TICINO Tasse e prostituzione. La Divisione delle contribuzioni: “Il sistema si adatta male alla real
BELLINZONA – In un precedente articolo ci eravamo occupati della questione della tassazione delle prostitute. Avevamo affrontato il tema interpellando direttamente tre donne che praticano il mestiere con un regolare permesso di lavoro. Alcune domande erano emerse nel corso di quei colloqui, quesiti che abbiamo girato al vice direttore della Divisione delle contribuzioni, Roberto Baroni. Potrebbe spiegare come funziona la tassazione delle prostitute?
“Le persone dedite alla prostituzione sono per principio tassate come tutti gli altri contribuenti. Le prostitute svolgono un’attività indipendente per definizione e pertanto sono assoggettate alle imposte ordinarie dal momento in cui iniziano a svolgere quest’attività, normalmente dal rilascio del permesso di lavoro. La grande mobilità di queste contribuenti e, spesso, il mancato annuncio del cambiamento di recapito hanno costretto a semplificare la procedura di riscossione degli acconti d’imposta. Nei casi in cui i contribuenti non presentano la dichiarazione d’imposta, la tassazione è eseguita d’ufficio (come avviene per gli altri contribuenti che si trovano nella medesima situazione)”.
Le donne con il permesso e che lavorano legalmente, pagano regolarmente gli anticipi?
“Purtroppo di questi contribuenti non tutti pagano con regolarità gli acconti d’imposta richiesti. Vi è però da rilevare che a volte questa situazione la riscontriamo anche con altri contribuenti. Non occorre infatti dimenticare che i pagamenti dell’imposta sono esigibili (nel senso che, se è il caso, si possono mettere in atto le procedure esecutive) unicamente dal momento in cui la tassazione è cresciuta in giudicato. Sugli acconti non pagati entro i termini (e che risultano confermati dalla tassazione) sono tuttavia prelevati gli interessi di ritardo”.
È possibile fare delle verifiche su chi paga e chi no?
“La verifica per queste contribuenti, con permesso di lavoro, è possibile in qualsiasi momento. La situazione fiscale è invece problematica per le prostitute che operano illegalmente (senza permesso)”.
Come si procede per fare queste verifiche?
“Per le prostitute legali tutti i dati sono facilmente reperibili nelle relative applicazioni informatiche”.
I controlli sono difficili?
“I controlli dei pagamenti sono semplici, richiedono poco tempo e sono svolti periodicamente”.
Vale la pena questo sforzo amministrativo?
“Dobbiamo ammettere che, dal punto di vista economico, l’utilizzo delle risorse impiegate non genera un gettito fiscale soddisfacente. Il nostro sforzo resta comunque quello di ridurre i costi generati da queste tassazioni e nello stesso tempo di fare il possibile per incrementare le entrate fiscali nel rispetto anche della parità di trattamento tra tutti i contribuenti”.
Però chiaramente non si può lasciar correre...
“Uno dei dogmi delle amministrazioni fiscali è quello assicurare la parità di trattamento fra tutti i contribuenti. Per questo motivo è impensabile e improponibile non imporre una categoria di contribuenti, oltretutto si può facilmente immaginare quali sarebbero le giustificate proteste da parte degli altri contribuenti che pagano regolarmente le imposte”.
Secondo lei sarebbe possibile far pagare le tasse alle prostitute in base a una dichiarazione dei redditi?
“Nulla impedisce a chi è dedito alla prostituzione di inoltrare la dichiarazione fiscale e di essere tassato come tutti gli altri contribuenti. Il problema in realtà è quello che queste contribuenti hanno oggettive difficoltà nel giustificare il loro reddito aziendale, difatti non sono in grado di produrre la documentazione atta a giustificare gli incassi e d’altra parte, in assenza di giustificativi attendibili all’autorità di tassazione non resta altro che eseguire una tassazione d’ufficio per apprezzamento”.
Ma come avete stabilito che le prostitute guadagnano tra i 50’000 e i 70000 franchi?
“La determinazione del reddito imponibile avviene sulla base delle informazioni in possesso dell’Ispettorato fiscale ed è da considerare il risultato di una media prudenziale, la quale tiene conto di un reddito conseguito con l’attività lucrativa svolta nell’arco di 34 settimane l’anno (pari a circa 8 mesi) e delle deduzioni delle spese per l’affitto delle camere, i contributi AVS, i premi cassa malati, altre spese professionali, ecc. Nella determinazione del reddito imponibile si è cercato di non creare disparità di trattamento fra tutti i contribuenti, quelli che svolgono quest’attività e gli altri”.
Il reddito imponibile è stato di recente abbassato da 70’000 a 50’000 franchi, come mai?
“Fino e compreso l’anno 2006 il reddito imponibile era stato quantificato in Fr. 70’000 annui, Dall’anno 2007. in seguito a nuove informazioni e all’aggiornamento dei dati di riferimento. è risultato che il reddito imponibile poteva essere valutato prudenzialmente in Fr. 50’000. La diminuzione è dovuta principalmente all’aumento della concorrenza fra le prostitute e all’aumento dei costi da sostenere per svolgere la loro attività”.
Con questo reddito quanto devono pagare d’imposte le prostitute?
Dai nostri calcoli risulta che un reddito imponibile di Fr. 50’000 è da considerare prudenziale e comporta per il contribuente un onere complessivo per imposte inferiore ai Fr. 7000 l’anno (l’importo corretto dipende dal moltiplicatore comunale).
Si tratta di uno sgravio fiscale?
“La diminuzione del reddito è dovuta esclusivamente all’aggiornamento dei dati che stanno alla base del calcolo per la determinazione del reddito imponibile. Da parte nostra non vi è mai stata la volontà di fare uno sgravio d’imposta, ma semmai quella di prelevare un’imposta più adeguata al presumibile reddito da quest’ attività”.
Questo potrà indurre altre prostitute ad uscire dall’illegalità?
“Per le prostitute che operano illegalmente si deve distinguere quelle residenti all’estero che potrebbero ottenere il permesso (provenienti da paesi CE, eccetto Bulgaria e Romania, e AELS) da quelle che non possono in ogni caso ottenere il permesso. Dalle prime ci aspettiamo che qualche contribuente preferisca regolarizzare la propria posizione potendo operare nella legalità, con più tranquillità e più sicurezza. Per le altre invece (paesi europei extra CE e AELS), non cambierà nulla perché con le leggi attualmente in vigore non vi è la possibilità di ottenere il permesso di lavoro”.
Secondo lei questo sistema di tassazione potrebbe essere migliorato? Oppure così com’è, è la soluzione migliore alla situazione attuale?
“Il sistema di tassazione attuale non è sicuramente ideale perché male si adatta a questo tipo particolare di contribuenti che hanno una mobilità molto alta, ma d’altra parte le norme attualmente in vigore non lasciano molto spazio a miglioramenti incisivi. Altre soluzioni sarebbero sicuramente preferibili ma purtroppo manca la necessaria base legale”.
Però in questo modo tutte le prostitute illegali, che sono la maggior parte, non pagano. Pensa che sarebbe possibile colmare questa lacuna?
“Il problema sollevato non è fiscale. Difatti non è pensabile che si debbano investire risorse importanti per tassare persone che non sono autorizzate a esercitare un’attività lucrativa e che pertanto sono impossibilitate a conseguire un reddito. Detto altrimenti non cambierebbe la loro situazione dal profilo della legalità se dovessero pagare le imposte perché l’illegalità è data dal fatto che svolgono un’attività abusiva perché non hanno il permesso di lavoro”.
Non le sembra che far pagare solo le “legali” sia poco giusto nei loro confronti?
“Per principio chi consegue un reddito paga le imposte come tutti gli altri e questo corrisponde al sentimento di giustizia verso tutti i contribuenti. Non si può però fare un paragone con chi invece decide di operare nell’illegalità, è una scelta di vita personale che comporta dei risparmi abusivi ma anche dei rischi: sarebbe come se si ritenesse sbagliato far pagare a un cliente la merce che acquista da un negozio perché è ingiusto nei confronti di chi la “preleva” senza pagare”.

“Posso capire la tentazione di alcune contribuenti di scegliere di operare nell’illegalità assumendosi i relativi rischi. Ho però seri dubbi sulle motivazioni date perché in condizioni normali, il pagamento delle imposte non dovrebbe rappresentare un serio ostacolo per operare correttamente. In situazioni particolari e comprovate (malattia prolungata, ecc.) in cui è dimostrato che il periodo d’attività era chiaramente inferiore agli otto mesi è necessario prendere contatto con l’Ufficio di tassazione e la tassazione viene normalmente adeguata”.

“Operare nell’illegalità comporta anche il rischio che l’autorità fiscale proceda in seguito ad un ricupero dell’imposta non incassata sulla base di una procedura per sottrazione d’imposta per un periodo che può risalire fino a 10 anni prima dell’apertura della procedura. Chi avesse la malaugurata intenzione di passare nell’illegalità dovrebbe valutare seriamente anche questo rischio”.Paola Latorre  Ticino ondine 8-4-2008   

Altri articoli

http://www.tio.ch/aa_blog/interna_argomento.asp?id_argomento=188&idsezione=1