Il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute
Associazione di promozione sociale (APS)
Chi Siamo – la nostra storia
LA NASCITA
Nel 1982, a Pordenone, un gruppo di sex worker, insieme ad alcun* alleat*, si unisce per denunciare la violenza, le discriminazioni e le norme repressive a cui andavano incontro nello svolgere il loro lavoro. Nasce così il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, la prima auto-organizzazione italiana guidata da
lavoratrici del sesso.
Le fondatrici, Carla Corso e Pia Covre, fin da subito intuiscono il potenziale politico di portare la propria esperienza personale nel dibattito pubblico, e di far sentire la propria voce – insieme aquella di tante altre – senza lasciare che altri parlassero per loro. Posizionarsi, finalmente, come soggetti politici e non più come
identità marginalizzate.
Il Comitato nasce come spazio di autorappresentazione, con l’obiettivo di spostare il dibattito sulla prostituzione dal piano morale a quello sociale e politico. Sin dall’inizio, uno dei nodi centrali è la messa in discussione della legge Merlin che, pur non penalizzando formalmente il lavoro sessuale, ne criminalizza
alcune pratiche, rendendolo invisibile, precario ed esposto alla violenza. Nel 1983 il Comitato organizza il convegno “Prostituzione anni ‘80: marginalità o questione sociale”, che sancisce l’ingresso del tema nell’arena pubblica e mediatica.
Da quel momento ha inizio una lotta di rivendicazione per diritti e libertà che, a oltre quarant’anni di distanza, è ancora aperta!
IL LAVORO DI PROSSIMITA’
Con il diffondersi dell’epidemia di HIV e AIDS, il Comitato affianca alla lotta politica il lavoro di prossimità, andando in strada per informare, distribuire preservativi, somministrare test gratuiti. Questa attività di bassa soglia, all’epoca innovativa, lo porta a collaborare con il Ministero della Salute e con altre realtà che in Europa stanno compiendo lo stesso lavoro.
Nel 1992 nasce TAMPEP – Progetto di Prevenzione AIDS/STD fra le Prostitute Migranti in Europa. Inizialmente attivo in quattro Paesi – Italia, Germania, Olanda e Austria, cinque anni dopo diventa una fondazione finanziata dalla Commissione Europea che mette in rete progetti presenti in ventidue Paesi.
La metodologia di TAMPEP è rivoluzionaria: si basa sulla partecipazione e collaborazione diretta delle sex worker; lo sviluppo e il sostegno dell’autostima e autonomia decisionale delle lavoratrici; la formazione di operatrici e operatori dei servizi sociali e sanitari capaci di rispondere ai loro bisogni. Tale metodologia è stata applicata anche in altri ambiti: riduzione del danno, accoglienza dell’emergenza, supporto tra pari, outreach e emersione delle lavoratrici vittime di sfruttamento.
Ancora oggi, la prevenzione dell’HIV e delle altre infezioni sessualmente trasmissibili è una parte importante dell’attività del Comitato. Nel 2025, in rete con altre realtà del terzo settore e i servizi pubblici locali, ha aderito all’European Testing Week una delle più importanti mobilitazioni mondiali per la salute offrendo test rapidi, con particolare attenzione alla popolazione migrante, e per lanciare la proposta di Trieste Fast-Track City.
IL PROGETTO STELLA POLARE
Dopo il crollo dell’ex Unione Sovietica e la conseguente crisi sociale, le strade italiane si popolano di donne sottoposte a forme di sfruttamento radicalmente nuove, caratterizzate da un controllo pressante, un completo assoggettamento e una vera e propria riduzione in schiavitù. Per il Comitato, questo è un punto di svolta: diventa necessario ampliare lo sguardo verso i diritti delle donne migranti.
Nel 2000, Carla Corso e Pia Covre portano questa visione a Trieste dando vita a Stella Polare, progetto di accoglienza contro la tratta e il grave sfruttamento, che traccia una rotta nella lotta alla tratta in Italia, diventando modello per altre realtà.
A Trieste trovano un terreno fertile: la città è ancora permeata dalla stagione basagliana, con servizi territoriali disponibili a pratiche di presa in carico innovative. Grazie al supporto di Franco Rotelli e Assunta Signorelli, due psichiatr* alliev* di Basaglia, vengono attivate alleanze con l’Azienda Sanitaria Locale e il Comune di Trieste.
Si instaura anche una relazione con l’ufficio legislativo del neonato Dipartimento delle Pari Opportunità, contribuendo alla nascita dell’articolo 18 del Testo Unico sull’Immigrazione (Dlgs 286/98). Questa norma, a distanza di oltre vent’anni, resta unica in Europa ed esempio per gli altri Paesi, poiché tutela le vittime di tratta istituendo un permesso di soggiorno specifico senza l’obbligo di denuncia: lo status di vittima non è più un marchio di debolezza, ma una garanzia di
protezione, tutela dei diritti e possibilità di una vita dignitosa.
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