Home arrow News arrow Svizzera: Lavoro sessuale 20.000 lavoratrici e 2.6 miliardi di euro il giro d'affari
Svizzera: Lavoro sessuale 20.000 lavoratrici e 2.6 miliardi di euro il giro d'affari PDF Stampa E-mail

Di Rosaria Guerra 

giovedì 26 giugno 2014 

 

Quando il postino gli ha consegnato una multa di 200 euro a nome di nonno Saturnino, Alfredo il portinaio quasi non credeva ai suoi occhi. L’arzillo signore, classe 1923, in una calda mattina d’autunno del 2011, s’era fatto beccare dalla polizia municipale lungo una via consolare poco fuori Roma mentre “lasciava in sosta il veicolo su bordo strada per entrare nella boscaglia per intrattenersi con una meretrice, che al momento del nostro arrivo si dava alla fuga”. Colto in flagrante peccato, il vetusto casanova aveva dichiarato stizzito: “Bisogna riaprire le case chiuse!”.

A no’, c’hai ‘n’età! Quanno la finirai de buttà via la pensione pe’ annà colle signorine?” lo aveva biasimato Alfredo, trattenendo a stento le risa per le disavventure del vispo antenato. Ma Saturnino, che da quell’orecchio non ci sente, gli ha risposto che “primo, co’ li denari mia ce faccio quello che me pare, eppoi, me diverto e ce rimetto pure in moto l’economia de ‘sto paese”.

Teoria curiosa, certo, ma non del tutto infondata.

Lo diceva già Robert Kennedy nel 1968: “Il PIL misura tutto eccetto ciò che rende meritevole la vita di essere vissuta”. Già allora si intuiva che il PIL da solo non fosse un indicatore adeguato per misurare il benessere di una nazione e oggi, con l’economia che ristagna, gli esperti ritengono sia necessario individuare nuovi indicatori per definire lo stato di salute di un Paese e l’effettivo grado di benessere e felicità di chi ci abita.

Secondo il Wall Street Journal, i nuovi sistemi di misurazione del Pil dell’Unione Europea includeranno presto le droghe, la prostituzione e altre attività illecite. Ma non tutti sono d’accordo, perché misurare l’economia sommersa di un paese potrebbe gonfiarne i dati: un Pil maggiore aiuterebbe, infatti, il debito e il deficit a restare contenuti nei limiti della UE. Favorevoli o contrari, questo per l’Italia potrebbe tradursi in un incremento del valore del Pil dell’1-2% e quindi consentirci uno scatto in avanti non da poco.

Ma se “le signorine” nostrane, che a questo scatto dovrebbero contribuire, l’attività la vanno ad esercitare oltre confine?

È successo che, pochi giorni fa, una 25enne abbia rilasciato un’intervista al Corriere.it raccontando la sua vita segreta di “frontaliera del sesso” che fa la spola tra il nord Italia e la Svizzera. Lì, dice, svolge il mestiere più antico del mondo, arrivando a guadagnare fino a 10.000 euro al mese. Mica male.

Stella - chiamiamola così - ha preso in affitto un appartamento, si è registrata come prostituta alla polizia elvetica e ha ottenuto un permesso che le consente di esercitare come libera professionista.“Qui mi sento tutelata – dice -: pago le tasse, la burocrazia non è lenta e sibillina come da noi e le cose funzionano. Dormo sonni tranquilli e vedo questa mia nuova vita come una rivincita rispetto al precariato”. Poi, pensa, un giorno potrebbe persino scrivere un libro.

Con la crisi, le “frontaliere” continuano ad aumentare, soprattutto in Ticino, e oggi in Svizzera lavorano circa 20.000 prostitute, non tutte legalmente, per un giro d’affari di 2,6 miliardi di euro. Per contrastare i casi di usura, riciclaggio e riduzione in schiavitù per sfruttamento sessuale - lo scorso anno oltre 60 - le forze dell’ordine si coordinano con quelle di altri paesi e il governo pensa a nuove leggi per proteggere le donne che lavorano nell’industria del sesso e per garantire loro di farlo liberamente, al punto da dover presentare, in alcuni cantoni, dei business plan per svolgere in modo legittimo e proficuo la loro attività.

Al contrario, Bruxelles ha votato una risoluzione per sanzionare i clienti, come accadeva fino al 2013 anche a Roma senza che, per questo, in quattro anni, il fenomeno della prostituzione in strada abbia subito alcuna battuta d’arresto. Il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute onlus (www.lucciole.org) si oppone alla persecuzione del cliente e chiede al governo italiano delle misure legislative per riconoscere “la libertà e la dignità delle lavoratrici del sesso”.

E se applicassimo anche noi una soluzione “alla svizzera”, salveremmo Bocca di Rosa dagli sfruttatori e il Bel Paese dalla bancarotta?

Mentre leggo che la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle raccolgono firme per indire un referendum al fine di abrogare la Legge con cui nel 1958 vennero chiuse le “case” rimpiante da Saturnino, mi punge l’eco di una “voce dal postribolo” all’allora senatrice Merlin: “Capisco che il Governo non incasserà più miliardi: si rifaccia dando l’ultimo colpo di grazia ai padroni, tassi e legalizzi altro commercio e non la carne delle sue Donne!”.

 

http://www.tvsvizzera.it/radio-monteceneri/Sweet-zerland/Eva-contro-Eva-1254496.html