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venerdì 13 gennaio 2012 |
CENSIMENTO/SCHEDATURA PROSTITUTE A BOLOGNA: 253 CARABINIERI FANNO UN’INDAGINE CENSIMENTO/SCHEDATURA DI 248 PROSTITUTE. VIOLATA LA LEGGE SULLA PRIVACY, LA LEGGE MERLIN E LA CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO. CHE SENSO HA SENZA LEGALIZZAZIONE INVIARE TUTTO ALL’UFFICIO DELLE ENTRATE?
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venerdì 13 gennaio 2012 |
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(ANSA) - BOLOGNA, 11 GEN - Come si chiamano, di dove sono, dove abitano,
da quanto tempo si prostituiscono e, anche, quanto guadagnano. Sono le
domande in un modulo operativo, una sorta di questionario distribuito
alle 'lucciole' di Bologna dai carabinieri. Il 'censimento', pero', fa
discutere: ''Si tratta - secondo il Comitato per i diritti civili delle
prostitute onlus - di un abuso. Una schedatura, che viola la legge
Merlin''. Per il comandante provinciale dell'Arma, colonnello Alfonso
Manzo, e' ''un'attivita' soprattutto a tutela delle donne che sono sulla
strada''. I dati vengono girati all'Agenzia delle entrate. (ANSA).
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venerdì 13 gennaio 2012 |
Raccolti i dati su nazionalità, compensi medi e abitazioni in affitto. I carabinieri: «Solo identificazioni»
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venerdì 13 gennaio 2012 |
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giovedì 12 gennaio 2012
Tempo di crisi. Tempo di lotta all'evasione. E tra le bocche di rosa
bolognesi arrivarono quattro gendarmi con i pennacchi e con ambigui
moduli da compilare: nome? Cognome? Eta? Nazionalità? E fin qui, norma.
Ma lo pseudo questionario presenta atipiche caselle: 'da quanto tempo si
svolge l'attività di meretrice', 'guadagno giornaliero medio e per ogni
singola prestazione', 'dichiarazioni in merito agli sfruttatori',
'canone d'affitto'.
'Annotazioni di servizio',
insomma, come hanno definito i carabinieri di Bologna l'operazione
realizzata tra le lucciole negli ultimi tre mesi per, ufficialmente,
“capire chi sono le prostitute e contrastare un fenomeno che crea disagi
e degrado soprattutto sui viali”. Una sorta di censimento, da
consegnare in ultima analisi all'Agenzia delle Entrate, che non convince
alcune associazioni in difesa della donna, tra cui il Comitato per i
diritti civili delle prostitute onlus, secondo cui si è di fronte ad “un
fatto molto grave”.
“Quello che stanno facendo a Bologna è un abuso –
ha dichiarato una della storiche attiviste della onlus, Pia Covre – il
censimento sulle prostitute portato avanti dai carabinieri in questi
mesi è un'aperta violazione della legge Merlin; abbiamo già ricevuto
diverse segnalazioni e i nostri avvocati sono a disposizione delle
colleghe emiliane”.
Secondo l'articolo 7 della
su citata legge, infatti, “le autorità di pubblica sicurezza, sanitarie
e qualsiasi altra autorità amministrativa non possono procedere ad
alcuna forma diretta o indiretta di registrazione, neanche mediante
rilascio di tessere sanitarie, di donne che esercitano o siano
sospettate di esercitare la prostituzione, né obbligarle a presentarsi
periodicamente nei loro uffici”.
Nessuna registrazione, “nessuna schedatura”,
fa sapere l'Arma, ma solo “assunzioni di informazioni – precisa il
procuratore aggiunto Valter Giovannini, portavoce della Procura - con le
quali i carabinieri possono anche trarre spunti investigativi, allegate
alle comunicazioni di reati sin qui pervenute nei confronti di
potenziali sfruttatori e di donne che hanno reso false dichiarazioni
sulla loro identità personale”.
Senza naturalmente sottovalutare l'idea di far pagare le tasse
alle libere professioniste dell'amore. “Da anni – continua Covre –
chiediamo una regolamentazione del settore e l'equiparazione della
prostituzione a qualsiasi altra attività lavorativa, ma non è
trattandoci come evasori fiscali che si risolve il problema”.
Che quello condotto dalle forze dell'ordine di Bologna sia il primo
passo verso la liberalizzazione del mestiere più antico del mondo? Certo
è che le comari di un paesino, finora, non hanno brillato d'iniziativa.
FLORENCE URSINO
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venerdì 30 dicembre 2011 |
A Rimini per salvarle dalla tratta denunciano le prostitute (563 in un anno) con la speranza di metterle al sicuro: in galera!
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lunedì 12 dicembre 2011 |
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TRIESTE dal manifesto di SNOQ cito "..In questo passaggio difficile non possiamo tirarci indietro, perché
non può tirarsi indietro chi regge questo paese sulle proprie
spalle.
Le donne non possono mancare per ridare all´Italia la dignità che
ha perso,
per ridarle credibilità, nel mondo, in Europa "
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lunedì 28 novembre 2011 |
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Nel nostro paese
e in tutto il mondo la violenza contro le donne è all’ordine del giorno:
stupri, violenze domestiche, assassinii. Questa condizione è acuita dentro il
contesto di crisi.
Abbiamo deciso di aderire
all’appello Occupypatriarchy, una chiamata che nasce
all’interno dello spazio pubblico aperto negli ultimi mesi dal movimento Occupy
Wall Street. WE ARE THE 99%, slogan delle mobilitazioni
statunitensi, non sta a indicare uno spazio liscio ed omogeneo, ma al contrario
trae la sua forza dalle differenti striature di colore, genere e condizione che
lo fanno vivere.
Le donne con il loro lavoro
suppliscono alla crisi economica e a quella politica. Un recente rapporto Istat
mostra come il “nuovo sistema di Welfare” abbia a che vedere direttamente con
il lavoro femminile non retribuito: come siano, cioè, le nonne a sostituire gli
asili nido, le figlie a sostenere il peso dei genitori anziani, le madri ad
occuparsi dei figli, e come, in altre parole, il taglio ai fondi per i servizi
sociali significhi il trasferimento di compiti e fatica sulle
donne.
La violenza
sulle donne è frutto di un sistema fondato sulla sopraffazione maschile. In
tempi di austerity la parità tra i sessi sembra diventare un
“bene di lusso”. Quando i governi propongono politiche di conciliazione
vita-lavoro legittimano, di fatto, il principio per cui una donna deve svolgere
più lavori contemporaneamente: precari e senza garanzie nel mercato del lavoro
“ufficiale”, senza retribuzione e diritti nella sfera privata. Questa è
violenza travestita da austerity!
La crisi attacca ogni possibilità
di autodeterminazione, mettendo in discussione la libertà di scelta. Ed è
proprio su questa che è stato sferrato l’attacco: l’intento della Proposta di Legge
Tarzia è quello di cancellare l’esperienza dei consultori, intesi come
strutture sanitarie laiche, adibite alla tutela della salute della donna.
Mettendo direttamente in discussione la legge 194 sull’aborto,
i consultori vengono proposti come centri per la tutela del concepito e della
famiglia, togliendo di fatto qualsiasi centralità all’autonomia delle donne e
consentendo l’accesso a figure non qualificate del mondo cattolico. Il
“caso Lazio” è in questo senso emblematico e si configura come
laboratorio per legittimare lo smantellamento del Welfare su scala complessiva.
Quello dei consultori è, tra gli altri, un terreno di conflitto sul quale
bisogna insistere, soprattutto con il governo Monti, in odor di sacrestia, per
difendere il diritto alla salute e all’autodeterminazione della donna.
Occupyamo spazi per
reinventare la democrazia! I nostri corpi non sono titoli di Stato!
LA VITA SIAMO
NOI!
#OccupyPatriarchy
Roma
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lunedì 28 novembre 2011 |
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El
Movimiento Nacional de Trabajadoras Sexuales del Perú quiere hacer llegar su
solidaridad a todas las mujeres que sufrimos violencia, en nuestra condición de
población altamente vulnerable a este flagelo de la sociedad.
La
mujer no solamente es violentada cuando es agredida o golpeada, también lo es
cuando nuestra pareja no usa condón, exponiéndonos a las infecciones de ITS/VIH
/SIDA. También somos violentadas cuando no se nos consulta sobre el número de
hijos que queremos tener, nos niegan la información y nos embarazan
irresponsablemente, cuando no nos dan el diario para la mantención de los hijos,
Cuando se nos abandona y tenemos que afrontar solas el ser padre y
madre.
Violencia
es hacerte jurar fidelidad eterna en el matrimonio, hasta que la muerte nos
separe, dándonos el mensaje controlista de que ya no somos dueñas de nuestras
vidas sino que pertenecemos y somos exclusividad de un solo hombre, sin importar
su comportamiento y obligándonos a permanecer con él, poniendo a Dios como
testigo y justificar el amedrentamiento y el asesinato.
También
es violencia cuando con la cobardía del grupo nos desvisten con las miradas y
nos vulgarizan sexualmente con palabras perversas, queriendo penetrarnos en
nuestra intimidad psicológica.
La
más detestable es la violencia patológica del golpe y el feminicidio, sin
embargo todo tipo de violencia debe ser denunciadas y sancionadas
drásticamente.
También es violencia cuando las autoridades son indiferentes, se
burlan, nos ridiculizan y justifican las agresiones, neutralizándonos para no
continuar con la denuncia. También es violencia cuando en los peritajes legales,
cambian los hechos para proteger a los agresores poniéndolo como agresión mutua.
También
es violencia cuando duermen las denuncias, para que el cansancio nos desanime y
los jueces que no oyen ni leen las pruebas den fallos absurdos, haciéndose
cómplices de los asesinatos que incluyen a nuestros hijos.
Debemos hacer
el firme propósito de cambiar y dejar de ser indiferentes y denunciar a los agresores en su condición de parejas, de
autoridades de empleadores.
El Ministerio de la Mujer debe demostrar voluntad política plasmada
en comprometerse y hacer funcionar las leyes, sancionando drástica y sin demora
a los funcionarios que por omisión incumplen las leyes de protección de la mujer
y a los agresores TODO EL PESO DE LA LEY.
Movimiento de Trabajadoras Sexuales del Perú
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lunedì 28 novembre 2011 |
Todas las trabajadoras sexuales, víctimas y esclavas por decreto, sin
excepción.
PROSCRIPCIÓN DEL CONSENTIMIENTO EN EL TRABAJO SEXUAL
*
Su negación implica una nueva muerte social de las trabajadoras sexuales
*Que
el movimiento amplio de trabajo sexual capitalino,
cierre filas contra las
agresiones
Agencia de Noticias Independiente, Noti-calle, 25 de noviembre
de
2011, día internacional de la eliminación de la violencia contra
las
mujeres. Por Jaime Montejo.- Hay poco qué celebrar hoy en
México,
cuando desde el Programa Nacional de Derechos Humanos de
la
Administración Pública Federal, publicado el 29 de agosto de 2008 en
el
Diario Oficial de la Federación (DOF), se menciona como un
objetivo
“erradicar la prostitución”, sin atender las causas que la
generan.
Así mismo, el Programa Nacional para Prevenir y Sancionar la
Trata de
Personas 2010 – 2012, publicado el 5 de enero de 2011 en el
DOF,
establece que “se impulsará el rechazo social a la prostitución”,
lo
cual se equipara en la práctica con incitar al odio hacia
las
trabajadoras –res sexuales.
Posteriormente se publica el decreto
del 23 de febrero de 2011, que
modifica el artículo 5 de la Ley para Prevenir
y Sancionar la Trata de
Personas, donde se señala que “incurrirá en el
delito de trata de
personas, quien contrate los espacios o de a conocer
desplegados o
anuncios de ese tipo, que genéricamente incluyen la publicidad
que se
hace a servicios sexuales”, criminalizando no sólo a proxenetas,
sino
también a trabajadoras sexuales que laboran por su cuenta y no
tendrán
más remedio que recurrir a la “protección oficial”, que
ofrecen
servidores públicos que viven de explotar la prostitución ajena,
esto
es, que se dedican entre otras cosas, al lenocinio y la trata
de
personas.
Como si todo ello fuera poco, hace apenas dos días, con
325 votos, la
Cámara de Diputados aprobó eliminar el consentimiento de la
víctima
como excluyente de responsabilidad para los inculpados por el
delito
de trata de personas, borrando por decreto la diferencia
entre
víctimas de trata y trabajadoras sexuales móviles, que
migran
permanentemente de un lugar a otro.
A partir de ese día, todas
las trabajadoras sexuales son víctimas de
trata, sin excepción, negándole a
un sector importante por decreto, el
derecho a decidir qué hacer sobre su
cuerpo y sobre su permanencia en
la industria sexual. Es como lo señala Kim
Kardashian, el puño piadoso
del poder, sobre las trabajadoras sexuales
mexicanas.
Esta victimización, que no es otra cosa que
violencia
institucionalizada contra las mujeres trabajadoras sexuales,
impulsada
básicamente por mujeres, es un despliegue de poder, un abuso que
se
legitima asegurando que sólo busca el bien de las presuntas
víctimas;
cuando en realidad su fuerza material radica en perpetuar
la
precariedad del trabajo sexual, incluso en fomentarlo y ampliar
sus
redes para justificar el “rescate” de trabajadoras sexuales que
no
requieren, no necesitan y no buscan ser rescatadas de ninguna
situación
abusiva en su contra.
Sólo resta que la Ley General para la prevención y
combate de la trata
de personas, que está por expedirse, considere
delincuente al cliente
de servicios sexuales, convirtiendo a las trabajadoras
sexuales en
cómplices del delito.
En hora buena, evangelio y feminismo
hegemónicos, condenan a las
trabajadoras sexuales que no son víctimas ni
esclavas de sus
decisiones, a la muerte social y a la condena generalizada
por no
asumirse como víctimas y negarse a ser rescatadas.
¿Qué hacer
entonces para que se respeten y defiendan los derechos
humanos de las
trabajadoras –res sexuales, en un contexto nacional
donde todas ellas y ellos
son considerados víctimas de trata de
personas con fines de explotación
sexual y sus opiniones no han sido
tomadas en cuenta para el diseño de la
legislación sobre el tema y
tampoco para las demás políticas públicas que
garanticen su derecho a
trabajar en el sexo, o a retirarse de dicho trabajo
en cuanto sea su
voluntad?
¿Qué hacer para que los operativos contra
la trata de personas con
fines de explotación sexual, dejen de ser
operaciones de limpieza
social y razzias que violentan la dignidad de las y
los trabajadores
sexuales?
Las y los trabajadores sexuales deben
informarse de sus derechos,
organizarse, movilizarse de manera civil y
pacífica y hacerse respetar
por las autoridades y otros sectores de la
sociedad, como lo han hecho
durante más de 40 años en México; ya que al ser
victimizadas todas y
cada una de las trabajadoras –res sexuales, sus
“salvadoras”
reproducen el paternalismo patriarcal que tanto cuestionan y que
hoy
niegan por decreto a las trabajadoras sexuales el derecho a
tomar
decisiones sobre nuestras vidas, y a opinar libremente sobre
su
trabajo y condiciones de vida.
El grupo que debe impulsar una
estrategia de incidencia política que
haga respetar y promueva la defensa de
los derechos humanos de las y
los trabajadores sexuales, debe estar integrado
por el movimiento
amplio de trabajadoras –res sexualesmexicano,
organizaciones que
defienden los derechos humanos de este sector,
comisiones
gubernamentales de derechos humanos, académicos, religiosos,
vecinos y
trabajadores de medios de comunicación sensibles a nuestra
situación.
Algunos temas prioritarios para las trabajadoras sexuales, son
los
siguientes: En lo inmediato, la convivencia armónica en la calle
con
vecinos y autoridades, situación que les permitirá trabajar en
paz,
sin molestar a terceros y sin ser molestados por nadie. A corto
plazo,
la conquista de un marco jurídico que reconozca a quienes laboran
por
su cuenta, como trabajadores no asalariados, con todos los derechos
y
obligaciones que ello implica. A mediano plazo, el reconocimiento de
las
obligaciones patronales de quienes contraten de manera verbal o
escrita a
trabajadoras sexuales para que laboren en establecimientos
comerciales
dedicados al trabajo sexual, como lo recomendó la Oficina
del Alto
Comisionado de Derechos Humanos de Naciones Unidas en México.
Los
problemas a los que nos enfrentamos son, entre otros, la muerte
social a la
que hemos sido sometidas las trabajadoras –res sexuales en
la cruzada
nacional contra la trata de personas con fines de
explotación sexual, quienes
han tenido que guardar silencio para no
ser criminalizadas por defender su
derecho al trabajo sexual.
Después del recrudecimiento de la
discriminación de las trabajadoras
-res sexuales, con las políticas públicas
con las que ha sido abordada
la pandemia del VIH/Sida, al etiquetarles como
grupo de alto riesgo
que debe ser “verificado” periódicamente como los
automóviles emisores
de contaminantes; la fuerza del Estado mexicano se ha
centrado en la
incitación al odio hacia nuestro sector, al querer rescatarles
a la
fuerza y contra su voluntad de situaciones que muchas
personas
eligieron de manera soberana o al criminalizarles por defender
sus
fuentes de trabajo sexual y no asumirse como víctimas deseosas
de
“reintegrarse” socialmente, a una sociedad que discrimina a las
mujeres
y no nos ofrece otras fuentes laborales alternativas al sexo
comercial, que
les permitan solventar sus gastos y que un salario
mínimo no garantiza a
nadie en este país.
Uno de los objetivos que debemos plantearnos es
establecer un
ordenamiento que defina nuestros derechos y obligaciones
laborales,
entre los que se encuentran la convivencia armónica entre
vecinos,
autoridades y trabajadoras –res sexuales, en el uso de los
espacios
públicos; donde todo el poder para establecer dicho disfrute, no
quede
en manos del Estado, ya que eso ha propiciado la
institucionalización
del lenocinio en las estructuras del Departamento del
Distrito Federal
(DDF) y ahora en el Gobierno del Distrito Federal
(GDF).
Así mismo, que no se condicione el usufructo de la vía pública a
la
participación obligatoria en programas sociales e iniciativas
de
control sanitario discriminatorio como aquellos que imponían la
prueba
de VIH/Sida, el uso de credenciales que falsamente
pretendieron
acreditar nuestra salud libre de ITS. Dicha normatividad,
deberá
incluir la opinión vecinos y trabajadoras –res sexuales, sin
la
pretensión de establecer zonas de tolerancia, corredores sexuales
o
puntos tolerados, como en el pasado lo han hecho las
autoridades.
Para ello, deberíamos promover que se incluyan las opiniones
de las y
los trabajadores sexuales en la Ley de Trata de Personas del
Distrito
Federal, para que no nos sigan tratando como víctimas o victimarias
al
no reconocernos como objeto de trata. Cabildearemos nuevamente en
la
ALDF la iniciativa de ley de Julio César Moreno, que
buscaba
reconocerles como trabajadoras –res no asalariados, y que en
su
momento contó con un basto consenso al interior del movimiento
amplio
de trabajo sexual del D.F.
Así mismo, mostrar a la opinión
pública, que hay otras vías alternas
para lograr el reconocimiento de las y
los trabajadores sexuales como
trabajadores no asalariados. Una de ellas es
que el Jefe de Gobierno,
Marcelo Ebrard, gire instrucciones al titular de la
Secretaría de
Gobierno del Distrito Federal o al Secretario de Trabajo y
Promoción
del Empleo, para que emitan y publiquen en la Gaceta Oficial del
GDF,
unos Lineamientos Generales que reglamenten la convivencia armónica
en
la calle entre trabajadoras-res sexuales, vecinos y autoridades, y
así
mismo propicien un mejoramiento en el nivel y calidad de vida de
los
trabajadores no asalariados, primordialmente de aquellos que
realizan
sus actividades económicas en la vía pública, como los son las y
los
trabajadores sexuales que tienen sus puntos de encuentro en
espacios
públicos, como lo establece el artículo 23, fracciones XV y XXX de
la
Ley Orgánica de la Administración Pública del Distrito
Federal
(LOAPDF). Otra vía, es que la Consejería Jurídica del GDF,
reglamente
el uso de la vía pública en el caso de las trabajadoras –res
sexuales.
En este momento, una de las fortalezas del movimiento amplio
de
trabajo sexual en el Distrito Federal, es que podemos volver a
cerrar
filas para defender el derecho a trabajar en el sexo con libertad
y
responsabilidad, pese a nuestras diferencias y rivalidades.
Una
oportunidad es el hecho de encontrarnos en la recta final del
sexenio,
momento en el cuál por experiencia sabemos que muchos
servidores
públicos y representantes populares, pretender saldar algunas
deudas
históricas hacia nuestro movimiento. Una debilidad, es que ya
son
muchos sexenios de promesas y la mayoría de nuestras compañeras
–ros,
no sólo no confían en nuestros gobernantes ni en la CDHDF, sino que
no
esperan ninguna política pública afirmativa que nos beneficie.
Una
amenaza externa, el hecho de que al movilizarnos por
nuestros
derechos, no sólo seamos criminalizadas, secuestradas, violadas,
sino
también asesinadas.
En este momento algunas de las estrategias de
intervención que podemos
privilegiar, son la negociación con autoridades del
GDF, con la
mediación inicial de la CDHDF, que deberá asumir los costos
políticos
de invitar a todos los actores sociales involucrados en el
trabajo
sexual y no propiciar ni la impunidad del crimen organizado, ni
la
cacería de brujas de quienes participemos en este proceso de
incidencia
política. Así mismo, la unidad en las movilizaciones
concretas que acordemos
quienes impulsamos esta iniciativa, cada quien
en sus tiempos, formas y
espacios. La capacitación y acreditación de
quienes se han rezagado o
queremos actualizarnos como defensoras –res
de derechos humanos. Y, también,
la implementación de una estrategia
de medios, que permita formar no sólo
corrientes de opinión favorables
a nuestra lucha por el derecho a trabajar en
el sexo en paz, sino
también.
--
Brigada Callejera
de Apoyo a la Mujer "Elisa Martínez", A.C.
"Quienes han sido víctimas de
la prostitución, sólo se liberarán de sus
cadenas cuando la relación social
que las esclaviza, termine. Las
trabajadoras y trabajadores sexuales, sólo se
liberarán de la explotación de
que son objeto, cuando destruyan la propiedad
privada con los trabajadores
del campo y la ciudad."
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lunedì 28 novembre 2011 |
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HOY 25 de NOVIEMBRE dia
Internacional de la Eliminación de la Violencia contra la Mujer
LAS MUJERES TRABAJADORAS SEXUALES
MEXICANAS INTEGRANTES DE APROASE, A.C. nos pronunciamos EN CONTRA DE:
·
TODO
TIPO DE VIOLENCIA HACIA LA MUJER
·
NO MAS PRUEBAS OBLIGATORIAS DE VIH Y OTRAS ITS como condicionante Laboral
¡ESTO TAMBIEN ES VIOLENCIA!
·
NO
MAS VIOLENCIA INSTITUCIONAL
·
NO
MAS MUERTES EN LA IMPUNIDAD
NO MAS VIOLENCIA CONTRA LA
MUJER!
Directora
APROASE
A.C.
Org. de
Mujeres Trabajadoras Sexuales
y ex
Trabajadoras Sexuales Mexicanas
Integrante de la Coalicion Mexicana de Trabajo Sexual
Vicepresidencia NSWP (Network of Sex Work Proyect)
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mercoledì 16 novembre 2011 |
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15 NOV 2011
(AGI) - L'Aquila, 15 nov. - Ruota essenzialmente attorno alla
figura di Lilian Solomon, l'operazione "Sahel 2" dei
carabinieri del Ros dell'Aquila, che ha portato alle prime luci
dell'alba all'emissione di sei ordinanze di custodia cautelare
in carcere, (prevalentemente nei confronti di nigeriani) in cui
si ravvisano i reati di associazione per delinquere finalizzata
alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitu',
favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sfruttamento
della prostituzione ed interruzione abusiva di gravidanza.
Lilian Solomon era una giovane nigeriana di 23 anni, una tra le
vittime dell'organizzazione criminale indagata, ma la cui
storia - secondo gli investigatori - e' particolarmente
emblematica. La ragazza parte da Benin city per sfuggire alla
fame, agli stenti, alla poverta' estrema, all'assenza di
futuro. Sogna una vita diversa, da realizzare nella societa'
del benessere. Arriva in Italia affidandosi a persone che la
reclutano e che, prima di farla partire, la sottopongono ad un
rito voodoo, una cerimonia magico religiosa, con valenze anche
giuridiche, con cui la vittima si impegna a versare
all'organizzazione una somma di denaro (almeno 60/65 mila euro)
e si impegna a non "tradire" l'organizzazione, a pena di gravi
ripercussioni su di se' e sulla sua famiglia. Lilian - semprer
secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del Ros - giunge
in Italia, ma qui scopre che l'attende una vita di violenze,
sofferenze, abusi, di privazione della dignita' e della
liberta'. E' costretta a prostituirsi prima nell'hinterland
milanese e successivamente, dopo l'estate 2009, lungo la
Bonifica del Tronto. Resta incinta, vorrebbe anche trattenere
il bambino, ma e' costretta ad abortire mediante ingestione di
medicinali ed alcool. Continua a prostituirsi malgrado
l'insorgenza di gravi dolori, insopportabili, continui. Le
viene impedito di curarsi. Sono i sintomi di un linfoma, un
tumore da cui per lo piu' si guarisce, sempre che si venga
curati. Dopo mesi in cui, malgrado il tumore in corso, Lilian
e' costretta a prostituirsi ed a vivere in condizioni disumane,
incontra degli operatori dell'associazione On The Road, che la
convincono a fuggire ed a farsi curare. Da allora la conoscono
i sanitari del reparto di oncologia dell'ospedale di Pescara.
Ricomincia a vivere, rinascono i suoi sogni, ma e' tardi. La
sua grande capacita' espressiva si manifesta nella trasmissione
televisiva DOC3, in onda su RAI 3 a luglio 2011, in cui Lilian
racconta la sua storia e le sue speranze. Se non le fosse stato
impedito di curarsi quasi certamente sarebbe guarita e avrebbe
vissuto. Lilian e' morta in un letto di ospedale del reparto di
oncologia di Pescara il 1 ottobre 2011. La sua storia,
particolarmente drammatica, e' simile a quella di tante altre
vittime, di questa e di altre organizzazioni criminali. Molte
vittime, meno sfortunate di Lilian, alla fine ritrovano la
vita, sottraendosi alle organizzazioni, anche grazie alle forme
di assistenza e protezione che la legge gli consente. Le
indagini in materia sono particolarmente complesse poiche'
riguardano organizzazioni criminali transnazionali
"paramafiose", comportano accertamenti anche in altri Paesi e
richiedono cooperazione di polizia e giudiziaria che non sempre
e' attiva da parte degli stessi Paesi di origine delle vittime.
(AGI)
Com/Ett
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mercoledì 16 novembre 2011 |
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Dall’Ufficio Stampa Federcontribuenti
Sono belle, intelligenti, alcune di loro, in una precedente vita, erano
professioniste: commercialiste, avvocatesse, dottoresse. Professioni di
rispetto, eppur soggette a quelle pratiche sociali e politiche
antipatiche, limitanti, piene di trappole. Professioni costrette a pagar
le tasse: che siano libere professioniste o dipendenti non cambia la
sostanza, onorare il fisco italiano. Così, le più intraprendenti,
decidono di fare il grande salto e diventano escort. La prostituzione
non è sotto accusa, non si parla di moralità e nemmeno si vuole essere
ipocriti. La prostituzione è un mestiere come un altro se fatto
liberamente, tuttavia, visti i tempi difficili, la Federcontribuenti
intende chiedere al governo una legge che legalizzi questa professione e
che assoggetti, chi la pratica, allo stesso carico fiscale degli altri
lavoratori. «Queste escort non versano un euro di tasse. Le più ”famose”
hanno importanti capitali all’estero, si muovono con la comune postapay
che non lascia traccia. Abitano in lussuosissimi appartamenti che in
alcuni casi risultano in comodato d’uso o di proprietà di prestanome». E
se per la legge italiana la prostituzione è reato e per tanto bandita,
nel web e sui giornali, pullulano i loro annunci. Hanno siti web così
raffinati da sembrare studi legali. Addirittura applicano un rigoroso
tariffario accessibile al pubblico. Per un’ora andiamo dalle 300 alle
500 euro. Un week-end costa intorno ai 4 mila euro e chi, se non
facoltosi industriali, gente famosa dello spettacolo e politici può
permettersi questi prezzi? Secondo la Federcontribuenti, «non solo una
legge che le legalizzi spezzerebbe le catene della tratta umana, ma,
costringendole al fisco, le casse dello Stato troverebbe vantaggio e,
come è giusto che sia, i contribuenti onesti, quelli soggetti al carico
fiscale, troverebbe un minimo di giustizia fiscale». Bisogna anche dire
che, queste escort di lusso, avendo come clientela importanti uomini e
tecnici dello Stato godono di qualche favore e privilegio negato agli
altri contribuenti italiani: non hanno problemi con Equitalia, non
subiscono pignoramenti selvaggi, non temono l’arrivo di raccomandate con
atti giudiziari, non temono la crisi economica, insomma, un guadagno al
netto al 100%.
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lunedì 31 ottobre 2011 |
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Parlamento Europeo
Giustizia e affari interni
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27-10-2011 -
Sessioni plenarie
Gli abusi sui minori e la visione d'immagini a
carattere pedopornografico sul web saranno puniti in maniera più severa
nell'UE grazie alle nuove regole approvate dal Parlamento giovedì. La
direttiva richiede anche agli Stati dell'UE di rimuovere i siti a
carattere pedopornografico o, quando questo non sia possibile, di
bloccare l'accesso a queste pagine dal proprio territorio nazionale.
Alcuni studi affermano che il 10-20% dei minori europei è a rischio di
abuso sessuale.
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mercoledì 19 ottobre 2011 |
La corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato la Svizzera a
versare 15'000 euro (quasi 19'000 franchi) a una francese di 52 anni,
schedata come prostituta dalla polizia ginevrina. I giudici di
Strasburgo hanno stabilito che le autorità hanno violato il diritto al
rispetto della vita privata, sancito dall'articolo 8 della Convenzione
europea dei diritti dell'uomo (CEDU).
Nel 1993, durante un controllo, gli agenti della città sul Lemano
avevano trovato su di lei biglietti da visita che certificavano la sua
attività di escort. Dodici anni più tardi, nel 2005, la donna, nel
frattempo condannata per ingiuria e molestie telefoniche, aveva scoperto
di essere schedata come prostituta. La conservazione di queste
informazioni da parte delle forze dell'ordine era stata ritenuta lecita
dal Tribunale federale.
La corte europea - cui la donna si è rivolta chiedendo un risarcimento
di 68'000 euro - si è invece mostrata di altro avviso: mantenere un
appunto di tal tipo per anni in un dossier personale non è necessario in
una una società democratica, ha argomentato la corte. Tanto più che
l'interessata non è mai stata condannata per esercizio illecito della
prostituzione. Il fatto che nel 2005 sia stata sanzionata per altri
reati non cambia nulla: non vi è infatti un nesso sufficientemente
diretto fra i due ambiti.
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giovedì 13 ottobre 2011 |
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Porto Sant'Elpidio (Fermo), 12 ottobre 2011 - E se chi ha già pagato
le sanzioni elevate in base all’ordinanza antiprostituzione dichiarata
illegittima dalla Corte Costituzionale, decidesse di fare ricorso per riavere indietro le somme versate e non dovute
(visto che tutte le sanzioni ancora pendenti sono state annullate)?
"Ormai mi aspetto di tutto — commenta il sindaco Mario Andrenacci —. Al
momento non risultano ricorsi, ma non è una ipotesi da escludere".
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mercoledì 05 ottobre 2011 |
Ciao a tutti!
Oggi ho fatto finalmente la dichiarazione dei redditi in un
caf gestito da
cattolici in un rione popolare della mia città.
Non è
stato facile farmi venire il coraggio di menzionare apertamente i
redditi
"anomali" che percepisco, ma per fortuna ho incontrato persone
bonaccione,
affabili e comprensive che non si sono scandalizzate per niente
quanto ho
rivelato il tipo di attività che svolgo. Del resto ho fatto delle
prove
generali anche a casa per sembrare io stesso il più naturale possibile.
Nell'ufficio c'era un quadro con il papa Benedetto XVI e l'immancabile
crocifisso.
Morale della favola: secondo loro non posso dichiarare
questi redditi
"anomali" perché non esiste nessun codice che li inquadri e
quindi neanche
volendo pagarci sopra le tasse non posso farlo. Altro
elemento in più per poter
affrontare un eventuale contenzioso con l'Agenzia
delle Entrate.
Infatti l'addetto caf mi ha chiesto se ho delle ricevute della
documentazione
sull'attività, ma ovviamente ho risposto che lo Stato non mi
permette di
emettere fatture, di avere la partita Iva, ecc... ma che
ultimamente il Fisco
vuole fare da magnaccia e prendersi una parte dei
soldi.
Lui ha risposto: "eh, già, non è come in Olanda e in altri paesi
europei dove
questa attività è normalmente regolamentata."
Non mi
aspettavo questa apertura mentale. Evidentemente i tempi stanno
cambiando.
Ora non mi resta altro che aspettare l'eventuale
"botto"...
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mercoledì 21 settembre 2011 |
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ciao, a tutti/e
sono molto preoccupato per
l'inasprimento dei controlli fiscali, anche perché non è ben chiara la
posizione di noi prostituti/e...
ma cosa dobbiamo fare?
La partita iva non possiamo averla,
il reddito che deriva dalle entrate ricavate dagli incontri sessuali a
pagamento non mi risulta che costituisca a tuttora una base imponibile, in
quanto è ancora in vigore la legge Merlin.
La paura però mi resta: anche se
vengo monitorato periodicamente dalla polizia con chiamate e visite a domicilio
di poliziotti in borghese che fingono di essere clienti e poi se ne vanno via
subito (facile intuire che sono loro...) come faccio a dimostrare che i redditi
che ho guadagnato derivano dagli incontri di sesso a pagamento, qualora
l'agenzia delle entrate mi convocasse per discrepanze?!
Quest'anno per la prima volta
dovrò fare la dichiarazione dei redditi per via di un appartamento che ho dato
in affitto. Ovviamente un affitto esiguo in confronto ai beni che ho acquistato
negli ultimi anni.
Sono terrorizzato, anche perché
qualcuno sta tirando fuori l'idea del carcere per gli evasori fiscali e io non
so come comportarmi.
Ditemi cosa ne pensate, grazie!
su cosa bisogna calcolare le tasse
se i proventi da prostituzione non possono essere considerati base imponibile?!
L'eventuale richiesta da parte
dell'Agenzia delle Entrate di pagare delle tasse su questi proventi sarebbe un
reato. La legge Merlin del 1958 non è mai stata cancellata e vale per tutti,
non è che c'è la deroga per l'Agenzia delle Entrate, a meno che non la creino
in parlamento e cambino la legge.
Ma non c'era anche una sentenza
della Corte Costituzionale che diceva che i proventi derivanti da prostituzione
non potevano essere tassati?
Comunque mi sono riletto l'art. 3
punto 8 della legge Merlin che punisce con la reclusione " chiunque
favorisca o sfrutti la prostituzione altrui".
Quindi che significa
"sfruttare"? Significa anche tassarla.
Una cosa, poi, che mi disgusta
alquanto è che cercano di creare delle sentenze illegali con efficacia
retroattiva, quindi, visti gli interessi da usuraio che il Fisco applica, uno
che si prostituisce da 10 anni, che è andato con cani e porci per potersi
garantire un futuro, praticamente dovrebbe perdere tutto e avrebbe sacrificato
il proprio corpo solo per pagare il Fisco.
NO, non può essere: è assurdo!
vuoi tassare una prostituta/o
perche' produce un capitale, perche' è riconducibile a un lavoro autonomo
laddove non c'è sfruttamento o costrizione?....bene allora prima consideralo
un lavoro vero, emancipalo e dagli la dignita' che si merita, perche' non
puoi dire che il fisco non ne fa un discorso morale ma economico, perche' è li
il nocciolo della questione!
Sono un prostituto e questo è il mio lavoro permettimi di pubblicizzare il mio
lavoro come un lavoro "normale" senza dovermi nascondere come
"massaggiatore" lasciami mettere il mio annuncio su un cartellone
pubblicitario come la pubblicita' dello yougurt danone! vuoi tassarmi perche'
sono un cittadino come gli altri e devo contribuire? trattami come tale. Se
vado in banca e dico che faccio il prostituto e chiedo un mutuo per la casa mi
ridono in faccia, se vado da un commercialista e chiedo di aprire una partita
iva come prostituto mi ridono in faccia.Se non vuoi sdoganarmi da
un'emarginazione morale allora non chiedermi soldi che non ti meriti, se non
vuoi tutelarmi regolarizzarmi emanciparmi allora non chiedermi soldi, se per te
il mio lavoro non è lavoro perche' sulla carta io non esisto non chiedermi
soldi che non esistono. Il mio contributo è concreto e reale è un servizio alla
persona, un contributo MORALE e non è affatto paradossale se ci pensi bene, è
un contributo che non vuoi riconoscere, che vuoi discriminare, condanni chi ci
sfrutta, chi ci presta la casa per lavorare, chi ci presta lo spazio
pubblicitario per farci conoscere....ma tu poi vuoi la tua fetta!!!Come puoi
essere cosi' ipocrita?
Caro Stato se mi vuoi prenditi solo quello che ti posso offrire senza farne un
ipocrisia morale girati e piglialo nel culo!
QUINDI in definitiva cosa
bisognerebbe fare??
prendere un commercialista DECIDERE a quanto ammontano gli introiti mensili
giusto per giustificare lo stile di vita e i versamenti mensili in banca
(quello che non si vuol far comparire rimane in casa) sulla base di questi
preparare una dichiarazione dei redditi REDDITI DIVERSI e fine della
storia.
GIUSTO??? credo che a questo punto non si possa fare altro.... ma la domanda è
questa una volta che la dichiarazione dei redditi è stata fatta per gli anni
precedenti a questa romperanno le palle??? perche' a questo punto è
su questo
che la cosa si fa seria...e controversa...perche' voglio dire se sulla base
degli attuali introiti loro volessero stabilire quanto uno ha fatto negli anni
precedenti arriverebbero a chiedere somme che probabilmente uno non ha piu'!!!
e quindi altro che i presupposti per uno sfruttamento!!! cioè ho 10 e mi kiedi
20...cosa mi kiedi di prostituirmi di piu' per pagarti quello che ti devo???
visto e cosniderato che il tema interessa a molti.... non si puo' in qualche
modo trovare una strada percorribile per tutti? ufficiodelle entrate-
commercialista-avvocato e trovare una soluzione per muoversi senza piu'
rimanere con l'ansia a mille???visto che soldi ne abbiamo :) pagare qualcuno
per avere una risposta per tutti/e?????
cosa ne pensate?????
ok, ma in definitiva l'articolo
sull’inchiesta riguardo alle squillo di Vicenza parla solo di individuazione
dei patrimoni
>delle squillo, che non corrispondono a quanto dichiarato. E poi? Non dice
che
>succede in seguito.
>
>Siamo sempre lì.
>
>Secondo me quella che vale più di tutto è la legge dello Stato, che è
sempre
>lì, indelebile, immutata da 63 anni: la legge Merlin. Ed è una legge
piuttosto
>forte che arriva dall'alto. la legge che ci difende dai papponi, in questo
caso dal
>Fisco-Pappone.
>
>Può la Cassazione sez. tributaria mutare, ignorare, sbattersene delle
leggi
>dello Stato!?
>
>E' questo il punto!
CI FANNO PAGARE LE TASSE??? COME
GLI ALTRI LAVORATORI? .....ALLORA DIGNITA' AL NOSTRO LAVORO
DIGNITA'=VISIBILITA'
ah, vero, ora che mi viene
presente, nel giornale e in alcuni settimanali della mia città, non si possono
neanche mettere più gli annunci, perché se no commettono il reato di promuovere
questa grande attività millenaria, "immorale", ma improvvisamente, a
detta di qualche furbone che vuole rigirare le carte a suo favor, tassabile: LA
PROSTITUZIONE.
Non ci daranno MAI dignità e
visibilità (leggi le dichiarazioni di Mara Carfagna), puntano solo ai nostri
soldi!
se un giorno sti bastardi mi tasseranno e m'imporranno di aprire una partita
iva io chiedero' di pagare uno spazio pubblicitario stradale...prima
chiedendo solo il prezzo ecc le dimensioni...una volta deciso il tutto diro'
ecco questo è quello che pubblicizzero'.... se non mi faranno fare la
pubblicita' faro' un casino tipo scrivo alle iene, giornali ecc..... visto che
sono tassato visto ke "ora" sono un lavoratore come gli altri ho il
diritto di promuovere la mia attivita' visto ke il cartellone pubblicitario non
è offensivo, non è volgare ma scrivo esattamente quello ke vendo "me
stesso"....porco zio vorrei vedere cosa succede!!! te lo giuro...
M.S (Trieste)
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giovedì 25 agosto 2011 |
Donne in rivolta al centro di identificazione e espulsione (Cie) di via Mattei,
a Bologna. Protestano contro la nuova legge che ha esteso a 18 mesi il
limite
massimo della detenzione nei Cie. La protesta sarebbe iniziata da uno
sciopero
della fame indetto all'ora di pranzo, quando un gruppo di nigeriane
avrebbe
rifiutato il cibo chiedendo la libertà. Per reprimere le proteste -
pare che
siano anche stati incendiati dei materassi - una quindicina di
agenti delle
forze dell'ordine hanno fatto irruzione nell'area femminile del
Cie. Negli
scontri sarebbero rimaste ferite tre recluse. Una ragazza
marocchina, colpita da
una manganellata alla mano, una cinese colpita alla
gamba, e una nigeriana che
sarebbe quella ad aver ricevuto più percosse. La
cinese e la marocchina sono
state medicate in infermeria. Mentre la ragazza
nigeriana, Suzan, è stata
portata via dal Cie. Non si capisce ancora se
l'hanno trasferita in ospedale per
un ricovero o se invece l'abbiano portata
in questura per l'arresto. Alle tre
del pomeriggio, quando abbiamo avuto la
notizia, le ragazze del Cie erano ancora
sotto shock per l'aggressione
fisica effettuata ai loro danni dagli agenti, e
gridavano chiedendo aiuto.
La Misericordia di Modena, che gestisce il Cie di
Bologna, ha smentito che
vi siano state violenze. Tuttavia non sarebbe la prima
volta che agenti
delle forze dell'ordine alzano il manganello contro le recluse.
Era già
successo al Cie di Roma, e avevamo pubblicato su Fortress Europe le foto
degli ematomi sul corpo di una reclusa tunisina. Comunque che al femminile
del
Cie di Bologna la tensione stava salendo lo si era capito da un pezzo,
almeno
dallo scorso 20 luglio, quando le ragazze avevano bruciato l'area
dove erano
recluse. Già il 23 luglio la parlamentare Zampa e l'avvocato
Ballerini, dopo
aver visitato il Cie, avevano esposto i problemi delle
ragazze recluse. Ma la
goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata
l'approvazione della legge sui
rimpatri. Tra le recluse del Cie di Bologna
infatti ben 6 hanno già ricevuto la
proroga a 8 mesi.
Si tratta di 4
nigeriane, una russa e una marocchina. Per sei mesi hanno atteso
il giorno
della propria liberazione, salvo poi scoprire che con la nuova legge
dovranno farsi 18 mesi in gabbia. Tutte vivevano da anni in Italia. Tra loro
ci
sono anche alcune ragazze vittime di tratta e del racket della
prostituzione,
trafficate dalla mafia nigeriana che controlla il mercato del
sesso in Italia.
Oppure ragazze madri. Come il caso di una nigeriana di
Prato, rinchiusa al Cie
da poco più di un mese. Il prossimo 4 settembre suo
figlio festeggerà il primo
compleanno. E lei non potrà essere con lui per
soffiare sulle candeline. A
badare a lui ci sta pensando un'amica. Il padre
è sparito da prima che nascesse.
E a finire di distruggere la famiglia ci
pensa l'autorità costituita. Basta un
permesso di soggiorno scaduto. Si
chiama violenza istituzionale. E fa ancora più
male delle
manganellate.
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Tavolo4flat
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https://www.autistici.org/mailman/listinfo/tavolo4flat
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mercoledì 17 agosto 2011 |
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Alle colleghe di Firenze che ricevono appuntamenti attraverso gli annunci su un popolare sito internet
Fate attenzione una persona che prende appuntamento attraverso il numero 3337495616 è assolutamente da non incontrare perchè pone problemi molto seri di sicurezza.
Se avete avuto queste chiamate potete contattarmi e raccontarmi cosa è accaduto, stiamo raccogliendo testimonianze e prove.
Pia Covre
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martedì 19 luglio 2011 |
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Roma, 19 luglio 2011. Il Forum della società civile italiana sull'Hiv/Aids ringrazia il sindaco di Roma Giovanni Alemanno per la sua decisione di scrivere una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al ministro degli Affari Esteri Franco Frattini perché provvedano al più presto al saldo delle quote più volte promesse e mai versate al Fondo Globale per la lotta a Aids, Tubercolosi e Malaria.
PIA COVRE-per il CDCP Onlus Comunicato Stampa
Non so cosa abbia fatto Alemanno per il Forum e il Global Fund, personalmente credo che noi non abbiamo come Comitato Diritti Civili Prostitute Onlus nessuna ragione per ringraziarlo di qualcosa.
Con le politiche repressive sulla prostituzione in atto dal 2008 nella sua città sta mettendo in grave pericolo la salute di tutte/i i sex workers che perseguitate/i dalla sua polizia sono costrette/i a condizioni di lavoro estremamente precarie e pericolose. E' noto a tutti che in un sistema di lavoro criminalizzato il potere di contrattazione con i clienti per praticare sesso sicuro si abbassa notevolmente. Con la persecuzione delle straniere/i si aumenta lo sfruttamento, per chi ha dipendenze da sostanze diventa impossibile la prevenzione e tutte/i vengono scoraggiati dal sottoporsi al test HIV per paura di avvicinare i servizi.
Le Unità di Strada sono state private dei finanziamenti del Comune e non possono più raggiungere le persone che stanno in strada per un lavoro di prevenzione e di emersione dalla tratta.
Dopo aver salutato i partecipanti all'Euro Gay Pride ora il Sindaco si complimenta con le Associazioni del Forum della società civile, ma non bastano le parole prive di fatti concreti. Le politiche che ci riguardano, noi sex worker come le persone omosessuali, vanno in tutt'altra direzione. A Roma si dicono cose e se ne fanno tutt'altre, la propaganda dei politici bugiardi non ci serve a nulla, lo dimostra il fatto che l'Italia non rispetta gli accordi internazionali.
Pia Covre
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus
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martedì 19 luglio 2011 |
Forum della società civile italiana sull'Hiv/Aids – Comunicato stampa
L'ITALIA E L'HIV: VERSO LO ZERO...
Conferenza internazionale sull'Aids a Roma:
le promesse mancate di Berlusconi, le assenze del governo
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martedì 19 luglio 2011 |
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Siamo arrivate da pochi giorni a New York e già stiamo rifacendo le valigie per tornare in Italia, riabbracciare i nostri cari e rimetterci a lavorare. Non siamo state delle buone turiste per la grande mela, ma sicuramente la nostra presenza come piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW ” è un elemento di avanzamento per i diritti delle donne in Italia. Ma che cosa è la CEDAW? È un trattato, uno dei principali delle Nazioni unite, del 1979, sottoscritto da quasi tutti i Paesi del mondo, per assicurare l’applicazione e il pieno godimento dei diritti delle donne. L’Italia ha ratificato la Convenzione per l’Eliminazione di ogni discriminazione contro le donne nel 1985. Ogni 4 anni i vari governi devono presentare un rapporto ad un Comitato di 23 membri, esperti da tutto il mondo, per illustrare cosa hanno migliorato, come e quali risultati hanno ottenuto. Nel corso della 49a sessione alle Nazioni Unite, il 14 luglio a New York, hanno risposto i rappresentanti del governo italiano. Il Comitato CEDAW, ha discusso e chiesto ulteriori informazioni alla delegazione governativa composta da 25 rappresentanti del governo venuti a New York e altrettanti presenti in video conferenza da Roma. Come voce di controcampo, il comitato ha ricevuto altri 4 rapporti ombra, tra cui quello preparato dalla piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”, che mette in luce quanto ancora c’è da fare in Italia per garantire un eguale e soprattutto reale accesso e partecipazione alla politica, al lavoro, alla salute, alla protezione dalla violenza, alla cultura etc.. a tutte le italiane, migranti, seconda generazione, disabili, rom e alle persone con diverso orientamento sessuale.
È la prima volta che la società civile italiana presenta un rapporto ombra e partecipa alla sessione di valutazione, siamo state presenti in tre, due rappresentanti di Fondazione Pangea e una di Giuristi Democratici. Per noi è stata un’emozione non da poco essere lì! La piattaforma ha fatto uno sforzo enorme, sia economico (dobbiamo ancora pagare i traduttori e non sappiamo come fare) che di impegno e di coordinamento! Abbiamo lavorato per giorni interi facendo nottate, abbiamo tolto tempo ai nostri cari, ai figli, al nostro sonno, pur di dire “noi ci siamo e non siamo contente di come state lavorando si deve fare di più per i diritti e la partecipazione delle donne e non solo”. Il rapporto, elaborato ha raccolto l’adesione di oltre 120 organizzazioni della società civile sia nazionali che locali e centinaia tra di singoli donne e uomini, creando un comune denominatore tra tante realtà molto diverse tra loro.
Il messaggio deve essere chiaro, non stiamo parlando male del ministero pari opportunità, anzi, stiamo parlando dei problemi strutturali nel riconoscere in ogni ministero e al governo, un approccio di genere che sia inserito nelle politiche e nella loro applicazione.
I rappresentanti del governo hanno risposto alle domande del Comitato CEDAW alle Nazioni Unite per quel che hanno potuto ma non sono stati in grado di dare informazioni esaustive in diversi punti critici. Molte domande sono rimaste inevase. Avanzare il pretesto dei problemi di budget per giustificare la non applicazione di politiche inclusive delle donne non può essere utilizzata perché molte azioni possono realizzarsi senza intaccare il bilancio, anzi, utilizzare un approccio di genere potrebbe rendere molto più efficiente l’allocazione delle voci della spesa pubblica permettendo l’inclusione delle donne in ogni settore e l’accesso ai loro diritti al pari di quelli degli uomini. Lo smalto che ha perso l’Italia nei contesti internazionali è anche dovuto al fatto che non si rispetta mai lo standard internazionale richiesto, siamo tra gli ultimi nelle classifiche europee che indicano quanto un paese sta progredendo, e, pur essendo tra i paesi del G8, non siamo di esempio per gli altri perché non applichiamo molte delle direttive europee che ci renderebbero più credibili davanti alle Nazioni Unite. Un esempio? La l.188/2007 sulla base di una direttiva europea aiutava a contrastare la pratica delle dimissioni in bianco sopratutto per donne in maternità ed è stato uno degli atti abrogati dal governo nel 2008. Noi donne garantiamo il ricambio generazionale per la società italiana, mettendoci il nostro sforzo fisico, psicologico, emotivo perché incinte, e dopo abbiamo una buona possibilità di restare a casa, senza possibilità di scegliere e tornare a lavorare, come il diritto alla salute riproduttiva che si sta sempre più restringendo in tutte le regioni. Quanto ancora dovremo aspettare? In Italia le donne contano oltre il 53% della popolazione, e una democrazia di solito è rappresentata dalla maggioranza. Basterebbe applicare l’art.51 della Costituzione per avere più donne in politica. Siamo noi a laurearci di più e con i migliori voti, ma solo il 14% delle donne è professore ordinario all’università. Poco meno di una donna su due lavora, a sud una su tre, le altre perdono la speranza e non cercano neanche lavoro. Lo sforzo delle politiche va nella direzione di rimettere a casa, ma forse il governo non ha capito che i tempi sono cambiati e che saremo noi, che da secoli sopportiamo le maggiori sofferenze e perdite, che siamo il fattore di sviluppo e progresso per garantire a tutti il pieno godimento della vita. A questo punto aspettiamo con ansia un incontro con i rappresentanti del governo italiano e di avviare un dialogo costruttivo, per cercare di cambiare, insieme, il presente e il futuro delle donne in Italia. Donne yes we can!
Simona Lanzoni, Barbara Spinelli, Claudia Signoretti per la piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”
Aderiscono alla piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW: Fondazione Pangea Onlus, Giuristi Democratici, ActionAid, ARCS-ARCI Cultura e Sviluppo, IMED- Istituto per il Mediterraneo, Be Free, Fratelli dell’Uomo, Differenza Donna ONG.
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lunedì 18 luglio 2011 |
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Ronde Fai-da-te a Cireale: "Ci muoveremo con gli scooter muniti di gavettoni, raudi magnum, vuvuzelas e quant'altro serva per far allontanare le signorine ed i "signorini" che si prostituiscono".
Vuvuzelas, petardi, secchi d'acqua e fischietti per allontanare le prostitute dall' Aurelia tra Albenga e Ceriale. È l'insolita iniziativa fai-da-te che un gruppo di cittadini di Ceriale attuerà da mercoledì 20 a domenica 24 luglio contro il fenomeno della prostituzione. Dalle 22 alle 3, un gruppo di cerialesi armati di tutto punto si presenterà davanti a un supermercato sull'Aurelia, quindi alla casa del sindaco di Ceriale, Ennio Fazio, e lungo un tratto della via Aurelia per la singolare protesta.
«Ci muoveremo con gli scooter muniti di gavettoni, raudi magnum, vuvuzelas e quant'altro serva per far allontanare le signorine ed i "signorini" che si prostituiscono da troppi decenni sulle nostre strade ed ora persino nel cuore del nostro paese - dichiara Luigi Tenderini promotore dell'iniziativa - Pensiamo anche di fotografare le targhe delle auto che si fermeranno nell'intento di caricarle per cercare di dissuadere quei clienti che con la loro richiesta di prestazione sessuale alimentano tale fenomeno. Posizioneremo striscioni all' altezza dei cancelli del supermercato e adiacente l'abitazione del sindaco».
Il Tempo 18-7-2011
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venerdì 08 luglio 2011 |
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Sta cambiando il vento dopo il 13 febbraio in questo Paese. Ma
non ci alzerà le gonne per mostrare le nostre graziose e levigate gambe, come
sognano ancora molti maschi ispirati
dal mitico sex symbol MM. Gia da un po’ le donne mostrano le gambe “indecorosamente” quando vogliono e ci siamo anche appropriate
dei pantaloni! e peggio per lui per chi
non se ne è ancora accorto. Vogliamo essere socialmente eguali e valorizzate come
ogni uomo di questo Paese, e allo stesso tempo rispettate nonostante le differenze
di condizione sociale. Pantaloni e potere, vogliamo tutto, vogliamo valere.
Daltra parte non credo che ci opporremmo se gli uomini vorranno esibire le loro
gambe pelose vestendo una gonna. Libertà e autodeterminazione devono valere per
tutt*. Con questi pensieri viaggio verso Siena per il grande incontro di
SeNonOraQuando? per riaffermare come facemmo il 13 con altre compagne: sempre
365 giorni all’anno.
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venerdì 01 luglio 2011 |
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LA
CAMPAGNA EUROPEA DI STAMPO INTEGRALISTA-IDEOLOGICO CONTRO LA PROSITTUZIONE NEGA
DIGNITA’ E AUTODERMINAZIONE PER LE SEX-WORKERS. INTERROGAZIONE ALLA COMMISSIONE
EUROPEA SU EVENTUALE UTILIZZO DEI FONDI EUROPEI.
Comunicato Stampa del Comitato per il Diritti Civili delle Prostitute e
dell’Associazione Radicale Certi Diritti:
Roma,
1 luglio 2011
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lunedì 27 giugno 2011 |
Ieri 26 giugno, femministe e solidali sono state/i, in mattinata, fuori
dal
Cie di Ponte Galeria e, di pomeriggio , davanti al carcere di Rebibbia
femminile.
C'erano anche dei ragazzi palestinesi venuti dalla loro terra
e donne e
ragazze ,velate e non, che in varie lingue, dall'arabo al
sudamericano hanno
comunicato con le recluse ed i reclusi.
Nello
schieramento di polizia c'erano anche donne.
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mercoledì 08 giugno 2011 |
Le richieste del Forum della Società Civile Italiana per la Lotta contro l'HIV/AIDS alla nostra delegazione e le proposte dell'Italia
Roma, 8 giugno 2011. Si apre oggi a New York il Meeting di Alto Livello dell’Assemblea Generale delle Nazione Unite, che traccerà gli indirizzi delle politiche di lotta contro Hiv/Aids che gli Stati membri dovranno adottare nei prossimi anni, e farà un bilancio sugli impegni sottoscritti dalla comunità internazionale nel 2001 e nel 2006.
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venerdì 03 giugno 2011 |
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Da Pigalle a Republique una grande manifestazione delle/dei Sex Worker. La giornata dell'orgoglio è stata celebrata a Parigi con una grande partecipazione di attiviste/i, clienti e supporters.
Rivendicazione di diritti sociali e protesta contro la criminalizzazione dei clienti, slogan urlatiper tutto il tempo del corteo...una Parigi mai vista così!
http://dailymotion.virgilio.it/playlist/x1mg32_soukaz_pute-pride-2-juin-2011-paris#videoId=xj2kux
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mercoledì 01 giugno 2011 |
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30 ANNI DI AIDS
NASCE IL FORUM
DELLA SOCIETA' CIVILE ITALIANA SULL'HIV/AIDS L'EMERGENZA NON E' FINITA
On line il sito
web, in preparazione il convegno di luglio, prossimo appuntamento New York
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mercoledì 13 aprile 2011 |
Stop ordinanza anti prostituzione, Piccardo: “Inutile, soprattutto alla Maddalena”
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mercoledì 13 aprile 2011 |
Bocciata in parte la legge: viola principio eguaglianza
Maroni: norma importante, rimedieremo
ROMA - La Corte Costituzionale ha bocciato parzialmente la legge 125 del
2008, definendo illegittimi gli ampli poteri di ordinanza dei sindaci
previsti dal pacchetto sicurezza del governo Berlusconi.
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mercoledì 13 aprile 2011 |
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non se ne è parlato
molto..ma a roma abbiamo fatto un corteo di circa 300 donne e più che è partito
da p.zza barberini è arrivato a p.zza del popolo ha attraversato quella piazza e
ha proseguito in corteo sul lungotevere e poi su via del corso arrivando a
montecitorio...
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mercoledì 13 aprile 2011 |
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Dentro la piazza e oltre
Riflessioni sul 13 febbraio
15 / 2 / 2011
Per
cominciare facciamo una piccola premessa. Abbiamo avuto le stesse
perplessità, o meglio lo stesso fastidio, nel leggere
l’appello di indizione della giornata del 13 e abbiamo accolto con
la giusta attenzione la presa di posizione di Muraro. Ma abbiamo
deciso di attraversare il 13 proprio perché una piazza delle
donne non può essere eterodiretta, strumentalizzata, usata
come testa di ponte da un’opposizione nulla e inefficace.
Piuttosto, è la stessa complessità costitutiva di ogni
movimento delle donne, che ne fa qualcosa di inafferrabile e proprio
per questo i commenti alla giornata non riescono a rappresentarla.
Non
ci pentiamo di questa scelta perché per una volta i numeri e
la composizione, estremamente variegata sotto tutti i punti di vista,
parlano chiaro: l’enorme partecipazione parla di qualcosa di
straordinario e eccedente ogni operazione politica che ci si voglia
fare sopra.
Questa
non vuole essere semplicemente un’affermazione di principio, ma una
valutazione che deriva da alcune considerazioni a partire dal
contesto italiano ma allargando lo sguardo oltre.
«Siamo
tutte egiziane!» è stato uno degli slogan che dentro la
grande manifestazione romana di ieri, più di altri, ha
riscosso i consensi e la partecipazione di moltissime. Accomunarsi
alle donne egiziane suona vagamente provocatorio in un paese il cui
governo, fino a qualche tempo fa, guardava con sospetto la condizione
delle donne dei paesi afro-asiatici sottoposte alla dura legge del
velo. Ma la dichiarazione non si attesta nemmeno sulla soglia della
pura solidarietà femminile transfrontaliera, dal momento che
punta ad individuare una comunanza e ad istituire un nesso tra chi in
Egitto – anche lì donne, studentesse, precarie – sta dando
vita ad un processo rivoluzionario e chi qui ha cominciato a dire «I
would prefer not to...».
Il
Mediterraneo e l’Europa sono attraversati da manifestazioni che
hanno in comune il carattere dell’enormità numerica, con un
grado di partecipazione di massa ed individuale incredibile. Eppure
le convocazioni sono anonime e del tutto estemporanee, come se non
riuscissero più ad essere contenute e determinate dalle
strutture tradizionali, siano esse sindacati o partiti. La rete, i
social network e la piazza trovano di nuovo un concatenamento
virtuoso, una cosa riflette e moltiplica l’altra, l’organizzazione
delle lotte si fa diffusa eppure capace di canalizzarsi. Le
strutture politiche tradizionali non possono che soccombere o
rincorrere.
All’indomani
di una mobilitazione variegata, come quella del 13 febbraio, verrebbe
da chiedersi se quanto sintetizzato dai media mainstream sia in grado
di esprimere il processo in atto. Una piazza gremita, non può
essere solo numericamente fotografata. E’ stato detto: sono un
milione. Ma prima di tutto una moltitudine di donne, e anche di
uomini, accomunati da profonde differenze, un caleidoscopio di età,
vite, desideri, aspettative… qualcuna di noi avrà incontrato
i propri vicini di casa, altre ancora la collega di corso
universitario o del call center.
Allora
stupisce quando il tentativo di sintesi diventa riduzione pura di
queste molteplicità: Concita De Gregorio afferma nel suo
articolo di ieri (14 febbraio) sull’«Unità» che
tutta quella pluralità di donne che si oppone – e,
aggiungeremmo volentieri, che talvolta resiste – necessita di
essere rappresentata ovvero di essere corrisposta nei propri bisogni,
esigenze e desideri da un’immagine politica e partitica. E’
sorprendente quanto alle volte le voci di una piazza risultino, a chi
le recepisce, confuse. Un
atto di destituzione di un potere – in questo caso di Berlusconi –
non equivale esattamente ad un processo di sostituzione di quel
potere con un altro della stessa natura.
Che dai discorsi e reclami, sicuramente molteplici e non lineari di
ieri, se ne possa dedurre che il desiderio principale di chi a gran
voce li ha espressi sia una differente rappresentazione della propria
capacità politica, è quantomeno un’aspirazione
velleitaria. Chiariamoci: il fatto che in quella piazza si sia anche
espressa una diffusa opposizione che non vuole e non riesce ad
eccedere il quadro di rispetto e di compatibilità delle
istituzioni democratiche e i contorni della carta costituzionale, è
un fatto indiscutibile. Alcune tonalità della piazza di
domenica, in questa prospettiva, assumono l’aspetto di una «rivolta
democratica»: il richiamo alla moralità simmetrico al
richiamo alla legalità, la difesa della costituzione come
principale riferimento e spazio di azione non pongono automaticamente
il tema della trasformazione dell’esistente.
Ma
puntare lo sguardo direttamente al fondo di questa complessità,
può far emergere risvolti inediti ed interessanti. Piuttosto
che misurare la densità e l’efficacia di questa opposizione
attraverso espressioni binarie, termometri della radicalità,
schemi semplificatori, può essere utile osservare le
differenziazioni interne a questa «rivolta democratica»
che ha attraversato il 13 le piazze di molte città. Al fondo
della questione sta un’interrogazione, pienamente politica su quale
sia il rapporto tra questa forma di rivolta ed un tumulto vero e
proprio, tra espressioni del potere costituente e strumenti della
mediazione politica.
Le
centinaia di migliaia di voci che ieri hanno gridato in piazza un
generico sentimento, misto di indignazione e rabbia, fanno emergere
in maniera chiara la necessità di uscire dall’indistinto,
di nominare i problemi specifici, di iniziare ad agirli, di provare a
tracciare traiettorie percorribili, di prendere posizione. La piazza
gremitissima di ieri ci ha comunicato chiaramente questa urgenza.
L’eccedenza numerica e soggettiva che si è espressa in
quella occasione ci ha spinte, in maniera assolutamente estemporanea,
ad attraversare selvaggiamente la città fino ad arrivare, con
una corsa rocambolesca e liberatoria, fin sotto Palazzo Montecitorio
per rispedire al mittente, Governo e Parlamento, i provvedimenti che
in questi anni hanno portato di fatto alla distruzione delle libertà
e dei diritti, in particolare per le donne, propri di una democrazia
degna di questo nome.
Le
commesse dei negozi di via del Corso che si affacciavano sulla soglia
applaudendo e scandendo gli slogan del corteo selvaggio ci dicono
che questa urgenza deve essere colta e che una traiettoria deve esser
tracciata.
È
anche in piazze come queste, le piazze della «rivolta
democratica» – quelle di primo acchito così educate,
così rispettose della legalità, così poco
conflittuali – che si apre la possibilità del tumulto,
dell’indignazione e dell’affermazione di libertà.
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mercoledì 13 aprile 2011 |
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Cosa succederà ora, dopo questo 13 che sembra sia stata la giocata migliore che si potesse fare?
Non se ne andrà il “tiranno” perché si sa che a meno di una
rivolta violenta e immediata i capi non cedono le armi se non dopo lunghe
trattative per assicurarsi i “salvacondotti” e una successione di potere che
misura le forze messe in campo dagli avversari, e qui gli avversari non sono
poi tanto forti e pronti. Ma l’onda di sdegno che si è risvegliata nel paese e
in particolare fra le donne non lascia il campo.Ci sono seri propositi di sfida
al potere da parte di chi ha partecipato senza sottoscrizione dell’ appello.
Per tante di noi domani sarà esattamente come ieri e come ogni giorno all’anno,
pratica di strategie di resistenza. Così è per le giovani femministe dei
collettivi che si sono distinte nelle
varie città da Trieste fino a Palermo passando per Roma, le “Indecorose e
libere” e tutte le altre non bigotte e non moraliste, e quell* non conformat*
per genere e sesso, e tutte quelle che coraggiosamente hanno manifestato
insieme alle sex worker portando gli ombrelli rossi, con aggiunta di sciarpe,
simbolo delle rivendicazioni dei diritti negati. Quelle che alla domanda “se non ora quando” hanno risposto
“sempre, 365 giorni all’anno” sono piene di rabbia e di passione, e non sono
certo placate dalla gratificazione catarsica della discesa in piazza di una
domenica. E noi con loro. Quindi ci metteremo al lavoro per trasformare la
denuncia in proposta. Vogliamo discutere della mercificazione dei corpi e delle
menti? Della sessualità e dei rapporti di potere fra i generi? Di quanto siano
state sempre necessarie le donne perdute per aumentare il valore delle donne
per bene nella cultura patriarcale? Questi giorni sono stati lanciati molti
spunti di riflessione. Raccogliamoli e parliamone, fino a contaminarci
profondamente dalle nostre diversità, le nostre esperienze e dai nostri saperi.
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martedì 08 febbraio 2011 |
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Lucciole, Graziose e Bocca di Rosa saremo a Roma il 13 alla manifestazione delle donne per chiedere le dimissioni di berlusconi e del suo governo.
Vogliamo contaminare la piazza con la nostra partecipazione libere e indecorose insieme a una moltitudine di donne come noi.
Ci saremo perchè non accettiamo che il nostro Paese sia trascinato nel fango da una classe politica che ci ha ridotti ad una democrazia degenerata. Perchè non accettiamo di essere usate, infangate e strumentalizzate per la restaurazione di una morale sessuale stantia che soffoca le aspirazioni e le libertà di ogni donna.
Perchè rifiutiamo la divisione patriarcale tra Donne per bene e Donne per male.
Noi donne tutte lavoriamo nei tanti servizi informali di cura, siamo il pilastro portante delle famiglie, ma senza redditto. Siamo impegnate a vita nei lavori che attengono alla sfera riproduttiva, e anche in questo dobbiamo dipendere dagli uomini perchè il nostro lavoro non viene pagato e se è salariato non vale mai come quello maschile.
La condizione delle lavoratrici del sesso o delle prostituite è drammaticamente peggiorata a causa dell'ipocrisia e dell'ingiustizia delle politiche sulla sicurezza e sull'immigrazione. Daltra parte le politiche sul lavoro, la condanna al precariato, i tagli alla scuola e al welfare promettono un triste futuro, forse una condanna alla prostituzione per migliaia di giovani.
L'ultimo show del pressidente del consiglio causa un clima di strisciante stigmatizzazione di cui non sentivamo certo il bisogno.
Noi ci saremo ma non saremo il capro espiatorio, ci saremo per dire che vogliamo libertà, diritti, rispetto, giustizia e lavoro per tutte le donne.
Quindi diamo l'appuntamento per chi vorrà insieme a noi contaminare la piazza alle 14 in piazza del popolo a Roma portando gli ombrelli rossi simbolo della lotta per i diritti.
pia covre
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martedì 08 febbraio 2011 |
Sante o puttane. È tornata questa odiosa e vetusta divisione tra donne. da una parte le buone, dall’altra le cattive. Negli anni settanta il femminismo lo aveva capito e aveva criticato il potere che le metteva le une contro le altre in nome di una centralità maschile che andava criticata. oggi la storia ritorna come farsa. Una terribile farsa. Perché in nome della battaglia contro il padre padrone Berlusconi detto Papi si sta riproponendo la divisione tra cittadine di serie a e cittadine di serie B. da una parte le madri di famiglia e le lavoratrici rispettabili e dignitose, dall’altra ruby, le indecenti e le sex worker. Il rischio, diciamo con Pia Covre, del movimento per i diritti civili delle prostitute, è che però il prezzo lo paghino tutte le donne. In nome di un moralismo che sa tanto di sacrestia i nostri diritti e soprattutto le nostre libertà conquistati in tanti anni di riflessioni e di manifestazioni potrebbero essere fortemente intaccati. «Chi manifesta – sottolinea Covre – lo dovrebbe capire». Nelle sue parole la speranza che si possa tornare indietro e che le manifestazioni indette per il 13 febbraio abbiano un segno diverso, non perbenista. Ma anche la delusione di chi come lei da tanti anni si batte per l’autodeterminazione e i diritti delle prostitute e che oggi si sente abbandonata, se non tradita, da quella sinistra di cui invece fa parte. (continua)
www.glialtrionline.it
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giovedì 03 febbraio 2011 |
Scandalosa assoluzione oggi al Tribunale di Milano per lo sbirro
stupratore,
che aveva cercato di violentare Joy!
E' un gravissimo "via
libera" alla repressione con violenza sessuale e
razzismo inclusi verso le
donne immigrate e rinchiuse nei Cie.
Ora che proprio a Milano gli immigrati
arabi stanno facendo grandi
manifestazioni dove le donne sono tantissime, è
un segnale bruttissimo che
dice da che parte stanno lo Stato e la "giustizia"
Italiani.
I poliziotti, servi striscianti con i potenti e "muscolosi" con chi
si
ribella, liberano le immigrate se lo comanda padron Berlusconi e sfogano
il
loro maschilismo razzista e fascista contro le tante Joy che lottano per
la
libertà.
Il "moralismo e la bandiera dei diritti" della magistratura di
Milano si
ferma davanti allo Stato di polizia quando esso si scaglia contro
le donne,
le immigrate, come in questi giorni contro le studentesse e gli
studenti.
Ma questa pietra gli ricadrà sui piedi!
Uno Stato che usa
solo la repressione e legittima la violenza sessuale verso
le donne è uno
Stato da rovesciare!
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
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giovedì 03 febbraio 2011 |
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Si è svolta questa mattina in prefettura
a Gorizia l'apertura delle buste delle offerte per il nuovo appalto
per il CIE e il CARA per i prossimi tre anni. Una torta da 15 milioni
di euro e ben otto le offerte presentate (Coop. Minerva, Connecting
People, Ordine di Malta e l'ass. cult. Acuarinto di Agrigento sono
quattro le altre ancora non le sappiamo). Una decina di antirazzisti/e
(anarchici e pacifisti) ha deciso che era l'occasione giusta per
ricordare cos'è il luogo per cui in tanti si affannano per averne la
gestione. Come scritto sul sito della prefettura l'apertura delle buste
era pubblica , peccato che...continua http://www.info-action.net/index.php?option=com_content&view=article&id=868:nuovo-appalto-ciecara-gli-antirazzisti-prendono-la-parola&catid=95:cie-lagerhttp://www.info-action.net/index.php?option=com_content&view=article&id=868:nuovo-appalto-ciecara-gli-antirazzisti-prendono-la-parola&catid=95:cie-lager
www.info-action.net
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sabato 29 gennaio 2011 |
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Alessandro Costa, consigliere comunale di Barbarano, in provincia di
Vicenza, è stato arrestato per favoreggiamento e sfruttamento della
prostituzione. L’ex assessore alla sicurezza, militante, ora espulso,
della Lega nord, gestiva un sito di annunci e incontri pornografici
guadagnando grosse somme di denaro attraverso la promozione, tra gli
altri, di escort e trans. “In merito all’arresto di questo esponente
politico appartenente ad un’area che fa della lotta all’illecito la
propria bandiera, - interviene Emmanuel Zagbla, responsabile per il
Veneto dell’Italia dei Diritti – ritengo sia necessaria una grande
riflessione, generale, sulla questione della legalità. Questa vicenda
dimostra, nei fatti, che nessun partito politico è immune da
coinvolgimento in atti riguardanti il problema della prostituzione.
Noi, come Italia dei Diritti, per prima cosa, invitiamo gli esponenti
dei partiti, nella fattispecie la Lega, a misurare i toni in merito
delle accuse rivolte agli immigrati, in quanto nessuno potrà mai dire
che gli stessi, sono venuti in Italia soltanto per delinquere o per
compiere reati di prostituzione. Deve esserci una moralità generale,
non di parte. Soprattutto – prosegue Zagbla - quando una persona
rappresenta le istituzioni, come un politico, dovrebbe guardarsi intorno
prima di puntare il dito contro gli stranieri, immigrati, che devono
spesso confrontarsi con problemi legati alla discriminazione e con non
poche privazioni”.
Il trentottenne Costa già nel registro degli indagati dal 18 agosto
accusato dei medesimi reati, è ora in carcere a Padova, gli viene
contestata anche l’accusa di aver organizzato festini a luci rosse e
incontri a pagamento tra inserzioniste o escort e professionisti veneti.
L’ex militante del Carroccio è stato sorpreso in flagranza di reato
mentre riceveva il denaro da un procacciatore della sua rete.
“Pur non giustificando chi compie il reato della prostituzione –
prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -
riteniamo sia necessario innanzitutto valutare cosa spinge, in misura
maggiore le immigrate, a sopportare l'essere costrette a dedicarsi ad
una attività che in Italia è illegale. In conclusione mi auguro che
Costa sia pulito e che non abbia commesso i reati a lui imputati.
Contrariamente sarebbe da preoccuparsi, proprio perché compiuti da un
rappresentante che della legalità fa bandiera politica. Se lo fa un uomo
pubblico, - chiosa Zagbla - figuriamoci quelle poverette che arrivano
in Italia con la promessa di un lavoro e finiscono, oppresse, sulle
strade”.
http://www.montegargano.it/extra-gargano/Zagbla-su-arresto-consigliere-Lega-per-sfruttamento-prostituzione_17939.html
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sabato 29 gennaio 2011 |
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FALLIMENTO
PROIBIZIONISMO SULLA PROSTITUZIONE: OGGI SUI MEDIA TRE DIVERSE FONTI CI
INFORMANO DELL’INCREMENTO DELLA PROSTITUZIONE
E DELLA TRATTA NELLA SOLA CITTA’ DI ROMA. NIENTE DA DIRE GOVERNO? NIENTE
DA DIRE SIGNOR SINDACO DI ROMA?
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mercoledì 26 gennaio 2011 |
Mercoledì 2 febbraio ci sarà a Milano il processo con rito abbreviato per la
denuncia fatta da Joy
contro l'ispettore di PS Vittorio Addesso.
Noi
ci saremo.Vogliamo essere con Joy anche in questa tappa della sua ribellione
alle violenze e ai
soprusi che ha subito.
Joy si è ribellata per se
stessa ,ma anche per tutte quelle che,nella stessa situazione, non
hanno
avuto il modo o il coraggio di farlo e per tutte quelle che
troveranno,nel suo esempio, la forza per
non subire.
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sabato 22 gennaio 2011 |
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http://medea.noblogs.org/2011/01/21/da-salo-a-sodoma-passando-per-arcore%E2%80%A6dominazione-di-classe-e-sopraffazione-sessuale/
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sabato 22 gennaio 2011 |
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Nel sito Femminismo a Sud blog collettivo antisessista, antifascista, antirazzista, antispecista e non addomesticabile, c'è un bellissimo pezzo delle sorelle che invito tutte/i a leggere
http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2011/01/20/donne-perbene-e-donne-permale/
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venerdì 21 gennaio 2011 |
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Abbiamo scelto in questi giorni di non intervenire nel circo della “mediatizzazione” del lavoro della procura milanese sulle indagini che riguardano fatti di prostituzione e concussione ascrivibili a note persone della politica, del giornalismo e dell’imprenditoria dello spettacolo. Non crediamo che sia di aiuto all’accertamento della verità esagerare con il clamore ne a farne capire la gravità.
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domenica 02 gennaio 2011 |
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Sette anni e due mesi di reclusione con il rito abbreviato. È la
condanna inflitta a un poliziotto per le accuse di violenza sessuale,
concussione, atti osceni, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e
della prostituzione. L’uomo infatti, per l’accusa, avrebbe anche preso
in affitto un appartamento, in zona Cenisio a Milano, nel quale alcuni
transessuali si prostituivano.
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mercoledì 29 dicembre 2010 |
'ABBIGLIAMENTO E ATTEGGIAMENTO NOSTRE CLIENTI NON DIVERSI DA TV' (ANSA) -
GENOVA, 27 DIC - L'abbigliamento e l'atteggiamento di una prostituta sono cosi'
scandalosamente diversi da quanto si puo' vedere alla tv? Lo scrivono gli
avvocati genovesi Alessandro Cecon e Marcello Lucchese che, in difesa di tre
'Bocca di rosa', hanno depositato in prefettura un ricorso per chiedere
l'annullamento di alcune multe contestate alle loro clienti in virtu'
dell'ordinanza emessa dal sindaco di Genova che prevede sanzioni per prostitute
e clienti.
L'ordinanza entrata in vigore il 12 novembre prevede una multa sia
per la prostituta che per il cliente ma, secondo i legali, non e' legittima
perche' 'basata sul dm del 5 agosto 2008 sull'incolumita' pubblica, di per se'
illegittimo'.
I legali contestano la 'mancanza di una specifica disciplina
ministeriale in materia di incolumita' pubblica e sicurezza urbana'. Poi
aggiungono che c'e' anche un contrasto normativo che riguarda la lesione del
principio d'uguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione: cliente e
prostituta sarebbero discriminati attraverso misure di limitazione della
liberta' individuale che puo' essere esercitata solo 'per quel tanto
strettamente necessario a garantirla'.
Infine, i due legali sottolineano il
concetto di 'buon costume': 'si profila - scrivono - un quesito sull'indice di
scandalosita' che atteggiamenti e abbigliamento debbano possedere per integrare
o no un adescamento. Oggi, come testimoniano gli spettacoli in tv, e'
impossibile concepire una minaccia al pubblico decoro da questo punto di vista.
Potendosi eccepire che i modelli televisivi non varrebbero ad escludere
l'antigiuridicita', avendo gli stessi vestiti, movenze o pose una valenza
diversa per strada, dove non si rientra nel campo artistico. Ma ci si accorge
che vi e' una rigorosa corrispondenza tra standard televisivi e contegno
sociale'.
(ANSA).
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mercoledì 29 dicembre 2010 |
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E’ di ieri la sentenza che ha condannato l’ispettore capo del Cie di Milano Mauro Tavelli (detto ‘ispettore Mauro‘)
a sette anni e due mesi per aver costretto una trans rinchiusa in quel
lager ad un rapporto orale. In cambio le avrebbe promesso di liberarla
dal Cie.
Sempre ieri, nei dintorni di Oristano, don Giovanni Usai
di 67 anni, cappellano del carcere nonché fondatore e responsabile
della comunità ‘Il Samaritano’, è stato messo ai domiciliari con
l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una giovane nigeriana da
cui avrebbe preteso un rapporto sessuale in cambio dell’assunzione a
tempo indeterminato.
http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2010/12/29/sesso-in-cambio-di/
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mercoledì 15 dicembre 2010 |
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Strasburgo 14 dicembre
Votata una Direttiva al Parlamento Europeo che impegna gli stati membri alla lotta contro il traffico di esseri umani.
Impegna gli stati membri a perseguire i criminali responsabili del traffico, proteggere le vittime oncedendo anche i permessi di soggiorno e supporto, e prevenire questo crimine.
Nella parte prevenire si è inserita la possibilità di perseguitare i clienti del sex work.
Pia Covre " Evidentemente non sono state prese in considerazione le molte informazioni che abbiamo inviato ai Parlamentari e che dimostrano come criminalizzare i clienti sia controproducente e aumenti la vulnerabilità delle sex workers.
Spesso sono proprio i clienti ad aiutare le donne che si trovano in strada ma in futuro se rischiano di essere denunciati non lo faranno più. Ha vinto la linea dei Paesi scandinavi, in particolare la Svezia, dove la posizione ideologica oltranzista delle femministe hanno da anni stabilito leggi contro i clienti maschi che comprano sesso da donne. Leggi che discriminano le sex workers con buona pace del rispetto dell'autodeterminazione femminile."
The fight against
trafficking in human beings is an overarching priority for the
Commission and the EU. In March 2010, the Commission proposed legislation
obliging EU Member States to act on three fronts: prosecuting criminals
responsible for trafficking human beings, protecting the victims and
preventing the offences (IP/10/380).
Now that the Directive has been endorsed by the European
Parliament, it will have to be formally adopted by the Council before
it can enter into force. The new Directive will replace current EU legislation dating from 2002 (Framework Decision 2002/629/JHA) and will apply to all Member States except Denmark and the United Kingdom. Member States will then have to comply with the new rules within two years.
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giovedì 02 dicembre 2010 |
Il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute dichiara ancora una volta
di voler stare
al fianco di Joy e di tutte le donne ribelli del mondo !!!
al fianco delle compagne in presidio al tribunale di milano !!!
Oggi a Milano si tiene un processo contro un Commissario di Polizia che si
è comportato senza onore.
Quel poliziotto ha cercato di violentare una donna nigeriana
all'interno
del Centro di identificazione ed espulsione di Milano. Una donna
che è anche stata vittima della tratta di esseri umani e pertanto ha diritto
alla protezione sociale. Quel fatto accaduto in via Corelli al CIE non è che
l'ennesima violenza che avviene in uno di quei lager. Una violenza che è
lo
specchio della pratica quotidiana dei ricatti sessuali e delle molestie
nei
confronti delle immigrate donne e trans da parte di uomini, in divisa
e non, nei
Centri di espulsione, dove chi vi è rinchiusa/o è disumanizzata/o
e in balia
delle violenze e del sadismo di chi approfitta del proprio ruolo
per comportarsi come aguzzino.
Ci auguriamo che la giustizia emerga e restituisca fiducia e dignità a chi
come Joy ha subito davvero troppe violenze.
Pia Covre
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lunedì 22 novembre 2010 |
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COMUNICATO STAMPA
Il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute vuole manifestare la propria solidarietà
alle persone che lavorano nel mondo della Cultura e dell’Arte che oggi
giustamente protestano contro la mancanza di prospettive per il presente e il
futuro artistico dell’Italia.
Ci sentiamo particolarmente vicine ai tanti autori e attori
del nostro cinema e del teatro che hanno dato spesso voce e immagine alle
storie di Violetta, Cabiria, Mamma Roma, Vesna, Clara …solo per nominarne
alcune. Senza il cinema, l’opera e il teatro, i cantautori, noi prostitute
saremmo solo appendici di cronaca nera.
Così come in passato la nostra storia è stata tramandata dagli scrittori e
dagli artisti e da chi ci ha immortalate nelle opere pittoriche che hanno reso mitico il nostro patrimonio artistico.
Troppo spesso vediamo che le/i giovani che vogliono affrontare la carriera
artistica si debbono adattare a rimediare risorse attraverso compromessi che
talvolta sono davvero molto vicini alla prostituzione, e questo non è giusto.
Se mai arriveremo a veder legalizzato il lavoro sessuale e
quindi una corretta imposizione fiscale alle sex workers chiederemmo di veder
destinati i soldi delle nostre tasse a sostegno dell’Arte e dei beni
Culturali perché sono fra le cose più
importanti per il nostro Paese insieme all’ istruzione e alla Ricerca.
Pia Covre
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