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Ronald Weitzer “Errori di calcolo sulla tratta di esseri umani e la schiavitù” PDF Stampa E-mail

Traduzione di Marianna Bonina

https://www.opendemocracy.net/beyondslavery/ronald-weitzer/miscounting-human-trafficking-and-slavery

“Sull’autore dell’articolo Ronald Weitzer.

Ronald Weitzer è professore di Sociologia all’Università George Washington, Washington DC.

La sua ricerca attuale include un’investigazione comparativa della regolazione della prostituzione in Europa e una valutazione comprensiva del governo e delle politiche internazionali riguardanti la tratta di esseri umani. “

          Errori di calcolo sulla tratta di esseri umani e la schiavitù

“La credenza comune è che la tratta di esseri umani oggi sia uno tra i maggiori problemi, vittimizzando milioni di persone ogni anno. Le stime variano ampiamente: da 600.000 a 4 milioni di vittime all’anno del traffico e tra 8 e 27 milioni di persone in schiavitù. Nel 2010, il Dipartimento di Stato degli Usa ha asserito che 1,8 ogni mille persone nel mondo (0,18 percento) sono trafficate ogni anno.

Non erano mai state fornite fonti per documentare questi calcoli, ma già erano stati velocemente ripresi dai media e da varie agenzie governative e internazionali, dando loro una patina di credibilità.

 

Per quanto umanitari i loro propositi, molte di queste agenzie gruppi di interesse coinvolti negli sforzi contro la tratta hanno un loro interesse gonfiare l’importanza del problema. Più esagerato appare, più grande è la quantità d’attenzione dai mezzi di comunicazione, dai politici e dal pubblico. I contributi finanziari dal governo per le organizzazioni coinvolte nell’arena della tratta, alcune delle quali hanno poca o nessuna competenza nel settore, aumentano anche con l’esposizione.

Molti analisti indipendenti hanno criticato la mancanza di documentazione per le stime, ma sono stati completamente messi in ombra da coloro i quali insistono che la grandezza del problema nel mondo è sia ampia che in crescita.

 

Due recenti rapporti sulla tratta

 

Due recenti “studi” hanno attratto tanta attenzione internazionale. Ciascuno presenta risultati incredibilmente imperfetti.

 

Il primo è il Global Slavery Index  (n. t. ”Indice Globale di Schiavitù”) prodotto dalla fondazione Walk Free (n. t. “Cammina libera/o”). Il rapporto classifica 162 nazioni per la prevalenza della schiavitù, che è definita piuttosto in senso lato come traffico di esseri umani, lavoro forzato e schiavitù. L’indice di schiavitù attinge da una miscela di risorse non standardizzate e talmente non comparabili, incluse indagini sulla popolazione, stime da agenzie governative e non governative (n.t. le ONG), e inchieste giornalistiche sui media. “Estrapola” anche, piuttosto bizzarramente, da nazioni dove qualche genere di stima è disponibile a nazioni “simili” che mancano di tali stime.

“Per esempio, la proporzione prevalente dallo studio della Gran Bretagna era presunta essere pertinente ad altre nazioni insulari come l’Irlanda e l’Islanda, mentre la proporzione prevalente per gli USA era ritenuta pertinente agli stati sviluppati dell’Europa occidentale come la Germania.”

Perché gli Stati Uniti fossero “indicativi” per l’Europa non è rivelato.

Imputare “somiglianza” a nazioni differenti ignora le loro peculiarità, e tale “estrapolazione” corre il rischio di distorcere grossolanamente la prevalenza della schiavitù in un dato paese. Per nazioni per le quali nessuna estrapolazione è possibile, i creatori dell’indice affermano che “era necessario fare affidamento su fonti d’informazione secondarie”, che spesso sono aneddotiche (ONG, inchieste giornalistiche, “esperti” locali). Queste risorse  sono particolarmente problematiche  quando ricordiamo che la schiavitù moderna e la tratta sono pratiche clandestine e molto difficili da rilevare.

 

Il rapporto di Walk Free nomina ciò che i suoi autori considerano le dieci “peggiori” nazioni sulla scala della schiavitù. Cinque di queste sono in Africa (Gabon, il Gambia, Costa d’Avorio, Benin, Mauritania) dove l’informazione è carente e difficilmente sufficiente per giustificare tale categorizzazione, e le altre cinque sono Haiti, Pakistan, India, Nepal e Moldavia.

Alcuni analisti sosterrebbero che non abbiamo alcuna certezza nelle stime calcolate da queste società, giacché i dati sono così inaffidabili.

Gli autori identificano anche le dieci “migliori” nazioni, intendendo quelle con i più bassi tassi di schiavitù. Tutte queste sono ricche nazioni dell’Europa occidentale più la Nuova Zelanda.

 

Concludendo che ci sono 29,8 milioni di persone nel mondo che sono vittime di lavoro forzato, traffico di esseri umani e schiavitù, il rapporto cerca di dare credibilità  empirica alla dubbia stima dell’organizzazione Free the Slaves (n.t. “Libera le/gli schavi”) che ci sono 27 milioni di persone in schiavitù nel mondo. Quando il calcolo dei 27 milioni fu proposto inizialmente dal fondatore di Free the Slaves, Kevin Bales, egli lo ha giustificato come una semplice “ipotesi”.

Data l’incredibile informazione non regolata e frammentata sulla quale il Global Slavery Index (n. t. l’”Indice Globale di Schiavitù”) è basato, ciò non ha molta più affidabilità del calcolo dei 27 milioni. Ancora, molte fonti dei media e agenzie del governo (incluso il Dipartimento di Stato degli USA) hanno accolto queste cifre.

 

Il secondo rapporto “La prostituzione  legalizzata aumenta la tratta di esseri umani?”  cerca di determinare se i paesi nei quali la prostituzione è legale hanno dati della tratta migliori o peggiori dei paesi in cui la prostituzione è illegale. Usando un rapporto su 161 paesi dall’Ufficio delle Nazioni Unite (n. t. l’ONU) su Droghe e Crimine (UNODC) gli economisti Seo˗Young Cho, Axel Dreher e Eric Neumayer hanno classificato i paesi e cercato di determinare se le loro leggi sulla prostituzione erano collegate alla loro presunta prevalenza di tratta di esseri umani. Nel fare così, loro ignorano l’avvertimento dell’UNODC contro l’uso del suo rapporto come una misura del numero di vittime in ogni dato paese. UNODC ha sottolineato l’assenza di una definizione di base della tratta attraverso i paesi, la mancanza di trasparenza in molte nazioni nella raccolta dei dati e nel riferirli, la diversa natura delle fonti, e la combinazione di contrabbando, tratta di esseri umani, e i numeri della migrazione irregolare. Cho e i suoi colleghi riconoscono che i loro conti “non riflettono gli attuali flussi di traffico” e che è “difficile, forse impossibile, trovare prove concrete “ di una relazione tra la tratta e qualunque altra cosa.

 

Loro tuttavia usano il rapporto UNODC per trarre conclusioni azzardate sulla relazione fra la tratta e leggi nazionali sulla prostituzione. Ancora più controverso, gli autori fanno affidamento su dati nazionali aggregati sulla tratta di esseri umani, che combinano lavoro, sesso e altri generi di traffici ˗nel loro tentativo di valutare se la prostituzione legalizzata fa la differenza. Quindi, c’è un imbarazzante discrepanza tra i conti generici sui traffici e le leggi sulla prostituzione (per le quali avrebbero dovuto essere usate solo cifre del traffico del sesso).

Per analogia, si immagini di usare un’analisi che compara la prevalenza del traffico di droga a livello nazionale˗ cioè, tutte le droghe illegali˗ con la condizione legale di una droga, il possesso della marijuana.

 

Questo non è l’unico difetto dello studio di Cho. I suoi autori esaminano il traffico in un solo momento, che è qualcosa che dovrebbe essere tracciato nel tempo per includere dati di prima e dopo la legalizzazione della prostituzione. Loro per di più ignorano l’importante questione del se, e come, le leggi sulla prostituzione sono effettivamente applicate. La loro analisi è confinata alla “legge sulla carta”, ignorando i modi in cui la legge è, o non è, attuata sul campo.

 

Perché questi “studi” sono importanti

 

˗Primo, sia l’indice di schiavitù che il rapporto Cho hanno ricevuto un sacco di vantaggiosa pubblicità sui mezzi di comunicazione di massa. Sono stati sostenuti dai responsabili delle decisioni politiche (n.t. i cosiddetti “policy makers”) in alcuni paesi, specialmente quelli che chiedono una maggiore criminalizzazione della prostituzione.   

 

 ˗Secondo, se le affermazioni o “le scoperte” sono infondate, loro rischiano di deviare l’attenzione e i fondi da altre cose meritevoli. Una gran quantità di denaro è stata spesa dai governi e dalla comunità internazionale nei passati quindici anni, nei programmi di lotta alla tratta. Però, a paragone con la pretesa elevata portata della questione, poche vittime sono state trovate e assistite e così pure pochi trafficanti sono stati perseguiti nel mondo.

 

˗Terzo, anche se le rivendicazioni circa i tassi di vittime a livello nazionale fossero approssimativamente vere, il loro approccio su larga scala significa che non hanno alcuna utilità nei contesti dove il traffico conta di più. Gli studi di microlivello (in una città o in una piccola città) hanno evidenti vantaggi. Essi possono provvedere: 1) numeri più realistici delle vittime, per i parametri limitati; 2)approfondimenti riguardanti la reale organizzazione e le dinamiche delle bande di trafficanti; e 3) la possibilità di identificare “i punti caldi” per un dispiegamento mirato delle forze dell’ordine.”                 

 

 

                            Traduzione di Marianna Bonina.

E ’condivisibile, purché si citi la traduttrice.