta alla realtà del fenomeno e della società.

 

 

Noi non vogliamo sottrarci a contribuire per la formulazione di una nuova e buona legge.