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NO al Modello svedese PDF Stampa E-mail

COMUNICATO STAMPA

In merito all’incontro sostenuto dall’Onorevole Bini presso la camera di Deputati dal titolo

“CONTRO LA SCHIAVITU’ DELLA PROSTITUZIONE” previsto per giovedì 19 gennaio 2017

 

Le leggi, come il modello  'svedese' o 'nordico' sono  spesso presentate come modelli  che "proteggono" i lavoratori e le lavoratrici del sesso:  una ricerca di Amnesty International ha messo in evidenza come questo modello spacciato per colpire i clienti, proprio per il quadro legislativo che lo sostiene,  possa, in alcune situazioni, causare vere e proprie violazioni dei diritti umani delle persone che vendono prestazioni sessuali. Per questo anche Amnesty International chiede la decriminalizazione del lavoro sessuale nel mondo.

Il 'modello svedese' espone i/le sex workers  ad alti livelli di discriminazione e di rischio di violenza proprio a partire dal fatto che sono costrette e costretti a lavorare in una situazione di illegalità ed emarginazione.

Le leggi che proibiscono a sex workers di  lavorare insieme per avere più sicurezza e proteggersi reciprocamente, così come le leggi che impediscono di assumere terze persone a protezione della propria sicurezza ci rendono vulnerabili alla violenza, per questo condanniamo il modello svedese ma condanniamo anche la legge Merlin che con il reato di favoreggiamento ci costringe all’isolamento.

In questo contesto la nostra capacità di denunciare i crimini contro di noi  è compromessa, con grave  impatto sulla violenza contro le lavoratrici del sesso. Al contrario, quando il lavoro sessuale è depenalizzato, i lavoratori e le lavoratrici del sesso sono più disposti a denunciare i crimini subiti e sono maggiormente in grado di collaborare con le forze dell'ordine per identificare i responsabili di violenza e di sfruttamento, tra cui il traffico di esseri umani.


Il 'modello svedese' criminalizza l'attività sessuale consensuale fra adulti e carica l’immagine del lavoro sessuale di immoralità e criminalità, caricando i/le sex workers di "colpa" per qualsiasi danno, punizione o giudizio nel quale incorriamo nel corso del nostro lavoro.

Nella realtà queste violano i diritti umani dei lavoratori del sesso, compresi i diritti alla sicurezza e integrità della nostra persona, alla nostra salute, alla nostra vita

Programmi e servizi basati sul sostegno fra pari sono, per la comunità dei e delle sex workers, il modo più efficace per rispondere alla violenza, alla stigmatizzazione e alla discriminazione. Un adeguato sostegno mirato e rispettoso dell’ autodeterminazione è il solo strumento corretto per rispondere alle esigenze dei lavoratori e lavoratrici del sesso che hanno subito violenza,  sfruttamento e/o che siano stati oggetto di tratta di esseri umani.

Riteniamo che le relatrici di questo incontro che pretendono di esportare in Italia ideologie e leggi  che infliggono sofferenze a tutti i/le sex workers e alle loro famiglie, comprese le donne straniere coinvolte nel traffico di esseri umani che, proprio in virtù di queste leggi, subiscono come ulteriore violenza la deportazione dai  Paesi nordici, abbiano una visione del mondo colonialista ed egocentrica.

Noi rifiutiamo queste politiche e, associate a ICRSE (Comitato Internazionale sui Diritti dei lavoratori del sesso in Europa), invitiamo i politici a:

     Sostenere la depenalizzazione del lavoro sessuale, al fine di garantire l'accesso a tutte e tutti lavoratori del sesso  migranti (privi di documenti) alla tutela della salute e alla giustizia.

     Sostenere la  fine delle espulsioni e deportazioni di lavoratori e lavoratrici del sesso migranti perché privi di documenti. Liberare le donne dal CIE di Ponte Galiera e da ogni altro luogo di restrizione della libertà  solo perché prive di documenti.

     Assicurarsi che i richiedenti asilo, rifugiati e migranti (senza documenti) abbiano accesso ad assistenza sociale e a opportunità economiche e occupazionali.

Chiediamo che alle vittime di tratta che emergono fra i richiedenti asilo, maschi,femmine e transgender,  venga sempre appliccato l’arrt. 18 per garantire una adeguata forma di protezione e l’accoglienza necessaria a evitare che finiscano in strada  nelle mani di sfruttatori.

Al Governo chiediamo di non impedire l’accesso alla giustizia uguale per tutti, le persone LGBTI e le donne vulnerabili spesso traumatizzati dalle violenze subite che richiedono  asilo hanno diritto  al tempo per raccontare le loro storie  il Governo non elimini il secondo grado di giudizio per i soli richiedenti asilo, sarebbe una ingiustizia e un danno per le vittime del traffico di esseri umani.

 

 

Associazione Radicale Certi Diritti – Leonardo Monaco  

 Comitato per i Diritti Civili delle prostitute Onlus- Pia Covre