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Come altre coetanee della nazionale afghana di ciclismo femminile costituita nel 2013, Zahra si è rifugiata in Italia passando dal Pakistan grazie all’attivazione di una serie di corridoi umanitari. “Scegliere di lasciare l’Afghanistan non è stato facile -racconta-. All’inizio ho resistito, continuando a muovermi in bicicletta, ma sono stata spesso minacciata e fermata”. Vive a Trieste, dove si sta preparando, forse, alla maratona delle Dolomiti o a gare di qualifica per i mondiali.

Vi invitiamo a leggere su Altreconomia l’articolo di Cecilia Gentile dedicato a una giovane ciclista costretta a fuggire dal suo Paese, e alla sua determinazione nel cercare riscatto ed espressione. Una storia che dà voce a tutte le donne che ancora non possono farlo.

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