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Amnesty International contro le violazioni dei diritti umani de* sex workers PDF Stampa E-mail

Quello che segue è l’annuncio, con sintesi, di quello che Amnesty ha deciso in favore della decriminalizzazione del lavoro sessuale. C’è una descrizione delle ricerche che hanno condotto Amnesty a quella decisione al fine di tutelare i/le sex workers da violenze violazioni dei diritti umani. di La traduzione in italiano del documento per intero sarà disponibile a breve, grazie al gruppo traduzioni di Abbatto i Muri. Buona lettura!

 

Politica e prime ricerche sulla protezione dei diritti delle persone che svolgono lavoro sessuale

26 maggio 2016

“Se un cliente si comporta male, devi proteggerti per conto tuo. La polizia la chiami solo se pensi che stai per morire. Se chiami la polizia, perdi tutto quello che hai”. (Una lavoratrice del sesso norvegese)

Il 26 maggio Amnesty International ha reso pubblica la sua politica per proteggere le persone che svolgono lavoro sessuale da violazioni dei diritti umani, unitamente a quattro rapporti di ricerca su Papua Nuova Guinea, Hong Kong, Norvegia e Argentina.

“Le persone che svolgono lavoro sessuale corrono grandi rischi di subire tutta una serie di violazioni dei diritti umani, tra cui stupro, violenza, estorsione e discriminazione. Troppo spesso la protezione che ricevono dalla legge e i mezzi a disposizione per ottenere un risarcimento sono insufficienti se non assenti” – ha dichiarato Tawanda Mutasah di Amnesty International.

“La nostra politica spiega in che modo i governi dovrebbero proteggere le persone che svolgono lavoro sessuale. Le nostre ricerche presentano le loro testimonianze e i rischi quotidiani cui vanno incontro” – ha proseguito Mutasah.

La politica

La politica di Amnesty International è il momento d’arrivo di un’estesa consultazione mondiale, di un esame complessivo di tutte le prove disponibili, di un’analisi degli attuali standard internazionali sui diritti umani e di ricerche di prima mano condotte negli ultimi due anni.

La sua adozione e pubblicazione fa seguito a una decisione presa democraticamente dal movimento globale di Amnesty International nell’agosto 2015.

La politica chiede ai governi di assicurare protezione da violenza fisica, estorsione e coercizione, di coinvolgere le persone che svolgono lavoro sessuale nello sviluppo di leggi riguardanti le loro vite e la loro sicurezza e di porre fine alla discriminazione garantendo pari accesso all’istruzione e alle opportunità d’impiego.

La politica raccomanda ai governi la decriminalizzazione del lavoro sessuale consensuale, comprese le leggi che vietano attività associate al lavoro sessuale (ad esempio i divieti relativi all’offerta, alla promozione e all’organizzazione complessiva del lavoro sessuale). Questa raccomandazione si basa sulla constatazione che leggi del genere rendono meno sicuro il lavoro sessuale e garantiscono l’impunità, dal momento che le persone che svolgono lavoro sessuale rinunciano spesso a sporgere denuncia alla polizia per paura di subire sanzioni. Le leggi sul lavoro sessuale dovrebbero dedicarsi alla protezione dallo sfruttamento e dalla violenza piuttosto che a vietare il lavoro sessuale e a penalizzare le persone che svolgono lavoro sessuale.

La politica rafforza la posizione di Amnesty International contro il lavoro forzato, lo sfruttamento sessuale dei minori e il traffico di esseri umani, orribili violazioni dei diritti umani che richiedono un’azione di contrasto coordinata e che, sulla base del diritto internazionale, devono essere considerati un reato in ogni paese.

“Vogliamo che le leggi siano modificate per avere al centro una vita più sicura per le persone che svolgono lavoro sessuale e il miglioramento delle relazioni con le forze di polizia perché possano denunciare con fiducia lo sfruttamento. Vogliamo che i governi garantiscano che nessuna persona sarà forzata a offrire prestazioni sessuali a pagamento o sarà impossibilitata, qualora lo volesse, a interrompere il lavoro sessuale” – ha aggiunto Mutasah.

Le ricerche

Le estese ricerche condotte da Amnesty International, che comprendono quattro rapporti su altrettanti paesi di aree geografiche diverse, mostrano che le persone che svolgono lavoro sessuale sono spesso sottoposte a terribili violazioni dei diritti umani. Ciò è dovuto almeno in parte alla criminalizzazione, che mette ulteriormente in pericolo queste persone, le emargina e impedisce loro di cercare protezione dalla violenza e di ricorrere a servizi sociali e di assistenza legale.

“Le persone che svolgono lavoro sessuale ci raccontano come la criminalizzazione permetta alla polizia di perseguitarle e di non dare ascolto alle loro denunce e richieste di protezione” – ha spiegato Mutasah.

Invece di preoccuparsi di proteggere le persone che svolgono lavoro sessuale dalla violenza e dalla criminalità, in molti paesi i tutori dell’ordine cercano d’impedire il lavoro sessuale attraverso sorveglianza, intimidazioni e aggressioni. Troppo spesso la protezione che le persone che svolgono lavoro sessuale ricevono dalla legge e i mezzi a loro disposizione per ottenere un risarcimento sono insufficienti se non del tutto assenti, persino nei paesi dove l’offerta di prestazioni sessuali è legale.

Papua Nuova Guinea

In questo stato è illegale guadagnare attraverso il lavoro sessuale e organizzare attività commerciali riguardo il sesso. L’omosessualità è a sua volta un reato e questo è il principale motivo della persecuzione giudiziaria degli uomini che svolgono lavoro sessuale.

Le ricerche di Amnesty International hanno mostrato come la criminalizzazione consenta alla polizia di minacciare le persone che svolgono lavoro sessuale, di estorcerle denaro o di arrestarle arbitrariamente.

Le persone che svolgono lavoro sessuale vanno incontro a un livello estremo di stigmatizzazione, discriminazione e violenza, compresi lo stupro e l’omicidio. Nel 2010 un sondaggio ha rivelato che, nell’arco di sei mesi, il 50 per cento delle persone che svolgevano lavoro sessuale nella capitale Port Moresby era stato stuprato dai clienti o dalla polizia.

Amnesty International ha ascoltato drammatiche testimonianze di persone che avevano subito stupri e altre forme di violenza sessuale da parte di agenti di polizia, clienti e ulteriori soggetti e che, in quanto considerate “illegali”, avevano troppa paura di denunciare l’accaduto.

Questo è il racconto di Mona:

“Gli agenti hanno iniziato a picchiare me e il cliente. Poi sei agenti hanno preteso di fare sesso, minacciandomi con le pistole. Non ho alcuna possibilità di denunciarli. È una cosa terribile, ma devo far finta di niente. Se mi rivolgo alla legge, non possono aiutarmi perché il lavoro sessuale è illegale”.

Le forze di polizia vanno alla ricerca di preservativi da esibire come prove contro le persone che svolgono lavoro sessuale. Queste sono spesso accusate di essere “propagatrici” di malattie e per questo motivo molte si sentono scoraggiate dal cercare informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva e consulenza sull’Hiv/Aids.

Mary spiega:

“Quando la polizia ci ferma, se ci trovano dei preservativi ci picchiano e ci accusano di offrire prestazioni sessuali o di diffondere malattie come l’Hiv. Ci chiedono soldi, ci minacciano. Noi gli diamo la somma che ci chiedono, se non gliela diamo ci picchiano”.

Hong Kong

L’offerta di prestazioni sessuali non è illegale quando una singola persona svolge lavoro sessuale in un appartamento privato. Tuttavia, lavorare in luoghi isolati pone le persone che svolgono lavoro sessuale in una situazione di vulnerabilità e al rischio di subire rapine, violenza e stupro.

Queen ha raccontato ad Amnesty International di “non aver mai denunciato i reati subiti, compreso lo stupro, perché temo di venir accusata di promuovere prestazioni sessuali”.

Non solo la polizia offre scarsa protezione, a volte prende volutamente di mira le persone che svolgono lavoro sessuale.

Le ricerche di Amnesty International hanno evidenziato che gli agenti di polizia spesso abusano dei loro poteri per ricattare le persone che svolgono lavoro sessuale, per estorcere denaro o esercitare coercizione. Agenti di polizia possono essere autorizzati a ricevere, sotto copertura, prestazioni sessuali nell’ambito delle loro indagini ai fini di ottenere prove. Amnesty International ha registrato casi in cui agenti di polizia o individui che si presentavano come agenti di polizia hanno proposto di evitare sanzioni legali in cambio di denaro o “sesso gratuito”.

Le persone transgender che svolgono lavoro sessuale sono spesso sottoposte a pratiche particolarmente abusive, come le umilianti perquisizioni corporali eseguite da agenti di sesso maschile nei confronti di donne transgender.

Dopo l’arresto, le donne transgender che svolgono lavoro sessuale possono essere inviate nelle sezioni maschili dei centri di detenzione o in unità speciali per detenuti con malattie mentali.

Norvegia

L’acquisto di prestazioni sessuali è illegale mentre non lo è l’offerta. Sono considerate reato altre attività associate al lavoro sessuale, tra cui la “promozione della prostituzione” e l’affitto di locali per lo svolgimento di lavoro sessuale.

Nonostante gli alti livelli di stupro e violenza da parte di clienti e di bande criminali, le persone che svolgono lavoro sessuale vanno incontro a notevoli difficoltà quando si tratta di denunciare la violenza alla polizia.

Amnesty International è venuta a conoscenza di alcuni casi in cui persone che svolgevano lavoro sessuale sono state sfrattate o addirittura espulse dal paese dopo essersi rivolte alla polizia.

La legge stabilisce che le persone che svolgono lavoro sessuale possono essere soggette a sfratto coatto e i proprietari possono essere denunciati per aver affittato locali in cui viene svolto lavoro sessuale.

Una rappresentante di un’organizzazione per i diritti delle persone che svolgono lavoro sessuale ha commentato: “Se i proprietari non ci sfrattano, la polizia li denuncia. Così la polizia incoraggia i proprietari ad eseguire la legge da soli”. Le persone che svolgono lavoro sessuale non possono lavorare insieme o chiedere il sostegno di altre persone per tutelare la loro sicurezza, in quanto correrebbero il rischio di essere denunciate per “promozione della prostituzione”.

Buenos Aires, Argentina

Formalmente, la vendita o l’acquisto di prestazioni sessuali a Buenos Aires non è illegale. In pratica, tuttavia, le persone che svolgono lavoro sessuale vengono criminalizzate da una serie di leggi che puniscono le attività associate e che non distinguono tra lavoro sessuale consensuale e traffico di esseri umani.

Le ricerche di Amnesty International hanno dimostrato che le persone che svolgono lavoro sessuale nella capitale dell’Argentina vanno incontro a una serie di ostacoli quando si tratta di presentare denuncia alla polizia.

“Il cliente prima mi ha pagato, poi mentre stavo scendendo dall’automobile mi ha preso al collo e mi ha ferita con un coltello. Gli ho dato tutti i soldi che avevo e il cellulare e mi ha lasciata andare” – ha raccontato Laura, una persona che svolge lavoro sessuale in strada.

Laura non ha denunciato la violenza e il furto alla polizia, ritenendo che sarebbe stata una perdita di tempo: “Non mi avrebbero ascoltato, dato che lavoro in strada”.

Le persone che svolgono lavoro sessuale sono spesso fermate in strada in modo del tutto arbitrario dalla polizia e, in alcuni casi, multate e sottoposte a periodi di prova. A Buenos Aires sarebbe illegale basarsi sull’aspetto, il comportamento o l’abbigliamento di una persona quando si applica la legge che punisce la promozione del sesso in luoghi pubblici. Tuttavia questo tipo di pregiudizio, da parte di agenti di polizia e magistrati, è purtroppo diffuso e sono specialmente le persone transgender che svolgono lavoro sessuale a essere prese di mira.

A loro volta, le persone che svolgono lavoro sessuale in appartamenti privati sono spesso sottoposte a violenti ed estenuanti raid e ispezioni e sottoposte a estorsioni e all’obbligo di versare tangenti.

Le persone che svolgono lavoro sessuale hanno anche riferito di difficoltà nell’accedere ai servizi sanitari, dovute alla stigmatizzazione e alla discriminazione.

“Non abbiamo alcun concreto accesso ai servizi sanitari perché ogni volta che entriamo in un ospedale ci ridono contro e ci fanno visitare per ultimi” – ha riferito un transgender che in precedenza svolgeva lavoro sessuale.

Amnesty International ha verificato che questa situazione spinge alcune persone che svolgono lavoro sessuale a evitare completamente i servizi sanitari.

Nessuna giustificazione

“In troppe parti del mondo le persone che svolgono lavoro sessuale sono prive della protezione della legge e subiscono atroci forme di violenza. Questa situazione non può essere giustificata in alcun modo. I governi devono agire per proteggere i diritti umani di tutte le persone, comprese quelle che svolgono lavoro sessuale. La decriminalizzazione è solo uno dei numerosi passi necessari che i governi devono compiere per assicurare l’incolumità fisica delle persone che svolgono lavoro sessuale e proteggerle dallo sfruttamento e dalla coercizione” – ha concluso Mutasah.

Richieste di Amnesty International ai governi

Nell’ambito della sua politica per la protezione dei diritti delle persone che svolgono lavoro sessuale, Amnesty International chiede ai governi di garantire che:

1. tutte le persone abbiano accesso ai diritti economici, sociali e culturali e alle opportunità d’impiego;

2. siano contrastati i dannosi stereotipi di genere e tutte le forme di discriminazione e ineguaglianza strutturale che conducono all’emarginazione, in modo sproporzionato, delle persone che svolgono lavoro sessuale;

3. le leggi sul lavoro sessuale vengano riesaminate in modo che non siano più strumenti per criminalizzare la maggior parte o tutti gli aspetti del lavoro sessuale e affinché possano proteggere da forme di coercizione quali il traffico di esseri umani, lo sfruttamento e la violenza e prevenire il coinvolgimento dei minori nel sesso commerciale;

4. siano abolite quelle leggi o altre norme punitive nei confronti delle prestazioni sessuali consensuali tra adulti che rafforzano l’emarginazione, lo stigma e la discriminazione e che possono impedire l’accesso alla giustizia alle persone che svolgono lavoro sessuale;

5. le persone che svolgono lavoro sessuale partecipino allo sviluppo di leggi e prassi riguardanti direttamente la loro vita e la loro sicurezza

6. sia possibile lasciare il lavoro sessuale quando lo si desideri;

7. le persone che svolgono lavoro sessuale abbiano pari accesso alla giustizia, ai servizi sanitari e ad altri servizi pubblici e ricevano pari protezione da parte della legge.

Amnesty International condivide la richiesta di decriminalizzazione del lavoro sessuale consensuale con una serie di organizzazioni e gruppi di esperti, tra cui l’Alleanza globale contro il traffico delle donne, la Commissione globale su Hiv e diritto, UNAIDS, il relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto alla salute e l’Organizzazione mondiale della sanità.

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Risoluzione “Politiche sugli obblighi degli stati di rispettare, proteggere e realizzare i diritti umani delle persone che svolgono lavoro sessuale” (60.59 KB)

Politiche sugli obblighi degli stati di rispettare, proteggere e realizzare i diritti umani delle persone che svolgono lavoro sessuale

(traduzione non ufficiale della risoluzione adottata l’11 agosto 2015 dal Consiglio internazionale di Amnesty International)

Il Consiglio internazionale di Amnesty International

CHIEDE al Direttivo internazionale di adottare politiche che mirino al raggiungimento della massima protezione possibile dei diritti umani delle persone che svolgono lavoro sessuale, attraverso misure che comprendano la decriminalizzazione del lavoro sessuale, tenendo in considerazione:

1. il punto di partenza della prevenzione e della riparazione delle violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone che svolgono lavoro sessuale e in particolare la necessità che gli stati non solo riesaminino e annullino leggi che rendono tali soggetti vulnerabili alle violazioni dei diritti umani, ma si astengano anche dall’emanare leggi del genere;

2. l’impegno generale di Amnesty International per il progresso dell’uguaglianza di genere e dei diritti delle donne;

3. l’obbligo gravante sugli stati di proteggere ogni persona sotto la loro giurisdizione da politiche, leggi e prassi discriminatorie, considerato che lo status e l’esperienza concreta di essere discriminati costituiscono spesso fattori-chiave che spingono le persone a intraprendere il lavoro sessuale e allo stesso modo aumentano la vulnerabilità rispetto a violazioni dei diritti umani nello svolgimento del lavoro sessuale e limitano le opzioni disponibili per cessare volontariamente di svolgere lavoro sessuale;

4. il principio della riduzione del danno;

5. l’obbligo degli stati di prevenire e contrastare il traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e di proteggere i diritti umani delle vittime del traffico;

6. l’obbligo degli stati di assicurare che le persone che svolgono lavoro sessuale siano protette dallo sfruttamento e possano ricorrere alla legge penale per denunciarlo;

7. la necessità di criminalizzare ogni azione relativa allo sfruttamento sessuale dei minori nonché di riconoscere che un minore coinvolto in atti sessuali a scopo di commercio è vittima di sfruttamento sessuale e ha diritto al sostegno, alla riparazione del danno e a un rimedio giudiziario secondo quanto prevede il diritto internazionale dei diritti umani. Gli stati devono adottare tutte le misure necessarie per prevenire lo sfruttamento sessuale dei minori e gli abusi sessuali nei loro confronti;

8. il fatto che le persone che svolgono lavoro sessuale spesso lo fanno a causa della marginalizzazione e delle limitate scelte a loro disposizione. Amnesty International pertanto solleciterà gli stati a prendere le misure necessarie per realizzare i diritti economici, sociali e culturali di tutte le persone, affinché nessuna persona svolga lavoro sessuale contro la sua volontà o lo consideri l’unico mezzo di sopravvivenza affinché ogni persona possa cessare di svolgere il lavoro sessuale se e quando lo desidererà;

9. l’assicurazione che le politiche che verranno adottate mireranno a massimizzare la protezione di tutti i diritti umani – oltre all’uguaglianza di genere, ai diritti delle donne e alla non-discriminazione – relativi al lavoro sessuale, in particolare la sicurezza delle persone, i diritti dei minori, l’accesso alla giustizia, il diritto alla salute, i diritti dei popoli nativi e il diritto ai mezzi di sussistenza;

10. il riconoscimento e il rispetto della partecipazione attiva delle persone che svolgono lavoro sessuale nella definizione delle loro esperienze e nell’individuazione delle soluzioni più appropriate per garantire il loro benessere e la loro sicurezza, attenendosi allo stesso tempo ai principi più ampi e pertinenti del diritto internazionale relativi alla partecipazione ai processi decisionali, come il Principio del consenso libero, preventivo e informato riguardante i popoli nativi;

11. le risultanze fornite dalle ricerche, di Amnesty International e non, relative all’esperienza concreta delle persone che svolgono lavoro sessuale e all’impatto sui diritti umani dei diversi sistemi penali e di altre normative relative al lavoro sessuale;

12. la coerenza delle politiche da adottare rispetto alle posizioni di Amnesty International sul consenso all’attività sessuale, anche nei contesti in cui si verificano abusi di potere o di autorità;

13. il fatto che Amnesty International non prende posizione se il lavoro sessuale debba essere formalmente riconosciuto come un lavoro al fine della sua regolamentazione. Gli stati potranno imporre limitazioni legittime all’offerta di prestazioni sessuali, a condizione che siano conformi al diritto internazionale dei diritti umani e, in particolare, che perseguano uno scopo legittimo, siano previste dalla legge, siano necessarie e proporzionate rispetto allo scopo legittimo che si prefiggono e non siano discriminatorie.

Le politiche adottate dovranno avere un’applicazione flessibile e adattabile alle varie giurisdizioni, prevedendo che le varie strutture di Amnesty International possano attivarsi su aspetti diversi delle politiche adottate e che queste possano adottare un approccio progressivo nella loro attivazione (in conformità ed entro i limiti e il contesto delle politiche stesse), sulla base della valutazione di specifiche questioni legali e politiche.

Il Direttivo internazionale assicurerà che, dopo la diffusione del rapporto finale di ricerca, le Sezioni nazionali e le altre strutture di Amnesty International avranno la possibilità di rivedere la bozza finale delle politiche e fornire i loro contributi prima della sua adozione.

 

ICRSE

Il Comitato Internazionale per i Diritti dei Sex Workers in Europa (ICRSE) accoglie la presa di posizione di Amnesty International sulla decriminalizzazione del lavoro sessuale

Giovedì 26 maggio 2016 ICRSE Coordinator

Rimanere in silenzio di fronte alle ingiustizie è complicità con l’oppressore

Ginetta Sagan, ex presidente onorario del consiglio di amministrazione di Amnesty International USA

Oggi è un giorno memorabile per i/le sex workers di tutto il mondo perché Amnesty International ha pubblicato la sua Politica sull’Obbligo del Rispetto, Protezione e Adeguamento ai Diritti Umani dei/delle Sex Workers (Policy on State Obligations to Respect, Protect and Fulfil the Human Rights of Sex Workers). Questa politica, così come il dibattito interno e quello pubblico e la ricerca che hanno portato Amnesty International a prendere questa posizione, è una pietra miliare per la comunità dei/delle Sex Workers che richiedono e organizzano la fine di violenze, sfruttamento e abusi dei diritti umani contro i/le Sex Workers.

Come sottolineato dalla politica e dai documenti allegati, i/le Sex Workers sono tra le persone più vulnerabili a livello globale: subiscono considerevoli violenze e abusi dei loro diritti umani. Le molteplici discriminazioni che i/le Sex Workers sono costrett* a sopportare a causa della loro occupazione, identità di genere, povertà, razza, gruppo etnico e problemi di visto, sono rafforzate da una stigmatizzazione pervasiva e, in molti paesi, criminalizzazione e penalizzazione del lavoro sessuale.

I/le Sex Worker, dai collettivi informali che nascono nelle strade, nelle foreste e dai bordelli dove lavoriamo, alle organizzazioni nazionali, alle reti globali e regionali che dirigiamo, esigono una decriminalizzazione completa del lavoro sessuale (inclusa la compravendita e l’agevolazione o l’organizzazione del lavoro sessuale) come il primo e necessario passo per proteggere i diritti dei/delle Sex Workers. Quando una qualunque delle parti del lavoro sessuale è criminalizzata, la capacità dei/delle Sex Workers di lottare contro lo sfruttamento, denunciare i reati e trovare rimedi è gravemente limitata se non addirittura impossibile. Le ricerche di Amnesty International mettono in evidenza le condizioni lavorative e di vita dei/delle Sex Workers in Norvegia, Papua Nuova Guinea, Argentina e Hong Kong offrendo un’analisi articolata di una vasta gamma di violazioni dei diritti umani subite dai/dalle Sex Workers ed è un contributo importante alle sempre più inconfutabili prove dei danni causati dalla criminalizzazione del lavoro sessuale.

Amnesty International richiede la decriminalizzazione del lavoro sessuale anche associandosi a molte altre organizzazioni che riconoscono la decriminalizzazione totale come unico contesto operativo legale che permette di sostenere i diritti dei/delle Sex Workers. Tra le organizzazioni ricordiamo: The Joint United Nations Programme on HIV/AIDS (UNAIDS),UNFPA, WHOUNDPHuman Rights WatchGlobal Commission on HIV and the Lawthe World BankOpen Society FoundationsGlobal Network of People Living with HIV, Global Forum on MSM and HIV, International Women’s Health Coalition, Association for Women in DevelopmentAmerican Jewish World ServiceGlobal Alliance Against Traffic in Women (GAATW)The Lancet, The Global Fund for Women, International Community of Women Living with HIV e molte altre.

L’appello di Amnesty International per la totale decriminalizzazione del lavoro sessuale è particolarmente importante considerato l’aumento della pressione da parte di abolizionist* e di numerose organizzazioni anti traffico per introdurre delle leggi per criminalizzare i clienti dei/delle Sex Workers nelle legislazioni nazionali e politiche UE. Le prove, però, sono sempre più indiscutibili e dimostrano come la criminalizzazione dell’acquisto di prestazioni sessuali, il cosiddetto modello svedese, influenzi negativamente i/le Sex Workers e contribuisca sensibilmente alla loro vulnerabilità per quanto riguarda le violazioni dei loro diritti umani. In molti paesi della regione, l’implementazione del modello svedese porta ad un aumento della sorveglianza dei/delle Sex Workers, alimenta lo stigma e la discriminazione e scoraggia i/le Sex Workers a rivolgersi alle forze dell’ordine in caso di sfruttamento o violenze. In più, in molti paesi in cui i clienti sono stati criminalizzati, come ad esempio in Serbia e in Lituania, i/le Sex Workers rimangono comunque criminalizzati. In Francia, i/le Sex Worker immigrat* continuano ad essere arrestat* e deportat* da quando è stata approvata la legge sulla criminalizzazione dell’acquisto di prestazioni sessuali. In questo periodo di misure di austerity, aumento della precarietà del lavoro, diffusione della “crisi dei rifugiati” e l’enorme contraccolpo contro i diritti delle donne, dei migranti e delle comunità LGBT in Europa, la pretesa di un Modello Svedese alletta conservatori e partecipanti nazionalisti statali e non statali, e limita di molto la nostra capacità di lottare per i nostri diritti e contro l’ineguaglianza.

L’ICRSE supporta totalmente la presa di posizione di Amnesty International sul ruolo della criminalizzazione nel perpetuare ineguaglianze economiche e violenze strutturali che interessano i più deboli: “L’uso di una legge per proibire il lavoro sessuale non affronta e non mette in discussione le forze macro socio-economiche e la discriminazione sistemica che porta le persone al lavoro sessuale, in particolare le persone dei gruppi marginalizzati. Non offre opzioni di lavoro alternative né aumenta gli stipendi. Invece, la criminalizzazione aggrava la marginalizzazione delle persone che lavorano nel campo sessuale obbligandole a vendere i propri servizi clandestinamente e in condizioni pericolose e allo stesso tempo limita il loro accesso alla giustizia stigmatizzandole e punendole per le loro decisioni. Amnesty International riconosce l’importanza del rispetto per le azioni e le decisioni prese dagli individui, in particolare coloro che hanno minori opportunità economiche.”

Noi, Sex Workers di Europa e Asia Centrale, sappiamo che solamente rispettando i nostri diritti, riconoscendo il nostro operato e la nostra autodeterminazione, solo includendoci nelle decisioni e nei processi di stesura delle leggi, la società potrà supportarci nella nostra lotta contro la violenza, la discriminazione e lo sfruttamento. Quando in molt* vorrebbero vederci zittit* o “abolit*”, noi ringraziamo Amnesty International perché supporta i diritti dei/delle Sex Workers e il suo appello è per la totale decriminalizzazione del lavoro sessuale. La speranza di ICRSE è che tutte le sedi nazionali di Amnesty International aprano un dialogo con i/le Sex Workers e le nostre organizzazioni e si consultino con noi, aiutandoci a promuovere la decriminalizzazione del lavoro sessuale e ritengano responsabili gli stati se non riusciranno a proteggerci o a far valere i nostri diritti umani.

 

 Mag 27, 2016
https://abbattoimuri.wordpress.com/

 

Freedom Network Statement in Support of Amnesty International Vote

[The Freedom Network USA is a national alliance of experienced advocates working with survivors of all forms of human trafficking to ensure that trafficked persons have access to justice, safety, and opportunity.]

The Freedom Network, USA, applauds Amnesty International’s recent adoption of a policy
supporting the decriminalization of the sex industry and the human rights of those in the sex
trade.
Freedom Network is a membership organization of 38 service providers and advocates working
directly with survivors of human trafficking, including those trafficked into the sex trade. Our
approach to combating human trafficking centralizes voluntary, non-judgmental assistance with
an emphasis on self-determination. Our advocacy is driven by our experience working directly
with victims of trafficking, and focuses on policies that;
Address the root causes of trafficking,
Guarantee the rights and protections of trafficked persons,
Respect individual autonomy, and
Mitigate unintended consequences such as arrest or detention for others who do
not reach the legal standard of trafficking.
The vote to support decriminalization for both sex workers and third parties is an important step
towards valuing the rights and safety of everyone in the sex trade, including trafficking victims,
without detracting from the importance of anti-trafficking efforts and the ability to punish
traffickers. Sex work and sex trafficking are not synonymous. Sex work involves people
making choices that best fit their circumstances. Sex trafficking involves the absence of choice,
with people compelled to work in the sex industry through force, fraud, or coercion.
Criminalization, whether of sex workers, buyers, or facilitators, harms everyone in the sex trade,
including those experiencing trafficking and exploitation.
For those engaged in sex work, criminalization creates stigma, discrimination, and barriers to
reporting abuse. Fear of arrest prevents victims of exploitation, violence, and trafficking from
coming forward and seeking justice. Moreover, criminalization takes away options and creates
vulnerability for exploitation and trafficking. An arrest for prostitution can injure a person’s
ability to find a job, rent an apartment, or get an education. The end result is further
marginalization, vulnerability, and lack of options – three key factors that lead to trafficking.
The criminalization of clients and non-exploitative third parties also increases the amount of
violence, stigma, and discrimination which contribute to vulnerability and exploitation. Friends,
family, bodyguards, drivers, and others that are often used to create safety for sex workers can be
arrested and charged under many pimping and pandering laws. For example, laws against things
such as “living off of the proceeds of prostitution” put the family and friends of sex workers at
risk of being criminalized for sharing expenses with a sex worker. This isolation increases the
risks of violence and exploitation, and presents a barrier to many of the basic safety and harm
reduction techniques others take for granted.
“It is commendable to see an organization endorse human rights for all persons, including sex
workers-a group that faces unreasonable stigmatization and marginalization. This is a huge step
toward insisting on protection and safety for the many who are vulnerable to exploitation and
trafficking.” Freedom Network co-founder Florrie Burke.
Human trafficking, including trafficking in the sex industry, is driven by poverty, gender
disparity, lack of opportunity, homelessness, and a host of other social problems that make a
person vulnerable to exploitation. Laws intent on protecting vulnerable populations such as
those in the sex industry and victims of human trafficking must focus on empowerment by
increasing resources, addressing discrimination, and improving social safety nets, and not deadend
criminalization policies. It is only through empowerment that society can address the
institutional marginalization and barriers that lead to vulnerability, exploitation, and trafficking.
We commend Amnesty International for upholding the values of human rights, selfdetermination,
and empowerment with this decision. It is important to recognize the challenges
faced by those in the sex trade, including trafficking victims. The harms of criminalization and
the barriers it prevents to seeking justice are multi-fold. We hope that Amnesty’s decision will
inspire others to stand in support of human rights, of dignity, and of the ability for trafficking
victims to more easily seek justice.
For Questions or More Information Contact:
Kate D'Adamo, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Policy Committee Co-Chair, Freedom Network
Erin Albright, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Policy Committee Co-Chair, Freedom Network