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venerdì 05 settembre 2008 |
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L'Antimafia: "Spariscono le vecchie aste di donne, sostituite
da nuove forme di traffico". Dove la violenza è "solo" psicologica
Schiave del sesso globalizzate
così il crimine cambia il mercato
Dalle donne vendute all'ingrosso nel cuore dell'ex Jugoslavia
alla tratta "fai da te" da parte di tanti criminali "normali"
di RANIERI SALVADORINI
FINO a poco tempo fa le ragazze venivano sequestrate con la forza e poi vendute all'asta, e da lì smistate sui marciapiedi di tutta Europa. Un 'lavoro' decisamente rischioso per i malviventi e che ha finito per esporli alle polizie di tutti i Paesi. Il racket, in risposta a questa repressione su larga scala, ha scelto la strada dell'evoluzione: oggi è quasi soft, la violenza è sfumata nelle forme e la catena reclutamento-vendita-trasferimento delle ragazze non viene più gestita da grosse concentrazioni di criminali ma da un immenso arcipelago di piccoli gruppi. Insomma, il meccanismo è esploso, ed è rinato sparpagliandosi sul territorio. Per questo la tratta delle donne è ancora più difficile da contrastare. Il 23 agosto l'Organizzazione internazionale del lavoro ha celebrato la "Giornata internazionale contro la schiavitù". Proviamo adesso, con l'aiuto di alcuni esperti dell'Antimafia e delle Ong, a ricostruire queste nuove forme di schiavitù sessuale e la loro evoluzione.
Il "Mercato Arizona". E' di pochi anni fa - poco dopo il 2004 - lo smantellamento del 'Mercato Arizona'. Era un centro di smistamento "all'ingrosso" di donne, droghe e armi e si trovava in zone impervie nei boschi al confine tra Serbia e Croazia. "All'Arizona Highway", spiega l'economista ed esperta in terrorismo Loretta Napoleoni, "i mercanti ordinavano alle ragazze di spogliarsi e quelle rimanevano nude sul ciglio della strada: gli uomini si avvicinavano, le toccavano, ispezionavano la pelle e controllavano perfino la bocca prima di fare l'offerta". In quegli anni era Israele il maggior acquirente di slave, "molto ricercate da una clientela di ebrei ortodossi" che, spiega Nissan Ben-Ami, dirigente di Awareness Centre, un'Ong israeliana che lotta contro il traffico e la prostituzione, "per motivi religiosi non possono masturbarsi e sprecare sperma: devono farlo per forza con una donna". Spiega la Napoleoni nel libro "Economia canaglia": "In Israele le donne sono trafficate per il 'corridoio' Egitto-Striscia di Gaza: da Rafah, infatti, si snodano complicati labirinti di sotterranei di cui si servono terroristi e anche trafficanti, anche di donne".
La violenza non "rende" più. Visto che l'efferatezza degli anni Novanta aveva provocato una risposta dura dell'antimafia, anche in Italia il crimine ha abbandonato la violenza che "accende i riflettori" per dare il via a una vera e propria mutazione. Il nuovo sfruttamento è "dolce" e poco visibile. Proprio così. Un quadro della situazione attuale su cui sono d'accordo due autorità nella lotta alla tratta delle donne: il magistrato antimafia della Procura di Lecce, Cataldo Motta, uno degli uomini-chiave della Dia (Direzione investigativa antimafia) e il sociologo Pino Arlacchi, esperto mondiale di mafia, ex sottosegretario generale delle Nazioni Unite e direttore, dal 1997 al 2002, sempre per l'Agenzia internazionale, dell'Undccp (l'ufficio Onu per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine).
Il crimine impara a negoziare. Spiega Motta: "Il fenomeno si è modificato, va detto che i criminali sono riusciti a neutralizzare le misure di contrasto con nuove modalità di reclutamento. Gli sfruttatori si sono fatti più morbidi e ora le ragazze non parlano più, grazie a una maggiore partecipazione agli utili e a maggiori margini di movimento". Questa l'istantanea di Arlacchi: "Nonostante la presenza di un forte elemento di costrizione - motivo per cui non si può certo parlare di vero "accordo" - è stato introdotto un minimo di elemento volontario".
"Schiavismo moderato". "Questa nuova forma di "semi-schiavitù" - prosegue il sociologo - se da un lato riduce la dimensione dello sfruttamento - che però rimane - dall'altro consente un allargamento del mercato a nuove vittime". Il cosidetto 'reclutamento morbido', facendo leva su incentivi che spengono il moto di ribellione nelle ragazze, rende inadeguate molte delle norme antimafia. Certo, un forte elemento di coercizione non è cambiato: il sequestro dei documenti per "mantenere le ragazze in uno stato continuativo di ricattabilità e vulnerabilità", spiegano gli esperti riportando le parole stesse del Protocollo contro la tratta. "I grossi numeri si stanno spostando verso questa nuova forma di dominanza", evidenzia Arlacchi, "si può affermare che almeno due casi su tre avvengono secondo le nuove modalità di reclutamento. Prima la violenza caratterizzava tutta la filiera della tratta, ora le ragazze vanno incontro a dure sanzioni fisiche qualora si ribellino e violino l'accordo".
E che le modalità più "crude" siano in via di sparizione lo testimoniano gli stess operatori di Ong che lavorano a contatto con le ragazze sfruttate: "Poco tempo fa abbiamo trovato una giovane ragazza albanese quasi-morta, con evidenti segni di tortura e sevizie: un un orecchio mozzato, bruciature ovunque e segni di percosse di ogni tipo. Ma gli episodi di efferatezza sono residuali, appartengono ormai agli anni Novanta", spiega Marco Bufo, coordinatore dell'Ong "On the road". "Proprio per questo", sottolinea, "la situazione è più complicata, il fenomeno è sempre meno visibile e al tempo stesso più ampio".
Le speranze delle schiave.
Sono sempre meno le donne a essere sequestrate e tenute in scacco con la violenza: oggi nella fase di reclutamento le ragazze contraggono un debito verso i trafficanti, che gli procurano documenti falsi in cambio di quelli veri e le portano a destinazione. Ma le "trattenute" sul lavoro delle ragazze sono alte, che riconquisteranno la libertà e i veri documenti solo una volta saldato il debito. Un debito che in genere i trafficanti tendono a gonfiare nel tempo più che possono. "Se la situazione che viene prospettata alle ragazze per il pagamento del debito - un costo variabile da etnia a etnia, ma che si aggira sui 50-60 mila euro - è a "tempo determinato", queste possono sempre pensare: "Tutto questo un domani finirà" - spiegano Stefano Volpicelli e Sara Maggi, curatori della campagna di sensibilizzazione di respiro europeo Tratta NO! Insomma, si convincono di aver a disposizione sempre una seconda possibilità. "Nel frattempo - proseguono i due esperti - "prostituendosi possono mandare soldi alle famiglie, mantenere i figli che spesso lasciano nelle case d'origine e sperare di sollevarle dalla miseria e dall'indigenza. Rispetto all'inferno da cui scappano, anche le condizioni di sfruttamento peggiore finiscono per essere accettate".
La "vecchia scuola". Nigeria, Albania e Moldava hanno fatto scuola in fatto di strumenti efferati di reclutamento: violenze, mutilazioni, lo sterminio delle famiglie, l'uso sistematico della violenza, dello stupro e, sopratutto, racconta Arlacchi "l'umiliazione". "La violenza caratterizzava qualsiasi momento della vecchia filiera della tratta", spiega. Al tempo stesso gli esperti concordano: non si può affatto escludere che, specie in paesi dove la legge non c'è, l'efferatezza sia lo strumento principe della coercizione. "Come in certe zone della Russia, dell'Albania o dell'Africa", aggiunge Arlacchi.
Quell'articolo è obsoleto? Con l'introduzione dell'articolo 18 della legge Turco-Napolitano contro la tratta il grande traffico ha subito un grosso colpo, prima di "polverizzarsi in un arcipelago di piccoli gruppi", dice Arlacchi". Il reato di tratta è violazione dei Diritti umani e la sanzione arriva fino a 18 anni. "Le strategie di contrasto hanno funzionato", dicono all'unisono Motta e Arlacchi, sottolineando: "L'articolo 18 è fatto molto bene" ma la struttura del traffico si è talmente fluidificata che, spiega Motta, "non si riesce più ad arrivare alla configurazione del reato, e l'articolo 18 viene neutralizzato". In una parola: la realtà cambia velocemente e le norme faticano a comprenderla.
E l'Europa che fa? Alla già difficile situazione di una normativa poco adeguata ai tempi, si aggiungono rallentamenti dovuti alla complessità delle procedure europee: "In Europa la posizione delle polizie rispetto alle vittime è diversa da paese a paese", spiega Carla Olivieri, Project Manager di "Tratta NO!", una campagna di sensibilizzazione europea realizzata in collaborazione con il Ministero delle Pari Opportunità. Sottolinea la Olivieri: "Nel resto d'Europa non c'è l'obbligo della denuncia da parte delle vittime. In Italia si, e questo è uno snodo fondamentale: perché se la denuncia è volontaria, come nella maggioranza dei paesi, mette in pericolo le ragazze e soprattutto le loro famiglie all'estero". Sempre la Olivieri evidenzia che anche se "la Convenzione di Varsavia del 2005 auspica una maggiore coerenza normativa da parte di tutti i paesi e un allineamento delle legislature, fino a ora quasi nessun paese, Italia inclusa, ha ancora ratificato la Convenzione, perché la ratifica implicherebbe l'adeguamento normativo obbligatorio". Anche queste complicazioni di procedura, di tipo tecnico, semplificano la vita al crimine.
Il crimine "fai da te". L'indentikit degli sfruttatori offre una sorpresa. "Quelle che organizzano il traffico sono persone assolutamente normali", spiega Arlacchi. "Questa nuova forma di assoggettamento apre il mercato a imprenditori del traffico 'fai da te'". E' una delle conseguenze della mutazione del mercato del sesso, che trova riscontri nelle considerazioni della prima linea dell'Antimafia. Spiega il Procuratore di Lecce: "Nascono 'piccole libere iniziative', perché non c'è più bisogno di entrare in contatto con la grande criminalità organizzata, un tempo l'unica 'agenzia di servizi' per la gestione degli ingressi in Europa". In poche parole: finché la mafia albanese era capace di passare il Canale d'Otranto utilizzandolo come ingresso per l'Europa era inevitabile che avesse rapporti solo con altre grandi reti criminali. Adesso però, conclude Motta, "le vie di ingresso sono le più disparate e il controllo è diventato complicatissimo". Così il grande crimine si è decentralizzato.
Il commercio è al dettaglio ma i numeri restano all'ingrosso. Ma quanto denaro muove questo traffico? Fare stime è quasi impossibile per la natura sommersa e continuamente mutevole del fenomeno del traffico e per i diversi criteri adottati da stato a stato per tentare di quantificarne i flussi. Eppure qualcosa si può dire. Secondo complesse stime dell'Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro), che molti ritengono al ribasso, sono trafficate nel mondo almeno 1,7 milioni di schiave del sesso e il trend è in crescita. Per quel che riguarda il mercato italiano Transcrime - il Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale dell'Università degli Studi di Trento e dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che collabora sulla tratta con il Parlamento Europeo - ha stimato in quasi 6 miliardi di euro gli introiti tra il 2004 e il 2005. Con un traffico stimato di donne che varia tra 18.000 e 36.000. Introiti che, sottolineano sempre gli esperti, finiscono quasi per intero nelle tasche dei trafficanti.
Nuovi problemi per l'antimafia. "Da quando la violenza è sparita non riusciamo più a far collaborare le ragazze, il lavoro si è complicato, anche per le stesse unità di strada", spiega Motta, "prima alla violenza le donne finivano per ribellarsi e collaboravano, e questo è indispensabile per ricostruire la filiera criminale, ma oggi - prosegue il magistrato - basta osservare che tra il 2007 e il 2008 non si è avuto nemmeno un solo procedimento per tratta di esseri umani". Infatti "i procedimenti penali, a fronte dei successi ottenuti negli anni scorsi, sono crollati e questo può dar conto di quanto la situazione adesso sia molto più complicata". Lo stesso, continua Motta, si riscontra dalle intercettazioni telefoniche: "Non c'è più traccia, oggi, dei resoconti di violenza inaudita degli anni Novanta."
Insistono sia Arlacchi che Motta: la violenza logora la "merce" e al tempo stesso espone chi la esercita a rischi continui. "Comprare un essere umano e trattarlo come "merce", spiega Arlacchi, non conviene: gli esseri umani non sono come un pacco di droga proprio perché non sono una merce: vanno gestiti, nutriti e, alla fine, e questo è incontrovertibile, l'essere umano si ribella, sempre".
Fonte: Repubblica (4 settembre 2008)
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giovedì 04 settembre 2008 |
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Un portale che ospita le prostitute che per scelta o per necessità si prostituiscono legalmente in Ticino
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mercoledì 03 settembre 2008 |
Non pensavamo che sarebbe successo così presto! Ma eravamo certe che sarebbe successo!Credere che ci sia in Italia una categoria di uomini che possono essere estranei alla clientela della prostituzione è una ingenuità. Come lavoratrici del sesso abbiamo ogni giorno conferma dai nostri clienti, che sono appartenenti a tutte le classi sociali, a tutte le categorie di lavoratori, e a tutti i partiti politici. Così come appartengono a tutte le religioni.Questi uomini che spesso parlano con disprezzo e usano la parola “bonificare” oppure “ripulire le strade dallo schifo” o ancora “lottiamo contro il degrado” sono in realtà essi stessi degli affezionati clienti delle lucciole, o delle escort, o magari di club e sale massaggi.Ora la questione da porre sarebbe: uno colto “sul fatto” dovrebbe dimettersi? Per ora abbiamo visto l’assessore vicentino Quesro rassegnare le proprie dimissioni al sindaco. Mentre a Udine vediamo gli esponenti di FI dichiarare che si tratta di “fatti privati”.Se questi nostri governanti e amministratori vogliono essere coerenti dovrebbero punirsi così come puniscono tutti gli altri clienti. Non è accettabile che si compia una ingiustizia sociale, mentre a tutti gli italiani si proibisce di godere del sesso a pagamento per costoro niente proibizione.Noi del Comitato pensiamo che chi impone un certo comportamento ai propri cittadini sostenendolo con leggi repressive debba anche rispettare il modello che istituisce.Se si pensa che la prostituzione sia un fenomeno criminale contro cui lottare be i politici dovrebbero essere i primi ad astenersi.Altrimenti stiano zitti e la smettano di dare addosso alle lucciole e ai loro clienti
Pia Covre
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus
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mercoledì 03 settembre 2008 |
L¹assessore anti-lucciole fermato con le lucciole
di Marino Smiderle
Vicenza - Tolleranza zero, altro che. «Gliela faccio vedere io a chi dice
che una giunta di centrosinistra non è capace di ripulire le strade di
Vicenza dalle lucciole e da tutto quello che si portano dietro». Così, a
pochi mesi dall¹aver vinto a sorpresa le elezioni amministrative in una
città ritenuta feudo del Pdl, il sindaco Achille Variati (Pd, con forte
propensione all¹autonomia) firma un¹ordinanza feroce, copiando l¹iniziativa
del collega leghista Flavio Tosi e prevedendo supermulte da 500 euro per i
clienti delle prostitute. In giunta, tutti d¹accordo. La sicurezza non è né
di destra, né di sinistra, e ci mancherebbe. Però nessuno avrebbe mai
immaginato che, un mese dopo, alla rotatoria di Ponte Alto, punto di massima
concentrazione di passeggiatrici a Vicenza, a schiantarsi contro il muro
della tolleranza zero fosse proprio la Mercedes station wagon di Matteo
Quero, assessore alla cultura e alle politiche giovanili, uno dei più
stretti collaboratori del primo cittadino.
E così, da cavolata giovanilista di una notte di fine estate, l¹impresa
dell¹assessore si è trasformata in caso politico, con tanto di fiducia
confermata, di scuse pubbliche, prima di ripensarci e passare alle
dimissioni e all¹accettazione delle dimissioni, a seconda delle notizie che
Il Giornale di Vicenza puntualmente pubblicava.
Tutto comincia giovedì notte, poco prima delle 2, quando una pattuglia dei
carabinieri antiprostituzione incaricata di far rispettare l¹ordinanza
Variati scopre la Mercedes grigia di Quero che si aggira nel quartiere a
luci rosse della città. Quel che succede lo si saprà a spizzichi e bocconi:
la cosa certa, che sarà la prima a finire sui giornali, è che Quero
accelera, imbocca la vicina via Fermi e viene bloccato dopo qualche
centinaio di metri. I carabinieri, visto il suo stato, gli chiedono di
sottoporsi all¹alcol test. L¹interessato, reduce da una cena in compagnia di
amici, rifiuta e per questo, in base all¹ultima severa normativa, gli viene
sequestrata l¹auto e sospesa la patente.
Basta questo per far scoppiare il finimondo politico. Ma come, si dice, un
assessore alle politiche giovanili che si rifiuta di fare l¹alcoltest che
razza di credibilità può avere? Obiezione sensata, ma Variati è più morbido.
Quero, 41 anni, sposato, tre figli, ha un grande ascendente tra i giovani. È
uno dei promotori del Festival del Jazz che ogni anno si tiene a Vicenza e
nell¹ultima campagna elettorale è stato determinante per il successo del
centrosinistra. Lui che, tra l¹altro, agli albori era stato iscritto al
Partito liberale, prima di spostarsi verso il Pd a bordo del vascello dei
riformisti. Insomma, il sindaco escogita una «punizione» ad hoc: andare per
le scuole e fare da testimonial per la guida sicura. E Quero obbedisce
subito, mettendo in rete un video della serie: «Cari ragazzi, non fate il
mio stesso errore».
Sembra finita qui, e invece dal rapporto dei carabinieri vien fuori che il
rifiuto di fare l¹alcoltest è solo l¹epilogo di una vicenda più scabrosa.
Occorre fare rewind e tornare a giovedì notte, quando la Mercedes di Quero
procede lentamente lungo viale San Lazzaro. Ecco, a un certo punto la
macchina si ferma. E Quero, stando a quanto accertano i carabinieri, si
ferma più o meno davanti all¹hotel Europa e si mette a parlare con una
prostituta. Non fosse per l¹ordinanza voluta dallo stesso Quero, tutto
filerebbe liscio, come succede dalla notte dei tempi. Ma i carabinieri sono
lì per farla rispettare, quell¹ordinanza, e così intervengono. L¹assessore,
quando vede l¹Alfa che si avvicina, preferisce sgommare e la passeggiatrice,
per evitare guai peggiori, lo imita, sgattaiolando altrove.
La corsa della Mercedes, però, si ferma poco lontano. Di fronte al faro
sparato dai carabinieri, Quero capisce che non è il caso di fuggire. Non gli
viene fatta la contravvenzione di 500 euro antiprostituzione per il semplice
fatto che, nel frattempo, il corpo del reato è sparito. Di fronte al rifiuto
di sottoporsi all¹alcoltest, però, ai carabinieri non resta che applicare la
legge e procedere al sequestro dell¹auto e alla sospensione della patente.
Da quel momento in poi va in scena il balletto delle versioni. Quella
edulcorata, come detto, funziona un giorno, nonostante il cannoneggiamento
dell¹opposizione. Poi sul Giornale di Vicenza esce la versione «hard», e
allora le cose precipitano. «Nuove voci si sono levate a gettare un¹ombra
pesante sulla mia figura pubblica e di amministratore - scrive Quero nella
lettera di dimissioni presentata ieri -. Voglio potermi difendere da queste
accuse con forza e libertà, e non posso che farlo da privato cittadino.
Voglio scusarmi ancora una volta con tutti, con mia moglie e i miei tre
figli, i cittadini, i giovani a cui ho dato un cattivo esempio, i miei
colleghi di maggioranza e di giunta, e soprattutto con il sindaco, che mi ha
fatto il grande onore di chiamarmi a lavorare al suo fianco».
Variati, pur deluso, conferma la tolleranza zero. «Il giro di vite sulla
sicurezza, in cui è incappato anche un assessore della mia giunta, perdendo
il suo posto, continua, come ho detto, senza guardare in faccia a nessuno. A
Vicenza, e ne sono fiero, funziona così».
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=287679
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mercoledì 03 settembre 2008 |
Nell’inchiesta del pm di Trieste Tito indagati tre professionisti. Coinvolto l’imprenditore Di Tommaso (Bernardi). L’esponente nazionale veniva in regione per l’Election day di aprile UDINE. Tre noti professionisti udinesi sono indagati per l’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione essendosi adoperati per procurare notti calde a un esponente politico nazionale di Forza Italia. Dopo diversi incontri politici a Udine – tutti precedenti all’Election day di aprile – il politico aveva assicurata, dopo le cena, la compagnia di prostitute. Sudamericane e dell’Est, anche tre per notte.
Secondo l’ipotesi investigativa, l’imprenditore friulano Riccardo Di Tommaso, proprietario della linea d’abbigliamento Bernardi in tutto il mondo, finanziava gli incontri, l’avvocato udinese Massimiliano Basevi procacciava le prostitute (pare su Internet) anticipandone il pagamento e l’albergatore Franco Marini ospitava gli incontri nel suo hotel Là di Moret, il 4 stelle alle porte di Udine. Quindi Di Tommaso «rimborsava» l’avvocato, che fra l’altro è uno dei suoi consulenti legali.
Tutto questo risulta in una inchiesta da qualche mese avviata dal sostituto procuratore di Trieste Raffaele Tito. Galeotta è stata una intercettazione telefonica «di sponda» (ovvero, non era lui l’intercettato) nella quale l’avvocato Basevi parlava di quegli incontri.
Sono quindi seguiti pedinamenti, interrogatori e altri accertamenti (anche telematici) da parte dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Trieste per mettere i tre indagati davanti al fatto compiuto: almeno in questa prima fase delle indagini, che hanno segnato l’invio delle informazioni di garanzia con l’invito a presentarsi all’interrogatorio.
L’inchiesta è ancora lontana dalla chiusura e la sospensione feriale dei termini ha di fatto bloccato la situazione in questa fase. A Udine, però, negli ambienti non soltanto politici, ma anche giudiziari, la notizia dell’inchiesta sta serpeggiando.
Il Pm Tito si è mosso in aprile da un’inchiesta di natura fiscale e poi ha svolto gli accertamenti necessari a trovare conferma all’ipotesi del favoreggiamento della prostituzione, con i ruoli descritti: nelle contestazioni formali si fa cenno ad almeno cinque incontri a luci rosse in un periodo compreso fra il novembre 2007 e la fine di marzo di quest’anno, un momento politicamente molto caldo per il Friuli Venezia Giulia che in primavera con l’Election day doveva andare alle urne anche per scegliere se confermare il Governatore Riccardo Illy o cambiare dando fiducia a Renzo Tondo, che poi ha vinto e sta governando. Ed erano giorni caldi anche per Udine con la scelta del nuovo sindaco e del presidente della Provincia.
Tutto è nato da quell’intercettazione e nei loro interrogatori i tre indagati hanno offerto la propria ricostruzione dei fatti, rispondendo alle domande del magistrato inquirente.
Il Piccolo
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mercoledì 03 settembre 2008 |
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LUGANO – Le retate degli ultimi giorni a Melano, comune tristemente noto come la “Amsterdam del Ticino”, non hanno mancato di suscitare timori tra i gerenti dei locali a luci rosse nel cantone Ticino. I gerenti ora temono che, con la regolarizzazione in polizia delle prostitute, i comuni possano risalire al luogo di lavoro delle stesse e quindi dare ai Municipi la possibilità di intimarne la chiusura grazie al divieto di esercizio in zone residenziali. Il comune sul Ceresio - dopo la petizione popolare per la chiusura e lo sgombero dei locali a luci rosse e la conseguente decisione di dar seguito alle richieste di molti suoi cittadini – ha intimato la chiusura dei postriboli. Un gestore ha quindi sollevato il problema, chiedendosi, a questo punto, se ne vale la pena invitare le sue ragazze a registrarsi: “E’ logico che se si va incontro a questo tipo di rischi – ha detto un gestore - chi gestisce questi locali, sceglierà di evitare la regolarizzazione e affitterà i propri locali a donne irregolari.”Tenente Bazzocco, cosa ne pensa del problema sollevato da alcuni gestori di locali a luci rosse?
“Questo è un falso problema, indubbiamente. I circa 40 bordelli del Ticino sono ben conosciuti da tutti, comuni compresi. E tra i Comuni del nostro Cantone, qualcuno si è stufato di questa situazione e interviene, attraverso le possibilità dategli dalla legge. A qualche altro Comune invece il fenomeno non suscita preoccupazione e quindi non interviene”.Non interviene perché la prostituzione è un grande affare…
“Indubbiamente. L'unico che non ci guadagna è il cliente. Tutti gli altri sì: dalla boutique, al gestore, alla paninoteca, al tassista, all’albergatore. Ci sono determinati comuni che se ne guardano bene prima di andare a toccare queste attività, perché producono un indotto finanziario non indifferente”.
In tutti i casi, voi, prima di intervenire, agite su ordine della Magistratura?
“No, noi agiamo senza l’ordine della Magistratura, perché la legge sugli esercizi pubblici ci dà la facoltà e ci impone di controllare il locale, e le camere sopra il locale, per verificare se il gerente è in possesso della patente di affittacamere”.Intervenite anche quando il Comune ve lo chiede…
“Se il comune ce lo chiede, certamente, ma a prescindere dalle richieste di intervento o meno, noi agiamo autonomamente, in funzione della nostra attività di sensibilizzazione e prevenzione, invitando i gestori a far regolarizzare la posizione delle donne (o uomini) che esercitano la prostituzione”.Voi vi aspettavate una reazione del genere da parte dei gestori?
“No, perché, sinceramente, facciamo fatica a capirla.Perché?
“Ritengo innanzitutto che dobbiamo partire da una grande, domanda che tutti ci dobbiamo porre: dove concedere, alle 400-500 prostitute presenti sul nostro territorio, la possibilità di esercizio?”Me lo dica lei…
“Io la mia idea personale ce l’ho, ma non mi esprimo. Questo è compito della politica”.Lei, tornando al problema sollevato dal gerente, ha mai suggerito ai Comuni di intervenire seguendo il “modello di Melano” per “risolvere” il problema prostituzione?
“Sì, ma solo quando ce lo hanno chiesto. A dirla tutta, già al momento dell’entrata in vigore della legge, tutti i comuni sono stati informati dal Dipartimento delle Istituzioni della possibilità di far valere la normativa sui piani regolatori. La legge comunque risale già al 2002 e quindi non è una grande novità”.Con questa norma, può capitare che debbano chiudere posti anche con donne regolari...
“Sì, è così. E ci è già capitato di intervenire a Balerna, dove alle donne regolari non ci è restato far altro che invitarle a cercarsi un altro posto”.Il gerente da noi sentito però minaccia di lavorare in nero…
“Va contro la legge, che innanzitutto ci impone di controllare e arginare il fenomeno della prostituzione. Noi cerchiamo di contenere il fenomeno, perché se noi prendessimo alla lettera la legge, a parte le possibilità materiali e umane abbastanza limitate, dovremmo intervenire in tutti i locali”.Quale allora il criterio di intervento?
“Il nostro criterio è il buon senso. Nei nostri interventi, quando constatiamo l’irregolarità di una o più ragazze, alla prima le avvertiamo, alla seconda invece dobbiamo usare alla lettera le regole del gioco”. Quindi non vige la tolleranza zero?
“Io sono contrario alla tolleranza zero, anche perché la prostituzione è legale e la legge, ripeto, prescrive di arginare e contenere il fenomeno”.Quale invece la possibilità d’intervento negli appartamenti?
“La legge sugli esercizi pubblici è stata adattata al momento in cui è uscita la legge sulla prostituzione. Quindi, chiunque voglia affittare deve chiedere la patente per affittacamere, che consente alla polizia di fare verifiche e controlli. Ma per gli appartamenti privati la cosa non è proponibile e i nostri margini di manovra sono limitati”.Su questo ultimo punti, in Ticino come siamo messi?
“Conosciamo già chi gestisce questo tipo di appartamenti: sono quasi sempre le stesse persone. Ma il problema degli appartamenti privati deve indurci a riflettere: chiudere 20 bordelli su 40 non vuol dire ridurre della metà il fenomeno della prostituzione in Ticino.Vuol dire semplicemente lasciare che metà delle prostitute si diano alla latitanza e alla clandestinità, riducendo le nostre possibilità di controllo del fenomeno”.Paradossalmente è meglio tener d'occhio una serie di bordelli piuttosto che usare la forza?
“Tutto dipende dalle risposte politiche che riceviamo. Ma tenga conto che il CdS ha nominato un gruppo di lavoro, che segue il problema della prostituzione e propone, su richiesta del DI, eventuali cambiamenti, segue il fenomeno e cerca di anticipare certi episodi che potrebbero sfuggire di mano”.Quali ora le priorità del distaccamento Teseu?
“La lotta all’usura, la tratta degli esseri umani e il promovimento della prostituzione. Ovviamente restano i nostri interventi, che hanno una certa efficacia deterrente e con i quali lanciamo a chi di dovere, il messaggio: noi ci siamo”. E il messaggio è passato?
“Sì, finora la nostra politica è stata pagante: sono in aumento esponenziale coloro che si annunciano in polizia per un permesso di esercizio. Si può dire, inoltre, che il periodo delle grandi retate è passato. Ora preferiamo interventi di prevenzione mirati e rapidi. Politica pagante questa: dal 2000, nel nostro cantone, non si registrano più fatti di sangue e omicidi legati alla prostituzione. L’opera costante di Magistratura e polizia di contenimento ha favorito questo lungo periodo di assenza di episodi gravi, che in altri cantoni e all'estero ci sono. Anche le prostitute stesse hanno un approccio diverso nei nostri confronti: non siamo più visti come una grande minaccia.Cosa ci distingue allora dagli altri?
“In Ticino siamo molto fortunati, perché abbiamo instaurato un’ottima collaborazione con le polizie Comunali, le Guardie di Confine, l’Ufficio Permessi e Immigrazione, il Medico Cantonale, gli uffici parastatali per la prevenzione e la salute. Senza tralasciare le Unità d’Intervento Regionale. Insomma un lavoro in collaborazione con tutti gli attori. Cosa che negli altri Cantoni non succede perché lavorano a compartimenti stagni”.
Paolo D'Angelo |
Notizia del 02/09/2008 http://www.tio.ch:80/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=414688&idsezione=1&idsito=1idtipo=3
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giovedì 28 agosto 2008 |
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Domenico Chionetti
[27 Agosto 2008]
Il Sindaco vara l’ordinanza: «Bassi chiusi per prostituzione». «Il decreto Maroni sfratta le lucciole». «Il Comune avanti tutta ‘chiudiamo i bassi’». E ancora «Lotta alla prostiuzione- Scidone, assessore alla citta’ sicura: ‘Le prostitute protestano? Poi lo faranno anche i ladri e i pedofili!’».
Siamo a Genova.
Ci chiedevamo, come rendervi l’idea nel modo migliore sulla canea che in questi giorni imperversa sul tema del «mestiere piu’ antico del mondo».
Quale miglior modo allora di presentarvi un breve assaggio dei quotidiani nostrani, che come fossero specchi riflessi l’un l’altro proiettano le immagini distorte .
Le immagini sono quelle di una emergenza, l’ennesima, costruita rapidamente in pochi giorni con una piccola novità: i bassi li sgomberiamo e poi li chiudiamo.
I «bassi» sono piccoli magazzini a livello terra dove le lavoratrici e i lavoratori del sesso operano.
Questione di decoro,sicurezza e valori immobiliari.
A noi in Comunità, a San Benedetto al Porto, sembra tutto così chiaro nel torbido che mostrano: qual è il senso di combattere la prostituzione? Meglio sarebbe creare le condizioni per sconfiggere lo sfruttamento, lasciare da parte un approccio morale ed etico e guardare alla libera scelta, e dall’altra dare la possibilità del sostegno di tutte quelle donne braccate dalla clandestinità che le costringe alla schiavitù della tratta.
Ma corrono sui media le semplificazioni dove la condizione o lo status di una persona diventa reato: clandestino, prostituta, tossicodipendente, romeno.
Quindi? Che fare?
Sarà che in Comunità siamo soliti dire di questi tempi è necessario «Osare la speranza» [vecchio motto partigiano ligure] oltre le nubi scure che tentano chiuderci l’orizzonte che ci sta di fronte, sarà che per il centro storico ci girovaghiamo a piedi con le Unità di Strada, sarà che abbiamo voglia di raccontarvi un’altra storia oltre a quella che propina la quasi totalità della carta stampata.
E’ la storia di Lucrezia, Anna, Gilda, Sandra, Titty, Greta, Antonella e di tutte le transessuali del ghetto del centro storico che stanche delle continue sanzioni e intimidazioni settimane fa ci hanno chiesto aiuto con una telefonata in Comunità: «Abbiamo bisogno di aiuto…vogliono mandarci via, come facciamo?»
«Siamo una piccola comunita’ ci aiutiamo l’un l’altra, alcune di noi hanno anche 70 anni! Dove finiremo?».
Per quella che e’ la comunita’ di transessuali piu’ antica d’Italia, che tra poco compira’ 40 anni, la paura e’ molta…
A queste poche domande non e’ semplice dare una risposta certa e istantanea cosi come invece e’ loro aspettativa.
Allora abbiamo cominciato a vederci in assemblee informali, anche alla presenza di Don Andrea Gallo, in una relazione di parole e idee che sta diventando sempre piu’ fitta, capendo i loro problemi e le contraddizioni della sicurezza di facciata che le circonda .
Ci siamo resi conto che sara’ nuovamente necessario camminare e ragionare insieme, non solo nello spazio di pochi giorni d’agosto [così come ci insegnano le emergenze estive] ma anche successivamente, con l’obbiettivo importante di costruire un percorso assieme alle lavoratori del sesso, in forma stabile. E’ tempo di organizzarsi… Anna e le altre sono pronte!
CARTA http://www.carta.org/campagne/diritti+civili/14823
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mercoledì 27 agosto 2008 |
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A Termoli la polizia municipale blocca un venditore ambulante e lo trascina sull'asfalto fino a chiuderlo nel portabagagli. Ma la gente che assiste alla scena in strada ritiene esagerate le maniere degli agenti e denuncia l'accaduto. Telefonini e macchina fotografica in mano, quello che è successo la sera del 23 agosto lungo corso Nazionale è documentato da queste immagini tratte da Primonumero.it
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mercoledì 27 agosto 2008 |
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Leggo le dichiarazioni dell'assessore Scidone e mi dico "questa persona sa che non sta dicendo la verità!"
Le lavoratrici sessuali dei Carruggi sono li da sempre, sono parte di quei cittadini non ricchi a cui l'assessore dice che vuole migliorare la vita. Sono spesso esse stesse le proprietarie dei bassi in questione, e si vuole metterle sulla strada. Io stessa ho visto nei mesi scorsi le ingiunzioni, emesse dalla azienda sanitaria in collaborazione con il Comune, con l'ordine di sgombero per uso improprio di magazzino. E questa ingiunzione era intestata a delle lavoratrici sessuali che da anni lavorano in quei luoghi trasformati in piccoli "uffici", ma simili ingiunzioni sono arrivate anche a qualche artigiano.
Il TAR dirà se ad essere "improprie" non siano invece le ingiunzioni della ASL che non ha certamente giurisdizione sulla prostituzione.
Vista da lontano questa operazione sembra semplicemente una operazione speculativa dove si sta cercando di eliminare da un quartiere i residenti più poveri e meno conformi al nuovo corso global/liberista del nostro Paese. Le mani avide di speculatori si posano nei vecchi quartieri caratteristici delle città stravolgendoli e costruendo case e banche (forse belle da vedere) dai prezzi proibitivi e fatte per una diversa classe sociale. Le amministrazioni trovano più comodo dare il loro beneplacito a queste speculazioni piuttosto che tentare di recuperare un tessuto sociale ricco di tradizioni e soprattutto ricco di solidarietà e tolleranza. Anche Genova mi pare abbia già sperimentato la dislocazione di popolazione di classe popolare in quartieri periferici.
Non ho dubbio che delinquenti e criminali debbano essere contrastati e tolti dai vicoli, ma mi riesce difficile credere che tutte le lavoratrici sessuali siano criminali, o vittime di criminali e di sfruttatori.
Anzi buttando fuori dai loro "uffici" persone che sono autonome nel loro lavoro si rischia di metterle nelle mani di sfruttatori che offriranno luoghi alternativi ma controllati e gestiti da terze persone. Oppure saranno costrette ad andare in strada, in quelle stesse strade che ci si da tanto da fare per sgombrarle dalle lucciole. Mi chiedo ma questi amministratori hanno una strategia in mente? Cosa si aspettano di ottenere alla fine? O agiscono senza alcun retropensiero complesso navigando a vista senza avere la minima idea delle conseguenze?
Se il sindaco desidera veramente aiutare queste persone perchè non offre degli alloggi pubblici in cambio?
Pia Covre
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute
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mercoledì 27 agosto 2008 |
«Stiamo con le lucciole»
23 agosto 2008| Simone Schiaffino
Dopo l'annuncio, da parte di palazzo Tursi, del giro di vite sulla
prostituzione, dopo la clamorosa controffensiva annunciata dalle stesse
professioniste (una manifestazione in piazza De Ferrari, con mascherine sul
viso e generosi decoltè esposti in corteo) ora è il momento della
solidarietà. Un gruppo di residenti, in un documento inviato alla portavoce
delle "lucciole" Penelope e, per conoscenza, anche al Secolo XIX, esprime
vicinanza e attestazione di stima per le donne che "fanno la vita" nei
caruggi. «Chiediamo alla giunta Vincenzi di riflettere meglio sulla
soluzione che ha tentato di dare al fenomeno, tutto genovese, dei "bassi"»
dice il comitato "Nati nei vicoli", rappresentativo di circa venti abitanti
del centro storico, di età compresa tra i 20 e i 40 anni.
Ieri pomeriggio, centro storico. Un coccodrillo appeso alla parete, qualche
soprammobile "etnico" spunta da mensole e ripiani. La luce, manco a dirlo, è
soffusa e rossastra. Siamo in un "basso", alle Vigne. Nel distretto a luci
rosse del centro storico. È il luogo di lavoro di Penelope, potenziale
portavoce (dopo gli articoli apparsi ieri sul Secolo XIX) delle lucciole
della città antica. Quelle che l'ordinanza della "sceriffa" Vicenzi vuole
sfrattare. O, al più, togliere dalla vista di tutti.
Penelope fa entrare nell'alcova l'obiettivo del fotografo. Sicura di sé, e
soddisfatta del modo in cui le sue dichiarazioni sono state riportate sul
giornale. La ribalta mediatica a cui l'ordinanza del sindaco - che
disporrebbe la chiusura coatta degli alloggi ad altezza strada, con la sola
prova dell'esercizio della prostituzione al loro interno - ha dato coesione
alla categoria. Ha creato un meccanismo di revanche. Un impulso di orgoglio
"consortile", verrebbe da dire.
«Adelante, adelante» fa strada Penelope. La "professionista" colombiana di
54 anni, residente a Genova e proprietaria dell'alloggio accetta di parlare,
a patto che il Secolo XIX non menzioni il punto preciso del suo "negozio
hard".
«Qui è tutto a norma. Pulito, funzionante, sicuro. L'impianto elettrico è
stato revisionato - dice la donna, indicando il "salvavita", che fa capolino
su una parete, seminascosto da pomate lubrificanti e oli per massaggi -. Gli
scarichi dell'acqua sono ok: ho avuto l'ispezione dei tecnici comunali pochi
giorni fa. Qui gli accertamenti sono molto frequenti...». C'è un motivo:
fino ad oggi l'espediente dell'amministrazione per chiudere i "bassi" era
stata l'irregolarità sanitaria, il profilo dell'abitabilità dei locali ad
altezza strada. Da settembre, come detto, il decreto Maroni ha fornito ai
primi cittadini nuovi strumenti, le ordinanze legate al "decreto sicurezza",
che sembrano avere la fantasia come unico limite.
«Non mi interessa - taglia corto Penelope - da qui non ci mandano via.
Almeno noi, privilegiate: che godiamo di cittadinanza italiana e casa in
proprietà». Mentre parla al cronista arrivano i ragazzi del comitato "Nati
nei vicoli", con un documento in mano. «Prenda prenda - dice uno dei
giovani - qui c'è la nostra opinione di abitanti del centro storico. Le
"ragazze di vita" tengono puliti i vicoli, lontani ladri e spacciatori. I
"bassi" sono a norma: il problema è morale, non di sicurezza. L'Italia
dimostra un bigottismo disarmante nei confronti dell'esercizio della
prostituzione. Siamo con loro - concludono i giovani del comitato - e ci
saremo anche quando andrà in scena la manifestazione di settembre. Quando le
lucciole usciranno allo scoperto, in corteo».
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mercoledì 27 agosto 2008 |
Gli avvenimenti di Parma relativi alla prostituzione ci hanno molto colpite
e sorprese, sorprese perché Parma ha una storia ammirabile e significativa
per il nostro intero Paese. I cittadini e le cittadine si sono sempre
distinti nelle lotte collettive per la libertà e per il progresso sociale ed
anche economico del Paese. Le scelte politiche e sociali di questa città
venivano un tempo prese a modello nel mondo. Non posso non ricordare quell'illustre
cittadino di Parma uomo politico e amministratore che fu Mario Tommasini,
il quale ci ha fatto l'onore di essere un sostenitore della lotta delle
prostitute per la conquista dei diritti civili. Chissà cosa avrebbe provato
a vedere la donna in quell'immagine, ultima degli ultimi, abbandonata e
desolata, oltraggiata nell'intimità della sua disperazione e della sua
sofferenza.
Non sarebbe piaciuta questa Parma a Mario Tommasini. Si sarebbe indignato
del trattamento riservato alle persone prostitute. Lui non si sarebbe
limitato a parlare sarebbe andato a "sollevarla".
Certamente non avrebbe reagito come i molti politici che hanno detto di
tutto pur di minimizzare l'accaduto e spostare l'attenzione dal grave fatto
verso orizzonti di ordinaria pulizia urbana e sociale nel bene delle povere
vittime. Anzi ci dicono che stanno combattendo a favore della loro dignità e
per liberarle dallo sfruttamento.
Anche oggi abbiamo il disgusto di leggere le affermazioni fatte da Carla
Mantelli la quale ci dice che "vendere" il corpo è contro la dignità, ma
trattare le prostitute e i loro corpi in quel modo come si è visto a Parma
non crede che sia contro la dignità?
Si può restare comodamente seduti dentro un'istituzione che si comporta
così?
Si può far finta che tutta l'Europa si stia movendo contro la prostituzione
e ignorare che Paesi importanti come la Germania ha riconosciuto lo status
ai lavoratori/rici sessuali. Noi possiamo restare qui a farne una questione
di morale anzi di doppia morale?
Si può mentire spudoratamente dichiarando che le Associazioni e gli Enti
Locali che si stanno adoperando a sostenere le vittime lottano contro la
prostituzione.
Le associazioni e gli Enti Locali stanno lottando contro lo sfruttamento, e
riguardo alla prostituzione hanno posizioni diverse. Tanto che un tavolo
ampio di associazioni si è già espresso a favore di politiche che non
criminalizzino chi è vittima dello sfruttamento e dei trafficanti, e contro
la criminalizazione dei clienti quando non commettano specifici reati come
gli incontri con minori. Perché una volta che sono sotto protezione dello
Stato le vittime sono uno strumento indispensabile per la lotta al racket.
Sarebbe interesse reciproco, sia delle donne sfruttate che della polizia se
vi fosse una collaborazione. Purtroppo le vittime di tratta hanno una paura
profonda degli agenti, perché nei loro paesi d'origine la polizia
rappresenta ben altra cosa che senso di protezione. Ora potranno certamente
pensare lo stesso degli agenti italiani, farle collaborare a liberarsi e
denunciare per le Associazioni sarà da oggi molto più difficile.
Comunque se potessimo farci ascoltare io vorrei dire a Mario Tommasini che
noi, le prostitute, nonostante tutto continueremo a lottare e a camminare a
testa alta senza vergogna. Come ci ha insegnato Mario altri devono provare
vergogna.
Pia Covre
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute
22/08/08
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martedì 19 agosto 2008 |
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Per il sindaco di Bergamo le ordinanze che stanno fiorendo in questi giorni sull'onda del Decreto Maroni rischiano di essere più fantasiose che efficaci. "Ci vuole serietà e sobrietà". Ma annuncia che sarà rivisto il regolamento di Polizia Urbana per aggiornare alcune norme in materia di rispetto del decoro e della convivenza civile (orari locali pubblici).
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domenica 17 agosto 2008 |
Il garante dei detenuti:
"Gravissimo, non era mai accaduto"
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giovedì 14 agosto 2008 |
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BASTA CON I MALTRATTAMENTI ALLE PROSTITUTE, CERTI DIRITTI OFFRE ASSISTENZA LEGALE IN ATTESA DI REGOLAMENTAZIONE DELLA PROSTITUZIONE:
Dichiarazione di Marco Perduca, Senatore radicale - Pd e Guido Allegrezza, membro del Direttivo dell'Associazione radicale Certi Diritti:
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giovedì 14 agosto 2008 |
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"In cella perché straniera"
La denuncia di due ragazze sudamericane maltrattate da un poliziotto a Roma
Una fermata e poi rilasciata: erano sedute sugli scalini di una chiesa
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giovedì 14 agosto 2008 |
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Indignación en Italia por el maltrato a una extranjera detenida
Una prostituta nigeriana yacía cubierta de suciedad en el suelo de una comisaría LAURA LUCCHINI - Milán - 14/08/2008 La imagen del cuerpo semidesnudo de una joven prostituta africana, sucio y abandonado en el suelo de una celda del cuartel de policía de Parma (en el norte de Italia) ha conmocionado al país. Desde que el diario La Repubblica publicó el martes en su edición digital esta fotografía dramática, representantes políticos y asociaciones de derechos humanos han denunciado las medidas adoptadas por el Gobierno de Silvio Berlusconi para aumentar la seguridad y el decoro de las ciudades.
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giovedì 14 agosto 2008 |
Le président du Sénat italien a réclamé mercredi des explications à la police après la publication de la photo d'une prostituée nigériane allongée à moitié nue à même le sol dans une cellule, appelant au
respect des droits "inviolables" de la personne."Cette photographie dramatique risque de transmettre une image de notre pays différente de ce qu'il est en réalité et de ce qui est fait pour protéger l'ordre public tout en respectant les droits inviolables de la personne", écrit le président du Sénat, Renato Schifani, plus haut responsable de l'Etat après le
président de la République.La photo prise après un coup de filet policier dans le milieu des prostituées à Parme (nord) montre une jeune femme à moitié nue, allongée à même le sol de la cellule d'un commissariat et le corps couvert de ce qui semble être de la poussière."Qui entend adopter le principe de la tolérance zéro peut le faire mais sans jamais se soustraire au respect de la dignité et à celui de la vie privée de la personne", a ajouté M. Schifani.La Repubblica qui a publié la photographie affirme mercredi avoir reçu sur son mail une centaine de messages de solidarité envers la jeune femme. "La photo a été prise par notre photographe au commissariat municipal. Il avait été invité, comme d'autres journalistes, à suivre l'opération de la police contre les prostituées", a précisé à l'AFP la rédaction du quotidien à Parme.Selon le conseiller municipal chargé de la Sécurité à Parme, cité par La Repubblica, la jeune femme n'a été en aucun cas maltraitée et n'a même "jamais été aussi bien traitée de sa vie".La prostituée qui a violemment réagi à son arrestation "s'est ensuite endormie" dans la cellule, selon ce conseiller, Costantino Monteverdi.Une fois réveillée, les policiers lui ont "offert un café et proposé d'intégrer un programme de réhabilitation", a-t-il assuré. L'Italie avait été montrée du doigt en juillet par plusieurs quotidiens européens qui avaient publié la photo des corps de deux jeunes Tziganes mortes noyées sur une plage, à côté de vacanciers indifférents. http://www.rtlinfo.be/rtl/news/article/159342/--La+photo+dune+prostituée+dévêtue+dans+une+cellule+choque+lItalie
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giovedì 14 agosto 2008 |
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Dopo un susseguirsi di notizie sulle nuove e vecchie misure messe in atto dai Sindaci per contrastare la prostituzione, lo scatto di un fotografo invitato ad assistere ad una retata organizzata dai Vigili Urbani di Parma, ha mostrato come possono essere trattate le prostitute in questo Paese.Per chi pensa che si è trattato di un episodio unico vorrei ricordare il video dei TG Rai che abbiamo visto lo scorso mese di maggio su una retata fatta a Roma, dove le FO assistevano all’inseguimento e al trascinamento di una transex da parte di uomini con le teste rasate e successivamente la prendevano in “custodia”.Da anni diciamo che l’atteggiamento delle forze di polizia non è tale da far sentire le lucciole fiduciose nei loro confronti. E se le cose stanno così ci sarà pure una ragione. Le Forze dell’Ordine sono spesso arroganti, minacciose e a volte brutali verso le lucciole. Alcuni abusano del potere e si comportano in maniera prepotente e provocatoriamente violenta, umiliando le loro vittime anche con parole insultanti.Il caso di Parma non è certamente unico, unica è la circostanza per cui un assessore/sceriffo pieno di vanagloria ha fatto uno scivolone mediatico.
Qui sotto si possono leggere il susseguirsi delle conseguenze grazie alla pubblicazione di La Repubblica.it e al fotografo Mario Robusti
http://parma.repubblica.it/dettaglio/Prostituzione-dopo-il-blitz-la-rabbia:-Quella-foto-e-una-vergogna/1500460
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martedì 12 agosto 2008 |
Ranieri Salvadorini di Repubblica.it
Gli esperti delle unità di strada: "Se associazioni e polizia collaborano, ottimi risultati"
Gli operatori insistono: "Le multe sono inutili, essenziale formare le forze dell'ordine"
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giovedì 07 agosto 2008 |
di VLADIMIRO POLCHI
La storica leader delle prostitute Carla Corso: che c'entriamo con la
sicurezza?
Luxuria: "Le lavoratrici del sesso sono vittime della violenza"
Multe ai clienti, il no delle lucciole
"Basta, non siamo criminali"
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giovedì 07 agosto 2008 |
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di Nicoletta Poidimani
Aveva tredici anni, Preziosa, quando scese in strada per la prima volta nel
piccolo paese brasiliano di provincia in cui abitava. Per lei, penultima di
sei fratelli, era prioritario aiutare economicamente la madre e già da tempo
aveva rinunciato alla scuola per fare piccoli lavoretti - come aiutare a
portare la spesa - con cui si procurava pochi spiccioli. Ma in quel periodo
la situazione economica della famiglia si era aggravata, e così decise di
prostituirsi. Il primo che si fermò era il direttore del carcere locale che,
vedendola così giovane, le diede dei soldi e la riaccompagnò a casa, senza
chiedere in cambio alcuna prestazione sessuale. Tre anni più tardi costui
sarebbe diventato uno dei suoi clienti fissi, mi racconta ridendo mentre
sciorina la lista dei "pezzi grossi" che, presentandosi perfino a volto
coperto per evitare lo "scandalo", erano suoi clienti in Brasile. Fino ad
arrivare al ricco architetto che fu il suo primo cliente italiano quando, un
anno fa, era approdata su una strada del Nord Italia per raccogliere, in
pochi mesi, i soldi necessari alla famiglia e alle sue operazioni
chirurgiche. «Sei nuova qui?», le aveva chiesto l'uomo di mezza età che
conosceva bene le altre brasiliane in quella via; Preziosa rispose con le
poche parole imparate per lavorare in Italia e cominciò la sua esperienza in
questo paese.
«Clienti gentili, gli italiani, e ti danno tanti soldi», così le era stato
presentato questo Eldorado della prostituzione trans, ma non sapeva che
molti di questi clienti che di notte son "gentili" e strisciano ai tuoi
piedi, la mattina sono pronti a fare i moralisti contro la prostituzione e a
cavalcare le peggiori ondate razziste e securitarie. Non le avevano neppure
detto che alla fine degli anni '90, con la legge Turco-Napolitano, in Italia
erano stati costruiti dei simil-lager dove vengono deportate le persone
migranti sprovviste di permesso di soggiorno, né che in Italia stava
cominciando la caccia alle trans e alle prostitute immigrate. Lo avrebbe
scoperto lei stessa tra un controllo poliziesco e l'altro. Qualche amica
l'aveva avvisata dell'esistenza del cpt di via Corelli a Milano: «Quando
passerai dalla fabbrica con la scritta (***) sarà perché ti stanno portando
là». E una sera del giugno scorso, dopo l'ennesimo controllo in questura,
una poliziotta l'aveva fatta salire su una macchina, senza dirle quale fosse
la destinazione. Vide la fabbrica con quella scritta e capì; poco dopo,
facendola scendere dalla macchina, la stessa poliziotta le disse
ironicamente «Benvenuta in Corelli!».
Comincia così la vera odissea di Preziosa, ventottenne, rinchiusa nel cpt
(oggi "cie") milanese insieme ad altre 24 migranti trans. Una notte sua
madre la sogna rinchiusa in un "brutto posto", la chiama e Preziosa cerca di
rassicurarla «Sono qui con le mie amiche». Dopo qualche notte, la madre la
sogna circondata da camici bianchi e si spaventa. Preziosa cerca ancora di
rassicurarla ma poi le racconta la verità: la sera prima è stata picchiata a
sangue dai poliziotti di guardia e solo grazie alla insistente
determinazione delle altre trans recluse a tarda ora viene portata in un
pronto soccorso. Il resto è cronaca che conosciamo: la notte stessa del
pestaggio, il 10 luglio, il Comitato antirazzista fa un presidio fuori dal
cpt; il giorno successivo lei e un'amica vengono convocate nell'ufficio
immigrazione del cpt, dove l'ispettore che la notte precedente ha assistito
al pestaggio si scusa e comunica loro l'immediata scarcerazione, consegnando
un decreto di espulsione dall'Italia.
Entro cinque giorni se ne devono andare e così questa ennesima violenza
passerà impunita. Ma Preziosa non si scoraggia e decide di portare fino in
fondo la battaglia per le violenze subite. Torna a farsi refertare al pronto
soccorso, accompagnata da attiviste del Comitato antirazzista. Gli effetti
delle violenze sono evidenti: calci, pugni e manganellate sulla testa e su
tutto il corpo hanno lasciato dei segni inequivocabili (ancora oggi fatica a
respirare per una manganellata particolarmente violenta sulla schiena). Il
dolore è forte e altrettanto forte è la sua determinazione: Preziosa decide
di denunciare le ingiurie razziste, gli abusi e le violenze subite,
l'omissione di soccorso da parte del personale della Croce Rossa che,
presente quella notte, si era rifiutato di chiamare un'ambulanza fino a che
la protesta contro le violenze si era allargata a tutto il cpt ed era emersa
all'esterno.
Nonostante il clima vacanziero, per questa denuncia è stata accettata la
procedura d'urgenza ed è stato nominato un Pm. Chissà se a Preziosa
concederanno il permesso di soggiorno "per motivi di giustizia"S
Intanto è stato approvato il "decreto sicurezza" e a Milano, come altrove,
sono arrivati i militari. Di questi, ottanta sono destinati al cpt di
Corelli. Tutto fa presumere che violenze ed abusi si moltiplicheranno, sulle
strade e nei cpt.
A fine giugno Alemanno chiede la costruzione di un nuovo cpt per il Lazio,
con una apposita sezione per le trans. Un mese prima i tg avevano trasmesso
le raccapriccianti immagini della "caccia alle trans" da parte dei residenti
del Prenestino coadiuvati da alcune teste rasate e con la polizia
compiacente. «Non sono un animale!» continuava ad urlare una di queste trans
mentre la trascinavano brutalmente nella macchina della polizia. Il suo urlo
sarà l'urlo di tante altre donne e trans che si prostituiscono tanto più ora
che, a partire dall'iniziativa del Questore di Rimini, anche le prostitute
verranno fatte rientrare nella categoria dei "soggetti pericolosi" quindi
passibili di repressione ed espulsione.
Viviamo davvero nel paese dei paradossi e dell'ipocrisia: sono ben noti i
dati secondo cui 9 milioni di italiani sarebbero clienti di prostitute ed è
risaputo che la militarizzazione dei territori ha sempre portato con sé un
forte incremento della prostituzione - e degli stupri, come i "nostri
ragazzi" in Somalia e altrove hanno dimostrato.
Chiedo a Pia Covre, attivista storica per i diritti delle prostitute, cosa
intendano fare le associazioni che lavorano sulla prostituzione di fronte a
questi inquietanti scenari di negazione totale dei diritti umani.
«La nostra associazione - mi risponde - ha già chiesto ufficialmente un
incontro al ministro per le Pari opportunità ma la mancanza di una risposta
ci fa chiaramente intendere che non c'è la volontà di dialogare da parte di
rappresentanti del governo. Anche le associazioni laiche e cattoliche che
fanno parte della rete dei progetti sulla prostituzione hanno chiesto un
incontro collettivo e per ora non si è arrivati più in là del capo
gabinetto».
Un documento comune delle associazioni sarà presentato presto ai ministri
ma, aggiunge Pia, «siamo tutti preoccupati per come si stanno muovendo sulla
prostituzione e sulla tratta, fenomeni che coinvolgono un gran numero di
persone straniere anche minori; interventi repressivi che vanno a colpire
nel mucchio e che inevitabilmente colpiscono i soggetti più deboli non
possono essere la soluzione a eventuali problemi di "degrado urbano". Trovo
preoccupante che il governo abbia dato carta bianca ai sindaci con il
decreto sicurezza e questi ora spadroneggino nelle città; di fatto si stanno
tutti muovendo a raccogliere soldi con le multe ai clienti per compensare la
perdita dell'Ici. Le contraddizioni nella pratica politica sono enormi,
tanto da dichiarare che si vuol lottare contro i trafficanti e criminali e
poi si sbattono al cpt ragazze/i che sono le vittime dei criminali e si
cerca di rimpatriarle velocementeS questa è la lotta contro i deboli e gli
indifesi. Mai viste simili cose in un paese che ha la pretesa di definirsi
cristiano; o forse sì: le abbiamo viste quando si attaccavano gli ebrei con
le leggi razziali».
Sul da farsi, Pia ha le idee chiare: «Credo che ci si debba mobilitare
prestissimo perché già le leggi speciali e le decretazioni delle emergenze
stanno riducendo inesorabilmente gli spazi di libertà ma anche di
contestazione. Dobbiamo raccogliere quante più testimonianze possiamo
riguardo alle violazioni dei diritti umani, ai maltrattamenti ecc.; insomma,
una lista degli orribili avvenimenti che renda pubblico ciò che non sempre
possiamo leggere sulla stampa. Sono convinta che molti si indigneranno anche
fra chi ha creduto di scegliere per un cambiamento positivo, ma soprattutto
penso che ci siano molte persone sensibili al razzismo e alle
discriminazioni anche fra chi ha votato per quelle forze politiche che ora
dovrebbero fare l'opposizione in Parlamento e che non solo non dicono nulla
ma fanno anche le stesse identiche cose del governo nelle proprie
amministrazioni».
Leila Daianis, responsabile del circolo Libellula Arcitrans di Roma, sta
cercando di far muovere sulla vicenda di Preziosa le rappresentanze
diplomatiche del Brasile in Italia e sulle attuali condizioni di vita delle
trans latinoamericane immigrate osserva, con amarezza: «Quello che sta
succedendo negli ultimi anni in Italia è gravissimo; nei miei trent'anni di
esperienza in campo socio-umanitario non ho mai visto una simile violenza
indiscriminata verso le persone straniere. E il capro espiatorio sono sempre
le persone che si prostituiscono - soprattutto le transessuali, che portano
con sé una storia di violenza che inizia nei primi anni di vita e sembra,
per molte, non finire più. Una buona parte delle persone che si
prostituiscono e che non sono regolari con il permesso di soggiorno sono
vittime di estorsioni o di sfruttamento della prostituzione da parte di
altri connazionali, che normalmente sono in regola e molte volte sono anche
proprietari di negozi e appartamenti. Purtroppo l'Italia è il paese del "si
sa che esiste ma non si dice". Cosa ci si può aspettare da uno Stato in cui
i politici non pensano altro che agli interessi personali? Quando è stata
approvata la Bossi-Fini sapevamo che era solo l'inizio di una forma
mascherata di deportazioni di massa. Non possiamo permettere che questo
avvenga in un paese civile. Dobbiamo mobilitarci non solo con le
manifestazioni ma anche con seminari, perché gli operatori sociali devono
capire qualcosa sulle persone trans. Solo così possiamo credere in una
società più giusta e civile».
Gli appelli di Pia Covre e Leila Daianis invitano alla mobilitazione in
varie forme per rompere il muro dell'indifferenza e contrastare l'affermarsi
di un modello autoritario ed escludente di società celato dietro la formula
magica della "sicurezza". Contro questo modello che produce
criminalizzazione e de-umanizzazione troveremo almeno una briciola del
coraggio di Preziosa o continueremo a far finta di nulla?
da LIBERAZIONE
07/08/2008
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giovedì 07 agosto 2008 |
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Un fabbricante chinese di préservativi, Elasun, ha deciso di approfittare della presenza dei Giochi olimpici a Pechino per lanciare una campagna pubblicitaria molto sportiva. Nei messaggi visivi degli atleti stilizzati usano i preservativi in sintonia con la propria disciplina: come ruote di bicicletta, vélo, di cesto da pallacanestro, di bersaglio nel tiro con l'arco o di attrazzo ginnico. La vesione con nervature del profilattico raffigura addirittura l'acqua in movimento in una piscina. Il tutto è accompagnato da slogan in un ingleseapprossimativo: «Sports make you health».
Queste pubblicità sono indirizzate al grande pubblico, certo, ma nche agli stessi atleti in gara, le serate al Villaggio olimpico sono ben note per essere molto "animate".
Così, a Atene nel 2004 circa 130.000 preservativi furono messi graziosamente a disposizione di sportivi ed organizzatori. Quattro anni fa, a Sydney, ogni competitore si era visto recapitare all'arrivo 51 profilattici. Ma una volta esaurite le riserve, altri 20.000 dovettero essere distribuiti nel Villaggio olimpico.
A Pechino, per il momento, gli organizzatori hanno solo previsto che gli atleti possano acquistare se lo richiedono per iscritto, delle riviste porno....etero, ovviamente.
Photo: DR.
Copyright tetu.com
par Myrtille Rambion Info du 5 aout 2008
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Postato da AMg su OMOdiario il 8/07/2008 03:23:00 PM
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giovedì 07 agosto 2008 |
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ELENA REYNAGA, dell’Associazione MUJERES MERETRICES DE ARGENTINA
Una argentina ha difeso le/i sex workers. Dieci mila persone le hanno riservato un’ovazione nel più grande incontro mondiale sul HIV/sida.
http://www.clarin.com/diario/2008/08/07/sociedad/s-01731828.htm
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mercoledì 06 agosto 2008 |
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Le notizie che stanno arrivando quotidianamente sul versante della prostituzione non possono che creare un grande allarme e una terribile sensazione di insicurezza.Riceviamo moltissime mail e telefonate da clienti e sex workers che sono preoccupati per le misure che i sindaci intendono avviare con decreti e delibere.La prima preoccupazione è quella delle molte persone che vivono con l'unica risorsa che hanno: il proprio corpo e la disponibilità di usarlo per offrire servizi sessuali in cambio dei mezzi per vivere.Ci viene chiesto dove sarà possibile lavorare, e perché si continuano a chiudere gli appartamenti alle colleghe che lavorano in casa mettendole sulla strada, quando si vuole liberare le strade e si aumenta la repressione. Ci chiedono come faranno a mangiare e pagare l'affitto?
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mercoledì 06 agosto 2008 |
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Roma, 5 ago. (Adnkronos) - "La Conferenza Stato-Citta' ha portato all'approvazione di alcuni provvedimenti tra cui il decreto che da' attuazione al pacchetto sicurezza individuando i termini di incolumita' pubblica e sicurezza urbana e affidando nuovi poteri ai sindaci". Lo ha annunciato il ministro dell'Interno Roberto Maroni nel corso di una conferenza stampa che si e' svolta presso il Viminale. Secondo il decreto legge, "il sindaco interviene per prevenire e contrastare le situazioni urbane di degrado o di isolamento che favoriscono l'insorgere di fenomeni criminosi, quali lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, l'accattonaggio con impiego di minori e disabili e i fenomeni di violenza legati anche all'abuso di alcool". Il sindaco puo' inoltre intervenire per prevenire e contrastare situazioni come "il danneggiamento al patrimonio pubblico e privato o che ne impediscono la fruibilita' e determinano lo scadimento della qualita' urbana; l'incuria, il degrado e l'occupazione abusiva di immobili". E ancora, "le situazioni che costituiscono intralcio alla pubblica viabilita' e che alterano il decoro urbano, in particolare quelle di abusivismo commerciale e di illecita occupazione di suolo pubblico; i comportamenti che come la prostituzione su strada o l'accattonaggio molesto possono offendere la pubblica decenza". "Ci aspettiamo idee creative dai sindaci", ha precisato Maroni.
(Laf/Ct/Adnkronos)
05-AGO-08 13:49
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mercoledì 06 agosto 2008 |
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Il Governo ha deciso oggi di aprire un’inchiesta amministrativa sul poliziotto indagato a margine dell’inchiesta sul Corona
Il Consiglio di Stato ha deciso oggi di aprire un’inchiesta amministrativa sul Commissario della Sezione reati finanziari, indagato a margine dell’inchiesta sul Corona di Noranco. Si tratta di un atto formale che il Governo ha compiuto dopo l’interrogatorio del poliziotto da parte del Procuratore Pubblico Mario Branda. Il magistrato ha profilato i reati di abuso di autorità e infrazione alla legge sulla dimora degli stranieri ma non ha per ora promosso l’accusa nei confronti del commissario che resta quindi un semplice indiziato.
I guai per lui poterebbero essere legati da una parte alla sua lunga amicizia con il dipendente del Corona finito in carcere insieme al gerente per promovimento della prostituzione, dall’altra alle sue frequentazioni del locale a luci rosse. Ma il punto centrale sarà stabilire se il commissario ha infranto la legge sulla dimora degli stranieri ospitando per qualche tempo a casa sua una ragazza che lavorava al Corona, ragazza con la quale aveva allacciato un rapporto sentimentale. In particolare sarà importante accertare da quanto tempo la donna soggiornava in Ticino come turista.
Questa la nota con la quale il Governo nel pomeriggio ha confermato la notizia da noi anticipata stamane. "Il Consiglio di Stato ha deciso questa mattina di avviare un’inchiesta disciplinare – amministrativa nei confronti del Commissario aggiunto della Polizia cantonale nei cui confronti è stata avviata un’inchiesta penale da parte del Ministero Pubblico. L’inchiesta è affidata alla Sezione delle Risorse Umane (SRU) e diventerà operativa non appena sarà dato ad essa accesso all’incarto del Ministero Pubblico. Tenuto conto degli elementi a disposizione dell’autorità amministrativa e dello stato della procedura penale non si è proceduto alla sospensione dalla funzione".
08.07.08
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mercoledì 06 agosto 2008 |
| 2008-08-05 17:13 |
di Roberto Caracciolo
BERLINO - Da piccola sognava di diventare scrittrice, ma quando giunse il momento di andare all'università i soldi non bastavano mai e per mantenersi durante gli studi a Berlino decise di prostituirsi part-time: oggi, all'età di 25 anni, una giovane ragazza italiana racconta le sue esperienze di vita in un libro appena uscito in Germania.
Sonia Rossi, questo il nome della donna, arrivò nella capitale cinque anni fa da un piccolo paese in Italia. All'inizio non conosceva nessuno, scrive oggi la stampa tedesca, e per sbarcare il lunario cominciò a lavorare come cameriera nei ristoranti della città, con l'obiettivo di iscriversi alla facoltà matematica dell'Università Humbolt. Ma i soldi guadagnati ai tavoli erano sufficienti a malapena a pagare l'affitto e Sonia non era abituata a fare sacrifici: a casa, dai genitori, non era mai mancato niente, racconta al tabloid tedesco BZ. Quindi, studentessa durante il giorno e prostituta part-time di notte: una vita che è durata tre anni, il tempo di finire gli studi. Il titolo delle sue memorie è alquanto eloquente: 'Fucking Berlin' (Fottendo Berlino), edito da Ullstein (265 pagine, 8,95 euro). "Odiavo essere perennemente al verde - spiega al quotidiano popolare -. Da bambina non mi mancava niente, non sono abituata a risparmiare".
La via della prostituzione, presa in modo del tutto autonomo -sottolinea - è arrivata prima attraverso un lavoro come spogliarellista online e poi come massaggiatrice in un centro di estetica della capitale. In Germania la prostituzione è legale se le donne lavorano senza sfruttatori, pagando le tasse e versando l'Iva. Sonia lavorava in un bordello della capitale e nel libro ricorda tra l'altro che le sue colleghe erano soprattutto giovani mamme single che al mattino lasciavano i figli all'asilo nido per prostituirsi durante il giorno. "Alcuni bordelli offrono esclusivamente i servizi di studentesse", spiega Marion Detlefs, del sindacato delle prostitute di Berlino, al quotidiano Berliner Kurier.
Nella capitale, secondo le stime, fino a 8.000 signore si dedicano al mestiere più antico del mondo, con un fatturato annuo di circa 300 milioni di euro. E dall'inizio di quest'anno un nuovo regolamento ha reso obbligatoria anche la cassetta di pronto soccorso, oltre a sapone e preservativi, tra i requisiti necessari per ogni abitazione adibita a bordello Oggi Sonia ha un figlio di due anni e se dovesse tornare indietro rifarebbe esattamente la stessa cosa: "Questo è un lavoro molto lucrativo per qualsiasi donna capace di superare le proprie inibizioni", spiega al Berliner Kurier.
A volte si guadagnava 30 euro a notte, a volte 200, e in tre anni di lavoro le storie da raccontare non mancano. Come quella volta in cui un padre di famiglia, mentre la moglie parcheggiava l'auto in strada, è salito nell'appartamento-bordello per una "sveltina" da 30 euro. O quando il proprietario di una galleria d'arte di New York si innamorò di una sua collega. O, ancora, quando un pensionato che di tanto in tanto visitava il bordello - ma solo per "palpare" con un sottofondo di musica jazz e un bicchiere di vino rosso - fu colpito da un infarto. In quell'occasione, ricorda Sonia, un intero gruppo di squillo fece i turni per fargli compagnia in ospedale. |
ANSA Roma .it
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mercoledì 06 agosto 2008 |
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Rimini | 5 agosto 2008
Le prostitute? Soggetti pericolosi. Filippo Berselli, presidente della commissione Giustizia in Senato, propone di applicare a tutto il terrotorio nazionale la norma anti-lucciole, che assimila le prostitute ai "soggetti peicolosi", già attiva a Rimini, attraverso una circolare del ministero dell'Interno."Sarà di fatto
una disposizione ai questori - sottolinea il senatore Pdl -affinché valutino ciò che ha fatto il questore di Rimini per applicarlo poi sul proprio territorio".
Berselli ha avuto oggi una conversazione telefonica col ministro dell'Interno, Maroni, sulla questione. Ho spiegato a Maroni - afferma Berselli- che cosa ha fatto il questore di Rimini e lui mi è sembrato molto interessato. Mi ha assicurato che avrebbe parlato direttamente con questo questore per capire meglio i dettagli della vicenda. Ma sulla possibilità di poter rimpatriare le prostitute straniere, applicando la norma che gia' esiste", ha assicurato Berselli, "il Ministro mi è sembrato molto attento e interessato".
Il precedente
Tutto ha inizio a Rimini, dove il questore, Antonio Pezzano, ha ripescato una sentenza della Cassazione di dodici anni fa, e ha deciso che le lucciole sono «soggetti pericolosi» e in quanto tali debbano essere spediti al mittente, ovvero al Paese d'origine, col foglio di via. Una misura che colpisce in particolare le prostitute straniere. Oggi il senatore Berselli, confortato dall'iniziativa del questore, ha chiesto proprio a Maroni una circolare ad hoc. «Per evitare un'applicazione della normativa a macchia di leopardo, sarebbe bene che intervenisse una circolare del Viminale. Poi, evidentemente, spetterà ad ogni questore valutare la situazione, ma, forti dei risultati raggiunti a Rimini, dove la prostituzione si è dimezzata soltanto nel giro di un mese, confido che verrà applicata, in breve, a livello nazionale».
RaiNews24 - Italy
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mercoledì 30 luglio 2008 |
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Due anziane signore inglesi ispezionano le case di tolleranza. «Il Paradiso è in Nuova Zelanda»
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martedì 29 luglio 2008 |
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Lo sfogo di Adelina, ex schiava del sesso. "Non è un emergenza rifiuti, va sconfitto il racket"
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martedì 29 luglio 2008 |
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Ad un mese dall'ordinanza con cui, in modo il più possibile pubblico ed esplicito, aveva dato un chiaro "stop" alla prostituzione sulle strade del suo Comune, Piergiulio Gelosa si ritiene soddisfatto. Contattato da Varesenews per un bilancio di questi primi trenta giorni dall'ordinanza con cui aveva proibito l'esercizio della prostituzione di strada per ragioni di decoro e pubblica sicurezza, il primo cittadino di Lonate Pozzolo si compiace di poter rispondere che il fenomeno «appare quasi debellato in confronto a prima, non se ne vedono in giro quasi più». Si era arrivati, ricorda, ad avere fino a venti ragazze attive sul territorio, con una situazione a tratti obiettivamente invivibile e scene non edificanti in bella vista anche di minori. «Non per una forma di moralismo comunque arrivammo al provvedimento» ribadisce ancora una volta «ma perchè si era venuto a turbare in modo grave un equilibrio e un quieto vivere della comunità che rappresento. E c'erano seri pericoli anche per la circolazione stradale, con la clientela che arrivava da fuori a frotte e si fermava, magari di colpo, lungo strade battute da traffico intenso e veloce». Come la 527 bustese, o la provinciale per Malpensa.
Gelosa tiene a precisare, rispondendo al tono della lettera inviataci da Adelina, ex schiava del sesso liberata dalle forze dell'ordine, e oggi in prima linea nel denunciare il racket e difendere le ragazze, che il suo provvedimento con tanto di sanzioni penali per i trasgressori era e rimane rivolto «tanto contro i clienti quanto contro chi offre sesso a pagamento lungo le strade e o in prossimità delle medesime». Nessun accanimento, dunque, contro le sole ragazze, in maggior parte giovani rumene (Adelina è invece albanese ndr). «Nemmeno per un istante ho pensato di ridurre queste giovani a un problema-spazzatura» ribatte Gelosa quasi indignato, «semmai rilevo che nella lettera le si indica come vittime di un traffico», punto su cui il sindaco ha qualche perplessità. Ed ecco perchè: «Per quella che è la nostra esperienza posso solo dire che l'aggressività, l'arroganza, la volgarità e talvolta la violenza verbale rivolte alle forze dell'ordine non sembravano tipici di persone costrette in schiavitù, picchiate, abusate e vigilate a vista da sfruttatori che portano loro via ogni cosa. Dirò di più: queste persone si ritrovavano spesso a mangiare in alcuni luoghi particolari (vicino a distributori ndr), e che avuto modo di ascoltare le loro chiacchiere e riferirne alle autorità ha sentito dire come il reddito di un giorno di lavoro permettesse ad un'intera famiglia lasciata in patria di campare con un certo agio per una settimana». Saremmo insomma alla libera imprenditoria del sesso, ma siamo nel campo del sentito dire - sarebbe comunque un gran passo avanti rispetto al racket feroce e odioso in cui cadde Adelina oltre dieci anni fa. Quanto alle cifre sulle eventuali denunce penali, «è presto per parlare»: la Polizia locale, in divisa e non, fa e farà i suoi controlli fino al 30 settembre, quando l'ordinanza, assunta di fronte ad una emergenza e dopo non poche questioni legali con il Tar, andrà a scadere. Il pacchetto sicurezza? «Valuteremo quali strumenti ulteriori ci potrà offrire» risponde prudente Gelosa. «Il buon risultato ottenuto fin qui, facendo mostra della nostra decisa volontà di non tollerare oltre, è dipeso anche dai cartelli che abbiamo posizionato lungo le strade per illustrare il divieto e le relative sanzioni». C'è da chiedersi se queste abbiano spaventato più le prostitute o i clienti. Forse, è la seconda che abbiamo detto.
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martedì 29 luglio 2008 |
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Il blitz dei carabinieri nelle case del sesso a pagamento: tre arresti e cinque abitazioni tolte ai proprietari
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lunedì 21 luglio 2008 |
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(AGI) - Roma, 17 lug. - Margherita fa l’accompagnatrice e nella sua vita di oculati risparmi ha acquistato una casa dove abita, una macchina di lusso, un garage e un secondo appartamento. L’Agenzia delle Entrate se ne e’ accorta e gli ha mandato una cartella esattoriale in cui si contesta un imponibile di 88mila euro di tasse - per gli anni 2003-2004-2005-, che in caso di conciliazione potrebbero scendere a 42mila. Se Margherita si rifiutasse di pagare e facesse ricorso scatterebbe, come forma di garanzia, l’ipoteca sulla case, il fermo della macchina e un anticipo sul pagamento. Per denunciare questa ‘anomalia’ due senatori radicali, Donatella Poretti e Marco Perduca hanno organizzato una conferenza stampa al Senato per dare voce alle protagoniste di queste vicende e per annunciare un disegno di legge che e’ stato presentato al Senato all’atto di insediamento dei senatori radicali. “Con questa interrogazione - spiega la Poretti - chiediamo al governo, e in particolare al ministero dell’Economia e del Lavoro, di fare chiarezza, perche’ stanno arrivando richieste di accertamento da parte della Agenzia delle Entrate a persone che liberamente e volontariamente hanno deciso di vendere prestazioni sessuali. La domanda - spiega ancora la Poretti - e0questa: come si puo’ fare la dichiarazione dei redditi per una attivita’ che non e’ riconosciuta giuridicamente? Con questo disegno di legge noi chiediamo che a fronte del pagamento elle tasse vi sia il riconoscimento dell’attivita’ svolta dalle prostitute. In caso contrario -continua la Poretti - lo stato sarebbe paragonabile ad uno sfruttatore perche’ ‘esige’ o ‘estorce’ balzelli dai proventi della prostituzione, attivita’ che non riconosce. Noi chiediamo quindi al governo di darci una risposta perche e’ una situazione che potrebbe portare a denunce”. Infatti Pia Covre, presidente del comitato diritti civili delle prostitute, non esita a dichiarare: “Sono pronta a denunciare lo stato per sfruttamento della prostituzione se non si cambia la legge”. “Il ddl - spiega il senatore Marco Perduca - si compone di cinque articoli finalizzati a regolamentare il fenomeno della prostituzione, dando diritto di cittadinanza a tutti coloro che sono coinvolti nel fenomeno. Insomma - conclude se | |
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