
In un mondo sempre più precario e in pericolo, segnato dal riemergere di frontiere, appartenenze, identità immutabili, un pensiero sconfinato è probabilmente ciò che può portare trasformazione, cura, pace.
Pordenone Fuorilegge vuole adottare questo sguardo, contrapponendosi con critica dissacrante ai festival culturali istituzionali che al contrario, sempre di più, propongono un pensiero unico, conformato sui poteri dominanti.
Da qui la decisione di dedicare una giornata intera ai movimenti migratori del nostro tempo, in particolare femminili, per conoscere i bisogni e desideri di coloro che li compiono e immaginare programmi di inclusione efficaci, concreti e reali.
Il fenomeno migratorio delle donne nepalesi verso l’Europa

Sabato 19 settembre, alle 11.30, alla Caverna del Gufo l’incontro Barbara Monachesi, operatrice sociale e mediatrice culturale con una pluriennale esperienza a fianco delle donne nepalesi in Nepal, getterà luce su una ‘marea silenziosa’: le numerose donne e ragazze nepalesi fuggono dal loro Paese, raggiungendo l’Italia attraverso la rotta balcanica.
Perché partono? Sono spinte solo da motivi economici oppure anche dalla ricerca di autonomia e dalla fuga da condizioni familiari e sociali fortemente patriarcali?
Andando oltre la comune narrazione dell’emigrazione nepalese come fenomeno prettamente maschile, i loro viaggi fanno emergere storie dove s’intrecciano autodeterminazione, vulnerabilità e rischio di sfruttamento.
L’intersezionalità di questi aspetti necessità prese in carico complesse, con approcci multiagenzia, programmi d’inclusione individualizzati e ibridizzazione degli spazi di accoglienza. Porteranno testimonianza del loro lavoro Paola Illicher del progetto antitratta di Trieste Stella Polare e Piera Ardessi della Cooperativa Sociale Nuovi Vicini di Pordenone.
All’incontro saranno presenti anche alcune ragazze accolte dal progetto Stella Polare, sperando che un contesto informale e protetto, le stimoli a prendere parola e a far sentire la loro voce, generando momenti di confronto e dibattito.
Si continua parlando di confini, donne in movimento e spazi di accoglienza che le ascoltano
Nel pomeriggio, alle 17.00, al Circolo Uaar, la presentazione di “Luoghi di Confine. Violenze e Resistenze del Territorio Italiano” e “Women on the Move and the Movements They Build”.
Due libri collettivi, usciti quest’anno, dove è presente il contributo del “Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute”, che si pongono entrambi la questione di dove si colloca il confine.
Il primo, edito da Derive&Approdi, a cura di Noemi Bergesio e Lorenzo Mauloni, esplora le molteplici materializzazioni del confine nella quotidianità delle persone razzializzate e marginalizzate nel contesto italiano, portando alla luce la presenza dei confini nei luoghi più ordinari: le stazioni di Roma, le case di Torino, le piazze di Palermo, e molti altri. I contributi di ricercatori, operatori sociali, attivisti mappano la violenza strutturale e il razzismo istituzionale in Italia, ma anche le pratiche di solidarietà, cura e resistenza di ogni giorno.
Il secondo esplora la storia e il lavoro quotidiano di otto organizzazioni partners di GAATW (Global Alliance Against Traffic in Women), dell’Asia orientale e sud-orientale e dell’Europa, per riflettere su come mettono al centro le voci delle donne migranti e vittime di tratta, e quale ruolo svolga l’esperienza vissuta nei loro processi decisionali. Ogni capitolo racconta contesti e storie nazionali diverse, mostrando come tali organizzazioni continuino a trasformarsi in relazione alle voci di chi accompagnano, per battersi per la giustizia e i diritti di migranti e lavoratori.
Ne parleranno le autrici dei contributi Daniela Mannu, del progetto regionale ‘il FVG in rete contro la tratta’, Barbara Bonomi Romagnoli, giornalista femminista, e Veronica Saba, assistente sociale specialista, insieme a Hermine L. Gbedo, coordinatrice progetto Stella Polare.
Un’occasione per conoscere la pratica quotidiana del lavoro sociale
La giornata sarà anche un’occasione per conoscere da vicino il lavoro di due realtà che quotidianamente operano con impegno, sincerità e onestà al fianco delle donne, per tutelarne i diritti e favorirne l’inclusione.
Apeiron ODV, dal greco “senza limiti”, dal 1996 lavora in Nepal al fianco di donne, bambine e bambini, con un approccio basato sull’empowerment e sul rafforzamento delle capacità individuali e comunitarie, rifiutando logiche puramente assistenziali. Gli interventi si concentrano principalmente sulla prevenzione e risposta alla violenza di genere, sulla protezione, sull’empowerment economico e sull’educazione e sensibilizzazione, lavorando in collaborazione con organizzazioni e comunità locali e nel rispetto del contesto culturale. Dal 2019 Apeiron ha esteso il proprio impegno anche in Italia, lavorando in rete e sviluppando progetti dedicati in particolare all’autonomia e all’occupazione femminile, all’educazione e alla prevenzione degli stereotipi e delle discriminazioni di genere.
Progetto Stella Polare attivo anch’esso da più di vent’anni a Trieste nel contrasto alla tratta degli esseri umani e a ogni forma di sfruttamento, ogni anno accoglie donne da tutto il mondo che entrano in un programma di inclusione che prevede supporto legale, sanitario, psicologico e un percorso di formazione, inserimento lavorativo e autonomia abitativa. Affrancandosi da ogni missione di redenzione e visione pietistica, Stella Polare è al fianco di queste donne per aiutarle a riacquisire fiducia in loro stesse verso una vita che sia scelta, indipendente e libera, promuovendo dignità, diritti e inclusione reale. Per supportare il progetto in questi giorni è attivo un crowdfunding su eppela.com.
