Il Comune di Pordenone vuole una Casa Chiusa !

IL COMUNE DI PORDENONE VUOLE UNA CASA CHIUSA

 

 

Il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus

Partecipa  sabato 14 maggio, ore 16.00, in piazza Risorgimento;

alla manifestazione "Nessuno deve dormire in strada"  promossa da Rete Solidale Pordenone.

Perché tutti e tutte hanno diritto a una vita dignitosa !

Negli ultimi quindici anni la nostra associazione ha sostenuto tante donne vulnerabili in condizioni di emergenza abitativa o vittime di violenze e sfruttamento e vittime del traffico di esseri umani. Le abbiamo accolte in una casa e aiutate a uscire dal tunnel della violenza e della indifferenza. Accogliamo donne provenienti dal carcere che sono affidate in pena alternativa e le aiutiamo in un percorso di recupero sociale. Ora il Comune di Pordenone ci toglie quel piccolo finanziamento necessario a mantenere aperta la casa.

Abbiamo in accoglienza donne ABBANDONATE da questa amministrazione, che da ottobre 2015  non paga un euro,  amministrazione che si dichiara NON interessata ai problemi delle cittadine più povere e svantaggiate che non hanno un posto dove vivere e dormire. Secondo il Comune dovremo rimetterle in carcere o rimetterle per strada. VERGOGNA

 

Manifestiamo insieme alle associazioni del territorio perché l’indifferenza che sta dimostrando questa amministrazione e l’assenza di politiche dell’accoglienza sono una vergogna  INACCETTABILE .

 

La nostra casa senza un sostegno economico sarà una CASA CHIUSA per volontà del Comune!

Le donne che ci vivono ora saranno MESSE SULLA STRADA  per volontà del Comune!

 

Prendiamo atto che fuori dai bei discorsi pieni di retorica  che vengono fatti dai nostri politici locali sulla violenza  contro le donne di ogni nazionalità, ci sono solo  promesse disattese è così che vanno le cose in questa città e denunciamo che a fatica siamo riuscite a parlare con un Assessore del problema. Le più alte figure politiche di questa amministrazione brillano per il loro disinteresse, anzi diremmo che si sono distinti per il loro CINISMO di fronte ad una emergenza umanitaria globale e una crisi economica che ormai colpisce duramente centinaia di persone anche a Pordenone e molte sono donne.

 

IL COMUNE DI PORDENONE VUOLE METTERE LE DONNE IN STRADA

 

Partecipiamo insieme alla società civile, a chi sta dalla parte delle persone e chiede giustizia sociale, diritti di cittadinanza, una esistenza dignitosa e un tetto sopra la testa per ognuno qualunque sia la sua situazione e provenienza.

 

 

 

MEMORANDUM  Casa delle stelle vaganti          Maggio 12-201 6

 

La collaborazione fra il Comune di Pordenone e il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus (CDCP Onlus)  è iniziata nel 2004 quando l’Amministrazione di Pordenone su richiesta del CDCP Onlus che già dal 1999 era titolare di un progetto di reinserimento sociale rivolto a donne in prevalenza non comunitarie vittime di tratta,

in base alle seguenti disposizioni di legge e regolamenti:

-         regolamento per la realizazzione di attività di sostegno a favore degli immigrati e delle loro famiglie, di misure per la tutela dei rifugiati e profughi, di interventi per iniziative a favore di una civile convivenza” approvato con Decreto del Presidente della Regione il 16 aprile 2004, n.0128/pres e pubblicato sulla G.U. 26 maggio 2004;

-         la legge 228/2003;

-         l'Art. 18 (soggiorno per motivi di protezione sociale) del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina sull'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (D.Lgs. n.286/98);

-        gli art. 25 (programmi di assistenza e integrazione sociale), 26 (convenzioni con soggetti privati) ,27 (rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale e umanitaria) ecc. ecc.

 il Comune diventò partner e co-finanziatore  nel progetto contro la tratta di esseri umani messo a bando dal Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri , il bando ha finanziato dal 1999 una rete di progetti in tutta italia e il CDCP Onlus fin dall'inizio ha partecipato realizzando a livello locale e a Trieste il progetto Stella Polare per l'aiuto delle donne vittime di tratta.  A quel tempo il progetto locale contro la tratta era coordinato da noi e dalla Caritas di Pordenone e la Caritas di Udine, ora dopo alcune trasformazioni organizzative il progetto nel suo insieme è  Il Friuli VG in rete contro la tratta” ed è co-finanziato e coordinato dalla Regione FVG.                                                                          

Dal 2004 il Comune, e successivamente l’Ambito 6.5, ha contribuito convenzionandosi  e finanziando varie attività a favore di donne svantaggiate e/o vulnerabili. In particolare il Comune aveva destinato un alloggio per l'accoglienza di alcune donne, successivamente non avendo più la disponibilità dei locali chiusi per restauro, ha finanziato le spese di affitto per la casa di accoglienza, gestito dal CDCP Onlus e che ora si chiama Casa delle stelle vaganti.

Nel tempo abbiamo ospitato molte donne, alcune provenienti dal progetto contro la Tratta, altre inviate dai servizi dell'Ambito di PN perchè in difficoltà e prive di alloggio, oppure inviate dal Magistrato di Sorveglianza su suggerimento della UEPE (ufficio esecuzione penale esterna), e anche casi di donne che necessitavano di protezione in situazioni di emergenza a causa di aggressioni e violenze. Questa casa ha anche ospitato madri con bambini. La casa è tutt’ora un alloggio di riferimento per l’accoglienza di casi di emergenza nel progetto Regionale contro la tratta.

Vorrei sottolineare che l’impegno richiesto a questa Amministrazione negli ultimi anni è stato inferiore rispetto al passato. Negli ultimi tre anni 2013-2014-2015 il progetto “Casa delle stelle vaganti”è stato finanziato per il totale dei 3 anni con 30.000 trentamila euro, sufficenti per l'affitto e solo in parte per le utenze. In questo periodo le persone ospitate hanno usufruito per un totale di 2076 giornate di ospitalità.  Sarebbe a dire che per l'Ambito il costo per ogni persona accolta è stato  di 14,45 euro al giorno.

Voglio anche ricordare che non si tratta di un alloggio  dove le ospiti dimorano senza nessuna assistenza. Vengono fatti con loro dei progetti individuali insieme alle assistenti sociali del Comune e dell’Ufficio Esecuzione Penale  e alle operatrici del progetto contro la Tratta,  quasi tutte le donne che sono state accolte dal CDCP Onlus hanno recuperato la loro indipendenza uscendo dalla marginalizazione e reintegrandosi nella vita civile. La cosa gratificante è che nonostante gli ostacoli ci sono stati quasi sempre esiti molto positivi. Le loro vite spesso sono cambiate migliorando in modo significativo.

L'ultima convenzione è scaduta il 30 ottobre 2015. A gennaio 2016 non avendo ricevuto nessuna comunicazione dagli uffici del Servizio Sociale abbiamo chiesto ai funzionari come intendevano procedere e la risposta laconica e informale è stata “il Comune non è interessato al progetto”  

 

Ma può un Servizio Sociale  non interessarsi della condizione di vita e sopravivenza delle donne in difficoltà?

Può il Comune disattendere un accordo ABBANDONANDO in una casa di accoglienza due donne il cui percorso non è ancora terminato e lasciandole sulle spalle di una asssociazione? Nessuna convocazione o comunicazione da parte dei funzionari dell'assessorato e tantomeno dagli amministratori per dirci che oltre quel termine tutte le spese sarebbero ricadute sulla nostra associazione, né che il Comune non si interessava più alle utenti.

Dopo penosi tentativi di avere una risposta e un incontro per discutere della situazione  ad aprile abbiamo avuto un incontro con l'Assessore Romor il quale ha dimostrato di non essere informato sulle vicende, di non capire in base a quali leggi e obblighi il Comune e l'Ambito hanno il dovere di sostenere azioni volte a favorire l'integrazione di donne vittime di Tratta, donne in pena alternativa al carcere, e donne genericamente vulnerabili inclusi i loro figli minori.

L'incontro si è concluso con vaghe promesse di riconsiderare la situazione al prossimo bilancio autunnale. Le donne in accoglienza sono per ora abbandonate nelle nostre mani e a nostre spese.

Attualmente abbiamo una donna italiana inviata dal magistrato di sorveglianza e dalla UEPE di UD  con due anni di pena da scontare, ma già avviata al lavoro attraverso una borsa lavoro erogata dal  Comune di Udine. Da ottobre 2015 la convenzione è scaduta, nonostante ciò ad una seconda donna che stava in casa con il consenso dell’assistente sociale  del Comune è stato rinnovato il consenso a rimanere fino a dicembre e solo alla fine di gennaio se ne è andata. Giusto in tempo per poter alloggiare da marzo una donna stranera sfrattata e con un figlio adolescente. Siamo anche in attesa di accogliere una giovane in emergenza dal progetto tratta.

Possiamo consentire al Comune di NON INTERESSARSI a queste persone ? Dovremmo forse metterle in strada? Dobbiamo rimandare in carcere una donna per l’ignavia del Comune nonostante le sia riconosciuto dalla Giustizia di scontare la sua pena in affidamento ai Servizi Sociali?

 

 

 

Pia Covre  e  Carla Corso

 

Il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus

Cas.post. 67, Pordenone