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Fatta Interrogazione Parlamentare sui fatti di Bologna
venerdì 13 gennaio 2012
CENSIMENTO/SCHEDATURA PROSTITUTE A BOLOGNA: 253 CARABINIERI FANNO UN’INDAGINE CENSIMENTO/SCHEDATURA DI 248 PROSTITUTE. VIOLATA LA LEGGE SULLA PRIVACY, LA LEGGE MERLIN E LA CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO.  CHE SENSO HA SENZA LEGALIZZAZIONE INVIARE TUTTO ALL’UFFICIO DELLE ENTRATE?

 
Ecco il responsabile Colonnello Alfonso Manzo
venerdì 13 gennaio 2012
(ANSA) - BOLOGNA, 11 GEN - Come si chiamano, di dove sono, dove abitano, da quanto tempo si prostituiscono e, anche, quanto guadagnano. Sono le domande in un modulo operativo, una sorta di questionario distribuito alle 'lucciole' di Bologna dai carabinieri. Il 'censimento', pero', fa discutere: ''Si tratta - secondo il Comitato per i diritti civili delle prostitute onlus - di un abuso. Una schedatura, che viola la legge Merlin''. Per il comandante provinciale dell'Arma, colonnello Alfonso Manzo, e' ''un'attivita' soprattutto a tutela delle donne che sono sulla strada''. I dati vengono girati all'Agenzia delle entrate. (ANSA).
 
Il censimento delle prostitute L'Arma: «Le segnaleremo al Fisco»
venerdì 13 gennaio 2012

Raccolti i dati su nazionalità, compensi medi e abitazioni in affitto. I carabinieri: «Solo identificazioni»

 
Bologna: il mercato che fa gola al Fisco
venerdì 13 gennaio 2012
giovedì 12 gennaio 2012

prostitute.jpgTempo di crisi. Tempo di lotta all'evasione. E tra le bocche di rosa bolognesi arrivarono quattro gendarmi con i pennacchi e con ambigui moduli da compilare: nome? Cognome? Eta? Nazionalità? E fin qui, norma. Ma lo pseudo questionario presenta atipiche caselle: 'da quanto tempo si svolge l'attività di meretrice', 'guadagno giornaliero medio e per ogni singola prestazione', 'dichiarazioni in merito agli sfruttatori', 'canone d'affitto'.

 'Annotazioni di servizio', insomma, come hanno definito i carabinieri di Bologna l'operazione realizzata tra le lucciole negli ultimi tre mesi per, ufficialmente, “capire chi sono le prostitute e contrastare un fenomeno che crea disagi e degrado soprattutto sui viali”. Una sorta di censimento, da consegnare in ultima analisi all'Agenzia delle Entrate, che non convince alcune associazioni in difesa della donna, tra cui il Comitato per i diritti civili delle prostitute onlus, secondo cui si è di fronte ad “un fatto molto grave”.

“Quello che stanno facendo a Bologna è un abuso – ha dichiarato una della storiche attiviste della onlus, Pia Covre – il censimento sulle prostitute portato avanti dai carabinieri in questi mesi è un'aperta violazione della legge Merlin; abbiamo già ricevuto diverse segnalazioni e i nostri avvocati sono a disposizione delle colleghe emiliane”.

Secondo l'articolo 7 della su citata legge, infatti, “le autorità di pubblica sicurezza, sanitarie e qualsiasi altra autorità amministrativa non possono procedere ad alcuna forma diretta o indiretta di registrazione, neanche mediante rilascio di tessere sanitarie, di donne che esercitano o siano sospettate di esercitare la prostituzione, né obbligarle a presentarsi periodicamente nei loro uffici”.

Nessuna registrazione, “nessuna schedatura”, fa sapere l'Arma, ma solo “assunzioni di informazioni – precisa il procuratore aggiunto Valter Giovannini, portavoce della Procura - con le quali i carabinieri possono anche trarre spunti investigativi, allegate alle comunicazioni di reati sin qui pervenute nei confronti di potenziali sfruttatori e di donne che hanno reso false dichiarazioni sulla loro identità personale”.

Senza naturalmente sottovalutare l'idea di far pagare le tasse alle libere professioniste dell'amore. “Da anni – continua Covre – chiediamo una regolamentazione del settore e l'equiparazione della prostituzione a qualsiasi altra attività lavorativa, ma non è trattandoci come evasori fiscali che si risolve il problema”.

Che quello condotto dalle forze dell'ordine di Bologna sia il primo passo verso la liberalizzazione del mestiere più antico del mondo? Certo è che le comari di un paesino, finora, non hanno brillato d'iniziativa.

FLORENCE URSINO


 
GUERRA contro le prostitute
venerdì 30 dicembre 2011

A Rimini per salvarle dalla tratta denunciano le prostitute (563 in un anno) con la speranza di metterle al sicuro: in galera!

 

 
11 Dicembre SNOQ scende in piazza....e noi?
lunedì 12 dicembre 2011

 TRIESTE dal manifesto di SNOQ cito "..In questo passaggio difficile non possiamo tirarci indietro, perché
non può tirarsi indietro chi regge questo paese sulle proprie spalle.

Le donne non possono mancare per ridare all´Italia la dignità che ha perso,
per ridarle credibilità, nel mondo, in Europa "



 
Il 25 novembre > L’AUSTERITY E’ VIOLENZA SUL CORPO DELLE DONNE
lunedì 28 novembre 2011

Nel nostro paese e in tutto il mondo la violenza contro le donne è all’ordine del giorno: stupri, violenze domestiche, assassinii. Questa condizione è acuita dentro il contesto di crisi.

Abbiamo deciso di aderire all’appello Occupypatriarchy, una chiamata che nasce all’interno dello spazio pubblico aperto negli ultimi mesi dal movimento Occupy Wall Street. WE ARE THE 99%, slogan delle mobilitazioni statunitensi, non sta a indicare uno spazio liscio ed omogeneo, ma al contrario trae la sua forza dalle differenti striature di colore, genere e condizione che lo fanno vivere. 

Le donne con il loro lavoro suppliscono alla crisi economica e a quella politica. Un recente rapporto Istat mostra come il “nuovo sistema di Welfare” abbia a che vedere direttamente con il lavoro femminile non retribuito: come siano, cioè, le nonne a sostituire gli asili nido, le figlie a sostenere il peso dei genitori anziani, le madri ad occuparsi dei figli, e come, in altre parole, il taglio ai fondi per i servizi sociali significhi il trasferimento di compiti e fatica sulle donne. 

 

La violenza sulle donne è frutto di un sistema fondato sulla sopraffazione maschile. In tempi di austerity la parità tra i sessi sembra diventare un “bene di lusso”. Quando i governi propongono politiche di conciliazione vita-lavoro legittimano, di fatto, il principio per cui una donna deve svolgere più lavori contemporaneamente: precari e senza garanzie nel mercato del lavoro “ufficiale”, senza retribuzione e diritti nella sfera privata. Questa è violenza travestita da austerity!

 

La crisi attacca ogni possibilità di autodeterminazione, mettendo in discussione la libertà di scelta. Ed è proprio su questa che è stato sferrato l’attacco: l’intento della Proposta di Legge Tarzia è quello di cancellare l’esperienza dei consultori, intesi come strutture sanitarie laiche, adibite alla tutela della salute della donna. Mettendo direttamente in discussione la legge 194 sull’aborto, i consultori vengono proposti come centri per la tutela del concepito e della famiglia, togliendo di fatto qualsiasi centralità all’autonomia delle donne e consentendo l’accesso a figure non qualificate del mondo cattolico.  Il “caso Lazio” è in questo senso emblematico e si configura come laboratorio per legittimare lo smantellamento del Welfare su scala complessiva. Quello dei consultori è, tra gli altri, un terreno di conflitto sul quale bisogna insistere, soprattutto con il governo Monti, in odor di sacrestia, per difendere il diritto alla salute e all’autodeterminazione della donna.

 

 

Occupyamo spazi per reinventare la democrazia!  I nostri corpi non sono titoli di Stato!

LA VITA SIAMO NOI!

 

 

#OccupyPatriarchy Roma

 

 

 
Peru: En el Día Mundial de la No violencia contra la Mujer.
lunedì 28 novembre 2011

El Movimiento Nacional de Trabajadoras Sexuales del Perú quiere hacer  llegar su solidaridad a todas las mujeres que sufrimos  violencia, en nuestra condición de población altamente vulnerable a este flagelo de la sociedad.

La mujer no solamente es violentada cuando  es agredida  o golpeada, también lo es  cuando  nuestra pareja no usa condón, exponiéndonos a las infecciones de ITS/VIH /SIDA. También somos violentadas cuando no se nos consulta sobre el número de hijos que queremos tener, nos niegan la información y nos embarazan irresponsablemente, cuando no nos dan el diario para la mantención de los hijos, Cuando se nos abandona  y tenemos que afrontar solas el ser padre y madre.

Violencia es hacerte jurar fidelidad eterna en el matrimonio, hasta que la muerte nos separe, dándonos el mensaje controlista de que ya no somos dueñas de nuestras vidas sino que pertenecemos y somos exclusividad de un solo hombre, sin importar su comportamiento y obligándonos a permanecer con él, poniendo  a Dios como testigo y justificar el amedrentamiento y el asesinato. 

También es violencia cuando  con la cobardía del grupo nos desvisten con las miradas y nos vulgarizan  sexualmente con palabras perversas, queriendo penetrarnos  en nuestra intimidad  psicológica.

La más  detestable es la violencia patológica del golpe y el feminicidio, sin embargo todo tipo de violencia debe ser denunciadas y  sancionadas drásticamente.

También es violencia  cuando las autoridades son indiferentes, se burlan, nos ridiculizan y justifican las agresiones, neutralizándonos para no continuar con la denuncia. También es violencia cuando en los peritajes legales, cambian los hechos para proteger a los agresores poniéndolo como agresión mutua.

También es violencia cuando duermen las denuncias, para que el cansancio nos desanime y los jueces que no  oyen ni leen las pruebas den fallos absurdos, haciéndose cómplices de los asesinatos que incluyen a nuestros hijos.

Debemos hacer el firme propósito de cambiar y dejar de ser indiferentes y  denunciar  a los agresores en su condición de parejas, de autoridades de empleadores.

El Ministerio de la Mujer debe demostrar voluntad política plasmada en comprometerse y hacer funcionar las leyes, sancionando drástica y sin demora a los funcionarios que por omisión incumplen las leyes de protección de la mujer y a los agresores TODO EL PESO DE LA LEY.

 

 Movimiento de Trabajadoras Sexuales del Perú

 
Messico: PROSCRIPCIÓN DEL CONSENTIMIENTO EN EL TRABAJO SEXUAL
lunedì 28 novembre 2011
Todas las trabajadoras sexuales, víctimas y esclavas por decreto, sin excepción.

PROSCRIPCIÓN DEL CONSENTIMIENTO EN EL TRABAJO SEXUAL

* Su negación implica una nueva muerte social de las trabajadoras sexuales
*Que el movimiento amplio de trabajo sexual capitalino,
cierre filas contra las agresiones

Agencia de Noticias Independiente, Noti-calle, 25 de noviembre de
2011, día internacional de la eliminación de la violencia contra las
mujeres. Por Jaime Montejo.-  Hay poco qué celebrar hoy en México,
cuando desde el Programa Nacional de Derechos Humanos de la
Administración Pública Federal, publicado el 29 de agosto de 2008 en
el Diario Oficial de la Federación (DOF), se menciona como un objetivo
“erradicar la prostitución”, sin atender las causas que la generan.

Así mismo, el Programa Nacional para Prevenir y Sancionar la Trata de
Personas 2010 – 2012, publicado el 5 de enero de 2011 en el DOF,
establece que “se impulsará el rechazo social a la prostitución”, lo
cual se equipara en la práctica con incitar al odio hacia las
trabajadoras –res sexuales.

Posteriormente se publica el decreto del 23 de febrero de 2011, que
modifica el artículo 5 de la Ley para Prevenir y Sancionar la Trata de
Personas, donde se señala que  “incurrirá en el delito de trata de
personas, quien contrate los espacios o de a conocer desplegados o
anuncios de ese tipo, que genéricamente incluyen la publicidad que se
hace a servicios sexuales”, criminalizando no sólo a proxenetas, sino
también a trabajadoras sexuales que laboran por su cuenta y no tendrán
más remedio que recurrir a la “protección oficial”, que ofrecen
servidores públicos que viven de explotar la prostitución ajena, esto
es, que se dedican entre otras cosas, al lenocinio y la trata de
personas.

Como si todo ello fuera poco, hace apenas dos días, con 325 votos, la
Cámara de Diputados aprobó eliminar el consentimiento de la víctima
como excluyente de responsabilidad para los inculpados por el delito
de trata de personas, borrando por decreto la diferencia entre
víctimas de trata y trabajadoras sexuales móviles, que migran
permanentemente de un lugar a otro.

A partir de ese día, todas las trabajadoras sexuales son víctimas de
trata, sin excepción, negándole a un sector importante por decreto, el
derecho a decidir qué hacer sobre su cuerpo y sobre su permanencia en
la industria sexual. Es como lo señala Kim Kardashian, el puño piadoso
del poder, sobre las trabajadoras sexuales mexicanas.

Esta victimización, que no es otra cosa que violencia
institucionalizada contra las mujeres trabajadoras sexuales, impulsada
básicamente por mujeres, es un despliegue de poder, un abuso que se
legitima asegurando que sólo busca el bien de las presuntas víctimas;
cuando en realidad su fuerza  material radica en perpetuar la
precariedad del trabajo sexual, incluso en fomentarlo y ampliar sus
redes para justificar el “rescate” de trabajadoras sexuales que no
requieren, no necesitan y no buscan ser rescatadas de ninguna
situación abusiva en su contra.

Sólo resta que la Ley General para la prevención y combate de la trata
de personas, que está por expedirse, considere delincuente al cliente
de servicios sexuales, convirtiendo a las trabajadoras sexuales en
cómplices del delito.
En hora buena, evangelio y feminismo hegemónicos, condenan a  las
trabajadoras sexuales que no son víctimas ni esclavas de sus
decisiones, a la muerte social y a la condena generalizada por no
asumirse como víctimas y negarse a ser rescatadas.

¿Qué hacer entonces para que se respeten y defiendan los derechos
humanos de las trabajadoras –res sexuales, en un contexto nacional
donde todas ellas y ellos son considerados víctimas de trata de
personas con fines de explotación sexual y sus opiniones no han sido
tomadas en cuenta para el diseño de la legislación sobre el tema y
tampoco para las demás políticas públicas que garanticen su derecho a
trabajar en el sexo, o a retirarse de dicho trabajo en cuanto sea su
voluntad?

¿Qué hacer para que los operativos contra la trata de personas con
fines de explotación sexual, dejen de ser operaciones de limpieza
social y razzias que violentan la dignidad de las y los trabajadores
sexuales?

Las y los trabajadores sexuales deben informarse de sus derechos,
organizarse, movilizarse de manera civil y pacífica y hacerse respetar
por las autoridades y otros sectores de la sociedad, como lo han hecho
durante más de 40 años en México; ya que al ser victimizadas todas y
cada una de las trabajadoras –res sexuales, sus “salvadoras”
reproducen el paternalismo patriarcal que tanto cuestionan y que hoy
niegan por decreto a las trabajadoras sexuales el derecho a tomar
decisiones sobre nuestras vidas, y a opinar libremente sobre su
trabajo y condiciones de vida.

El grupo que debe impulsar una estrategia de incidencia política que
haga respetar y promueva la defensa de los derechos humanos de las y
los trabajadores sexuales, debe estar integrado por el movimiento
amplio de trabajadoras –res sexualesmexicano, organizaciones que
defienden los derechos humanos de este sector, comisiones
gubernamentales de derechos humanos, académicos, religiosos, vecinos y
trabajadores de medios de comunicación sensibles a nuestra situación.

Algunos temas prioritarios para las trabajadoras sexuales, son los
siguientes: En lo inmediato, la convivencia armónica en la calle con
vecinos y autoridades, situación que les permitirá trabajar en paz,
sin molestar a terceros y sin ser molestados por nadie. A corto plazo,
la conquista de un marco jurídico que reconozca a quienes laboran por
su cuenta, como trabajadores no asalariados, con todos los derechos y
obligaciones que ello implica. A mediano plazo, el reconocimiento de
las obligaciones patronales de quienes contraten de manera verbal o
escrita a trabajadoras sexuales para que laboren en establecimientos
comerciales dedicados al trabajo sexual, como lo recomendó la Oficina
del Alto Comisionado de Derechos Humanos de Naciones Unidas en México.

Los problemas a los que nos enfrentamos son, entre otros, la muerte
social a la que hemos sido sometidas las trabajadoras –res sexuales en
la cruzada nacional contra la trata de personas con fines de
explotación sexual, quienes han tenido que guardar silencio para no
ser criminalizadas por defender su derecho al trabajo sexual.

Después del recrudecimiento de la discriminación de las trabajadoras
-res sexuales, con las políticas públicas con las que ha sido abordada
la pandemia del VIH/Sida, al etiquetarles como grupo de alto riesgo
que debe ser “verificado” periódicamente como los automóviles emisores
de contaminantes; la fuerza del Estado mexicano se ha centrado en la
incitación al odio hacia nuestro sector, al querer rescatarles a la
fuerza y contra su voluntad de situaciones que muchas personas
eligieron de manera soberana o al criminalizarles por defender sus
fuentes de trabajo sexual y no asumirse como víctimas deseosas de
“reintegrarse” socialmente, a una sociedad que discrimina a las
mujeres y no nos ofrece otras fuentes laborales alternativas al sexo
comercial, que les permitan solventar sus gastos y que un salario
mínimo no garantiza a nadie en este país.

Uno de los objetivos que debemos plantearnos es establecer un
ordenamiento que defina nuestros derechos y obligaciones laborales,
entre los que se encuentran la convivencia armónica entre vecinos,
autoridades y trabajadoras –res sexuales, en el uso de los espacios
públicos; donde todo el poder para establecer dicho disfrute, no quede
en manos del Estado, ya que eso ha propiciado la institucionalización
del lenocinio en las estructuras del Departamento del Distrito Federal
(DDF) y ahora en el Gobierno del Distrito Federal (GDF).

Así mismo, que no se condicione el usufructo de la vía pública a la
participación obligatoria en programas sociales e iniciativas de
control sanitario discriminatorio como aquellos que imponían la prueba
de VIH/Sida, el uso de credenciales que falsamente pretendieron
acreditar nuestra salud libre de ITS. Dicha normatividad, deberá
incluir la opinión vecinos y trabajadoras –res sexuales, sin la
pretensión de establecer zonas de tolerancia, corredores sexuales o
puntos tolerados, como en el pasado lo han hecho las autoridades.

Para ello, deberíamos promover que se incluyan las opiniones de las y
los trabajadores sexuales en la Ley de Trata de Personas del Distrito
Federal, para que no nos sigan tratando como víctimas o victimarias al
no reconocernos como objeto de trata. Cabildearemos nuevamente en la
ALDF la iniciativa de ley de Julio César Moreno, que buscaba
reconocerles como trabajadoras –res no asalariados, y que en su
momento contó con un basto consenso al interior del movimiento amplio
de trabajo sexual del D.F.

Así mismo, mostrar a la opinión pública, que hay otras vías alternas
para lograr el reconocimiento de las y los trabajadores sexuales como
trabajadores no asalariados. Una de ellas es que el Jefe de Gobierno,
Marcelo Ebrard, gire instrucciones al titular de la Secretaría de
Gobierno del Distrito Federal o al Secretario de Trabajo y Promoción
del Empleo, para que emitan y publiquen en la Gaceta Oficial del GDF,
unos Lineamientos Generales que reglamenten la convivencia armónica en
la calle entre trabajadoras-res sexuales, vecinos y autoridades, y así
mismo propicien un mejoramiento en el nivel y calidad de vida de los
trabajadores no asalariados, primordialmente de aquellos que realizan
sus actividades económicas en la vía pública, como los son las y los
trabajadores sexuales que tienen sus puntos de encuentro en espacios
públicos, como lo establece el artículo 23, fracciones XV y XXX de la
Ley Orgánica de la Administración Pública del Distrito Federal
(LOAPDF). Otra vía, es que la Consejería Jurídica del GDF, reglamente
el uso de la vía pública en el caso de las trabajadoras –res sexuales.

En este momento, una de las fortalezas del movimiento amplio de
trabajo sexual en el Distrito Federal, es que podemos volver a cerrar
filas para defender el derecho a trabajar en el sexo con libertad y
responsabilidad, pese a nuestras diferencias y rivalidades. Una
oportunidad es el hecho de encontrarnos en la recta final del sexenio,
momento en el cuál por experiencia sabemos que muchos servidores
públicos y representantes populares, pretender saldar algunas deudas
históricas hacia nuestro movimiento. Una debilidad, es que ya son
muchos sexenios de promesas y la mayoría de nuestras compañeras –ros,
no sólo no confían en nuestros gobernantes ni en la CDHDF, sino que no
esperan ninguna política pública afirmativa que nos beneficie. Una
amenaza externa, el hecho de que al movilizarnos por nuestros
derechos, no sólo seamos criminalizadas, secuestradas, violadas, sino
también asesinadas.

En este momento algunas de las estrategias de intervención que podemos
privilegiar, son la negociación con autoridades del GDF, con la
mediación inicial de la CDHDF, que deberá asumir los costos políticos
de invitar a todos los actores sociales involucrados en el trabajo
sexual y no propiciar ni la impunidad del crimen organizado, ni la
cacería de brujas de quienes participemos en este proceso de
incidencia política. Así mismo, la unidad en las movilizaciones
concretas que acordemos quienes impulsamos esta iniciativa, cada quien
en sus tiempos, formas y espacios. La capacitación y acreditación  de
quienes se han rezagado o queremos actualizarnos como defensoras –res
de derechos humanos. Y, también, la implementación de una estrategia
de medios, que permita formar no sólo corrientes de opinión favorables
a nuestra lucha por el derecho a trabajar en el sexo en paz, sino
también.





--
Brigada Callejera de Apoyo a la Mujer "Elisa Martínez", A.C.

"Quienes han sido víctimas de la prostitución, sólo se liberarán de sus
cadenas cuando la relación social que las esclaviza, termine. Las
trabajadoras y trabajadores sexuales, sólo se liberarán de la explotación de
que son objeto, cuando destruyan la propiedad privada con los trabajadores
del campo y la ciudad."
 
HOY 25 de NOVIEMBRE dia Internacional de la Eliminación de la Violencia contra la M
lunedì 28 novembre 2011

HOY 25 de NOVIEMBRE dia Internacional de la Eliminación de la Violencia contra la Mujer

 

LAS MUJERES TRABAJADORAS SEXUALES MEXICANAS INTEGRANTES DE APROASE, A.C.  nos pronunciamos EN CONTRA DE:

·                                 TODO TIPO DE VIOLENCIA HACIA LA MUJER

·                                 NO MAS PRUEBAS OBLIGATORIAS DE VIH Y OTRAS ITS como condicionante Laboral ¡ESTO TAMBIEN ES VIOLENCIA!

·                                 NO MAS VIOLENCIA INSTITUCIONAL

·                                 NO MAS MUERTES EN LA IMPUNIDAD

NO MAS VIOLENCIA CONTRA LA MUJER!

Alejandra Gil
Directora
APROASE A.C.
Org. de Mujeres Trabajadoras Sexuales
y ex Trabajadoras Sexuales Mexicanas
Integrante de la Coalicion Mexicana de Trabajo Sexual
Vicepresidencia NSWP (Network of Sex Work Proyect)

 

 
La tragica storia di Lilian
mercoledì 16 novembre 2011

15 NOV 2011

(AGI) - L'Aquila, 15 nov. - Ruota essenzialmente attorno alla figura di Lilian Solomon, l'operazione "Sahel 2" dei carabinieri del Ros dell'Aquila, che ha portato alle prime luci dell'alba all'emissione di sei ordinanze di custodia cautelare in carcere, (prevalentemente nei confronti di nigeriani) in cui si ravvisano i reati di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitu', favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione ed interruzione abusiva di gravidanza.
  Lilian Solomon era una giovane nigeriana di 23 anni, una tra le vittime dell'organizzazione criminale indagata, ma la cui storia - secondo gli investigatori - e' particolarmente emblematica. La ragazza parte da Benin city per sfuggire alla fame, agli stenti, alla poverta' estrema, all'assenza di futuro. Sogna una vita diversa, da realizzare nella societa' del benessere. Arriva in Italia affidandosi a persone che la reclutano e che, prima di farla partire, la sottopongono ad un rito voodoo, una cerimonia magico religiosa, con valenze anche giuridiche, con cui la vittima si impegna a versare all'organizzazione una somma di denaro (almeno 60/65 mila euro) e si impegna a non "tradire" l'organizzazione, a pena di gravi ripercussioni su di se' e sulla sua famiglia. Lilian - semprer secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del Ros - giunge in Italia, ma qui scopre che l'attende una vita di violenze, sofferenze, abusi, di privazione della dignita' e della liberta'. E' costretta a prostituirsi prima nell'hinterland milanese e successivamente, dopo l'estate 2009, lungo la Bonifica del Tronto. Resta incinta, vorrebbe anche trattenere il bambino, ma e' costretta ad abortire mediante ingestione di medicinali ed alcool. Continua a prostituirsi malgrado l'insorgenza di gravi dolori, insopportabili, continui. Le viene impedito di curarsi. Sono i sintomi di un linfoma, un tumore da cui per lo piu' si guarisce, sempre che si venga curati. Dopo mesi in cui, malgrado il tumore in corso, Lilian e' costretta a prostituirsi ed a vivere in condizioni disumane, incontra degli operatori dell'associazione On The Road, che la convincono a fuggire ed a farsi curare. Da allora la conoscono i sanitari del reparto di oncologia dell'ospedale di Pescara.
  Ricomincia a vivere, rinascono i suoi sogni, ma e' tardi. La sua grande capacita' espressiva si manifesta nella trasmissione televisiva DOC3, in onda su RAI 3 a luglio 2011, in cui Lilian racconta la sua storia e le sue speranze. Se non le fosse stato impedito di curarsi quasi certamente sarebbe guarita e avrebbe vissuto. Lilian e' morta in un letto di ospedale del reparto di oncologia di Pescara il 1 ottobre 2011. La sua storia, particolarmente drammatica, e' simile a quella di tante altre vittime, di questa e di altre organizzazioni criminali. Molte vittime, meno sfortunate di Lilian, alla fine ritrovano la vita, sottraendosi alle organizzazioni, anche grazie alle forme di assistenza e protezione che la legge gli consente. Le indagini in materia sono particolarmente complesse poiche' riguardano organizzazioni criminali transnazionali "paramafiose", comportano accertamenti anche in altri Paesi e richiedono cooperazione di polizia e giudiziaria che non sempre e' attiva da parte degli stessi Paesi di origine delle vittime.
  (AGI) Com/Ett

 
Federcontribuenti chiede la legalizazione della professione
mercoledì 16 novembre 2011

Dall’Ufficio Stampa Federcontribuenti 

Sono belle, intelligenti, alcune di loro, in una precedente vita, erano professioniste: commercialiste, avvocatesse, dottoresse. Professioni di rispetto, eppur soggette a quelle pratiche sociali e politiche antipatiche, limitanti, piene di trappole. Professioni costrette a pagar le tasse: che siano libere professioniste o dipendenti non cambia la sostanza, onorare il fisco italiano. Così, le più intraprendenti, decidono di fare il grande salto e diventano escort. La prostituzione non è sotto accusa, non si parla di moralità e nemmeno si vuole essere ipocriti. La prostituzione è un mestiere come un altro se fatto liberamente, tuttavia, visti i tempi difficili, la Federcontribuenti intende chiedere al governo una legge che legalizzi questa professione e che assoggetti, chi la pratica, allo stesso carico fiscale degli altri lavoratori. «Queste escort non versano un euro di tasse. Le più ”famose” hanno importanti capitali all’estero, si muovono con la comune postapay che non lascia traccia. Abitano in lussuosissimi appartamenti che in alcuni casi risultano in comodato d’uso o di proprietà di prestanome». E se per la legge italiana la prostituzione è reato e per tanto bandita, nel web e sui giornali, pullulano i loro annunci. Hanno siti web così raffinati da sembrare studi legali. Addirittura applicano un rigoroso tariffario accessibile al pubblico. Per un’ora andiamo dalle 300 alle 500 euro. Un week-end costa intorno ai 4 mila euro e chi, se non facoltosi industriali, gente famosa dello spettacolo e politici può permettersi questi prezzi? Secondo la Federcontribuenti, «non solo una legge che le legalizzi spezzerebbe le catene della tratta umana, ma, costringendole al fisco, le casse dello Stato troverebbe vantaggio e, come è giusto che sia, i contribuenti onesti, quelli soggetti al carico fiscale, troverebbe un minimo di giustizia fiscale». Bisogna anche dire che, queste escort di lusso, avendo come clientela importanti uomini e tecnici dello Stato godono di qualche favore e privilegio negato agli altri contribuenti italiani: non hanno problemi con Equitalia, non subiscono pignoramenti selvaggi, non temono l’arrivo di raccomandate con atti giudiziari, non temono la crisi economica, insomma, un guadagno al netto al 100%.

 
Pedofilia: Parlamento dispone pene più severe per abusi e cancellazione siti web in tutta l'UE
lunedì 31 ottobre 2011
 
Parlamento Europeo
Giustizia e affari interni − 27-10-2011 -
Sessioni plenarie

Gli abusi sui minori e la visione d'immagini a carattere pedopornografico sul web saranno puniti in maniera più severa nell'UE grazie alle nuove regole approvate dal Parlamento giovedì. La direttiva richiede anche agli Stati dell'UE di rimuovere i siti a carattere pedopornografico o, quando questo non sia possibile, di bloccare l'accesso a queste pagine dal proprio territorio nazionale. Alcuni studi affermano che il 10-20% dei minori europei è a rischio di abuso sessuale.


 
Corte Europea condanna schedatura di polizia di escort
mercoledì 19 ottobre 2011
La corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato la Svizzera a versare 15'000 euro (quasi 19'000 franchi) a una francese di 52 anni, schedata come prostituta dalla polizia ginevrina. I giudici di Strasburgo hanno stabilito che le autorità hanno violato il diritto al rispetto della vita privata, sancito dall'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU).

Nel 1993, durante un controllo, gli agenti della città sul Lemano avevano trovato su di lei biglietti da visita che certificavano la sua attività di escort. Dodici anni più tardi, nel 2005, la donna, nel frattempo condannata per ingiuria e molestie telefoniche, aveva scoperto di essere schedata come prostituta. La conservazione di queste informazioni da parte delle forze dell'ordine era stata ritenuta lecita dal Tribunale federale.

La corte europea - cui la donna si è rivolta chiedendo un risarcimento di 68'000 euro - si è invece mostrata di altro avviso: mantenere un appunto di tal tipo per anni in un dossier personale non è necessario in una una società democratica, ha argomentato la corte. Tanto più che l'interessata non è mai stata condannata per esercizio illecito della prostituzione. Il fatto che nel 2005 sia stata sanzionata per altri reati non cambia nulla: non vi è infatti un nesso sufficientemente diretto fra i due ambiti.
 
Sant'Eulpidio Comune costretto a rititirare le ordinanze
giovedì 13 ottobre 2011

Porto Sant'Elpidio (Fermo), 12 ottobre 2011 - E se chi ha già pagato le sanzioni elevate in base all’ordinanza antiprostituzione dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale, decidesse di fare ricorso per riavere indietro le somme versate e non dovute (visto che tutte le sanzioni ancora pendenti sono state annullate)? "Ormai mi aspetto di tutto — commenta il sindaco Mario Andrenacci —. Al momento non risultano ricorsi, ma non è una ipotesi da escludere".

 
Io le tasse le vorrei pagare..
mercoledì 05 ottobre 2011
Ciao a tutti!

Oggi ho fatto finalmente la dichiarazione dei redditi in un caf gestito da
cattolici in un rione popolare della mia città.
Non è stato facile farmi venire il coraggio di menzionare apertamente i
redditi "anomali" che percepisco, ma per fortuna ho incontrato persone
bonaccione, affabili e comprensive che non si sono scandalizzate per niente
quanto ho rivelato il tipo di attività che svolgo. Del resto ho fatto delle
prove generali anche a casa per sembrare io stesso il più naturale possibile.
Nell'ufficio c'era un quadro con il papa Benedetto XVI e l'immancabile
crocifisso.

Morale della favola: secondo loro non posso dichiarare questi redditi
"anomali" perché non esiste nessun codice che li inquadri e quindi neanche
volendo pagarci sopra le tasse non posso farlo. Altro elemento in più per poter
affrontare un eventuale contenzioso con l'Agenzia delle Entrate.
Infatti l'addetto caf mi ha chiesto se ho delle ricevute della documentazione
sull'attività, ma ovviamente ho risposto che lo Stato non mi permette di
emettere fatture, di avere la partita Iva, ecc... ma che ultimamente il Fisco
vuole fare da magnaccia e prendersi una parte dei soldi.
Lui ha risposto: "eh, già, non è come in Olanda e in altri paesi europei dove
questa attività è normalmente regolamentata."

Non mi aspettavo questa apertura mentale. Evidentemente i tempi stanno
cambiando.

Ora non mi resta altro che aspettare l'eventuale "botto"...



 
I/le sex worker ci scrivono sul FISCO
mercoledì 21 settembre 2011

 

 

ciao, a tutti/e

sono molto preoccupato per l'inasprimento dei controlli fiscali, anche perché non è ben chiara la posizione di noi prostituti/e...

ma cosa dobbiamo fare?

La partita iva non possiamo averla, il reddito che deriva dalle entrate ricavate dagli incontri sessuali a pagamento non mi risulta che costituisca a tuttora una base imponibile, in quanto è ancora in vigore la legge Merlin.

La paura però mi resta: anche se vengo monitorato periodicamente dalla polizia con chiamate e visite a domicilio di poliziotti in borghese che fingono di essere clienti e poi se ne vanno via subito (facile intuire che sono loro...) come faccio a dimostrare che i redditi che ho guadagnato derivano dagli incontri di sesso a pagamento, qualora l'agenzia delle entrate mi convocasse per discrepanze?!

Quest'anno per la prima  volta dovrò fare la dichiarazione dei redditi per via di un appartamento che ho dato in affitto. Ovviamente un affitto esiguo in confronto ai beni che ho acquistato negli ultimi anni.

Sono terrorizzato, anche perché qualcuno sta tirando fuori l'idea del carcere per gli evasori fiscali e io non so come comportarmi.

Ditemi cosa ne pensate, grazie!

 

 

 

su cosa bisogna calcolare le tasse se i proventi da prostituzione non possono essere considerati base imponibile?!

L'eventuale richiesta da parte dell'Agenzia delle Entrate di pagare delle tasse su questi proventi sarebbe un reato. La legge Merlin del 1958 non è mai stata cancellata e vale per tutti, non è che c'è la deroga per l'Agenzia delle Entrate, a meno che non la creino in parlamento e cambino la legge.

 

 

 

Ma non c'era anche una sentenza della Corte Costituzionale che diceva che i proventi derivanti da prostituzione non potevano essere tassati?

 

Comunque mi sono riletto l'art. 3 punto 8 della legge Merlin che punisce con la reclusione " chiunque favorisca o sfrutti la prostituzione altrui".

Quindi che significa "sfruttare"? Significa anche tassarla.

Una cosa, poi, che mi disgusta alquanto è che cercano di creare delle sentenze illegali con efficacia retroattiva, quindi, visti gli interessi da usuraio che il Fisco applica, uno che si prostituisce da 10 anni, che è andato con cani e porci per potersi garantire un futuro, praticamente dovrebbe perdere tutto e avrebbe sacrificato il proprio corpo solo per pagare il Fisco.

NO, non può essere: è assurdo!

 

 

vuoi tassare una prostituta/o perche' produce un capitale, perche' è riconducibile a un lavoro autonomo laddove non c'è sfruttamento o costrizione?....bene allora prima consideralo un  lavoro vero, emancipalo e dagli la dignita' che si merita, perche' non puoi dire che il fisco non ne fa un discorso morale ma economico, perche' è li il nocciolo della questione!
Sono un prostituto e questo è il mio lavoro permettimi di pubblicizzare il mio lavoro come un lavoro "normale" senza dovermi nascondere come  "massaggiatore" lasciami mettere il mio annuncio su un cartellone pubblicitario come la pubblicita' dello yougurt danone! vuoi tassarmi perche' sono un cittadino come gli altri e devo contribuire? trattami come tale. Se vado in banca e dico che faccio il prostituto e chiedo un mutuo per la casa mi ridono in faccia, se vado da un commercialista e chiedo di aprire una partita iva come prostituto mi ridono in faccia.Se non vuoi sdoganarmi da un'emarginazione morale allora non chiedermi soldi che non ti meriti, se non vuoi tutelarmi regolarizzarmi emanciparmi allora non chiedermi soldi, se per te il mio lavoro non è lavoro perche' sulla carta io non esisto non chiedermi soldi che non esistono. Il mio contributo è concreto e reale è un servizio alla persona, un contributo MORALE e non è affatto paradossale se ci pensi bene, è un contributo che non vuoi riconoscere, che vuoi discriminare, condanni chi ci sfrutta, chi ci presta la casa per lavorare, chi ci presta lo spazio pubblicitario per farci conoscere....ma tu poi vuoi la tua fetta!!!Come puoi essere cosi' ipocrita?
Caro Stato se mi vuoi prenditi solo quello che ti posso offrire senza farne un ipocrisia morale girati e piglialo nel culo!

 

 

QUINDI in definitiva cosa bisognerebbe fare??
prendere un commercialista DECIDERE a quanto ammontano gli introiti mensili
giusto per giustificare lo stile di vita e i versamenti mensili in banca 
(quello che non si vuol far comparire rimane in casa) sulla base di questi
preparare una dichiarazione dei redditi REDDITI DIVERSI  e fine della storia.
GIUSTO??? credo che a questo punto non si possa fare altro.... ma la domanda è
questa una volta che la dichiarazione dei redditi è stata fatta per gli anni
precedenti a questa  romperanno le palle??? perche'  a questo punto è su questo
che la cosa si fa seria...e controversa...perche' voglio dire se sulla base
degli attuali introiti loro volessero stabilire quanto uno ha fatto negli anni
precedenti arriverebbero a chiedere somme che probabilmente uno non ha piu'!!!
e quindi altro che i presupposti per uno sfruttamento!!! cioè ho 10 e mi kiedi
20...cosa mi kiedi di prostituirmi di piu' per pagarti quello che ti devo???
visto e cosniderato che il tema interessa a molti.... non si puo' in qualche
modo trovare una strada percorribile per tutti? ufficiodelle entrate-
commercialista-avvocato e trovare una soluzione per muoversi senza piu'
rimanere con l'ansia a mille???visto che soldi ne abbiamo :) pagare qualcuno
per avere una risposta per tutti/e?????
cosa ne pensate?????

 

 

 

ok, ma in definitiva l'articolo sull’inchiesta riguardo alle squillo di Vicenza parla solo di individuazione dei patrimoni
>delle squillo, che non corrispondono a quanto dichiarato. E poi? Non dice
che
>succede in seguito.
>
>Siamo sempre lì.
>
>Secondo me quella che vale più di tutto è la legge dello Stato, che è
sempre
>lì, indelebile, immutata da 63 anni: la legge Merlin. Ed è una legge
piuttosto
>forte che arriva dall'alto. la legge che ci difende dai papponi, in questo caso dal
>Fisco-Pappone.

>
>Può la Cassazione sez. tributaria mutare, ignorare, sbattersene  delle
leggi
>dello Stato!?
>
>E' questo il punto!

 

 

CI FANNO PAGARE LE TASSE??? COME GLI ALTRI LAVORATORI? .....ALLORA DIGNITA' AL NOSTRO LAVORO DIGNITA'=VISIBILITA'

 

ah, vero, ora che mi viene presente, nel giornale e in alcuni settimanali della mia città, non si possono neanche mettere più gli annunci, perché se no commettono il reato di promuovere questa grande attività millenaria, "immorale", ma improvvisamente, a detta di qualche furbone che vuole rigirare le carte a suo favor, tassabile: LA PROSTITUZIONE.

 

Non ci daranno MAI dignità e visibilità (leggi le dichiarazioni di Mara Carfagna), puntano solo ai nostri soldi!

 

se un giorno sti bastardi mi tasseranno e m'imporranno di aprire una partita iva io chiedero' di  pagare uno spazio pubblicitario stradale...prima chiedendo solo il prezzo ecc le dimensioni...una volta deciso il tutto diro' ecco questo è quello che pubblicizzero'.... se non mi faranno fare la pubblicita' faro' un casino tipo scrivo alle iene, giornali ecc..... visto che sono tassato visto ke "ora" sono un lavoratore come gli altri ho il diritto di promuovere la mia attivita' visto ke il cartellone pubblicitario non è offensivo, non è volgare ma scrivo esattamente quello ke vendo "me stesso"....porco zio vorrei vedere cosa succede!!! te lo giuro...

 

 

 

 

 

M.S    (Trieste)

 
Protesta delle donne al CIE di Bologna
giovedì 25 agosto 2011
Donne in rivolta al centro di identificazione e espulsione (Cie) di via Mattei,
a Bologna. Protestano contro la nuova legge che ha esteso a 18 mesi il limite
massimo della detenzione nei Cie. La protesta sarebbe iniziata da uno sciopero
della fame indetto all'ora di pranzo, quando un gruppo di nigeriane avrebbe
rifiutato il cibo chiedendo la libertà. Per reprimere le proteste - pare che
siano anche stati incendiati dei materassi - una quindicina di agenti delle
forze dell'ordine hanno fatto irruzione nell'area femminile del Cie. Negli
scontri sarebbero rimaste ferite tre recluse. Una ragazza marocchina, colpita da
una manganellata alla mano, una cinese colpita alla gamba, e una nigeriana che
sarebbe quella ad aver ricevuto più percosse. La cinese e la marocchina sono
state medicate in infermeria. Mentre la ragazza nigeriana, Suzan, è stata
portata via dal Cie. Non si capisce ancora se l'hanno trasferita in ospedale per
un ricovero o se invece l'abbiano portata in questura per l'arresto. Alle tre
del pomeriggio, quando abbiamo avuto la notizia, le ragazze del Cie erano ancora
sotto shock per l'aggressione fisica effettuata ai loro danni dagli agenti, e
gridavano chiedendo aiuto. La Misericordia di Modena, che gestisce il Cie di
Bologna, ha smentito che vi siano state violenze. Tuttavia non sarebbe la prima
volta che agenti delle forze dell'ordine alzano il manganello contro le recluse.
Era già successo al Cie di Roma, e avevamo pubblicato su Fortress Europe le foto
degli ematomi sul corpo di una reclusa tunisina. Comunque che al femminile del
Cie di Bologna la tensione stava salendo lo si era capito da un pezzo, almeno
dallo scorso 20 luglio, quando le ragazze avevano bruciato l'area dove erano
recluse. Già il 23 luglio la parlamentare Zampa e l'avvocato Ballerini, dopo
aver visitato il Cie, avevano esposto i problemi delle ragazze recluse. Ma la
goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l'approvazione della legge sui
rimpatri. Tra le recluse del Cie di Bologna infatti ben 6 hanno già ricevuto la
proroga a 8 mesi.

Si tratta di 4 nigeriane, una russa e una marocchina. Per sei mesi hanno atteso
il giorno della propria liberazione, salvo poi scoprire che con la nuova legge
dovranno farsi 18 mesi in gabbia. Tutte vivevano da anni in Italia. Tra loro ci
sono anche alcune ragazze vittime di tratta e del racket della prostituzione,
trafficate dalla mafia nigeriana che controlla il mercato del sesso in Italia.
Oppure ragazze madri. Come il caso di una nigeriana di Prato, rinchiusa al Cie
da poco più di un mese. Il prossimo 4 settembre suo figlio festeggerà il primo
compleanno. E lei non potrà essere con lui per soffiare sulle candeline. A
badare a lui ci sta pensando un'amica. Il padre è sparito da prima che nascesse.
E a finire di distruggere la famiglia ci pensa l'autorità costituita. Basta un
permesso di soggiorno scaduto. Si chiama violenza istituzionale. E fa ancora più
male delle manganellate.
_______________________________________________
Tavolo4flat mailing list
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https://www.autistici.org/mailman/listinfo/tavolo4flat
 
ALLARME a Firenze: avviso alle colleghe
mercoledì 17 agosto 2011

Alle colleghe di Firenze che ricevono appuntamenti  attraverso gli annunci su un popolare sito internet 

Fate attenzione una persona che prende appuntamento attraverso il numero 3337495616 è assolutamente da non incontrare perchè pone problemi molto seri di sicurezza.

 

Se avete avuto queste chiamate potete contattarmi e raccontarmi cosa è accaduto, stiamo raccogliendo testimonianze e prove.

 

Pia Covre

 

 
HIV-AIDS Forum il CDCP: Noi NON ringraziamo Alemanno
martedì 19 luglio 2011
Roma, 19 luglio 2011. Il Forum della società civile italiana sull'Hiv/Aids ringrazia il sindaco di Roma Giovanni Alemanno per la sua decisione di scrivere una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al ministro degli Affari Esteri Franco Frattini perché provvedano al più presto al saldo delle quote più volte promesse e mai versate al Fondo Globale per la lotta a Aids, Tubercolosi e Malaria. 
 
 PIA COVRE-per il CDCP Onlus Comunicato Stampa
Non so cosa abbia fatto Alemanno per il Forum e il Global Fund, personalmente credo che noi non abbiamo come Comitato Diritti Civili Prostitute Onlus nessuna ragione per ringraziarlo di qualcosa.
Con le politiche repressive sulla prostituzione in atto dal 2008 nella sua città sta mettendo in grave pericolo la salute di tutte/i i sex workers che perseguitate/i dalla sua polizia sono costrette/i a condizioni di lavoro estremamente precarie e pericolose. E' noto a tutti che in un sistema di lavoro criminalizzato il potere di contrattazione con i clienti per praticare sesso sicuro si abbassa notevolmente. Con la persecuzione delle straniere/i si aumenta lo sfruttamento, per chi ha dipendenze da sostanze diventa impossibile la prevenzione e tutte/i vengono scoraggiati dal sottoporsi al test HIV per paura di avvicinare i servizi.
Le Unità di Strada sono state private dei finanziamenti del Comune e non possono più raggiungere le persone che stanno in strada per un lavoro di prevenzione e di emersione dalla tratta.
Dopo aver salutato i partecipanti all'Euro Gay Pride ora il Sindaco si complimenta con le Associazioni del Forum della società civile, ma non bastano le parole prive di fatti concreti. Le politiche che ci riguardano, noi sex worker come le persone omosessuali, vanno in tutt'altra direzione. A Roma si dicono cose e se ne fanno tutt'altre, la propaganda dei politici bugiardi non ci serve a nulla, lo dimostra il fatto che l'Italia non rispetta gli accordi internazionali.
Pia Covre
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus  
 
L'ITALIA E L'HIV: VERSO LO ZERO...
martedì 19 luglio 2011
Forum della società civile italiana sull'Hiv/Aids – Comunicato stampa
L'ITALIA E L'HIV: VERSO LO ZERO...
Conferenza internazionale sull'Aids a Roma:
le promesse mancate di Berlusconi, le assenze del governo

 
Il Governo italiano sotto esame dal Comitato CEDAW delle Nazioni Unite
martedì 19 luglio 2011

Siamo arrivate da pochi giorni a New York e già stiamo rifacendo le valigie per tornare in Italia, riabbracciare i nostri cari e rimetterci a lavorare. Non siamo state delle buone turiste per la grande mela, ma sicuramente la nostra presenza come piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW ” è un elemento di avanzamento per i diritti delle donne in Italia. Ma che cosa è la CEDAW? È un trattato, uno dei principali delle Nazioni unite, del 1979, sottoscritto da quasi tutti i Paesi del mondo, per assicurare l’applicazione e il pieno godimento dei diritti delle donne. L’Italia ha ratificato la Convenzione per l’Eliminazione di ogni discriminazione contro le donne nel 1985. Ogni 4 anni i vari governi devono presentare un rapporto ad un Comitato di 23 membri, esperti da tutto il mondo, per illustrare cosa hanno migliorato, come e quali risultati hanno ottenuto. Nel corso della 49a sessione alle Nazioni Unite, il 14 luglio a New York,  hanno risposto i rappresentanti del governo italiano. Il Comitato CEDAW, ha discusso e chiesto ulteriori informazioni alla delegazione governativa composta da 25 rappresentanti del governo venuti a New York e altrettanti presenti in video conferenza da Roma.  Come voce di controcampo, il comitato ha ricevuto altri 4 rapporti ombra, tra cui quello preparato dalla piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”, che mette in luce quanto ancora  c’è da fare in Italia per garantire un eguale e soprattutto reale accesso e partecipazione alla politica, al lavoro, alla salute, alla protezione dalla violenza, alla cultura etc.. a tutte le italiane, migranti, seconda generazione, disabili, rom e alle persone con diverso orientamento sessuale.

È la prima volta che la società civile italiana presenta un rapporto ombra e partecipa alla sessione di valutazione, siamo state presenti in tre, due rappresentanti di Fondazione Pangea e una di Giuristi Democratici. Per noi è stata un’emozione non da poco essere lì! La piattaforma ha fatto uno sforzo enorme, sia economico (dobbiamo ancora pagare i traduttori e non sappiamo come fare) che di impegno e di coordinamento! Abbiamo lavorato per giorni interi facendo nottate, abbiamo tolto tempo ai nostri cari, ai figli, al nostro sonno, pur di dire “noi ci siamo e non siamo contente di come state lavorando si deve fare di più per i diritti e la partecipazione delle donne e non solo”. Il rapporto, elaborato ha raccolto l’adesione di oltre 120 organizzazioni della società civile sia nazionali che locali e centinaia tra di singoli donne e uomini, creando un comune denominatore tra tante realtà molto diverse tra loro.

Il messaggio deve essere chiaro, non stiamo parlando male del ministero pari opportunità, anzi, stiamo parlando dei problemi strutturali nel riconoscere in ogni ministero e al governo, un approccio di genere che sia inserito nelle politiche e nella loro applicazione.

I rappresentanti del governo hanno risposto alle domande del Comitato CEDAW alle Nazioni Unite  per quel che hanno potuto ma non sono stati in grado di dare informazioni esaustive in diversi  punti critici. Molte domande sono rimaste inevase. Avanzare il pretesto dei problemi di budget per giustificare la non applicazione di politiche inclusive delle donne non può essere utilizzata perché molte azioni possono realizzarsi senza intaccare il bilancio, anzi, utilizzare un approccio di genere  potrebbe rendere molto più efficiente l’allocazione delle voci della spesa pubblica permettendo l’inclusione delle donne in ogni settore e l’accesso ai loro diritti al pari di quelli degli uomini. Lo smalto che ha perso l’Italia nei contesti internazionali è anche dovuto al fatto che non si rispetta mai lo standard internazionale richiesto, siamo tra gli ultimi nelle classifiche europee che indicano quanto un paese sta progredendo, e, pur essendo tra i paesi del G8, non siamo di esempio per gli altri perché non applichiamo molte delle direttive europee che ci renderebbero più credibili davanti alle Nazioni Unite. Un esempio? La l.188/2007 sulla base di una direttiva europea aiutava a contrastare  la pratica delle dimissioni in bianco sopratutto per donne in maternità ed è stato uno degli atti abrogati dal governo nel 2008. Noi donne garantiamo il ricambio generazionale per la società italiana, mettendoci il nostro sforzo fisico, psicologico, emotivo perché incinte, e dopo abbiamo una buona possibilità di restare a casa, senza possibilità di scegliere e tornare a lavorare, come il diritto alla salute riproduttiva che si sta sempre più restringendo in tutte le regioni. Quanto ancora dovremo aspettare? In Italia le donne contano oltre il 53% della popolazione, e una democrazia di solito è rappresentata dalla maggioranza. Basterebbe applicare l’art.51 della Costituzione per avere più donne in politica. Siamo noi a laurearci di più e con i migliori voti, ma solo il 14% delle donne è professore ordinario all’università. Poco meno di una donna su due lavora, a sud una su tre, le altre perdono la speranza e non cercano neanche lavoro. Lo sforzo delle politiche va nella direzione di rimettere a casa, ma forse il governo non ha capito che i tempi sono cambiati e che saremo noi, che da secoli sopportiamo le maggiori sofferenze e perdite, che siamo il fattore di sviluppo e progresso per garantire a tutti il pieno godimento della vita. A questo punto aspettiamo con ansia un incontro con i rappresentanti del governo italiano e di avviare un dialogo costruttivo, per cercare di cambiare, insieme, il presente e il futuro delle donne in Italia. Donne yes we can!

 

 

Simona Lanzoni, Barbara Spinelli, Claudia Signoretti per la piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”

 

Aderiscono alla piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW: Fondazione Pangea Onlus, Giuristi Democratici, ActionAid, ARCS-ARCI Cultura e Sviluppo, IMED- Istituto per il Mediterraneo, Be Free, Fratelli dell’Uomo, Differenza Donna ONG.

 

 
Vuvuzelas e petardi per allontanare le prostitute
lunedì 18 luglio 2011

Ronde Fai-da-te a Cireale: "Ci muoveremo con gli scooter muniti di gavettoni, raudi magnum, vuvuzelas e quant'altro serva per far allontanare le signorine ed i "signorini" che si prostituiscono".

 

Vuvuzelas, petardi, secchi d'acqua e fischietti per allontanare le prostitute dall' Aurelia tra Albenga e Ceriale. È l'insolita iniziativa fai-da-te che un gruppo di cittadini di Ceriale attuerà da mercoledì 20 a domenica 24 luglio contro il fenomeno della prostituzione. Dalle 22 alle 3, un gruppo di cerialesi armati di tutto punto si presenterà davanti a un supermercato sull'Aurelia, quindi alla casa del sindaco di Ceriale, Ennio Fazio, e lungo un tratto della via Aurelia per la singolare protesta.

«Ci muoveremo con gli scooter muniti di gavettoni, raudi magnum, vuvuzelas e quant'altro serva per far allontanare le signorine ed i "signorini" che si prostituiscono da troppi decenni sulle nostre strade ed ora persino nel cuore del nostro paese - dichiara Luigi Tenderini promotore dell'iniziativa - Pensiamo anche di fotografare le targhe delle auto che si fermeranno nell'intento di caricarle per cercare di dissuadere quei clienti che con la loro richiesta di prestazione sessuale alimentano tale fenomeno. Posizioneremo striscioni all' altezza dei cancelli del supermercato e adiacente l'abitazione del sindaco».

 Il Tempo 18-7-2011

 

 
9-10 luglio a Siena SNOQ? 365 giorni l'anno!
venerdì 08 luglio 2011

Sta cambiando il vento dopo il 13 febbraio in questo Paese. Ma non ci alzerà le gonne per mostrare le nostre graziose e levigate gambe, come sognano ancora molti  maschi ispirati dal mitico sex symbol MM. Gia da un po’ le donne mostrano le gambe “indecorosamente”  quando vogliono e ci siamo anche appropriate dei pantaloni!  e peggio per lui per chi non se ne è ancora accorto. Vogliamo essere socialmente eguali e valorizzate come ogni uomo di questo Paese, e allo stesso tempo rispettate nonostante le differenze di condizione sociale. Pantaloni e potere, vogliamo tutto, vogliamo valere. Daltra parte non credo che ci opporremmo se gli uomini vorranno esibire le loro gambe pelose vestendo una gonna. Libertà e autodeterminazione devono valere per tutt*. Con questi pensieri viaggio verso Siena per il grande incontro di SeNonOraQuando? per riaffermare come facemmo il 13 con altre compagne: sempre 365 giorni all’anno.

 
Comunicato stampa 1 luglio: sex workers contro la campagna European Women Lobby
venerdì 01 luglio 2011

LA CAMPAGNA EUROPEA DI STAMPO INTEGRALISTA-IDEOLOGICO CONTRO LA PROSITTUZIONE NEGA DIGNITA’ E AUTODERMINAZIONE PER LE SEX-WORKERS. INTERROGAZIONE ALLA COMMISSIONE EUROPEA SU EVENTUALE UTILIZZO DEI FONDI EUROPEI.

 

Comunicato Stampa del Comitato per il Diritti Civili delle Prostitute e dell’Associazione Radicale Certi Diritti:

 

Roma, 1 luglio 2011

 
Roma 26 giugno per Nabruka Mimuni e Diana Blefari
lunedì 27 giugno 2011


Ieri 26 giugno, femministe e solidali sono state/i, in mattinata, fuori dal
Cie di Ponte Galeria e, di pomeriggio , davanti al carcere di Rebibbia
femminile.
C'erano anche dei ragazzi palestinesi venuti dalla loro terra e donne e
ragazze ,velate e non, che in varie lingue, dall'arabo al sudamericano hanno
comunicato con le recluse ed i reclusi.

Nello schieramento di polizia c'erano anche donne.


 
Apertura Lavori A New York Del Meeting Di Alto Livello Dell'assemblea Generale Delle Nazioni Unite S
mercoledì 08 giugno 2011
Le richieste del Forum della Società Civile Italiana per la Lotta contro l'HIV/AIDS alla nostra delegazione e le proposte dell'Italia

Roma, 8 giugno 2011. Si apre oggi a New York il Meeting di Alto Livello dell’Assemblea Generale delle Nazione Unite, che traccerà gli indirizzi delle politiche di lotta contro Hiv/Aids che gli Stati membri dovranno adottare nei prossimi anni, e farà un bilancio sugli impegni sottoscritti dalla comunità internazionale nel 2001 e nel 2006.

 
Parigi 2 giugno PUTE PRIDE
venerdì 03 giugno 2011

Da Pigalle a Republique una grande manifestazione delle/dei Sex Worker. La giornata dell'orgoglio è stata celebrata a Parigi con una grande partecipazione di attiviste/i, clienti e supporters.

Rivendicazione di diritti sociali e protesta contro la criminalizzazione dei clienti, slogan urlatiper tutto il tempo del corteo...una Parigi mai vista così!

http://dailymotion.virgilio.it/playlist/x1mg32_soukaz_pute-pride-2-juin-2011-paris#videoId=xj2kux

 
30 Anni di Aids: Nasce Il Forum Della Societa' Civile Italiana
mercoledì 01 giugno 2011

30 ANNI DI AIDS

NASCE IL FORUM DELLA SOCIETA' CIVILE ITALIANA SULL'HIV/AIDS L'EMERGENZA NON E' FINITA

On line il sito web, in preparazione il convegno di luglio, prossimo appuntamento New York

 

 
Genova: Stop ordinanza anti prostituzione
mercoledì 13 aprile 2011

Stop ordinanza anti prostituzione, Piccardo: “Inutile, soprattutto alla Maddalena”

 
Sicurezza, no Consulta a poteri sindaci su prostituzione e accattonaggio
mercoledì 13 aprile 2011

Bocciata in parte la legge: viola principio eguaglianza
Maroni: norma importante, rimedieremo

ROMA - La Corte Costituzionale ha bocciato parzialmente la legge 125 del 2008, definendo illegittimi gli ampli poteri di ordinanza dei sindaci previsti dal pacchetto sicurezza del governo Berlusconi. 

 
link di domenica 13 a roma:
mercoledì 13 aprile 2011
non se ne è parlato molto..ma a roma abbiamo fatto un corteo di circa 300 donne e più che è partito da p.zza barberini è arrivato a p.zza del popolo ha attraversato quella piazza e ha proseguito in corteo sul lungotevere e poi su via del corso arrivando a montecitorio...
 
Dentro la piazza e oltre riflessioni sul 13 febbraio
mercoledì 13 aprile 2011

 


 

Dentro la piazza e oltre

Riflessioni sul 13 febbraio

15 / 2 / 2011

Per cominciare facciamo una piccola premessa. Abbiamo avuto le stesse perplessità, o meglio lo stesso fastidio, nel leggere l’appello di indizione della giornata del 13 e abbiamo accolto con la giusta attenzione la presa di posizione di Muraro. Ma abbiamo deciso di attraversare il 13 proprio perché una piazza delle donne non può essere eterodiretta, strumentalizzata, usata come testa di ponte da un’opposizione nulla e inefficace. Piuttosto, è la stessa complessità costitutiva di ogni movimento delle donne, che ne fa qualcosa di inafferrabile e proprio per questo i commenti alla giornata non riescono a rappresentarla.

Non ci pentiamo di questa scelta perché per una volta i numeri e la composizione, estremamente variegata sotto tutti i punti di vista, parlano chiaro: l’enorme partecipazione parla di qualcosa di straordinario e eccedente ogni operazione politica che ci si voglia fare sopra.

Questa non vuole essere semplicemente un’affermazione di principio, ma una valutazione che deriva da alcune considerazioni a partire dal contesto italiano ma allargando lo sguardo oltre.

«Siamo tutte egiziane!» è stato uno degli slogan che dentro la grande manifestazione romana di ieri, più di altri, ha riscosso i consensi e la partecipazione di moltissime. Accomunarsi alle donne egiziane suona vagamente provocatorio in un paese il cui governo, fino a qualche tempo fa, guardava con sospetto la condizione delle donne dei paesi afro-asiatici sottoposte alla dura legge del velo. Ma la dichiarazione non si attesta nemmeno sulla soglia della pura solidarietà femminile transfrontaliera, dal momento che punta ad individuare una comunanza e ad istituire un nesso tra chi in Egitto – anche lì donne, studentesse, precarie – sta dando vita ad un processo rivoluzionario e chi qui ha cominciato a dire «I would prefer not to...».

Il Mediterraneo e l’Europa sono attraversati da manifestazioni che hanno in comune il carattere dell’enormità numerica, con un grado di partecipazione di massa ed individuale incredibile. Eppure le convocazioni sono anonime e del tutto estemporanee, come se non riuscissero più ad essere contenute e determinate dalle strutture tradizionali, siano esse sindacati o partiti. La rete, i social network e la piazza trovano di nuovo un concatenamento virtuoso, una cosa riflette e moltiplica l’altra, l’organizzazione delle lotte si fa diffusa eppure capace di canalizzarsi. Le strutture politiche tradizionali non possono che soccombere o rincorrere.

All’indomani di una mobilitazione variegata, come quella del 13 febbraio, verrebbe da chiedersi se quanto sintetizzato dai media mainstream sia in grado di esprimere il processo in atto. Una piazza gremita, non può essere solo numericamente fotografata. E’ stato detto: sono un milione. Ma prima di tutto una moltitudine di donne, e anche di uomini, accomunati da profonde differenze, un caleidoscopio di età, vite, desideri, aspettative… qualcuna di noi avrà incontrato i propri vicini di casa, altre ancora la collega di corso universitario o del call center.

Allora stupisce quando il tentativo di sintesi diventa riduzione pura di queste molteplicità: Concita De Gregorio afferma nel suo articolo di ieri (14 febbraio) sull’«Unità» che tutta quella pluralità di donne che si oppone – e, aggiungeremmo volentieri, che talvolta resiste – necessita di essere rappresentata ovvero di essere corrisposta nei propri bisogni, esigenze e desideri da un’immagine politica e partitica. E’ sorprendente quanto alle volte le voci di una piazza risultino, a chi le recepisce, confuse. Un atto di destituzione di un potere – in questo caso di Berlusconi – non equivale esattamente ad un processo di sostituzione di quel potere con un altro della stessa natura. Che dai discorsi e reclami, sicuramente molteplici e non lineari di ieri, se ne possa dedurre che il desiderio principale di chi a gran voce li ha espressi sia una differente rappresentazione della propria capacità politica, è quantomeno un’aspirazione velleitaria. Chiariamoci: il fatto che in quella piazza si sia anche espressa una diffusa opposizione che non vuole e non riesce ad eccedere il quadro di rispetto e di compatibilità delle istituzioni democratiche e i contorni della carta costituzionale, è un fatto indiscutibile. Alcune tonalità della piazza di domenica, in questa prospettiva, assumono l’aspetto di una «rivolta democratica»: il richiamo alla moralità simmetrico al richiamo alla legalità, la difesa della costituzione come principale riferimento e spazio di azione non pongono automaticamente il tema della trasformazione dell’esistente.

Ma puntare lo sguardo direttamente al fondo di questa complessità, può far emergere risvolti inediti ed interessanti. Piuttosto che misurare la densità e l’efficacia di questa opposizione attraverso espressioni binarie, termometri della radicalità, schemi semplificatori, può essere utile osservare le differenziazioni interne a questa «rivolta democratica» che ha attraversato il 13 le piazze di molte città. Al fondo della questione sta un’interrogazione, pienamente politica su quale sia il rapporto tra questa forma di rivolta ed un tumulto vero e proprio, tra espressioni del potere costituente e strumenti della mediazione politica.

Le centinaia di migliaia di voci che ieri hanno gridato in piazza un generico sentimento, misto di indignazione e rabbia, fanno emergere in maniera chiara la necessità di uscire dall’indistinto, di nominare i problemi specifici, di iniziare ad agirli, di provare a tracciare traiettorie percorribili, di prendere posizione. La piazza gremitissima di ieri ci ha comunicato chiaramente questa urgenza. L’eccedenza numerica e soggettiva che si è espressa in quella occasione ci ha spinte, in maniera assolutamente estemporanea, ad attraversare selvaggiamente la città fino ad arrivare, con una corsa rocambolesca e liberatoria, fin sotto Palazzo Montecitorio per rispedire al mittente, Governo e Parlamento, i provvedimenti che in questi anni hanno portato di fatto alla distruzione delle libertà e dei diritti, in particolare per le donne, propri di una democrazia degna di questo nome.

Le commesse dei negozi di via del Corso che si affacciavano sulla soglia applaudendo e scandendo gli slogan del corteo selvaggio ci dicono che questa urgenza deve essere colta e che una traiettoria deve esser tracciata.

È anche in piazze come queste, le piazze della «rivolta democratica» – quelle di primo acchito così educate, così rispettose della legalità, così poco conflittuali – che si apre la possibilità del tumulto, dell’indignazione e dell’affermazione di libertà.

 
Pia Covre: dopo il 13 febbraio, cosa succederà ora?
mercoledì 13 aprile 2011

Cosa succederà ora, dopo questo 13  che sembra sia stata la giocata migliore che si potesse fare?

Non se ne andrà il “tiranno” perché si sa che a meno di una rivolta violenta e immediata i capi non cedono le armi se non dopo lunghe trattative per assicurarsi i “salvacondotti” e una successione di potere che misura le forze messe in campo dagli avversari, e qui gli avversari non sono poi tanto forti e pronti. Ma l’onda di sdegno che si è risvegliata nel paese e in particolare fra le donne non lascia il campo.Ci sono seri propositi di sfida al potere da parte di chi ha partecipato senza sottoscrizione dell’ appello. Per tante di noi domani sarà esattamente come ieri e come ogni giorno all’anno, pratica di strategie di resistenza. Così è per le giovani femministe dei collettivi  che si sono distinte nelle varie città da Trieste fino a Palermo passando per Roma, le “Indecorose e libere” e tutte le altre non bigotte e non moraliste, e quell* non conformat* per genere e sesso, e tutte quelle che coraggiosamente hanno manifestato insieme alle sex worker portando gli ombrelli rossi, con aggiunta di sciarpe, simbolo delle rivendicazioni dei diritti negati.   Quelle che alla domanda “se non ora quando” hanno risposto “sempre, 365 giorni all’anno” sono piene di rabbia e di passione, e non sono certo placate dalla gratificazione catarsica della discesa in piazza di una domenica. E noi con loro. Quindi ci metteremo al lavoro per trasformare la denuncia in proposta. Vogliamo discutere della mercificazione dei corpi e delle menti? Della sessualità e dei rapporti di potere fra i generi? Di quanto siano state sempre necessarie le donne perdute per aumentare il valore delle donne per bene nella cultura patriarcale? Questi giorni sono stati lanciati molti spunti di riflessione. Raccogliamoli e parliamone, fino a contaminarci profondamente dalle nostre diversità, le nostre esperienze e dai nostri saperi.


 
Lucciole, Graziose e Bocca di Rosa saremo a Roma il 13
martedì 08 febbraio 2011

Lucciole, Graziose e Bocca di Rosa saremo a Roma il 13 alla manifestazione delle donne per chiedere le dimissioni di berlusconi e del suo governo.
Vogliamo contaminare la piazza con la nostra partecipazione libere e indecorose insieme a una moltitudine di donne come noi.
Ci saremo perchè non accettiamo che il nostro Paese sia trascinato nel fango da una classe politica che ci ha ridotti ad una democrazia degenerata. Perchè non accettiamo di essere usate, infangate e strumentalizzate per la restaurazione di una morale sessuale stantia che soffoca le aspirazioni e le libertà di ogni donna.
Perchè rifiutiamo la divisione patriarcale tra Donne per bene e Donne per male.
Noi donne tutte lavoriamo nei tanti servizi informali di cura, siamo il pilastro portante delle famiglie, ma senza redditto. Siamo impegnate a vita nei lavori che attengono alla sfera  riproduttiva,  e anche in questo dobbiamo dipendere dagli uomini perchè il nostro lavoro non viene pagato e se è salariato non vale mai come quello maschile.
La condizione delle lavoratrici del sesso o delle prostituite è drammaticamente peggiorata a causa dell'ipocrisia e dell'ingiustizia delle politiche sulla sicurezza e sull'immigrazione. Daltra parte le politiche sul lavoro, la condanna al precariato, i tagli alla scuola e al welfare promettono un triste futuro, forse una condanna alla prostituzione per migliaia di giovani.

L'ultimo show del pressidente del consiglio causa un clima di strisciante stigmatizzazione di cui non sentivamo certo il bisogno.  

Noi ci saremo ma non saremo il capro espiatorio, ci saremo per dire che vogliamo libertà, diritti, rispetto, giustizia e lavoro per tutte le donne.

Quindi diamo l'appuntamento per chi vorrà insieme a noi contaminare la piazza alle 14 in piazza del popolo a Roma portando gli ombrelli rossi simbolo della lotta per i diritti.
pia covre

 
Pia Covre: «Amiche di sinistra, non andate in piazza contro “altre donne”»
martedì 08 febbraio 2011

  

Sante o puttane. È tornata questa odiosa e vetusta divisione tra donne. da una parte le buone, dall’altra le cattive. Negli anni settanta il femminismo lo aveva capito e aveva criticato il potere che le metteva le une contro le altre in nome di una centralità maschile che andava criticata. oggi la storia ritorna come farsa. Una terribile farsa. Perché in nome della battaglia contro il padre padrone Berlusconi detto Papi si sta riproponendo la divisione tra cittadine di serie a e cittadine di serie B. da una parte le madri di famiglia e le lavoratrici rispettabili e dignitose, dall’altra ruby, le indecenti e le sex worker. Il rischio, diciamo con Pia Covre, del movimento per i diritti civili delle prostitute, è che però il prezzo lo paghino tutte le donne. In nome di un moralismo che sa tanto di sacrestia i nostri diritti e soprattutto le nostre libertà conquistati in tanti anni di riflessioni e di manifestazioni potrebbero essere fortemente intaccati. «Chi manifesta – sottolinea Covre – lo dovrebbe capire». Nelle sue parole la speranza che si possa tornare indietro e che le manifestazioni indette per il 13 febbraio abbiano un segno diverso, non perbenista. Ma anche la delusione di chi come lei da tanti anni si batte per l’autodeterminazione e i diritti delle prostitute e che oggi si sente abbandonata, se non tradita, da quella sinistra di cui invece fa parte. (continua)

www.glialtrionline.it

 
Milano: Joy non ha avuto giustizia
giovedì 03 febbraio 2011
Scandalosa assoluzione oggi al Tribunale di Milano per lo sbirro stupratore,
che aveva cercato di violentare Joy!
E' un gravissimo "via libera" alla repressione con violenza sessuale e
razzismo inclusi verso le donne immigrate e rinchiuse nei Cie.
Ora che proprio a Milano gli immigrati arabi stanno facendo grandi
manifestazioni dove le donne sono tantissime, è un segnale bruttissimo che
dice da che parte stanno lo Stato e la "giustizia" Italiani.
I poliziotti, servi striscianti con i potenti e "muscolosi" con chi si
ribella, liberano le immigrate se lo comanda padron Berlusconi e sfogano il
loro maschilismo razzista e fascista contro le tante Joy che lottano per la
libertà.
Il "moralismo e la bandiera dei diritti" della magistratura di Milano si
ferma davanti allo Stato di polizia quando esso si scaglia contro le donne,
le immigrate, come in questi giorni contro le studentesse e gli studenti.

Ma questa pietra gli ricadrà sui piedi!
Uno Stato che usa solo la repressione e legittima la violenza sessuale verso
le donne è uno Stato da rovesciare!

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario
 
Nuovo appalto CIE/CARA: gli antirazzisti prendono la parola
giovedì 03 febbraio 2011

Si è svolta questa mattina in prefettura a Gorizia l'apertura delle buste delle offerte per il nuovo appalto per il CIE e il CARA per i prossimi tre anni. Una torta da 15 milioni di euro e ben otto le offerte presentate (Coop. Minerva, Connecting People, Ordine di Malta e l'ass. cult. Acuarinto di Agrigento  sono quattro le altre ancora non le sappiamo). Una decina di antirazzisti/e (anarchici e pacifisti) ha deciso che era l'occasione giusta per ricordare cos'è il luogo per cui in tanti si affannano per averne la gestione. Come scritto sul sito della prefettura l'apertura delle buste era pubblica , peccato che...continua  http://www.info-action.net/index.php?option=com_content&view=article&id=868:nuovo-appalto-ciecara-gli-antirazzisti-prendono-la-parola&catid=95:cie-lagerhttp://www.info-action.net/index.php?option=com_content&view=article&id=868:nuovo-appalto-ciecara-gli-antirazzisti-prendono-la-parola&catid=95:cie-lager

 

www.info-action.net

 

 
Arrestato e incarcerato ex assessore della Lega per prostituzione
sabato 29 gennaio 2011

Alessandro Costa, consigliere comunale di Barbarano, in provincia di Vicenza, è stato arrestato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. L’ex assessore alla sicurezza, militante, ora espulso, della Lega nord, gestiva un sito di annunci e incontri pornografici guadagnando grosse somme di denaro attraverso la  promozione, tra gli altri, di escort e trans. “In merito all’arresto di questo esponente politico appartenente ad un’area che fa della lotta all’illecito la propria bandiera, - interviene Emmanuel Zagbla, responsabile per il Veneto dell’Italia dei Diritti – ritengo sia necessaria una grande riflessione, generale, sulla questione della legalità. Questa vicenda dimostra, nei fatti, che nessun partito politico è immune da coinvolgimento in atti riguardanti il  problema della prostituzione. Noi, come Italia dei Diritti, per prima cosa, invitiamo gli esponenti dei partiti, nella fattispecie la Lega,  a misurare i toni in merito delle accuse rivolte agli immigrati, in quanto nessuno potrà mai dire che gli stessi, sono venuti in Italia soltanto per delinquere o per compiere reati di  prostituzione. Deve esserci una moralità generale, non di parte. Soprattutto – prosegue Zagbla - quando una persona rappresenta le istituzioni, come un politico, dovrebbe guardarsi intorno prima di puntare il dito contro gli stranieri, immigrati, che devono spesso confrontarsi con problemi legati alla discriminazione e con non poche privazioni”.

Il trentottenne Costa già nel registro degli indagati dal 18 agosto accusato dei medesimi reati, è ora in carcere a Padova, gli viene contestata anche l’accusa di aver organizzato festini a luci rosse e incontri a pagamento tra inserzioniste o escort e professionisti veneti. L’ex militante del Carroccio è stato sorpreso in flagranza di reato mentre riceveva il denaro da un procacciatore della sua rete.

 “Pur non giustificando chi compie il reato della prostituzione – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro - riteniamo sia necessario innanzitutto valutare cosa spinge, in misura maggiore le immigrate, a sopportare l'essere costrette a dedicarsi ad una attività che in Italia è illegale. In conclusione mi auguro che Costa sia pulito e che non abbia commesso i reati a lui imputati. Contrariamente sarebbe da preoccuparsi, proprio perché compiuti da un rappresentante che della legalità fa bandiera politica. Se lo fa un uomo pubblico, - chiosa Zagbla -  figuriamoci quelle poverette che arrivano in Italia con la promessa di un lavoro e finiscono, oppresse, sulle strade”.

http://www.montegargano.it/extra-gargano/Zagbla-su-arresto-consigliere-Lega-per-sfruttamento-prostituzione_17939.html

 
Roma Fallimento Proibizionismo sulla Prostituzione
sabato 29 gennaio 2011

FALLIMENTO PROIBIZIONISMO SULLA PROSTITUZIONE: OGGI SUI MEDIA TRE DIVERSE FONTI CI INFORMANO DELL’INCREMENTO DELLA PROSTITUZIONE  E DELLA TRATTA NELLA SOLA CITTA’ DI ROMA. NIENTE DA DIRE GOVERNO? NIENTE DA DIRE SIGNOR SINDACO DI ROMA?

 
Appello per JOY : il 2 febbraio si celebra il processo
mercoledì 26 gennaio 2011
Mercoledì 2 febbraio ci sarà a Milano il processo con rito abbreviato per la denuncia fatta da Joy
contro l'ispettore di PS Vittorio Addesso.

Noi ci saremo.Vogliamo essere con Joy anche in questa tappa della sua ribellione alle violenze e ai
soprusi che ha subito.

Joy si è ribellata per se stessa ,ma anche per tutte quelle che,nella stessa situazione, non hanno
avuto il modo o il coraggio di farlo e per tutte quelle che troveranno,nel suo esempio, la forza per
non subire.


 
Da Salò a Sodoma, passando per Arcore…
sabato 22 gennaio 2011

 

 

http://medea.noblogs.org/2011/01/21/da-salo-a-sodoma-passando-per-arcore%E2%80%A6dominazione-di-classe-e-sopraffazione-sessuale/

 
Donne perbene e donne permale
sabato 22 gennaio 2011

Nel sito Femminismo a Sud blog collettivo antisessista, antifascista, antirazzista, antispecista e non addomesticabile, c'è un bellissimo pezzo delle sorelle che invito tutte/i a leggere

 

 

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2011/01/20/donne-perbene-e-donne-permale/

 
21 gennaio comunicato stampa: Noi prostitute, sex workers, escort
venerdì 21 gennaio 2011

Abbiamo scelto in questi giorni di non intervenire nel circo della “mediatizzazione” del lavoro della procura milanese sulle indagini che riguardano fatti di prostituzione e concussione ascrivibili a note persone della politica, del giornalismo e dell’imprenditoria dello spettacolo. Non crediamo che sia di aiuto all’accertamento della verità  esagerare con il clamore ne a farne capire la gravità.

 
Milano:condannato poliziotto per violenza sessuale ad una Trans nel CIE
domenica 02 gennaio 2011
Sette anni e due mesi di reclusione con il rito abbreviato. È la condanna inflitta a un poliziotto per le accuse di violenza sessuale, concussione, atti osceni, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della prostituzione. L’uomo infatti, per l’accusa, avrebbe anche preso in affitto un appartamento, in zona Cenisio a Milano, nel quale alcuni transessuali si prostituivano.
 
GENOVA; avvocati contestano l'ordinanaza del sindaco
mercoledì 29 dicembre 2010
'ABBIGLIAMENTO E ATTEGGIAMENTO NOSTRE CLIENTI NON DIVERSI DA TV' (ANSA) - GENOVA, 27 DIC - L'abbigliamento e l'atteggiamento di una prostituta sono cosi' scandalosamente diversi da quanto si puo' vedere alla tv? Lo scrivono gli avvocati genovesi Alessandro Cecon e Marcello Lucchese che, in difesa di tre 'Bocca di rosa', hanno depositato in prefettura un ricorso per chiedere l'annullamento di alcune multe contestate alle loro clienti in virtu' dell'ordinanza emessa dal sindaco di Genova che prevede sanzioni per prostitute e clienti.
L'ordinanza entrata in vigore il 12 novembre prevede una multa sia per la prostituta che per il cliente ma, secondo i legali, non e' legittima perche' 'basata sul dm del 5 agosto 2008 sull'incolumita' pubblica, di per se' illegittimo'.
I legali contestano la 'mancanza di una specifica disciplina ministeriale in materia di incolumita' pubblica e sicurezza urbana'. Poi aggiungono che c'e' anche un contrasto normativo che riguarda la lesione del principio d'uguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione: cliente e prostituta sarebbero discriminati attraverso misure di limitazione della liberta' individuale che puo' essere esercitata solo 'per quel tanto strettamente necessario a garantirla'.
Infine, i due legali sottolineano il concetto di 'buon costume': 'si profila - scrivono - un quesito sull'indice di scandalosita' che atteggiamenti e abbigliamento debbano possedere per integrare o no un adescamento. Oggi, come testimoniano gli spettacoli in tv, e' impossibile concepire una minaccia al pubblico decoro da questo punto di vista. Potendosi eccepire che i modelli televisivi non varrebbero ad escludere l'antigiuridicita', avendo gli stessi vestiti, movenze o pose una valenza diversa per strada, dove non si rientra nel campo artistico. Ma ci si accorge che vi e' una rigorosa corrispondenza tra standard televisivi e contegno sociale'.
(ANSA).

 
Sesso in cambio di....
mercoledì 29 dicembre 2010

E’ di ieri la sentenza che ha condannato l’ispettore capo del Cie di Milano Mauro Tavelli (detto ‘ispettore Mauro‘) a sette anni e due mesi per aver costretto una trans rinchiusa in quel lager ad un rapporto orale. In cambio le avrebbe promesso di liberarla dal Cie.

Sempre ieri, nei dintorni di Oristano, don Giovanni Usai di 67 anni, cappellano del carcere nonché fondatore e responsabile della comunità ‘Il Samaritano’, è stato messo ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una giovane nigeriana da cui avrebbe preteso un rapporto sessuale in cambio dell’assunzione a tempo indeterminato.

http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2010/12/29/sesso-in-cambio-di/
 

 
Nuova direttiva Europea sul traffico di esseri umani
mercoledì 15 dicembre 2010

Strasburgo 14 dicembre

Votata una Direttiva al Parlamento Europeo che impegna gli stati membri alla lotta contro il traffico di esseri umani.

Impegna gli stati membri a perseguire i criminali responsabili del traffico, proteggere le vittime oncedendo anche i permessi di soggiorno e supporto, e prevenire questo crimine.

Nella parte prevenire si è inserita la possibilità di perseguitare i clienti del sex work.

Pia Covre " Evidentemente non sono state prese in considerazione le molte informazioni che abbiamo inviato ai Parlamentari e che dimostrano come criminalizzare i clienti sia controproducente e aumenti la vulnerabilità delle sex workers.

Spesso sono proprio i clienti ad aiutare le donne che si trovano in strada ma in futuro se rischiano di essere denunciati non lo faranno più. Ha vinto la linea dei Paesi scandinavi, in particolare la Svezia, dove la posizione ideologica oltranzista delle femministe hanno da anni stabilito leggi contro i clienti maschi che comprano sesso da donne. Leggi che discriminano le sex workers con buona pace del rispetto dell'autodeterminazione femminile."

 

The fight against trafficking in human beings is an overarching priority for the Commission and the EU. In March 2010, the Commission proposed legislation obliging EU Member States to act on three fronts: prosecuting criminals responsible for trafficking human beings, protecting the victims and preventing the offences (IP/10/380).

Now that the Directive has been endorsed by the European Parliament, it will have to be formally adopted by the Council before it can enter into force. The new Directive will replace current EU legislation dating from 2002 (Framework Decision 2002/629/JHA) and will apply to all Member States except Denmark and the United Kingdom. Member States will then have to comply with the new rules within two years.

 
Comunicato Stampa: Siamo con Joy
giovedì 02 dicembre 2010
Il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute dichiara ancora una volta di voler stare
al fianco di Joy e di tutte le donne ribelli del mondo !!!
al fianco delle compagne in presidio al tribunale di milano !!!
Oggi a Milano si tiene un processo contro un Commissario di Polizia che si è comportato senza onore.
Quel poliziotto ha cercato di violentare una donna nigeriana all'interno
del Centro di identificazione ed espulsione di Milano. Una donna che è anche stata vittima della tratta di esseri umani e pertanto ha diritto alla protezione sociale. Quel fatto accaduto in via Corelli al CIE non è che l'ennesima violenza che avviene in uno di quei lager. Una violenza che è lo
specchio della pratica quotidiana dei ricatti sessuali e delle molestie nei
confronti delle immigrate ­ donne e trans ­ da parte di uomini, in divisa e non, nei
Centri di espulsione, dove chi vi è rinchiusa/o è disumanizzata/o e in balia
delle violenze e del sadismo  di chi approfitta del proprio ruolo per comportarsi  come aguzzino.
Ci auguriamo che la giustizia emerga e restituisca fiducia e dignità a chi come Joy ha subito davvero troppe violenze.
 
Pia Covre
 
Comunicato: Solidarietà per gli artisti Italiani
lunedì 22 novembre 2010

COMUNICATO STAMPA

 

Il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute  vuole manifestare la propria solidarietà alle persone che lavorano nel mondo della Cultura e dell’Arte che oggi giustamente protestano contro la mancanza di prospettive per il presente e il futuro artistico dell’Italia.

Ci sentiamo particolarmente vicine ai tanti autori e attori del nostro cinema e del teatro che hanno dato spesso voce e immagine alle storie di Violetta, Cabiria, Mamma Roma, Vesna, Clara …solo per nominarne alcune. Senza il cinema, l’opera e il teatro, i cantautori, noi prostitute saremmo  solo appendici di cronaca nera. Così come in passato la nostra storia è stata tramandata dagli scrittori e dagli artisti e da chi ci ha immortalate nelle opere pittoriche che hanno  reso mitico il nostro patrimonio artistico.

Troppo spesso vediamo che le/i giovani  che vogliono affrontare la carriera artistica si debbono adattare a rimediare risorse attraverso compromessi che talvolta sono davvero molto vicini alla prostituzione, e questo non è giusto.

Se mai arriveremo a veder legalizzato il lavoro sessuale e quindi una corretta imposizione fiscale alle sex workers chiederemmo di veder destinati i soldi delle nostre tasse a sostegno dell’Arte e dei beni Culturali  perché sono fra le cose più importanti per il nostro Paese insieme all’ istruzione e alla Ricerca.

 

Pia Covre

Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus
Italia
www.lucciole.org

 

 
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