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MILANO/ZONING: ASSURDA DENUNCIA PER ISTIGAZIONE AL FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE A MOZIONE VOTATA IN ZONA 2.

Comunicato stampa dell'Associazione Radicale Certi Diritti.

Milano, 27 novembre 2015

Un comunicato di ieri di tre associazioni napoletane informa che, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, è stato depositato presso la Procura di Napoli l’esposto denuncia "contro chiunque sarà ritenuto responsabile" del reato di "istigazione al favoreggiamento della prostituzione". 





Istigazione al favoreggiamento della prostituzione? Ma che reato è? E chi lo avrebbe commesso? Leggendo il testo della denuncia, allegato al comunicato, si capisce che le associazioni ce l'hanno niente meno che con la mozione radicale sulla zonizzazione votata dal Consiglio di Zona 2 di Milano. 

Ma come, ci si chiederà, si denuncia l'attività politica di un consigliere che presenta una mozione sgradita? Peggio si denuncia l'intero consiglio che avrebbe votato una mozione sgradita? Non solo, è la risposta, perché si va a caccia di chiunque sia ritenuto responsabile: il consiglio di zona, il consigliere che l'ha presentata, le associazioni che lo hanno coadiuvato, colei (a no dev'essere per forza colui, nella logica delle nuove paladine della pubblica morale) che ha avuto l'idea è anche, perché no, il comune di Venezia a cui tutti questi criminali si sono ispirati avendo adottato un provvedimento analogo a quello proposto in Zona 2 sin dal 2001. Praticamente tutti e tutte coloro che non la pensano come le denuncianti.

Ma poi, queste paladine del buon costume hanno letto davvero la mozione? Forse sì, ma la stravolgono completamente mettendo in primo e secondo piano ciò che a loro fa più comodo e arrivando ad accusare la mozione di cose inesistenti come il ripristino di "controlli di autorità [...] sanitarie" giustamente abrogati dalla legge Merlin perché lesivi, questi sì della dignità di lavoratori e lavoratrici sessuali.

Insomma siamo arrivati al punto in cui non solo non si rispetta più la libertà di espressione e di pensiero dei cittadini e dei loro rappresentanti istituzionali, ma si arriva a denunciare penalmente tutti coloro che non sono abolizionisti. Ma quel che è peggio è che si tenta di usare la leva penale per fare dei proclami abolizionisti, come se non bastassero tutte le platee a cui già lorsignore hanno accesso. Tutti coloro che pensano che la zonizzazione possa essere uno strumento del governo del fenomeno sono si preparino a difendere le proprie opinioni non in un dibattito, ma in un tribunale. Questa è l'idea di democrazia che hanno certe femministe che evocano senza pudore persino il T. U. di Pubblica Sicurezza fascista del 1931.

"Non è difficile trovare il responsabile della mozione approvata da Consiglio di Zona 2, basta leggerla sino in fondo e vedere chi è stato il primo firmatario, sono stato io e non mi lascio certo intimorire da una denuncia assurda che fa solo proclami abolizionisti. Io vado avanti per la mia strada continuando ad esprimere le mie idee e a fare politica sulla base di esse per garantire i diritti di tutte e tutti, a partire da quelli di lavoratrici e lavoratori sessuali sino a quelli dei residenti, e per tentare di governare i fenomeni sociali che si manifestano nelle nostre città", afferma Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti e vicepresidente di Zona 2.

"Nel giorno contro la violenza  sulle donne le femministe abolizioniste prendono una iniziativa a danno di altre donne. Un vergognoso attacco contro la libertà e il diritto di integrazione di ogni persona che pratica sesso in cambio di denaro. Sostenere il teorema che comprare servizi sessuali sia in se una violenza e' un falso ideologico. Alla fine il risultato e' cucire la veste di vittima addosso ad ogni donna negando l'autodeterminazione per tutte. Nessuno nega che esista la tratta ma voler dimostrare che la prostituzione ne sia la causa principale e unica è palesemente una mistificazione", aggiunge Pia Covre del direttivo dell'Associazione Radicale Certi Diritti e presidente del Comitato per i diritti civili delle prostitute.