Parlano trans e prostitute: Legalizzare la professione
 vogliamo diritti 
Legalizzare la prostituzione, perché solo così si potrà individuare e colpire lo sfruttamento e allo stesso tempo permettere a chi sceglie liberamente questa professione di versare i contributi per la pensione, accendere un mutuo e fare tutte quelle cose che per le altre persone sono considerate del tutto normali.

È tutto il mondo delle prostitute e dei trans italiani a scendere in campo dopo la vicenda che ha travolto l'ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, per chiedere una svolta. Tutti raccolti intorno al disegno di legge presentato dalla senatrice Donatella Poretti, dei Radicali, un anno e mezzo fa. Per sostenerla hanno organizzato una conferenza stampa nella sede dell'associazione radicale 'Certi diritti'. "L'attività di prestazione di servizi sessuali remunerati tra persone maggiorenni e consenzienti è riconosciuta secondo le disposizioni della presente legge": così recita il primo articolo. Tutta qui, in poche righe, la rivoluzione tanto attesa, un riconoscimento della professione regolamentato, precisano gli altri due articoli del testo, dal ministero del Lavoro e da quello dell'Economia, il primo per gli aspetti previdenziali e sanitari, il secondo per quelli fiscali. "La prostituzione in Italia non è reato, ma non si può esercitare né in strada, dove la vietano le ordinanze comunali, né in casa, dove è vietata dalla legge Merlin e se ti beccano ti accusano di sfruttamento", spiega Monica Rossellini, presidente dell'associazione 'La strega da bruciare'. "Nessuno ci ha ancora detto dov'è che si può lavorare". "Contro le prostitute - rincara Pia Covre, presidente del comitato Diritti civili delle prostitute - negli ultimi mesi è stata scatenata una guerra, una guerra sistematica contro migliaia di donne. Retate negli appartamenti, per strada, notti passate in Questura, multe e schedature. Siamo in un paese dove chiunque è potenzialmente cliente, e le ultime vicende lo hanno ampiamente dimostrato, ma si lancia una inaccettabile guerra contro le persone che offrono servizi sessuali. Noi vorremo soltanto che fossero libere di esercitare la professione in una condizione tutelata e rispettata. Quella avanzata dalla senatrice Poretti - continua - è una proposta semplice, scarna e molto chiara. Solo con la legalità e la trasparenza possiamo pensare di riuscire a individuare le sacche di sfruttamento. Al contrario quello che succede ora è che le politiche contro il traffico di esseri umani finiscono solo per essere inefficaci e per colpire i lavoratori". "In Italia - denuncia Andrea Maccarrone, presidente del circolo Mario Mieli - è reato tutto quello che circonda la prostituzione ma non è reato la prostituzione stessa. Si crea una zona grigia in cui chi sceglie di fare questa professione deve aver paura allo stesso modo di sfruttatori, rapinatori e polizia. Questo rende molto difficile denunciare, alimenta la criminalità, e rende impossibile il lavoro di associazioni, servizi sociali e servizi sanitari". "Si sa - sottolinea Leila Deianis, presidente dell'associazione di trans 'Libellula' - che molti uomini, anche ricchi, famosi e personalità pubbliche vanno da chi offre servizi sessuali a pagamento. Però c'è troppo moralismo e non si può dire apertamente". "Ci vorrebbe invece - spiega Porpora Marcasciano, del Movimento italiano transessuali - un po' più di moralità. Essere trans o prostituirsi non vuol dire uccidere, rubare o rapinare qualcuno. Chiediamo solo - conclude - un po' di rispetto".

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